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Il politico perfetto …

… come dovrebbe essere?

A chi continua con il sostenere che cultura ed esperienza, non servano ad una cippa per governare un paese, vorrei ricordare che per governare un’azienda sono invece, stranamente, necessarie.

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Qui di seguito metto per conoscenza il curriculum di Marchionne che, pur non suscitando molte simpatie, ha fatto benissimo il proprio lavoro.
Vorrei ricordare anche che il suo lavoro, dal momento che è impiegato in un’industria privata, consiste nel portare a casa ‘’utili’’ per la ‘’famiglia’’ che lo aveva assunto, in questo caso gli Agnelli/Elkann, cosa che è riuscito a fare molto bene.  Non dimentichiamo che in soli tre anni il titolo Fca è cresciuto del 205%.
Marchionne non è pagato per salvare l’industria italiana, quello lo avrebbe dovuto fare una classe politica in grado di metter assieme, con una visione a lungo termine, una politica industriale di alto livello per il bene del paese. Ma purtroppo la nostra politica non ne è stata capace, in quanto non abbastanza preparata.

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Sergio Marchionne si laurea in filosofia presso l’Università di Toronto e in un’intervista dichiara: ‘’Quando ho iniziato l’università, in Canada, ho scelto filosofia. L’ho fatto semplicemente perché sentivo che, in quel momento, era una cosa importante per me’’.
Successivamente si laurea in legge alla Osgoode Hall Law School of York University con il massimo dei voti. Consegue poi presso la University of Windsor un Master in Business Administration (MBA). Esercita quindi come commercialista, procuratore legale, avvocato ed esperto contabile.

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Siamo onesti … una discreta preparazione la possiede … o no?
Chissà perchè per noialtri invece per entrare in politica ci vanno benissimo anche gli analfabeti funzionali!
Quindi, tirando le somme, un politico degno di tal nome dovrebbe avere: titolo di studio, esperienza, senso del bene collettivo e comprovata onestà!
E’ un pò come un tavolo. Con quattro gambe è perfetto … con tre gambe sta in piedi … con due o una cade!

Meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

 

Elena

Italia – m5s la soluzione?

Il PD di Renzi è ormai un partito di Centro e non di sinistra. La ”sinistra” è andata a cercar ”altri lidi” dividendosi ed impoverendosi come è solita fare. Regalando quindi ”spazi” di manovra alla destra.

Un tempo i politici erano il ”meglio” che la cittadinanza potesse offrire. Nell’arco del tempo la faccenda è andata deteriorandosi ed in politica sono entrati individui che, più che volersi occupare della ”cosa pubblica” tendevano ad occuparsi dei ”fatti loro”.

Un esempio eclatante? Razzi!
Una vergogna che costui sia entrato tra le file dell’Italia dei Valori. Un partito nato sulla scia della giustizia e della legalità, considerato il suo padre fondatore. Eppure questo partito è stato pian piano distrutto da personaggi saliti su un carro relativamente ”facile”, rispetto a quello degli altri partiti, dove veniva richiesta almeno un po’ di sana ”gavetta”.
Ma di peggio in peggio ecco arrivare gente che sale su un carro che di gavetta proprio non ne chiede. Qual’è ‘sto carro? Ma quello del m5s!
Nel marasma iniziale della rete, quella meravigliosa rete che avrebbe potuto finalmente offrire ai cittadini la possibilità di una partecipazione attiva per alitare sul ”collo a chi di dovere”, quindi una grande opportunità di partecipazione ”autonoma” diretta, questa opportunità non si è avverata.
La rete di tutti è stata di fatto ”fagocitata” da un comico, associato ad un’azienda di ”strategie digitali”.
Due individui al ”posto giusto” al ”momento giusto”.
Il primo faceva spettacoli in piazza, raccogliendo consensi entusiasti, il secondo metteva a disposizione le proprie conoscenze di lavoro,  organizzando rete e meet-up per raggiungere ed ”assorbire” più internauti possibili.
Di sicuro i due, armati di sacro furore, credevano immensamente in quel che facevano. Quel che mi domando è: ”I due agivano solo ed esclusivamente spinti da una innata ed amorevole filantropia nei riguardi del popolo italiano, o sotto sotto c’era e c’è anche qualcosa d’altro?
Il qualunquismo di Grillo lo conosciamo tutti no? E’ facile sparare a 360° ad altezza uomo, lo sa fare chiunque, pure il mio panettiere, ma nessuno gli dà retta perché non sale su un palco in piazza.

