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Palermo 19 luglio 1992 … Chi è ”Stato”?

Palermo,  il 19 luglio 1992 alle 16,58 in via D’ Amelio, mentre Paolo Borsellino suona al campanello di casa della mamma,  esplode una Fiat 126 rubata contenente circa 90 chilogrammi di esplosivo  Semtex-H, facendo a pezzi il Magistrato.

Pezzi di corpi ovunque … una carneficina …

Assieme a lui muoiono 5 dei 6 agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni.

Emanuela Loi era la prima donna a fare servizio di scorta aveva 25 anni …

Eppure, come in tanti altri casi, noi non sappiamo ancora ”chi” ha dato l’ordine per l’attentato e il motivo per il quale abbiano ucciso in modo così ”eclatante” un Pubblico Ministero. Sono stati condannati alcuni degli esecutori materiali … ma sui mandanti ci sono molti dubbi.

Vero è che la giustizia altro non può fare se non indagare … ma la domanda che dobbiamo farci è: ‘’Hanno indagato seriamente o hanno cercato di risolvere il problema raccontandoci e raccontandosi delle bugie’’? E se quest’ultima ipotesi è vera la domanda immediata è: ‘’Perchè lo hanno fatto’’? 

Oggi nella sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta, nel processo ‘’Borsellino Quater’’  si parla del ‘’più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana’’. 

Insomma sembrerebbe che funzionari di polizia agli ordini dell’allora Questore Arnaldo La Barbera (morto nel 2002)  convinsero alcuni criminali, tra cui il falso pentito Vincenzo Scarantino, ad accusarsi per costruire una ”verità di comodo” ma … falsa! 

Tutti sappiamo che dentro la borsa del magistrato ucciso si trovava un’agenda rossa sulla quale, secondo le testimonianze dei familiari, scriveva appunti personali e dalla quale non si separava mai. Anzi, dalla morte di Giovanni Falcone ci scriveva continuamente. Ecco qui la testimonianza di Mafredi, figlio di Paolo Borsellino durante un’udienza: ‘’… Dopo la strage di Capaci mio padre usava l’agenda rossa in modo compulsivo … ci scriveva costantemente. E si trattava sicuramente di appunti di lavoro e dell’attività frenetica di quei giorni. Mio padre dopo la morte di Falcone era consapevole che sarebbe toccato a lui e di essere costantemente in pericolo. Aveva l’esigenza di lasciare tracce scritte … ma non poteva metterci in pericolo rivelandoci delle cose”. 

I familiari e non solo loro sono convinti che se l’agenda rossa fosse stata trovata le indagini sulla morte del giudice Paolo Borsellino avrebbero avuto una piega ben diversa.

E invece eccoci qui tutti a domandarci ma chi sarà stato? E perché? A ‘’chi’’ dava fastidio? Su costa stava indagando? Che cosa aveva scoperto? Tutte domande le cui risposte molto probabilmente sono in quell’agenda scomparsa.

Tutti abbiamo visto con stupore la foto che ritrae l’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli andare a spasso tranquillamente con la borsa del Giudice per Via D’Amelio. L’aveva tolta lui dall’auto distrutta e …per darla a chi? E … perchè? 

Eccolo qui lo smemorato Arcangioli, allora capitano oggi colonnello, che passeggia con la borsa senza sapere/ricordare cosa ne abbia fatto né a chi l’avesse data …

Come mai in Via D’Amelio , tra i primi ad arrivare dopo l’esplosione fu proprio il Pubblico Ministero Giuseppe Ayala, all’epoca deputato della Repubblica Italiana nel gruppo misto? Strano vero? Lui sostiene che era a pranzo dalla mamma e che era vicino … e quindi, sentito il boato,  era andato a curiosare.  

Ma la cosa inquietante è come mai, un magistrato come Ayala,  non ricordi cosa sia successo a quella borsa …  come mai dica di averla avuta tra le mani ma di non ricordare per quanto tempo né a chi la diede.  Come mai non ricorda se ci avesse guardato dentro oppure no … 

Stessa poca memoria la ritroviamo con l’allora capitano Giovanni Arcangioli (oggi Colonnello) che sostiene di non sapere a chi ha dato quella borsa. Ecco alcune sue affermazioni durante uno dei processi: ‘’Non ricordo come e perché avessi la borsa del giudice Borsellino … né che fine abbia fatto. Nella borsa non c’era nulla di rilevante se non un crest dei carabinieri. Vi guardai dentro, forse insieme al giudice Ayala. E’ proprio perché non vi avevo trovato nulla di interessante dal punto di vista investigativo che non ricordo cosa feci della borsa. All’inizio pensavo che dell’inchiesta ci saremmo occupati noi carabinieri, in particolare il Ros, poi seppi che invece l’avrebbe seguita la polizia”.

