Benzina … Francia e Italia ..

In Francia si lamentano del prezzo del carburante. Gli ormai famosi Gilet Gialli, sono ovunque e sono molto arrabbiati!

Noi invece zitti … ed in più paghiamo persino l’Iva sulle tasse … 🙁

Bè … se non altro, il Governo Francese,  ha giustificato l’aumento dicendo che intendono investire, in maniera maggiore, su fonti alternative ed affrancarsi così dai combustibili fossili.
A noi invece costa una fortuna solo a causa delle accise, che, per la cronaca sono queste:

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli auto-ferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

A parte la ”presa per i fondelli” di roba successa ai tempi dei nostri nonni … vedete forse qualche cosa mirante all’affrancamento dai combustibili fossili? Macché!
A questo elenco di accise non dimentichiamo inoltre che va aggiunta l’Iva al 22%. Eh si … noi paghiamo l’Iva sulle tasse … e nessuno scende in piazza per una cosa simile. Non ci pensano nemmeno.

Il prezzo medio per un litro di carburante in Francia negli ultimi 3 mesi, da agosto a novembre 2018, è stato di 1,55 euro, mentre il prezzo minimo di 1,49 euro.
Il prezzo è certamente più alto della media mondiale, che si attesta a 1,41 euro, nello stesso periodo, ma più basso che in Italia. Il prezzo medio del carburante nel nostro paese è stato di 1,65 euro, con un picco di 1,67 euro registrato il 22 ottobre.
L’Italia, secondo una ricerca di Global Petrol Prices, è uno dei paesi con il prezzo dei carburanti più alto al mondo: dopo Hong Kong, Barbados, Norvegia, Wallis e Futina e Monaco ci siamo noi.

Alla prossima

Elena

Francia – Blocage national dei gilet jaunes …

Oggi in Francia, 17 novembre: ‘’blocage national’’ dei ‘’gilets jaunes ‘’.
Manifestazione spontanea ed apolitica nata in rete contro tutti gli aumenti che piovono sulla testa delle persone che già fanno fatica a ‘’tirare la carretta’’!

Francia – Città di Torcy . I ”Gilet gialli ” si ritrovano nel parcheggio di un supermercato Carrefour.

Elettricità, gas, assicurazioni, affitti … continuano ad aumentare e le divisioni tra classi sono sempre più forti! La classe lavoratrice, la piccola e media borghesia stanno, letteralmente, scomparendo. La situazione peggiora ed il gap tra chi ha tantissimo e chi ha pochissimo diventa sempre più marcato.
Manca denaro all’appello … come mai?
Chiedetevi quante tasse pagano le Multinazionali che, nonostante tolgano lavoro alle persone invece di darglielo, guadagnano cifre da capogiro e non pagano tasse dove fanno reddito ma solo dove decidono di farlo.
Il denaro che le Multinazionali NON paga finisce in un ‘’buco nero’’ che fa comodo solo a quattro gatti mentre, la collettività, non vede una lira!
Gli Stati però, per fare andare avanti tutto l’am ba ra dam: sanità, scuole, welfare, etc. … hanno bisogno di denaro. Ora, dove pensate che li prendano i soldi per far funzionare il Paese? Fatevi una domanda e datevi una risposta!
La politica è riuscita a dare l’impressione all’opinione pubblica, di limitarsi a prendere stipendi da capogiro, ma di non esser in grado di imporre dei ‘’diktat’’ alle Multinazionali, ovvero ai ‘’Novelli Imperatori’’! Come mai la politica non ci riesce? Che ci voglia un ‘’peso fortissimo per farlo’’?  Considerato il fatto che questi ”Highlanders” possiedono denaro per fare delle guerre e che tengano, per questo motivo, la politica al guinzaglio?

Come si farà ad avere un ’’peso fortissimo’’? Dividendoci  forse come i ‘’frattali’’?

Meditate gente … meditate … alla prossima

Elena

Telenovela TAV …

Salvini: ‘’L’opera si farà!

Di Maio: ‘’Ma … veramente … bisognerebbe ancora valutare …’’

Appendino: ‘’Incontrerò le promotrici della manifestazione Si Tav  per sapere cosa pensano in proposito … 

?????????

L’unico che sembra avere le idee chiare, mi spiace dirlo, è Salvini. Gli altri mi ricordano tanto ‘’re tentenna’’. 

I ‘’grillini’’ han cavalcato, tra le tante, anche le manifestazioni dei No Tav, soprattutto al fine di ampliare il loro bacino elettorale. Per tale motivo quindi sono vincolati nelle loro risposte, se non vogliono dar l’impressione di tradire la fiducia che il popolo ha dato loro.

Dato però che di ‘’idee proprie’’ non ne hanno, ma tastano il polso del ‘’popolo’’, tramite algoritmi in rete gestiti dalla Casaleggio&Associati, aspettano gli input dalla Casaleggio appunto per ‘’rispondere’’ a loro volta ai cittadini. Quindi, per forza di cose, stanno sul ‘’vago’’ fino a ‘’nuovi ordini’’. 

E’ il famoso ‘’governo del popolo’’ concepito da Gianroberto Casaleggio. Che era un personaggio  ‘’strano’’ ma se non altro era un ‘’visionario’’. Suo figlio è altrettanto ‘’visionario’’ o preferisce, più semplicemente, fare quattrini? Non dimentichiamo che i parlamentari grillini, per ‘’mantenere’’ la piattaforma Rousseau, che è quella che monitora e risponde alle necessità del ‘’popolo’’ e che pare abbia parecchia pubblicità’, debbano dare al Casaleggio junior  300 euro/mese.  Casaleggio padre voleva monitorare i ‘’desiderata’’del popolo e voleva una politica che rispondesse a questi ‘’desiderata’’! 

Magnifica cosa in se, pure San Francesco cercava di dare tutto quello che aveva. Ma che cosa chiede il popolo? Il popolo chiede di: 

– Avere un buon lavoro, sicuro e tutelato e che gli permetta di fare piani per il futuro,  

– avere dei soldi da spendere, 

– avere una buona sanità, 

– avere delle buone scuole’’! 

Ma dai? Ma ci volevano gli ‘’algoritmi’’ per capirlo? Mah … comunque il succo del discorso non è tanto di rispondere a queste istanze ma essere all’altezza di realizzarle e garantirle nella realtà! E ‘sti qui secondo me, sanno rispondere molto bene ‘’virtualmente’’ … ma nella ”realtà” non sono affatto all’altezza delle situazione! Ma NON è colpa del popolo se sono lì. Il voto deve essere giustamente ”universale” ma sono le candidature che NON devono essere universali! Chi sta seduto su quegli scranni DEVE dimostrare di essere capace di fare qualche cosa! Grrrrr …

Ma non divaghiamo e torniamo al nostro TAV (°) … sono passati ormai trent’anni dal progetto iniziale e ’sto TAV  sembra la tela di Penelope, il che tradotto in ‘’soldoni’’ , significa che il resto dell’Europa, per quanto riguarda opere pubbliche finanziate dalla comunità a favore del nostro Paese, ci veda ormai come la peste! 

Il progetto risale agli anni ’90 e avrebbe dovuto, in teoria, unire l’oceano Atlantico con l’ultimo avamposto prima della Federazione Russa (Kiev-Lisbona). Ma il grande progetto concepito all’epoca di una linea ferroviaria che collegasse il Portogallo con l’Ucraina tra crisi economica e contestazioni ininterrotte dei No Tav è praticamente finito.  Il famoso Corridoio 5 (Kiev-Lisbona) è stato abbandonato e il nuovo tracciato è diventato  “Corridoio mediterraneo”, con un nuovo via dalla piccola Algeciras, in Andalusia, al posto di Lisbona, che, vista la crisi economica ha dato forfait.  E sempre per via delle ‘’calende greche’’ dell’opera pure l’Ucraina si è sfilata, e l’ultima tappa certa potrebbe diventare la più piccola e sconosciuta Miskolc. 

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Morale … ‘sto sontuoso progetto di viabilità europea, stabilito nelle conferenze di Creta e Helsinki a metà degli anni Novanta, quando cioè le cose sembravano andare bene per tutti, grazie soprattutto alle contestazioni dei No Tav, ha perso i pezzi e oggi quel corridoio, è ormai erroneamente chiamato solo Torino -Lione, tant’è che la gente  pensa che il tratto sia  solo quello. 

Eppure … chi continua a credere al  ‘’sogno di unire’’ i paesi europei non demorde e si batte affinché questa opera venga fatta. 

Fare qualche cosa è positivo. Chiudersi nei propri giardini e dire NO a tutto è negativo.  

Si direbbe però che, nonostante tutta la buona volontà da parte di ‘’qualcuno’’ di ‘’unire’’ i paesi,  la maggioranza dei cittadini voglia restare nei propri giardini e qualsiasi tentativo di ‘’allargamento’’ viene visto malissimo! Ma si … chiudiamoci a riccio … è il modo migliore per creare economia no? Facciamo figli e andiamo a lavorare le ‘’facili’’ terre di montagna che lo stato ci vuol donare.  E che ci vuole a fare il contadino?  

