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”Ginger e Fred” – Cinema Vox Frejus

Lunedì siamo andati al Cinema Vox di Frejus ad assistere al film di Federico Fellini, Ginger e Fred.

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

Amelia Bonetti (Giulietta Masina) e Pippo Botticella (Marcello Mastroianni) sono due ex-ballerini italiani di tip-tap che, ormai da molto tempo, non danzano più. I loro nomi d’arte, Ginger e Fred, sono  la ‘’versione italiana’’ della più celebre coppia di ballerini americani: Ginger Rogers e Fred Astaire.
Ormai vedova, Amelia si occupa di mandare avanti la piccola azienda di famiglia dopo la scomparsa del marito. Fred, si direbbe invece faccia una vita disordinata e non abbia una situazione economicamente serena.
Ginger e Fred vengono coinvolti da una tv privata in una sorta di rudimentale “operazione nostalgia”.
Una volta sul posto realizzano che si tratta di un programma in cui personaggi più disparati cercano notorietà, ma, soprattutto, dove la pubblicità ha un ruolo predominante.
Il Cavaliere Lombardoni, proprietario dell’emittente privata in cui si svolge la trasmissione è, da parte del regista, una voluta ‘’parodia’’ del cavaliere Silvio Berlusconi proprietario, nella realtà di TV private e, come nelle TV di Berlusconi, anche nel film, i personaggi sono al limite della decenza.
Ginger e Fred iniziano ad avere dei seri dubbi, e si domandano se è il caso di proseguire questa ‘’follia’’; ma gli eventi li trascinano e si ritrovano infine sul palcoscenico. Appena iniziato il loro numero si verifica un blackout che li interrompe. Fred, al buio e sottovoce, convince Ginger che la loro presenza nel programma è assurda e che sarebbe meglio andarsene prima che torni la luce.
Mentre i due stanno scendendo dal palco approfittando del buio, Fred fa il ‘’gesto dell’ombrello’’ al publico e Ginger si asciuga le lacrime … proprio in quell’istante torna la luce! I due, imbarazzati, tornano al loro posto e riprendono la danza.
Fred non ricorda nulla, Ginger lo tranquillizza teneramente e i due ballano. Lui, preso dalla paura e dal poco esercizio, cade, si rialza ma è visibilmente provato. Ginger, con affetto, lo tranquillizza nuovamente … lui riacquista fiducia, si rilassa ed entrambi finiscono il loro numero con un discreto successo.
Il pubblico apprezza la padronanza del tip-tap, che richiede una notevole abilità, e alla fine ricevono un sincero applauso.

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

Durante questi due giorni Amelia scopre che quando si erano lasciati, sciogliendo il loro rapporto di ‘’lavoro’’ ma anche di ‘’affetto’’,  Pippo era stato ricoverato in manicomio in preda ad una forte depressione.  Evidentemente tra i due c’era un qualche cosa di più importante che solo il lavoro.
Onestamente pensavo si sarebbero messi nuovamente insieme, non certo per ballare, ma per condividere in serenità gli anni di vita che restavano loro.
Invece Ginger, dopo aver dato a Fred del denaro, parte in treno da sola per tornare al suo mondo, fatto di azienda, figli, nipoti … mentre lui, ancora più solo, si infila nel bar della stazione ferroviaria per bere.
Un film tenero nonostante le celebri scene ‘’felliniane’’ fatte di donne e uomini volgari che però si sposano perfettamente con lo ‘’spirito’’ delle trasmissioni di berlusconiana memoria, dove apparenza e ’’corpi scoperti esposti’’ non richiedono nessuna capacità se non quelle fornite da ‘’madre natura’’.
Ma … in fondo se lo scopo di queste trasmissione è soprattutto quella di vendere prodotti, è decisamente meglio avere degli spettatori che non pensino molto … ma che si limitino alle cose ‘’basilari’’ e ‘’terra terra’’ della vita.
In queste trasmissioni non siamo alle Folies Bergere, dove c’è dell’arte, qui l’obiettivo è solo quello di distrarre il pubblico per farlo diventare un compratore deficiente!

Un bel film, con due interpreti fantastici, che vale assolutamente la pena di vedere.

Grazie come al solito a Jerome Rober per le scelte felici e al Club Italianiste de Provence. E’ importante per gli italiani che abitano qui aver la possibilità di vedere dei capolavori in lingua italiana. Ci serve sia per ”esercizio linguistico” sia  per tenerci vicini alle ”cose belle” del nostro Paese.

Alla prossima
Elena

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– In America il film fu ben accolto dal pubblico ma la vera Ginger Rogers fece causa al distributore americano del film, lamentandosi del fatto che lei veniva dipinta sotto una falsa luce e che comunque si sentiva ‘’lesa’’ nella sua privacy. La causa si risolse con una completa assoluzione per il regista Federico Fellini che, secondo il giudice, aveva il diritto di esercitare la propria espressione artistica.
– Giulietta Masina era la moglie di Federico Fellini si erano sposati nel 1943 e rimasero assieme tutta la vita. Ebbero un solo figlio nel 1945 ma morì dopo undici giorni di vita.

CINEMA VOX FREJUS – IL RAGAZZO INVISIBILE

Martedì 9 gennaio, in occasione dell’apertura del 21esimo festival del cortometraggio, ci siamo ritrovati al cinema Vox di Frejus.

La corale ‘’Note azzurre’’, del Club Italianiste di Provence, ha aperto la serata cantando alcune canzoni folcloristiche italiane, sotto la direzione di Giuseppe Comes.

La serata è poi continuata con il cortometraggio italiano ‘’la Chance’’ di Andrea Garofalo.

La graziosissima Emilie Van Wormoudht, presente in sala e attrice protagonista del cortometraggio di cui sopra, ci ha confessato di quanto sia stata felice di poter girare questo ‘corto’’ che è stato ideato e realizzato nell’arco di una sola giornata.
Ora non voglio parlare del cortometraggio più di tanto, in quanto non possiedo gli ‘’strumenti’’ critici per poterlo fare, mi limito quindi ad accennare alla trama in maniera veloce.
‘’Il povero protagonista di ‘’chance’’ (fortuna) ne ha proprio poca. E’ stato licenziato, è disperato e, mentre mugugna sui suoi guai, una giovane e bella francesina fa l’autostop. Lui la carica in macchina, gli confessa di esser stato licenziato e le domanda che lavoro faccia. Lei gli risponde di non lavorare ma di ‘’vivere alla giornata’’ . Anzi, gli dice di essere come l’acqua … l’acqua che scorre verso il mare libra e felice. I due , visto che il film è girato ad Ostia, vanno al mare. Sulla spiaggia chiacchierano, camminano e si addormentano entrambi sulla sabbia. Al risveglio il protagonista maschile si trova solo, la bella francesina è scomparsa”!
Fine del cortometraggio!
L’unica cosa che ho immediatamente pensato è stata: ‘’Ma lei gli avrà rubato la macchina’’? 🙂

Ma parliamo piuttosto del film proiettato in seguito, si trattava de: il ‘’Ragazzo invisibile’’ di Gabriele Salvatores.

