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TAV … ma non abbiamo ancora finito?

Giorni fa ho letto su fb, da qualche parte, un post che mi ha lasciata perplessa. Il post diceva: ‘’Ridicolo pensare ad una grande opera come la/il TAV che, bene che vada, sarà pronto nel 2030’’?
Ma per quale motivo consideriamo il 2030 lontano nel tempo?
Mio nipote, che è nato nel 2014, nel 2030 avrà 16 anni. Quindi? Vi sembra poi un futuro lontanissimo? Non direi.
Ma poi, dobbiamo affrancarci si o no dai combustibili fossili? E allora?
Per quale motivo privilegiare ruote o aereo per spostare noi stessi oppure delle merci? La globalizzazione che ci piaccia o no continuerà. Saremo sempre di più connessi, specialmente in Europa. Voglio credere che il futuro siano gli Stati Uniti d’Europa e che i miei nipoti viaggeranno per l’Europa come se fossero in un unico Paese.
Tornando all’inquinamento, tutti ci rendiamo conto che gli aerei inquinano e che quindi saremo tutti costretti, in futuro, a viaggiare su treni elettrici. Quindi perché ostinarsi a boicottare il/la Tav?
Eppure tutti, se ci pensiamo un attimo, ci rendiamo conto che andare da Torino a Parigi, per esempio, in aereo, si inquinerebbe molto ma molto di più che non in treno. Senza contare che, da centro città a centro città, è senza dubbio preferibile e più comodo il treno piuttosto che l’aereo, il quale richiede un ulteriore spostamento da casa all’aeroporto, ore prima tra l’altro.
Non capisco questo insistere nel boicottare ideologicamente una tratta che aiuterebbe a collegare il Piemonte e la Liguria al resto dell’Europa. Quando abbandoneremo questi regionalismi e localismi del passato? Siamo sicuri che il ‘’sentimento’’ di pancia sia quello a cui affidarci per costruire un futuro diverso? Che senso hanno manifesti No Tav con su scritto: ”Non ci ruberete il futuro”? Forse chi vuole costruirla questa linea pensa proprio a salvaguardarlo il futuro dei giovani e non viceversa!

Scontri tra No Tav e forze dell'ordine.

Scontri tra No Tav e forze dell’ordine.

E non controbattete per favore, parlando delle ”madamine” che sono a favore del Tav, sareste patetici, non ci sono solo le ”madamine” ad esser favorevoli, ma anche un consistente numero di persone con un cervello in proprio.

Mah …

Alla prossima

Elena

Politica: Destra, Sinistra e … la McKinsey!

Mah … si direbbe che ormai noi si abbia dei ‘’partiti papocchi’’ in cui regna la confusione più grande.
Militano in un partito, magari anche mossi da furor sacro e per uno specifico motivo. Il Partito li accoglie ma poi, passato l’entusiasmo iniziale, iniziano i ‘’distinguo’’ ed i litigi che portano a penose scissioni, mal digerite, soprattutto dal loro elettorato.
La capacità di dialogo e di sintesi si è ormai ridotta al lumicino. Al primo screzio, si molla tutto e si va per i fatti propri. Come succede nei matrimoni d’altronde e lasciando i figli a smazzarsela con problemi provocati dai genitori.
La ‘’sinistra’’, in aggiunta, ha ‘’perso’’ la cosiddetta ‘’classe operaia’’ , per il semplice motivo che gli ‘’operai’’ sono sempre di meno. L’operaio del futuro sarà un ‘’robot’’ che lavorerà 365 giorni l’anno, senza ferie, senza contratto sindacale e senza tutele. Il ‘’novello operaio’’, per ovvi motivi, non voterà. Addio quindi al partito che cercava di fare i suoi interessi.
Ovvio che, in questo periodo storico, la manovalanza non specializzata, ha delle grandi difficoltà nel trovare un lavoro degno di tale nome. Per questo c’è il Reddito di cittadinanza o Welfare, che serve ad ammortizzare i problemi di coloro che sono disoccupati. Che ne approfittino anche i soliti furbetti … è, purtroppo, patologicamente italico.
In un certo senso siamo ‘’fortunati’’ perché in un momento di grande crisi e di passaggio da una rivoluzione industriale all’altra, in Europa perlomeno, i cittadini giovani sono pochi, considerato il tasso negativo delle nascite. Questa mancanza di natalità, alla fin dei fini è un bene, perché riduce lo ‘’scontro’’ generazionale a numeri più o meno gestibili. Ovviamente è un ‘’bene’’ fino ad un certo punto.
Detto questo bisognerà però che le attuali ‘’destre’’ e ‘’sinistre’’ si confrontino su temi come affrontare la ‘’Rivoluzione Verde’’ oppure quella ‘’Digitale’’, sul come rapportarsi con il monopolio delle Multinazionali, sul come gestire il welfare e quali poteri delegare o meno all’Europa.
Su questi punti la nostra politica ‘’dovrebbe’’ lavorare.
Invece si direbbero, tutti, allo ‘’sbando’’ totale. O perlomeno questa è l’impressione che noi ‘’popolo’’ riceviamo.
Quindi ecco che siamo costretti a rivolgerci ai cosiddetti ‘’tecnici’’ sperando che ci facciano uscire dal ‘’guano’’.
Conte, osannato da tutti, grazie anche allo splendido lavoro fatto da Rocco Casalino, che è riuscito benissimo a ‘’vendere’’ il personaggio e a farcelo amare. D’altronde … proprio quello è il mestiere di Casalino. Vendere ‘’personaggi e/o prodotti’’. Immaginatevi se Conte fosse stato loquace come Draghi? Non esisterebbe! Infatti, oggi, i giornalisti, viziati dal Casalino, che li chiamava in continuazione, per dire loro quello che ‘’voleva’’ che sapessero e che diramassero, e chiamandoli ‘’Ammoreeee’’, sono scocciati dai ‘’silenzi’’ di Draghi. Che caspita scrivono sui giornali se Draghi non comunica? In questo ”Strano Mondo” non è tanto importante quello che fai ma quello che racconti.
Comunque, il tanto venerato Conte voleva affidare la gestione dei 209 MLD del Recovery Plan ad un gruppo di manager ‘’pescati’’ dalle Società controllate dal Tesoro, pieni di conflitti di interessi.
Draghi invece arruola, per tale compito, la McKinsey per aiutare il Ministero dell’Economia a stendere ‘sto piano in maniera decente. Costoro, nonostante quel che si possa raccontare, non hanno confitti di interesse, visto che collaborano solo in fase preliminare.
Una volta steso il piano, questo passerà al Parlamento che deciderà in autonomia.
Solo a questo punto entrerà in gioco la ‘’politica’’ e vedremo come si rapporteranno ‘’destra’’ e ‘’sinistra’’ su quello che c’è scritto in quel Piano.
Saranno all’altezza? Ma … soprattutto ci saranno due schieramenti distinti che si contrapporranno uno all’altro, oppure, come al solito, si perderanno in mille rivoli/partitini inconcludenti?
Non so perché, ma qualche cosa mi dice di NON saranno affatto pronti.
Vogliamo la ‘’tanto decantata’’ sovranità per fare cosa esattamente?
Perdere tempo a ‘’pettinar le bambole’’?
Ripeto … sono un cittadino ‘’europeo’’ e voglio gli Stati Uniti d’Europa!

