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Giovani e Lavoro in tempo di crisi …

Se le nuove generazioni non trovano un modo serio e sicuro per vivere, che genere di progetti possono avere? Che genere di ripresa economica ci potrà mai essere senza la loro, sacrosanta,  tranquillità economica?  Se non hanno la possibilità di lavorare, sposarsi, metter su casa e famiglia, come pensiamo possa ”ripartire” tutto l’am ba ra dam? Nemmeno lo ”studio” può dar loro un ”futuro sicuro”.

Negli anni di crescita economica, studiare per diventare avvocato, ingegnere, notaio, medico, architetto era una delle ambizioni più grandi. Chi seguiva questi percorsi si smarcava per sempre da un lavoro cosiddetto ”sotto padrone” come quello fatto, magari dal padre, e poteva diventare un libero professionista.
Si trattava di una sorta di percorso che, se effettuato con impegno, era comunque su  ”binari” ben definiti, binari avrebbero portato automaticamente ad un posto di lavoro ben retribuito.
Oggi invece? Oggi nonostante l’impegno, non è detto che il ”posto di lavoro” sia altrettanto gratificante.
Sono moltissime le ”professioni che hanno subito cali a livello economico.
I notai per esempio, nonostante continuino ad essere la categoria meglio pagata hanno subito notevoli ‘perdite’, come si può vedere dalla tabella allegata:

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CALO DEI REDDITI Il confronto dei redditi 2005 e 2015 per i liberi professionisti in base ai dati delle Casse. Per avvocati, agrotecnici e veterinari dato del 2014 (Fonte: VI Rapporto Adepp)

Dopo il periodo delle ”vacche grasse” sono arrivate le ”vacche magre” e, pian piano, i giovani si sono resi conto che le professioni non garantiscono più sicurezza e stabilità. Si è innescato di conseguenza l’abbandono sempre maggiore per una serie di corsi universitari.

Il Miur, sui risultati degli esami di abilitazione per oltre 20 categorie, certifica che i candidati sono calati di quasi un terzo (-31%) in un decennio, dai 79mila del 2006 ai 55mila del 2015, anno in cui i promossi, tra l’altro, sono stati poco più di 42mila, in caduta del 28%.

Una categoria che non risente molto della crisi sono i commercialisti che continuano a guadagnare non male.
Ma, nonostante ciò, in dieci anni i candidati sono scesi del 43,5 per cento. Gli studi già funzionanti non conoscono ”crisi”, e passano magari di padri in figli, ma aprirne di ”nuovi” viene considerato dai giovani un terno al lotto, e come dar loro torto?
Nemmeno gli avvocati sfuggono alla crisi, si registrata tra i loro ranghi una riduzione dei redditi del 14,7%.
Per questo motivo i neo-laureati in giurisprudenza mirano alla Magistratura, unico modo, al giorno d’oggi,  per ”sbarcare il lunario” in tutta sicurezza.
Chissà se con queste ”riduzioni” le casse previdenziali private saranno in grado di continuare a pagare le pensioni? Mah …

E’ quindi sempre più difficile per dei giovani avere delle idee chiare per il loro futuro, questo innesca paura, una paura che blocca le iniziative.

Comunque, se potesse interessare qualcuno, giorni fa avevo bisogno di mettere due ”gommini” ai tacchi di un paio di scarpe. Odio quei ”cosi” di plastica rigida che quando cammini fanno un rumore infernale, quindi sono andata dal ”calzolaio” e ho chiesto di metter due gommini per ”silenziare” la mia camminata.
Naturalmente ho dovuto pagare in anticipo, e sapete quanto ho speso per due gommini delle dimensioni di un paio di alluci?
Ben 17 euro e 50!
Sono rimasta di stucco quando me lo ha detto! Ma vi pare una cifra normale? Comunque … cari giovani, magari invece dell’avvocato o del commercialista, se provaste a fare i calzolai, secondo me guadagnereste molto di più!

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17 euro e 50 per due tacchetti in miserabile gomma! Grrrrr …

Alla prossima
Elena

Notizie sulle pensioni …

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, spiega che il ”nuovo sistema” previdenziale italiano viene imitato in tutto il mondo!  Dice anche che l’Italia sta aiutando la Cina a mettere in piedi un sistema come il nostro!   Non so se rallegrarmi o compatirli i cinesi per questa affermazione di Boeri … l’unica cosa che mi viene in mente … è che spero  paghino bene le nostre consulenze. Abbiamo un ”disperato bisogno di soldi”! 

