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… a proposito del Reddito di Cittadinanza …

Stamattina meditavo sul reddito di cittadinanza …
In fondo, pensandoci … si direbbe pure una bella iniziativa no?
Che cosa fare d’altronde per alleviare i problemi economici delle persone vittime di un sistema economico che vede ormai lavorare solo più i cinesi?
Partiti politici come il M5S, per risolvere la questione ‘’penuria di lavoro’’ , propongono come soluzione il reddito di cittadinanza, altri partiti il ‘’salario minimo garantito’’.

il reddito di cittadinanza proposto dal m5s …

Con ‘’reddito di cittadinanza’’ si identifica un sistema che fornisce un salario indipendentemente dalla situazione economica di chi lo riceve.
In pratica si avrebbe diritto al ‘’reddito di cittadinanza’’ in quanto ‘’cittadini’’ del Paese, indipendentemente dal fatto che si abbia o meno un lavoro.
Ovviamente questo è un ‘’trucchetto verbale’’ per accalappiare più voti possibili, ed è impossibile sul piano pratico.

Comunque un ‘’reddito minimo garantito’’ a chi non è in grado di mantenersi dignitosamente viene paventato anche da altri partiti, PD compreso.
A me ‘sto fatto mette malinconia. Secondo la mia misera opinione significa che abbiamo buttato definitivamente la spugna per quanto riguarda ”creare lavoro”.
Eppure … il lavoro, fino a prova contraria, dà dignità e libertà all’individuo! o no?

E’ strano come tutti siano disposti a difendere a spada tratta la ‘’bella Costituzione Italiana’’, ma che troppi siano dispostissimi ad ignorare completamente l’articolo nr. 1 di questa ‘’Bella Costituzione’’ vale a dire : ‘’L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul LAVORO! La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’’.

E quindi? Quindi ‘’ciccia’’! Il lavoro non c’è … per cui io ‘’Stato’’, grazie alle tasse sulla collettività, ti mantengo a casa a far nulla!

Ma d’altronde … se ‘’piattaforme’’’ come FB, nonostante le dimensioni enormi, sono in grado di fornire lavoro a meno persone di quanto facesse la FIAT nei tempi d’oro, la dice lunga su quello che è il problema ‘’lavoro’’ nel mondo.

Nei paesi occidentali, molto probabilmente, rimarrà solo più un’economia di ‘’nicchia’’. Per esempio, noi italiani, continueremo a Maranello a produrre bellissime Ferrari ed esportarle soprattutto negli Emirati Uniti. Le cose per la Ferrari infatti vanno benissimo, nel 2016 è stato dato un maxi-premio di cinquemila euro a ciascun dipendente! Non male vero?
Ma … quanti sono i dipendenti della Ferrari? Secondo quanto trovato in rete si direbbe che i dipendenti varino tra le 2.600 e 2.800 persone. Un pò poche per un Paese con circa 66 milioni di abitanti non vi pare?
D’altronde … la produzione delle Ferrari è legata al numero di miliardari esistenti al mondo … va da se che non siano necessarie masse di operai come ai ‘’vecchi tempi’’.

Nel passato la chiusura delle miniere aveva messo in ginocchio centinaia di famiglie ma il lavoro era stato recuperato grazie ad una industrializzazione crescente. Industria che non necessariamente costringeva all’emigrazione, ma che si sviluppava in loco. Anche l’utilizzo dei trattori a motore nel passato avevano messo in crisi i braccianti agricoli, i quali avevano trovato lavoro come operai nelle fabbriche di automobili.
Oggi si fa sempre più fatica anche solo ad immaginare ”come” creare milioni di posti di lavoro. Si direbbe che oggi a lavorare rimangano solo i cinesi.
Oggi la moda la fanno i cinesi altro che i ‘’fashion blogger’’! Vorresti dei pantaloni a vita alta e tagliati bene? Niente da fare! Ti becchi quello che producono e commercializzano i cinesi e zitto. A meno che … tu non appartenga a quella rarissima categoria in grado di pagare fior di quattrini.

Dalla Cina arrivano navi cargo piene di container, a loro volta pieni di merci che invadono mercati e magazzini.
Vuoi il tappetino nuovo della cucina? Ecco fatto un bel tappetino verde mela! Non era proprio quello che cercavi ma decidi che va bene e ti organizzi di conseguenza, tanto in giro è tutto verde mela.
L’anno dopo il tappetino si rovina e tu ne cerchi un altro dello stesso colore per sostituirlo, visto che nel frattempo hai comprato anche i cuscini delle sedie verde mela, ma aimè, l’anno dopo i tappetini ‘’verde mela’’ non esistono più e li trovi solo ‘’lilla’’!
Quindi … o ti becchi quello ‘’lilla’’ che a casa tua ci sta come i ‘’cavoli a merenda’’ … oppure cambi tutto! Cuscini compresi!

L’unica consolazione è che i proprietari delle aziende cinesi che fanno i tappetini ‘’lilla’’ sono anche quelli che comprano le Ferrari.

Per farla breve … scordiamoci il lavoro per tutti, in quanto rimarrà solo per pochi ‘’fortunati’’ , siano essi umani o robot , e che tassandoli, ci manterranno con ‘sta specie di tanto strombazzato ’’reddito di cittadinanza’’.

Per quanto tempo i ‘’fortunati’ in questione pagheranno quanto stabilito senza batter ciglio? Quando inizieranno costoro a dire che in fondo i ‘’mantenuti nullafacenti’’ potrebbero anche mangiare solo una volta al giorno … tanto per quel che fanno, non hanno certo bisogno di energie!

Alla prossima

Elena

Italia – m5s la soluzione?