Isoliamoci dal resto del mondo ‘’cattivo’’ … in fondo, come diceva il duce: ‘’Abbiamo tre mari. Abbiamo tanto pesce che a chi lo vuole lo possiamo regalar’’! 🙁 

Alla prossima

Elena 

 

(°) T.A.V. è l’acronimo di Treno ad Alta Velocità, che indica una linea ferroviaria cosiddetta  AV/AC (alta velocità/alta capacità) su cui i treni raggiungono  velocità molto elevate, riducendo drasticamente i tempi di viaggio. E’ un tentativo di rendere il treno competitivo con l’aereo collegando grandi città in tempi brevi, da centro a centro e in modo molto più ecologico, poiché il treno consuma molto meno dell’aereo a parità di passeggeri trasportati.

La UE ha identificato dieci Corridoi multimodali, solo quattro dei quali interessano l’Italia:

Corridoio 1: Berlino – Palermo (in cui è compreso il ponte sullo stretto di Messina)

Corridoio 5: Lisbona – Kiev (Ucraina)

Corridoio 7: Bari – Varna (Bulgaria)

Corridoio dei Due Mari: Rotterdam – Genova.

Quello di cui si parla a proposito di TAV / NO TAV è il corridoio 5 che nel tratto Torino – Lione attraversa la Val di Susa.

STOMP !

Ieri sera siamo andati al Forum di Frejus a vedere STOMP. 

E’ un gruppo di percussionisti un pò originale fondato nel 1991 da Steve McNicholas e Luke Cresswell a Brighton (UK).

Oggi il gruppo è composto da 8 elementi, sei uomini e due donne, che usano il proprio corpo e oggetti di uso comune per creare uno spettacolo in cui percussioni, ritmo, fisicità, acrobazia e ironia la fanno da padroni.

Qualsiasi cosa va bene a questi simpatici e vivacissimi ragazzi per fare della musica!  Dalle scope alle scatole di fiammiferi, dai contenitori dell’immondizia agli accendini, dalle pentole alle bacinelle di plastica.

Abbiamo passato un paio d’ore avvolti dalle percussioni e dalla simpatia, anche perché coinvolgono il pubblico nella rappresentazione. Noi spettatori battevamo le mani a comando … anche se non sempre rispettando il  ”tempo” … il che scatenava la loro ironia ed il nostro divertimento.

Lo consiglio … ne vale la pena.

Alla prossima

Elena 

Non potevo fare fotografie quindi a parte questa un pò sfocata che ho scattato a spettacolo finito, metto un video recuperato su YouTube relativo ad una parte ”tranquilla” … tutto il resto era un ”vulcano”!

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Torino 10 novembre 2018 – Andiamo oltre …

Quanto segue lo avevo pubblicato il 1° luglio 2011 sul mio ‘’vecchio’’ blog … quello che mi hanno ‘’rubato’’ tanto per intenderci. Per fortuna lo avevo messo anche come nota su fb e quindi l’ho recuperato. 

Lo ripubblico un pò perché sono davvero tanto felice per la bellissima manifestazione di oggi in Piazza Castello a Torino, dove tutti quelli che vogliono ‘’andare avanti’’ si sono finalmente manifestati fisicamente e un pò anche per dare una risposta a chi si sente in qualche modo vicino ai No Tav, anche se vorrei ricordare loro che il mondo va avanti e che non si torna indietro nemmeno per prendere la rincorsa.

‘Sto tunnel serve anche per unirla ‘sta Europa … è infantile continuare a dire NO a tutto! Infantile ed inutile.

Prima di tutto guardate questa fotografia: 

Credo questa fotografia possa essere considerata l’emblema di quello che il Movimento No Tav ,  forse anche a sua insaputa, ha scatenato dentro molti di noi.

Turi rappresenta la ”natura” … il voler tornare ”indietro”… perché il futuro che ci si prospetta ci fa paura, in quanto non sappiamo come gestirlo.

Turi è l’ eroe ”umano” che si contrappone ad una globalizzazione che ci rende ”inumani”!

Rappresenta quella sorta di ”pellerossa” che sopravvive, nascosto dentro ognuno di noi … nel nostro DNA …

E’ questa disperata necessità di ”pulizia”, di trasparenza,  che identifichiamo ormai, giusto o sbagliato che sia,  nel ”tornare indietro”.

Non siamo in grado di vedere un futuro in un mondo che va sempre ”avanti” , che si ”consuma”,  che finirà con l’ implodere su se stesso.

Siamo delle ”ben misere creature”! I giovani , però, hanno capito che andando avanti a produrre… consumare… bruciare…  distruggere … senza guardare alle conseguenza su GEA , l’unico pianeta di cui disponiamo … non è, forse,  la via giusta.

I giovani sono come delle anguille che si ”dibattono” per trovare la via di salvezza … il mondo è loro … troveranno una soluzione, la stanno ”disperatamente” cercando .

Alla prossima

Elena

Ora mi permetto di aggiungere che questa soluzione non la si può cercare salendo sul carro del vincitore, la si cerca preparandosi e studiando seriamente. Non la si cerca improvvisandosi ”Ministro”. Magari un Ministro ”diretto” da una agenzia di strategie digitali … le idee e la voglia di cambiare devono scaturire da un impegno costante e serio. Insomma caro Di Maio tu non ti puoi permettere di insegnare a Draghi strategie economiche … non sei credibile! 

Segue nota del 2011-  ”Turi”… Salvatore Vaccaro, l’uomo-simbolo delle proteste pacifiste. Siciliano d’origine, ex operaio Fiat, Turi Vaccaro è stato fermato stamattina dalla polizia a Chiomonte mentre tentava di opporsi al bulldozer impiegato per abbattere le barricate erette dai No Tav  E’ stato operaio alla Fiat, accompagnatore di monaci buddisti, protagonista di azioni clamorose come quella che l’ha portato in un carcere olandese per aver provocato danni per migliaia di euro a un aereo militare in una base Nato (con un martello acquistato a Assisi, però). Turi Vaccaro ha 52 anni e i pacifisti, o quelli che amano farsi chiamare così, italiani e europei lo conoscono bene: barba lunga, sguardo ispirato, sandali (o meglio ancora piedi scalzi, ogni volta che si può), canzoni e poesie, e l’abitudine di dormire all’aperto anche d’inverno. Ora Turi, origini siciliane e Torino come città d’adozione, scrive una nuova pagina della sua biografia, e fa lo sciopero della fame insieme ai no Tav che presidiano Chiomonte. E’ allenato, è tosto e di sicuro non mollerà. Ed è l’uomo-simbolo, uno dei tanti, di un movimento che ha saputo comunicare molto al di sopra delle sue possibilità. C’è da scommettere che sarà proprio lui il volto più gettonato dalle telecamere nella nuova fase della storia.

IL FILMATO: COME TIENANMEN

“Sono pronto – ha detto ieri – ad andare avanti fino a fine mese. E spero di non essere il solo: il digiuno, massimo strumento della nonviolenza, è aperto a tutti e ognuno può digiunare come meglio crede in coscienza. E’ la miglior risposta a coloro che dicono che il nostro movimento è in mano a fasce violente. Io farò anche il digiuno della parola eccetto che in assemblea”. La sua storia, lui la racconta così: immigrato a Torino con mamma Michelina e papà Vincenzo, si iscrive a Filosofia, coltiva “la sua vena poetica” e intanto entra alla Fiat come operaio motorista. Ma presto si accorge “che il suo lavoro doveva servire ad assemblare componenti di un sistema di trasporto militare” e “preferisce il licenziamento alla complicità nella predisposizione di strumenti di morte.

Nel 1981, va Comiso incontrando l’amicizia dei tanti pacifisti arrivati nella cittadina siciliana per opporsi alla costruzione della base dei missili nucleari”. Aiuta il monaco buddista Morishita a edificare la “Pagoda della Pace”, un edificio di culto di tutto rispetto che ancora svetta su una collina, poi si dedica al “cruisewatching” in Sicilia, cioè alla scoperta alla denuncia dei convogli di missili americani, e inizia, con una condanna a 4 mesi, le sue esperienze carcerarie. Nel 1986, inizia un giro d’Europa per studiare e apprendere le tattiche dei diversi movimenti pacifisti e incontra Emmie Ekper, olandese, che diventerà la sua compagna e la madre di sua figlia. E decide che David Henry Thoreau e san Francesco d’Assisi saranno i suoi modelli. Il 27 ottobre del 2005 riesce a eludere la sorveglianza in una base militare olandese e prima che lo fermino distrugge a martellate due F16. Processato, passa sei mesi in carcere, ma fa in tempo a tornarci nel 2009, questa volta in Italia, per essere entrato illegalmente nella base del Dal Molin, in provincia di Vicenza. Ora ci riprova a Chiomonte, con lo strumento caro a Gandhi e, in tempi più recenti, a Marco Pannella. E corre il serio rischio di diventare più famoso di Alberto Perino.

Fonte: https://www.facebook.com/notes/elena-saita/turi-/10150240024859133/

Reddito di Cittadinanza – situazione al 6 novembre 2018 …

Dunque vediamo un pò di fare il punto della situazione su quello che viene chiamato ‘’reddito di cittadinanza’’ che dovrebbe partire nei primi tre mesi del 2019.  

I beneficiari dovrebbero essere circa 4,5 milioni di persone, che non verranno individuati in base alle dichiarazioni dei redditi ma in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee). L’Isee è un indice che serve a misurare la situazione economica delle famiglie e considera non soltanto il reddito, ma anche il patrimonio mobiliare e immobiliare e la composizione dei nuclei familiari.

