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”Ginger e Fred” – Cinema Vox Frejus

Lunedì siamo andati al Cinema Vox di Frejus ad assistere al film di Federico Fellini, Ginger e Fred.

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

Amelia Bonetti (Giulietta Masina) e Pippo Botticella (Marcello Mastroianni) sono due ex-ballerini italiani di tip-tap che, ormai da molto tempo, non danzano più. I loro nomi d’arte, Ginger e Fred, sono  la ‘’versione italiana’’ della più celebre coppia di ballerini americani: Ginger Rogers e Fred Astaire.
Ormai vedova, Amelia si occupa di mandare avanti la piccola azienda di famiglia dopo la scomparsa del marito. Fred, si direbbe invece faccia una vita disordinata e non abbia una situazione economicamente serena.
Ginger e Fred vengono coinvolti da una tv privata in una sorta di rudimentale “operazione nostalgia”.
Una volta sul posto realizzano che si tratta di un programma in cui personaggi più disparati cercano notorietà, ma, soprattutto, dove la pubblicità ha un ruolo predominante.
Il Cavaliere Lombardoni, proprietario dell’emittente privata in cui si svolge la trasmissione è, da parte del regista, una voluta ‘’parodia’’ del cavaliere Silvio Berlusconi proprietario, nella realtà di TV private e, come nelle TV di Berlusconi, anche nel film, i personaggi sono al limite della decenza.
Ginger e Fred iniziano ad avere dei seri dubbi, e si domandano se è il caso di proseguire questa ‘’follia’’; ma gli eventi li trascinano e si ritrovano infine sul palcoscenico. Appena iniziato il loro numero si verifica un blackout che li interrompe. Fred, al buio e sottovoce, convince Ginger che la loro presenza nel programma è assurda e che sarebbe meglio andarsene prima che torni la luce.
Mentre i due stanno scendendo dal palco approfittando del buio, Fred fa il ‘’gesto dell’ombrello’’ al publico e Ginger si asciuga le lacrime … proprio in quell’istante torna la luce! I due, imbarazzati, tornano al loro posto e riprendono la danza.
Fred non ricorda nulla, Ginger lo tranquillizza teneramente e i due ballano. Lui, preso dalla paura e dal poco esercizio, cade, si rialza ma è visibilmente provato. Ginger, con affetto, lo tranquillizza nuovamente … lui riacquista fiducia, si rilassa ed entrambi finiscono il loro numero con un discreto successo.
Il pubblico apprezza la padronanza del tip-tap, che richiede una notevole abilità, e alla fine ricevono un sincero applauso.

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

Durante questi due giorni Amelia scopre che quando si erano lasciati, sciogliendo il loro rapporto di ‘’lavoro’’ ma anche di ‘’affetto’’,  Pippo era stato ricoverato in manicomio in preda ad una forte depressione.  Evidentemente tra i due c’era un qualche cosa di più importante che solo il lavoro.
Onestamente pensavo si sarebbero messi nuovamente insieme, non certo per ballare, ma per condividere in serenità gli anni di vita che restavano loro.
Invece Ginger, dopo aver dato a Fred del denaro, parte in treno da sola per tornare al suo mondo, fatto di azienda, figli, nipoti … mentre lui, ancora più solo, si infila nel bar della stazione ferroviaria per bere.
Un film tenero nonostante le celebri scene ‘’felliniane’’ fatte di donne e uomini volgari che però si sposano perfettamente con lo ‘’spirito’’ delle trasmissioni di berlusconiana memoria, dove apparenza e ’’corpi scoperti esposti’’ non richiedono nessuna capacità se non quelle fornite da ‘’madre natura’’.
Ma … in fondo se lo scopo di queste trasmissione è soprattutto quella di vendere prodotti, è decisamente meglio avere degli spettatori che non pensino molto … ma che si limitino alle cose ‘’basilari’’ e ‘’terra terra’’ della vita.
In queste trasmissioni non siamo alle Folies Bergere, dove c’è dell’arte, qui l’obiettivo è solo quello di distrarre il pubblico per farlo diventare un compratore deficiente!

Un bel film, con due interpreti fantastici, che vale assolutamente la pena di vedere.