Il film parla di adolescenti e del malessere che li attraversa in questo periodo, ma non è rivolto solo a loro, il pubblico adulto si riconosce benissimo, in quanto genitore di adolescenti che crescono in un mondo ‘’difficile’’.

La storia ha per protagonista Michele, un adolescente come tanti, che vive in una tranquilla Trieste in riva al mare. Michele non è particolarmente brillante a scuola. Non rende molto a livello scolastico e anche nello sport non ha risultati di rilievo.
Ma a lui non importa nulla, quel che vorrebbe è passare inosservato il più possibile, per evitare il mobbing di due antipatici ‘’bulli’’ che lo tormentano in continuazione, picchiandolo, umiliandolo e rubandogli i soldi.
La mamma di Michele è il commissario della Città (Valeria Golino) ma lui alla mamma non racconta nulla delle angherie che gli fanno subire i compagni cattivi, né racconta i propri guai alla sorellina più piccola.
Michele è teneramente innamorato di Stella, una bionda e bella compagna di classe, ma, impacciato e timido com’è, non riesce nemmeno a rivolgerle la parola, figuriamoci poi confessarle di avere una simpatia per lei.
Un giorno, grazie ad uno strano e misero costume comprato in un bazar cinese per una festa di Halloween, Michele scopre di avere un potere incredibile.
Può diventare invisibile! Inutile dire che un mondo nuovo si apre davanti a lui.
Grazie all’invisibilità riesce finalmente ad avvicinare Stella e a prendersi anche qualche rivincita nei confronti dei due antipatici ‘’bulli’’.

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Intanto però in città scompaiono dei bambini. Strani personaggi rapiscono bambini e, davanti agli occhi esterrefatti di Michele, anche Stella viene rapita.
Michele cerca di salvarla ma non ci riesce e la bambina viene caricata su un furgone e portata via.
Michele intanto è avvicinato da uno strano personaggio cieco, che è in realtà il padre biologico del ragazzo.
Grazie al padre scopre che il potere dell’invisibilità non deriva dal ‘’costume’’ ma bensì dal fatto che Michele è un ‘’mutante’’. Figlio cioè di una coppia che aveva subito mutazioni genetiche, in seguito ad un incidente nucleare in Russia, e che era tenuta prigioniera e fatta oggetto di studio da una non ben identificata organizzazione statale russa.
Il potere dell’invisibilità si è manifestato solo ora inseguito alla ‘’tempesta ormonale’’ tipica del periodo adolescenziale.
Michele viene a sapere che il padre non lo ha mai abbandonato ma che lo ha sempre seguito telepaticamente. Il padre gli racconta anche che la sua vera mamma è stata uccisa durante il loro tentativo di fuga dal campo in cui erano rinchiusi e studiati come cavie.
Gli confessa anche che, non potendosi prendere cura di lui, aveva scelto il commissario come mamma adottiva, lasciando Michele, allora piccolo in fasce, davanti alla porta di casa della polizziotta.
Gli strani e inquietanti personaggi russi, cercano di catturare Michele ma, grazie ai suoi poteri, il ragazzo elimina questi ‘’cattivi’’ e salva se stesso ed i suoi amici tenuti prigionieri.
Michele torna a casa, la scuola riprende e lui, ormai sicuro di sé, grazie al potere che si ritrova, comincia una nuova esistenza senza paure.

Che dire? A me è piaciuto. Un film italiano di ‘’fantasy’’ e perchè no? Ho sempre amato i fumetti e non vedo perché noi non potremmo fare film di questo genere.
Secondo me, nonostante la recitazione un pò ‘’piatta’’ dei ragazzi, ma d’altronde i ragazzi sono ragazzi … il film scorre piacevolmente, è interessante e gli effetti speciali sono fatti bene.

Grazie come sempre a Jerome Reber per le ottime scelte e al CIP (Club Italianiste de Provence) che ci dà l’occasione di per poter vedere film in lingua italiana.

Alla prossima

Elena

FORTUNATA – film di Sergio Castellitto

Ieri al cinema Vox di Frejus, nell’ambito della rassegna del ‘’cinema italiano’’ gestita da Jerome Reber e dal Club Italianiste de Provence, c’è stata la proiezione del film ‘’Fortunata’’ diretto da Sergio Castellitto e scritto da Margaret Mazzantini, sua moglie.

