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Legge elettorale italiana. Ma … più astrusa no?

A volte mi chiedo: ‘’Ma siamo noi cittadini, ignoranti come delle scarpe, o veramente le leggi elettorali sono arzigogolate e complicate? Ma perché mai deve esser tutto così macchinoso?
Se queste sono le leggi elettorali, che tutto sommato trattano solo un problema di rappresentanza, non oso pensare a che cosa possano essere le leggi che dovrebbero permettere, alla ‘’macchina stato’’, di correre in maniera fluida ed efficiente.

Ma cerchiamo di fare un pò di chiarezza sulla legge elettorale visto che nuovamente ne stanno parlando i nostri ‘’eroi’’ al Governo.

Vediamo prima di tutto quali sono i sistemi elettorali in Europa:

Francia – maggioritario a doppio turno
La forma di governo è semi-presidenziale. Il popolo elegge direttamente l’assemblea nazionale ed il presidente della Repubblica.

Regno Unito – maggioritario a turno unico
Il parlamento è composto dalla Corona e dalla Camera dei Comuni e dalla Camera del Lords.

Spagna – proporzionale a liste bloccate
Al parlamento spagnolo spetta l’esercizio della potestà legislativa. E’ formato da due Camere: il congresso dei deputati e il Senato.

Germania – sistema misto
Il Bundestag (detta la Dieta federale) è il parlamento nazionale della repubblica federale tedesca.

Svizzera – sistema proporzionale
Il consiglio nazionale è eletto secondo il sistema proporzionale. Ogni partito ha diritto ad un numero di seggi proporzionale alla sua forza numerica.

Polonia – proporzionale con soglia
Il potere legislativo è esercitata sia dal governo che dalle due camere del parlamento, Sejm e Senato.

Grecia – proporzionale ‘’rinforzato’’
Il parlamento ellenico è un’istituzione monocamerale costituita da 300 deputati eletti a suffragio universale.

Italia: Rosatellum – misto a separazione completa in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento.

Adesso vediamo un pò quale è stata la ‘’Storia alla legislazione elettorale italiana’’, così tanto per cercare di chiarirci un pò le idee, cosa non facile.

1861 – Sistema maggioritario uninominale a doppio turno. In ogni collegio elettorale accedevano al ballottaggio i due candidati che al primo turno avevo ottenuto più voti. (e fin qui mi sembra una cosa semplice e compensibile)

1919 – Sistema proporzionale puro. Era basato su 54 circoscrizioni ciascun collegio eleggeva da 5 a 20 deputati. (e fin qui mi sembra una cosa semplice e compensibile)

1946 – Legge proporzionale classica. Per l’elezione della camera il territorio era diviso in 32 circoscrizioni plurinominali con un numero di seggi variabile a seconda della popolazione; ogni elettore aveva a disposizione massimo *4 voti di preferenza. Il sistema elettorale per il Senato conteneva dei correttivi in senso maggioritario pur mantenendosi largamente proporzionale.
* Voto espresso da un elettore per un candidato all’interno di una lista elettorale.

1993 – Con il Mattarellum (detto anche Minotauro) si introduce un sistema elettorale ibrido:
– maggioritario uninominale a turno unico per i 3/4 dei seggi del Senato ed i 3/4 dei seggi della Camera:
– ripescaggio proporzionale dei più votati fa i candidati non eletti per l’assegnazione del rimantenente 25% dei seggi del Senato;
– proporzionale con liste bloccate e soglia di sbarramento al 4% per il rimanente 25% dei seggi della Camera.

2005 Il ‘’Porcellum’’ legge Calderoli
sistema proporzionale corretto con un cospicuo premio di maggioranza – attribuito su base regionale al Senato e diverse clausole di accesso; la formulazione originaria della normativa non consentiva il voto di preferenza. Nel 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di parte della legge, in riferimento al premio di maggioranza e all’eccessiva lunghezza delle liste bloccate.

2015 l’Italicum – La legge, mai usata, prevede un meccanismo proporzionale con sbarramento al 3%.  Con il ballottaggio tra le due liste che prendono più voti ed un premio di maggioranza per la forza politica che raggiunge il 40% . La lista vincitrice avrebbe infatti avuto diritto ad almeno 340 deputati, pari al 54% degli scranni della Camera, qualora avesse conseguito una percentuale non inferiore al 40% dei consensi in ambito nazionale. il numero dei seggi assegnati a ciascun partito sarebbe stato determinato sulla base dei suffragi ottenuti sul territorio nazionale.

2017 – La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il turno di ballottaggio, lasciando il **premio di maggioranza per la lista che dovesse ottenere il 40% al 1° (e quindi unico) uno. Il sistema elettorale per la Camera diventa un sistema proporzionale a correzione maggioritaria.

** indica l’incremento del numero di seggi spettanti alla lista o alla coalizione elettorale vincente.

2017 – entra in vigore il Rosatellum – un sistema elettorale misto a separazione completa in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento. Le candidature per quest’ultima componente sono presentate nell’ambito di collegi plurinominali a ognuno dei quali spetta un numero prefissato di seggi; l’elettore non dispone del voto di preferenza né del voto disgiunto.
La Costituzione stabilisce altresì che dodici deputati e sei senatori debbano essere prescelti dai cittadini italiani residenti all’estero.

A cosa serve la Corte Costituzionale?
Verifica se: gli atti legislativi sono ‘’costituzionali’’. Le leggi vengono dichiarate ‘’incostituzionali’’ perché non rispettano le norme contenute nella Costituzione.
E’ composta da 15 giudici nominati da:
1/3 dal Presidente della Repubblica
1/3 dal Parlamento
1/3 Magistrature

Viene spontanea la domanda: ‘’Ma … la legge elettorale è fatta in modo tale da far governare chi vince o è fatta in modo tale che vincano tutti e nessuno governi? Mah …