Grazie come al solito a Jerome Rober per le scelte felici e al Club Italianiste de Provence. E’ importante per gli italiani che abitano qui aver la possibilità di vedere dei capolavori in lingua italiana. Ci serve sia per ”esercizio linguistico” sia  per tenerci vicini alle ”cose belle” del nostro Paese.

Alla prossima
Elena

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– In America il film fu ben accolto dal pubblico ma la vera Ginger Rogers fece causa al distributore americano del film, lamentandosi del fatto che lei veniva dipinta sotto una falsa luce e che comunque si sentiva ‘’lesa’’ nella sua privacy. La causa si risolse con una completa assoluzione per il regista Federico Fellini che, secondo il giudice, aveva il diritto di esercitare la propria espressione artistica.
– Giulietta Masina era la moglie di Federico Fellini si erano sposati nel 1943 e rimasero assieme tutta la vita. Ebbero un solo figlio nel 1945 ma morì dopo undici giorni di vita.

La ragazza con la valigia …

Il CIP, Club Italianiste de Provence, nell’ambito della serie di film in lingua italiana,  ha fatto proiettare al Cinema Vox di Frejus:  ”La ragazza con la valigia”,  un film del 1961 diretto da Valerio Zurlini. Sono andata a vederlo assieme a Simone, Yvette, Muriel e Yannick .

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la locandina del Film

Trama

La storia si svolge in estate tra Parma e la Riviera romagnola.
Aida Zepponi (Claudia Cardinale) una giovane e bella ragazza che aspira a diventare una cantante è stata sedotta, o forse per meglio dire, si è fatta sedurre, da Marcello (Corrado Pani) credendolo un imprenditore artistico.
Marcello è un viziato, ricco dongiovanni appartenente alla ”Alta borghesia” che cerca di portarsi a letto la bella Aida. Nel film non si capisce se abbiano avuto o meno ”rapporti carnali”, ma, sta di fatto, che Marcello stanco di lei la pianta in asso.
Aida per seguire Marcello aveva lasciato Piero (Gian Maria Volontè) che suonava in un gruppo musicale.
Marcello aveva dato ad Aida un falso cognome ma il numero di telefono era quello giusto, quindi Aida lo rintraccia e si presenta a casa sua.
Marcello chiede al fratello minore,  Lorenzo,  (Jacques Perrin) di andare lui alla porta e liberarsi della donna.
Lorenzo è impietosito alla vista di una bella donna sola e con una pesante valigia … e le consiglia una piccola pensione poco lontana.
Lorenzo, sedicenne inesperto, si innamora perdutamente di Aida e le procura una camera in un Hotel della città, utilizzando il denaro destinato al Parroco (Romolo Valli) amico di famiglia, che gli dà ripetizioni.
Il comportamento di Lorenzo cambia e la zia, che si occupa di lui, è preoccupata. Il ragazzo non studia … rientra tardi … racconta bugie.
Aida, apprezzando la gentilezza e le attenzioni di Lorenzo confessa a quest’ultimo di aver un bambino. Lorenzo è sconvolto ma l’amore ha il sopravvento e la sera dopo raggiunge Aida nell’Hotel, sperando di passare assieme una serata, invece si ritrova a cena con degli sconosciuti e poi a guardarla ballare con un uomo maturo fino a mezzanotte. Aida che sogna di fare la cantante, beve come una spugna tutte le promesse che le vengono fatte.

Il Parroco don Pietro, organizza un incontro con Aida e le spiega che Lorenzo è il fratello minore di Marcello, le chiede di non approfittare di lui, e le chiede di lasciare Parma.
Aida torna a Rimini dove lavora Piero e gli domanda di poter tornare a cantare con loro. Piero, ancora offeso, le dà un ceffone e la manda via.
Un  amico di Piero, Romolo (Riccardo Garrone) attratto dall’avvenenza di Aida, le offre da bere … le fa promesse … e passa il resto del pomeriggio con lei. Aida nonostante sia ubriaca non gli crede e non cede le sue grazie, accettando però del denaro.
Lorenzo la raggiunge mentre Aida è con Romolo. Tra i due, Lorenzo e Romolo, nasce una rissa e, prima che Lorenzo si faccia troppo male, dei passanti allontanano Romolo. Sulla spiaggia Aida e Lorenzo si scambiano il loro primo e forse unico bacio.
Aida accompagna alla stazione Lorenzo, che deve ripartire per Parma. Sono le due di notte … Lorenzo le consegna una busta dicendole che contiene una lettera, in realtà contiene solo del denaro. Aida vede il treno di Lorenzo partire, poi, immersa nei suoi pensieri esce dalla stazione e cammina senza una meta precisa.