Alla prossima

Elena

Case Farmaceutiche, Europa, vaccini, volano stracci. E se noi invece …

Si litiga tra case farmaceutiche ed Europa sui vaccini …
Da oltre un mese von der Leyen e la sua Commissione sono reduci da giornate che hanno fatto vacillare l’esecutivo comunitario, travolto da polemiche su una gestione della campagna giudicata maldestra e più lenta del dovuto. Si sa quando le cosa vanno male, la critica è la cosa più semplice da fare. Ma ciò non toglie che l’Europa abbia investito fior di quattrini nella ricerca ed avrebbe piacere di vedersi ritornare questi investimenti in vaccini per la popolazione. Per noialtri, tanto per intenderci.

Ciò non toglie però che in Europa si sia in ritardo rispetto ai vaccini fatti sia negli Usa che Regno Unito. Gli americani hanno la loro casa produttrice e si aggiustano. Noi? Invece?
Questi ritardi ovviamente scatenano malumori anti-governativi pure fra ‘’modelli di efficienza’’ come la Germania, che però, ha sul suo suolo industrie che producono, quindi per la Merkel assicurare che i vaccini ci saranno per tutti entro settembre è più facile che per chi non ha produzione sul territorio.
Il sospetto è che le case farmaceutiche esportino dove il vaccino viene pagato di più e l’Europa, per ritorsione, minaccia blocchi di esportazioni dal suo territorio.
Eric Mamer, uno dei portavoce della Commissione europea, ha affermato che l’obiettivo a Bruxelles non è quello di ostacolare le esportazioni di vaccino contro il Coronavirus, ma di costringere i produttori come AstraZeneca a fornire una chiara contabilità dei loro livelli di produzione e dei piani di consegna: “Vorrei solo sottolineare che la parola importante qui è trasparenza”. Non si tratta di bloccare. Si tratta di sapere cosa esportano o esporteranno le società in mercati al di fuori dell’Unione Europea”.
Costoro non riescono a produrre la valanga di vaccini di cui abbiamo bisogno e devono fare investimenti per aumentare la produzione. Quindi? Quindi esportano i vaccini dove vengono pagati di più e con tali soldi contano di aumentare la produzione? Mah … va a sapere. Ma noi … intanto? Che si fa?
Per memoria vorrei ricordare che:
La BioNtech è tedesca
La Pfizer è americana
Moderna è americana
AstraZeneca è una società inglese-svedese
E noi? Noi cuciniamo … chissà il Covid19 lo potremmo fare al ”forno con le patate”!
Ma al di là dell’ironia, la situazione è drammatica davvero. Praticamente l’intero Pianeta è bloccato dalla pandemia, i vaccini sono stati trovati ma le case farmaceutiche non riescono a produrne abbastanza per tutti in tempo utile. Ora, per un attimo, pensate se le Case farmaceutiche rinunciassero al brevetto dei loro vaccini e lasciassero che venissero prodotti da qualsiasi laboratorio in grado di farlo. Moltiplicheremmo all’ennesima potenza la produzione e, in un amen, ci sarebbe vaccino per tutti! Comprese le pooplazioni che, se le cosa vanno come ora, non saranno mai vaccinate. Ovviamente poi gli Stati rimborseranno le spese alle aziende, magari con un prezzo ”politico” ma intanto ci leveremo da questa situazione allucinante.
In fondo si tratta di una situazione particolare … si tratta di non fare morire gli abitanti del pianeta e di rilanciare un’ economia che sta morendo altrettanto.
In fondo Sabin, il suo vaccino contro la poliomelite lo ha distributo gratuitamente per tutti … non sarebbe poi impossibile … qualcuno mi ascolta? Ho tanta paura di no …

Alla prossima

Elena

26 gennaio 2021 … Conte getta la spugna

Alla fine è successo: il governo è caduto. Alle 9 di questa mattina, convocato il Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte annuncerà l’intenzione di dimettersi. Subito dopo, il premier salirà al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.
Conte ha provato a resistere, a coagulare un gruppo di responsabili e/o transfugh in Senato in grado di disinnescare appunto una figuraccia in Senato oggi, in occasione delle comunicazioni di Bonafede sulla giustizia, ma non ci è riuscito.

L’Udc ha diffuso una nota in cui si tira fuori dai giochi dei “responsabili”. I tre senatori dell’UDC hanno deciso di votare all’unanimità no alla fiducia del governo e voteranno, in maniera compatta, no alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Una riunione improvvisata con i dirigenti dei 5 Stelle ha fatto precipitare le cose.
Quando in videoconferenza Vito Crimi ha cominciato a dare i numeri del Senato, in quella che ai presenti è sembrata un po’ la conta delle figurine: “ce l’ho, ce l’ho, mi manca”, i ministri e i sottosegretari del Movimento 5 stelle cominciano a sbuffare. Sono le 18. La riunione è stata indetta per capire il da farsi. E il da farsi è già deciso: il Movimento ha chiesto a Giuseppe Conte di non mandare Alfonso Bonafede in aula. Di salvare il Guardasigilli da una bocciatura certa sulla relazione annuale della Giustizia che, inevitabilmente, sarebbe comunque ricaduta sul premier e sul governo. In fondo non si è chiuso nessun accordo e Bonafede sta ancora lavorando al suo discorso, sta trattando possibili aperture in senso garantista con il suo predecessore, il vicesegretario pd Andrea Orlando, e con il deputato pd Walter Verini. L’idea è di convincere a votarlo almeno un pezzo di centristi e gli stessi responsabili della fiducia.
Stefano Buffagni: “Non possiamo mandare Alfonso a schiantarsi in aula – dice il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico – dobbiamo difendere i nostri. Difendere Conte, che è il perno fondamentale della maggioranza. Ora però vi chiedo: qual è la strategia’’? Silenzio tomabale … Crimi neanche accende il microfono. Interviene il ”ministro degli Esteri” (roba da matti) Luigi Di Maio: “È inutile che ci giriamo intorno, i numeri non ci sono, dobbiamo trarne le conclusioni e affrontare da domani la situazione”. Programmi? Come al solito di va a ”vento”. (Renzi è riuscito persino a far fare la figura dello statista a costui).
Il calendario della crisi parte ufficialmente oggi. Questa mattina al Consiglio dei ministri Conte comunicherà e spiegherà le sue dimissioni, poi salirà al Colle per consegnarle nelle mani del capo dello Stato attivando così la procedura consueta. Secondo la prassi Mattarella dovrebbe accettarle con riserva invitando il premier a rimanere per l’ordinaria amministrazione.
Le consultazioni dovrebbero durare un paio di giorni. I primi ad essere ricevuti al Quirinale, tra oggi pomeriggio e domani, saranno i presidenti delle Camere, poi tutti i gruppi parlamentari, che comunque, sempre ”quelli” sono. Quindi? Con chi la farà ‘sta coalizione?
Il Corriere dice che inizieranno di sicuro domani pomeriggio, domani mattina al Quirinale Mattarella è impegnato per la giornata della Memoria.