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Il film è ambientato principalmente a Tor Pignattara nella periferia di Roma, mentre alcune altre scene sono state girate in Liguria.
Credo di dover dare, a beneficio degli spettatori francesi, qualche notizia su Tor Pignattara, che è un quartiere un pò … ‘’speciale’’ di Roma.
Dunque vediamo un pò … prima di tutto bisogna dire che Tor Pignattara è una specie di ‘casbah'”.
E’ infatti uno dei quartieri più multietnici della capitale e soffre di un degrado notevole. La convivenza obbligata tra i pochi italiani rimasti e la variegata popolazione extracomunitaria si fa ogni giorno più difficile. Un recente reportage televisivo di Rainews24 ha raccolto informazioni destabilizzanti, come ad esempio il fatto che gli extracomunitari lascino ad essiccare sui balconi pesci e carne di manzo, infischiandosene delle più elementari norme igieniche. Ed è proprio l’igiene molto spesso al centro dei problema. Dice un intervistato: “Un giorno sono dovuto entrare nell’appartamento dei signori che vivono al piano di sopra perché c’era una infiltrazione d’acqua in casa mia … non le dico la sporcizia che ho trovato. Vivono ammassati, non è colpa loro ma di chi affitta le case e che non controlla”.
Il ‘’business’’ infatti ruota proprio attorno al mercato immobiliare: i vecchi residenti del quartiere pur di andarsene svendono le proprie case e chi le compra lo fa con l’obiettivo di ammassarci dentro il più alto numero di extracomunitari così da massimizzare i profitti.
Ovvio che in un posto simile droga, prostituzione e malavita organizzata la facciano da padroni. Ed altrettanto ovvio che ‘’alzare la testa’’ in posti simili non sia facile.
Fatta questa premessa … parliamo ora del film:
La protagonista, interpretata da una brava Jasmine Trinca, si chiama ‘’Fortunata’’ ma di fortuna nella sua vita, questa creatura, ne ha avuta proprio poca.
Fortunata è la madre della piccola Barbara (Nicole Centanni ), si sta separando da un marito ‘’difficile’’ e sogna di aprire un negozio di parrucchiera.
Per questo ‘’sogno’’ lavora come ‘’parrucchiera a domicilio’’ sperando di raggranellare il denaro sufficiente per aprire ‘sto benedetto negozio che potrebbe renderla autosufficiente.
Siamo nel mese di agosto, non c’è scuola e Fortunata, dal momento che è orfana e non può quindi nemmeno contare su dei ’nonni’’ a cui affidare la bimba,  è costretta per lavorare a mandare la figlia in un asilo frequentato soprattutto da extracomunitari.
A condividere il sogno di ‘’aprire il negozio’’ c’è ‘’Er Chicano’’ (Alessandro Borghi) un amico di infanzia di Fortunata, ma anche un tossico disperato, costretto ad occuparsi della propria madre, una ex attrice di teatro malata di Alzheimer, che va controllata 24 su 24. ‘’Er Chicano’’ fa tatuaggi ed insieme a Fortunata coltiva la  speranza di aprire questo negozio, un sogno che potrebbe dare una svolta alla loro disperazione.
Fortunata usa il denaro che l’ex marito da per il mantenimento della bambina per pagare l’affitto. L’uomo che fa la guardia giurata (Edoardo Pesce) è un violento che la critica di come si occupa della bambina, che la umilia insultandola e che, forte del fatto di pagare la pigione, la violenta regolarmente, sostenendo di essere ancora lui il ‘’padrone di casa’’.
La bambina, a sua volta, vive con la madre un rapporto conflittuale, sia per la difficile separazione in atto, sia per il lavaggio del cervello che il padre le fa per metter in cattiva luce la mamma.
Questa conflittualità sfocia in un atteggiamento aggressivo da parte della bimba e le assistenti sociali obbligano la famiglia a sottoporre la bambina ad una terapia presso uno psicologo della ASL – Patrizio, interpretato da Stefano Accorsi.
Fortunata inizialmente vive male questa ‘’imposizione’’ … le sedute dallo psicologo portano via tempo prezioso al suo misero lavoro di parrucchiera. Senza lavoro il sogno del negozio diventa sempre più lontano.
Ma … tra Fortunata e lo psicologo nasce una simpatia che si trasforma presto in un rapporto più ‘’impegnativo’’ e che fa sperare a Fortunata di aver trovato finalmente una persona con cui condividere una ‘’vita migliore’’.
Sicura di questo ‘’rapporto’’, chiede denaro in prestito ad una usuraia cinese ed apre il negozio. Nel frattempo accetta di passare un weekend assieme allo psicologo a Genova durante un fine settimana in cui la bimba avrebbe dovuto stare con il padre. All’ultimo momento il padre non si presenta e lei, piena di rimorsi, lascia la bambina all’amico di infanzia ‘’Er Chicano’’.
Purtroppo la bimba sfugge alla custodia di quest’ultimo, sale su una scala, cade e viene ricoverata con una commozione celebrale.
La madre, avvertita dell’incidente, torna immediatamente a Roma e va all’ospedale. Il padre chiede l’affidamento unico della bambina facendo passare Fortunata come ‘’madre indegna’’.
Distrutta dal dolore … cerca aiuto e conforto presso Patrizio che però, a lei chiede soprattutto ‘’sesso’’, senza darle un sostegno reale. Nel frattempo ‘’Er Chicano’’, rinuncia a combattere con la madre malata e la spinge nel fiume facendola annegare.
Le cose precipitano … Fortunata va in commissariato a cercare l’amico e prova a giustificarlo, sostenendo che ha semplicemente aiutato la madre ad ‘’andarsene’’; che in fondo si è trattato solo di un gesto d’amore! Patrizio è esterrefatto dagli eventi e accusa Fortunata di essere pazza e di non rispettare le regole basilari dell’esistenza, come ad esempio quella di non ‘’uccidere’’!
Fortunata, al limite della disperazione, gli confessa di aver, lei stessa da bambina, lasciato morire annegato il padre che, in preda alla droga era caduto privo di sensi sul bagnasciuga … e le onde lo avevano portato in mare aperto.
Nei giorni seguenti Patrizio riesca a far ricoverare ‘’Er Chicano’’ in una struttura per malati mentali evitandogli, almeno in questo modo, il carcere.
Non ho capito se Patrizio ha guadagnato al lotto, giocando i numeri datigli proprio da Er Chicano, ma in ogni caso non ne parla a Fortunata e la lascia sola. Nemmeno lui vuole ‘’impegnarsi’’ in un rapporto più concreto con una donna tanto provata dalla vita e quindi, nonostante faccia lo psicologo, sente di non avere gli strumenti per vivere con una come lei.
Fortunata restituisce le chiavi del negozio all’usuraia cinese, non avendo ormai né i soldi per ripagare il debito, nè la forza per lottare.
A salvare questa situazione miserabile sarà sua figlia che, rifiutandosi di stare con padre, preferisce tornare dalla mamma. Fortunata quindi, assieme alla sua bambina, continuerà a vivere e sperare.

E’ un film davvero ‘’duro’’. Fortunata non voleva stare con un uomo che la umiliava e la picchiava, si era sposata ‘’giovanissima’’ immaginandosi chissà che cosa, ma fin troppo in fretta i suoi ‘’sogni’’ si erano spezzati. Il problema è che gestire una separazione tra persone ‘’incivili’’ e ignoranti diventa complicatissimo per tutti.
I film del neo-realismo italiano degli anni ’60, confrontati a questo, sembrano film di Walt Disney. Allora c’era un mondo ‘’povero’’ ma era un mondo ‘’pulito’’, che nonostante la mancanza di cibo aveva dei valori di riferimento, una sensibilità umana e soprattutto una ‘’speranza’’ di riscatto.
Oggi la realtà è ben peggiore. Nelle città, anche nei quartieri degradati, non si muore di fame … ma … non si ha più nulla.
Questo film mi ha fatto venire in mente quei quartieri malfamati di New York, quartieri prede dei clan dello spaccio, dove violenza e sopruso la fanno da padroni. Dove collaborazione ed aiuto sono sempre più rari, dove ognuno vive nel ‘’proprio orticello’’, dove l’aiuto che trovi è quello di ‘’un border line’’ come ‘’Er Chicano’’, buono come il ‘’pane’’, ma talmente fuori di testa da diventare pericoloso.
Abbiamo finalmente anche noi raggiunto lo standard di vita della ‘’Grande America’’ … tra un pò, se andiamo avanti così, la polizia inizierà a sparare ad altezza uomo, anche a Tor Pignattara.

Alla prossima
Elena

Il Barbiere di Siviglia!

Ieri sera al Teatro Forum di Frejus è andato in scena ‘’Il barbiere di Siviglia’’ – opera di Gioacchino Rossini su libretto di Cesare Serbini, che a sua volta, lo aveva tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais.

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Una vecchia edizione …

Come sempre il teatro era pieno come un’uovo, l’atmosfera quella di interesse e rilassata serenità …  e ci siamo goduti la bella prestazione della Compagnia lirica ‘’Opera 2001’’.

