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Venezuela un caos senza senso …

Pensierino del mattino  …

Hanno un’inflazione senza senso e le sanzioni non aiutano certo un paese che non ha autonomia alimentare e il mercato nero dilaga.  Per comprare un chilo di carne ad una famiglia venezuelana serve un salario mensile intero.

Salario che è di circa 4,252 bolivars che, convertito al tasso ufficiale diventa 675$ dollari e quindi circa 534 euro. Quindi non è che proprio ‘’scialacquino’’! 

”pescata” in rete …

Eppure se in Venezuela milioni di persone non hanno accesso ad alimenti, cure mediche e servizi essenziali ci sarà pure un motivo no? 

Dipenderà solo ed esclusivamente dalle sanzioni? Dai pessimi rapporti che hanno con i, non proprio ‘’bravi ragazzi’’, americani?  

Eppure … il Venezuela è un Paese pieno di petrolio e di risorse naturali … ma non è stato capace di ‘’alzare la testa’’!  Come mai?

Quando il petrolio ‘’tirava’’ Chavez aveva messo in piedi un’ottima politica sociale a favore della parte più povera della popolazione. Purtroppo quando i proventi del petrolio sono diminuiti,  non se la potevano più permettere, ma ridimensionarla non avrebbe attirato ‘’simpatie’’ quindi … 

Perché non ci si chiede come sia possibile che la Norvegia, per esempio, nonostante abbia molto meno petrolio del Venezuela,  abbia il fondo pensione più ricco del mondo, mentre il Venezuela è alla fame?  Non sarà per caso che la Norvegia possieda un sistema ‘’social democratico’’ che redistribuisce in maniera efficace mentre Caracas è governata da un’oligarchia non proprio ‘’altruista’’? 

Eppure, questa oligarchia si è fatta un sacco di amici in giro per il mondo” … amici come Russia e Cina ad esempio. 

Ci siamo mai chiesti se in Russia esista veramente una democrazia? E in Cina? Lasciamo perdere …

Ma oltre a Russia e Cina indovinate un pò a ‘’chi’’ piace il governo ‘’populista’’ di Maduro? Fatevi una domanda e datevi una risposta!  Se non ci arrivate la risposta è l’Italia! 

Per farla breve USA e Unione Europea, chiedono di riconoscere il Giovane Guaidò come ‘’Presidente ad interim’’ e spingono, per uscire dall’impasse, per nuove ‘’libere elezioni’’ il più presto possibile. 

L’unico Paese Europeo che blocca questa decisione è l’Italia, visto che alla fine pure la Grecia ha votato a favore. 

Quindi l’Italia di Salvini e Di Maio si ritrova dalla stessa parte di Maduro, Russia e Cina. 

Il Venezuela è un ottimo esempio del fatto che ‘’forse’’ non sia sufficiente fare proclami populistici su sovranità … su popolo … su onestà … forse bisognerebbe anche essere ‘’capaci’’ di fare qualche cosa, il mondo è ”complicato” e le soluzioni ”semplicistiche” trovano il tempo che trovano …

Alla prossima

Elena 

Dicotomia tra il ”Governo Giallo-verde” e la realtà del mondo.

Milena Gabanelli/Fabio Savelli: Si fa presto a dire ”fermiamo tutto e rifacciamo i conti”, ma anche i ripensamenti hanno un costo: il tira e molla sulle opere in corso ha dato il colpo di grazia ad un intero settore. Nel giugno 2018, s’insedia il nuovo governo e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, decide di stoppare i finanziamenti a tutte le grandi opere già in corso o programmate: dal tunnel del Brennero (appalti per un valore di 5,9 miliardi), alla pedemontana veneta (2,3 miliardi), dall’alta velocità Brescia-Padova (7,7miliardi), al Terzo Valico tra Genova e Milano (6,6 miliardi), oltre alla Torino-Lione. Il ministro vuole rivedere il rapporto costo-benefici. Dopo sei mesi di conti, il 17 dicembre, ha scoperto che con il Terzo Valico (opera urgente, con cantieri aperti da anni) è meglio andare avanti. Le altre opere, a parte la discussa Torino-Lione, dove in ballo ci sono i finanziamenti europei, ad oggi sono ancora bloccate. Nel frattempo le imprese di costruzioni, che stavano già sul lastrico, sono a rischio fallimento.