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Comunque … Boeri sostiene sia necessario rendere il sistema non soltanto finanziariamente, ma anche socialmente sostenibile. Giusto! Il motivo, secondo lui,  è legato ad un tacito ”patto tra generazioni”!  Le persone devono percepire la riforma come equa, viceversa,  rischierebbe di non reggere! E fin qui siamo tutti d’accordo.

Sostiene vi siano ”attacchi” da parte dei Parlamentari … e che la pesantezza degli attacchi,  sia  strettamente proporzionale all’entità dei tagli che il nuovo sistema produce sui loro vitalizi. Secondo Boeri, Brunetta è uno di quelli che si lamenta di più. Ma non si vede perché i ”vitalizi” non debbano essere trattati come le pensioni di tutti gli altri lavoratori. E anche qui siamo tutti d’accordo.

Boeri,  dice che andranno a colpire 230 mila persone! 230 mila su una platea di 16 milioni di pensionati … quindi  poca cosa. Persone che hanno delle pensioni ”alte” e che quindi possono in qualche modo permetterselo!

Questa è una giustificazione un po’ ”barbina” secondo me.  Se uno,  nella propria esistenza lavorativa,  ha ”effettivamente” versato di tasca sua contributi per ricevere una pensione ”alta” … ma perché ridurgliela? Se, detti contributi, fossero stati versati ad un’assicurazione privata, sarebbero stati restituiti in forma pensionistica in proporzione.  Punto! Quindi perché penalizzare chi effettivamente ha versato contributi per ricevere una pensione in proporzione?  Non ha senso e non sarebbe giusto!  Sarebbe bene colpire invece chi ha delle pensioni molto più alte di quelle che sarebbero giustificate alla luce dei contributi che costoro hanno effettivamente versato! Il dramma è che il nostro stato NON è capace di farli questi conti! Quindi fanno prima a dire: ”Sopra questo importo, tagli lineari”! Grrrr …

Boeri segnala anche che ci sono resistenze al cambiamento da parte dei sindacati per cambiare le pensioni dei sindacalisti.  Chi ha fatto la carriera sindacale, in aspettativa e con cariche nel pubblico impiego, aveva delle regole molto vantaggiose. Verso la fine della carriera poteva pagarsi dei contributi molto elevati e poi andare in pensione con delle pensioni molto alte.  Una delle proposte che l’Inps oggi fa è proprio di cambiare questa possibilità. Boeri ha anche sottolineato che la resistenza del sindacato è forte. Ma va? 

Vedremo che cosa combineranno. Un punto fermo, secondo me,  è che NON dovrebbero toccare le pensioni alte, ma giustificate in toto dai contributi versati!  Non ha senso mettere sullo stesso piano pensioni giustificate da contributi versati con pensioni  ”regalate” in quanto con contributi NON coerenti con il loro importo o addirittura mai versati!

Mah … vedremo …

Alla prossima

 

Elena

 

 

Grecia sul filo del rasoio … ma …

… può anche darsi che questo sia un modo per darle uno scossone e farla migliorare!  Le pressioni fatte dall’Europa in fondo non sono proprio tutte negative. Se stiamo a guardare il compromesso onesto e fatto per il bene collettivo non è mai da considerare una perdita di tempo.

Il 30 giugno la Grecia ha promesso che pagherà 1,6 miliardi di euro al Fmi e successivamente, a luglio, un altro rimborso di 3,4 miliardi di euro. Ma … secondo voi ce la faranno? Dove li prenderanno ‘sti soldi? economia-greciaIl partito di Syriza al momento ”tiene” ma se dovessero saltare le linee degli accordi il partito probabilmente si spaccherebbe e andrebbero a nuove elezioni. A chi la vittoria?  Difficilmente sarà la sinistra radicale – in fondo – i sondaggi parlano di greci che non vogliono affatto uscire dall’euro … quindi vincerebbero i moderati con tutti gli annessi e connessi …  tradotto in parole povere significherebbe che nessuno prenderebbe le parti dei più poveri.

I temi più critici della discussione con gli altri paesi europei sono la riforma del mercato del lavoro,  delle pensioni, e la velocità del risanamento dei conti pubblici.