Insomma quella borsa, dopo esser stata presa, andata a spasso per via D’Amelio, consegnata a chi non è dato sapere perché ci frugasse dentro, è poi tornata sul sedile posteriore dell’auto del Giudice, dove avrebbe dovuto stare per tutto il tempo senza che nessuno ci mettesse le mani sopra! 

E comunque quando fu consegnata al Commissariato di La Barbera c’erano diverse cose, compresa l’agenda grigia ma mancava l’agenda rossa.

Giuseppe Ayala ammette di aver tenuto in mano la borsa del collega ucciso, ma per il resto non ricorda nulla o quasi. Interrogato  dai giudici della corte d’Assise di Caltanissetta dice: “Io in via D’Amelio c’ero solo fisicamente … ma quello che rimane nella mia memoria è che la borsa è transitata solo per pochissimo tempo nelle mie mani, perché non avevo titolo per tenerla, l’ho consegnata a un ufficiale dei carabinieri. Se materialmente l’ho presa io o me l’hanno consegnata non me lo ricordo. La cosa importante è che l’ho avuta in mano e l’ho consegnata a un ufficiale”. Ma santa Polenta! Come fa a non ricordarsi se l’ha presa lui dall’auto o no? Cribbio non era mica una vettura normale … era una vettura mezza distrutta, con dentro un autista privo di conoscenza tutto insanguinato … possibile mai che uno non si ricordi di una situazione simile? Mah …

Ma chi è questo ufficiale a cui Ayala ha dato la borsa?  E passando da quali mani, poi ‘sta borsa, piena di vari oggetti ma non dell’agenda rossa, è arrivata nelle mani della polizia che conduceva le indagini e che l’ha repertata? Mah … Ayala non fa nomi … non ricorda. Eppure, stando a diverse testimonianze, sarebbe stato proprio lui a passare quella borsa ad un uomo in abiti civili e non in divisa. A confermarlo ai giudici proprio il suo ex capo scorta, Roberto Farinella: “Presi la borsa del magistrato, volevo consegnarla al giudice Ayala ma lui chiamò un uomo in abiti civili che mi indicò come ufficiale. Questi prese la borsa e si allontanò senza aprirla”. 

Chi era ‘sto tipo che pur essendo in borghese Ayala sapeva essere un ‘’ufficiale’’? Era un carabiniere? Era un uomo dei servizi segreti? Ayala non ricorda … ma guarda un pò …

Adesso per mettere un pò più di ‘’pepe’’ ricorderemo quanto Gaspare Mutolo diceva a proposito del Pubblico Ministero Giuseppe Ayala: ‘’… E’ anche così che Cosa Nostra si avvicina al potere … sfruttando le debolezze … Giuseppe Ayala giocava … si indebitava … chiedeva soldi … comprava droga … Questo lo so tramite Enzo Sutera, mafioso di Partanna Mondello che mi disse che un suo amico portava la droga al giudice Giuseppe Ayala”. 

Ora che Ayala giocasse … avesse debiti … si drogasse … non sono certo io a poterlo sapere, quel che mi ricordo è l’averlo incontrato d’inverno a San Cassiano, splendida meta sciistica delle Dolomiti mentre, in un elegantissimo loden con mantellina seguito dalle guardie del corpo, arrivava e partiva in elicottero … 

Il Pubblico Ministero nonché deputato Giuseppe Ayala …

Ma torniamo all’agenda Rossa, al di la di tutte le verità o bugie processuali, quel che mi lascia perplessa davvero è che con il caos che regnava in Via D’Amelio quel giorno chissà quanta gente c’era ai balconi! Ora .. possibile mai che nessuno, dico nessuno, abbia visto chi ha preso quella borsa dall’auto … dove l’ha portata  … che cosa ne ha fatto? Noialtri … che non ci facciamo i fatti nostri nemmeno se ci pagano? Noi che siamo un popolo di curiosi, di ficcanaso … ebbene ‘’nessuno’’ ha visto … nessuno si ricorda nulla. Ora non venitemi a dire che qualche ‘’cittadino comune’’ che non fosse un magistrato, un carabiniere, un agente dei servizi segreti non avesse visto nulla? Ma va la … il fatto è che ‘’vigliacco’’ se parla! 