Le imprese in pre-fallimento – Da luglio a dicembre hanno fatto richiesta di concordato Astaldi, Grandi Lavori Fincosit di Roma, la Tecnis di Catania e, da ultimo, la più grande cooperativa italiana, la Cmc di Ravenna. Per Condotte è andata peggio: è finita in amministrazione straordinaria per evitare la liquidazione degli asset. Operai, manovali, carpentieri, ingegneri, geometri: zero. Al lavoro non c’è più nessuno, perché nessuno viene più pagato. Quindici delle prime 20 imprese sono in stato pre-fallimentare o in forte stress finanziario perché le entrate previste sono bloccate, mentre le uscite nei confronti dei fornitori che continuano ad accumularsi stanno costringendo molti piccoli imprenditori a chiudere.

Anas con l’acqua alla gola- Parliamo di aziende il cui destino dipende da quanto «strette» sono le relazioni politiche, quasi tutte con guai giudiziari, indebolite dai tempi ingiustificabili della burocrazia e dalle modalità delle gare, dove spesso vince chi fa il prezzo più basso, obbligando poi le imprese in sub-appalto a tirarsi il collo. L’esito complessivo è che nessuno rispetta le scadenze, i rimpalli di responsabilità finiscono nei tribunali in contenziosi senza fine con enormi richieste di risarcimento alle stazioni appaltanti pubbliche. La più grande, Anas, che proprio a causa dei ritardi ha cancellato solo nel 2018 circa 600 milioni di euro di lavori, deve ora affrontare le rivalse economiche delle imprese, che a loro volta sono esposte con banche e fornitori. Alla fine le richieste vengono soddisfatte al 10-15% con ritardi mostruosi che uccidono le aziende dell’indotto. Mentre il fondo rischi da contenzioso di Anas di circa 9 miliardi serve a gestire i contraccolpi giudiziari, i costi di ri-cantierizzazione da parte di altri contractor sono quantificabili in un 20% secco in più del prezzo pattuito. Il corollario è quello del crollo dei bandi di gara pubblici (meno 67% nell’ultimo anno e mezzo), per cui oggi Anas si trova priva di autonomia finanziaria e rischia di uscire dal perimetro di Ferrovie dello Stato. La sua sopravvivenza è appesa agli iter lunghissimi dei finanziamenti pubblici che partono dai consigli dei ministri e transitano mesi nelle commissioni parlamentari

Il peso della burocrazia – Alla difficoltà di realizzare progetti approvati (300 sono le opere incompiute), si aggiungono i 21 miliardi bloccati sulle grandi opere in corso, e il fatto che negli ultimi 3 anni oltre 10 miliardi di investimenti in infrastrutture, messi nero su bianco, non sono partiti. Tutto questo trascina inquantificabili costi occulti e il risultato è che le grosse imprese del settore stanno andando fuori mercato, 418mila potenziali posti di lavoro sono saltati, mentre 120 mila aziende sono fallite. L’agenzia di rating Standard&Poor’s l’ha appena definito «l’anno nero delle costruzioni». La causa principale è nel mostro a cinque teste della burocrazia, e qualcuno punta il dito sul nuovo codice degli appalti che ha introdotto ulteriori controlli sulle imprese sottoponendole al visto preventivo dell’autorità anti-corruzione. La patente di legalità però è inevitabile perché le infiltrazioni malavitose sono talmente ramificate da toccare decine di sub-fornitori. Sarebbe invece il caso di accendere un faro sul ruolo del Cipe. Il comitato interministeriale per la programmazione economica alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi, che dovrebbe fungere da distributore delle risorse, viene interpellato per ogni modifica progettuale anche quando il costo dell’opera resta immutato. Ogni passaggio «costa» 6-8 mesi.

Mancano i soldi? – Il governo ha trovato in cassa 150 miliardi disponibili già stanziati, di cui è stato speso meno del 4%. Soldi immediatamente utilizzabili grazie ad un accordo con la Banca europea degli investimenti. Ci sono 60 miliardi destinati al Fondo Investimenti e sviluppo infrastrutturale; 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione; 15 miliardi di fondi strutturali europei; 9,3 miliardi di investimenti a carico di Ferrovie dello Stato che controlla l’altra grande stazione appaltante del Paese, Rfi, Rete ferroviaria italiana; 8 miliardi di misure per il rilancio degli enti territoriali; 8 miliardi per il terremoto; 6,6 miliardi nel contratto di programma dell’Anas. Ma il governo ha preferito fermare tutto, e attingere da lì i fondi per la riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax per le partite Iva.