1) Chi sono i destinatari?

La platea di riferimento è rappresentata da persone maggiorenni che si trovano in una condizione di povertà assoluta – inoccupati o disoccupati – in cui dovrebbero essere compresi anche i cittadini extra-comunitari residenti in Italia da almeno 5 anni. Inclusi anche i pensionati, ai quali sarà riconosciuta la pensione di cittadinanza. L’Istat nel 2017 ha stimano in povertà assoluta 1,78 milioni di famiglie residenti in cui vivono poco più di 5 milioni di individui, compresi 1,2 milioni di ragazzi minorenni.

2) Come si calcola?

Il reddito di cittadinanza sarà vincolato all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, riferito alla famiglia. La soglia da non oltrepassare dovrebbe essere di 9.360 euro. Se consideriamo le dichiarazioni Isee presentate nel 2017, secondo l’Inps sono poco più di 3,6 milioni quelle con Isee inferiore ai 10mila euro. Se si abita in una casa di proprietà – situazione tipo del 20% dei potenziali beneficiari – una quota del reddito non verrà  erogata. Secondo le ipotesi in circolazione in tal caso si percepirebbero 280 euro su 780 euro. I 780 euro dovrebbero essere riferiti a un single senza casa. E per una famiglia? Si dovrebbe applicare un coefficiente familiare che va da uno a uno e mezzo, arrivando per una famiglia con 5 persone a 1.170 euro. L’importo dell’assegno, come più volte dichiarato da esponenti del Governo, dovrebbe essere a integrazione per arrivare ai 780 euro mensili, riconosciuti per intero solo a chi non possiede nulla. Così il sussidio dovrebbe essere più basso di 780 euro per chi ha redditi da lavoro o beneficia già di forme di sostegno pubblico.

3) Come si riceve?

Serve una domanda all’Inps o sarà lo Stato a rintracciare il cittadino povero? Sarà necessario essere titolari di un conto corrente? Sono le domande che troveranno risposta nel testo del decreto su cui sta lavorando il governo. Il viceministro all’Economia, Laura Castelli, parlando dal palco della manifestazione M5s a Roma, ha dichiarato che il reddito di cittadinanza non dovrà essere richiesto dai cittadini ma sarà lo ‘’Stato’’ ad individuare chi ne ha diritto.  Qualche tempo fa era circolata l’ipotesi di accreditare l’importo sulla tessera sanitaria, ora l’idea più quotata è quella di accedere al reddito attraverso una carta ricaricabile, considerata lo strumento più trasparente.

4) Come si spende?

Dopo le polemiche successive alle dichiarazioni di inizio ottobre di Luigi Di Maio: ‘’Niente spese immorali…niente gratta e vinci…solo negozi italiani’’ nel decreto previsto per Natale si dovrà chiarire se ci saranno vincoli etici di spesa: tipo gratta e vinci no e pane si. E soprattutto si dovrà chiarire cosa succede se non si spende tutto a fine mese.

5) Cosa sono le politiche attive?

‘’Il reddito di cittadinanza non dà un solo euro a chi sta sul divano – ha detto Luigi Di Maio – perché avranno tutta la giornata impegnata per la formazione e lavori pubblica utilità e non avranno il tempo di lavorare in nero e se imbrogliano si beccano 6 anni di galera per dichiarazioni non conformi alla legge’’. Lo strumento, nelle intenzioni del governo, sarà fortemente collegato a percorsi di politica attiva: oltre alle otto ore da dedicare a impieghi di utilità collettiva, il beneficiario non potrà rifiutare tre proposte di lavoro “eque”, pena la perdita del beneficio. 

6) Che cos’è l’offerta di lavoro congrua?

L’offerta di lavoro congrua è quella proposta di lavoro in linea con il curriculum e all’interno di un certo raggio chilometrico dalla residenza del beneficiario. Una definizione non certo nuova nella disciplina del lavoro italiana, ma che finora non ha prodotto alcun tipo di risultato, perché è difficile stabilire con certezza quando un’offerta di lavoro è congrua e non può essere rifiutata. Il limite chilometrico sembra destinato ad essere rivisto: oggi si può rifiutare un’offerta di lavoro oltre 50 chilometri dal domicilio (80 chilometri oltre 12 mesi) senza perdere il sussidio. ‘’Questo vincolo – ha detto Di Maio – sarà superato. L’Italia sarà divisa in distretti con una logica legata al buonsenso. Non ci saranno vincoli chilometrici, ma vogliamo evitare lo spostamento in massa dal Sud verso il Nord. La formazione sarà legata alla ‘domanda di lavoro’ che c’è sul territorio’’. 

 7) Cosa faranno i centri per l’impiego?

Per risollevare la situazione disastrosa dei centri per l’impiego italiani il ministro del Lavoro,Luigi Di Maio, ha dichiarato di volersi affidare a Domenico Parisi,  direttore del National Strategic Planning and Analysys Research Center dell’Università del Mississippi, artefice di una riforma dei servizi con forte accento sull’aspetto digitale e tecnologico. L’obiettivo è creare un sistema in cui le offerte di lavoro viaggino esclusivamente sul canale digitale. Ogni cittadino potrà accedere ad un sistema informativo, ha spiegato Nunzia Catalfo, presidente della Commissione Lavoro del Senato, al quale si potrà accedere dal computer o dal telefonino per fare la ricerca del lavoro.  La fotografia attuale dei centri per l’impiego però restituisce l’immagine di strutture che non hanno personale a sufficienza e non formato allo scopo. Sono un decimo rispetto a quelli impiegati nei Paesi che veleggiano verso la piena occupazione (in Germania sono 110mila contro gli 8mila italiani). Spesso gli impiegati dei centri per l’impiego italiani si dedicano a “scartoffie” burocratiche senza concentrarsi invece su orientamento e formazione.

8) Quanto dura il reddito di cittadinanza?

La durata massima del sussidio dovrebbe essere di 3 anni con una sorta di “tagliando” a metà percorso: dopo i primi 18 mesi di erogazione delle somme scatta una verifica: se il percettore è ancora in possesso dei requisiti richiesti (vale a dire, Isee non superiore a 9.360 euro, costo affitto, programmi di formazione e riattivazione) la misura viene prorogata di ulteriori 18 mesi.

9) Ci sono incentivi per le aziende?

Chi riceve il reddito di cittadinanza porterà in dote tre mensilità all’impresa che lo assume da un centro per l’impiego dove ha stipulato un patto di servizio per il reinserimento lavorativo, come scritto sul Sole 24 Ore del 1° novembre. L’impresa potrà dunque ricevere al massimo 2.340 euro, considerando i 780 euro riconosciuti a un single che non ha nessun’altra forma di reddito. Non è escluso che questo bonus possa essere riconosciuto anche alle agenzie per il lavoro private, nel caso a questi enti venisse riconosciuto un ruolo “attivo” nei percorsi di riqualificazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza.

10) Come funzioneranno i controlli?

L’operazione-verifiche si annuncia imponente e complessa. L’agenzia delle entrate lavorerà insieme a Inps e Guardia di Finanza: l’obiettivo è incrociare le banche dati, come annunciato da Laura Castelli, viceministro all’economia, anche se non è da trascurare lo “scoglio” della privacy. Per quanto mirati, poi, i controlli eseguiti negli ultimi anni dalla Guardia di Finanza coprono meno dello 0,5% dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza, come già ricordato in un articolo sul Sole 24ore. Quanto ai centri per l’impiego finora non hanno mai eseguito controlli. 

Mò fate le vostre considerazioni …

Alla prossima

Elena 

Fonte: Sole24ore

Chi è Jair Messias Bolsonaro?

Jair Messias Bolsonaro è un politico brasiliano che milita attualmente nel Partito Social-Liberale ed  è stato eletto Presidente del Brasile il 28 ottobre 2018, e assumerà ufficialmente il mandato il 1º gennaio 2019.

Le origini  – Jair Messias Bolsonaro è di origini italiane (noi siamo migranti per eccellenza e siamo un pò ovunque)  sia da parte di padre che di madre (Olinda Bonturi originaria dalla Toscana). Il nonno paterno è invece nato ad Anguillara, in provincia di Padova, e il cognome in origine era Bolzonaro, con la z. Non ha la cittadinanza italiana ma in una intervista di qualche anno fa dichiarò di volerla chiedere, per avere un Paese straniero “dove esiliarsi in caso di necessità”.

Ecco qui il nuovo presidente del Brasile …

Carriera militare  – Bolsonaro è nato e cresciuto nello Stato di San Paolo, dove arrivarono i suoi antenati, ma vive a Rio de Janeiro da quando entrò nella scuola dell’esercito, a 18 anni. Nonostante le dichiarazioni di amore per la divisa e le istituzioni, Bolsonaro è stato un pessimo militare. Era nel corpo dei paracadutisti ed è sempre stato un ribelle indisciplinato. La sua carriera finì praticamente a 32 anni, con il grado di capitano, dopo aver guidato una rivolta per ottenere aumenti di stipendio.