Il PD di Renzi è ormai un partito di Centro e non di sinistra. La ”sinistra” è andata a cercar ”altri lidi” dividendosi ed impoverendosi come è solita fare. Regalando quindi ”spazi” di manovra alla destra.

Un tempo i politici erano il ”meglio” che la cittadinanza potesse offrire. Nell’arco del tempo la faccenda è andata deteriorandosi ed in politica sono entrati individui che, più che volersi occupare della ”cosa pubblica” tendevano ad occuparsi dei ”fatti loro”.

Un esempio eclatante? Razzi!
Una vergogna che costui sia entrato tra le file dell’Italia dei Valori. Un partito nato sulla scia della giustizia e della legalità, considerato il suo padre fondatore. Eppure questo partito è stato pian piano distrutto da personaggi saliti su un carro relativamente ”facile”, rispetto a quello degli altri partiti, dove veniva richiesta almeno un po’ di sana ”gavetta”.
Ma di peggio in peggio ecco arrivare gente che sale su un carro che di gavetta proprio non ne chiede. Qual’è ‘sto carro? Ma quello del m5s!
Nel marasma iniziale della rete, quella meravigliosa rete che avrebbe potuto finalmente offrire ai cittadini la possibilità di una partecipazione attiva per alitare sul ”collo a chi di dovere”, quindi una grande opportunità di partecipazione ”autonoma” diretta, questa opportunità non si è avverata.
La rete di tutti è stata di fatto ”fagocitata” da un comico, associato ad un’azienda di ”strategie digitali”.
Due individui al ”posto giusto” al ”momento giusto”.
Il primo faceva spettacoli in piazza, raccogliendo consensi entusiasti, il secondo metteva a disposizione le proprie conoscenze di lavoro,  organizzando rete e meet-up per raggiungere ed ”assorbire” più internauti possibili.
Di sicuro i due, armati di sacro furore, credevano immensamente in quel che facevano. Quel che mi domando è: ”I due agivano solo ed esclusivamente spinti da una innata ed amorevole filantropia nei riguardi del popolo italiano, o sotto sotto c’era e c’è anche qualcosa d’altro?
Il qualunquismo di Grillo lo conosciamo tutti no? E’ facile sparare a 360° ad altezza uomo, lo sa fare chiunque, pure il mio panettiere, ma nessuno gli dà retta perché non sale su un palco in piazza.

Comunque la si possa pensare, quel che è drammatico è che l’Italia abbia partorito il M5S come soluzione ai problemi. Di nuovo cerchiamo l’uomo ”forte” che risolva le nostre ”rogne”! Inutile menare il can per l’aia, nel m5s di ”democratico” c’è poco e l’uomo ”forte” in questione è Beppe Grillo. A ”lui” si demanda di portarci fuori dal guado.

Stiamo parlando di un partito, fondato da un comico fulminato sulla via di Damasco dall’incontro con Casaleggio.
Casaleggio a suo volta con un conflitto di interesse da far paura, visto che, di mestiere, si occupa di strategie digitali in rete, che sono quelle che fanno ”vivere” e prosperare il partito e non solo quello.

Un partito dove ”democrazia diretta” si traduce alla fin dei fini (vedi l’ultimo caso di Genova) nella richiesta di fiducia cieca nel comico. Un partito che ha personaggi del calibro di Di Maio, che, vivaiddio non ha mai lavorato un giorno solo nella sua vita, che è iscritto a legge da 12 anni senza aver concluso una cippa, ma che spiega agli italiani che ”tirano la carretta”, come funzionano le cose e come ”loro” sapranno risolvere problematiche mondiali.

Che dire? Mah …

Alla prossima
Elena

Passa ”delibera” sui vitalizi! Questi ”signori” NON li prenderanno più!

Ogni tanto delle buone notizie, vediamo un po’ chi sono:
Marcello dell’Utri – condannato a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa
Cesare Previti – condannato a 6 anni per corruzione in atti giudiziari
Silvio Berlusconi – condannato a 4 anni di reclusione (trasformati in servizi sociali) per frode fiscale
Arnaldo Forlandi condannato a 2 anni e 4 mesi per finanziamento illecito ai partiti
Totò Cuffaro – condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia
Toni Negri – condannato a 12 anni per complicità con le BR
Giuseppe Ciarrapico – condannato a 8 anni per truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e finanziamento illecito
Marcello De Angelis – condannato a 5 anni per associazione in banda armata
Antonio Tomassini – condannato a 3 anni per falso in certificazione
Massimo Abbatangelo – condannato a 6 anni per detenzione di esplosivo
Salvatore Sciascia – condannato a 3 anni per corruzione di ufficiali della Finanza
Giulio Di Donato – condannato a 3 anni e quattro mesi per corruzione
Paolo Pillitteri – 4 anni e sei mesi per ricettazione

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Marcello dell’Utri non sarà più pagato da noi …

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Cesare Previti … basta vitalizio

E anche allo ”gnomolaccatodibiaccamarroneintesta” non pagheremo più il vitalizio! 🙂

Ebbene si, finiremo di pagar loro lo stipendio visto che la delibera, proposta dai presidenti dei due rami del Parlamento: Pietro Grasso e Laura Boldrini, per abolire i vitalizi a parlamentari condannati in via definitiva a più di due anni è stata approvata.

Ma la sorpresa è vedere ”chi” ha approvato questa delibera!

Alla Camera HANNO VOTATO A FAVORE: PD, SEL, SCELTA CIVICA, FRATELLI D’ITALIA E LEGA!

NON HANNO PARTECIPATO AL VOTO: FORZA ITALIA, M5S  e AP !