Sacrificati gli investimenti – Nel negoziato con la Commissione Ue sono stati proprio gli investimenti ad essere sacrificati. L’impostazione complessiva prevede ancora 15 miliardi nei prossimi tre anni per le grandi opere, ma al 2019 è stato sottratto un miliardo per destinarlo come copertura di altre misure, togliendo solo a Ferrovie dello Stato circa 600 milioni. I costruttori per stare a galla hanno iniziato la corsa disperata a vincere maxi commesse all’estero, per arricchire i portafogli-lavori e godere di maggiore credibilità verso le banche, il mercato, le agenzie di rating.

Spesso propositi di lungo termine che finiscono per appesantire i conti (già in rosso) quando c’è da anticipare il costo di alcune opere. Alla fine il rischio è quello di spianare la strada all’ingresso in Italia dei grandi general contractor europei e cinesi che hanno le spalle finanziarie più larghe per assorbire cambi di programma e ripensamenti, con la conseguenza però di creare minore occupazione. Dalla francese Vinci (40 miliardi di fatturato) al colosso China State Construction Engineering. Basti pensare che la nostra più grande impresa di costruzioni, la Salini Impregilo ha un fatturato di SOLI 6,3 miliardi (dato 2016).

Personalmente ho l’impressione che a furia di eleggere gente che sa pochissimo, che non possiede esperienze di sorta ma che si ”vende” bene promettendo mari e monti noialtri si concluda sempre di meno.   Ripeto, mentre il suffragio deve rimanere universale le candidature politiche NON devono essere ”universali” ma chi raggiunge quegli scranni deve essere in grado, senza SE e senza MA di portare ”valore aggiunto” per la collettività. Avere insomma una cultura sufficiente per possedere una visione a tutto tondo e a lungo termine …  Tutto il resto è ”aria fritta” !

Alla luce di quanto sopra, pensate che il  Governo Giallo-verde si stia muovendo nella giusta direzione?  O stia semplicemente gettandoci fumo negli occhi, ad esempio, gonfiando l’inesistente problema immigrati, per distogliere l’attenzione dal vero problema del paese? E cioè l’assenza di LAVORO?  A voi l’ardua sentenza …

Alla prossima

Elena

 

Fonte: Dataroom di Milena Gabanelli e Fabio Savelli su Corriere della Sera: 

L’Inghilterra e la Brexit – ovvero un parto podalico …

la grande Inghilterra trova ”duro” uscire a testa alta dall’Europa. Ben gli sta!

I sostenitori della Brexit, dopo aver mollato la ‘’patata bollente’’ della gestione dell’uscita dall’Unione alla May, che manco la voleva ‘sta uscita, parlo di quei due infidi personaggi che rispondono al nome di Boris Johnson e Nigel Farage, mò i  due fanno gli schizzinosi per i risultati a cui Lei è arrivata,  tanto che è stata costretta a rinviare il voto, sapendo che non avrebbe avuto la maggioranza.

Eccoli qui gli inutili Nigel Farage e Boris Johnson …

Tra l’altro è stato il ‘’popolo’’ inglese a sancire la volontà di uscire dall’Europa con un referendum,  ed ovviamente lo ha fatto in base alla ‘’pancia’’ e non certo alla ‘’testa’’! Onestamente … che ne sa il ‘’popolo’’ di che cosa significhi, nel dettaglio, la gestione di una cosa simile? Cari ‘’pirla’’ pensavate forse che uscire dall’Europa sarebbe stata una cosa semplice e indolore? Ma certo che non lo è! 

Possibile tra l’altro che la gente non ci ‘’arrivi’’ a capire che l’Europa è l’unico modo che esiste per ‘’contare’’ qualche cosa nello scacchiere mondiale?

Abbiamo bisogno di un’Europa unita, forte e sovrana per mettere un pò di ‘’tasselli in ordine’’ su ‘sto pianeta!

Non dobbiamo dimenticare che: diritti, democrazia, welfare, sanità sono nati in Europa e quindi siamo gli unici ad avere la sensibilità per attuare un mondo migliore.

Russia e Cina non sanno che cosa significhino termini come: ‘’diritti’ e ’’democrazia’’, gli arabi poi … vade retro Satana, quelli vivono ancora nel medio-evo e per gli USA contano solo i soldi. Provate ad essere un disoccupato negli USA e ad aver bisogno di cure mediche … ciccia! Potete morire! Anche quel poco che era riuscito ad ottenere Obama, mediando con le unghie e con i denti, nonostante fosse in minoranza,  Trump lo ha cancellato.