La carriera politica – Nonostante l’atteggiamento da outsider, Bolsonaro in realtà è in politica da sempre, ed è uno dei deputati brasiliani più longevi con ben sette legislature alle spalle. Secondo i suoi avversari comunque, come congressista il suo lavoro è stato decisamente modesto, con appena due progetti di legge approvati in 30 anni a Brasilia. Il suo ”mestiere” più che lavorare per la collettività consisteva in quello di farsi conoscere dal grande pubblico. Si sa, più noi li vediamo in tv … più sparano ”cavolate impossibili”  e più ci piacciono!
Bolsonaro ha militato in ben otto partiti diversi e il periodo più lungo l’ha passato nel Pp, Partito Progressista, che di progressivo aveva solo il nome in quanto è un partito di tendenze conservatrici. Ciliegina sulla torta, che dovrebbe illuminare sulle sue vedute politiche , nel suo ufficio alla Camera ha appeso i ritratti di tutti i capi di Stato militari dell’ultima dittatura!

Le mogli – pur vantandosi di essere paladino della famiglia tradizionale brasiliana, Jair Bolsonaro in realtà è alla terza moglie. L’attuale, Michelle Reinaldo, l’ha conosciuta alla Camera dei deputati, dov’era segretaria. Tra i due è stato un colpo di fulmine. Dopo poche settimane già vivevano insieme. Michelle ha ora il controllo completo dell’agenda del marito.

La seconda moglie e i figli – Anche il secondo matrimonio, con Ana Cristina Valle, è finito per incrociarsi con la politica. La donna si è presentata alla Camera in queste elezioni, usando il nome Bolsonaro, ma non è stata eletta. Si dice che la candidatura sia stata una sorta di ricompensa per chiudere una lite economica pesante tra i due, seguita alla separazione. La Valle è arrivata a denunciare Bolsonaro per minacce e si è trasferita per un po’ all’estero per questo motivo. Di recente la donna ha detto che la storia raccontata dai giornali era un pò esagerata … e che con l’ex marito ora tutto fila liscio. Mah …

I social – Bolsonaro è arrivato alla guida di una delle maggiori democrazie del mondo con l’utilizzo quasi esclusivo dei social network e ignorando i media tradizionali largamente schierati contro di lui. La cosa non dovrebbe stupirci in quanto ormai sta diventanto una ”moda” un pò ovunque. Bolsonaro però,  è diventato famoso proprio grazie alla tv. Le sue partecipazioni frequenti in programmi umoristici e talk show del pomeriggio lo hanno proiettato a livello nazionale. Nelle comparsate, l’ex militare toccava sempre temi polemici e veniva invitato per eseguire il ruolo del politicamente incorretto. Da lì la popolarità enorme su Facebook e la valanga di notizie a suo favore (e fake contro i suoi avversari) soprattutto su Whatsapp.
Ma guarda un pò … com’è facile ‘’pescare pesci in rete’’ vero? …

Lo sputo – Il 17 aprile del 2016, durante una sessione della Camera, Bolsonaro ricevette uno sputo in faccia dal collega di sinistra Jean Wyllys, noto esponente del movimento gay. Il deputato autore del gesto si era giustificato, imputando l’esasperazione da lui raggiunta, nel venir insultato da Bolsonero in continuazione con i peggiori epiteti dedicati agli omosessuali.
Bolsonaro inoltre,  per esasperare Jean Wyllys, aveva più volte elogiato un militare torturatore di omosessuali.

Il patrimonio – Pur vivendo da anni con il solo stipendio di deputato è riuscito a crescere cinque figli, avuti da compagne diverse, (alla faccia della famiglia tradizionale!)  e ad accumulare un discreto patrimonio.
La famiglia è infatti proprietaria di ben 13 immobili, tutti in quartieri snob di Rio de Janeiro. Ma può affermare, a ragione, di non aver mai avuto il minimo problema con la giustizia, aspetto che ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita impetuosa della sua popolarità!

Ecco … questo qui è il nuovo Presidente del Brasile.

Alla prossima
Elena

Canta Napoli …

Il rientro dalle vacanze estive e la ripresa, a pieno regime delle attività del Club Italianiste de Provence, è stato caratterizzato quest’anno dall’evento organizzato da Giuseppe Comes, il direttore del coro ‘’Note azzurre’’ e dalla Presidentessa del Club, Josiane Connan.

Grazie a loro, noialtri abbiamo potuto godere della presenza di un duo d’eccezione. Direttamente dall’Italia sono arrivati Mariano Perrella ed Isabella Alfano e si sono esibiti nello spettacolo ‘’Canta Napoli’’ alla Sala Félix Martin di Saint Raphael.

Isabella Alfano e Mariano Perrella alla Sala Felix Martin di Saint Raphael

St. Raphael durante lo spettacolo Canta Napoli

Saint Raphael, seconda parte dello Spettacolo, qui Isabella Alfano e Mariano Perrella cantano assieme a Giuseppe Comes. (Le foto sono fatte dalla sottoscritta con il cellulare … quindi portate pazienza)

Inutile dire che, per chi ama la musica napoletana, si sia trattato di un autentico regalo! La musica è un linguaggio ‘’universale’’ che arriva a tutti quanti, indipendentemente dalla lingua materna.  La musica napoletana inoltre è talmente conosciuta che sfido chiunque a sentire le prime note di ‘’O sole mio’’ e non riconoscerla! La sera dello spettacolo alcune mie amiche, tra cui una tedesca ed un’olandese erano entusiaste! 

Ma torniamo ai nostri due artisti.

Iniziamo da Mariano Perrella, che già molti conoscono in quanto aveva partecipato, a titolo gratuito grazie all’amicizia che lo lega a Giuseppe Comes, allo spettacolo organizzato nel 2016 dal CIP e dal Municipio di Frejus, per la raccolta di fondi da destinare ai terremotati.

Perrella è un affermato musicista italiano. E’ un cantautore, un chitarrista, un pianista e, da vero napoletano, suona benissimo il mandolino. Nella sua carriera ha suonato e registrato per grandi artisti italiani come Domenico Modugno (l’interprete di Volare), Massimo Ranieri, Renato Zero, Nino Manfredi, Gabriella Ferri, Mia Martini, Rino Gaetano, Renato Rascel, Gigi Proietti e tanti altri ancora. Ha scritto musica per alcuni film e per alcune emissioni televisive.

Ed eccoci ora alla giovane promessa della musica italiana, Isabella Alfano.

Come non spendere due parole sulla bellezza di questa giovane donna? Isabella ha ventisette anni, è alta, snella, gode della carnagione ambrata delle donne del Sud e, per farla breve, somiglia fisicamente a Sophia Loren, il che la dice lunga sulla sua bellezza. Isabella gode però di un’altra dote che, considerato il mestiere scelto, la rende perfetta.  Ha una bellissima voce: potente, calda, avvolgente e, pur essendo romana di nascita, interpreta alla perfezione la musicalità della ‘’parlata napoletana’’.

Isabella è la prima vocalista del cantante italiano Edoardo Vianello, ha partecipato e vinto numerosi concorsi destinati ai giovani cantanti, è stata tra le finaliste nella categoria ‘’giovani’’ al festival della canzone italiana di Sanremo e, attualmente, studia musica e canto al Saint Louis College of Music di Roma (°)  ed è prossima alla laurea. Isabella però, prima di fare questa scelta, era iscritta a Giurisprudenza. Una scelta quasi obbligata visto che è la figlia di una mamma che lavora nella Polizia di Stato e di un papà carabiniere. Ebbene si, Isabella è figlia di due membri delle forze dell’ordine italiane e quindi diciamo che, fin da piccoli, lei e suo fratello sono stati ‘’inquadrati’’ a certi valori e a certi comportamenti.

Ora … scegliere questo tipo di ‘’carriera’’, lasciando la facoltà di legge, ha portato molto probabilmente un pò di scompiglio nella vita degli Alfano, ma, alla fin dei fini tutto si è sistemato. Quando amore, rispetto e passione convivono in maniera equilibrata, le soluzioni si trovano sempre. 

Secondo me avere delle passioni nella vita aiuta moltissimo. Ho un rispetto enorme per chi vive della propria ‘’arte’’. Inutile fare l’avvocato infelice, molto meglio fare l’artista e vivere ogni giorno con passione.

Isabella e Mariano si sono incontrati grazie all’amico comune Edoardo Vianello ed hanno iniziato il loro sodalizio musicale con successo. Recentemente hanno registrato il CD, ‘’Una chitarra e due voci’’, che ovviamente ho già comprato. 

eccolo qui …

Che dire? Grazie ancora di tutto cuore ad Isabella e Mariano per le due bellissime serate che ci hanno regalato. La prima, al Teatro di Saint Raphael e la seconda, molto più conviviale, al ristorante la ‘’Bella Trattoria’’ di Frejus, dove, come due amici, hanno suonato e cantato con noi un pò di tutto.

Isabella e Mariano gentilmente si sono prestati a suonare e cantare in una serata conviviale alla Bella Trattoria di Frejus.

Un ringraziamento particolare al CIP che, per molti di noi, è diventato ormai una sorta di ‘’famiglia’’con cui passare momenti piacevoli. Credo fosse proprio quello lo scopo del suo fondatore, lo scomparso Learco Calitri che tutti ricordiamo con affetto. 

Alla prossima

Elena 

 

 

(°) Collegio autorizzato dal MIUR,  l’Istituto di alta formazione artistica e musicale.

