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Strage di Capaci … abbiamo risolto ”tutto”?

Strage di Capaci …

Tutti ormai conosciamo la tragedia del 23 maggio del 1992.  Giovanni Falcone, di ritorno da Roma, era atterrato all’aeroporto Punta Raisi (°) e stava tornando a Palermo.  400 chili di tritolo misero fine alla sua esistenza facendo saltare per aria la vettura da lui guidata più le due auto della scorta.

la scia di morte di 400 chili di tritolo …

Oltre al magistrato, morirono sua moglie, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

L’ idea che possano esser morti nel nome degli ”affari” fa venir la pelle d’oca …

La sera stessa dell’attentato, nel carcere dell’Ucciardone, i mafiosi festeggiarono felici.

Innumerevoli processi videro condannare all’ergastolo componenti di Cosa Nostra.

Nel 1988 si parlò anche di ‘’mandati occulti’ e vennero iscritti nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sotto le sigle “Alfa” e “Beta” per concorso in strage, soprattutto in seguito alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi.
Nel 2002 il GIP (Giudice Indagini Preliminari) di Caltanissetta archiviò l’inchiesta su “Alfa” e “Beta” sostenendo che non si erano trovati riscontri che confermassero le dichiarazioni del Cancemi.
Ulteriori ricerche su ‘’mandati occulti’’ continuarono fino a che nel 2013 la Procura di Caltanissetta archiviò definitivamente l’inchiesta sui “mandanti occulti” poiché le indagini non avevano trovato ulteriori risultati investigativi.

Nel 2013,  durante un’intervista al Giornale di Sicilia, Sergio Lari procuratore di Caltanissetta, disse: ‘’Da questa indagine non emerge la partecipazione alla strage di Capaci di soggetti esterni a Cosa nostra. La mafia non prende ordini e dall’inchiesta non vengono fuori mandanti esterni. Possono esserci soggetti che hanno stretto alleanze con Cosa nostra ed alcune presenze inquietanti sono emerse nell’inchiesta sull’eccidio di Via D’Amelio: ma in questa indagine non posso parlare di mandanti esterni”.

Quante parole … quanti discorsi … quanti processi … quanti sospetti … quante allusioni … quante speranze deluse … quanta voglia di ‘’verità’’ … quante domande senza risposte … quanta ‘’omertà’’ …

Ricordiamo solo che Giovanni Falcone indagava sul sistema ”mafia-appalti”. E ricordiamo anche le parole di quell’orribile personaggio che fu Giulio Andreotti: ”A pensar male si fa peccato è vero … ma quasi sempre si indovina”!

Oggi noi ricordiamo la strage con il dovuto rispetto nei confronti del Magistrato, di sua moglie e dei poliziotti che sono morti con lui, ma … non dimentichiamo che la mafia, sarà anche vero che non prende ordini da nessuno … ma di sicuro ha bisogno di ‘fare affari’’ … ma … con chi?

Con ”chi” ha un concetto di appalto ”malato”? Con chi considera un lavoro solo in termini di guadagno a breve termine? La mafia fa una pessima selezione della categoria imprenditoriale, infatti la malavita seleziona non il più bravo ma il più ”colluso”! Ovvio che a lungo termine una selezione simile sia ”perdente”! Inutile dire che questa”perdita” ricade su tutti noialtri.  Quindi noi dobbiamo incidere nel nostro DNA che i lavori si fanno bene e con un occhio al futuro dei nostri figli … non al ”prendi i soldi e scappa”! Costoro tra l’altro quando dispongono di ”denaro” non lo reinvestono a favore della collettività ma preferiscono i giochi della finanza!

Detto questo, visto che la malavita si infiltra ovunque, non è che noialtri si debba dire NO a tutto per paura di inflazioni malavitose.    Se si parte da questo concetto allora non si devono più fare scuole, asili, ospedali, strade, case …

Noi dobbiamo ”monitorare” affinché le cose vengano fatte bene. Saremo capaci di farlo? Se si … sarebbe la miglior maniera per onorare la memoria di persone come Giovanni Falcone!

Alla prossima

Elena

 

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(°) dopo la morte di Falcone e Borsellino l’aeroporto di Punta Raisi venne chiamato con il loro nome. Non ho mai capito se questo è stato fatto per ‘’onorarli’’ o per ‘’ricordare’’ a tutti che con i ‘’costruttori’’ e con gli ‘’appaltatori’’ dei LLPP e non solo non si deve né ‘’scherzare’’ … né troppo ‘’indagare’’.
Articolo correlato:
http://cosamipassaperlatesta.myblog.it/2015/05/22/1401/

23 MAGGIO 1992 – STRAGE DI CAPACI …

23 anni fa … il 23 maggio del 1992,  in località Capaci, sull’autostrada che dall’Aeroporto conduce a Palermo veniva ucciso il giudice Giovanni Falcone assieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta:  Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Per ricordare quella orribile strage proviamo a leggere: ”Cose di cosa nostra” – un libro scritto da Giovanni Falcone in collaborazione con la giornalista francese Marcelle Padovani .

CoseDiCosaNostra

Nel libro ricorrono frasi come: ”Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno”, oppure:  ”In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”.

Oggi, a distanza di 23 anni, ci sono milioni di italiani e un pugno di magistrati che si domandano se ci fu una parte ”marcia” dello  Stato, che non riuscì o non volle proteggere Falcone e, con lui, altri Servitori dello Stato che prima e dopo quella strage lasceranno le loro vite sul terreno della incompiuta democrazia italiana.

La lettura di questo libro rappresenta la presa di coscienza del fatto che sono ancora diversi i Servitori dello Stato che vengono lasciati soli o che, entrati in giochi troppo grandi per senso della giustizia o del dovere e della lealtà alle Istituzioni e al popolo italiano, vengono ancora lasciati soli.

Un abbandono che vuol dire essere nudi di fronte ai rischi della delegittimazione (la cui onta lo stesso Falcone ha dovuto affrontare), che giunge sempre prima della morte fisica ed è comunque più mortale, perché ricevuta in vita e, non di rado, da chi ti respira a fianco.

Questo volume dalla prima all’ultima pagina, è un manuale di formazione e informazione sulla legalità al quale non si può e non si deve rinunciare. Nel libro, da respirare pagina dopo pagina, l’attenzione si posa sul capitolo delle contiguità che hanno sempre pervaso Cosa nostra, che si è sempre abilmente mescolata o confusa nella società con le sue reti invisibili, oggi sempre più raffinate.

Non è un caso che quel capitolo si chiuda così: ”Ma la mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della collettività civile e a vantaggio solo dei suoi membri. Mostra così il suo vero volto e si rivela per una delle maggiori mistificazioni della storia del mezzogiorno d’Italia, per dirla con lo storico inglese Denis Mack Smith. Non frutto abnorme del solo sottosviluppo economico ma prodotto delle distorsioni dello sviluppo stesso. A volte articolazione del potere, a volte antitesi dello Stato dominatore. E, comunque, sempre un alibi”.

Come un alibi è quello dietro il quale si nasconde chi, per non guardare in faccia il male assoluto delle mafie, si volta dall’altra parte.

Meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

 

Elena