Omertà? Paura? Mi faccio i fatti miei? Peccato che all’epoca non ci fossero i cellulari … sai oggi che servizi avremmo a disposizione sull’accaduto!

E comunque l’Agenda Rossa non è certo l’unica cosa scomparsa … eccovi qui un elenco preoccupante:

  •  Nel 1947 SCOMPARE uno dei memoriali di Salvatore Giuliano, quello in cui il ”bandito” indicava il nome dei mandanti dei delitti che servivano a bloccare il movimento dei lavoratori italiani;
  • Nella vicenda Moro SCOMPARE il memoriale dello statista assassinato;
  • Nel ”caso Calvi” SCOMPARE la borsa del banchiere;
  • Nell’attentato in cui morirono Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie SPARISCE la valigetta con tutti i documenti che portava con sé;
  • Nella Strage di Capaci del 23 maggio 1992 in cui morirono il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo  e gli uomini della scorta, SCOMPAIONO i dati sia dal computer portatile che da quello nell’ufficio dove lavorava Falcone e SCOMPARE anche la ”ram card” esterna che Falcone utilizzava per l’agenda elettronica;
  • Nell’attentato del 20 luglio 1992 in cui moriva il giudice antimafia Paolo Borsellino e assieme a lui, perdevano la vita i ragazzi della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (°) , Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina …  l’inseparabile AGENDA ROSSA del giudice SCOMPARE!
  • Metterei nell’elenco, come ciliegina sulla torta,  anche la DISTRUZIONE quindi SPARIZIONE delle intercettazioni telefoniche intercorse tra Mancino e Napolitano. La tempistica scelta per distruggere queste intercettazioni  è stata quantomeno ”inopportuna”  e,  per forza di cose , ha destato degli orribili sospetti

Questo ”sistema” ci costringe nel Medio Evo … è una palla al piede per una crescita decente. E noi ”popolo” non crediamoci assolti perchè non lo siamo …

Alla prossima

Elena 

Alcuni nomi della lista nera di MPS …

Ecco qui alcuni nomi della lista nera dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps portandola a cumulare 47 miliardi di prestiti malati, ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Dai grandi imprenditori, agli immobiliaristi, al sistema delle coop rosse fino alla giungla delle partecipate pubbliche della Toscana. Il parterre è ecumenico sul piano politico. Centro-sinistra, Centro-destra pari sono. Del resto per una banca guidata per decenni da una Fondazione espressione della politica era quasi naturale l’arma del credito come strumento di consenso e di scambio.

banca dal 1972 ...

banca dal 1972 …

Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia. Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario. La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria. I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni. E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. (Il che significa tanto per cambiare perdita di posti di lavoro) Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.
Ma Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Tra i grandi incagli di Siena ecco spuntare anche un altro nome di spicco.
È Gianni Punzo azionista di peso di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola, la grande infrastruttura logistica del meridione. Da tempo la Cisfi, la finanziaria che sta in cima al complesso reticolo societario è in affanno per l’ingente peso debitorio. Anche qui le banche Mps in testa hanno convertito parte dei prestiti in azioni. Mps è oggi il primo socio della Cisfi sopra il 7% (con Punzo al 6,1%).
Anche la Cisfi Spa che recepisce la crisi dell’interporto di Nola è un incaglio per Mps che ha titoli in pegno svalutati anch’essi per 11 milioni a fine del 2015. Ed ancora la ex banca di Mussari deve tuttora metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche.
Dal dissesto del contractor delle grandi opere toscano è rinata la Fenice Holding. Anche qui Mps se la ritrova in portafoglio in virtù dei prestiti non ripagati. Tra gli immobiliaristi come non citare Statuto che ha visto pignorato il suo Danieli di Venezia su cui Mps (con altri) aveva ingenti finanziamenti.

E c’è il capitolo amaro della Impreme della famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. E poi residua a bilancio dal 2007 il disastroso progetto immobiliare abortito di Casalboccone a Roma eredità dei Ligresti che vede Mps azionista (in cambio dei crediti non pagati) con il 22% del capitale. Il capitolo Coop vede Mps protagonista della ristrutturazione del debito di Unieco.