Alla prossima

Elena

.-.-.-.-.
Fonte: Facoltà di Scienze Politiche Niccolò Cusano e Wikipedia

Azione, il nuovo partito di Calenda. Ma …

Pensierino del mattino …
Il partito di Calenda, ‘’Azione’’, sarà con i suoi aderenti in 150 piazze italiane da venerdì a domenica.
Nata da pochissimo ha già 15 mila iscritti e queste piazze dovrebbero esser un modo per incrementare le iscrizioni.
La parola d’ordine di Calenda è: ‘’Non ci può essere un cambiamento dello Stato se non ci sarà un cambiamento nel modo in cui i cittadini si relazionano alla politica. Prima di tutto smettendo di affidarci, come criceti su una ruota, a politici “eco” che ripetono solo i problemi, senza spiegare come risolverli’’. E poi aggiunge: ‘’Entra in Azione per dimostrare che l’Italia è più forte di chi la vuole debole’’.
Come non essere d’accordo? Ma … ci sono dei ma.
Sono stata a suo tempo una degli amministratori del PV e non vi sto a dire le discussioni per trovare, tra noi simpatizzanti, un minimo di condivisione. Credo la stessa cosa stia succedendo per le Sardine.
Pur di non perdere di vista l’obiettivo primario del PVT, che era all’epoca quello di monitorare e di indignarci per quel che combinava lo gnomolaccatodibiaccamarroneintesta, ho lasciato, anche perché ero in minoranza, che si fondasse una strana associazione, voluta da gente che apparteneva ai sindacati. Non mi candidai lasciando ad ‘’altri attivisti’’ le cariche di Presidente, Vice Presidente, amministratori, etc. Credevo che, finalmente diventati dei ‘’personaggi importanti’’, si focalizzassero sui problemi seri, invece? Invece io attivista della primissima ora fui all’epoca, su pressione dei nuovi ‘’eletti’’, estromessa dalla pagina fb con la scusa che ero troppo ‘’invadente’’. E niente … siamo così.
In ogni nuovo partito/movimento che nasce c’è sempre qualche cosa che ‘’divide’’. Anche perché i movimenti sono talmente trasversali che dentro i loro contenitori c’è di tutto di più e, trovare una quadra, è difficilissimo.
Quel che dice Calenda è giusto, dobbiamo smettere di subire la politica ed alitare sul collo a chi di dovere, ma è necessario fondare un partito per farlo? Un altro partito? Ancora?
Le sardine in fondo si ripromettono di fare politica attiva senza peraltro fondare un partito ma cercando di creare ‘’massa informata’’ che vota!
Un Popolo informato otterrà migliori risultati rispetto ad un ‘’popollo’’ che segue come un criceto slogan populisti che mirano al mero consenso di chi li lancia.
Bisogna diventare popolo informato che non delega ad occhi chiusi ma che pretende esponenti politici degni di tale nome. Il popolo informato deve scendere in piazza, organizzato e corretto senza vandalizzare nulla, ma con immensi numeri se vuole far pressione! E comunque, fermo restando il fatto che il suffragio debba essere universale NON devono esser universali le candidature. Abbiamo bisogno di persone capaci e preparate che agiscano per la collettività e non ‘’pro domo’’ loro.
Questo se ci pensate bene è il motivo per cui, tutto sommato, ci piace Conte. Ci sembra finalmente uno preparato. Conte ha cultura, è paziente, cerca di mediare, non fa ‘’politica’’ mirante al consenso ma sta cercando di capire come risolvere i problemi, chiamando all’appello, negli Stati Generali, i rappresentanti del tessuto economico del Paese tutto.
Quando ha accettato ‘sto ‘’posto di lavoro’’ non si sarebbe mai immaginato di dover gestire la più grande pandemia mondiale e la più grande crisi economica dal ’29! Eppure non ha ha buttato la spugna.
Ma … sapete perché Conte ci sembra il ‘’sale sulla terra’’? Un pò perché ha uno ‘’spin doctor come Casalino, (sul quale stendo un velo pietoso dal punto di vista umano) ma soprattutto perché Conte è circondato dal ‘’nulla’’!
Noialtri, con il nostro disinteresse di popolo abbiamo permesso che su quegli scranni ci andassero degli emeriti cretini. Degli incapaci che hanno trovato un buon sistema per campare. Un tempo si entrava in banca e ci si sistemava oggi entrano in politica.
Mi fa rabbia il pensare che oggigiorno la Lega, nelle intenzioni di voto, risulti esser il primo partito italiano mentre a ‘’sinistra’’ sorgono come funghi partitini che raccoglieranno percentuali da prefisso telefonico assolutamente inutili per risolvere i guai che ci attanagliano.
I ‘’distinguo’’ sono il nostro forte, in fondo siamo un popolo di artisti, ma a furia di ‘’distinguo’’ si perde d’occhio l’obiettivo fondamentale e ci si perde come al solito in mille rivoli inconcludenti. Se invece di fondar partiti la sinistra si mettesse assieme, dimostrando di esser capace di mediare e trovare una quadra forse le cose migliorerebbero ma … soprattutto arriverebbe al 28,5%.

Alla prossima

Elena

Perchè l’Olanda si e … l’Italia no?

Pensierino del mattino:
E dopo tanto ‘’can can’’ hanno trovato una ‘’quadra’’ con la Fiat e le danno il danaro di cui ha bisogno.  Il M5S si rifiutava di dare quattrini ad un’Azienda che ha gran parte della produzione negli USA, ha la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda!

In effetti da un lato fa un pò strano ”aiutare” un’azienda simile che in Italia ormai non ha più chissà che cosa. Ma … nonostante tutto, possiamo davvero permetterci di ‘’perdere’’ definitivamente la Fiat? Naaaaa … ecco quindi che verrà ”auiutata” come quelli che sono rimasti in Italia.
Fermo restando il fatto che, per darci una parvenza di credibilità, si è preteso da Fiat che i fondi, 6,3 miliardi, erogati da Intesa Sanpaolo e parzialmente garantiti da Sace, saranno usati ”esclusivamente” in Italia per attività produttive e industriali di FCA Italy e ripagati con gli interessi entro 3 anni.
D’altronde dovremmo anche chiederci il motivo per cui Aziende come la Fiat, e tantissime altre, se ne vanno a mettere le sedi, legali e fiscali all’estero. O No?
Perché mai il nostro sistema è così ‘’penalizzante’’? Facciamoci una domanda e diamoci una risposta. Nessuno al mondo ci obbliga a perseverare con il nostro sistema invece di imitare quello olandese … o no?
Come mai in Europa emergono così grandi differenze tra i Paesi che usano più di altri la leva fiscale per attirare le multinazionali?
Quindi, visto che altri Paesi riescono, nell’ambito della stessa Europa ad adottare sistemi più ‘’attiranti’’ per le imprese,  i casi sono solo due: ‘’O siamo scemi … o siamo scemi’’!