Divisi non saremo mai niente, ma in compenso saremo alla mercé di nazioni che primeggiano solo in quanto detentori di armi e/o danaro … meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

Elena 

 

La Apple ha superato i 1.000 miliardi di capitale! Ma …

… a quanta gente dà lavoro? Dà lavoro in proporzione a quel che guadagna?

Stamattina ho letto un interessante  articolo del Sole24ore nel quale si parla di Apple, che recentemente ha superato i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, dove si legge che dia lavoro ad una marea di gente. L’articolo sostiene che la Apple ha creato, nella sola Europa,  oltre 1,76 milioni di posti di lavoro  – vi sembrano tanti? – grazie all’economia che gira attorno ad iOS. Di questi, 1,57 milioni sono attribuibili all’ecosistema dell’App Store di Apple e 170mila al rapporto che Apple ha con fornitori europei. L’Europa è anche sede di 22.000 dipendenti Apple in 19 paesi.

Apple sede di Cupertino California – non so se è finita ma pare costi qualche cosina come 5billion of dollars!

Ecco la situazione in Italia:  

Cito: Apple ha 1.624 dipendenti e 16 negozi retail, (l’Ilva ne ha 14.000 di dipendenti! Per dire …)  e sono in corso i lavori per il 17° store Apple in Italia in Piazza Liberty a Milano. Il nostro Paese è la 5a economia delle app iOS e supporta 62mila posti di lavoro legati all’ecosistema dell’App Store (di cui 25mila a Milano, dato che la rende la 12ma città più rilevante per quanto riguarda la app economy in Europa). Nel 2016 Apple ha aperto la sua prima iOS Developer Academy in partnership con l’Università Federico II a Napoli per dare agli studenti, sia italiani che internazionali, l’opportunità di apprendere competenze pratiche e formazione specifica nello sviluppo di app e nell’imprenditorialità necessaria per questo mercato. 44 studenti dell’attuale corso hanno vinto la borsa di studio per partecipare alla recente Conferenza Annuale degli Sviluppatori Apple tenutasi nei giorni scorsi a San Josè, in California. Apple lavora con 261 fornitori Italiani. Uno di questi è Laboratorio Elettrofisico, che progetta e produce strumenti di magnetizzazione e misurazione magnetica ad alta precisione. La loro tecnologia consente alcune delle caratteristiche magnetiche che si trovano nei prodotti Apple. LE è leader nella progettazione e costruzione di strumenti magnetici da quasi 60 anni con uffici negli Stati Uniti e in Cina.

Interessante  … peccato che, comunque la si metta, la Apple non paghi le tasse dove faccia reddito – il che significa ovunque – ma solo dove decida di pagarle. Capisco benissimo che la normativa,  per quanto riguarda il pagamento delle tasse a ‘sti giganti di Internet,  non sia omogenea tra i vari Stati e questo permetta loro di eludere alla grande e pagare dove meglio credono!  Ma … resta il fatto che ‘ste tasse che mancano all’appello, da qualche parte gli Stati le devono tirare fuori per fare viaggiare tutto l’am ba ra dam e …  indovinate un pò a chi li chiederanno ‘sti soldi? Fatevi una domanda e datevi una risposta! Quando si parla di ”redistribuzione del reddito” come mai a costoro nessuno fa notare nulla? Possibile che Stati interi si inginocchino a questi ”novelli imperatori” e non vogliano ”disturbarli” con richieste di tassazione un tantino più ”GIUSTE”?  Grrrrr …

Peccato inoltre che l’articolo NON specifichi se ‘sta gente a cui Apple, bontà sua, dà lavoro abbia contratti a tempo indeterminato oppure no … sarebbe interessante saperlo. 

Alla prossima

Elena 

La Apple nuovo colosso! Ma … le paga le …

… tasse?

Noialtri nel nostro ‘’piccolo’’ a giugno abbiamo perso altri 49mila posti di lavoro … in compenso la Apple americana,  grazie alle ‘’app’’,  allo streaming e soprattutto agli iPhone ha messo le ‘’ali’’ ed ha toccato 198 dollari per azione. Da inizio anno è cresciuta del 28% e si è avvicinata alla soglia di mille miliardi di dollari. La Apple sta battendo il gigante Amazon. 

gente in fila per comprare l’ iPhone …

E si lascia alle spalle gli altri ‘’FANG’’ (Facebook, Amazon, Netflix, e Google) assieme ad altri big d’avanguardia come Nvidia Corp, Baidu e Tesla. 