Il titolo originale dell’opera era ‘’Almaviva, o sia l’inutile precauzione’’.
Prima di Rossini, Giovanni Paisiello aveva messo in scena il ”suo” Barbiere di Siviglia nel 1782 (dieci anni prima della nascita di Rossini). Con quella stessa opera, Paisiello aveva riscosso uno dei maggiori successi della sua fortunata carriera.
Il precedente successo di Paisiello – uno dei maggiori rappresentanti dell’opera napoletana – faceva sembrare inammissibile che un compositore di soli ventitre anni – per quanto dotato – osasse sfidarlo.
Rossini in realtà non aveva nessuna voglia di sfidarlo né aveva nessuna responsabilità sulla scelta del soggetto. L’opera fu infatti scelta dall’impresario del teatro Argentina di Roma, il duca Francesco Sforza Cesarini. Il duca voleva commissionare a Rossini un’opera per il carnevale che si avvicinava,  quindi aveva fretta.
A quei tempi qualsiasi rappresentazione teatrale/musicale doveva scontrarsi con la censura del Papa e ci sarebbe voluto troppo tempo per ottenere il benestare per una ”nuova opera”.

Quindi, per andare sul sicuro, l’impresario propose come soggetto “Il barbiere di Siviglia”, che fu subito approvato dai censori pontifici.
La prima rappresentazione della versione di Rossini ebbe luogo il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina a Roma e fu un fallimento totale che terminò fra i fischi. Il fatto è che il clima generale era condizionato dai sostenitori di Paisiello e quindi l’opera fu boicottata.
Ma già dalla seconda recita, il pubblico non si fece influenzare dai fischi ed applaudì l’opera di Rossini, che, in pochissimo tempo, mise in secondo piano la precedente versione di Paisiello,  diventando una delle opere più rappresentate al mondo.

Ecco qui in sintesi la trama dell’opera:

La scena si rappresenta in Siviglia.

ATTO I
Siviglia. La bella e ricca Rosina abita nella casa di don Bartolo, suo anziano tutore. Don Bartolo vuole tenere Rosina con sè, per amministrarne il patrimonio. Intanto il Conte d’Almaviva, appena arrivato in città, si innamora della bella fanciulla e cerca il modo di avvicinarla; decide di presentarsi a lei sotto le mentite spoglie di Lindoro.
Lindoro organizza delle serenate sotto la finestra della fanciulla, tanto da destare le preoccupazione di don Bartolo; questi, per non essere costretto a rinunciare alla fortuna della ragazza, decide di chiederla in matrimonio, ma lei rifiuta.

Il Conte incontra Figaro, sua vecchia conoscenza, barbiere oltre che “factotum” nella casa di Don Bartolo. Figaro consiglia al Conte di presentarsi a Rosina facendo finta di essere un soldato ubriaco in congedo, con un permesso di soggiorno proprio in casa di don Bartolo. Nel frattempo Rosina affida a Figaro una lettera indirizzata a Lindoro.
Il maestro di musica di Rosina, don Basilio, sa della presenza in città del Conte; per favorire l’amico don Bartolo, gli suggerisce di calunniarlo per sminuirne la figura. (e qui la famosa aria: ”la calunnia è un venticello ….)

Secondo quanto pianificato con Figaro, il Conte di Almaviva fa irruzione nella casa di don Bartolo fingendosi un soldato ubriaco; Figaro gli ha anche procurato il falso permesso di soggiorno. Don Bartolo pur non riconoscendo nel soldato il Conte di Almaviva, cerca di allontanare il fastidioso rivale. Ne scaturisce una lite che richiama in casa i Gendarmi. Nella confusione generale (nel frattempo è entrato in casa anche Figaro) il Conte riesce a passare un messaggio a Rosina.
Per non essere arrestato il Conte rivela all’ufficiale delle guardie la sua vera identità; i soldati sono quindi costretti a lasciarlo andare senza arrestarlo.
ATTO II
Nella dimora di don Bartolo arriva un certo ‘’don Alonso’’, che dice di esser l’ insegnante di musica e di sostituire don Basilio che è malato; in realtà si tratta sempre del Conte di Almaviva con un nuovo travestimento.
Don Bartolo dubita delle sue reali intenzioni e tiene d’occhio il giovane don Alonso.

Intanto giunge Figaro, intenzionato a distrarre don Bartolo con la scusa della rasatura. Mentre il Conte cerca di spiegare la situazione a Rosina, Don Bartolo lo caccia immediatamente e mostra a Rosina una lettera e le fa credere che il suo amato Lindoro sia in realtà un emissario del Conte, donnaiolo incallito,  che vuol solo ”approfittare” di lei.
Rosina offesa – per dispetto – accetta la proposta di matrimonio del suo tutore. Don Bartolo chiama immediatamente il notaio per sugellare la loro unione.

In un ultimo disperato tentativo, il Conte e Figaro fanno irruzione nella casa di Bartolo, il Conte svela i suoi travestimenti a Rosina e le dichiara il suo amore e la sua volontà di sposarla; la bella Rosina accetta la proposta del Conte.
Proprio quando stanno per fuggire, i tre si accorgono che la scala fuori dalla finestra di Rosina, è stata tolta; è stato don Bartolo, che, sospettando la presenza di un estraneo in casa, è andato a chiamare le autorità. Memore della strana scena cui ha assistito, con il soldato ubriaco lasciato andare, non si fida della polizia. E’ corso dunque direttamente dal magistrato.

Nel frattempo, il notaio fatto chiamare da don Bartolo arriva in casa; Figaro e il Conte, approfittando dell’assenza del padrone di casa, convincono il notaio che il matrimonio che è stato chiamato a fare sia quello tra il Conte e Rosina.
Quando don Bartolo ritorna a casa il contratto di matrimonio è già stato siglato. Quando però il Conte decide di rinunciare alla dote portata da Rosina, don Bartolo tira un sospiro di sollievo e benedice gli sposi.

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le foto le si possono fare solo alla fine dello spettacolo … per fortuna stavolta eravamo abbastanza vicini

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Ieri sera ci siamo goduti lo spettacolo dall’inizio alla fine, l’introduzione musicale già da sola vale la pena. Mi è piaciuta moltissimo l’interpretazione di Rosina (Pauline Rouillard) che con la sua mimica facciale ha fatto sorridere tutti.

Insomma una splendida serata. Complimenti alla compagnia, all’organizzazione del teatro, ai ‘’mecenati’’ che finanziariamente sostengono le splendide stagioni teatrali del teatro di Frejus, alla volontà del Comune di non perdere occasioni culturali e non ultimi ai miei meravigliosi allievi che contribuiscono al nostro abbonamento annuale.
Alla prossima
Elena

 

Overture : https://www.youtube.com/watch?v=lxFph3Rc8kk
Figaro – Largo al Factotum https://www.youtube.com/watch?v=RTk79LAd0eM
Rosina: una voce poco fa: https://www.youtube.com/watch?v=kG0BIOgl-aQ

La ragazza con la valigia …

Il CIP, Club Italianiste de Provence, nell’ambito della serie di film in lingua italiana,  ha fatto proiettare al Cinema Vox di Frejus:  ”La ragazza con la valigia”,  un film del 1961 diretto da Valerio Zurlini. Sono andata a vederlo assieme a Simone, Yvette, Muriel e Yannick .