Alla prossima

 

Elena

Pandemia, molti se la prendono con Conte, ma …

Pensierino del mattino …

Sono in molti a lamentarsi del fatto che ci sia Conte a gestire questa emergenza.

Un’emergenza dovuta ad una  pandemia mondiale che genera, a sua volta, una crisi economica peggiore di quella del ’29.

Sono più che sicura che nemmeno a Conte, questa situazione piaccia, e penso fosse lontano anni luce, quando ha accettato il ‘’posto di lavoro’’, dall’immaginare che ‘sta rogna gli sarebbe capitata tra capo e collo.

Detto questo, rimango allibita quando sento dire: ‘’Noi italiani ci meritiamo di meglio’’! Mi spiace ma non credo proprio che noi italiani ci si meriti di meglio! 

Non dimentichiamo che ‘’noi  popolo’’  abbiamo votato Salvini e Di Maio! Quindi, a rigor di logica, in questo frangente al posto di Conte, potremmo avere Salvini o Di Maio!  Dio ce ne scansi e liberi! 

Quindi ringraziamo Mattarella che ha obbligato i due a trovare un personaggio, al di sopra delle parti, da mettere come Primo Ministro e che, dal cilindro del M5S , sia uscito Conte! 

Per cui stiamo zitti e cerchiamo di collaborare invece di criticare a spron battuto ‘sto povero cristo che cerca di fare il meglio che può fare in una situazione difficile.

L’organizzazione italica non è nota per il suo ‘’ottimo funzionamento’’ no? E quindi? Di che stupirsi se in una situazione simile le cose non funzionano? Non sarà mica colpa di Conte se le Regioni fanno quel che caspita gli pare e non c’è un minimo di omogeneità sul territorio, se non abbiamo né tamponi né reagenti? Non è certo nemmeno colpa del personale medico, ma dell’atavica necessità di ‘’risparmiare’’, su tutto, sanità compresa, per ridurre il nostro debito che aumenta a vista d’occhio! Noi siamo il paese che per fare qualsiasi cosa, qualsiasi infrastruttura, ci mettiamo anni ed anni, e non certo perché i nostri lavoratori sono dei cretini,  ma per poter invece far lievitare i prezzi in corso d’opera! Costi  che si traducono inevitabilmente in ulteriore peso fiscale, su noi  ”popolo bue”! 

Noi italiani non siamo ‘’brava gente’’ siamo dei ‘’furbetti’’ e come tali siamo considerati nel resto d’Europa. 

Quindi sarebbe bene farci un profondo esame di coscienza ma …  prendersela con Conte, adesso,  mi sembra proprio una gran vigliaccata. 

Alla prossima

 

Elena

Negoziati per il nuovo budget dell’Unione europea

Più che un’Europa con zero emissioni, rischiamo di avere un’Europa con zero ambizioni …

Il Consiglio europeo straordinario che si è svolto a Bruxelles per cercare di trovare un accordo sul bilancio a lungo termine dell’Unione europea (Quadro finanziario Pluriennale 2021-2027), ha offerto ancora una volta uno spettacolo di divisione, invece che di unità, come accade sempre in questi negoziati complessi in cui troppo spesso prevale la ricerca dell’interesse nazionale su quello europeo generale.
Ancora una volta, quindi tutti i proclami che ad ogni riunione vengono lanciati sulle ambizioni che deve avere l’Unione europea per giocare un ruolo geostrategico determinante a livello globale, oppure per diventare la potenza leader della nuova economia sostenibile sul piano ambientale, sociale e generazionale, o per garantire “la sovranità tecnologica” degli Europei, o tutelarne la sicurezza, nel momento in cui si devono negoziare le risorse necessarie per  raggiungere questi obiettivi diventano all’improvviso slogan senza alcuna sostanza.
Le negoziazioni per il bilancio rappresentano perfettamente le contraddizioni della logica intergovernativa, che corrisponde allo strapotere e al controllo quasi assoluto degli Stati membri sul meccanismo di funzionamento dell’UE. A pagarne le spese sono invece gli europei, vittime di un sistema istituzionale incapace di garantire i loro diritti. Ed è pertanto questo sistema che deve cambiare. La Conferenza sul futuro dell’Europa deve essere l’occasione per farlo.

Sotto questo aspetto, è importante che l’Italia assuma, come Governo e come Parlamento delle posizioni forti e chiare. Il dibattito inaugurato nella giornata di mercoledì 19 alla Camera con la relazione del Presidente Conte in vista del Consiglio europeo è stata una buona partenza, su cui il nostro Paese può costruire. Il presidente Conte ha affermato non solo che l’Italia intende richiedere un bilancio quantitativamente adeguato alle ambizioni dell’UE, ma che ritiene al tempo stesso necessario rinnovare l’architettura del bilancio stesso per introdurre forme nuove di finanziamento, basate su risorse proprie europee. La Camera ha poi approvato, tra le altre, una mozione a firma Fusacchia, Muroni, Quartapelle, Palazzotto, che il Governo ha accolto, in cui si impegna il Governo “a sostenere l’avvio – in tutte le sedi comunitarie, a partire dal consiglio europeo – di una discussione sulla necessità di una capacità fiscale autonoma a livello europeo, con i relativi strumenti necessari per decidere l’entità delle risorse e la loro allocazione, al fine di superare definitivamente lo stallo che l’attuale metodo di definizione del QFP crea essendo subordinato al conseguimento del voto all’unanimità”; inoltre la mozione fa riferimento all’occasione rappresentata dalla Conferenza sul futuro dell’Europa per coinvolgere cittadini, enti territoriali, mondo produttivo e associativo in questo confronto e avviare il processo per rifondare l’Unione europea.

IL MFE, la GFE e il Movimento Europeo Italia hanno deciso di fondare la propria azione su queste priorità. Non possono pertanto non sostenere con forza quanto approvato ieri alla Camera, e ribadire che questa è la via da percorrere, anche se molti altri governi sembrano andare in direzioni opposte. Appiattirsi sullo status quo in questa fase sarebbe un modo sicuro per deludere ancora i cittadini europei, a cui è stata promessa una nuova Europa a zero emissioni, e che rischiano invece di continuare a vivere in un’Europa con zero ambizioni.

Pavia, 21 febbraio 2020

Fonte: Movimento Federalista Europeo

Ex Ilva – Arcelor Mittal – cos’è un Altoforno? Perché siamo sempre in ”braghe di tela”?