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Che dire?

Bellissima Claudia Cardinale, bravo il giovane Jacques Perrin, i lunghi primi piani sui loro visi, hanno il ”sapore” del dramma e sono un po’ anacronistici se paragonati all’azione frenetica dei film di oggi.
Nonostante la lentezza di alcune scene l’argomento è comunque di grande attualità.
Una giovane senza ”mezzi” né economici né culturali, che insegue il sogno di diventare una cantante famosa.
Un ragazzo sedicenne che si innamora perdutamente della bella donna, pseudo-indifesa, che rincorre il proprio sogno.
Cosa c’è di più romantico?
In fondo anche Macron si era innamorato della matura Brigitte no? Il livello culturale … ed il periodo ”storico” in quest’ultimo caso sono molto diversi, tant’è che le cose sono andate in modo altrettanto diverso.
Ma continuiamo a parlare del ”periodo” in cui si svolge il film in questione.
Dunque, il film è del 1961, all’epoca le donne in Italia erano ancora viste principalmente come: spose e madri. Fare l’attrice, la cantante, la ballerina, era un qualche cosa che usciva dagli ‘schemi classici” accettati e condivisi dalla mentalità generale della società.
Una donna poteva lavorare certo, ma, per la medio-alta borghesia l’insegnamento, la libera professione, la segretaria,  erano lo sbocco ottimale, mentre per il ceto basso,  l’operaia in catena di montaggio o la donna delle pulizie a casa altrui, erano le attività riconosciute socialmente e non compromettenti.
Mestieri cosiddetti ”artistici” avevano sempre un risvolto considerato ”frivolo” e quindi, automaticamente la donna diventava di ”facili costumi”.
Quindi per ”riuscire” nel campo dello spettacolo la donna doveva sottostare a delle regole. Inutile dire di che regole stiamo parlando no?
Per farla breve potremmo sintetizzare con: ” O me la dai … oppure quella è la porta”!
Nella maggior parte dei casi quindi, le donne erano ”prede-vittime” consapevoli o meno di ricchi ”industriali e/o produttori che, o le mantenevano, o le facevano lavorare in cambio di sesso.
Nel film in oggetto l’argomento ”sesso” è trattato in maniera molto elegante, lasciando allo spettatore ampia immaginazione.

Ognuno quindi è libero di interpretare se la bella Aida avesse o meno concesso le sue grazie. A qualcuno doveva averle concesse, visto che aveva un figlio, ma lo aveva fatto per amore o per interesse?
Secondo me … che sono una ”romanticona” lo aveva fatto per amore!

Ringraziamo Jerome Reber per le scelte sempre felici.

Alla prossima

Elena

SEDOTTA E ABBANDONATA …

Ieri sera, domenica,  sono andata al Vox di Frejus per assistere alla proiezione di ”Sedotta ed abbandonata”.
Della ”classe di italiano” della Sasel ho incontrato Monique G. e Jean Paul B.

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Sedotta ed Abbandonata è un film di Pietro Germi del 1964, girato a Sciacca (°) in Sicilia, una produzione italo-francese distribuita dalla Paramount.

Trama:

Tutto ha inizio in un torrido pomeriggio d’estate durante la ”siesta” … e la faccenda è complicata , perché il seduttore in questione è niente-di-meno che il fidanzato della sorella maggiore di Agnese, Matilde.
Il ”fattaccio” avviene in un pomeriggio estivo siciliano durante la ”siesta” che in Sicilia è un ”dovere”! Fa caldo …  il cibo è pesante e … dopo aver pranzato tutti vanno a dormire. Nelle fresche camere da letto trovano un po’ di refrigerio durante la difficile digestione ed il caldo africano!
Matilde, il suo fidanzato Peppino ed Agnese sono in salotto.  Matilde dorme sul divano mentre Agnese fa i compiti.  Peppino fa delle ”avances” alla inesperta Agnese … la porta sul terrazzino  e … ”approfitta” di lei!
Quando il ”fattaccio” viene scoperto il padre, Don Vincenzo,  obbliga Peppino a sposare Agnese.
Matilde, non sa nulla dell’accaduto, crede semplicemente che il fidanzato l’abbia lasciata, ma pur di non rimanere zitella, accetta il nuovo ”fidanzato” impostole dal padre, e ripiega quindi su un brutto barone squattrinato.
La ”dura legge” dell’onore siciliano, viene messa in evidenza, in maniera sconcertante,  quando il Peppino seduttore si rifiuta di sposare la sedotta Agnese!
”Ma come”? diremmo noialtri oggi, il seduttore impazziva per lei e lei era, segretamente, innamorata di lui come possono esserlo solo le ragazzine di quell’età che ”sognano l’amore …
Ebbene lui non la voleva perché NON più illibata!
Forzando il concetto in maniera grottesca sosteneva convinto: ”Se ha ceduto a me, avrebbe potuto cedere a chiunque”, quindi … è una puttana”!
Incredibile no? Mica tanto per quegli anni in Italia e assolutamente NON tanto per la Sicilia!

A proposito del film, ecco cosa dice il critico cinematografico Enrico Giacovelli (°°) :

”Questa è probabilmente la commedia più violenta e congestionata, ai limiti dell’isterismo, della trilogia barocca di P. Germi, aperta da Divorzio all’italiana (1961) e chiusa da Signore e signori (1965). E’ una farsa tragica con qualche vertigine grottesca, una tarantella macabra che accompagna con forzata allegria i funerali della ragione.
Non esiste, forse, un film più anti meridionale e anti siciliano nel suo tiro al bersaglio contro la concezione insulare dell’onore. Galleria di personaggi brutti sporchi e cattivi su cui il regista s’accanisce con zoom e obiettivi deformanti, con le armi della natura incattivita e della farsa acida.

Questo film potrebbe sembrare anacronistico per i giovani di oggi, ma per le generazioni precedenti, soprattutto nel sud Italia è percepito come qualche cosa di molto vicino e reale.

In Italia le leggi contro il cosiddetto ”omicidio d’onore” sono state, fino al 1981, troppo lievi rispetto ad altri tipi di omicidio che prevedono da 24 anni in su, fino all’ergastolo.

Ma … che cos’è esattamente ‘sto ”omicidio d’onore”? Ecco la definizione giuridica:

Codice Penale, art. 587 – ”Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Quindi l’art. 587 del codice penale consentiva che la pena fosse ridotta per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”.

Per ottenere la riduzione della pena era necessario che ci fosse uno stato d’ ira … (di rabbia), che veniva in pratica sempre presunto. La ragione della riduzione della pena veniva giustificata dalla “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto precedentemente, che costituisse offesa all’onore.
Anche l’altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione.

Esisteva comunque quello che era chiamato il ”matrimonio riparatore” che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale, nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando così l’onore della famiglia.
Ecco perché i giovani ricorrevano, per delle unioni contrastate dalle loro famiglie, alla cosiddetta: ”fuitina”. O ”piccola fuga”. I giovani scappavano assieme, facendo in modo che tutti sapessero e tutti li vedessero fuggire, rimanevano soli,  nascosti da qualche parte per una notte,  e poi tornavano dicendo di aver avuto ”rapporti sessuali” e che quindi erano obbligati a sposarsi. L’onore era comunque salvo!

Tornando all’ordinamento penale italiano si è dovuti arrivare alle sentenze della Corte Costituzionale del 1968 e 1969, per vedere puniti finalmente l’adulterio e il concubinato del marito e NON solo quello della moglie. Prima del 1969 infatti l’art. 559 prevedeva la punizione del solo adulterio e concubinato della moglie, mentre in marito, in quanto ”uomo” poteva fare tutto quello che voleva!  Sigh … 🙁

Solo dopo il referendum sul divorzio nel 1974, dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975 (legge 151/1975) e dopo il referendum sull’aborto del 17 maggio 1981, le disposizioni ”riduttive” sulle pene nel delitto d’onore furono abrogate (eliminate) con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.

Alla luce di quanto sopra, possiamo davvero dire che il film di Pietro Germi, Sedotta ed Abbandonata, sia una commedia che rientra nell’ambito della sensibilizzazione della popolazione italica in termini di libertà ed emancipazione della donna. Così come lo era stato il suo precedente film: ”Divorzio all’italiana”.