Gli esponenti di NCD e UDC pur non partecipando al voto sono rimasti in Aula, mentre azzurri e grillini sono usciti fuori al momento del voto.

La delibera entrerà in vigore tra due mesi e riguarda l’erogazione di vitalizi e pensioni agli ex parlamentari che abbiano ricevuto condanne definitive per reati di particolare gravita’, con pene superiori ai due anni.

Certo è solo una delibera e non una legge … avremmo preferito di più. Ma, non dimentichiamo che sono gli stessi parlamentari a votare, in questo caso contro il loro interesse, quindi lo stop ai vitalizi ai condannati è meglio di niente … o no?

Cari ”ortotteri” quando i provvedimenti sono nella direzione giusta si dovrebbe votare invece di uscire dall’aula con aria scocciata, facendo i capricci e battendo i piedi, perché non fanno come volete voi, oppure vi ”ruban l’idea”!

Voi cari ortotteri siete stati votati per ”migliorare le cose nel Paese” , per ”servirlo” e NON certo per fare i capricci e/o ricoprirvi di gloria!

La politica la si fa a piccoli passi e non ci sono le bacchette magiche, quando i provvedimenti sono ”buoni” li si vota!  Lo capirete un giorno o no? Mah …

Alla prossima
Elena

M5S – l’apoteosi della ”politica in rete”

Questo è il mio miserissimo blog dove scrivo quel che mi passa per la mente, una specie di diario … qui di seguito quel che penso del M5S.
Il M5S è un movimento  costruito a ”tavolino” dalla società di strategie digitali Casaleggio&associati e dall’amico Beppe Grillo. I due un giorno si incontrarono e fu un ”colpo di fulmine”!
Beppe Grillo viene utilizzato sul terreno reale come ”gran cassa attira voti”. Questo Signore, spara sentenze ad altezza uomo a 360°,  su tutto e tutti  ed ovviamente fa strage di consensi. Anche il mio panettiere fa la stessa cosa, ma nessuno gli dà retta perché lo fa in panetteria e non da un palco insonorizzato come quello di una pop star!
Comunque, da comico,  per Grillo è un divertimento tenere allegro il pubblico.  Anche Crozza sarebbe andato benissimo al medesimo scopo, ma tant’è … Crozza non ha incontrato Casaleggio e non è stato fulminato sulla via di Damasco! Non dimentichiamo che Grillo ”prima” i computer li prendeva a mazzate!
Schermata 2016-12-08 alle 09.14.41Il M5S è  un fenomeno mediatico creato ad hoc … ecco perché si definiscono ”oltre”! Lavorano prettamente in ”rete” e,  grazie all’ausilio e all’organizzazione della società di strategie digitali, sono organizzati in maniera da prendere  più  ”pesci” possibili.
Attenzione però,  gli eletti del M5S non hanno la determinazione che vogliono farci credere, infatti non sarebbero mai potuti entrare in politica in altri partiti, ove sarebbero stati costretti a fare una ”sana gavetta”  e dove avrebbero dovuto in teoria, affermare se stessi per una capacità qualunque e dimostrare di  essere in grado, nell’ambito del partito, di tenere il ”buono esistente”  e gettare il ”cattivo incancrenito”.
Il famoso discorso del ”ripulire i partiti dall’interno” con la partecipazione determinata della forza giovanile! Questo lavoro però è stato giudicato ”troppo difficile” e complicato per la ”stamina” di questi ”eroi”.
Molto meglio entrare in politica, senza fatica,  grazie al nuovo nato m5s,  che ha raccolto, in questa maniera, di tutto di più.
Da disoccupati a deputati senza un minimo di gavetta. Non male vero? A questo punto è anche normale per costoro restituire ”parte dello stipendio” , cosa che fa tanta scena e porta voti.
Non è che sono particolarmente ”onesti” è che per quel che sanno fare lo stipendio lo stanno ”rubando”.  Infatti sono i primi ad ammettere candidamente che ”stanno imparando” il mestiere.
Che carini!  Imparano a fare politica a spese ”nostre”, quindi il minimo che possano fare è restituirci almeno una parte del loro stipendio, visto che studiano direttamente in Parlamento! No comment!
Per questo motivo non credo affatto che deputati e senatori del m5s abbiano gli strumenti per portare all’Italia un grande ”valore aggiunto”, questa direi sia una ”pia illusione”.
Per rigore di logica diciamo che molti altri partiti hanno fatto salire sul ”carrozzone” degli orrori impresentabili ed incapaci,  ma costoro entravano in partiti dove, se non altro, l’ossatura in qualche modo esisteva, mentre per il m5s non esiste nemmeno quello.
Resta il fatto che il M5S è l’unico contenitore rimasto in cui gli italiani disperati, e sono tanti,  mettono le proprie speranze.
Non so perché ma ho la convinzione che ”anche con costoro” la delusione sarà altissima!
Il succo del discorso per gran parte dell’elettorato scontento è: ”I vecchi partiti hanno deluso, proviamo con questi … sembrano onesti”!
Non lontano in fondo dal pensiero di quelli che eleggevano Berlusconi: ”Questo è ricco almeno non dovrebbe rubare” …
Con il senno di poi sappiamo che l’inventiva di certi individui è incredibile …
Comunque, per tirare le fila, il problema è che l’economia NON riparte come vorremmo e … quando attaccato all’osso c’è sempre meno ciccia i cani sono destinati a sbranarsi.
Tra un po’ di anni … anche questo farà parte della storia e quindi: ”ai posteri l’ardua sentenza”!

Alla prossima

 

Elena

.-.-.-.-.