Se Giuseppe Conte aprirà e chiuderà la crisi come sembra, puntellandosi con un gruppo di “moderati” e transfughi forzisti, potrà re-incoronarsi premier con un record senza precedenti. Solo Mariano Rumor e Giulio Andreotti possono vantare la stessa performance.
D’accordo che le ideologie sono morte, ma governare quindici mesi con il sovranismo leghista e grillino, sedici mesi con i nemici giurati dei grillini e poi cominciare una nuova avventura puntellata dai liberal-popolari, sembrerebbe troppo persino per nooialtri.
Vero che le identità sono come il vestito dell’Imperatore della favola: luccicanti, sontuose ma ”inesistenti” Ci si chiede come sarà (se ci sarà) la terza vita politica dell’Avvocato del Popolo. Date le premesse, potrebbe essere qualsiasi cosa.
Intanto il Covid morde, l’economia è in rosso, il debito aumenta e non abbiamo presentato nessun piano in Europa per aver quei quattrini del Recovery Found, di cui parliamo in continuazione da un anno, facendo i complimenti a Conte per averli ottenuti.
Anche se noi … veramente non abbiamo ottenuto ancora un bel niente!
I quattrini ce li daranno solo e quando porteremo in Europa un piano dettagliato di come intendiamo usarli!
Loro, in Europa, a differenza di noi ”popollo italico” non si fidano e a scatola chiusa non ci daranno proprio una cippa!

Alla prossima

Elena

Renzi ha ragione, è antipatico come in dito in un occhio, ma …

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!
Questo è quello che ho trovato in rete, sui progetti che Conte aveva chiesto di mettere, nero su bianco, ai suoi Ministri per inserire nel Recovery Plan. I progetti che gli sono arrivati sono stati 557 e qui di seguito ci sono i più ‘’intelligenti’’.
Dopo che li avrete letti vi renderete conto del motivo per cui Renzi abbia le ‘’carte facili’’ per aver consenso.
Cominciamo con l’idea del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che propone di rifare il piazzale di marmo della Farnesina con una parte dei 209 miliardi del Next Generation Eu destinati all’Italia, Poi c’è la Pisano che lancia l’idea di una Amazon all’italiana, Provenzano invece vuole un “acquario green” a Taranto – costo 50 milioni di euro.
Poi si leggono richieste per l’Ammodernamento degli impianti per la molitura delle olive. Costo: 1,2 miliardi. “Turismo delle radici” per gli italo-discendenti che vogliano scoprire le origini dei propri avi. Costo: 22,4 milioni.
Il governo ha raccolto l’elenco dei 557 progetti per il Recovery Fund in un unico documento intitolato: Amministrazione proponente, costo, durata e obiettivo/motivazione.
Una lista, ancora provvisoria, che da sola vale oltre 670 miliardi: più del triplo dei 209 miliardi che l’Italia potrà ottenere da Bruxelles.
Le proposte arrivano da ministeri, società partecipate e agenzie pubbliche. Ci sono scuola, sanità, i voucher per la connessione, diverse misure per lo smart working e i pagamenti elettronici, la detassazione sul lavoro e la Tav. Ma anche un vasto numero di voci “varie ed eventuali”, che denotano ancora l’assenza di una strategia di fondo del governo. Me che tutto sommato non si può nemmeno colpevolizzare visto che deve districarsi tra queste ‘’priorità’’!
L’impressione è che lo spirito in pompa magna degli Stati Generali abbia lasciato ormai il passo al «catalogo della spesa» temuto da Gentiloni.
Si va dai progetti più grandi, come “Italia cashless” (10 miliardi). A quelli spaziali, con la “Costellazione satellitare” per l’osservazione della Terra (1,1 miliardi) e i piccoli satelliti per il «monitoraggio dello spazio extra-atmosferico».
Dal rafforzamento delle previsioni meteorologiche, al voto elettronico per gli italiani all’estero. Fino ai progetti più piccoli e locali. Come il rifacimento di singoli istituti penitenziari di Roma, Torino e Benevento e della nuova diga del porto di Genova.
Approfittando dell’arrivo delle ingenti somme europee, tutti vogliono improvvisamente digitalizzarsi, diventare “resilienti” e convertirsi al verde, dal Demanio ai Vigili del Fuoco. Il ministero della Difesa chiede 79,8 milioni per la mobilità green all’interno delle caserme. E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a quanto pare, vorrebbe pure usare i soldi europei per rimettere un po’ a nuovo i suoi uffici. (Il bimbo ama il bello).
Dalla Farnesina ancora arriva la richiesta di 13 milioni per «la creazione di un sistema domotico per la gestione coordinata di tutti gli impianti del palazzo», in modo «da raggiungere la cosiddetta building automation e avere un edificio intelligente». Visto che lui è scemo che almeno l’ufficio sia intelligente! Mi pare giusto no?
E ancora 300mila euro per «dotare di wifi – in aggiunta alle sale riunioni già cablate – circa 60 stanze assegnate ai vertici dell’amministrazione centrale». E pure 14 milioni per il «rifacimento della pavimentazione in marmo del piazzale esterno del palazzo della Farnesina, sede del Maeci, incorporando nella pavimentazione dei generatori piezoelettrici, in grado di trasformare l’energia cinetica dovuta al passaggio di persone e veicoli in energia elettrica».
Il ministero della Giustizia, invece, vorrebbe mettere su una task force per attuare le riforme della giustizia. Alfonso Bonafede chiede 1,6 miliardi di euro per il progetto Monitor, che è un acronimo e sta per Monitoraggio-innovazione-task force-organizzazione-ricerca «per la ripresa e la resilienza della giustizia».
Da solo il ministero dello Sviluppo economico di Stefano Patuanelli sfora i 120 miliardi in progetti di ogni tipo. Dal “Safety 5G” da 19,5 miliardi ai 2 miliardi per portare il 5G in cento città italiane, fino a un futuristico «sistema dinamico per il monitoraggio e la pianificazione ambientale urbana ad altissima risoluzione spazio-temporale».
L’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal) di Mimmo Parisi propone un “Piano per le nuove competenze” da 11,2 miliardi con il potenziamento dei centri per l’impiego, in modo che diventino «interessanti per tutti i lavoratori e non solo per le categorie di svantaggio». E altri 4,2 miliardi per un progetto di “Empowerment femminile”.
Nel documento poi c’è tanto idrogeno, nel tentativo di agganciare il patto franco-tedesco dell’oro verde. Il Mise vorrebbe creare una “H2 Valley” in Sardegna (20 milioni) e una “Hydrogen Valley” dall’Alto Adige fino a Bologna. Dai Trasporti chiedono 300mila per i treni e 3 milioni per lo sviluppo della mobilità a idrogeno.
Spopolano i Big Data e il digitale. Ci sono progetti per la digitalizzazione dell’Archivio nazionale stato civile e delle liste elettorali. L’Avvocatura dello Stato vorrebbe realizzare pure un progetto di «giustizia predittiva», utilizzando l’intelligenza artificiale per la «predisposizione degli atti difensivi e pareri legali e per la predizione del possibile esito della causa sulla base dei risultati delle precedenti difese».
Il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone propone un piano di “comunicazione e sentiment analysis” per misurare il grado di soddisfazione dei cittadini nei confronti degli uffici pubblici (500mila euro). Dal ministero dell’Innovazione di Paola Pisano arriva l’idea di una piattaforma Amazon all’italiana da 2 miliardi per «sviluppare piattaforme di e-commerce locali su tutto il territorio italiano per il mantenimento della realtà imprenditoriale e tradizionale italiana».
Il Ponte sullo Stretto, no. Ma la Salerno-Reggio Calabria, sì: 550mila euro per «ridurre sensibilmente i tempi di percorrenza tra Roma e Reggio Calabria». E poi ci sono i costi del costo dello stesso Recovery Plan: Replus (Recovery Plan Unitary System) sarà il sistema informativo da 7 milioni per monitorare i programmi di investimento del piano, mentre altri 3 milioni serviranno a valutare l’impatto di genere del piano.
Entro il 15 ottobre dovevano essere inviate le prime bozze del piano a Bruxelles. Bisognerà scegliere tra i progetti e trovare una strategia d’insieme. Significa che si dovranno depennare parecchie di quelle 557 voci per rientrare nei paletti precisi in arrivo da Bruxelles. Il ministro Di Maio forse avrà dovuto rinunciare ad ammodernare l’impianto elettrico della Farnesina con i soldi della ricostruzione post-Covid. E forse potrebbe saltare pure qualche acquario o costellazione.
Per prendere spunto, basta allungare l’occhio Oltralpe. La Francia ha presentato il suo piano di investimenti “France Relance” da 100 miliardi, di cui 40 finanziati dall’Europa, con un mese di anticipo. Le misure previste sono in tutto 70 misure, non 557, divise in tre macro aree (Come le tre di Obama nel 2009): 30 miliardi di euro per la transizione ecologica, 35 miliardi per competitività delle imprese e 35 miliardi di euro destinati a promuovere l’occupazione e la formazione dei giovani.