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la locandina del Film

Trama

La storia si svolge in estate tra Parma e la Riviera romagnola.
Aida Zepponi (Claudia Cardinale) una giovane e bella ragazza che aspira a diventare una cantante è stata sedotta, o forse per meglio dire, si è fatta sedurre, da Marcello (Corrado Pani) credendolo un imprenditore artistico.
Marcello è un viziato, ricco dongiovanni appartenente alla ”Alta borghesia” che cerca di portarsi a letto la bella Aida. Nel film non si capisce se abbiano avuto o meno ”rapporti carnali”, ma, sta di fatto, che Marcello stanco di lei la pianta in asso.
Aida per seguire Marcello aveva lasciato Piero (Gian Maria Volontè) che suonava in un gruppo musicale.
Marcello aveva dato ad Aida un falso cognome ma il numero di telefono era quello giusto, quindi Aida lo rintraccia e si presenta a casa sua.
Marcello chiede al fratello minore,  Lorenzo,  (Jacques Perrin) di andare lui alla porta e liberarsi della donna.
Lorenzo è impietosito alla vista di una bella donna sola e con una pesante valigia … e le consiglia una piccola pensione poco lontana.
Lorenzo, sedicenne inesperto, si innamora perdutamente di Aida e le procura una camera in un Hotel della città, utilizzando il denaro destinato al Parroco (Romolo Valli) amico di famiglia, che gli dà ripetizioni.
Il comportamento di Lorenzo cambia e la zia, che si occupa di lui, è preoccupata. Il ragazzo non studia … rientra tardi … racconta bugie.
Aida, apprezzando la gentilezza e le attenzioni di Lorenzo confessa a quest’ultimo di aver un bambino. Lorenzo è sconvolto ma l’amore ha il sopravvento e la sera dopo raggiunge Aida nell’Hotel, sperando di passare assieme una serata, invece si ritrova a cena con degli sconosciuti e poi a guardarla ballare con un uomo maturo fino a mezzanotte. Aida che sogna di fare la cantante, beve come una spugna tutte le promesse che le vengono fatte.

Il Parroco don Pietro, organizza un incontro con Aida e le spiega che Lorenzo è il fratello minore di Marcello, le chiede di non approfittare di lui, e le chiede di lasciare Parma.
Aida torna a Rimini dove lavora Piero e gli domanda di poter tornare a cantare con loro. Piero, ancora offeso, le dà un ceffone e la manda via.
Un  amico di Piero, Romolo (Riccardo Garrone) attratto dall’avvenenza di Aida, le offre da bere … le fa promesse … e passa il resto del pomeriggio con lei. Aida nonostante sia ubriaca non gli crede e non cede le sue grazie, accettando però del denaro.
Lorenzo la raggiunge mentre Aida è con Romolo. Tra i due, Lorenzo e Romolo, nasce una rissa e, prima che Lorenzo si faccia troppo male, dei passanti allontanano Romolo. Sulla spiaggia Aida e Lorenzo si scambiano il loro primo e forse unico bacio.
Aida accompagna alla stazione Lorenzo, che deve ripartire per Parma. Sono le due di notte … Lorenzo le consegna una busta dicendole che contiene una lettera, in realtà contiene solo del denaro. Aida vede il treno di Lorenzo partire, poi, immersa nei suoi pensieri esce dalla stazione e cammina senza una meta precisa.

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Che dire?

Bellissima Claudia Cardinale, bravo il giovane Jacques Perrin, i lunghi primi piani sui loro visi, hanno il ”sapore” del dramma e sono un po’ anacronistici se paragonati all’azione frenetica dei film di oggi.
Nonostante la lentezza di alcune scene l’argomento è comunque di grande attualità.
Una giovane senza ”mezzi” né economici né culturali, che insegue il sogno di diventare una cantante famosa.
Un ragazzo sedicenne che si innamora perdutamente della bella donna, pseudo-indifesa, che rincorre il proprio sogno.
Cosa c’è di più romantico?
In fondo anche Macron si era innamorato della matura Brigitte no? Il livello culturale … ed il periodo ”storico” in quest’ultimo caso sono molto diversi, tant’è che le cose sono andate in modo altrettanto diverso.
Ma continuiamo a parlare del ”periodo” in cui si svolge il film in questione.
Dunque, il film è del 1961, all’epoca le donne in Italia erano ancora viste principalmente come: spose e madri. Fare l’attrice, la cantante, la ballerina, era un qualche cosa che usciva dagli ‘schemi classici” accettati e condivisi dalla mentalità generale della società.
Una donna poteva lavorare certo, ma, per la medio-alta borghesia l’insegnamento, la libera professione, la segretaria,  erano lo sbocco ottimale, mentre per il ceto basso,  l’operaia in catena di montaggio o la donna delle pulizie a casa altrui, erano le attività riconosciute socialmente e non compromettenti.
Mestieri cosiddetti ”artistici” avevano sempre un risvolto considerato ”frivolo” e quindi, automaticamente la donna diventava di ”facili costumi”.
Quindi per ”riuscire” nel campo dello spettacolo la donna doveva sottostare a delle regole. Inutile dire di che regole stiamo parlando no?
Per farla breve potremmo sintetizzare con: ” O me la dai … oppure quella è la porta”!
Nella maggior parte dei casi quindi, le donne erano ”prede-vittime” consapevoli o meno di ricchi ”industriali e/o produttori che, o le mantenevano, o le facevano lavorare in cambio di sesso.
Nel film in oggetto l’argomento ”sesso” è trattato in maniera molto elegante, lasciando allo spettatore ampia immaginazione.

Ognuno quindi è libero di interpretare se la bella Aida avesse o meno concesso le sue grazie. A qualcuno doveva averle concesse, visto che aveva un figlio, ma lo aveva fatto per amore o per interesse?
Secondo me … che sono una ”romanticona” lo aveva fatto per amore!

Ringraziamo Jerome Reber per le scelte sempre felici.

Alla prossima

Elena

SEDOTTA E ABBANDONATA …

Ieri sera, domenica,  sono andata al Vox di Frejus per assistere alla proiezione di ”Sedotta ed abbandonata”.
Della ”classe di italiano” della Sasel ho incontrato Monique G. e Jean Paul B.

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Sedotta ed Abbandonata è un film di Pietro Germi del 1964, girato a Sciacca (°) in Sicilia, una produzione italo-francese distribuita dalla Paramount.