In un mondo, privo di Internet, dove le notizie viaggiavano lentamente, dove la RAI, in quanto tv di Stato, era assoggettata ai poteri conservatori, film di questa ”portata” servivano a denunciare comportamenti arcaici e penalizzanti nei confronti di noi povere donne, considerate come oggetti di uso e consumo e non come persone autonome e ragionanti.

Non dimentichiamo che i film vengono proiettati in tutte le sale cinematografiche del Paese,  dal Nord al Sud, ed ovviamente, la ”retrograda mentalità siciliana”  erano, all’epoca,  oggetto di scherno,  per quanto … anche nel cosiddetto ”evoluto Nord Italia” non è che le cose fossero poi tanto diverse, visto che le leggi erano uguali su tutto il territorio nazionale.

Non bisogna sottovalutare mai l’influenza culturale che il Cinema ha sugli individui. In un mondo come quello odierno, in cui la ”superficialità” dell’informazione fornita da Internet, va per la maggiore …  il cinema può tornare ad avere un ”ruolo importantissimo” per l’evoluzione dei cittadini.

Grazie mille a Jerome Reber per le scelte sempre felici, grazie al CIP, grazie al Cinema d’essai Vox di Frejus, per la bellissima serata, tra l’altro in lingua italiana!
Alla prossima
Elena

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Attori principali: Stefania Sandrelli = Agnese Ascalone
Saro Urzi = Don Vincenzo Ascalone
Aldo Puglisi = Peppino Califano
Lando Buzzanca = Antonio Ascalone figlio di Don Vincenzo
Leopoldo Trieste = Barone Rizieri
(°) Sciacca è una città sul mare che si trova a circa 40 chilometri da Mazara del Vallo. E’ una stazione termale, furono i greci a scoprire le virtù terapeutiche delle acque della zona.

(°°) Enrico Giacovelli nato a Torino il 25 maggio del 1958, è un critico cinematografico e giornalista italiano. Laureato in Storia e Critica del cinema presso l’Università degli Studi di Torino.

Buoni a Nulla …

Domenica e lunedì, al Cinema Vox di Frejus, per la serie ”film in italiano” in collaborazione con il CIP (Club Italianista di Provenza) hanno proiettato il film  ”Buoni a nulla”.

Questa è la locandina:

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Il regista ma anche attore e sceneggiatore è il romano Gianni Di Gregorio qui alla sua terza prova da regista. I precedenti film, che non conosco sono:  ”Pranzo di Ferragosto” e ”Gianni e le donne”.

L’attore principale, come nella realtà, si chiama Gianni, ed è un impiegato statale che, dopo aver passato una vita tra casa e ufficio in centro a Roma, ed è ormai prossimo alla pensione, si ritrova  costretto a continuare a lavorare per altri tre anni! Non solo, ma per peggiorare ulteriormente la situazione, viene anche trasferito dall’ufficio nel centro di Roma, a lui tanto comodo,  alla periferia della città.

Abituato ad andare al lavoro a piedi … sbaglia  i tempi del trasporto, ed  il primo giorno di lavoro nel nuovo ufficio, arriva in enorme ritardo, alle undici e mezza di mattina anziché alle 8.30! Iniziando subito male il suo rapporto con la Direttrice del Reparto.

Gianni è un personaggio mite … che subisce ingiustizie da parte di tutti!  Dai suoi capi e dai suoi colleghi in ufficio, dai condomini nella casa in cui abita, dai vicini di casa che parcheggiano il loro SUV in maniera selvaggia, da sua figlia e dalla sua ex moglie, che insistono per fargli lasciare l’appartamento in centro città, per andare a vivere nella periferia sud della Capitale.

Gianni non riesce mai a dire di no a nessuno … non è capace di ribellarsi … non sa far valere le sue ragioni.  Un giorno si sente male e viene visitato dal compagno della sua prima moglie. Non è proprio un medico, è solo un dentista, ma sarà proprio lui, quello che lo aiuterà a cambiare.

Il dentista in questione , trova simpatico  ed è affezionato a Gianni, gli farà quindi da ”amico psicologo”  e gli consiglierà il giusto comportamento. Quello cioè di diventare un po’ più egoisti e di imparare a dire di NO!

