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M5S e … il ”reddito di cittadinanza” …

Il movimento 5 Stelle sbandiera ovunque il suo  ”reddito di cittadinanza”  però quando vengono loro chieste delucidazione sulle eventuali coperture … salta fuori che in realtà si sta parlando di  “sussidio di disoccupazione“! Ma cribbio … c’è una bella differenza …

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Proviamo un po’ a cercare di districare ‘sta matassa … che la confusione è grande. Allora … cercando in rete ecco che cosa ho trovato:

  • il salario minimo è una garanzia di reddito per lavoratori. Serve a ridurre il rischio di sfruttamento subito dal lavoratore.
  • il reddito di cittadinanza è una remunerazione per tutti, lavoratori e non, ricchi e poveri. In pratica è: ”visto che sei sulla faccia della terra io Stato ti dò un tot a prescindere’!
  • il reddito minimo garantito è uno strumento per indigenti e non lavoratori. Serve a dare un aiuto a chi non lavora e non ha niente .
  • il sussidio di disoccupazione è uno strumento per ex-lavoratori. Serve a sostenere il tenore di vita di chi ha perso il lavoro …

Parlare di quanto sopra come se fossero la stessa cosa … serve solo a far confusione e noi di confusione nella testa ne abbiamo già una ”cosa che va bene” .

Dunque vediamo di capire che cosa sono ‘ste cose e che cosa significano:

Il salario minimo – Dall’inizio della crisi economica e finanziaria nel 2008 la situazione nei mercati del lavoro in Europa è peggiorata progressivamente: dopo aver toccato un minimo storico del 7,2% nel febbraio del 2008, il tasso di disoccupazione è salito fino all’11,7%. Tutelare quella che sta diventando  sempre più una élite (i lavoratori) con una garanzia di salario minimo non impatterebbe sui bilanci pubblici in modo diretto in quanto lo Stato non concede un bel niente, semplicemente impone ai datori di lavoro di garantire dei livelli salariali minimi. Il divario di condizioni fra i lavoratori giovani e quelli più anziani è consistente. Inoltre i lavoratori più giovani, visto che hanno contratti meno tutelati ed occupano spesso posizioni temporanee sono più facili da licenziare. L’introduzione di un salario minimo interverrebbe in questa direzione, ma potrebbe anche aumentare le difficoltà di trovare lavoro per i giovani (o peggio incentivare il lavoro in nero). Viene proposta da alcune parti politiche (quelle di ispirazione liberista) la ricetta di allentare le normative a tutela del posto di lavoro e la rimozione delle rigidità nelle retribuzioni: lo scopo è di accrescere la flessibilità salariale per facilitare l’accesso al mercato di nuovi lavoratori, in particolare di lavoratori più giovani.

Questo significherebbe alla fin dei fini ”la rimozione di diritti acquisiti”!  Questo ovviamente è ingiusto per chi si trova dal lato di chi pensa di averli acquisiti e si scoccia che gli vengano sottratti. Ma se la torta continua a  ridursi … O riduci le dimensioni delle fette … o qualcuno rimane con il piatto vuoto …

Reddito di cittadinanza – E’ certamente la riforma più costosa ed ambiziosa. Secondo la proposta lanciata in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle andrebbe  garantito un reddito di cittadinanza da 1000€ al mese ad ogni cittadino maggiorenne, indipendentemente dal suo reddito, cognome o patrimonio, ma verrebbe erogato secondo il principio della sola cittadinanza. Il difetto è il costo enorme che avrebbe: come garantire 1.000 euro al mese ad una cinquantina di milioni di cittadini? Altro che riduzione delle Auto blu e delle pensioni …

Reddito minimo garantito – Una forma di sussidio di sussistenza più gestibile, in termini di costi per lo Stato, è quella del reddito minimo garantito: una provvista economica da riconoscere a coloro che NON hanno un patrimonio e NON hanno un reddito da lavoro. Questa soluzione offre al cittadino l’opportunità di contrattare condizioni più dignitose con i datori di lavoro … ma contemporaneamente costituisce però un incentivo a non cercarlo un lavoro … ma ad arrangiarsi con ”lavoretti in nero” per arrotondare. Finanziare questo tipo di intervento da parte dello Stato dovrebbe essere più accessibile, soprattutto se entrasse nel ”calderone” di quanto già erogato oggi per indennità varie: invalidità, pensioni sociali minime,  accompagnamento.

Sussidio di disoccupazione – Per una “rimessa in funzione” del mercato del lavoro una delle priorità dovrebbero essere politiche attive per aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.  La cassa integrazione di oggi più che una tutela mantiene il lavoratore legato ad una posizione inattiva per anni, senza lasciargli la libertà di rimettersi realmente in gioco.  Sostituire la cassa integrazione con un sussidio di disoccupazione abbinato a piani di formazione per il reinserimento al lavoro sarebbe una riforma gestibile anche in  tempi di  ”vacche magre” come questi.

Cribbio siamo o no una Repubblica democratica fondata sul lavoro? 

Quindi ok al sussidio di disoccupazione, ben venga!

Ma per favore … non chiamatelo più ”reddito di cittadinanza”! Chiamarlo in questo modo  è solo l’ennesimo ”slogan” diretto alla pancia della gente, per ottenere voti e andare al ”cadreghino” da soli! 

Meditiamo gente meditiamo …

alla prossima

 

Elena

 

 

il sussidio come esiste oggi: http://www.sussidiodisoccupazione.com