Noi ci felicitiamo con la Apple, anche se in proporzione a quanto guadagna, dà lavoro a soli ‘’quattro gatti’’. La tecnologia è utile ma toglie lavoro agli esseri umani e dato che sono gli esseri umani a consumare … noi poveri bischeri fatichiamo sempre di più!

Dove paga le tasse la Apple? Negli USA sono obbligati a pagarne un pò … magari non tutti ma una bella fetta di tasse lì finiscono, e a Trump la cosa fa comodissimo.  Ma il fatto è che la Apple lavora in tutto il mondo e fa ‘’cassa’’ in tutto il mondo. Quindi la domanda è: ‘’Dove guadagna la Apple’’? 

Risposta: ‘’In tutto il mondo’’.  Ma le tasse le pagano solo in un posto, possibilmente dove costa loro meno. Ok ci siamo? Bene … andiamo avanti con il discorso.

Domanda: ‘’Chi è quella che spinge affinché ‘sti giganti paghino le tasse dove fanno reddito’’?

Risposta: ‘’L’Europa’’! 

Domanda: ‘’Quindi l’Europa dà un sacco di fastidio a ‘sti colossi vero’’?

Risposta: ‘’Si’’

E quindi? Quindi l’Europa che vuole mettere dei ‘’sani freni’’ a questi Highlanders deve assolutamente essere annientata!

Dovremmo arrivarci tutti a capire che solo la cultura europea potrebbe metter un freno e delle regole a costoro. Perchè americani, russi e cinesi manco gli passa per l’anticamera del cervello che questo fatto sia ingiusto. Se parli a costoro di ”redistribuzione del reddito” ti guardano con gli occhi a palla e non afferrano il concetto! Secondo me manco Di Maio e Salvini lo ”afferrano” … ma questo è un altro discorso …  

Gli americani non lo capiscono perché sono infarciti della cultura del profitto a tutti i costi, russi e cinesi perché la tassazione ‘’democratica’’ è un qualche cosa che non fa proprio parte del loro DNA.

Morale della favola: ‘’Le quantità industriali di denaro che spariscono grazie ai giganti sopra citati – e non me ne importa un fico secco se fanno ‘’beneficienza’’ – la loro ‘’beneficienza’’ è comunque una goccia nel mare dei soldi che fregano alla collettività mondiale. Dicevo, ‘sti soldi finiscono in un ‘’buco nero’’ che sarebbero poi le tasche di costoro e spariscono dalla circolazione, quindi vengono sottratti alla collettività. Senza quel denaro non si fanno investimenti e si fatica addirittura a far andare avanti l’am ba ra dam degli Stati. Che tradotto significa: pagare gli stipendi agli statali, agli insegnanti, alla polizia, ai carabinieri, ai pompieri, ai medici, agli infermieri e via discorrendo … 

Quindi avete capito perchè l’Europa dà fastidio? E avete capito che cosa significa ‘’sputare’’ sull’Europa? Significa consegnarci in mano a questi novelli imperatori che ci manterranno a casa con un’elemosina incollati ai nostri iPhone! Parlano tanto di boicottare le Lobby mò a queste ”nuove lobby” invece gli fanno ”ponti d’oro” …  mah …

Alla prossima

 

Elena

Strage di Ustica, dopo 38 anni …

… 38 anni fa,  il 27 giugno 1980 il volo di linea da Bologna Borgo Panigale a Palermo Punta Rasi perse il contatto radio con l’aeroporto di Roma-Ciampino e cadde nel Mar Tirreno. Tutti gli occupanti dell’aeromobile, 81 persone, morirono.

Perché? Mah …

L’aereo era un DC-9 della compagnia Itavia ed era sotto il controllo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (Napoli) e di Marsala (Sicilia). Tra queste tracce radar è stata accertata la presenza di numerosi tracciati radar civili e militari, nazionali e internazionali. 

Durante le indagini venne fuori che il registro di controllo del sito radar di Marsala, aveva una pagina strappata nel giorno dell’incidente. Il pubblico ministero giunse quindi alla conclusione che fosse stata fatta sparire la pagina originale del 27 giugno e se ne fosse riscritta poi, nel foglio successivo, una versione diversa. Interrogato a questo proposito, il sergente Muti, del centro controllo in servizio quella sera a Marsala rispose: ‘’Non so cosa dirle’’.

L’’ammiraglio James Flatley al comando della portaerei americana Saratoga, ancorata il 27 giugno 1980 nel golfo di Napoli dopo aver inizialmente dichiarato che dalla Saratoga non fu possibile vedere nulla perché tutti i radar erano in manutenzione, successivamente cambiò versione (ma dai?) e disse che, nonostante fossero in corso lavori di manutenzione dei radar, uno di essi era comunque in funzione ed aveva registrato un traffico aereo molto sostenuto nell’area Sud di Napoli. Purtroppo i registri radar della Saratoga, nonostante l’organizzazione americana,  sono andati ‘’persi’’. 