La Grecia ha già liberalizzato considerevolmente il proprio mercato del lavoro che ora, secondo l’Ocse, è persino più flessibile di quello tedesco.

Nonostante questo, le esportazioni, a eccezione del turismo, sono cresciute molto poco, al contrario di altri Paesi del sud Europa. Insomma, è improbabile che sia la scarsa flessibilità del mercato del lavoro a frenare l’economia greca. D’altronde i greci sono famosi nel mondo per essere stati degli ”armatori” navali mica – ad esempio – per la produzione di macchine utensili!

Il sistema pensionistico poi,  un tempo fin troppo generoso, è già stato riformato, creando ovviamente una marea di ”scontenti”.  Saranno necessari altri aggiustamenti/limature ma soprattutto perché i fondi pensionistici con l’economia a picco non hanno  risorse da dedicare alla gestione previdenziale.

Per rendere il sistema sostenibile nel lungo termine bisognerà fare ulteriori ritocchi, tanto più alla luce della recente sentenza di tribunale contro una parte dei tagli. Tuttavia, la via maestra per rendere il sistema pensionistico sostenibile è la crescita economica, non certo altre decurtazioni dei diritti acquisiti, sono già fin troppi i pensionati greci ai limiti di povertà!

L’ostacolo tra la Grecia e la prosperità NON è un’altra pesante riforma del lavoro o altri tagli dei salari per rendere l’economia più ”competitiva” …  e nemmeno un’ulteriore stretta sui conti pubblici o una riforma delle pensioni finalizzate a infondere più fiducia negli investitori. Le vere questioni sul tappeto sono più profonde.  Per sbloccare il potenziale della Grecia, per mettere in moto le sue competenze imprenditoriali e le sue risorse naturali sottoutilizzate, il Paese deve apportare miglioramenti alle istituzioni ”incancrenite” e che vivono di privilegi … che governano la sua economia. Ma dai? Si direbbe quasi che l’Europa sia un pungolo per asportare il ”marcio” …

Come prima cosa Atene deve riformare la pubblica amministrazione, affetta da decenni da scarsa trasparenza, inefficienza e clientelismo. I vari tentativi di riforma che si sono succeduti hanno prodotto scarsi risultati e l’apparato burocratico rimane soggetto a una pesante influenza politica. (Vi ricorda qualcuno? Da noi questi discorsi li facevano Falcone e Borsellino)

Dopo lo scoppio della crisi qualche passo avanti è stato fatto, per esempio nel contrasto alla corruzione, ma l’impulso al cambiamento stava venendo meno già prima che Syriza arrivasse al potere.  Il problema vero è che la riforma delle istituzioni non può avvenire senza un ampio consenso della società greca, dei politici e degli stessi dipendenti pubblici.  Anche in questo caso, ammesso e non concesso che costoro siano disposti a rinunciare ai loro vantaggi,  non sarà facile e ci vorrà tempo. (Sante parole!)

La seconda riforma fondamentale riguarda il sistema giudiziario. Un sistema giudiziario funzionante è il nucleo essenziale di un’economia di mercato: beneficia gli imprenditori, gli investitori, gli esportatori e riduce la disuguaglianza. Attualmente sono necessari 1.580 giorni per far rispettare un contratto in Grecia, secondo l’indagine della Banca mondiale sulla facilità di fare impresa (la media Ocse è di 540 giorni): questo dato colloca la Grecia al 155° posto su 189 paesi del mondo, accanto al Pakistan, al Ciad e all’Italia. (Nelle classifiche dei peggiori noi ci siamo sempre! Sigh … )

La classifica più generale sul grado di legalità stilata dal World Justice Project piazza la Grecia all’ultimo posto fra i Paesi ad alto reddito, appena sopra la Russia. Una riforma della giustizia di solito richiede parecchio tempo, e per condurla in porto serve quindi un ampio sostegno tra le forze politiche e l’opinione pubblica.

Il terzo punto dolente su cui intervenire è l’eccesso di regolamentazione e il coinvolgimento del settore pubblico nei mercati dei prodotti. La regolamentazione serve a far funzionare meglio i mercati dei prodotti e a ridurre al minimo i costi legali, ma può anche essere usata dalle aziende già consolidate per soffocare la concorrenza. I regolati hanno quindi un incentivo a fare pressione sulle autorità perché distorcano la normativa in loro favore.

