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Coronavirus – 18 giorno di confino …

18 giorno di confino … 

Sono ad Arma di Taggia, un posto che non conosco affatto e non so per quale strano motivo io sia qui.

Sono seduta ad un tavolo nel dehor di un Hotel o di un ristorante a pochi metri dalla spiaggia.

Parlo con qualcuno … Attorno a me si muovono e chiacchierano, a loro volta,  persone che per qualche motivo conosco ma che, se dovessi chiamarle per nome, non saprei come fare.

Mi sto lamentando, con quel ‘’qualcuno’’ che è seduta/o vicino a me, ma che non ho la minima idea né di che faccia abbia né di chi sia.

Mi lamento del fatto che ad Arma di Taggia siano tutti eleganti, ben vestiti e che mi manca tanto la tranquilla trasandatezza della mia spiaggia a St. Aygulf. Dove tutti vanno in spiaggia con costume, asciugamano, l’ombrellone se lo portano loro e le infradito sono di plastica e non di Positano!

Mentre faccio questo discorso … un’enorme orca viene a spiaggiarsi a pochi metri da noi.

Tutti corriamo … io mi avvicino più degli altri e vedo che ha una specie di lazo di corda, pieno di denti di cane, che le chiude la bocca impedendole di respirare … glielo riesco a togliere a fatica, l’orca mi guarda, ha gli occhi lucidi, apre la bocca ma non riesce a respirare ugualmente.

Realizzo che ha dei pezzi di legno conficcati sul fianco e che sono stati piantati , orrore, da qualcuno con dei picchetti da tenda!  

Grido, chiamando un veterinario, con quanto fiato ho in gola … ma dalla bocca non esce alcun suono. 

Io e l’orca ci guardiamo … abbiamo tutte e due le lacrime agli occhi … 

Poi per fortuna mi sono svegliata!

Io sogno tantissimo e mi ricordo perfettamente tutto di quel che sogno, ma in questo periodo i sogni sono proprio brutti!

Alla prossima

 

Elena

Sogni … incubi …  timori … manie … 

Chi non ha mai sognato o avuto incubi? Chi non ha delle piccole ‘’manie’’ o delle ingiustificate paure?

La sottoscritta per esempio, per qualche strano motivo non ama, quando dorme,  mettere fuori dal letto piedi o braccia. Anche d’estate, se mi scopro per via del caldo,  non li lascio penzolare fuori dal materasso. 

Perché vi chiederete voi? Semplice!  Perché ho l’impressione che qualche ‘’cosa’’ me li possa prendere. Ma sarà ridicolo? Eppure ancora adesso a 63 anni suonati se girandomi metto fuori il braccio e lo lascio penzolare, magari perché fa caldo, dopo un pò immagino una mano biancastra, magra, secca, rugosa, con unghie sporche ad artiglio che esce da sotto il letto e che mi afferra la mano! Quindi terrorizzata la ritiro in gran fretta. Una volta tutta dentro il limite del materasso mi sento tranquilla e sicura. Devo avere qualche problema … 

Quando ero giovane, sono anni che non mi succede più, sognavo in modo abbastanza ricorrente un paio di sogni. Erano sempre gli stessi anche se, ogni volta, le situazioni in cui si svolgevano erano leggermente differenti. 

Premetto che di sogni ne faccio tantissimi anche adesso e che di solito me li ricordo e li racconto poi a mia madre che si diverte.  

Tornando a quando ero giovane, il primo sogno riguardava me che fuggivo da qualche cosa di non ben definito, un qualche cosa che sentivo come estremamente pericoloso e che avrebbe messo in pericolo la mia stessa vita. Per quanto strano possa apparire sapevo che quel qualche cosa era un ‘’punto’’. Si un punto, come quello che si mette con la penna alla fine di una frase conclusa. Questo ‘’punto’’ mi inseguiva inesorabile e sempre con lo stesso passo e io non riuscivo a sfuggirgli perché le mie membra diventavano sempre più pesanti e non riuscivo più a sollevare i piedi da terra per poter scappare e mettermi in salvo.  Quindi rimanevo incollata al pavimento, impotente in attesa di chissà quale triste fine. Questa situazione mi creava un panico tale che, normalmente, mi svegliavo spaventata. Realizzando che si trattava solo di un sogno, dopo un pò mi riaddormentavo e, generalmente, non lo ripetevo più. Direi comunque che questo più che un sogno fosse un incubo. 

Il secondo sogno, a differenza del primo, era estremamente piacevole. Camminavo per una strada, a volte affollata, a volte con pochissime persone, a volte anche solo con una sola persona in lontananza e, ad un certo punto, spinta da qualche forza incontrollabile iniziavo a muovere le braccia come se fossero ali e, con mia grande sorpresa, ogni volta mi libravo in aria,  pur se con un pò di fatica ed iniziavo a volare. 

Ovviamente le persone che erano per strada mi guardava esterrefatte e io gioivo di questa immensa libertà, di questo immenso potere. 