Nel nuovo ufficio Gianni fa amicizia con il collega Marco (interpretato da Marco Marzocca).  Marco è l’unico capace di fare bene il proprio lavoro, ma è altrettanto buono come Gianni, quindi tutti approfittano di lui.  Tutti gli danno del lavoro da fare e tutti gli chiedono dei favori.   Gianni si innamorerà della sorella di Marco, e aiuterà quest’ultimo a reagire ai soprusi di tutti i giorni.

Un film carino, abbastanza divertente, educato, mai sopra le righe.  I due personaggi, Gianni e Marco, sono l’esatto contrario degli individui aggressivi considerati ”vincenti” dalla società di oggi.

La cosa che più mi ha dato da pensare di questo film, non è stata tanto la ”gentilezza” del personaggio che, grazie o a causa della sua educazione, subisce la maleducazione altrui, ma piuttosto è stata la denuncia nei confronti degli impiegati statali!

Gianni lavora in un Ministero. Roma è la sede dei Ministeri e questi uffici forniscono probabilmente lavoro all’80% dei romani.  Il film denuncia la totale incapacità ed inutilità della maggior parte dei dipendenti. Il loro tempo passa, non lavorando, ma cercando di entrare nelle ”grazie”  dei ”gradi superiori” per ottenere dei benefici. Nel caso del film una ”direttrice” alla quale portavano persino a spasso il cane.   Oppure passano il tempo leggendo il giornale, telefonando,  prendendo il caffè, facendosi gli affari propri. Insomma … un quadro poco edificante nei confronti dei numerosissimi impiegati dei nostri Ministeri, che paiono più un gravoso onere per noi contribuenti,  piuttosto che un servizio.

Comunque … nell’insieme il film non è male.

Alla prossima

 

Elena

 

Cinema Vox Frejus: ”Boulevard des Italiens” e … ”Anche libero va bene”

Ieri, 13 gennaio 2016, una gran bella serata al cinema Vox di Frejus,  organizzata dall’associazione St. Raphael Cinema e dal C.I.P. (Club italianiste de Provence)  in compagnia del regista Matteo Querci.

In apertura di serata,  il coro ”Note Azzurre” del CIP ci ha regalato un ”pezzetto della nostra bella Italia” interpretando canzoni come: ”Santa Lucia”, ”Vitti nà crozza” e ”O sole mio” .  Bravissimi! Grazie mille!

20160113_202202Il coro Note Azzurre (portate pazienza la foto non è un gran che …) 

La prima proiezione è stata ”Boulevard des Italiens” di Matteo Querci, proiezione presentata quest’anno al festival di Cannes per i ”cortometraggi”.  Interpreti Francesco Ciampi e Barbara Enrichi. La storia, fino all’ultimo momento, lascia aperta agli spettatori una domanda, e la domanda è: ”Ma che rapporto hanno questi due personaggi? E’ suo figlio? No l’età non lo giustifica … è sua zia? Mah … Forse  … il suo amante? Non si direbbe … un’amica di famiglia? Chissà” …

Si rimane per 11 minuti incollati a scene di vita familiare che però alla fine si rivelano esser tutt’altro.

iu-1Il regista Matteo Querci e, con gli occhiali, l’attore Francesco Ciampi

Abbiamo avuto la fortuna di poter fare, alla fine della proiezione,  qualche domanda al regista, che, grazie alla traduzione di Anne-Marie Piccini, ci ha risposto.  Ho chiesto al regista se il ”mammismo” di cui sono accusati gli italiani non avesse in qualche modo contribuito all’idea,  se si sarebbe potuto sostituire il personaggio ”Francesco” con uno svedese o con un tedesco. Il regista ha risposto che ovviamente l’italiano medio rispondeva meglio alla situazione, inoltre in un periodo economico di ”crisi”, l’idea di cui si avvale il film potrebbe essere un ottimo sistema per ”inventarsi un lavoro”.

Il cortometraggio parla di un italiano a Parigi,  probabilmente per motivi di lavoro, che alla fine della giornata suona al citofono dello ”Stabile Italian Boulding” dicendo semplicemente: ”Sono Francesco”! Entra nell’appartamento … ed è come se si trovasse a casa sua.  Viene accolto come potrebbe fare una mamma … gli viene cucinato il cibo che preferisce. Viene coccolato e trattato come un bambino, gli viene persino lavata e stirata la camicia. La mattina lo si sveglia come si farebbe con un figlio e gli si prepara la colazione, per poi alla fine, presentargli il conto!