Ho conosciuto Mariano Perrella! Chi lo avrebbe mai detto? 🙂

Cronaca del viaggio in Canada …

Quando si è presentata l’occasione di questo viaggio alla Sasel, l’associazione di cui facciamo parte, abbiamo colto, come si suol dire, la palla al balzo e ci siamo iscritti. Ecco qui la, più o meno, cronaca del nostro viaggio.

1° Mercoledì’ 3 ottobre 2018 

Sveglia alle 4 di mattina …  tutto ok. Ritrovo nella piazza di St. Aygulf alle 5.00. Il bus è arrivato all’aeroporto puntuale e alle 8 abbiamo scoperto che un coppia del nostro gruppo non aveva il visto a posto.

Fortunatamente tramite Ipad hanno richiesto il visto che è arrivato alla velocità della luce! Tutto ok.

Ora siamo in sala di imbarco al gate b41 in attesa di salire su un volo Air Canada. 

Arrivati a Montreal dopo un viaggio piacevole abbiamo preso la corrispondenza per Toronto, arrivati a Toronto siano saliti  su di un bus e siamo partiti immediatamente per Le cascate del Niagara. 

Qui si vedono entrambe le cascate, quella a sinistra è il ”velo della sposa” negli USA, l’altra a ferro di cavallo in Canada.

Siamo stanchissimi … a Niagara Falls abbiamo fatto una passeggiata, o per meglio dire, ci siamo ”rabastati”  lungo la costa ed ammirato le cascate.  Cena in un ristorante con vista all’ultimo piano.  Cena triste … un pò per la zuppa di pomodoro che odio, un pò per il fatto che per noi sono le due di notte … e che siamo in piedi e svegli da circa 23 ore. Siamo come degli ”zombie” e,  davanti alla bellezza delle cascate illuminate,  abbiamo sorriso in modo ebete, senza grande entusiasmo.

Ah … tra l’altro, dimenticavo di dire che ad Andrea (che nonostante il nome è una donna) hanno perso la valigia! 

  Giovedì 4 ottobre

Il nostro orologio interno ci ha svegliati alla nostra ‘’solita ora’’ peccato che qui fossero le 3,30 di notte. Non riuscendo a connettere il cellulare con il WIFI dell’hotel sono andata a rompere le scatole al portiere di notte. Che è un indiano (dell’India)  simpaticissimo con parenti un pò dappertutto nel mondo, Italia compresa. Comunque … chiacchierata a parte, non è riuscito a capire come mai non  funzionasse la connessione, anche perché il mio computer è connesso perfettamente!  Mah … misteri della tecnica che non domino, io perché sono idiota e lui perché non sa l’italiano e quindi non ha idea di come regolarsi con il mio cellulare che ‘’parla’’ in italiano. L’idea di cambiare la lingua non ci è passato nemmeno per l’anticamera del cervello.

Tornata in camera sono tornata a dormire.

Colazione … poi in attesa che arrivasse tutto il nostro gruppo per salire sul bus, ho fatto da traduttrice tra l’impiegato del desk che parla solo inglese (qui in Ontario si direbbero tutti loyalisti)  ed un’ospite che parla solo francese  e poi via per la piccola crociera alla Cascate. 

Eravamo i primi a salire sul battello che ci avrebbe portati sotto le cascate, sia quelle americane, il velo della sposa, sia quelle canadesi, a ferro di cavallo. Che dire? Una bellissima esperienza.  Un rumore impossibile e, nonostante l’impermeabile che ci hanno fornito quando siamo saliti, mi sono ridotta un ‘’cencio’’! Ovviamente sono stata nel punto in cui potevo bagnarmi di più, ho scattato foto e fatto riprese di questa montagna d’acqua che ti cade addosso! Adrenalina pura! 

Le sole foto troppo vicine non rendono, ma ho fatto dei video che metterò su YouTube.

Usciti dal battello siamo andati a fare una passeggiata lungo il Queen Victoria Park che costeggia tutta la zona e ho visto la statua di Tesla. Ho chiesto alla nostra guida come mai e la risposta è stata :’ ‘’Non ne ho la minima idea’’!

Eccolo qui il grande Tesla, il geniale inventore tristemente boicottato dai più all’epoca. Chissà, se avessero usato i ”suoi” di sistemi energetici, forse il mondo sarebbe più pulito …

Ok … ecco che cosa ho trovato in rete in proposito. 

‘’In Queen Victoria Park there resides a figure of one of the greatest scientific minds, watching over the waters which were so important to one of his greatest achievements. While electrical achievements are more often attributed to Ben Franklin and Thomas Edison, Tesla was the man behind alternating current, which allowed electricity to actually become a practical tool of humanity. One of his larger projects took place at Niagara, though more on the American side of the border. Said to be inspired by the power of Niagara Falls he saw in a photo, he yearned to harness the power the pounding water represented. Eventually this inspiration led to his invention and cooperation in construction of the first AC hydroelectric power plant. The monument shows Tesla standing with a cane atop on of his AC motors. The sculpture, sponsored by the St. George Serbian Orthodox Church of Niagara, is the winning design of Les Drysdale, from Hamilton, Ontario’’.

Non faccio nemmeno lo sforzo di tradurre, non ne ho voglia.

Pranzo in un self service dove abbiamo mangiato benissimo! I self service permettono di scegliere quel che preferisci a differenza delle cene prestabilite nei vari hotel che ricordano un pò troppo i pasti nelle case di riposo. 

Visitato la città di Niagara on the Lake, bella cittadina di impronta prettamente inglese, con case in stile vittoriano e georgiano perfettamente conservate. Le due strade principali sono ovviamente piene di negozi in cui comprare di tutto di più. Noi non abbiamo comprato niente, anche perché o è tutto made in Cina, oppure se sono prodotti ‘’locali’’ costano un occhio della testa. 

Prenzato a Burlington.

Risaliti sul bus, abbiamo sonnecchiato un pò.  Tornati a Toronto abbiamo fatto 12 chilometri a piedi ammirando grattacieli nella zona finanziaria, che, tutto sommato, sono più o meno uguali a quelli americani. La nostra guida si chiama Roland ed è un loialista che adora la Regina Elisabetta II e ama la monarchia. Strano, visto che aveva detto di essere nato in Quebec, ma qui siamo ancora in Ontario dove praticamente tutti parlano solo inglese.  Sul un bus a parte noi due, sono tutti francesi ed i francesi, si sa, non è che amino troppo le monarchie in genere, quindi i battibecchi tra lui ed i passeggeri sono ‘’costanti’’, anche perché la guida osanna i britannici a scapito dei francesi, a questo aggiungete il fatto che in Ontario si parla solo inglese, cosa che i francesi si rifiutano di imparare … 

Cena in Toronto nella parte vecchia della città  e poi finalmente alle nove siamo arrivati in un Best Western nella periferia e siamo letteralmente ‘’svenuti’’!

  Venerdì 5 ottobre

Oggi colazione alle sette e poi partenza per Gananoque,  la regione delle 1000 isole, costeggiando il fiume San Lorenzo. I prati verdi perfettamente tagliati ricordano l’Irlanda. Non ci sono confini tra una casa e l’altra, ognuno taglia la propria erba. La terra è ricchissima e ci sono fiori a profusione ovunque.  Oche selvatiche in quantità industriali, anche perché in questo periodo si radunano per la migrazione invernale.

Pranzo e poi imbarco per una piccola crociera sul San Lorenzo. Migliaia di isole di differenti dimensioni ospitano ognuna una casa. Piccola o grande che sia case simili sono il festival della pace. Ci sono quelle piccolissime per i pescatori oppure delle vere e proprie ville per chi si trasferisce con tutta la famiglia per l’estate. Il fiume fa da confine tra USA e Canada e la popolazione è tutta perfettamente bilingue. 

Su ciascuna delle isole c’è una casa, grande o piccola che sia, ognuna di queste case è, per ovvi motivi, il festival della pace. Secondo me sarebbe il posto ideale per uno scrittore.

Partiti in direzione di Ottawa la capitale, siamo arrivati verso sera, andati in hotel e poi a cena in un ristorante vicino.

Ora nanna …

  Sabato 6 ottobre

Svegliati alle sei! Stiamo migliorando … ci stiamo abituando al jet-leg anche se verso le cinque il nostro sonno diventa più leggero. Oggi giornata ‘’comoda’’ in quanto la colazione è alle otto e la partenza, prevista per il tour di Ottawa, è alle nove! Ci viene il dubbio che questi viaggi organizzati per persone ‘’anziane’’ con orari rigidi e passeggiate chilometriche …  servano ad ‘’eliminare’’ la categoria.  La nostro guida, che ha un senso dell’umorismo un pò strano, ha ribadito più volte che non accetta ritardi. Per corroborare il concetto ci ha raccontato che, in un suo precedente gruppo un signore non si era presentato alla partenza del bus in orario.  Dopo avergli telefonato e bussato sono entrati con un passe-partout direttamente in camera sua, dove … hanno scoperto che era morto! Ecco quella è l’unica scusa che accetta in caso di ritardi. Ci siamo guardati tra noi un pò intimoriti … 

Ore 9,30 entriamo nel Museo di Storia di Ottawa. Già il museo come edificio è interessante di per se.  Hanno lasciato ampia libertà all’architetto che ha creato un museo tutto curve che asseconda le rive ondeggianti del fiume Outaouais (da cui deriva il nome della città).