Alla fin dei fini se guardiamo bene la Grecia ha difetti molto simili ai nostri  … in fondo siamo ”mediterranei”. Per uscire da questo pantano dobbiamo lavorare tanto e tutti assieme. Unica maniera se vogliamo davvero fare il ”salto” da economia ”clientelare” ad economia ”corretta”.

Ma questo non richiede rivoluzioni! Non è necessario, come diceva Di Pietro ”buttar via il bambino con l’acqua sporca”!  Le tanto ammirate ”primavere arabe” alla fin dei fini hanno aperto corridoi di instabilità tali da far prosperare integralisti folli come quelli dell’ISIS.

Per migliorare le cose ci vuole lavoro costante nella giusta direzione e tempo … speriamo in una gioventù onesta e con tanta buona volontà. Il consiglio che vorrei dare ai giovani di oggi è una frase di Amos Oz:

Nel mio mondo la parola compromesso è sinonimo di vita! E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.

Alla prossima

 

Elena

 

 

 

fonte: http://centreforeuropeanreform.blogspot.gr/2015/06/greece-after-deal-work-on-solution.html

 

Non vorrei essere nei panni di Tsipras …

Siamo agli ”sgoccioli” … sul tavolo ci sono due proposte: quella greca, che per Atene contiene il massimo delle concessioni possibili e che i creditori giudicano insufficiente, e quella dei creditori che invece si può ”limare” ancora.

GRECIA-VACANZE-DORATE

Chiedere troppo alla Grecia potrebbe rallentarne il ritorno alla crescita, ma non chiedere niente o non abbastanza avrebbe conseguenze sull’insieme della zona euro – così dicono sia François Hollande che il nostro Padoan. Confronto a ‘sti due Jacques De La Palice era nessuno!

Angelona Merkel invece dice che si lavora a ritmi febbrili, con forti pressioni per trovare un accordo …  mentre il suo ”terribile” ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, è pessimista! Cribbio sarà la ”sedia a ribelle” ma è proprio un ”gufo” questo Signore!

La volontà di tutti quanti è trovare un accordo prima del G7  (quando c’era la Russia si chiamava G8) che si terrà in Baviera, in modo da disinnescare la minaccia di Atene che potrebbe non pagare la rata da 300 milioni di euro al Fondo Monetario Internazionale in assenza di un’intesa. Cosa che – ovviamente –   l’eurozona vuole evitare a tutti i costi! Allo stesso tempo, però, i paesi creditori non intendono cedere troppo nel negoziato. Ad esempio, è escluso che si parli di un taglio del debito, ha sottolineato Schauble! E figuriamici se è d’accordo per una cosa simile!

Draghi, da brava persona,  ha ”aperto” ad Atene, sottolineando che l’obiettivo dovrebbe tenere conto della bassa crescita – se non nulla – della Grecia. Come dargli torto?  Cosa si può pretende da ”uno” che non ha nemmeno più lacrime per piangere?

Distanze restano ancora sulle pensioni, con Tsipras che resiste a qualunque tipo di ulteriore taglio agli stipendi e propone invece di alzare l’età pensionabile?  Che non vuole attuare gli impegni presi dal Governo precedente che consentivano addirittura  licenziamenti di massa. D’altronde Tsipras è stato eletto proprio perché le ”evitasse” queste soluzioni …

Capito che roba? Dopo il regime dittatoriale dei Colonnelli … dal 1974 tra Nuova Democrazia e Pasok hanno governato la Grecia come le ”cicale” e adesso sono costretti ad allinearsi a tutti i costi.

Siamo tutti d’accordo ora che le riforme necessarie, un paese,  le deve fare quando le ”vacche sono grasse” e NON quando sono ”magre”?  Ma …  come mi ha insegnato mia nonna: ”piangere sul latte versato” non serve! Fatto sta che la Grecia adesso si trova nella condizione: ”O mangi ‘sta minestra o salti dalla ”finestra”!

La realtà è che quando hanno preso in prestito il denaro dai Paesi Europei avevan promesso che avrebbero fatto ”tagli draconiani” … ne hanno fatti molti  … e ovviamente … invece di ”ripartire” sono ”affondati” sempre di più. I ”tagli” fatti in periodo di recessione sono inevitabilmente un ”cane che si morde la coda”. Se la gente non ha soldi … non spende e tutto si ferma.

Come far ripartire questa Europa disperata? Mah …

L’unica cosa che so …  e che non vorrei essere Tsipras per tutto l’oro del mondo!