Tra i dossier immobiliari c’è il finanziamento di alcuni fondi andati in default: come un veicolo gestito da Cordea Savills, finanziato con eccessiva leva da Mps, che aveva in portafoglio gli ex-immobili del fondo dei pensionati Comit. Ma Mps ha finanziato anche alcuni dei fondi di Est Capital, società finita in liquidazione che gestiva il progetto del Lido di Venezia.
E infine c’è il capitolo della partecipate pubbliche. Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’Aeroporto di Siena e persino le Terme di Chianciano. La banca si ritrova a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca.
Art. Sole24ore

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Ora … possiamo dare la colpa di tutto ciò solo all’economia che ”vacilla” oppure la nostra ”imprenditoria” è un tantino ”troppo allegra”? Fare denaro senza ”rompersi la schiena” …. facendosi prestar denaro nella speranza che poi tanto: ”Dio vede Dio provvede”? Fatto sta che ora, tutte queste ”aziende” in crisi dovranno esser prima ”risanate”, il che significa automaticamente perdita di posti di lavoro, e poi vendute! Che dire?
Tanto ”pantalone” paga!

Alla prossima

Elena

DOVE E’ FINITA L’AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO?

Misteri d’Italia …

C’è da chiedersi come mai, o per quale ”strano motivo” nel nostro paese ”spariscano un sacco di cose”!  Leggete un po’ qui …

–  Nel 1947 SCOMPARE uno dei memoriali di Salvatore Giuliano, quello in cui il ”bandito” indicava il nome dei mandanti dei delitti che servivano a bloccare il movimento dei lavoratori italiani;

– Nella vicenda Moro SCOMPARE il memoriale dello statista assassinato;

– Nel ”caso Calvi” SCOMPARE la borsa del banchiere;

– Nell’attentato in cui morirono Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie SPARISCE la valigetta con tutti i documenti che portava con sé;

– Nella Strage di Capaci del 23 maggio 1992 in cui morirono il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo  e gli uomini della scorta, SCOMPAIONO i dati sia dal computer portatile che da quello nell’ufficio dove lavorava Falcone e SCOMPARE anche la ”ram card” esterna che Falcone utilizzava per l’agenda elettronica;

– Nell’attentato di 22 anni fa, la domenica del 19 luglio del 1992 in cui moriva il giudice antimafia Paolo Borsellino e assieme a lui, perdevano la vita i ragazzi della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (°) , Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina …  l’inseparabile AGENDA ROSSA del giudice SCOMPARE!

Metterei nell’elenco, come ciliegina sulla torta,  anche la DISTRUZIONE quindi SPARIZIONE delle intercettazioni telefoniche intercorse tra Mancino e Napolitano. La tempistica scelta per distruggere queste intercettazioni  è quantomeno ”inopportuna”  e,  per forza di cose , desta degli orribili sospetti.

Ma veniamo al giorno dell’attentato al giudice Paolo Borsellino …

La domenica del 19 luglio del 1992 Paolo Borsellino stava suonando al citofono del portoncino della casa di sua madre per portarla dal medico, e, nel momento stesso il cui sua madre rispose … avvenne il finimondo!

via_damelio_palermoVia d’Amelio quella domenica pomeriggio …

L’esplosivo di cui era imbottita un’utilitaria davanti al portone,  venne fatto detonare con un comando a distanza da qualcuno che osservava i movimenti del magistrato e un’esplosione immensa dilaniò i corpi del giudice e della scorta.  I vetri delle finestre delle case adiacenti volarono in mille pezzi, le vetture circostanti furono danneggiate … il boato fu assordante … fumo …  pezzi di carne umana finirono ovunque, compresi i balconi ai primi piani … doveva essere uno spettacolo da Apocalisse!

Immediatamente sul posto chi arrivò? Tutti ci immaginiamo vigili del fuoco e  polizia … invece no! Il primo ad arrivare fu  il giudice Ayala! Ayala pare abitasse non lontano e, sentendo il rumore dell’esplosione, intuì subito trattarsi di qualche cosa di ”grave” …

225px-Giuseppe_Ayala_cropped Giuseppe Ayala.

Per pura informazione vorrei ricordare al lettore che Ayala all’epoca NON era un era magistrato ma era un deputato della Camera eletto tra le fila del PRI, elezione che risale a poco prima dell’omicidio di Giovanni Falcone.Ricordo inoltre che Ayala fu sottosegretario al Ministero di Grazie e Giustizia  durante il governo Prodi e che l’incarico gli fu riconfermato anche nei successivi governi D’Alema I e II.Finito il mandato politico è rientrato in magistratura (vanno avanti ed indietro come gli pare …  costoro) e che dal 2011 è in pensione.Ricordo inoltre che, secondo il pentito Gaspare Mutolo, il giudice Ayala amava il gioco … si indebitava … e comprava droga. Proprio una personcina ”per bene”. Ricordo anche che Ayala è stato condannato a pagare una cospicua somma di denaro a Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso,  in un processo di diffamazione a suo carico nei confronti appunto di Salvatore Borsellino.