Secondo Brian Sandlin però,  ex militare della US Navy in forza sulla Saratoga nel 1980, durante una intervista rilasciata al giornalista Andrea Purgatori e trasmessa durante la trasmissione televisiva Atlantide nel 2017 ha detto che quella sera il comandante della Saratoga informava l’equipaggio che aerei F4 della Saratoga avevano dovuto abbattere due Mig libici che apparentemente si apprestavano ad attaccarli smentendo le dichiarazioni ufficiali a suo tempo rilasciate dal governo americano al giudice Rosario Priore che si occupava del caso, stando alle quali la nave Saratoga quella notte era ancorata in rada a Napoli. Sandlin dichiara inoltre che quella sera la portaerei era al largo e che oltre metà dei caccia erano decollati per ‘’una prova di forza’’ con la Libia e che due di questi erano rientrati senza armamenti perché avevano sostenuto uno scontro con ‘’DUE’’  Mig libici e li avevano abbattuti. In zona era presente anche la portaerei francese Clemenceau per lo stesso motivo.

E ci stupiamo perché non si sa nulla sulla morte di Ilaria Alpi o Giulio Regeni? 🙁

Il 18 luglio 1980 in effetti la carcassa di un MiG-23MS dell’Aeronautica militare libica venne ritrovato sui monti della Sila in zona Timpa delle Magare, in Calabria da contadini del luogo.

Il Giudice Istruttore ipotizzò una correlazione del fatto con la caduta del DC-9 Itavia, in quanto furono depositate agli atti delle testimonianze di diversi militari in servizio in quel periodo, che affermavano di aver effettuato servizi di sorveglianza al MiG-23 non a luglio, bensì a fine giugno 1980, periodo che concordava con la caduta del DC-9. Si teorizzò quindi che il caccia libico non fosse caduto il giorno in cui fu dichiarato il ritrovamento dalle forze dell’ordine (il 18 luglio), ma molto prima, probabilmente la stessa sera della strage, e che quindi il velivolo fosse stato coinvolto, attivamente o passivamente, nelle circostanze che condussero alla caduta dell’aereo Itavia.

Molti testimoni dell’epoca sono morti … alcuni anche in maniera sospetta … 

A 38 anni dall’accaduto, noi oggi sappiamo che, al 99% fu un missile ad abbattere l’aereo causando la morte di 81 persone tra i quali numerosi bambini … la domanda che rimane senza risposta è: ‘’Di chi era ‘sto missile’’? 

Mah …

Alla prossima

Elena  

M5S … partito o prodotto in vendita?

Pd-M5s, 16 senatori del Misto e delle Autonomie pronti ad unirsi per arrivare a quota 177 ?