Alla prossima

 

Elena

PENSIONI IN ITALIA … UNA COPERTA TROPPO CORTA …

A proposito della sentenza della Consulta sull’adeguamento rivalutativo delle pensioni, non entro nel merito perché non ne sono ovviamente in grado, ma non posso fare a meno di pensare a ”modo mio”.

Facciamo l’esempio di un capofamiglia proprietario di una piccola azienda che, causa ”crisi”, è costretto ad imporre drastici tagli al ”tenore di vita” a cui sono abituati i componenti della sua famiglia: basta ”colf”  … basta parrucchiere tutte le settimane … basta cellulare ultimo grido … basta scuola ‘privata’ per il rampollo …  basta vacanze all’estero … basta ”golf”.  Moglie e figli , inorriditi, pretendono lo stesso ”trattamento” di quando le ”cose andavano bene” , mentre il capofamiglia vorrebbe invece concentrare il denaro rimasto per pagare gli operai ed eventualmente  investire per sperare di salvare ”baracca a burattini”.

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Adesso proviamo a ribaltare il tutto su scala maggiore … e parliamo di Italia.

I ”diritti acquisiti” non si devono toccare …  ma …  bisognerebbe arrendersi, o perlomeno, fare i contro con la triste realtà.  Nel dopoguerra, in Italia eravamo 45 milioni … adesso siamo più di  61 milioni!

Dopo la seconda guerra mondiale tutto doveva essere ricostruito. L’economia cresceva a ritmi vertiginosi, Tutti dovevano comprarsi il frigo, la lavatrice, il televisore, l’automobile, la casa e l’occupazione a tempo indeterminato cresceva a vista d’occhio. Frotte di contadini abbandonavano, con pochi rimorsi,  le loro terre al Sud, cercando un lavoro meno ”faticoso” nelle fabbriche del Nord.  Questo numero impressionante di lavoratori alimentava il monte ore contributivo!

C’erano all’epoca più lavoratori che pensionati, i soli metalmeccanici  erano una marea, con una capacità di ”pressione” politica non indifferente, e la ”speranza di vita” era di 69 anni e non di 82 come ai giorni nostri.

Quelle cifre rendevano ovviamente sostenibile un sistema pensionistico che oggi non lo è più. Inutile girare la frittata, questa è la triste realtà.

All’epoca  il nostro PIL cresceva costantemente, quindi si dava per scontato che le cose sarebbero destinate ad andare ”sempre meglio”! Ebbene ci siamo ”crogiolati” in qualche cosa di ”effimero”, non abbiamo fatto i conti con il mondo che cambia. Un mondo che, con tutte le storture tipiche dell’essere umano, va comunque avanti. Siamo ‘onesti’ noialtri siamo più ”cicale” che ”formiche”!

Mentre noi ”crescevamo” … ci compravamo casa e facevamo studiare i nostri figli … in Cina morivano letteralmente di fame. E le contadine cinesi, quando mettevano al mondo una ”femmina” la uccidevano perché ”braccia non abbastanza forti per l’agricoltura”! Cosa tra l’altro che avveniva anche da noi in un passato non troppo remoto.

Quando ”crescevamo” ci siamo potuti permettere uno dei sistemi ”sanitari” migliori al mondo e oggi non possiamo più permettercelo …

Bisogna rivedere alcune cose visto che comunque, la ”coperta” è sempre solo una.  La pensione in molti altri Stati europei da moltissimo tempo è integrata dai fondi privati … noi non siamo stati capaci nemmeno di far quello. Nè imprenditoria, né sindacati si sono sforzati, all’epoca delle ”vacche grasse” per spingere in tale direzione … oggi ne paghiamo le conseguenze.

Quanti sono oggi quelli in pensione grazie ad un sistema contributivo misto? Vale a dire parte retributivo e parte contributivo? Ebbene queste persone se dovessero fare i calcoli rispetto ai soli contributi effettivamente versati si accerterebbero di prendere magari 400 euro in più al mese  rispetto a quello che veramente gli spetta!

Tutti sappiamo che per anni gli statali sono andati in pensione con 15 anni sei mesi ed un giorno … e se per caso erano donne che mettevano al mondo tre o quattro figli … bè a lavorare ci sono andate proprio ”pochino” … ma la pensione la prendevano/prendono ugualmente.