Se volte dilettarvi con queste letture:

https://terrasantalibera.wordpress.com/2013/03/21/organigramma-gerarchia-del-movimento-5-stelle-da-beppe-grillo-a-casaleggio-fino-a-sassoon-shoshans/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/enrico-sassoon-ecco-perche-casaleggio-scelse-grillo/544913/

La ”classe politica” è la nostra ”migliore estensione”?

Più che pensieri … direi ”dubbi mattutini” …

La Democrazia è la più bella forma di governo in assoluto … ma dipende anche dalla ”visione” dei ”cittadini elettori”?
Se a votare ci sono Genoveffa, Anastasia e Cenerentola … non c’è dubbio su chi vince. Ma siamo sicuri che Cenerentola sia quella in errore?
La Costituzione di Bokassa era molto simile a quella degli Usa. Ma la ”resa” fu la stessa?

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Il ”combinato disposto ”riforma costituzionale/legge elettorale” ci allontana dalla democrazia e ci avvicina alla ”democratura”?
Se si parte dal presupposto che la classe politica, per fare una ”buona riforma costituzionale” dovrebbe ”prima” riformare ”se stessa”, abbiamo delle speranze con ”quelli” di adesso?
Tutti sappiamo che il M5S non fa accordi con nessun … quindi un’ eventuale riforma costituzionale ed elettorale nelle ”sole mani” del M5S ci dà maggiore sicurezza?
Una legge elettorale che dia al ”vincitore” la maggioranza per governare senza ulteriori pastoie … è ”buona” solo se vince ”Cenerentola”.

Ma … siamo sicuri che ”vinca” Cenerentola?

Cribbio che incubo!

Scalfari Vs Di Battista

Ieri sera ad Otto e Mezzo abbiamo assistito ad un dibattito ”strano” .
Da una parte un intellettuale impegnato in politica da sempre, dall’altra l’anima recente della piazza, che ha cercato di dare l’immagine di uno che ha ”tutto sotto controllo”.
Anche l’abbigliamento la dice lunga … Scalfari è come è sempre stato, Di Battista invece è passato di ”punto in bianco” da ”jeans e felpa” a ”giacca e cravatta”! Perchè?
Due personaggi agli ”antipodi” , età compresa.  Sembrava di assistere ad una conversazione tra un ”nonno stizzito” ed un ”nipote scocciato”!

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Uno è il profondo intellettuale dell’ideologia di sinistra … l’altro è il frutto recente della politica della rete.
Se penso che durante le manifestazioni di piazza contro il ”giogo berlusconiano”, ho gridato mille volte ai ragazzi presenti: ”Ragazzi non delegate più, occupatevi della ”cosa pubblica” … a furia di delegare guardate dove siamo finiti! Prendete in mano la situazione … solo voi potete salvare il paese”. Non immaginavo nemmeno lontanamente che il paese sarebbe finito in mano al M5S.
Pensavo, anzi ero convinta, che smettessero con l’apatia ed iniziassero a militare in modo attivo,  entrando nei movimenti nati con la ”rete” , come ad esempio il Popolo Viola,  per far ”pressione” a ”chi di dovere”! La politica vive di ”voti” quindi il ”popolo che manifesta” incute timore,  oppure che sarebbero ”entrati” nei partiti esistenti, ripulendoli profondamente dall’interno, facendo tesoro del ”buono” e buttando il ”marcio”!

Ma si sa … la ”manutenzione” è faticosa, meglio buttar via tutto e ricominciare da ”zero”! Perché questo è il M5S, ricomincia da ”zero”! Ma quale ”zero”? Quello della Grillo&CasaleggioAssociati? Lo ”zero” di un comico miliardario e di un’Azienda pubblicitaria?
Il M5s è una scatola che, come sostiene Scalfari e che condivido, è piena di tutto! Destra, centro, sinistra … ma soprattutto ”rabbia”.
Sulla richiesta poi di confronto tra Grillo e Renzi che Scalfari invoca, secondo Di Battista non si può fare per il semplice fatto che Grillo non siede in parlamento.
Mentre con questa affermazione Di Battista crede di risolvere il problema una volta per tutte, per Scalfari, e non solo per lui, è inconcepibile che il partito abbia, nella persona di Grillo, un’anima dirigenziale al ”di fuori” del parlamento! Questo fatto, dal punto di vista di Scalfar, e non solo suo, riduce i parlamentari del M5S a semplici ”comparse”.
D’altronde se in Parlamento, nel M5S siedono in contemporanea: destra, sinistra, centro … ”qualcuno” che detti le regole del gioco ci dovrà pur essere … o no?
La domanda è: ”E quando Grillo non ci sarà più? Chi detterà le regole”?
Mah …

Alla prossima

Elena

 

 

Democrazia … la mancanza di fiducia tra ”popolo” e ”politica” è reciproca!

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E giusto che ad un partito, che riceva al ballottaggio magari solo il 25% dei consensi dell’elettorato,  venga assegnato un premio di maggioranza tale da garantirgli la maggioranza in parlamento? E’ vero che così si sa finalmente ”chi” governa … ma è giusto che solo il 25%  governi a nome di ”tutti” i cittadini italiani? Mah….

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La democrazia è la migliore forma di governo al mondo … ma ha tante ”sfumature” … compresa quella che vigeva a casa di ”Cenerentola”, dove,  quando si votava, Gertrude ed Anastasia avevano la maggioranza … ma non è affatto detto che avessero sempre ragione loro due!

La democrazia per esser ”rappresentativa” ha bisogno di regole che permettano a più gente possibile di ”dire la propria” … quindi perché non far in modo che questo accada?