Trama:

Tutto ha inizio in un torrido pomeriggio d’estate durante la ”siesta” … e la faccenda è complicata , perché il seduttore in questione è niente-di-meno che il fidanzato della sorella maggiore di Agnese, Matilde.
Il ”fattaccio” avviene in un pomeriggio estivo siciliano durante la ”siesta” che in Sicilia è un ”dovere”! Fa caldo …  il cibo è pesante e … dopo aver pranzato tutti vanno a dormire. Nelle fresche camere da letto trovano un po’ di refrigerio durante la difficile digestione ed il caldo africano!
Matilde, il suo fidanzato Peppino ed Agnese sono in salotto.  Matilde dorme sul divano mentre Agnese fa i compiti.  Peppino fa delle ”avances” alla inesperta Agnese … la porta sul terrazzino  e … ”approfitta” di lei!
Quando il ”fattaccio” viene scoperto il padre, Don Vincenzo,  obbliga Peppino a sposare Agnese.
Matilde, non sa nulla dell’accaduto, crede semplicemente che il fidanzato l’abbia lasciata, ma pur di non rimanere zitella, accetta il nuovo ”fidanzato” impostole dal padre, e ripiega quindi su un brutto barone squattrinato.
La ”dura legge” dell’onore siciliano, viene messa in evidenza, in maniera sconcertante,  quando il Peppino seduttore si rifiuta di sposare la sedotta Agnese!
”Ma come”? diremmo noialtri oggi, il seduttore impazziva per lei e lei era, segretamente, innamorata di lui come possono esserlo solo le ragazzine di quell’età che ”sognano l’amore …
Ebbene lui non la voleva perché NON più illibata!
Forzando il concetto in maniera grottesca sosteneva convinto: ”Se ha ceduto a me, avrebbe potuto cedere a chiunque”, quindi … è una puttana”!
Incredibile no? Mica tanto per quegli anni in Italia e assolutamente NON tanto per la Sicilia!

A proposito del film, ecco cosa dice il critico cinematografico Enrico Giacovelli (°°) :

”Questa è probabilmente la commedia più violenta e congestionata, ai limiti dell’isterismo, della trilogia barocca di P. Germi, aperta da Divorzio all’italiana (1961) e chiusa da Signore e signori (1965). E’ una farsa tragica con qualche vertigine grottesca, una tarantella macabra che accompagna con forzata allegria i funerali della ragione.
Non esiste, forse, un film più anti meridionale e anti siciliano nel suo tiro al bersaglio contro la concezione insulare dell’onore. Galleria di personaggi brutti sporchi e cattivi su cui il regista s’accanisce con zoom e obiettivi deformanti, con le armi della natura incattivita e della farsa acida.

Questo film potrebbe sembrare anacronistico per i giovani di oggi, ma per le generazioni precedenti, soprattutto nel sud Italia è percepito come qualche cosa di molto vicino e reale.

In Italia le leggi contro il cosiddetto ”omicidio d’onore” sono state, fino al 1981, troppo lievi rispetto ad altri tipi di omicidio che prevedono da 24 anni in su, fino all’ergastolo.

Ma … che cos’è esattamente ‘sto ”omicidio d’onore”? Ecco la definizione giuridica:

Codice Penale, art. 587 – ”Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Quindi l’art. 587 del codice penale consentiva che la pena fosse ridotta per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”.

Per ottenere la riduzione della pena era necessario che ci fosse uno stato d’ ira … (di rabbia), che veniva in pratica sempre presunto. La ragione della riduzione della pena veniva giustificata dalla “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto precedentemente, che costituisse offesa all’onore.
Anche l’altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione.

Esisteva comunque quello che era chiamato il ”matrimonio riparatore” che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale, nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando così l’onore della famiglia.
Ecco perché i giovani ricorrevano, per delle unioni contrastate dalle loro famiglie, alla cosiddetta: ”fuitina”. O ”piccola fuga”. I giovani scappavano assieme, facendo in modo che tutti sapessero e tutti li vedessero fuggire, rimanevano soli,  nascosti da qualche parte per una notte,  e poi tornavano dicendo di aver avuto ”rapporti sessuali” e che quindi erano obbligati a sposarsi. L’onore era comunque salvo!

Tornando all’ordinamento penale italiano si è dovuti arrivare alle sentenze della Corte Costituzionale del 1968 e 1969, per vedere puniti finalmente l’adulterio e il concubinato del marito e NON solo quello della moglie. Prima del 1969 infatti l’art. 559 prevedeva la punizione del solo adulterio e concubinato della moglie, mentre in marito, in quanto ”uomo” poteva fare tutto quello che voleva!  Sigh … 🙁

Solo dopo il referendum sul divorzio nel 1974, dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975 (legge 151/1975) e dopo il referendum sull’aborto del 17 maggio 1981, le disposizioni ”riduttive” sulle pene nel delitto d’onore furono abrogate (eliminate) con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.

Alla luce di quanto sopra, possiamo davvero dire che il film di Pietro Germi, Sedotta ed Abbandonata, sia una commedia che rientra nell’ambito della sensibilizzazione della popolazione italica in termini di libertà ed emancipazione della donna. Così come lo era stato il suo precedente film: ”Divorzio all’italiana”.

In un mondo, privo di Internet, dove le notizie viaggiavano lentamente, dove la RAI, in quanto tv di Stato, era assoggettata ai poteri conservatori, film di questa ”portata” servivano a denunciare comportamenti arcaici e penalizzanti nei confronti di noi povere donne, considerate come oggetti di uso e consumo e non come persone autonome e ragionanti.

Non dimentichiamo che i film vengono proiettati in tutte le sale cinematografiche del Paese,  dal Nord al Sud, ed ovviamente, la ”retrograda mentalità siciliana”  erano, all’epoca,  oggetto di scherno,  per quanto … anche nel cosiddetto ”evoluto Nord Italia” non è che le cose fossero poi tanto diverse, visto che le leggi erano uguali su tutto il territorio nazionale.

Non bisogna sottovalutare mai l’influenza culturale che il Cinema ha sugli individui. In un mondo come quello odierno, in cui la ”superficialità” dell’informazione fornita da Internet, va per la maggiore …  il cinema può tornare ad avere un ”ruolo importantissimo” per l’evoluzione dei cittadini.

Grazie mille a Jerome Reber per le scelte sempre felici, grazie al CIP, grazie al Cinema d’essai Vox di Frejus, per la bellissima serata, tra l’altro in lingua italiana!
Alla prossima
Elena

.-.-.-.-.-

Attori principali: Stefania Sandrelli = Agnese Ascalone
Saro Urzi = Don Vincenzo Ascalone
Aldo Puglisi = Peppino Califano
Lando Buzzanca = Antonio Ascalone figlio di Don Vincenzo
Leopoldo Trieste = Barone Rizieri
(°) Sciacca è una città sul mare che si trova a circa 40 chilometri da Mazara del Vallo. E’ una stazione termale, furono i greci a scoprire le virtù terapeutiche delle acque della zona.