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L’altro motivo per cui non ci sono angoli ma solo curve è dovuto al fatto che, nella cultura autoctona, negli angoli si nascondono gli spiriti cattivi,  quindi … niente angoli! Avete mai visto un Tipi con gli angoli?

 

Comunque il museo si articola su quattro livelli e illustra la storia del Canada dai primi insediamenti primitivi fino ai giorni nostri.

Una sala immensa ospita la più grande collezione di Totem del mondo. Milioni di manufatti appartenenti alle popolazioni che nelle varie epoche hanno occupato il territorio.  Dagli attrezzi per la caccia e la pesca all’abbigliamento, dai tessuti al vasellame, dalle abitazioni alle cure mediche praticate dagli sciamani. Di che restare incantati. 

Un autoctono ”Inuit” … praticamente estinti. Noi ci disperiamo per l’estinzione, ad esempio,  del lupo artico … della nostra ”estinzione” invece non ce ne importa un fico secco. Avete mai incontrato, per esempio, un Watusso africano? Macché! Non ne esistono più, sono stati tutti uccisi!

Visita al mercato Byward che risale al 1840. Per loro è antico, d’altronde ognuno ha il proprio metro di paragone.

All’epoca i cacciatori di pelli, quello era il lavoro principale, stavano mesi e mesi in mezzo ai boschi,  da soli e la loro vita era scandita dal,  cacciare, uccidere,  scuoiare, essiccare le pelli. Quando il numero di pelli era sufficiente raggiungevano Byward e vendevano e/o scambiavano il loro bottino.  Ovviamente profittavano della ‘’civiltà’’ del paese per potersi fare un bagno caldo, mangiare qualche cosa i decente in una locanda e… passare un’oretta in ‘’dolce compagnia’’ ecco quindi che,  dove c’era inizialmente solo un posto di commercio per le ‘’pelli’’ sono sorte locande, negozi di vario genere,  banche e … bordelli.  Oggi il mercato consiste in negozi in cui vengono venduti prodotti tipici locali, scialli, cappelli, guanti, ponchos, sciroppo d’acero, etc …

Partenza poi per Montreal passando attraverso una splendida campagna verdissima e boscosa. Dato che la temperatura si è abbassata moltissimo i colori iniziano ad essere quelli autunnali di cui tutto il Nord America è famoso. Le foglie degli aceri sono rosso fuoco. 

Arrivati in Hotel … riposino e alle sette di riparte per il centro città dove abbiamo cenato al ‘’Prince e la Dame’’ e mangiato la ‘’smoked meat’’ tipica del luogo. 

  Domenica 7 ottobre

Visitato il mercato Jean Talon, un enorme mercato alimentare e di fiori con bancarelle arrangiate alla ‘’francese’’ un tripudio di colori e di cura. 

Un giro nella città di Montreal dove abbiamo ammirato il Parlamento con la camera dei deputati e del senato che sono in realtà tre edifici impressionanti neo gotici in una collinetta dentro la città. 

Una parte del Parlamento … sono tre edifici su un piazzale verde immenso. Il corpo centrale è il  parlamento vero e proprio, a destra c’è il Senato e a sinistra la Camera dei Deputati. Gli edifici sono di stile francese e inglese. Il corpo centrale è un miscuglio dei due. Sono molto attenti ai ”simboli esterni”, credo che sia un pò derivante dal contatto con la popolazione locale e un pò derivi dai retaggi mentali tramandati tramite le leggende dalle vecchie generazioni.

Montreal sorge su un’isola naturale in mezzo al fiume Sal Lorenzo. Abbiamo poi visto l’isola San’Elena che abbonda di ‘’marmotte’’. Eh si ‘’marmotte’’ che si sono riprodotte un pò troppo.  Per tenere a bada la popolazione di marmotte hanno pensato bene di immettere una coppia di volpi, che, non avendo nemici naturali, si sono riprodotte a loro volta in maniera esagerata. Per di più le volpi trovano più facile catturare e mangiare i salmoni piuttosto che le marmotte;  quindi ora l’isola oltre ad avere un sacco di marmotte ha anche un sacco di volpi! Quando si dice che l’uomo fa solo ‘’disastri’’ ci sarà pure un motivo no?

Siamo poi andati al parco olimpico dove abbiamo visitato le splendide costruzioni erette in occasione delle olimpiadi. Fatto un giro  nel quartiere latino ed in quello cinese.

Stadio olimpionico di Montreal

Pranzo nella vecchia Montreal. Dopo di che partenza per Trois Riviere, dove siamo arrivati sul tardi, un piccolo giro di orientamento sul porto, dove andando alle toelette metà di noi si sono persi. Alcuni sono usciti dalla porta sulla banchina, altri, me compresa, sono usciti dalla porta al piano superiore da dove d’altronde eravamo entrati. Niente di grave … ci siamo ritrovati. 

Siamo poi ripartiti in direzione di Shawingan per andare alla ‘’Capanna dello zucchero’’, dove abbiamo mangiato le specialità locali, ascoltata la musica e scoperto i diversi sistemi di come raccolgono lo sciroppo d’acero e di come lo preparano per la vendita.  Sono rimasta allibita nell’apprendere che una pianta di 100 anni può dare fino a 30 litri di materia prima al giorno.

Incredibile! Ho scoperto anche un nuovo strumento musicale,  una sorta di ‘’tamburello’’ con cui battono il tempo, consistente in una sorta di pinza in legno terminante con due cucchiai.  Insomma una cosa simpaticissima, anche noi battevamo il ‘’tempo’’ assieme ai musicisti.  

Poi … in hotel per la ‘’nanna’’! 

6° Lunedì 8 ottobre 

Partiti da Shawingan la mattina alle 8,00 in direzione dello Zoo St. Felicien che, ovviamente,  ai francesi ricorda molto il formaggio.

I francesi sono abituati a mangiare formaggio ad ogni pasto e qui non ne trovano durante i pasti e la cosa li destabilizza notevolmente.  Non perché non si produca in Canada, ma semplicemente perché non hanno l’abitudine di mangiarlo come i francesi ad ogni pasto. E comunque mangiamo già fin troppo. Quando torneremo bisognerà mettersi a ‘’dieta ferrea’’. 

Abbiamo raggiunto San Felicien che si trova nella Regione Lac Saint Jean. La regione è un enorme pianura fiancheggiata da colline boscose i cui colori sono ormai quelli dell’autunno pieno e sembra di essere immersi nella tavolozza di un pittore. Uno spettacolo per gli occhi. Peccato che il tempo sia grigio e quindi le fotografie non rendono bene. Pazienza gli occhi si ricorderanno …

Durante il percorso ci siamo fermati ad un lago dove alcuni di noi hanno fatto un giro in idrovolante sorvolando la zona circostante. Uno spettacolo vederli decollare ed atterrare. Nel nostro gruppo ci sono due ex piloti dell’Air France e, seduti comodamente sulle tipiche sedie di legno, con davanti lo spettacolo del lago,  ci hanno spiegato in che cosa consiste il volo dell’idrovolante.

Siamo poi ripartiti in direzione dello zoo.

E’ fatto benissimo, gli animali vegetariani ed onnivori sono liberi in spazi immensi. Gli unici chiusi in recinti, che però sono immensi, sono i puma, le linci e gli orsi polari. 

Inutile dire che per me che adoro gli animali è stata un’esperienza fantastica. Avrei voluto stare ore ad ammirare un orso polare bianco che sembrava mi guardasse negli occhi. Quando vedo un animale di quella bellezza, imponenza, forza … chiuso in un recinto … quando penso che grazie all’inquinamento gli stiamo togliendo la possibilità di vivere in maniera decente, o per lo meno nel modo che lui e madre natura avevano concordato … mi viene un nodo in gola e mi sento un mostro. Comunque mi hanno rassicurato che l’orso in questione non è solo, ha una femmina e durante la nostra visita lei era dal ginecologo, visto che pare aspetti un orsetto! 

Ma parliamo d’altro altrimenti mi intristisco troppo. Gli altri animali sembravano perfettamente a loro agio in un habitat che è loro perfettamente congeniale. Gli alci percorrono il territorio insieme ai bisonti e alle capre di montagna e … udite udite agli orsi bruni!

Ebbene si gli orsi bruni sono onnivori e quindi se trovano da mangiare a sufficienza non attaccano erbivori di grossa taglia, e qui per loro il cibo non manca . Ah … dimenticavo c’è anche una famiglia di lupi e anche loro sono in un territorio recintato per precauzione. Sono enormi … li avrei detti più piccoli. 

Finito il giro sono ormai le sei di sera, raggiungiamo l’hotel e, sorpresa, mangiamo anche in Hotel questa sera. Quindi finalmente abbiamo persino il tempo di fare una doccia prima di cenare. 

Nanna … e a domani! 

  Martedì 10 ottobre

Stamattina dopo colazione siamo partiti alla volta di Ste. Rose du Nord fiancheggiando con il bus il fiordo di Saguenay, l’unico fiordo navigabile nell’America del Nord. Un paesaggio splendido. Ci siamo fermati a Saint Rose du Nord dove abbiamo fatto qualche foto al villaggio e al fiordo. Ripartiti poi per Tadoussac un piccolo porto nel fiordo. Pranzato a Tadoussac e poi nel pomeriggio siamo partiti per la crociera nel fiordo per vedere le balene nel parco marino di Saguenay_Saint Laurent. 

