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Salta il tetto agli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato …

… ma solo per questa legislatura, che praticamente è finita. Chiariamo meglio…

Con il primo dell’anno alla Camera dei deputati (e per analogia anche in Senato) si è dissolto il tetto agli stipendi dei dipendenti introdotto nel 2014 dal Governo Renzi.
Il taglio avrebbe dovuto diventare strutturale e produrre ben 23,4 milioni di euro di risparmi solo a Montecitorio, ma la pioggia di ricorsi dei dipendenti che ha inondato la Commissione giurisdizionale interna ha fatto sì che si tornasse al vecchio sistema.
E così in ossequio agli orientamenti della Corte costituzionale, che in queste materie ammette ‘’solo’’ interventi temporanei, saltano tetti e sottotetti di reddito e tornano i vecchi scaglioni di anzianità con progressioni sino a fine carriera. Festeggia anche la Regione Lazio, dove salta (almeno per il momento) il prelievo sui vitalizi dei consiglieri, ed in Sicilia. Anche qui con l’anno nuovo è saltato il tetto dei 240mila euro imposto ai dipendenti dell’Ars.

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La legge voluta da Renzi è saltata adesso, perchè?

Perchè i tagli deliberati dalla Camera a settembre 2014 sono andati a sbattere  contro la Commissione giurisdizionale per il personale della stessa Camera che – accogliendo i ricorsi di un sindacato e di diversi dipendenti – ha stabilito che se proprio doveva esserci un taglio avrebbe dovuto esser solo temporaneo, valido cioè per soli tre anni. Ecco perché il 31 dicembre 2017, senza una proroga, le riduzioni sono saltate e si tornerà ai magnifici stipendi di cui godono costoro, dal barbiere all’economo!
La Commissione giurisdizionale per il personale aveva decretato che la temporaneità delle riduzioni coincidesse con la scadenza della legislatura. Il che significa che “il nuovo eventuale tetto dovrà essere stabilito dall’Ufficio di Presidenza della prossima: l’attuale è, di fatto, impedito a farlo da questa pronuncia”.
Circostanza che rende inesatto dire che “la Camera ripristina gli stipendi”, come si è letto dappertutto. A deciderlo infatti spetterà ai prossimi organismi politici che la guideranno. Cioè, tanto per capirci, a CHI vincerà le prossime elezioni.
Quindi ‘’calma e gesso’’ e non cavalchiamo la notizia come al solito senza ragionare. A marzo 2018, chi vincerà le elezioni potrà ripristinare o reintrodurre nuovamente i tetti.
Non dimentichiamo che il popolo tra Gesù e Barabba non ebbe dubbi su chi scegliere! Ma tutti sappiamo che fu una scelta un pò becera no?

Alla prossima

Elena

 

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Questi erano i ‘’tetti’’:

per la qualifica più alta, quella dei consiglieri, era adottato un tetto allo stipendio già introdotto per la pubblica amministrazione, di 240 mila euro al netto degli oneri contributivi. A seguire, gli stenografi con 170 mila euro, i documentaristi con 160 mila, i segretari e i coadiutori con 115 mila, i collaboratori tecnici con 106 mila e infine gli assistenti parlamentari, cioè i commessi, che avevano un tetto pari a 99 mila euro.  Inoltre, provate un pò ad informarvi autonomamente in che cosa consiste il concorso per un ”valletto” alla Camera o al Senato. Se volete ve lo anticipo io, deve avere delle conoscenze molto, ma molto più alte di tanti deputati e senatori.  Senza contare quello che devono sapere i ”famosi tecnici” che scrivono le leggi per degli incapaci che non hanno nemmeno gli strumenti per leggerle!

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ps: conosco personalmente un bravissimo notaio che non è riuscito a superare l’esame per diventare ”valletto” alla camera … vedete un pò voi … 🙂
fonte: http://www.lastampa.it/2018/01/06/italia/cronache/via-i-tagli-a-stipendi-e-vitalizi-ecco-la-rivincita-della-casta-iplElz54Q3visc0YIRtf1K/pagina.html