Ovviamente, essendo una ‘’mamma casalinga’’,  non ne ho la minima idea ma la cosa mi ‘’intriga’’ e sono andata a cercare in ‘’Santa Rete’’ che, oltre a servire a ”prender pesci” ha anche il suo ”lato positivo.

Ecco, tanto per cominciare, il disegno schematico di un altoforno, ho scelto quello che mi sembrava il ‘’meno complicato’’ ma pure così … non è che sia tanto semplice da capire, ma andiamo avanti e cerchiamo di semplificare.

1. flusso di aria calda dalle stufe Cowper 2. zona di fusione 3. zona di riduzione dell’ossido ferroso 4. zona di riduzione dell’ossido ferrico 5. zona di pre-riscaldamento 6. ingresso di minerali grezzi, fondente e coke 7. gas esausti 8. colonna contenente minerale grezzo, fondente e coke 9. rimozione delle scorie 10. fuoriuscita del metallo fuso 11. fuoriuscita dei gas di scarico

L’altoforno è un tipo di impianto utilizzato nell’industria siderurgica per produrre della ghisa partendo dal minerale ferroso; l’altoforno produce ghisa grigia, ovvero una lega di ferro e carbonio, attraverso un processo in cui si brucia il  carbon coke. La produzione di un moderno altoforno può essere compresa tra le 2.000 e le 8.000 tonnellate al giorno.

L’altoforno deve il nome alle sue dimensioni. Può infatti raggiungere un’altezza di 80 metri  – più di 100 m considerando anche il sovrastante sistema di caricamento – ed un diametro  di circa 12 metri.

Oltre all’acciaio che cosa produce un’altoforno?  

L’altoforno ha come scopo la produzione della ghisa madre che viene a sua volta, con un processo ulteriore, trasformato in acciaio.

Produce anche due sottoprodotti: il gas povero, o gas d’altoforno, e le loppe, o scorie d’altoforno. 

Si tratta di un gas combustibile e di un materiale entrambi relativamente poveri, ma le grandissime quantità prodotte inducono al loro recupero e utilizzo.

Proprio le ‘’loppe’’ sono responsabili dell’inquinamento mortale di cui soffre la popolazione che vive nella zona di Taranto. 

Che cos’è il gas povero? 

Il gas d’altoforno viene prodotto in quantità variabili tra i 2500 e 3500 Nmc (normal metro cubo) per ogni tonnellata di ghisa madre.  In passato questo gas veniva disperso nell’aria, ma oggi si preferisce raccoglierlo sia per motivi ecologici,  che per riutilizzarlo in appositi sistemi ‘’recuperatori’’ , risparmiando denaro e riutilizzandolo per il riscaldamento dei forni.

Che cosa sono le loppe? 

Le ‘’Loppe’’  sono avanzi di lavorazione della ghisa e sono costituite da silice, calce, allumina, magnesia, anidride fosforica, ossido di ferro, ecc. Le loppe vengono prodotte nella quantità di 0,3 t per ogni tonnellata di ghisa prodotta. All’uscita dell’altoforno le loppe vengono trasformate in granuli investendole con un forte getto di acqua, stoccate e, successivamente, inviate nelle fabbriche di cemento dove, mescolate e macinate a opportune quantità di gesso formano il cosiddetto cemento d’altoforno o cemento Portland. 

Durata di una fonderia a ciclo integrale 

La durata del ciclo integrale è di circa 20 anni. L’ultimo impianto funzionante in Italia è quello di Taranto, costruito negli anni sessanta.  Oggi non vengono più realizzati altoforni a causa del passaggio da ”ciclo integrale” a ”ciclo rottame”, che usa forni elettrici, inquina di meno ed è più ‘’economico’’. 

Storia recente dell’acciaieria di  ‘’Taranto’’ 

ArcelorMittal Italia S.p.A. è dal novembre 2018 la filiale italiana della società franco-lussemburghese Arcelor-Mittal, che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio.

Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto in Puglia e dà lavoro a circa 15.000 persone, 20.000 considerando l’indotto.  

Taranto costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Questa industria ha subito numerosi passaggi di proprietà nel corso degli anni. Rinata sulle ceneri dell’Italsider come ILVA S.p.A. In amministrazione straordinaria  dal 2015.  Nel gennaio 2016 viene bandita una gara per vendere l’ILVA: a seguito della controversa gara di affidamento in cui si scontrano diverse considerazioni relative piano industriale, riqualificazione ambientale e offerta economica,  il 1º novembre 2018 ILVA entra ufficialmente a far parte del colosso franco-lussemburghese Arcelor-Mittal, di cui è proprietario l’indiano Mittal,  con partecipazioni di Intesa San Paolo ed inizialmente anche di Marcegaglia.  

Nel gennaio 2019 la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accoglie i ricorsi presentati nel 2013 e 2015 da 180 cittadini che vivono nei pressi dello stabilimento di Taranto e condanna l’Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini. 

Il 5 novembre 2019 Arcelor Mittal, in seguito all’abolizione, da parte del Governo Conte II, del cosiddetto ‘’scudo penale’’ – legge che prevedeva l’immunità penale per i nuovi affittuari/proprietari mentre facevano i lavori di ‘’messa a norma’’ degli impianti (per evitare l’inquinamento da polveri sottili) –  comunica l’intenzione di recedere dal contratto di cessione, procedendo alla restituzione dell’ex Ilva, in amministrazione straordinaria, entro 30 giorni. L’Amministratore delegato Arcelor-Mittal,  in data 14 Novembre 2019, ha comunicato la chiusura di tutti gli impianti, che si concluderà entro il 15 gennaio 2020.

E mò?

Cosa succede se si spegne un forno? 

Il problema principale di questa operazione, è rappresentato dal rischio di un deterioramento tecnologico dei materiali che compongono gli impianti. Ogni volta che un altoforno viene fermato i mattoni refrattari che rivestono l’interno della struttura, subiscono uno shock termico che deteriora la qualità del mattone refrattario e che pregiudica, nelle settimane successive, l’eventuale ripartenza e la produzione stessa dell’acciaio.  

Alla luce di quanto sopra e al di là della polemica sullo ‘’scudo penale’’ , Taranto, mi par di aver capito,  è ancora una fonderia a ‘’ciclo integrale’’! Ma … se abbiamo letto sopra che il ciclo integrale dura 20 anni … quindi? Quindi era comunque un’azienda destinata a morire, visto che era stata fatta negli anni sessanta e non ”riconvertita” da ”integrale” a ”rottame”.