(°°) Enrico Giacovelli nato a Torino il 25 maggio del 1958, è un critico cinematografico e giornalista italiano. Laureato in Storia e Critica del cinema presso l’Università degli Studi di Torino.

La vita è tutto – cortometraggio di Matteo Querci

Ieri sera, al Cinema Vox di Frejus, in occasione dell’ottava edizione del ”Ciclo del Cinema Italiano”, abbiamo avuto l’occasione di aver tra noi  il regista Matteo Querci.

Il ”ciclo cinematografico italiano” è stato creato nel 2010 ed è il frutto del lavoro congiunto tra:  il ”Cinema d’Art et d’Essai Vox” ed il Club italianiste de Provence (CIP) e permette di vedere durante tutto l’anno film in lingua italiana, cosa utilissima per chi vuole approfondirne la conoscenza.

Il film in programma ieri era: ”C’era una volta il West” di Sergio Leone nella versione originale del dicembre 1968. Attori principali: Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards e Charles Bronson. Il tutto accompagnato dalle indimenticabili musiche di Ennio Morricone.

Ieri però era una serata ”speciale” … dedicata anche al ”Festival del cortometraggio”.  Per tale occasione Matteo Querci, il regista del corto ”La vita è tutto”, era presente in sala.

Matteo Querci

Ho la fortuna di far parte della Corale ”Note Azzurre” che si è esibita in questa occasione con alcune canzoni italiane DOC! Forse un po’ ”datate” … ma ancora molto amate sia dagli italiani di ”seconda generazione” che dai francesi. I primi hanno ormai dell’Italia un’idea ”sentimental-romantica”, i secondi amano a prescindere la musica italiana.

Più di una volta mi sono stupita di quanto gli ”stereotipi” siano radicati. Sia in Inghilterra che in Francia, dove rispettivamente ho avuto e ho occasione di vivere, mi sono trovata a discutere con ”nativi”,  convinti che tutti gli italiani siano in grado di cantare e ballare e che siano delle persone estremamente allegre! Evidentemente non conoscono molti dei miei amici italiani … se li conoscessero cambierebbero idea in pochi minuti!

Appena entrata nella hall del cinema, Anna Piccini-Mace, la ”vulcanica” segretaria del CIP, mi ha presentato Matteo Querci.
Con la testa tra le nuvole che mi caratterizza,  gli ho detto che ci eravamo ”sentiti” l’anno scorso su FB, al che lui ha risposto stupito di NON esserci proprio su quella piattaforma! Attimo di panico … Anna ha salvato la situazione dicendo che mi confondevo con Massimiliano Vergani, il regista che, l’anno scorso, aveva presentato il cortometraggio: ”il regalo di compleanno”!
Chiarito l’equivoco, ho chiesto al Querci il motivo che lo ha spinto a non esser su FB, piattaforma dove ormai ”comunicano” tutti quanti, presidenti della Repubblica compresi.
La risposta è stata simpaticissima. Dopo avermi detto che considera FB troppo invadente e che richiede un tempo ”dedicato” eccessivo, mi ha fatto questo esempio: ”Due ex compagni di scuola si incontrano ”virtualmente” su FB dopo una ventina d’anni e uno dice all’altro: ”Cribbio! Che strano avere tue notizie dopo venti anni che non ci sentivamo …” Risposta dell’altro: ”E ci sarà pure stato un motivo no”?
Questa risposta la dice lunga sull’opinione che il regista ha di FB. Concordo comunque con il fatto che sia davvero una piattaforma da ”prendere con le molle” e con le dovute ”distanze”.

Dopo una chiacchierata di pochi minuti, con questo giovane simpatico, diretto, intelligente, non aggressivo e dalla piacevole parlata toscana, siamo entrati in sala dove si è tenuta la presentazione del Ciclo del Cinema in Italiano per il 2017 fatta da Jerome Reber, dottorando in Storia del Cinema, e dall’attuale presidente del CIP, Luigi Resetta.

Sono stati ricordati, con grande affetto e simpatia: Learco Calitri – fondatore/presidente del CIP e Paul-Louis Martin – regista /sceneggiatore,  i promotori ed ideatori di questa bella manifestazione.  Purtroppo entrambi sono scomparsi l’anno scorso a breve distanza uno dall’altro, ma sempre vivi nel cuore di tutti noi.

La corale Note Azzurre, diretta da Giuseppe Comes, e rigorosamente composta da ”dilettanti”, ha cantato tre canzoni. E’ stato piacevole vedere tra il pubblico alcuni cantare assieme a noi e sorridere felici battendo le mani. Piacevoli attimi di condivisione semplice e serena, cosa della quale abbiamo tanto bisogno al giorno d’oggi.

Dopo di che abbiamo assistito alla proiezione di: ”La vita è tutto”.

Il cortometraggio è girato tra le vie di Prato, una città non lontana da Firenze. Protagonista il bravo attore Francesco Ciampi nella parte di un ”barbone”, senza fissa dimora, che si accontenta di soddisfare i bisogni basilari dell’essere umano: mangiare qualche cosa, spostarsi con una bicicletta, avere un amico con cui condividere il poco che possiede.

Il ”barbone”, dopo aver trascorso le sue giornate, seduto su qualche panchina o angolo di strada, chiedendo l’elemosina, si ritrova la sera con l’amico, che vive nelle sue stesse condizioni. Dopo aver mangiato una più che frugale cena a base di un singolo pezzo di focaccia, si apprestano entrambi a dormire in un angolo riparato. Questa è la loro routine.

Una sera prima di addormentarsi, il protagonista trova la ricevuta di una schedina del totocalcio e sogna di aver vinto il primo premio! Nel sogno si vede ricco, proprietario di ville, circondato da belle donne, con piscine, auto di lusso, elicotteri. Si vede discutere con dipendenti ossequiosi e con ”personaggi in odor di mafia” a cui deve a suo volta ”rispetto” . Insomma una vita ”dorata” ma, molto probabilmente, ”vuota e stressante”.
Nel sogno è vittima di un incidente mortale su una lussuosa vettura sportiva. (°) Quando si sveglia e realizza di aver solo ”sognato” è felicissimo di esser vivo e vegeto! Straccia quindi la ricevuta della schedina, senza nemmeno pensare di controllare se effettivamente avesse vinto oppure no.

Dopo la proiezione il pubblico presente ha avuto l’occasione di porre al regista alcune domande. Splendido modo questo per avvicinare due ”mondi” che difficilmente hanno occasione di dialogare tra loro.