Grazie ad algoritmi preparano slogan in rete e capitalizzano voti …

La maggioranza Pd-M5S al Senato è risicata: può contare infatti su 161 voti, la quota che a Palazzo Madama garantisce la maggioranza assoluta. Numeri troppo stretti per garantire da soli la tenuta parlamentare. Ma, di fatto, chi prende in considerazione questa formula, parte dalla considerazione che – se l’accordo fra i due partiti viene chiuso – ai due gruppi principali (Cinque stelle e Dem) si accoderanno molti altri parlamentari. Quelli già ribattezzati come “responsabili”.
Possibile aiuto sia dal drappello delle Autonomie che dal Gruppo Misto.
Anche il gruppo Misto costituisce un valido serbatoio cui attingere. Qui si trovano 4 senatori di Liberi e uguali che dovrebbero naturalmente convergere su un governoM5S-Pd: si tratta di Loredana De Petris, Pietro Grasso, Francesco Laforgia e Vasco Errani. Ci sono poi Riccardo Nencini e Emma Bonino, eletti nei collegi uninominali in quota Pd. Difficile pensare che questi senatori votino contro un governo sostenuto dal partito democratico. Infine del gruppo fanno parte Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, i due senatori accusati dai Cinque stelle di non aver pagato tutti i rimborsi dovuti al partito. Due voti che con ogni probabilità tornerebbero all’origine in caso di bisogno. Resterebbero in forse i voti dei due senatori eletti all’estero e quelli dei senatori a vita Mario Monti e Liliana Segre. In tutto anche in questo gruppo sarebbero pronti a convergere otto voti. Anche questi “responsabilmente” preziosi.
Fonte:Sole24ore
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Sono molti a pensare che questa eventuale ‘’alleanza’’ (M5S/PD) sia frutto di sani accordi, di giuste responsabilità, di chi accetta il dialogo – fosse anche con Belzebù, che si tratti di atteggiamento democratico vero, di individui ‘’evoluti’’ capaci di superare critiche e insulti per il bene del paese, di cercare, sempre per il bene del Paese una quadratura …
Mah … ho paura che siano solo tante belle parole. Sono troppi gli interessi per pensare che si tratti solo di questo. In primis, per i nuovi eletti, rinunciare a 15.000 euro al mese non sarebbe proprio il ‘’festival’’ della felicità. Prima molti dei ‘’nuovi eletti’’ erano disoccupati e manco facevano la denuncia dei redditi … quindi … ci siamo capiti no?
Seconda cosa, una parte della sinistra, non vede l’ora di liberarsi di quella ‘’palla al piede’’ di Renzi, che vigliacco se fa un passo indietro. Quindi questo eventuale accordo, dividerebbe ulteriormente il PD ma la colpa ricadrebbe su Renzi. E’ lui che fa i capricci! (Due piccioni con una fava)
Nel contempo, sia ben chiaro, dividerebbe anche il M5S, che grazie al fatto di essere ‘’oltre’’ – né di destra né di sinistra – ha un elettorato per tutte le stagioni.
Il M5S ha però ha il vantaggio di vivere in ‘’rete’’ e quindi, grazie ai famosi ‘’algoritmi’’ riuscirà con meno difficoltà a far digerire queste scelte. Bastano un pò di slogan ‘’spammati’’ ad arte in rete, e una gran parte di elettorato, chiamiamolo ‘’disattento’’ , sarà pronto a credere a qualunque cosa.
Però, ammesso e non concesso che gli algoritmi della Casaleggio facciano o meno ‘’digerire’’, a quell’elettorato ‘’disattento’’ che l’accordo con il PD sia quello giusto, non dimentichiamo che, algoritmi o no, il voto italiano è stato per il 70% al centrodestra e al M5S, quindi mi domando: ‘’In questo caso … va bene non rispettare la volontà del popolo? Va bene passarci ‘’sopra’’? Mah … mi dà l’impressione che ci siano sempre due pesi e due misure diverse.
Insomma il PD’’prima’’ era il ‘’marcio assoluto’’ e mò invece va bene per un accordo programmatico?
Cos’è successo? Avevate sputato sugli otto punti, (decisamente meglio di quelli redatti dal vostro Giacinto della Cananea) che nel 2013 Bersani vi aveva proposto e adesso? Adesso invece, che la posizione di ‘’forza’’ che avete è maggiore, vi va bene anche il PD? Siete incredibili! E la cosa più incredibile, se non squallida, non è che le vostre siano scelte ragionate, che abbiate un piano a lungo termine, voi ’’tastate il polso della rete’’ e scegliete, man mano, per avere il massimo consenso! Voi non siete un partito … siete un ‘’prodotto in vendita’’! Quando gli italiani lo capiranno sarà sempre ‘’troppo tardi’’!
Ma d’altronde la storia ci insegna che noi ci mettiamo anni ad alzare la testa, il che ovviamente costa fatica e sacrifici, ma quando stiamo quasi per alzarla ne abbiamo già le scatole ‘’strapiene’’ e quindi cerchiamo qualcuno che, con la bacchetta magica, ci tolga tutte le responsabilità. Ed ecco l’unto del Signore di turno ed ecco che noi ripiombiamo nel baratro! … stavamo ‘’alzando la testa’’ mò sono ritornati gli ‘’Unti del Signore’’! Auguri Italia!

Alla prossima

Elena

Democrazia … la si ”interpreta” secondo dove ”batte il cuore”?

E’ interessante vedere come sui social in rete la democrazia venga inneggiata ed impugnata in alcuni casi e rinnegata totalmente in altri.
Un esempio recente di interpretazioni diverse è l’opinione che si è venuta a creare nei confronti della Brexit e degli scioperi in Venezuela contro il Presidente in carica.

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un paio di commenti rispetto al Venezuela …

Mentre per la Brexit, nonostante il paese sia diviso esattamente a metà, il che crea per forza di cose tensioni e frizioni, la maggioranza in rete è favorevole alla decisione che si evince dal voto del ”popolo”, per quanto riguarda il Venezuela, nonostante il popolo abbia fatto scelte diverse nelle legislative, Maduro risulta la  vittima innocente di manovre fasciste che partono dagli USA!