Comunque la si possa pensare, quel che è drammatico è che l’Italia abbia partorito il M5S come soluzione ai problemi. Di nuovo cerchiamo l’uomo ”forte” che risolva le nostre ”rogne”! Inutile menare il can per l’aia, nel m5s di ”democratico” c’è poco e l’uomo ”forte” in questione è Beppe Grillo. A ”lui” si demanda di portarci fuori dal guado.

Stiamo parlando di un partito, fondato da un comico fulminato sulla via di Damasco dall’incontro con Casaleggio.
Casaleggio a suo volta con un conflitto di interesse da far paura, visto che, di mestiere, si occupa di strategie digitali in rete, che sono quelle che fanno ”vivere” e prosperare il partito e non solo quello.

Un partito dove ”democrazia diretta” si traduce alla fin dei fini (vedi l’ultimo caso di Genova) nella richiesta di fiducia cieca nel comico. Un partito che ha personaggi del calibro di Di Maio, che, vivaiddio non ha mai lavorato un giorno solo nella sua vita, che è iscritto a legge da 12 anni senza aver concluso una cippa, ma che spiega agli italiani che ”tirano la carretta”, come funzionano le cose e come ”loro” sapranno risolvere problematiche mondiali.

Che dire? Mah …

Alla prossima
Elena

Telenovela: ”La giunta Capitolina” …

I vertici del Movimento Cinque Stelle e la sindacaVirginia Raggi vanno allo scontro. E oggi sarà a Roma Beppe Grillo per chiedere alla sindaca pentastellata di dare seguito alle richieste arrivate dal direttorio, riunito in sessione fiume a Montecitorio per oltre dieci ore: le dimissioni dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro, indagata dal 21 aprile e consapevole di essere iscritta nel registro degli indagati dal 19 luglio, e dell’assessore al Bilancio appena nominato Raffaele De Dominicis, per sua stessa ammissione indicato alla sindaca dall’avvocato Pieremilio Sammarco.
Ma pretendono anche l’allontanamento di chi, per dirlo con le parole della deputata Roberta Lombardi, «con il M5S non c’entra nulla e non c’entrerà mai nulla»: l’attivista Cinque Stelle Salvatore Romeo “promosso” da funzionario comunale a capo segreteria di Raggi con stipendio triplicato da 40mila a 120mila euro, e Raffaele Marra, ex collaboratore di Gianni Alemanno e Renata Polverini, e ancora vice capo di gabinetto, di cui ieri anche l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini ha auspicato «un passo indietro» per la «scellerata lettera all’Anac» costata alla magistrata Carla Romana Raineri la casella chiave di capo di gabinetto (sulla nomina di Raineri, dopo l’esposto di Fratelli d’Italia che ipotizza il reato di abuso d’ufficio, la procura ha aperto un fascicolo).
Ieri, alla fine di una giornata tesisissima e dopo aver incontrato assessori e consiglieri, Raggi ha provato a resistere: De Dominicis non si tocca, Muraro resta «in attesa di leggere le carte», Romeo rimane capo segreteria ma con taglio dello stipendio e delle deleghe (tra cui quella al raccordo con la giunta sulle partecipate), Marra andrà via dal gabinetto, in attesa di nuova collocazione. Grillo le aveva telefonato: «Ce la facciamo se ripartiamo con il piede giusto». Sarebbe stato lo stesso leader a chiedere al direttorio il “depotenziamento” dei due fedelissimi della sindaca. Oggi ribadirà la linea. Un tentativo di ricucire lo strappo nel velo della sbandierata trasparenza e di salvare il salvabile: quell’esperienza romana ritenuta il trampolino di lancio verso il governo nazionale che nell’ultima settimana è stata travolta prima dalla raffica di dimissioni di giovedì e poi dal caso Muraro. Ma la sindaca non vorrebbe essere commissariata in nome del recupero dello «spirito del Movimento». E continua a difendere l’assessora all’Ambiente che, dopo aver consegnato alla commissione Ecomafie il suo dossier di mille pagine sul lavoro svolto per dodici anni da consulente di Ama, la partecipata dei rifiuti, ha chiesto ai pm della procura di Roma di essere ascoltata.