Insomma un simpatico modo per guadagnare un po’ di denaro ed un altrettanto simpatico modo per migliorare il servizio, un po’ anonimo,  fornito da un normale ”bed and breakfast” . Quindi se siete a corto di denaro e disponete di un appartamento con una camera in più … cosa aspettate?

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Parliamo ora di  ”Anche Libero Va bene” di Kim Rossi Stuart. Un film che ricalca con successo lo stile neorealista italiano. Si tratta di una famiglia dove i ruoli non sono più quelli a qui siamo abituati … dove i figli crescono e maturano, affrontando problemi che non dovrebbero pesare, a rigor di logica, sulle loro giovani spalle.

iu-2Kim Rossi Stuart, regista ed attore, interpreta Renato, un padre solo che vive con i suoi due figli: Viola e Tommaso (Tommi) .  Renato è un uomo abbandonato dalla moglie Stefania, interpretata dall’attrice Barbora Bobulova.  Una donna immatura, incapace di gestire il peso della famiglia e propensa ad inseguire i propri ”sogni”, per poi tornare vigliaccamente ”all’ovile” ogni qual volta i ”suoi egoistici sogni” vengono frantumati. Una donna incapace di rendersi conto del dolore che questo suo comportamento, ”bipolare” e schizofrenico,  genera nei propri figli e nel proprio marito.

Renato, nonostante tutto,  cerca di gestire al meglio la famiglia, cosa non facile quando si è soli e si deve combattere con problemi economici e di lavoro.  Chi ne soffre di più è il piccolo Tommi, che si chiude sempre di più, in se stesso.  Tommi vorrebbe giocare al pallone nel ruolo di ”centravanti”,  ma il padre si ostina nell’idea che potrebbe invece diventare un campione di nuoto. Per farlo contento Tommi si impegna in una disciplina che non ama affatto. Durante una gara per le qualificazioni regionali, la tensione di Tommi diventa insostenibile e si ferma a metà percorso,  provocando la delusione nel padre. Renato reagisce nei confronti del figlio con un’aggressività verbale esagerata, ferendolo di proposito.  Approfittando di questa situazione per scaricare l’angoscia della propria infelice esistenza …  in maniera immatura,  su di un bambino che è altrettanto infelice e molto più ”vulnerabile” di un adulto.

Tommi nel frattempo ha stretto amicizia con un coetaneo, figlio di una famiglia ”perfetta” che ha traslocato nel loro stesso stabile. Questa amicizia potrebbe allontanarlo ancora di più da questo ”padre perdente”; ma l’ amore che unisce padre e figlio è molto forte, e sarà proprio il piccolo Tommi a fare il ”passo” che avrebbe dovuto fare l’adulto,  riavvicinandosi al padre e a preoccuparsi per lui.

Questo, direi film più che ”lungometraggio”,  ci obbliga a confrontarci con la realtà di una società in ”decadenza”, oppure per meglio dire,  con una società in cui valori e famiglia non sono più quelli dei  ”vecchi tempi”. Ma il mondo,  sappiamo tutti,  non è sempre ”rose e fiori” e soprattutto … non si può tornare indietro … nemmeno per prendere la rincorsa!

Ne consiglio vivamente la visione a tutti e … ringrazio la gentilissima Simone per il passaggio in auto.

Alla prossima

Elena

 

 

IN NOME DEL PAPA RE

… E’ finita perché arrivano gli italiani …  No ! Arrivano gli italiani perché finita!  

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Ieri pomeriggio, assieme a Leonor, Barthè, Janine, Yvette, Jaqueline e Josiane, studenti della sezione italiana della Sasel,  siamo andati al Vox di Frejus a vedere ”In Nome del Papa Re”.

La proiezione fa parte del ciclo ”film in lingua italiana” del Club Italianiste de Provence (C.I.P.),  che ringraziamo per le sempre felici scelte.

E’ un film italiano del 1977 diretto da Luigi Magni. Un film storico e drammatico che si basa su un fatto reale, e che trae spunto dal romanzo: ”I segreti dei processi Monti e Tognetti” scritto da Gaetano Sanvittore.