Si parla tanto di ”lasciare parlare il popolo” … di coinvolgerlo … e allora dateci una legge elettorale che faccia decidere a ”noi” chi deve andare in parlamento! Vero è che, se lasciati liberi, votiamo ”cicciolina” … quindi la politica di noialtri ”si fida poco” …

Lasciamo anche perdere i ”voli pindarici” del m5s che fa votare ”in rete” il ”popolo sovrano” … omettendo di dire però, che il numero effettivo dei votanti è conosciuto solo dalla ”Casaleggio&Associati”! L’unica con il ”potere” di ”decidere come” sono andate effettivamente le votazioni. Sigh …

Se davvero volete dare ”potere al popolo” fateci votare dei candidati che si presentino in un solo collegio!  Collegi ”uninominali a doppio turno” … lo facciamo ”noialtri” il triage di chi deve andare in parlamento. Non disturbatevi!

Alla prossima

 

Elena

 

M5S e … il ”reddito di cittadinanza” …

Il movimento 5 Stelle sbandiera ovunque il suo  ”reddito di cittadinanza”  però quando vengono loro chieste delucidazione sulle eventuali coperture … salta fuori che in realtà si sta parlando di  “sussidio di disoccupazione“! Ma cribbio … c’è una bella differenza …

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Proviamo un po’ a cercare di districare ‘sta matassa … che la confusione è grande. Allora … cercando in rete ecco che cosa ho trovato:

  • il salario minimo è una garanzia di reddito per lavoratori. Serve a ridurre il rischio di sfruttamento subito dal lavoratore.
  • il reddito di cittadinanza è una remunerazione per tutti, lavoratori e non, ricchi e poveri. In pratica è: ”visto che sei sulla faccia della terra io Stato ti dò un tot a prescindere’!
  • il reddito minimo garantito è uno strumento per indigenti e non lavoratori. Serve a dare un aiuto a chi non lavora e non ha niente .
  • il sussidio di disoccupazione è uno strumento per ex-lavoratori. Serve a sostenere il tenore di vita di chi ha perso il lavoro …

Parlare di quanto sopra come se fossero la stessa cosa … serve solo a far confusione e noi di confusione nella testa ne abbiamo già una ”cosa che va bene” .

Dunque vediamo di capire che cosa sono ‘ste cose e che cosa significano:

Il salario minimo – Dall’inizio della crisi economica e finanziaria nel 2008 la situazione nei mercati del lavoro in Europa è peggiorata progressivamente: dopo aver toccato un minimo storico del 7,2% nel febbraio del 2008, il tasso di disoccupazione è salito fino all’11,7%. Tutelare quella che sta diventando  sempre più una élite (i lavoratori) con una garanzia di salario minimo non impatterebbe sui bilanci pubblici in modo diretto in quanto lo Stato non concede un bel niente, semplicemente impone ai datori di lavoro di garantire dei livelli salariali minimi. Il divario di condizioni fra i lavoratori giovani e quelli più anziani è consistente. Inoltre i lavoratori più giovani, visto che hanno contratti meno tutelati ed occupano spesso posizioni temporanee sono più facili da licenziare. L’introduzione di un salario minimo interverrebbe in questa direzione, ma potrebbe anche aumentare le difficoltà di trovare lavoro per i giovani (o peggio incentivare il lavoro in nero). Viene proposta da alcune parti politiche (quelle di ispirazione liberista) la ricetta di allentare le normative a tutela del posto di lavoro e la rimozione delle rigidità nelle retribuzioni: lo scopo è di accrescere la flessibilità salariale per facilitare l’accesso al mercato di nuovi lavoratori, in particolare di lavoratori più giovani.

Questo significherebbe alla fin dei fini ”la rimozione di diritti acquisiti”!  Questo ovviamente è ingiusto per chi si trova dal lato di chi pensa di averli acquisiti e si scoccia che gli vengano sottratti. Ma se la torta continua a  ridursi … O riduci le dimensioni delle fette … o qualcuno rimane con il piatto vuoto …

Reddito di cittadinanza – E’ certamente la riforma più costosa ed ambiziosa. Secondo la proposta lanciata in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle andrebbe  garantito un reddito di cittadinanza da 1000€ al mese ad ogni cittadino maggiorenne, indipendentemente dal suo reddito, cognome o patrimonio, ma verrebbe erogato secondo il principio della sola cittadinanza. Il difetto è il costo enorme che avrebbe: come garantire 1.000 euro al mese ad una cinquantina di milioni di cittadini? Altro che riduzione delle Auto blu e delle pensioni …

Reddito minimo garantito – Una forma di sussidio di sussistenza più gestibile, in termini di costi per lo Stato, è quella del reddito minimo garantito: una provvista economica da riconoscere a coloro che NON hanno un patrimonio e NON hanno un reddito da lavoro. Questa soluzione offre al cittadino l’opportunità di contrattare condizioni più dignitose con i datori di lavoro … ma contemporaneamente costituisce però un incentivo a non cercarlo un lavoro … ma ad arrangiarsi con ”lavoretti in nero” per arrotondare. Finanziare questo tipo di intervento da parte dello Stato dovrebbe essere più accessibile, soprattutto se entrasse nel ”calderone” di quanto già erogato oggi per indennità varie: invalidità, pensioni sociali minime,  accompagnamento.

Sussidio di disoccupazione – Per una “rimessa in funzione” del mercato del lavoro una delle priorità dovrebbero essere politiche attive per aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.  La cassa integrazione di oggi più che una tutela mantiene il lavoratore legato ad una posizione inattiva per anni, senza lasciargli la libertà di rimettersi realmente in gioco.  Sostituire la cassa integrazione con un sussidio di disoccupazione abbinato a piani di formazione per il reinserimento al lavoro sarebbe una riforma gestibile anche in  tempi di  ”vacche magre” come questi.