Ecco le affermazioni in questione:

‘Quelle di Salvatore Borsellino sono le farneticazioni di una persona che non sta bene … Salvatore Borsellino è affetto da “problemi di sanità mentale” …  quelle di Salvatore Borsellino non sono domande ma  farneticazioni … me ne assumo la responsabilità … è una persona che non sta probabilmente bene … e non sono il solo che lo dice …  anche Abele aveva un fratello”.

Non ”male” per un giudice vero? Si direbbe che costui abbia il ”dente avvelenato contro Salvatore Borsellino. Ma come mai?

Torniamo ai fatti del 19 luglio 1992 … Subito dopo l’esplosione il Giudice Ayala, allora deputato alla camera nelle liste del PRI,  come già detto sopra,  giunge sul posto.  Intuisce subito che si tratta di qualche cosa di grave …  (ma va?)  Si avvicina e riconosce per terra i resti di Paolo Borsellino.

Con Ayala  ci sono solo gli uomini della sua scorta.  Poco dopo arriva la prima pattuglia di polizia e i vigili del fuoco.

In mezzo a quel delirio Ayala si accosta alla macchina del giudice, al suo interno vede la sua borsa. Un agente della sua scorta, l’appuntato dei carabinieri Rosario Farinella, si fa aiutare da un vigile del fuoco per aprire la portiera posteriore sinistra della Croma del giudice.

???????  La prima domanda che mi viene spontanea è:  ”Ma per quale assurdo motivo forzano la porta dell’auto”? Ma perché un deputato della Repubblica deve far aprire la porta dell’auto forzandola? Perché? Non è della polizia costui e non spetta a lui inquinare la situazione. Tra l’altro Ayala che era precedentemente un magistrato  sa benissimo che NON deve inquinare e/o manomettere la scena di una tragedia simile … 

Eppure … ecco che cosa combina! L’esplosione aveva incastrato le lamiere, ma dopo un paio di energici tentativi si riesce finalmente ad aprire lo sportello posteriore della Croma.  L’appuntato Farinella (una delle guardie del corpo del deputato Ayala)  prende la valigia di Borsellino e la porge all’ex Pm. ”Io personalmente ho prelevato la borsa dall’auto – dichiarerà il Farinella agli investigatori – e avrei voluto consegnarla al dr. Ayala. Questi però mi disse che non poteva prendere la borsa in quanto non più magistrato, per cui io gli chiesi che cosa dovevo farne. Lui mi rispose di tenerla qualche attimo in modo da individuare qualcuno delle Forze dell’Ordine a cui affidarla. Unitamente a lui ed al mio collega ci siamo allontanati dall’auto dirigendoci verso il cratere provocato dall’esplosione, mentre io reggevo sempre la borsa. Dopo pochissimi minuti – ricorda l’appuntato dei carabinieri – non più di 5-7, lo stesso Ayala chiamò un uomo in abiti civili che si trovava poco distante e che mi indicò come ufficiale o funzionario di polizia, dicendomi di consegnargli la borsa. Allo stesso, il dr. Ayala spiegava trattarsi della borsa del dr. Borsellino e che l’avevamo prelevata dalla sua macchina .  l’uomo che ha preso la borsa non l’ha aperta, almeno non in nostra presenza; ricordo che appena prese la borsa, lo stesso si è allontanato dirigendosi verso l’uscita di Via D’Amelio, ma non ho visto dove è andato a metterla.

Ma ci rendiamo conto? Prendono la borsa … la danno ad un tizio che non sanno nemmeno bene chi è …  e soprattutto non controllano che cosa costui ne faccia della borsa. La danno al primo che passa e se ne fregano! La borsa del Giudice Borsellino … non solo non doveva essere tolta da gente che non era della squadra investigativa ma soprattutto …  in una situazione simile,  non la si doveva dare al primo venuto che la ”mette” da qualche parte? E dove? E per quale motivo?  Oppure …  più che ”posare” da qualche parte  l’appuntato Farinella avrebbe dovuto usare il verbo ”dare” a qualcuno?