Mentre l’Inghilterra ha ”freni” comportamentali e le reazioni ”contro” la Brexit restano in parametri ”civili” in Venezuela la situazione sta ampiamente deteriorandosi.

Diciamo che la caduta del prezzo del petrolio, una delle principali ”entrate economiche” del Venezuela e la siccità del 2016 non hanno certo giocato in favore di Maduro … ma nemmeno gli arresti che ha fatto fare contro i capi dell’opposizione! Da quando si arrestano gli oppositori politici in democrazia? La storia ci ha insegnato che questo avviene solo durante le dittature!

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Manifestazioni contro il governo Maduro … i morti sono già 29 …

In Inghilterra a nessuno verrebbe in mente di arrestare i politici contrari alla Brexit no?
Le legislative venezuelane del 2015 hanno visto perdere clamorosamente il PSUV, il partito di Maduro e … quale è stata la sua reazione? Invece di accettare la decisione ”popolare”, per paura di perdere il potere ha bloccato le elezioni politiche a data da destinarsi!
Ovviamente questo ha un po’ pochino di democratico no?
Il parlamento allora, visto che vede l’opposizione in maggioranza, aveva votato per la destituzione di Maduro … il quale invece di accettare il voto del Parlamento ha deciso trattarsi di ”colpo di stato parlamentare” e come tale continua a mettere in galera tutti quelli che gli sono contrari.

Da allora manifestazioni e manifestazioni contro di lui … ma lui non molla.

Bene, detto questo, non trovate strano giudicare democrazia a 360° il voto sulla Brexit mentre per Maduro, quando vince l’opposizione, è un attacco fascista sponsorizzato dagli USA?

Mah … Si direbbero ”due pesi” ”due misure diverse’ …

Alla prossima

Elena

Attacco USA in Siria

Su ordine diretto del Presidente Donald Trump – un ”emotivo” alla Casa Bianca – sono stati lanciati, dalle navi USA che pattugliano il mare davanti alla Siria, 59 missili Tomahawk. I missili hanno colpito la base militare siriana da dove sono partiti gli attacchi chimici sulla popolazione.

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le caratteristiche dei Tomahawk …

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base aerea siriana bombardata dai missili americani

Questo è il primo attacco diretto da parte USA in Siria, che ovviamente significa, per il governo siriano un atto di guerra.

Mò vediamo come la prende Putin …

Alla prossima

 

 

Elena

Donald Trump – 45mo Presidente USA! Ma ”paladino” di ”chi”?

La mattina, mentre prendo il mio tazzone di latte e caffè, penso alle cose da fare durante la giornata …  alle cose che succedono nel mondo.  Come non pensare quindi al neo-eletto Presidente americano?

Stamattina facevo queste considerazioni: La crisi economica attanaglia il mondo, la gente è scontenta, il lavoro è ormai ”merce rara”, non si vede la luce alla fine del tunnel e quindi, il popolo americano, anche se non è poi tanto ”mal messo” rispetto ad altri , è comunque stanco di non essere più al ”top” e, di conseguenza,  vota anche lui  per il ”cambiamento”. 

Vota per tornare ad essere la ”creme de la creme”!  Vota per Trump che ha promesso di far tornare l’America ”grande di nuovo”!
Insomma Trump è l’uomo che farà la ”rivoluzione” a vantaggio di chi lo ha votato,e, tirando le fila del discorso, grazie alla legge elettorale americana, anche se Hillary Clinton ha preso più voti di Trump, Trump è stato eletto 45mo  Presidente degli Stati Uniti d’America!

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Ma … gli americani, hanno votato contro ”l’establishment cattivo” ed hanno eletto il loro ”paladino” affinché faccia la rivoluzione”?
In questo caso avrebbero sbagliato clamorosamente ”paladino”!  Sarebbe stato meglio, contro l’establishment cattivo, votare Bernie Sanders non trovate?
Ho la brutta impressione che  abbiano davvero cercato l’uomo ”forte” … il ”duro” capace di ”prendere a calci” chi non rientra nei canoni dell’americano DOC!  Quello che : ”prima” ci sono gli americani … poi gli ”altri”!  Quello che pensa : ”Si stava meglio quando c’erano gli schiavi”!

Che dire? Se questo è il motivo,  gli americani non sono affatto ”grandi” ma sono anzi, un ben ”triste popolo”!
Alla prossima

 

Elena