Ricapitoliamo … l’indiano se la prende, la vuole riconvertire, vuole bonificare la zona ma NON vuole finire in galera né che gli fermino i forni durante ‘sto lavoro, e noi che cosa facciamo? Gli rimettiamo lo ‘’scudo penale’’! Ma … perché? 

E’ un pò come se in un incidente automobilistico, provocato da dei deficienti ubriachi, la gente arrivata sul posto a curiosare,  picchiasse per rabbia, invece che i ‘’deficienti ubriachi’’,  i vigili del fuoco che stanno togliendo la gente incastrata dalle lamiere! 

Era più che ora che questo stabilimento venisse, bonificato e finalmente ‘’riconvertito’’ da ‘’Integrale’’ a ‘’rottame’’ no? 

La domanda che sorge spontanea è: ‘’Perché NON è mai stato fatto’’? 

Ora … la nostra ‘’geniale politica’’, che ricorda molto il comportamento dei liceali immaturi, si sta passando, come al solito, di mano la ‘’palla’’ dando la colpa ad uno e all’altro.  

Avremmo avuto bisogno, già molti anni fa, di una politica industriale se non ‘’intelligente’’ almeno ‘’normale’’  … eppure … nessuno ha mosso un dito. E’ un pò come la faccenda del MOSE a Venezia … tutti che ‘’cascano dal pero’’! 

Ora che a Taranto il ‘’latte è versato’’ … la nostra ‘’politica’’ scarica la colpa all’indiano Mittal.

Ma che pena che facciamo … che pena! 

Alla prossima

Elena 

 

Fonti: 

https://italia.arcelormittal.com/it/who-we-are/our-operations, Wikipedia 

Conte Bis: Sono in 62 tra ministri, vice ministri sottosegretari …

Il Sole 24ore, stamattina,  parla di una lista di 42 che è stata approvata dal Consiglio dei ministri. Ma,  facendo i conti della serva, a me risulta ce ne siano 62 e non 42.  Mah …

Eccoli qui i Ministri del Conte bis!

Il giuramento delle “new entry” del Governo è in programma per lunedì 16 settembre alle ore 10 a Palazzo Chigi.

Dunque vediamo un pò chi sono i 10 nuovi viceministri:  

Antonio Misiani (Pd) e Laura Castelli (M5S) sono i nuovi viceministri all’Economia; Stefano Buffagni (M5S) è viceministro allo Sviluppo economico e Marina Sereni (Pd) e Emanuela Del Re (M5S) viceministri agli Esteri. Gli altri viceministri sono Giancarlo Cancelleri (M5S) alle Infrastrutture, Pierpaolo Sileri (M5S) alla Salute, mentre la renziana Anna Ascani (Pd) andrà all’Istruzione. All’Interno i viceministri sono Matteo Mauri (Pd) e Vito Crimi (M5S).

 

In dettaglio, la lista dei viceministri e dei sottosegretari approvata dal Cdm è la seguente:

Presidenza del Consiglio dei ministri

  1. Mario Turco (M5S) alla Programmazione economica e investimenti
  2. Andrea Martello (Pd) all’Editoria  (La delega ai Servizi non è stata assegnata e rimarrà con ogni probabilità nelle mani del premier)
  3. Ministero degli Affari esteri (ministro Luigi Di Maio, M5S)
  4. Marina Sereni (Pd) viceministro
  5. Emanuela Del Re (M5S) viceministro
  6. Ivan Scalfarotto (Pd)
  7. Manlio Di Stefano (M5S)
  8. Riccardo Merlo (Maie)
  9. Ministero dell’interno (ministro Luciana Lamorgese, tecnico)
  10. Matteo Mauri (Pd) viceministro
  11. Vito Crimi (M5S) viceministro
  12. Achille Variati (Pd)
  13. Carlo Sibilia (M5S)
  14. Ministero della Giustizia (ministro Alfonso Bonafede, M5S)
  15. Vittorio Ferraresi (M5S)
  16. Andrea Giorgis (Pd)
  17. Ministero della Difesa (ministro Lorenzo Guerini, Pd)
  18. Angelo Tofalo (M5S)
  19. Giulio Calvisi (Pd)
  20. Ministero dell’Economia e delle Finanze (ministro Roberto Gualtieri, Pd)
  21. Antonio Misiani (Pd) viceministro
  22. Laura Castelli (M5S) viceministro
  23. Pierpaolo Baretta (Pd)
  24. Alessio Villarosa (M5S)
  25. Cecilia Guerra (LeU)
  26. Ministero dello Sviluppo economico (ministro Stefano Patuanelli, M5S)
  27. Stefano Buffagni (M5S) viceministro
  28. Alessandra Todde (M5S)
  29. Mirella Liuzzi (M5S)
  30. Gianpaolo Manzella (Pd)
  31. Alessia Morani (Pd)
  32. Ministero ai Beni culturali e Turismo (ministro Dario Franceschini, Pd)
  33. Anna Laura Orrico (M5S)
  34. Lorenza Bonaccorsi (Pd)
  35. Ministero della Salute (ministro Roberto Speranza, LeU)
  36. Pierpaolo Sileri (M5S) viceministro
  37. Sandra Zampa (Pd)
  38. Ministero dell’Istruzione (ministro Lorenzo Fioramonti, M5S)
  39. Anna Ascani (Pd) viceministro
  40. Lucia Azzolina (M5S)
  41. Giuseppe De Cristofaro (LeU)
  42. Ministero dell’Ambiente (ministro Sergio Costa, M5S)
  43. Roberto Morassut (Pd)
  44. Ministero alle Politiche agricole (ministro Teresa Bellanova, Pd)
  45. Giuseppe L’Abbate (M5S)
  46. Ministero del Lavoro e Politiche sociali (ministro Nunzia Catalfo, M5S)
  47. Stanislao Di Piazza (M5S)
  48. Francesca Puglisi (Pd)
  49. Ministero Infrastrutture e Trasporti (ministro Paola De Micheli, Pd)
  50. Giancarlo Cancelleri (M5S) viceministro
  51. Roberto Traversi (M5S)
  52. Salvatore Margiotta (Pd)
  53. Ministero Rapporti con il Parlamento (ministro Federico D’Incà, M5S)
  54. Simona Malpezzi (Pd)
  55. Gianluca Castaldi (M5S)
  56. Ministero agli Affari europei (ministro Vincenzo Amendola, Pd)
  57. Laura Agea (M5S)
  58. Ministero dello Sport (Ministro Vincenzo Spadafora, M5S)
  59. Ministero della Famiglia (ministro Elena Bonetti, Pd)
  60. Ministero dell’Innovazione (ministro Paola Pisano, M5S)
  61. Ministero Affari Regionali (Ministro Francesco Boccia, Pd) 

Quindi sono 61 più Conte fanno 62

La legge dispone per l’Esecutivo un tetto massimo di 65 membri e ad oggi, tra premier, ministri, vice ministri e sottosegretari alla presidenza del Consiglio, se ne contano già 62. 