Ma che cosa ho fatto?

Ma che cosa ho fatto?

Perché Conte ha chiesto tutta ‘sta roba ai suoi Ministri? Perché Conte di mestiere fa l’avvocato e quindi è un mediatore. Conte è un Signore, gentile, sobrio ed educato ma che non ha la minima visione globale di quello che sarebbe necessario fare per riorganizzare e far ripartire il paese. Quindi che cosa ha fatto? Ha chiesto ai suoi Ministri che cosa avrebbero voluto fare con quei quattrini. Le risposte le avete viste. D’altronde quelli sono i Ministri che abbiamo e quindi. Se spremi una rapa non è che esca del Barolo.
Una volta avuta la ‘’lista della spesa’’ in mano Conte avrebbe voluto rivolgersi ai ‘’tecnici’’ affinché mettessero a punto, in qualche modo, ‘sta lista e trovassero qualche cosa di utile e fattibile in tempi umani.
E lì ‘’apriti cielo’’ Renzi è saltato su tutte le furie. E, tutto sommato, come dargli torto?
Siamo in molti a dire che Renzi ha ragione. Il guaio è che la ragione di Renzi si infrange contro la realtà di una maggioranza enorme di parlamentari che la pensano diversamente per stupidità, incompetenza ed interessi di varia natura.
Renzi dica con quale maggioranza parlamentare intende attuare il ‘’suo’’ programma e chieda alle forze politiche se sono d’accordo per sostenerlo, se no che vada da Grillo e da Giggino a convincerli di diventare intelligenti e competenti e responsabili.
E comunque, il fatto che un partito mai presentatosi alle politiche, come Italia Viva appunto, e di conseguenzza mai votato da noialtri, sia l’ago della bilancia per deteminare il futuro del nostro Governo, la dice lunga sulla rappresentanza che ci ritoviamo. Mah …
Intanto l’Italia va a rotoli … senza contare il CoVid che ci uccide. Buona giornata eh …
Alla prossima

Elena

La Scozia e … la Brexit.