Il bello è che mentre volavo e guardavo dall’alto il mondo, mi impietosivo per quelli che non potevano farlo come me. Era una stranissima sensazione, ero veramente convinta di volare, di essere l’unico ‘’umano’’ bipede in grado di librarsi in cielo e di vedere il mondo dall’alto. Il problema è che anche nel sogno, per quanto bello fosse, non era sempre facile mantenere l’altitudine che mi ero prefissata e quindi dovevo sbattere le braccia in maniera vigorosa.  

Se, alcune volte,  riuscivo a planare senza fatica altre volte la forza di gravità mi attirava al suolo con ostinazione e, proprio per quel motivo anche nel sogno,  mi chiedevo del perché non mi avessero fornito delle ali più decenti, più ampie e più adatte di queste due misere braccia poco funzionali, anche se sapevo benissimo che il mio volo dipendeva non tanto dalle mia braccia quanto dalla mia mente. Ero convinta di usare la mente per sollevarmi da terra e restarci. Ma comunque la sensazione maggiore era quella di estrema felicità e di fierezza. Mi sentivo veramente una ‘’privilegiata’’ e mi domandavo spesso  il motivo per cui mi fosse stato fatto quel bellissimo regalo. 

Il terzo sogno che mi ricorderò per tutta la vita, l’ho fatto solo una volta ma è stato terribile.  Dormivo e nel sogno ero consapevole di dormire, non ricordo dove fossi, se a casa mia o dei miei nonni, ero ragazzina all’epoca, avrò avuto 14 o 15 anni, ad un certo punto non ricordo il motivo, qualcuno mi sparò alcuni colpi di pistola o di fucile. La sensazione di dolore era incredibile. Sapevo anche che non si trattava di un fucile da caccia perché il dolore non era quello che può causare una ‘’rosata’’ di pallini (mio padre vendeva armi e sapevo tutto sui proiettili e sui loro effetti) ma era il dolore secco e tremendo di singoli proiettili distinti. I colpi erano parecchi direi almeno una decina.  Infatti in circa una decina di punti della mia schiena sentivo queste fitte lancinanti che mi trapassavano da parte a parte strappandomi pezzi di polmone, costole e cuore. 

In questo male assurdo, che ricordo ancora benissimo oggi, i miei pensieri erano: ‘’Bè … fa male è vero … ma poi … alla fin dei fini pensavo che morire fosse peggio.  Non mi sarei mai immaginata di morire così giovane, avrei voluto arrivare almeno ai quarant’anni … chissà che cosa diranno i miei amici e i miei genitori? Mi spiace per nonna’’.  All’epoca mia nonna era purtroppo già morta ma nel mio sogno era ancora viva e vegeta e mi preoccupavo per lei. 

Parlando invece di timori come non pensare al fatto che, dopo aver visto il film ‘’lo squalo’’ ho paura a nuotare in mare aperto da sola? E’ una sensazione veramente fastidiosa, perché se c’era una cosa che amavo era nuotare un pò lontano dalla costa, dove non c’era nessuno e mettermi nella posizione detta a ‘’morto’’ a pancia all’aria e godermi la pace assoluta cullata dal movimento delle onde e pensare ai fatti miei.  Ebbene, da quando ho visto il film ‘’Lo squalo’’ questa pace non la trovo affatto. Dopo appena pochi secondi inizio a pensare a quell’enorme bestione che arriva a tutta velocità spalancando le fauci, con quelle migliaia di denti aguzzi che mira direttamente al mio fianco! Terrorizzata, mi giro e nuoto verso riva più in fretta che posso ed esco dall’acqua talmente esausta che la gente mi guarda come per chiedere: ‘’Ma chi te lo ha fatto fare di nuotare a quella velocità? Sei matta? Mica è una gara’’?  Spiegare che scappavo dallo squalo bianco sarebbe troppo complicato …

Tornando a noi, se in mare aperto questa ‘’paura’’ potrebbe avere anche un senso ed essere giustificata, in fondo nel Mediterraneo alcuni squali sono stati avvistati no? Magari non proprio degli enormi squali bianchi ma comunque ce ne sono, il problema vero è che non riesco a star tranquilla a fare il ‘’morto’’ nemmeno in piscina! 

Parliamo di ‘’manie’’ …

Dunque non credo di averne molte ma alcune le ho eccome. La prima riguarda il pane. Mai nella mia vita ho buttato via del pane. I pezzetti avanzati li conservo in una cesta apposita e li faccio seccare per poi grattugiarli ed utilizzarli per le panature. Mai metterei sulla tavola il pane al contrario. Secondo me è una mancanza di rispetto per chi ha fame.  

E poi quando passa un’autoambulanza o un carro funebre mi faccio il segno della croce e per l’ autoambulanza prego sempre che si tratti di una donna in procinto di partorire. 

Questi sono i pensieri con cui mi sono svegliata questa mattina. Concordo sul fatto che avrei avuto bisogno, già da giovane, di ‘’uno bravo’’! E comunque incubi a parte sono considerazioni meno tristi  di quelle che faccio sull’attuale governo italiano, che mi lasciano non solo perplessa … ma proprio disgustata. 

Alla prossima

Elena