Quella ”cosa enorme” in cui sfocia il Saguenay non è mare è solo il fiume San Lorenzo!  E pensare che noi che ce la ”tiriamo” perché abbiamo il Po. Mah …

Onestamente mi ero convinta che, visto che ci avevano detto che la stagione delle balene è a maggio, non le avremmo viste. Invece … 

La barca che ci ha portati era attrezzata da ponti coperti e protetti con grandi vetrate , ma io non me la sono sentita di stare dentro e ho preferito gelare fuori scrutando il mare, o meglio scrutando le acque del Saguenay che sfociano nel fiume San Lorenzo che a sua volta finisce in oceano. Certo che dopo aver visto un fiume come il San Lorenzo chiamare fiume il Po mi fa un pò ridere! Qui i fiumi come il Po li chiamano ruscelli. 

Una volta al largo ho iniziato a vedere delle increspature ed erano … foche grigie! Già il fatto di vedere le foche mi rendeva felice come una Pasqua. Ho continuato a scrutare il mare e ad un certo punto ecco apparire le colonne di vapore tipiche della respirazione delle balene. 

Una meraviglia, ci saranno state almeno una decina di balene nel fiordo. Abbiamo visto delle balenottere azzurre,  grandi e piccole, ed una megattera! Cosa volere di più toccavo il cielo con un dito! Non sono riuscita a fare un gran che di foto, perché erano lontane ed il mio telefono più di tanto non è che fa dei capolavori. Comunque il mio telefono fa sempre meglio di quel che potrei fare io con una macchina professionale.  

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qui si intravede il vapore della respirazione …

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un pezzetto di coda mentre si immerge …

Ritornati a terra a saliti sul bus, ho realizzato che avevo le mani intirizzite e faticavo a muoverle. Ci sono 6 gradi, e in barca il vento ha peggiorato la situazione. 

Adesso siamo in hotel a Saint Simeon, al calduccio per un pò.  Stasera andremo a mangiare in un ristorante poco lontano, il che significa a piedi. Non vale nemmeno la pena di cambiarsi, meglio gli scarponcini caldi di oggi e la giacca a vento. 

8° Mercoledì 11 ottobre

La giornata di oggi prevede:

  • Saint Simeon – Riviere du Loup su traghetto
  • Riviere du Loup – Levis
  • Levis – Quebec di nuovo sul traghetto.

Stamattina in bus abbiamo percorso la regione del Saint Simeon un panorama mozzafiato, con dei colori magnifici. Purtroppo il tempo è uggioso e la pioggerella e la nebbia non aiutano a fare delle foto. Pazienza, è tutto talmente grande, colorato ed immenso che è un piacere accarezzare questo panorama man mano che il viaggio procede.

Andati nel Porto di Persil, ammirata la Baia des Rochers dove non sono rare le foche grigie, che però non abbiamo visto.

Siamo andati nel luogo dove hanno svolto l’ultimo G8. 

Tornati a Saint Simeon abbiamo pranzato e poi preso il traghetto per la costa opposta del San Lorenzo, la costa dei lupi. 

Qui il ‘’ferry-boat’’ lo chiamano ‘’traversier’’ … non usano mai parole inglesi nel Quebec. Sono persino esagerati,  ma ci tengono ad essere una enclave indipendente dall’Inghilterra anche se non so se poi amino veramente i francesi o se l’attaccamento che dimostrano alla Francia sia solo un modo per mantenere la lingua e non usare l’inglese.  Tra l’alto dimenticavo di dire che la nostra guida, non appena siamo entrati in Quebec ha cambiato immediatamente opinione politica rigettando in toto la monarchia e la regina, che da sovrana incontrastata è diventata un palla al piede economica, lei e tutta la sua famiglia! Ma ancora … chi sono io per giudicare? 

Siamo poi andati a Saint Roch des Aulnaies dove abbiamo visitato una casa ‘’Signorile’’ borghese del 1700. La nostra guida, era una giovane ragazza in costume dell’epoca che, interpretando il ruolo della donna di servizio della casa, ci ha illustrato come si svolgeva la vita nella casa. Lo ha fatto con un misto di velata ironia e di grande rispetto. Se ho capito bene lei stessa è una discendente della famiglia fondatrice della città. 

Nella tenuta c’era anche un mulino ad acqua. Il mulino è tuttora in funzione anche se ormai utilizza sistemi più moderni.

Il vecchio mulino è stato restaurato e  i turisti possono ammirare questa immensa ruota di legno che generava la forza necessaria per muovere le pesanti macine. Estremamente interessante. Non avevo idea di come fosse organizzato un mulino ad acqua. 

Siamo poi risaliti sul bus che ci ha portati su un piccolo traghetto che ha attraccato alla città di Quebec, trasferta in Hotel, cena e … nanna.

Tanto per cambiare siamo ‘’cotti’’ … 

9° Giovedì 12 ottobre

Colazione in hotel partiti poi alla volta della città di Quebec, fondata da Samuel de Champlain, che si affaccia sul lago San Lorenzo. 

Tempo orribile, piove a dirotto ed è tutto grigio, purtroppo non vediamo un gran che e le foto non rendono nulla, ma poteva andare peggio e nevicare, quindi non lamentiamoci.

Una guida ci accompagna, sotto un diluvio senza senso e raffiche di vento che rovesciano gli ombrelli,  nella parte vecchia della città. Ci ha parlato della sua fondazione e delle varie battaglie avvenute tra inglesi e francesi per il possesso della stessa.   Come sapete gli inglesi hanno vinto, e il Canada è una monarchia parlamentare con a capo la Regina Elisabetta … ma qui, in Quebec,  tutti parlano francese! 

La città è bellissima, il castello, solo di nome, perché in realtà è sempre stato un Hotel, troneggia sulle alture che costeggiano il Fiume San Lorenzo, ma onestamente, noi bagnati fino al midollo dopo un pò iniziamo a dare segni di sconforto e la guida accorcia il giro previsto. E’ proprio impossibile stare fuori. Ci infiliamo un pò nei negozi, più per stare al caldo che per fare acquisti. 

Partiamo poi per le cascate di Montmorency. Battezzate così dal fondatore Champlain in onore del Vice-re della Nouvelle France, il duca di Montmorency appunto. 

Pranzo al Manoir Montomercy un ristorante che si affaccia sulle cascate omonime. Ma tanto con la foschia e la pioggia fosse anche stato lontano sarebbe stata la stessa cosa, non vediamo niente.

Dopo pranzo abbiamo proseguito sulla passerella in legno che si collega al ponte sospeso sul salto delle cascate.  Ha smesso di piovere ma il vento continua ad essere forte. Facciamo un pò di foto sulla cascata a poi torniamo veloci al caldo al Manoir Montmercy. Avremmo voluto scendere utilizzando una scalinata a zig zag che affianca le cascate ma il brutto tempo lo ha impedito. Siamo quindi scesi utilizzando la teleferica. 

Abbiamo proseguito per l’isola di Orleans che ha ancora abitazioni del XVIII e del  XIX secolo perfettamente conservate.  (Noi ne abbiamo di più ovviamente ma ognuno ha il suo metro di paragone) Abbiamo  visitato uno stabilimento che produce vari tipi di Sidro e prodotti locali tipici, compreso il burro di mela. Non male … 

Tornati a Quebec essendo in anticipo per la cena siamo andati a vedere i due ponti che, nel punto più stretto del fiume uniscono le due rive. La guida ci ha raccontato che durante la costruzione del primo ponte in ferro la parte centrale è crollata. Molti degli amerindi o autoctoni che ci lavoravano sono morti nel crollo. Gli amerindi venivano e vengono tuttora utilizzati nelle costruzioni di ponti o grattacieli, perché non soffrono di vertigini.  

Siamo poi tornati nella parte vecchia della città dove abbiamo cenato nel più vecchio ristorante del porto, anche lui fondato da Champlain … finalmente abbiamo mangiato del salmone! Poi tornati in hotel e … nanna! 

10° Venerdì 13 ottobre

Oggi il tempo è migliore, siamo partiti dall’hotel alle 8,30 ci siamo diretti verso i cosiddetti ‘’grandi spazi’’, come se fino ad ora non ne avessimo visti. Siamo andati alla Pourvoierie una rinomata regione di villeggiatura tra laghi e boschi.  

Arrivati al lago bianco siamo scesi dal bus e ci siamo incamminati verso il lago dove siamo saliti in quattro ‘’rabaska’’ e remando noi stessi siamo andati a vedere le dighe ed i nidi dei castori! Che meraviglia!

I Rabaska sono le imbarcazioni tipiche utilizzate dagli autoctoni e dai cacciatori di pellicce della zona. Sono canoe da 10/12 posti che scivolano sull’acqua senza troppa fatica. I posti sono tutti doppi tranne il primo a prua che dà il tempo e direzione e l’ultimo a poppa che timona. 

Naturalmente mi sono organizzata per essere la prima a prua.  Mi sembrava di essere un pellerossa e non avrei voluto più tornare indietro. Scivolare su uno specchio d’acqua liscio come l’olio,  in silenzio con tutto attorno una vegetazione dalla fiammeggiante livrea autunnale. 