Ieri, un commento su un mio post relativo alla Brexit su fb, mi ha fatto riflettere sull’insofferenza della Scozia nei confronti degli inglesi.
Un’ insofferenza che ha radici ben lontane e profonde. Non possiamo certo dire che Inglesi e Scozzesi siano mai stati‘’pappa e ciccia’’! Anzi!
Il loro rapporto si potrebbe, beceramente, sintetizzare in questo modo: gli scozzesi volevano regnare su Scozia, Irlanda e Inghilterra, gli inglesi anche. Punto!
Tutta la ‘’menata’’ delle religioni trova il tempo che trova, il succo del discorso era ovviamente potere, territori, eserciti e quattrini.
Grazie al fatto che gli scozzesi non fossero un ‘’popolo compatto’’ , ma che avessero bensì una struttura a clan e che in più si combattevano tra loro, permise agli inglesi di riuscire a tenerli a bada per un bel pò di tempo, favorendo l’ascesa al potere di ‘’re burattini’’ a loro fedeli, come nel caso del Re Balliol verso il 1300.
Il Clan dei Bruce però, voleva salire, a sua volta, al potere e quindi si alleò con gli inglesi per poterlo spodestare. Gli inglesi aiutarono i Bruce ma, una volta sconfitto il clan dei Balliol, invece che i Bruce al potere salì Edoardo I d’Inghilterra che inglobò la Scozia all’Inghilterra.
Ovvio che ai ‘’Bruce’’ ‘sta faccenda fece girare le scatole non poco, ecco che quindi iniziarono le guerre di indipendenza scozzesi, dal 1296 al 1357, 61 anni di guerriglie, con a capo il mitico William Wallace! Chi non ha visto Braveheart di Mel Gibson? Tutti no? Quindi inutile soffermarci sull’argomento.
Per un pò gli scozzesi, con l’aiuto dei francesi, che non hanno mai amato gli inglesi, governarono su entrambi i regni.
Dal 1603 le corone scozzesi e inglesi furono riunite sotto gli Stuart, ma questa unificazione segnò l’inizio di tumulti e ribellioni da parte inglese.
L’insofferenza verso gli Stuart portò alla “Gloriosa Rivoluzione” del 1688 che terminò con la deposizione e l’esilio di Giacomo II Stuart che venne spodestato da Guglielmo d’Orange che diventò poi Guglielmo II d’Inghilterra.
Giacomo II Stuart fu l’ultimo re cattolico sul trono dei ‘’Tre Regni’’ (Scozia, Irlanda, Inghilterra).
Le privazioni politiche e territoriali imposte agli scozzesi dagli inglesi portarono alla nascita di un movimento d’opposizione, il Movimento Giacobita, (dal latino Jacob – Giacomo) la cui missione era quella di riportare in Scozia il legittimo sovrano, esiliato dopo la ‘’Gloriosa Rivoluzione’’. La battaglia venne combattuta il 16 aprile del 1746 a Culloden, nei pressi di Inverness nelle Highlands Scozzesi.

la battaglia di Culloden

la battaglia di Culloden

Lo scontro si concluse con la sconfitta dell’esercito scozzese di Edoardo Stuart e la vittoria delle truppe inglesi guidate dal Duca di Cumberland.
Culloden sancì la fine del sogno di una Scozia indipendente dall’Inghilterra e con essa le aspirazioni del casato degli Stuart per la riconquista del trono inglese.
L’esito disastroso della battaglia sancì anche la fine della civiltà Gaelica delle Highlands e con essa molte delle tradizioni scozzesi.
Tra i vari soprusi gli inglesi rubarono la ‘’pietra del destino’’, impedirono di utilizzare la bandiera scozzese (croce decussata bianca su campo azzurro) ed impedirono l’utilizzo del Kilt.

Parliamo della ‘’pietra del destino’’ …
Una via di mezzo tra miti celtici e racconti religiosi.
Per ‘’Stone of Destiny’’ o ‘’Stone of Scone’’ oppure ancora ‘’Coronation Stone’’ si intende un grande masso grossolanamente squadrato di arenaria rossa, una specie di parallelepipedo, dai profondi significati simbolici.
Si trovava originariamente in un monastero, oggi scomparso, a Scone, piccolo villaggio della Scozia centrale. Era la pietra sulla quale furono incoronati tutti i re scozzesi. Successivamente, quando nel 1296 la Scozia venne annessa al Regno Unito, il re Edoardo I prese la pietra e la portò a Londra dove venne inglobata nel Trono Inglese dell’incoronazione.

Trono ligneo dell'incoronazione inglese con incorporata la ''pietra del destino'' scozzese

Trono ligneo dell’incoronazione inglese con incorporata la ”pietra del destino” scozzese

La pietra ha fatto ritorno in Scozia solo nel 1996, dopo una decisione maturata in conseguenza al crescente dissenso tra gli Scozzesi riguardo il loro insignificante numero nel parlamento inglese. Per calmare le acque gli inglesi hanno stabilito che la pietra rimanga in Scozia, dove è attualmente conservata all’interno del Castello di Edimburgo, nella Sala dei Gioielli della Corona scozzese. I turisti la possono vedere ma non fotografare, anche perché nella stessa sala ci sono i gioielli della corona e, non si sa mai …
Si è convenuto che la pietra verrà riportata a Londra soltanto in occasione delle incoronazioni. Dato la longevità di Elisabetta II abbiamo tempo per il trasporto.
Insomma gli inglesi hanno rubato agli scozzesi questa famosa pietra e se la sono messa sotto il ‘’sedere’’. Tanto per far capire a questi ultimi qual’era e qual’è il loro posto.

Bandiera scozzese o bandiera di Sant’Andrea
Spendiamo qui due parole sulla bandiera scozzese. La leggenda vuole che Re Angus II, che aveva radunato a sé le tribù degli Scoti e dei Piti, per combattere contro gli Angli, ad un certo punto le sue truppe si trovarono accerchiate dagli Angli e la vittoria di questi ultimi era data per scontata. Durante la tregua della notte, Re Angus si mise pregare, quando si addormentò nel sogno gli apparve Sant’ Andrea, martirizzato sulla croce, ma che gli assicurò la vittoria.
La mattina dopo le nuvole nel cielo formavano una sorta di X bianca. Questo segno e il sogno miracoloso, raccontato di bocca in bocca, incoraggiò le tribù scozzesi, già probabilmente sotto droghe stimolanti dell’epoca, in compenso spaventò gli Angli che, impauriti, non trovarono la forza di combattere, assicurando la vittoria agli Scoti.
Da quel giorno la Scozia adottò la bandiera con la croce bianca decussata in campo azzurro e non l’avrebbe mai più cambiata.

Bandiera scozzese. Croce bianca decussata su fondo azzurro.

Bandiera scozzese. Croce bianca decussata su fondo azzurro.

Dato però che la Scozia NON è una nazione sovrana, ma fa parte del Regno Unito, l’uso della bandiera scozzese, nelle manifestazioni ufficiali è stato loro proibito. Quindi, la bandiera degli scozzesi, volenti o nolenti, è la Union Jack.