Speriamo si fermino, perché vero è che vogliono ridurre i parlamentari, ma se aumentano tutti gli ‘’altri’’ servirà un pò pochino no?

Alla prossima

Elena 

Conte sa fare un discorso … ma dai?

Conte è capace di ‘’fare un discorso’’! Ma dai? Visto che è un avvocato, mi pare che la cosa non sia poi tanto ‘’assurda’’ no? Ma sapete ‘’CHI’’ prepara i canovacci dei suoi discorsi? Sareste stupiti nel conoscere il ”suo” capo ufficio stampa! 

Mò tutti osannano per quel che ha detto a Salvini … dopo che è stato ‘’sfiduciato’’ dallo stesso ma … prima andava tutto bene? Mah …

Comunque il ‘’cane da guardia’’ nonché portavoce di Conte è ‘sto Signore qui- Rocco Casalino che, per qualche strano mistero guadagna più Conte.

Pappa e ciccia, il razzista portavoce di Conte. Ma Conte non si vergogna?

Rocco Casalino è un ex concorrente del ‘’Grande Fratello’’ – il che la dice lunga – ed ora è il capo ufficio stampa del presidente del consiglio,’’prima’’ era, guarda caso,  il numero uno della comunicazione dei 5 stelle. Ergo, non bisogna essere dei ”geni della lampada” per capire che Conte è ”uomo del M5S”. Quindi che ”svolta” sarebbe di nuovo un Governo con Conte? Mah …

’Sto ‘’Signore’’ , il Rocco, ha uno stipendio annuo lordo di 169.556,86 euro. Una cifra che supera quella del capo dell’esecutivo, che si ferma a 114mila euro (parliamo di lordo per entrambi), come si legge nella tabella delle retribuzioni dei membri dello staff di Palazzo Chigi pubblicata sul sito del governo. Nel dettaglio, il compenso di Casalino è composto da tre voci: 91.696,86 euro di ‘trattamento economico fondamentale’, al quale si sommano ‘emolumenti accessori’ per 59.500 euro e una ‘indennità di diretta collaborazione’ pari a 18.360 euro.

Mò se volete ‘’godervi’’ appieno il personaggio ‘’Rocco Casalino’’ guardate qui, prima che lo censurino del tutto … e poi provate a farvi anche voi delle domande,  Grazie. 

https://www.youtube.com/watch?v=bwN2B3O7GM4

Considerato l’individuo trovate ancora ”strano” che Zingaretti abbia parlato di ”svolta”? Rocco Casalino è razzista tanto quanto Salvini …è visto che è ”un 5 stelle” capirete il motivo per cui il PD ha bisogno di un ”manico diverso” per riportare il timone del Paese in acque pulite! Zingaretti non bucherà lo schermo ma, vivaiddio,  ha  la testa sul collo! Peccato che a noialtri piacciano gli uomini ”carismatici” quelli che ”comunicano” bene. Poi se sanno fare qualche cosa o meno, se hanno dei valori a noi non importa.

E comunque sappiate che all’estero ‘’sanno’’ benissimo chi è Casalino, in quanto li vedono assieme in continuazione visto che Rocco non molla Conte di un passo … vedete un pò voi, a chi stiamo consegnando il Paese, ma evidentemente, a noi ”popoll0′, a Grillo e alla Casaleggio&Associati va bene così!

Alla prossima

Elena 

Fonte: Quotidiano Net. 

Telenovela Governo italico …

Buon giorno mondo – considerazioni sulla ”telenovela Governo italico” …

Il PD ha messo come dogma irremovibile tra i cinque punti dell’eventuale accordo con il M5S,  il fatto che, se formeranno un Governo assieme, il M5S deve riconoscere in pieno la democrazia rappresentativa.

Mò come faranno i grillini ad accettarlo visto che per anni hanno blaterato di ‘’democrazia diretta in rete’’? 

Come faranno ad accettarlo visto che il Casaleggio profetizzava addirittura la scomparsa del Parlamento e che tanto, prima o poi, avrebbe governato il ‘’popolo’’ tramite referendum?
Con Salvini andavano d’accordo in quanto Salvini di ”democrazia parlamentare rappresentativa”, se ne fa un baffo, visto che tende a decidere ”da solo” in nome del ”popolo”! Quindi …
Gli altri punti sono condivisibili:
– Europa innanzi tutto, e nonostante i grillini in Europa facciano parte del Gruppo del sovrasta Nigel Farage – il che la dice lunga – hanno votato a favore della Ursula Von Der Leyen.
– sviluppo sostenibile. Qui ci siamo …
– ridistribuzione del reddito. E pure qui dovremmo esserci.
Zingaretti però ha anche chiesto ‘’discontinuità’’ con il precedente Governo, il che significa no ad un Conte bis e no ai ministri attualmente in carica …
Vedremo …

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Telenovela Governo Italico … segue …

Eh bè … certo che senza Conte dalla ”loro parte”, si sentono un pò ‘’persi’’. E poi Grillo lo ha imposto per ‘’placare’’ la base elettorale dei 5stelle, che è in fermento contro l’accordo con il PD. (Lega si PD no …) 