Il film è il secondo di una trilogia iniziata con: ”Nell’anno del Signore (del 1969)  e conclusasi poi con il film:  ”In nome del popolo sovrano (del 1990) .

Tutti e tre mettono in evidenza il rapporto che l’aristocrazia romana aveva con il potere temporale del Papa, durante gli sconvolgimenti nel Risorgimento Italiano. Il Papato, in cambio della fede cattolica cristiana e del riconoscimento del papa come Re assoluto,  assicurava loro benefici e privilegi.  La nascita dell’Italia, o un qualsiasi altro cambiamento,  avrebbe sconvolto la loro placida e ”agiata” esistenza.

La trama:

Nell’ottobre del 1867,  la  Roma pontificia guidata da Pio IX , viene sconvolta da un attentato dinamitardo compiuto nelle fogne della caserma Serristori. Nell’attentato perdono la vita ventitré zuavi pontifici. I mercenari di provenienza francese, belga e olandese, che combattevano al servizio del pontefice.

La contessa Flaminia, madre biologica del rivoluzionario Cesare Costa, affidato per motivi di ”decenza’, alla povera famiglia Monti affinché lo crescesse, scopre che Cesare è tra gli arrestati.

Cesare è infatti accusato, insieme al fratellastro Giuseppe Monti e all’amico Gaetano Tognetti, di aver compiuto l’attentato.

La contessa si rivolge al giudice della Sacra Consulta Mons. Colombo da Priverno (interpretato da Nino Manfredi) affinché l’aiuti a salvare la vita di Cesare. Per vincere la resistenza del Monsignore gli confessa che è proprio lui il padre dell’arrestato, nato da una loro ”fugace” relazione nel 1849.

Il prelato, sconvolto da questa rivelazione,  riuscirà a liberare Cesare nascondendolo nella cantina della propria casa. Lo libererà grazie alla corruzione e all’abuso di potere … promettendo cioè di perorare la nomina a Vescovo del prelato che controlla le carceri. Quest’ultimo con un ”mellifluo” una ”mano lava l’altra” … gli promette di lasciar liberare il ragazzo.

Monsignor Colombo non riuscirà però a far nulla a favore degli altri due arrestati. Celebre l’arringa da lui tenuta con l’obiettivo di chiedere un gesto di clemenza da parte del Tribunale, nei confronti dei giovani Gaetano Tognetti e Giuseppe Monti. Il suo impegno oratorio non riuscirà a scalfire la mentalità ottusa degli altri componenti del Tribunale. Sconfitto non parteciperà alla votazione, mentre gli altri 11 giudici del tribunale ecclesiastico, voteranno per la condanna a morte dei due giovani.

Per questa arringa verrà pesantemente redarguito sia dal pontefice che dal potentissimo padre generale dei gesuiti – chiamato anche il ”papa nero”, tanta  era la sua influenza.

Il giovane Cesare alla fine non avrà salva la vita perché verrà comunque ucciso in un agguato teso dal marito della contessa che lo credeva il suo amante.

Monsignor Colombo romperà definitivamente i contatti con il generale della Compagnia di Gesù – il ”papa nero” –  rifiutandogli la Santa Comunione durante la Messa.

Il film mette bene in evidenza il declino del potere temporale e delle sue leggi nella Roma papalina. In seguito alla rivoluzionaria arringa di monsignor Colombo, uno degli anziani vescovi, che, ignorando il discorso,  si era addirittura addormentato al tavolo del tribunale, deve venir risvegliato dal sonno, per il tempo necessario a dire ”si’.  Senza nemmeno aver fatto lo sforzo di provar a pensare.

Il decadente e corrotto potere del Papa terminerà tre anni dopo, il 20 Settembre del 1870 con la presa di Roma attraverso la ”Breccia di Porta Pia”.

Nonostante il periodo cupo e travagliato che caratterizza storicamente i cambiamenti epocali, il film riesce ad essere in qualche maniera ”leggero” e divertente, grazie all’interpretazione di un grande Nino Manfredi, che, assieme al ”perpetuo” Serafino (Carlo Bagni) gioca sapientemente con l’umorismo disincantato e solare tipico dei romani.

Alla prossima

 

Elena