Cribbio siamo o no una Repubblica democratica fondata sul lavoro? 

Quindi ok al sussidio di disoccupazione, ben venga!

Ma per favore … non chiamatelo più ”reddito di cittadinanza”! Chiamarlo in questo modo  è solo l’ennesimo ”slogan” diretto alla pancia della gente, per ottenere voti e andare al ”cadreghino” da soli! 

Meditiamo gente meditiamo …

alla prossima

 

Elena

 

 

il sussidio come esiste oggi: http://www.sussidiodisoccupazione.com

by by England … se ne sono andati !

L’Inghilterra ha scelto per ”uscire” dall’Europa! Ebbene si, il ”popolo” ha scelto di andarsene.

Forti del fatto di avere la ”finanza” in casa se ne sono andati, ma forti anche del fatto di ignorare tutti i risvolti a cui andranno incontro, perché siamo onesti, il ”popolo” NON ha la  minima idea di che cosa succederà  in campo economico-finanziario con questa scelta.  Quel che il ”popolo” sa è che ”prima” stava meglio! Il fatto che stesse meglio perché il mondo era diverso e l’economia ”tirava” non lo sfiora nemmeno. Il problema ai guai è identificare un ”nemico” ed il nemico in questo caso è l’Europa, quindi via dall’Europa! Non hanno capito che non è affatto scontato che ”tornando indietro” l’economia, come per incanto riparta.

Mah …

Comunque il ”popolo” ha scelto e come tutti i ”divorzi” l’uscita non sarà immediata, ci sono alcune lungaggini burocratiche che la terranno ancora per un po’ ”legata” al resto dell’Europa.  David Cameron dovrà notificare la scelta al Consiglio europeo, composto da Capi di Stato e di governi dell’Ue e, solo da quel momento, inizieranno le pratiche per l’uscita vera e propria che potrebbero durare dai due ai cinque anni.

Scegliendo di abbandonare l’Unione Europea, la Gran Bretagna diventerà un ”Paese terzo” e dovrà ridefinire i suoi rapporti con la stessa. La trattativa si svolgerà secondo le regole previste dall’articolo 218 del Trattato , al tavolo dei negoziati ci sarà la Commissione Ue la Gran Bretagna; sarà il Consiglio Ue a decidere chi altro parteciperà.

Le conseguenze per studenti, lavoratori e turisti. 
Cambieranno molte cose soprattutto per studenti, turisti e imprese. Prima di tutto, gli studenti universitari europei verranno equiparati a quelli extra europei: di conseguenza la retta potrebbe passare da 9mila a 36mila sterline e, inoltre, perderebbero il diritto all’assistenza sanitaria gratuita. Chi lavora nel Regno Unito conserverà i diritti finora acquisiti perché ha dalla sua la Convenzione di Vienna del 1969, ma i problemi arrivano per chi ancora non si è trasferito. Per i turisti, le vacanze 2016-2017 non sono assolutamente a rischio, ma dal 2018 qualcosa cambierà: code più lunghe per i controlli di frontiera, visto turistico e così via…

Lo scenario per le aziende italiane 
Per le imprese potrebbero arrivare nuovi dazi e certificazioni obbligatorie, potrebbe inoltre cadere la tutela del brevetto europeo: servirebbero nuovi accordi bilaterali per le imposte indirette come Iva e dazi, sul modello della Svizzera. I big dell’auto (come Honda o Toyota), con circa 1,6 milioni di veicoli prodotti, potrebbero decidere di lasciare il Regno Unito in quanto lo sbarco nel continente potrebbe essere penalizzato da ingenti dazi. Anche i mercati potrebbero subire la decisione del referendum: in caso di Brexit si prevede una perdita del 20%, mentre in caso di Bremain un +15%. In ultimo, oltre 1.120 funzionari britannici dell’Ue potrebbero dover abbandonare le istituzioni per cui lavorano.

Adesso aspettiamoci i ”copycat” e se ne troveranno di certo!

Noi nel 2017, mi sa che le elezioni politiche non aspetteranno certo il canonico 2018,  avremo molto probabilmente il m5s al governo e saremo chiamati a scegliere sull’euro, passo propedeutico all’uscita … (°)

Far scegliere al popolo … mah … secondo me se si chiede al popolo se vuole o meno la pena di morte il popolo dice che la vuole!

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Alla prossima

 

Elena

 

 

(°) secondo me il m5s modificherà pure la Costituzione per poter fare il referendum sull’euro … cosa che al momento non è fattibile.

 

Riforme alla ”cavolo” e … ”paladini” della Costituzione Italiana? mah …

Trovo un po’ triste tutta quella gente che grida contro le modifiche costituzionali senza spiegare … senza ”vedere” i problemi reali, ma ripetendo a pappagallo: ”Salviamo la costituzione dei Padri Fondatori”!

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Mi chiedo, a volte,  se tutti conoscono i nostri iter parlamentari.  Proviamo a fare l’esempio del ”bicameralismo perfetto”. Ci saremo accorti, dopo tanti anni, che questo è un sistema che porta a ”rallentare”, o no?

E’ un bene? E’ un male? Non voglio rispondere … ma faccio un esempio.

Deve passare una legge, quale che sia, quindi la si redige e, una volta pronta,  viene sottoposta diciamo alla Camera! La Camera l’approva … passa quindi al Senato, che non l’apprezza e che la cambia.