Kilt …
Visto che abbiamo parlato della pietra del destino e della bandiera, non possiamo certo esimerci di parlare di un altro ‘’simbolo’’ scozzese: il Kilt!
Chi di noi signore non ha sospirato guardando Sean Connery, elegantissimo con il suo kilt da cerimonia? Spendiamo quindi due parole anche su questo affascinante ‘’capo di vestiario’’ da non chiamare , per carità, gonna’’ in presenza di uno scozzese.
Originariamente si trattava di una spessa coperta che serviva agli uomini nelle Highland per difendersi dal freddo. Veniva drappeggiato attorno al corpo in maniere differenti a seconda della libertà di movimento che si voleva ottenere e del freddo che c’era.
Se si dovevano guardare le pecore, lo si teneva tutto attorno al corpo in modo da esser riparati e stare al caldo, viceversa, se si dovevano ‘’menare le mani’’ lo si piegava e lo si fermava attorno alla vita con uno spesso cinturone.

la coperta veniva drappeggiata in maniere diverse.

la coperta veniva drappeggiata in maniere diverse.

La ‘’coperta’’ in questione veniva tessuta a casa dalle donne e colorata con essenze vegetali. Va da se che ogni famiglia avesse il suo modo di tessere e, soprattutto, di colorare i propri tessuti.
Guardando l’abito si sapeva a quale famiglia/clan appartenesse l’interlocutore che si aveva davanti.
E’ raro che chi visiti la Scozia come semplice turista non sia tentato dall’acquistare un Kilt. Io ne ho uno appartenente al clan dei Buchanan. Avevo scelto proprio quello in quanto all’epoca, il clan era ‘’dormiente’’, il che significa che non c’era un ‘’capo’’ riconosciuto.
Quindi nella mia testa ‘’bacata’’ il fatto di indossarlo mi dava l’impressione di essere un capo clan. Devo avere dei problemi … lo so … ma andiamo avanti.

Questo è il colore del mio kilt - Buchanan

Questo è il colore del mio kilt – Buchanan

Con la sconfitta scozzese di Culloden nel 1746 e l’introduzione del Dress Act (norma inglese di abbigliamento), il Kilt e i Tartan vennero banditi come fuorilegge.
Nel 1782 il Dress Act venne abolito dagli inglesi. Il motivo per cui il kilt è sopravvissuto è che i reggimenti scozzesi delle Highland, si rifiutarono di combattere per gli inglesi se non indossando il loro kilt. Quindi questa è l’unica ragione per cui gli inglesi hanno abolito il Dress Act.

Ma saranno belli?

Ma saranno belli?

In pratica gli scozzesi han posto agli inglesi questo ultimatum: ‘’Se volete che noi si combatta per voialtri dovete lasciarci vestire come vogliamo noi’’! Ed ecco il motivo per cui il Dress Act venne abolito. Non certo per bontà da parte inglese ma per ‘’forza maggiore’’.
Famoso fu il 75° reggimento degli Highlanders che aveva prestato servizio in India e in Sud Africa.
Quindi, ricapitolando, l’ elemento che ha garantito la sopravvivenza dell’elegante kilt è stata la sua adozione come indumento militare da parte dei reggimenti scozzesi delle Highlands al servizio dell’esercito inglese.

Tra le altre cose, agli scozzesi era vietato parlare in Gaelico.

Vabbè, adesso basta, ho perso già un sacco di tempo. Resta il fatto che comunque ‘sta Brexit agli scozzesi piace poco. Vedremo che cosa succederà.

Alla prossima

Elena

Grillo … democrazia diretta … vincoli di mandato …

Grillo, in collegamento, chissà con che ‘’titolo’’, con una tavola rotonda organizzata a Bruxelles dal presidente dell’Europarlamento David Sassoli, parla del referendum come della massima espressione democratica e afferma: «Non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare, ma nella democrazia diretta, possiamo fare tutto con il voto digitale, anche una consultazione a settimana. Sulla riforma elettorale Grillo ha ribadito la sua vecchia idea del sorteggio tra gli eletti. Nel M5s sono stati avviati sei o sette procedimenti disciplinari nei confronti di parlamentari che si erano espresso per il No al referendum.
Ovviamente, se hanno detto NO significa che non sono abbastanza ‘’yes-man’’ e quindi non possono stare nel partito. Il ‘’vincolo di mandato’’ da loro esiste eccome! Lo stesso che c’era nel partito di Mussolini e di Hitler. E mò Di Maio lo vuole per tutto il parlamento! Pochi, nominati e … ‘’Yes Men’’!
Il vincolo di mandato, vigliaccamente, propagandato come risoluzione ai cambi di casacca, è in realtà un modo per impedire, primo, le numerose fughe dal M5S ma soprattutto è indispensabile per trasformare i parlamentari in uomini dipendenti esclusivamente dalle direttive dei vertici del partito. Del ‘’capo insomma. Farne delle marionette che votano tutto quello che il capo dice loro.
Si riempiono sempre la bocca sul ‘’Difendiamo la Costituzione’’ ma l’hanno mai letta? Parlano di Calamandrei, ma se ne fregano delle sue parole! Già nella sua “Critica sociale“ dell’ottobre del 1956 diceva:

‘’Chiamare i deputati ed i senatori “rappresentanti del popolo” non vuol più dire oggi quello che voleva dire in altri tempi: si dovrebbero chiamare, “impiegati del loro partito”’’!

E da allora siamo solo peggiorati fino ad arrivare all’apoteosi del ‘’nulla’’ con ‘sti qui.