E poi l’imposizione/slogan/populista della ‘’riduzione dei parlamentari’’, che se fatta alla ‘’oiseau de chien’’ – come vogliono fare loro – serve solo ad esautorare ulteriormente il senso del Parlamento, che rimarrebbe alla fin dei fini, con ‘sta legge elettorale che ci ritroviamo, non rappresentativo del tutto. Ma tanto a loro cosa gliene frega? Loro vogliono la democrazia diretta in rete! Ergo il Parlamento lo si potrebbe pure chiudere del tutto, tanto … decide il popolo.
Ricordiamoci che al ‘’popolo’’ quando venne chiesto: ‘’Preferite Gesù o Barabba’’ ? Non ebbe dubbi di sorta.
E comunque non sarà Mattarella ma bensì sarà quel ‘’caos’’ di rete a decidere il da farsi. Costoro le decisioni vere le pendono tramite gli algoritmi della Casaleggio&Associati. Tastano il polso e rispondono di conseguenza.
Si direbbe che non abbiano idee proprie, se non un marasma di confusi ‘’desiderata’’ e che rispondano in base alla ”pancia del popollo’’!
Sapete una cosa? Ormai potremmo solo sperare in Huawei che sta lanciando sul mercato il ‘’chip di intelligenza artificiale’’ più potente al mondo!
Mah …

Alla prossima

Elena

 

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Qui si prova a spiegare del perché il PD vuole mettere dei ”paletti” … il che non significa che non siano d’accordo, ma che le cose vanno fatte per bene e non alla ”oiseau de chien”! Ovvio che il solo slogan è più comprensibile ai più … ma uno slogan serve solo per ottenere consenso e non a risolvere il problema. Quindi sforziamoci di capirle le cose e non limitiamoci a ”fidarci” del ”pirla” di turno quando dice: ”Mi auguro che si chiariscano le idee sul taglio dei parlamentari”! Dovrebbe essere ”Lui” (Di Maio) a chiarirsele e non viceversa!

Il taglio dei parlamentari rimane in testa all’agenda politica, sopravanzando anche il tema della manovra economica che pure ha scadenze più incalzanti. Il dimezzamento della rappresentanza di Camera e Senato ha tenuto banco anche nel primo incontro tra M5S e PD; ma nonostante la riforma (che è costituzionale) abbia già ottenuto 3 dei 4 voti parlamentari necessari il rimpicciolimento del parlamento non sarà cosa immediata. Come da più parti è stato fatto notare il taglio dovrà essere accompagnato anche da una riforma della legge elettorale, altrimenti rischia di avere effetti deformanti sul voto. In particolare sarebbero fortemente penalizzati i partiti più piccoli mentre quello di maggioranza relativa potrebbe ottenere un numero di seggi molto superiore alla sua effettiva forza. Proviamo a capire perché.

Il punto di partenza
L’attuale legge elettorale italiana (il cosiddetto «Rosatellum») prevede di assegnare sia a Montecitorio che a Palazzo Madama il 37% dei seggi con un meccanismo maggioritario e il 61% con il proporzionale. Con uno sbarramento del 3% minimo di voti necessari a un partito per varcare la porta delle Camere. La riforma su cui spinge il M5S diminuisce i deputati a 400 e i senatori a 200, tagliando complessivamente 345 seggi. Se questo assetto divenisse legge sarebbe necessario innanzitutto ridisegnare tutti i collegi elettorali con due effetti immediati: da un lato calerebbero i costi della politica (e questo è il primo obiettivo dei promotori) ma dall’altro ogni eletto diverebbe la «voce» di un numero di cittadini di gran lunga superiore dell’attuale. Ogni deputato rappresenterebbe oltre 151-.000 cittadini, contro i 96.000 attuali: la proporzione più alta d’Europa.

Cittadini più distanti
Il 28 marzo scorso durante un’audizione alla Camera Gabriele Natalizia, ricercatore dell’Università la Sapienza ha messo in luce un primo effetto di questo cambiamento: «Come conseguenza della maggiore distanza tra cittadini ed eletti presso le due Camere, il Parlamento potrebbe essere gradualmente percepito come un’istituzione ‘distante’ dalle esigenze, dalle aspirazioni e dai problemi che emergono dai territori. La sua percezione di simbolo, ma anche di luogo, della rappresentanza e della coesione nazionale si potrebbe, dunque, affievolire». In secondo luogo rimarrebbe vivo il cosiddetto «bicameralismo perfetto», l’iter che costringe una legge ad essere approvata nella medesima versione da entrambi i rami del parlamento e che è una delle cause del malfunzionamento della politica italiana.

Una regione, un partito
Ma gli effetti maggiori si avrebbero sulla rappresentanza politica. Il mix di meccanismo maggioritario e proporzionale e il minor numero di seggi a disposizione favorisce i partiti più grandi a danno dei minori, specie al Senato. Secondo i calcoli di Federico Fornaro, parlamentare di Leu e considerato un «mago» di questi numeri la soglia per entrare in Senato in Piemonte e in Veneto non sarebbe più del 3% ma dell’11, in Friuli del 25, in Abruzzo e Sardegna del 33; in molti casi dunque una intera regione finirebbe per essere rappresentata a Roma da un solo partito. In generale Lega, M5S e Pd farebbero la parte del leone e chi dei tre dovesse prevalere «schiaccerebbe» gli altri due su posizioni minoritarie. In pratica l’intero sistema elettorale prenderebbe una svolta fortemente maggioritaria.

E per eleggere il capo dello Stato?
Alfonso Celotto, docente di diritto costituzionale, ha fatto notare un’altra conseguenza forse non voluta del taglio dei parlamentari. In una dichiarazione all’agenzia Agi ha sottolineato che in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica il peso dei parlamentari diminuirebbe a favore invece dei delegati delle regioni. (fonte: Corriere della Sera)

Ferragosto 2019 – Governo giallo-verde in cascata …

Pensierino del mattino sulla promessa di Conte: ‘’Sarà un anno ‘bellissimo’’! 

Ve lo ricordate no? Ecco … invece la situazione non è proprio come aveva promesso/previsto Conte ma anzi, senza contromisure ‘’pesanti’’  l’anno prossimo l’aliquota ordinaria IVA, oggi del 22% salirà al 25,2%, e quella ridotta al 10% passerà al 13 per cento.  Inutile spiegare che l’aumento dell’IVA colpisce tutti indistintamente e che, grazie a questo aumento le famiglie italiane, secondo uno studio del sole24ore avranno un aumento di 500 euro medi l’anno. (calcolato su una spesa mensile di circa 1.200 euro/mese)

Il “valore” degli aumenti Iva messi in programma dal governo Conte non ha precedenti: 23,1 miliardi per il solo 2020 (mentre sono 28,8 i miliardi che incombono dal 2021).

Perché ci sono gli aumenti ‘’automatici’’ dell’IVA? 