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Alla Camera era presente il direttorio al completo: Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista (che ha interrotto il suo tour per il no al referendum sulle riforme), Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico. Più tre dei quattro componenti del mini-direttorio (Stefano Vignaroli, Paola Taverna e il consigliere regionale Gianluca Perilli) che avrebbe dovuto coadiuvare Raggi e che, in rotta con molte scelte della sindaca, ha fallito la mission. Tanto che sarà cancellato. Gli animi erano surriscaldati, quasi quanto quelli della base pentastellata in rivolta sui social. La grana da risolvere era anche un’altra: chi ha mentito? Raggi in audizione alla Ecomafie lunedì ha inizialmente affermato di aver informato «i vertici» del M5S sul fatto che Muraro fosse indagata. Poi ha corretto il tiro, sostenendo di averlo comunicato soltanto al mini-direttorio. Ma Luigi Di Maio, nel direttorio, sapeva, come dimostrano le email che il mini-direttorio gli ha inviato a fine luglio. La difesa fatta trapelare dal suo staff suona così: è stato un misunderstanding. Poiché le indagini sono legate ai 14 esposti presentati dall’ex presidente Ama Daniele Fortini, il vicepresidente della Camera avrebbe inteso che il fascicolo era riferito all’affaire Fortini.
Ma che ora Di Maio sia nell’occhio del ciclone lo dimostra il forfait dato al nuovo programma Rai “politics” condotto da Gianluca Semprini, di cui avrebbe dovuto essere ieri sera il primo ospite. Il giornalista ha ironizzato: «Doveva essere #DiMaioRisponde, sarà #DiMaioNonRisponde». È sua la posizione più debole. È lui che rischia la corsa per la candidatura a premier, a vantaggio di Di Battista. Ma è l’intero Movimento che vacilla, e il destino dell’amministrazione capitolina è tutto da verificare. (tratto da: Sole24ore)
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Poveri grillini …  un conto è sparare a 360° su tutto e tutti … un conto è gestire la nuda e cruda ”realtà”! Una realtà che per esser gestita ”bene” ha bisogno di ”teste autonome e pensanti”, persone oneste, capaci, preparate e con grande esperienza! Bè … nella ”galassia grillina” pare non ce ne siano poi tantissime di queste ”teste”… quindi, in questo caso,  sono ”costretti” a pescarle nelle conoscenze della Raggi, che, avendo svolto il suo mestiere di praticante avvocato, in uno degli studi di Previti,  ha le amicizie che ha …
Sono pochi gli eletti del M5S con esperienza … come ad esempio quella vantata dalla Signora Paola Taverna, che è membro permanente della Commissione Sanità, grazie al fatto di esse stata ”segretaria” in un poliambulatorio romano!

Quindi o si prende gente ”capace”, sperando sia anche onesta, ma che non ha nulla a che vedere con il M5S … oppure si mettono nei posti chiavi degli onestissimi disoccupati e delle onestissime casalinghe!
Peccato che questi ultimi non sappiano fare una ”cippa”! Quindi ”mafia capitale” se li ”mangerebbe vivi”!   Che fare? mah …
Alla prossima

Elena