Ma qualcuno se ne rende conto che il vincolo di mandato è incompatibile con una Democrazia Parlamentare? Se tu partito mi obblighi a fare e dire quello che vuole il ‘’capo partito’’ che cosa ci stanno a fare in Parlamento? Che cosa discutono a fare se tanto non possono cambiare idea e cercare una ‘’quadra’’!
Ovvio che a Grillo NON piaccia la discussione parlamentare! Ha mandato in parlamento della gente che manco sa parlare! Si limitano a ripetere le stesse frasi mandate a memoria! Meglio un bel referendum: ‘’pilotato’’ da qualche genio della comunicazione e, oggi costoro sono ovunque sul mercato, magari sulla Piattaforma Rousseau e ottenere dal ‘’popollo’’ la risposta che si vuole ottenere!
Ma chi caspita è Grillo? Quello che voleva fondare un partito chiamato ‘’DIO’’? VivaIddio, almeno quello scempio, glielo hanno impedito!
Ma poi com’è che costui si ‘’collega’’ con Bruxelles a nome del M5S? Chi è esattamente nel M5S? Alla faccia della ‘’democrazia diretta’’! In ambito 5 stelle è sicuramente ‘’diretta’’ da lui. Roba da matti, fa quello che vuole nel partito e vorrebbe lo stesso sistema per l’ Italia. Questo è pericoloso! Mica perchè è cattivo … macchè! Solo perché è ‘’fanatico’’ ed un sacco di gente adorai fanatici!
Democrazia Diretta … vi ricordate la domanda fatta al popolo: ‘’Preferite Gesù o Barabba’’? Vi ricordate che cosa ha preferito il popolo vero’’?
Per trovare il diritto di cittadine e cittadini di partecipare ai processi politici decisionali e di avere quindi l’ultima parola, bisogna risalire alla Rivoluzione francese del 1792 … però poi lo sappiamo come è andata a finire no?
In Svizzera la ‘’democrazia diretta’’ esiste, ma loro sono ‘’cantoni’’ decentrati e anche abbastanza isolati tra loro. Dopo essersi fatti la guerra tra cattolici protestanti hanno riconosciuto i ‘’diritti popolari’’ ed hanno iniziato a votare per alzata di mano già nel lontano1830.
Ma poi, votavano forse tutti gli svizzeri? Naaaaa , alle donne il voto fu concesso solo nel 1971!
Grillo è l’antipolitica per eccellenza ed è l’uomo che sta spingendo per la dittatura. La crisi economica inoltre lo aiuta alla grande, perché a noi, si sa, piace l’uomo della provvidenza vero?
Il fatto che l’uomo della provvidenza – l’unto del Signore – ci avesse fatti finire in ginocchio non ce lo ricordiamo più vero? E non parlo solo di Mussolini!
Che dire? Ci meritiamo quello che ci succede … punto.

Alla prossima

Elena

Angela Merkel, Christine La Garde, Ursula Von der Leyen, le tre moschettiere.

Non a caso sono tre donne ( due tedesche, una francese) che controllano il Paese più importante, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea.
Da loro passano le decisioni più strategiche dell’Unione.
(L’Italia ha il Presidente del Parlamento Europeo ed il Commissario all’Economia.)

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Se si aggiunge che Macron e Conte sono d’accordo sul finanziamento europeo per i programmi di rilancio economico strutturale dei Paesi dell’Unione e sulla revisione del trattato di Dublino ( come dichiarato da Ursula Von der Leyen) c’è speranza che le tre donne possano gestire le resistenze dei Paesi più piccoli e far fare all’Unione un primo passo avanti nella direzione di una “Federazione”.
Sulla capacità politica delle tre non ci sono dubbi, sulle loro idee sull’Europa futura ci sono tutti i dubbi che conosciamo, ma credo che il fatto che siano donne, messe li a rappresentare uno stacco netto con il passato sia, se non altro, un tentativo di superare le diffidenze e gli interessi egoistici delle varie nomenclature dei vari Paesi. Un “buttare l’obiettivo un poco più in là” e vedere cosa succede. Non dico togliere lo sguardo dal dito ed ammirare la Luna, ma dare un’occhiata un po più in là magari si.
Se non fosse cosi non si spiegherebbe l’improvviso cambiamento della Germania, nonostante la sentenza della Corte Suprema, verso l’assenso al “Debito Europeo” e ai piani europei di ripresa e ristrutturazione, cose queste chieste dall’Italia da più di un decennio.
Vedremo, ma visto che tutti si preoccupano di una stretta possibile, alla fine della crisi sanitaria, di un ritorno alle politiche del rientro del Debito, lasciatemi intravedere uno scenario opposto, in fondo qualcuno diceva che il Debito Pubblico non si rimborsa, lo o si rinnova o lo si ristruttura.

Antonio Carlucci
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E come non essere d’accordo! C’è bisogno di donne oggi per fare l’Europa!

Alla prossima

Elena

Europa – il CoVid19 ci unisce …

Per mia memoria …

Ci siamo!  Dopo ore ed ore di mediazione e discussioni è stato deciso che il pacchetto da 750 miliardi di euro, che dovrà servire alla ricostruzione post-pandemia, sarà suddiviso in 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi di prestiti per i paesi colpiti dalla crisi. All’Italia andrà la quota maggiore, circa 209 miliardi, 82 di sussidi e 127 di prestiti. Di questi, 21 saranno incassabili da subito.
È inutile nascondersi che, partito per Bruxelles come una sorta di Re Travicello, al centro di manovre convergenti che miravano a sostituirlo, Conte è rientrato a casa rafforzato. Sarà quindi l’uomo che darà le carte nei prossimi mesi. (L’unica cosa che mi scoccia è che abbia sempre alle costole Rocco Casalino! Ma vabbè … quello è un problema mio personale)

Se Conte è riuscito in questo intento è anche perché il governo giallo-rosso, (decisamente meglio di quello giallo-verde) nato quasi un anno fa con l’obiettivo di tenere l’Italia agganciata alla prospettiva europea, contro i tentativi sovranisti di portarla con un piede fuori dall’Unione, è risultato credibile agli occhi di molti dei partners che hanno in casa lo stesso problema, ed erano determinati a riaffermare la capacità dell’Europa di mostrare la sua forza proprio nei momenti difficili.
I 750 miliardi di euro del Recovery Fund saranno raccolti sui mercati a nome dell’Unione Europea. Quindi, di fatto, facendo ”debito pubblico comunitario”!

È questa una delle novità più importanti: è stato sdoganato per la prima volta il principio secondo cui una istituzione europea, la Commissione, viene autorizzata a fare debito comune.
I soldi inizieranno ad arrivare agli Stati a partire dalla primavera 2021 ma l’accordo prevede che potranno essere usati per progetti avviati già dal febbraio 2020. E comunque andranno spesi in fretta: entro il 2023. Dovranno servire per finanziare le riforme proposte dai singoli governi sulla base delle raccomandazioni della Commissione.

Qui noialtri dobbiamo stare attenti perchè ci sono stati stanziati già nel 2014 dei quattrini che non siamo ancora iusciti a spendere a causa della nostra inefficienza amministativo-burocratica. Il che non ci fa certo onore e che ovviamente peggiora l’opinione di paesi come l’Olanda nei nostri confronti.

Sull’iter di approvazione dei piani nazionali, alla fine l’ha spuntata il premier olandese Mark Rutte, che ha incassato il cosiddetto “freno di emergenza” per poter congelare l’erogazione dei fondi verso un Paese in caso di non rispetto della tabella di marcia delle riforme. Resta al Consiglio il potere di approvare (a maggioranza qualificata) i piani nazionali. Successivamente qualsiasi governo potrà sollevare la questione e chiedere al presidente del Consiglio europeo di affrontarla. Il tema dovrà essere discusso in maniera esaustiva nel giro di tre mesi: nel frattempo la Commissione dovrà congelare il pagamento delle rate.