Comunque la ”follia” di questa faccenda è che nessuno ne sa nulla … nessuno sa se ‘sta borsa sia stata appoggiata da qualche parte … né se sia stata data a qualcuno …  l’ultima cosa di cui siamo a conoscenza è il fotogramma, apparso anni dopo, dell’allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli che si allontana dai resti contorti dell’auto del giudice Paolo con la valigetta in mano!

Dove porta quella valigia? A chi la consegna? Chi la apre? SEGRETO!

Nessuno ha visto … nessuno ha notato … nessuno se ne è preoccupato!  Nemmeno l’Arcangioli, oggi colonnello dell’Arma, ha saputo spiegare come mai avesse in mano quella valigetta: ecco che cosa dice in proposito: “Non ricordo come e perché avessi la borsa del giudice Borsellino, né che fine abbia fatto”.

l'allora comandante Arcangioli a spasso con la borsa del giudice Paolo …

l’allora comandante Arcangioli a spasso con la borsa del giudice Paolo …

Lo smemorato di Palermo? La risposta dell’Arcangioli è degna del: ”non vedo … non sento … non parlo” … e fu data al procuratore di Caltanissetta Sergio Lari dopo che quest’ultimo gli fece vedere una foto che lo ritraeva con la valigetta del magistrato da cui scomparve il diario. L’allora capitano venne immortalato infatti mentre si allontanava con la borsa dopo l’attentato. La valigetta venne ritrovata poi vuota nell’auto del giudice. Il teste, molto teso e provato, ha più volte detto di NON ricordare i fatti e di temere di essere nuovamente indagato. 

Ma che subisse delle ”pressioni” da parte di ”qualcuno” ‘sto teste? E da chi? Cosa ne dite?

D’altronde prima che apparisse questo fotogramma di Arcangioli a spasso con la borsa del giudice Paolo, nessuno era al corrente questo signore fosse andato a spasso con ‘sta borsa! Lui se ne era ben guardato dal dirlo!

Che misteri vero? Ma andiamo avanti …

Quando ormai la valigia era tornata ”MIRACOLOSAMENTE” sul sedile dell’auto del giudice Paolo, in via D’Amelio arrivarono il commissario Paolo Fassari, Dirigente della Polizia di Stato, Funzionario reperibile per la Squadra Mobile di Palermo in assenza del dirigente Arnaldo La Barbera e l’assistente capo di Polizia, Francesco Paolo Maggi. Dopo aver espletato alcune attività investigative Francesco Maggi si avvicina alla Croma di Borsellino. La portiera posteriore sinistra è aperta. (Per forza l’aveva fatta ”forzare” Ayala!)  Sul sedile posteriore era  appoggiata la valigetta di Borsellino. Lo stesso Maggi racconterà di averla,    prelevata dall’auto, di averla poi portata in questura su indicazione di Fassari. Maggi era della polizia e quindi faceva il proprio mestiere, Ayala invece era un deputato della Camera … ma che cavolo ha toccato a fare ‘sta borsa!

Comunque nel pomeriggio verso le 18,00 la borsa si trovava nell’ufficio del dirigente della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. Ma nella valigetta NON verrà MAI ritrovata  l’AGENDA ROSSA ! 

Che misteri!  … Il tragico è che invece di continuare ad indagare su ‘sti individui che forzano le portiere … che vanno a spasso con le valigette … questi ”smemorati di Palermo” che non ricordano nulla … si sia optato per una soluzione più semplice. Si è deciso che nella borsa l’agenda rossa non ci fosse, Punto!

Eppure, i familiari, moglie e figli, insistono da anni che l’agenda fosse in quella borsa e che il giudice Paolo NON se ne separasse MAI !

Strano paese il nostro vero? Ma … a ”pensare male”,  diceva l’orribile Andreotti,  NON si sbaglia quasi mai …

Alla prossima

Elena

 

(°) Emanuela Loi, una fiera ragazza sarda,  era la prima donna italiana a far parte di una scorta, ed aveva solo 25 anni quando fu uccisa.

 

Fonti:

http://www.ilsicomoro.com/2013/04/26/droga-favori-e-gioco-bufera-su-giuseppe-ayala/

 

http://www.ilsicomoro.com/2013/04/26/droga-favori-e-gioco-bufera-su-giuseppe-ayala/

http://it.ibtimes.com/articles/66478/20140523/giovanni-falcone-capaci-anniversario-concorso-esterno-agenda-computer.htm

Antimafia duemila

http://livesicilia.it/2013/05/14/la-strage-borsellino-parla-arcangioli-da-otto-anni-vivo-un-incubo_315317/