Attenzione, per cambiarla, bastano anche solo un paio di ”virgole” . Quindi, dopo esser stata modificata dal Senato,  ritorna alla Camera a cui non va più bene con le modifiche apportate,  e toglie le ”virgole”.  Ritorna al Senato che, rimette le virgole.

E così, di questo passo, si va avanti volendo,  per anni. Quindi, se non si vuol far passare una legge, come vedete il sistema è semplicissimo!  Era stato fatto apposta, visto che uscivamo dal fascismo! Era una sorta di ”protezione blindata” per far si che non si facessero delle ”schifezze”! Questo ”sistema” comunque somiglia ad un coltello con due lame. Siamo sicuri che eviti solo ”schifezze”?

In un mondo che viaggia alla ”velocità della luce” … possiamo permetterci il bicameralismo perfetto? Vedete un po’ voi.

La cosa importante sarebbe la ”legge elettorale”! Una legge elettorale ”decente” dovrebbe dare la possibilità ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti e non solo il partito. L’Italicum lo fa? Fatevi una domanda e datevi una risposta!

La cosa che mi fa più innervosire è la palese dicotomia che c’è tra le ”finte battaglie” del M5S, che si vende come il ”paladino” della ”salvaguardia della Costituzione”,  mentre in realtà è quello che la vuole stravolgere più di tutti!

Vi renderete ben conto che i grillini  vogliono la ”democrazia diretta in rete””! Ma diretta da chi? Costoro vogliono referendum propositivi senza quorum. Facciamo finta che uno abbia 20 ”avatar” e che voti in rete con 20 nomi diversi … secondo voi ”chi” potrebbe controllare?

Secondo voi,  la Costituzione dei Padri Fondatori, prevedeva questa ”variazione” legata ad Internet? Vi pare quindi che costoro abbiano veramente a cuore la costituzione dei Padri Fondatori o che stiano cavalcando semplicemente a ”pancia” la disattenzione del ”vessato” popolo italico?

E’ facile gridare ”salviamo la Costituzione”? Ma salvarla per  sostituirla con la ”democrazia diretta in rete”? mah …

Sarebbe bene che, prima di riempirsi la bocca di frasi fatte e di slogan preparati dal centro studi dell’ortottero, si provasse a ragionare da soli.  Magari le cose potrebbero migliorare!

Capisco che la ”comunicazione mediatica” vada per la maggiore … ma proviamo a guardare la realtà direttamente, senza i filtri imposti dalle campagne elettorali dei partiti. Viceversa non ne ”usciremo mai”!

Ora per ”vedere e cercar di capire” la realtà in cui viviamo, abbiamo bisogno della ”conoscenza” dei problemi. Quanti di noi sono in grado di parlare con cognizione di causa delle riforme costituzionali? Pochi, direi pochissimi, me compresa, che sono il ”festival dei carciofi”!  Quindi che cosa ci offre la rete? Ci offre la possibilità di sentire ”campane diverse” e poi di trarre le nostre conclusioni.

Ecco qui una ”campana” che mi pare spieghi bene, e il titolo già la ”dice lunga”!

La “deforma” della Costituzione proprio non piace!

Qui sotto i nomi dei 56 costituzionalisti che hanno lanciato pochi giorni fa questo importante appello.

  • Francesco Amirante, magistrato;
  • Vittorio Angiolini, Università di Milano Statale;
  • Luca Antonini, Università di Padova;
  • Antonio Baldassarre, Università LUISS di Roma;
  • Sergio Bartole, Università di Trieste
  • Ernesto Bettinelli, Università di Pavia
  • Franco Bile, Magistrato
  • Paolo Caretti, Università di Firenze
  • Lorenza Carlassare, Università di Padova
  • Francesco Paolo Casavola, Università di Napoli Federico II
  • Enzo Cheli, Università di Firenze
  • Riccardo Chieppa, Magistrato
  • Cecilia Corsi, Università di Firenze
  • Antonio D’Andrea, Università di Brescia
  • Ugo De Siervo, Università di Firenze
  • Mario Dogliani, Università di Torino
  • Gianmaria Flick, Università LUISS di Roma
  • Franco Gallo, Università LUISS di Roma
  • Silvio Gambino, Università della Calabria
  • Mario Gorlani, Università di Brescia
  • Stefano Grassi, Università di Firenze
  • Enrico Grosso, Università di Torino
  • Riccardo Guastini, Università di Genova
  • Giovanni Guiglia, Università di Verona
  • Fulco Lanchester, Università di Roma La Sapienza
  • Sergio Lariccia, Università di Roma La Sapienza
  • Donatella Loprieno, Università della Calabria
  • Joerg Luther, Università Piemonte orientale
  • Paolo Maddalena, Magistrato
  • Maurizio Malo, Università di Padova
  • Andrea Manzella, Università LUISS di Roma
  • Luigi Mazzella, Avvocato dello Stato
  • Alessandro Mazzitelli, Università della Calabria
  • Stefano Merlini, Università di Firenze
  • Costantino Murgia, Università di Cagliari
  • Guido Neppi Modona, Università di Torino
  • Walter Nocito, Università della Calabria
  • Valerio Onida, Università di Milano Statale
  • Saulle Panizza, Università di Pisa
  • Maurizio Pedrazza Gorlero, Università di Verona
  • Barbara Pezzini, Università di Bergamo
  • Alfonso Quaranta, Magistrato
  • Saverio Regasto, Università di Brescia
  • Giancarlo Rolla, Università di Genova
  • Roberto Romboli, Università di Pisa
  • Claudio Rossano, Università di Roma La Sapienza
  • Fernando Santosuosso, Magistrato
  • Giovanni Tarli Barbieri, Università di Firenze
  • Roberto Toniatti, Università di Trento
  • Romano Vaccarella, Università di Roma La Sapienza
  • Filippo Vari, Università Europea di Roma
  • Luigi Ventura, Università di Catanzaro
  • Maria Paola Viviani Schlein, Università dell’Insubria
  • Roberto Zaccaria, Università di Firenze
  • Gustavo Zagrebelsky, Università di Torino

Ecco il loro Appello! 

Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, i sopracitati, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale, ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche. Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione.

1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare («abbiamo i numeri») anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di Governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica. È indubbiamente un prodotto “politico”, ma non della politica contingente, basata sullo scontro senza quartiere fra maggioranza e opposizioni del momento. Ecco perché anche il modo in cui si giunge ad una riforma investe la stessa “credibilità” della Carta costituzionale e quindi la sua efficacia. Già nel 2001 la riforma del titolo V, approvata in Parlamento con una ristretta maggioranza, e pur avallata dal successivo referendum, è stato un errore da molte parti riconosciuto, e si è dimostrata più fonte di conflitti che di reale miglioramento delle istituzioni.

2. Nel merito, riteniamo che l’obiettivo, pur largamente condiviso e condivisibile, di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (al quale peraltro sarebbe improprio addebitare la causa principale delle disfunzioni osservate nel nostro sistema istituzionale), e dell’attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al Governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato. Invece di dare vita ad una seconda Camera che sia reale espressione delle istituzioni regionali, dotata dei poteri necessari per realizzare un vero dialogo e confronto fra rappresentanza nazionale e rappresentanze regionali sui temi che le coinvolgono, si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell’approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche (alcuni consiglieri regionali eletti – con modalità rinviate peraltro in parte alla legge ordinaria – anche come senatori, che sommerebbero i due ruoli, e in Senato voterebbero ciascuno secondo scelte individuali). Ciò peraltro senza nemmeno riequilibrare dal punto di vista numerico le componenti del Parlamento in seduta comune, che è chiamato ad eleggere organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e una parte dell’organo di governo della magistratura: così che queste delicate scelte rischierebbero di ricadere anch’esse nella sfera di influenza dominante del Governo attraverso il controllo della propria maggioranza, specie se il sistema di elezione della Camera fosse improntato (come lo è secondo la legge da poco approvata) a un forte effetto maggioritario.

3. Ulteriore effetto secondario negativo di questa riforma del bicameralismo appare la configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato (leggi bicamerali, leggi monocamerali ma con possibilità di emendamenti da parte del Senato, differenziate a seconda che tali emendamenti possano essere respinti dalla Camera a maggioranza semplice o a maggioranza assoluta), con rischi di incertezze e conflitti.

4. L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito attraverso un riparto di competenze che alle Regioni toglierebbe quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia, e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilità anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l’ordinamento delle sole Regioni speciali). Il dichiarato intento di ridurre il contenzioso fra Stato e Regioni viene contraddetto perché non si è preso atto che le radici del contenzioso medesimo non si trovano nei criteri di ripartizione delle competenze per materia – che non possono mai essere separate con un taglio netto – ma piuttosto nella mancanza di una coerente legislazione statale di attuazione: senza dire che il progetto da un lato pretende di eliminare le competenze concorrenti, dall’altro definisce in molte materie una competenza «esclusiva» dello Stato riferita però, ambiguamente, alle sole «disposizioni generali e comuni». Si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Invece di limitarsi a correggere alcuni specifici errori della riforma del 2001, promuovendone una migliore attuazione, il nuovo progetto tende sostanzialmente, a soli quindici anni di distanza, a rovesciarne l’impostazione, assumendo obiettivi non solo diversi ma opposti a quelli allora perseguiti di rafforzamento del sistema delle autonomie.

5. Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni. Ma il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche (costi sui quali invece è giusto intervenire, come solo in parte si è fatto finora, attraverso la legislazione ordinaria), bensì di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, delle rappresentanze elettive. Limitare il numero di senatori a meno di un sesto di quello dei deputati; sopprimere tutte le Province, anche nelle Regioni più grandi, e costruire le Città metropolitane come enti eletti in secondo grado, anziché rivedere e razionalizzare le dimensioni territoriali di tutti gli enti in cui si articola la Repubblica; non prevedere i modi in cui garantire sedi di necessario confronto fra istituzioni politiche e rappresentanze sociali dopo la soppressione del Cnel: questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese, e sembrano invece un modo per strizzare l’occhio alle posizioni tese a sfiduciare le forme della politica intesa come luogo di partecipazione dei cittadini all’esercizio dei poteri.

6. Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.

7. Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (così come se si fosse scomposta la Riforma in più progetti, approvati dal Parlamento separatamente).

Per tutti i motivi esposti, pur essendo noi convinti dell’opportunità di interventi riformatori che investano l’attuale bicameralismo e i rapporti fra Stato e Regioni, l’orientamento che esprimiamo è contrario, nel merito, a questo testo di riforma.

Aprile 2016

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Direi che il nostro Governo non possa esimersi dal tener conto di che cosa dicono questi Signori. Soprattutto, questi Signori,  non possono esser liquidati con un: ”Son solo dei professoroni”! Diciamo piuttosto che questi Signori, hanno gli strumenti per ”vedere un po’ più lontano” di quanto siamo in grado di vedere, noialtri, ”massa italica” … e purtroppo … pare anche i nostri governanti che sono tutti presi dall’entusiasmo di fare delle riforme. Riforme assolutamente necessarie … ma cribbio facciamole come si deve!

Alla prossima

 

Elena

 

 

 

 

 

Alla prossima

 

Elena