Comunque qualche passetto avanti questa Europa lo sta facendo, ed il fatto che l’nghilterra se ne sia andata facilita le cose.

Alla prossima

Elena

Strumenti di guerra finanziaria e … ‘’capricci liceali’’.

Dai siamo onesti, a noialtri ‘’popollo’’, quando ci parlano di ‘’QE’’ , ‘’PEPP’’, ‘’MES’’, ‘’RECOVERY FOUND’’, nella stragrande maggioranza cadiamo dalle nuvole. Ci perdiamo … la nostra mente vaga nel nulla.

Proviamo a fare uno sforzo, io per prima, e cerchiamo di capirci qualche cosa dai.

Che cos’è il ‘’Qe’’?
Il Quantitative Easing (Draghi) che spesso viene associato all’Eurozona, non è una nostra esclusività, le banche centrali di tutto il mondo possono utilizzarlo in caso di necessità. E’ un sistema che, per far fronte a emergenze economiche/finanziarie, ha creato un maxi programma di acquisti. Si tratta di una politica non convenzionale tramite la quale un istituto centrale acquista titoli, come ad esempio quelli governativi, con lo scopo di calmierarne il costo degli interessi. In questo modo fa risparmiare agli stati interessati e/o alle aziende emettitrici quantità industriali di interessi da pagare, liberando in questa maniera, risorse per investimenti e spesa pubblica, rendendo quindi più facile e meno costoso l’accesso al credito per gli stati e per le aziende.

Che cos’è il PEPP?
Mò cerchiamo di capire che cos’è ’sto ‘’Pepp’’ …
Dunque, Pepp, acronimo inglese di ‘’Pandemic Emergency Purchase Programme’’ il cui significato è quello di un programma di acquisto per l’emergenza pandemica, che continua ed affianca il QE che sta andando, pian piano a termine.
Il Pepp, è uno strumento ‘’temporaneo’’ di acquisto titoli che avrebbe dovuto terminare a fine anno, ma che è stato prorogato sino a giugno 2021, sperando che per quel periodo il CoVid19 sia ormai solo un brutto ricordo.
Si rivolge, anche lui, non solo ai titoli pubblici ma anche alle obbligazioni di aziende private facilitandone il finanziamento.
La Banca centrale europea ha aumentato recentemente di 600 miliardi il suo Pepp, (Lagarde) portando il totale a 1.350 miliardi. Mica ciuffoli!
Con questo nuovo programma di acquisto titoli, la Banca Centrale Europea ha cercato di garantire un flusso di danaro al sistema finanziario e a ogni singolo membro della zona euro.

Che cos’è il MES?
Un altro strumento economico/finanziario è il MES ( Meccanismo Europeo di Stabilità) attivo dal 2012 – che può concedere prestiti ai Paesi in difficoltà. IL MES viene finanziato dai singoli Stati membri con una ripartizione percentuale in base alla loro importanza economica. Il danaro prima veniva prestato in cambio di riforme specifiche, miranti ad eliminare o almeno a mitigare l’effetto dei ‘’punti deboli’’ dell’economia del Paese richiedente.
Prevedeva in particolare interventi in tre aree:
• Consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
• Riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;
• Riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche.
Oggi come oggi, causa CoVid19, il danaro del MES verrebbe dato a tasso zero con restituzione tra 10 anni e SOLO per miglioramenti sulla Sanità, senza chieder nulla in cambio a chi è stato più colpito dalla pandemia. Nel caso Italia, il prestito a noi erogato sarebbe più alto di quello che l’Italia versa al fondo stesso. Quindi … vedete un pò voi, personalmente li prenderei eccome.

Recovery Found o Fondo di recupero
Inizialmente proposto ed elaborato dai francesi, il Recovery Fund è un fondo con il compito di emettere i ‘’Recovery Bond’’, con garanzia condivisa nel bilancio dell’Unione Europea.
Sugli eurobond e anche sul Recovery Fund i membri settentrionali dell’Unione si sono espressi contro qualsiasi forma di condivisione del debito mentre quelli meridionali si sono mostrati più aperti in tal senso visto anche lo stato dei loro conti pubblici.
Forse adesso hanno trovata una ‘’quadra’’ in una proposta recente che consiste nella ‘’condivisione del rischio comune’’ SOLO guardando al futuro, senza una condivisione del ‘’debito passato’’.
Questa proposta presentata dall’esecutivo comunitario è al momento soltanto una proposta visto che, per entrare in vigore, dovrà ricevere il via libera di tutti i 27 Paesi membri. Speriamo in bene …

Io credo di essermi chiarita un pò le idee …
Purtroppo, quando non si capisce al volo, quasi sempre si rinuncia a capire, trovando più comodo rifugiarsi nei ‘’vecchi cari luoghi comuni’’ e negli ‘’slogan semplificatori’’ forniti belli e pronti da qualche partito che si professa, ovviamente, vicino al ‘’popolo’’ e contro la ‘’crudele Europa’’. (La ‘’perfida Albione’’ se ne è già andata … purtroppo)
Il fatto è che però se noi ‘’popolo’’ non capiamo, non si risolverà mai nulla, non spingeremo mai nella giusta direzione. Se restiamo ancorati paurosamente ai vecchi schemi sorpassati non faremo altro che boicottarne i nuovi, e lo faremo in maniera ‘’bovina’’. (Con tutto il rispetto per la categoria).
Ovvio che, uno sputo sul palmo ed una stretta di mano, erano più facili da capire, ma oggi le cose sono più complicate, quindi sforziamoci di comprendere un pò di più la realtà che ci coinvolge.

In fondo ‘sta pandemia di Covid-19 ha fatto crollare diversi tabù, inclusi i principi ‘’rigoristi’’ della politica economica tedesca. Vogliamo approfittarne si o no? Vogliamo prendere ’sti soldi che ci vengono offerti a tassi irrisori o addirittura negativi o continuiamo a ‘’pettinare le bambole’’?

Vogliamo lasciare che bambini incoscienti ed immaturi facciano i capricci sulle ‘’virgole’’ e sui loro ‘’slogan cavalli di battaglia’’ o vogliamo predisporre un piano decente ed efficace per USARE FINALMENTE E BENE questo danaro di cui abbiamo un bisogno enorme per poter rialzare la testa? Prendere anche solo questo danaro per migliorare la Sanità e creare ‘’economia Green’’ sarebbe già un motivo sufficiente. Creare lavoro affrancandoci nel contempo dai combustibili fossili! Ma … cosa stiamo aspettando?
Alla prossima

Elena