Continuiamo a parlare di ”Stato” come se fosse un qualche cosa di estraneo dalla nostra realtà.  Ebbene dobbiamo imparare a cambiare mentalità. Lo Stato siamo ”noi”!  Continuiamo ad insistere affinchè cessi la collusione con la malavita organizzata, affinché cessino i privilegi economici di alcuni/troppi politici … continuiamo ad insistere affinché la politica NON diventi semplicemente ”un lavoro sicuro per qualcuno” protratto negli anni …  pretendiamo trasparenza ed onestà!  Ma … non smettiamo di tenere i piedi per terra.

Alla prossima

 

Elena

 

Rinuncia all’adeguamento pensionistico:http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/rinuncia-allaumento-della-pensionesono-di-una-generazione-fortunata_1121003_11/

STOP PENSIONI/VITALIZI AI CONDANNATI …

 Era ora!  Le delibere approvate dagli uffici di presidenza di Camera e Senato prevedono lo stop ai vitalizi e alle pensioni degli ex parlamentari condannati a più di due anni di reclusione per reati di particolare gravità, come quelli di mafia, terrorismo o contro la pubblica amministrazione o per reati comuni che prevedano una pena non inferiore, nel massimo previsto dal regolamento  a sei anni.

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Ecco alcuni degli ex parlamentari che rischiano …

Marcello Dell’Utri condannato in Cassazione a 7 ani di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, percepisce un assegno mensile di 4.985 euro

Silvio Berlusconi – Il leader di Forza Italia è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione (tre coperti da indulto) per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Secondo una ricostruzione effettuata dall’Italia dei valori, percepisce un vitalizio da 8mila euro.

Cesare Previti – per anni legale di Silvio Berlusconi e parlamentare di Forza Italia, è stato condannato per corruzione in atti giudiziari . Il suo vitalizio ammonta a 4.235 euro.

Toni Negri – Filosofo, tra i fondatori di Potere operaio, poi esponente di spicco di Autonomia, è stato condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione per complicità con le Brigate Rosse. Eletto deputato con i Radicali nel 1983, percepisce un vitalizio di 2.000 euro al mese.

Arnaldo Forlani – ex esponente della Dc, una volta premier e due volte ministro,  è stato condannato in via definitiva a due anni e quattro mesi di reclusione per finanziamento illecito nell’affare Enimont. Percepisce un vitalizio di 6.062 euro mensili.

Giuseppe Ciarrapico – imprenditore,  editore, ex presidente della As Roma ed ex senatore del Popolo delle libertà, è stato condannato in via definitiva a tre anni di reclusione per truffa per aver indebitamente ottenuto dal dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio 20 milioni di euro a titolo di sovvenzione fino al 2010. Il suo vitalizio ammonta a 1.824 euro.

Massimo Abbatanagelo – ex parlamentare del Msi,  è stato condannato a sei anni di reclusione per detenzione di esplosivo nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta per la strage del Rapido 904 Napoli-Milano avvenuta nel 1984. Il suo vitalizio ammonta a 4.000 euro.

Considerando che le ”bacchette magiche” non esistono e che Camera e Senato si ”autoregolano” … il passo avanti fatto  è buono.

L’opinione pubblica non deve mollare e dobbiamo tutti continuare ad alitare sul collo, a chi di dovere, affinché si ristabilisca la ”decenza” nel nostro Paese.

Non dobbiamo dimenticare che conviviamo con Mafia, Camorra, Sacra Corona Unita e ‘Ndrangheta, e che costoro non sono certo ”facili da gestire” … ma noi ”siamo ”tosti”!

Questa dell’abolizione dei vitalizi ai condannati – con tutte le ”eccezioni” del caso –   checchè se ne dica non è comunque una vittoria di Pirro!

Alla prossima

 

Elena

 

 

Dettaglio voto dei partiti a Camera e Senato:

Alla Camera approvata la delibera per stop vitalizio agli ex deputati condannati per reati gravi.

A favore: Pd, Sel, Scelta Civica, Fratelli d’Italia e Lega. Non hanno partecipato al voto:  M5S e Ap. (Area Popolare) e Forza Italia

Al Senato approvata la stessa delibera:

Hanno votato a favore:  Pd, Sel, Scelta Civica, Fratelli d’Italia e Lega. Hanno votato contro: M5s e Gal (Grandi Autonomie e Libertà)  Non ha partecipato al voto Forza Italia