Arrivati alla diga stando comodamente seduti dentro le nostre ‘’rabaska’’ abbiamo apprezzato il lavoro senza tregua dei castori che effettivamente modificano l’habitat circostante. 

Tornati di malavoglia all’accampamento abbiamo mangiato sotto una tenda nel bosco, circondati da scoiattoli curiosi. 

Il pranzo consisteva in insalata condita con sciroppo di lamponi e di uno spezzatino di cacciagione composto da vari tipi di carne: castoro, daino, lepre … buono, ma un tantino ‘’impegnativo’’. 

Dopo aver assistito ad una spiegazione sul funzionamento delle trappole odierne, che pare non torturino più gli animali co n trappole crudeli, ma le trappole oggi un uso uccidono le prede immediatamente.  

Ci hanno resi edotti di che cosa significa la vita del cacciatore di pelli oggi. Un lavoro infame, duro e difficile per guadagnare, alla fine, dopo una fatica immane,  6 dollari a capo. Il calo dell’uso delle pellicce come indumento ha ridimensionato notevolmente il mondo dei cacciatori di pelle. Chi fa questo mestiere oggi lo fa solo per hobby e  non certo per raggranellare del denaro che gli permetta poi di fare una vita ‘’borghese’’. All’interno della capanna qualcuno aveva chiesto del wifi … la guida impassibile ci ha mostrato un paio di scacciaspiriti indiani appesi al soffitto ed ha risposto che l’unico wifi disponibile era quello! 

Dopo aver chiacchierato ancora un pò attorno al grande fuoco acceso fuori dalla capanna abbiamo poi proseguito a piedi fino ai nostri ‘’Lodge’’ in mezzo al bosco.

Durante il percorso la nostra guida ci ha fatto vedere come accendere un fuoco con la corteccia delle betulle e la pietra focaia. Lo guardavo con interesse, curiosità e poca fiducia, eppure al primo colpo di coltello sulla pietra focaia la corteccia ha subito preso fuoco. Incredibile!  Ci ha poi mostrato come raccogliere la linfa degli alberi per produrre lo sciroppo.  Mentre parlava ho visto con la coda dell’occhio una pernice di un albero poco lontano. Non credevo ai miei occhi. Naturalmente non mi ricordavo il nome in francese per cui ho cercato di attirare l’attenzione della guida. Per paura di far volare l’animale mi sono spostata nel gruppo in velocità pestando il piede di un Signore vicino a me. Povero! Mi spiace. Ma alla fine la pernice l’hanno vista tutti e ho anche scoperto che il nome in francese è ‘’perdrix’’.  

Ora siamo nei nostri Lodge che sono dei piccoli chalet in pietra e legno con una grande sala comune equipaggiata con un grande camino al pian terreno e quattro camere da letto al primo piano, tutte le camere affacciano sul lago!  Una meraviglia …

Alle 18,00 ci troviamo tutti e 38 al Lodge nr. 109 per l’aperitivo … adesso passo e chiudo. 

11° Sabato 14 ottobre

Lasciato il lago bianco la mattina. Ho ancora visto le ‘’rabaska’’ e ci sarei tornata proprio volentieri.  Arrivati a Montreal, giro in bus sulla montagna, che in effetti è poi solo una collinetta, ma che quando nevica, e qui di neve ne scende in quantità industriali, la usano per fare dello slittino. Nel parco migliaia di scoiattoli vengono a cercare cibo avvicinandosi senza paura. 

Pranzato a Montreal e poi aeroporto, arrivati la mattina a Nizza. Siamo tutti raffreddati e stanchissimi per il fuso orario ma contenti della bella esperienza. A St. Aygulf Barthè e Janine, i nostri due cari amici e angeli custodi,  ci stavano aspettando e ci hanno accompagnati a casa.

Ecco finita la cronaca del nostro viaggio. 

Non dimenticherò mai la simpatia della nostra guida, Roland, un sergente di polizia in pensione che arrotonda la propria pensione accompagnando gruppi turistici, anche se sostiene di farlo solo per persone di lingua francese, nonostante sia perfettamente bilingue. Ma si sa il Quebec adora i francesi … o forse li ha idealizzati … chissà!

Non dimenticherò mai la gentilezza di Rodrigue, il nostro autista, che quando arrivavamo scendeva veloce per aiutare chi aveva qualche difficoltà a scendere dagli alti scalini. 

Il Canada è un bellissimo Paese, una natura mozzafiato, spazi immensi, acqua in quantità industriale, la loro energia è quasi tutta ormai legata all’idroelettrico. La centrale nucleare è stata chiusa e cercano di affrancarsi dai combustibili fossili, compreso il pericolosissimo fracking. 

Sono, in genere, molto attenti alla natura, anche se poi si lamentano di Brigitte Bardot, che, secondo loro, ha fatto un battage mediatico affinché la caccia ai cuccioli delle foche venisse abolita, causando danni irreparabili all’ecosistema ittico.

Abolendo questo tipo di caccia,  sempre secondo loro,  le foche si sono moltiplicate a dismisura e mangiano tutto il pesce disponibile. Sarà. Ma non ne sono affatto convinta. La caccia alla foca, come d’altronde la caccia a tutti gli altri animali da pelliccia è finita per il semplice fatto he non c’è più ‘’domanda’’! Chi metterebbe oggi una pelliccia senza sentirsi un mostro? Dare la colpa a Brigitte Bardot per una cosa simile mi pare un pò azzardato … ma comunque … ognuno ha le proprie idee.

Il Canada è un paese multietnico e, passetto per passetto, la popolazione si fonde, si mescola, amerindi compresi.

Gli ‘’autoctoni’’ o ‘’amerindi’’ o ‘’pellerossa’’ come li chiamavamo noi (sono chiamati pellerossa in quanto la prima tribù che è entrata in contatto con gli esploratori europei usava dipingersi il corpo di ocra rossa)  sono ormai pochissimi e confinati nelle riserve. 

Ora le ‘’versioni’’ in mio possesso sono completamente agli antipodi, ma non posso certo giudicare con così poche informazioni. 

Ho incontrato, seduta sulla panchina di in un centro commerciale, una signora con caratteristiche somatiche ‘’Inuit’’. Abbiamo chiacchierato un pò. Mi ha raccontato che, per vedere un pò di gente,  lei prende il bus, fa tanti chilometri, e viene a sedersi sulle panchine del centro commerciale, in questo modo, vede passare tanti turisti e le sembra di allargare la propria visione del mondo. Mi ha anche fatto capire che farli vivere nelle ‘’riserve’’ è un pò come se li si volesse tenere nascosti. D’altronde … il loro ‘’modo di vivere’’ è talmente diverso dal nostro che … è meglio tenerli nascosti! 

Nelle riserve hanno una sorta di ‘’reddito’’ che permette loro di mangiare, vivono in casette con servizi e riscaldamento ma, devono stare tra loro. Nel momento in cui escono dalla riserva ed entrano in contatto stabile con la vita degli altri cittadini e quindi si cercano un lavoro fuori dalla riserva, queste agevolazioni finiscono. 

La nostra guida invece sostiene che gli amerindi sono ben felici di vivere mantenuti dalla collettività e che non vogliono mescolarsi con i caucasici.

Due campane differenti … ma chi sono io per giudicare? 

Un’altra cosa che ho trovato interessante è stato il racconto che la nostra guida ci ha fatto sulle trattative tra bianchi e amerindi per lo scambio delle merci.

Dunque agli indiani servivano oggetti in ferro e fucili che ovviamente costavano parecchio. Le collane con le perline e gli specchi non sono durati poi tanto tempo,  ingenui va bene, ma stupidi no!  E comunque … si sa che è la domanda che fa il prezzo, quindi le trattative andavano per le lunghe.

I bianchi per ‘’annebbiare’’ un pò le idee degli amerindi accompagnavano queste trattative con grandi bevute di alcool. Gli amerindi non erano abituati a questa bevanda e si ubriacavano immediatamente.

D’altro canto gli ‘’amerindi’’ accompagnavano le stesse trattative fumando il ‘’calumet della pace’’ che altro non era se non mariuana. 

Immaginatevi in che condizioni venivano fatte quelle trattative! 

Per avere un fucile era necessarie una pila di pelli della stessa altezza del fucile, quindi proprio tante, troppe …  ecco che gli indiani avevano trovato il modo di aumentarne l’altezza aggiungendo tra uno strato e l’altro dei rami di pino.  D’altronde … i bianchi spesso davano loro dei ‘’calderoni’’  per cucinare bucati … oppure dei fucili che non funzionavano un gran che.

L’ultima cosa che vorrei menzionare è la profonda antipatia che gli abitanti del Quebec hanno nei confronti degli inglesi. Li detestano, ma proprio tanto. Sulle targhe delle auto circolanti nel Quebec c’è scritto: ‘’Je me souviens’’ …  ci tengono a precisare che ‘’loro’’ non sono di origine ‘’inglese’’ bensì ‘’francese’’. Tra l’altro, ogni volta che si entrava in un ristorante o un negozio di souvenir, sapendo che eravamo una comitiva di turisti francesi, venivamo accolti con: ‘’bienvenue cousine/cousen’’! Non avevo il coraggio di dir loro che ero italiana, sembrava brutto…  

Alla prossima

Elena 

 

p.s.:  questo testo è un ”work in progress” quando avrò tempo, metterò delle foto.