L’eredità delle cosiddette ”clausole di salvaguardia” risale all’estate del 2011, quando la crisi dei conti pubblici – unita all’impennata dello spread – aveva spinto il governo Berlusconi a varare la manovra correttiva di luglio (Dl 98) e poi il “decreto di Ferragosto” (Dl 138) ed a proporre all’Europa le cosiddette ‘’clausole di salvaguardia’’ , che per chiarire significano: ‘’Se non raggiungo certi risultati (tipo: maggiori entrate, taglio della spesa pubblica, aumento del PIL) automaticamente alcune imposte aumenteranno’’! Ovviamente questo era una rassicurazione per i mercati e per Bruxelles, che ci accusano,  a ragione,  di spendere soldi che non abbiamo, ma anche, ovviamente, un segnale di debolezza da parte nostra.

Quindi questi aumenti automatici partono dal Governo Berlusconi che, nel “decreto di ferragosto” di otto anni fa (firmato dalla sua coalizione che comprendeva la LEGA NORD) menziona per la prima volta la possibile ”rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa”, quale alternativa al taglio lineare delle  agevolazioni fiscali,  con l’obiettivo di recuperare 4 miliardi nel 2012 e 20 miliardi a regime dal 2013. Intanto, però, si sancisce già un primo rincaro ufficiale dell’Iva: il 17 settembre 2011 l’aliquota ordinaria passa dal 20 al 21 per cento.

Il governo dei tecnici di Mario Monti, subentratogli nel novembre 2011, riesce via via a disinnescare le clausole piazzate dall’esecutivo Berlusconi, ma non a eliminarle data la drammatica situazione economica.  Dopo gli interventi “Salva Italia” e “Spending review-bis”,  la legge di Stabilità 2013 dispone che dal 1° luglio l’aliquota Iva del 21% sia rimodulata nella misura del 22 per cento, se non arrivano risparmi per almeno 6,5 miliardi con il riordino della spesa e la sforbiciata ai bonus fiscali.

Il nuovo passaggio dal 21 al 22% è segnato: viene solo posticipato di qualche mese dal successivo governo Letta (Dl 76/2013) e scatta il 1° ottobre del 2013. Ma si apre un secondo capitolo. Perché Enrico Letta, perso l’appoggio dell’ex Cavaliere, si trova a dover innescare un’altra “tagliola” con la legge di Stabilità 2014: senza maggiori entrate o risparmi, dal 2015 ci sarà il taglio delle tax expenditures e «variazioni delle aliquote di imposta» per garantire 3 miliardi per il 2015, 7 miliardi per il 2016 e 10 miliardi a partire dal 2017.

Arriva quindi i Governo Renzi e sotto la spada di Damocle va a sedersi Matteo Renzi, che in due anni – anche grazie alla flessibilità europea – sterilizza le clausole per il 2015 e 2016 e le riduce per gli anni seguenti. Comprese quelle (aggiuntive) che lui stesso ha piazzato nella legge di Stabilità 2015, a copertura dei suoi provvedimenti (cioè 12,8 miliardi sul 2016, 19,2 sul 2017 e 22 miliardi dal 2018). Le clausole cominciano a sommarsi. E aleggia il pericolo che l’Iva possa salire ancora, non solo nell’aliquota più alta.

Dopo l’ultima manovra di Renzi (legge di Bilancio 2017), che azzera il peso dei 15,3 miliardi per l’anno in corso, il nuovo premier Paolo Gentiloni eredita un fardello da 19,5 miliardi per il 2018, sempre coperto dall’aumento automatico dell’Iva e delle accise.

Gentiloni avvia una prima ripulitura con la manovra di primavera (Dl 50/2017), che neutralizza 3,8 miliardi e porta il conto a 15,7 miliardi. Il successivo decreto fiscale (Dl 148/2017) e la legge di Bilancio 2018 sterilizzano poi gli eventuali rincari Iva del 2018, ricorrendo all’aumento del deficit per il 70% dei 15,7 miliardi necessari. E riducono anche di 6,4 miliardi l’ipoteca del 2019, che passa a 12,4 miliardi.
Il conto da pagare viene quindi sforbiciato da Gentiloni, ma resta nel complesso sostanzioso: 31,5 miliardi. Di cui 12,4 da reperire nel 2019, e altri 19,1 che pesano sul 2020 (pena l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti). Sulla carta resta questa previsione: in assenza di interventi, l’aliquota Iva del 10% salirà al 11,5% nel 2019 e al 13% nel 2020; quella del 22%, invece, passerà al 24,2% nel 2019 e al 24,9% nel 2020, per assestarsi al 25% nel 2021.

E siamo all’esecutivo giallo-verde, guidato da Giuseppe Conte. Che neutralizza i rincari previsti per il 2019, ma per il 2020 mette un carico dello 0,3% sull’aliquota ordinaria (che così arriva al 25,2%, poi destinata a diventare 26,5% dall’anno successivo) e conferma il 13% di quella ridotta. Ecco spiegato il peso di una clausola così rilevante: 23,1 miliardi per il 2020 e 28,8 miliardi dal 2021.

Alla luce di quanto sopra ci arriviamo tutti a capire che promettere flat tax e Reddito di Cittadinanza erano, data l’italica situazione, due misure irrealizzabili e che l’unica soluzione che hanno costoro è quella di abbandonare il governo per lasciare i guai e le colpe agli altri e poi rivincere  nuovamente criticando gli altri e l’UE … 

Mah … il dramma è che a noi, non interessano i ‘’fatti’’,  ma solo i ‘’personaggi che ‘bucano lo schermo’ promettendo mari e monti! Quello che ci serve invece è un Governo serio, magari fatto da personaggi che non ‘’buchino lo schermo’’, ma che abbiano un cervello funzionante, in grado di capire gli effetti a ungo termine di quel che i ‘’tecnici’’ propongono per ‘’tamponare i buchi ’. 

Un Governo che, passettino dopo passettino, ci porti ad avere fiducia e che ci permetta di avere una visione positiva e magari di tornare ad investire nel nostro paese. Sarebbe chiedere troppo?

Le bacchette magiche non esistono, esiste il lavoro a testa bassa, nella giusta direzione, tutti assieme, con un occhio al sociale e l’altro alla realtà dei mercati. 

Ce la faremo? Speriamo … 

Alla prossima

Elena 

I dati economici e le leggi sono tratte da un articolo del Sole24ore