Dopo una prima istintiva e positiva reazione per il condiviso ”scampato pericolo” … ho pensato alla crisi economica che ci attanaglia e a quanto questo cortometraggio, più ci penso, più mi lascia perplessa.
Pur essendo perfettamente d’accordo che la cosa più importante sia semplicemente la ”vita”, mi chiedo quale messaggio questo film possa avere per i giovani.
Ho come l’impressione che sia un inno al ”buttare la spugna”. Il fatto poi che il regista sia un ”giovane” mi mette ancor più in imbarazzo.
Hanno forse i giovani smesso di aver fiducia nel futuro?
Hanno forse deciso che non vale più la pena di combattere per ottenere qualche cosa?
L’imprenditoria che ci circonda … è vista dai giovani come talmente ”marcia” e compromessa, che non vale più nemmeno la pena di attivarsi per ”fare qualche cosa”?
La superficialità dorata di cui trasudano i ”ricchi” … serve solo a coprire una mancanza di valori veri?
E’ meglio chiudersi nel proprio minuscolo recinto, cercando di sopravvivere, smettendo di lottare contro i ”mulini a vento”?
Dove andremo a finire con questo tipo di ”visione del mondo”?

Ma … soprattutto che razza di ”futuro” abbiamo lasciato loro?

Tutte queste domande continuano a frullarmi nella testa e non alimentano certo la mia recondita e vigliacca necessità di sentirmi in ”buone mani”. Stranamente ho bisogno di pensare che i giovani siano in grado di gestire al meglio questo mondo difficile e sempre più complicato, che agli occhi della mia generazione appare sempre più ”alieno”!

Non mi sono fermata per assistere alla proiezione del film di Sergio Leone, che già avevo visto un paio di volte nel passato, ma sono certa che chi lo ha fatto non ne sia rimasto deluso.

Grazie ancora al CIP ed al VOX per la piacevolissima serata.

Alla prossima
Elena
(°) La vettura dell’incidente nel cortometraggio era la splendida Aston Martin usata in un film di James Bond

Fai Bei Sogni – CIP – Cinema VOX Frejus

Ieri, domenica 27 novembre, al Cinema VOX di Frejus abbiamo assistito al film di Marco Bellocchio: ”Fai bei Sogni” .

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In Francia, la distribuzione è prevista da gennaio 2017, ma, grazie al CIP – Club Italianiste de Provence, abbiamo potuto vederlo in anteprima.
Fai bei sogni è un film di Marco Bellocchio uscito in Italia nel 2016 ed è tratto dal romanzo autobiografico di Massimo Gramellini.

L’autore racconta il proprio percorso interiore per superare il dolore e il senso di abbandono dovuto alla morte della madre quando lui aveva solo nove anni. Il libro ha avuto un grande successo di pubblico, ed è rimasto tra  i primi 10 libri più venduti per più di 50 settimane.

Prima di tutto vediamo chi è Massimo Gramellini

Nato a Torino nel 1960 da genitori originari della Romagna, all’età di nove anni perde tragicamente la madre.
Massimo frequenta il Liceo classico ”San Giuseppe” di Torino e si diploma con il massimo dei voti; dopo gli studi in giurisprudenza presso l’Università di Torino, nel 1985 inizia a collaborare con la redazione torinese del Corriere dello Sport.  Un anno dopo viene assunto come praticante nella redazione sportiva del quotidiano milanese: Il Giorno.
Nel 1988 si trasferisce alla redazione romana de La Stampa dove continua a scrivere di sport fino ai Mondiali del 1990.
L’anno seguente passa dal calcio alla politica diventando corrispondente da Montecitorio.  Nel 1993 è inviato di guerra a Serajevo (Iugoslavia) .
Nel 1998 torna a Torino per dirigere ”Specchio”, il settimanale de La Stampa, dove si occupa tra l’altro di una rubrica di posta sentimentale: ”Cuori allo Specchio”. L’anno successivo è di nuovo a Roma e dal 1999 inizia a scrivere sulla prima pagina de La Stampa, una rubrica intitolata:   il ”Buongiorno” di Massimo Gramellini,  in cui commenta uno dei fatti più significativi della giornata. Questa  rubrica piace molto ed ha ha un successo crescente nel tempo.
Nell’ottobre 2005 lascia Roma e ritorna a  Torino dove diventa vice direttore de La Stampa. Collabora con la trasmissione televisiva ”Che tempo che fa” di Rai3  dove ogni sabato sera commenta con Fabio Fazio i sette fatti più importanti della settimana.
Ha pubblicato alcuni saggi che trattano della società e della politica italiana, un almanacco sui 150 anni della  Storia d’Italia e due serie di racconti sulla sua squadra del cuore:  il Torino.
Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo: ”L’ultima riga delle favole”, una favola sull’amore,  che in Italia ha venduto oltre 250 mila copie ed è stata tradotta in vari Paesi. Nel 2012 è uscito il suo secondo romanzo: ”Fai bei sogni”,  che è stato il libro più venduto del 2012, con oltre un milione di copie.

Proprio da quest’ultimo libro, Marco Bellocchio,  ha realizzato il film che abbiamo visto ieri sera.

iu-3Massimo Gramellini

Trama

La mattina del 31 dicembre del 1969 Massimo, nove anni, si sveglia di soprassalto sentendo un urlo, esce dalla sua camera e trova in corridoio il padre sconvolto e sorretto da due uomini. Senza nessuna spiegazione viene affidato agli zii che gli dicono che la mamma non sta bene.
Un paio di giorni dopo dopo, il padre lo porta dal sacerdote, capo della sezione ”boy-scout” di Massimo, che si prende la responsabilità di spiegare al piccolo che la mamma non c’è più.
Massimo rifiuta questa verità e preferisce rifugiarsi un una specie di  ”limbo protettivo”.
Il giorno del funerale la bara chiusa viene messa in salotto a casa per l’estremo saluto. Massimo rifiuta di credere che la sua mamma sia lì dentro e grida di aprire la bara, cosa che naturalmente non viene fatta,  questo aumenta la convinzione nel bambino che presto, la sua mamma sarebbe tornata.
A scuola racconta ai compagni che la mamma vive a New York. Cresciuto e divenuto giornalista, passa dal giornalismo sportivo alla politica e nel 1993 viene inviato a Serajevo per seguire gli eventi bellici. Gli orrori a cui assiste lo segnano profondamente. Tornato a casa riceve dalla zia una scatola di fiammiferi appartenuta alla mamma, come si trova l’oggetto tra le mani viene preso da una crisi di panico. Telefona in ospedale dove Elisa, una dottoressa si prende cura di lui. Inizia tra i due una storia d’amore importante.
Mentre svuota l’appartamento di famiglia, in cui ormai non vive più nessuno, preso dallo sconforto alla vista di tanti ”ricordi” , chiama la zia, alla quale chiede la verità!  La donna è dolorosamente stupita, in buona fede, credeva veramente che Massimo avesse capito.
A quel punto gli consegna un vecchio articolo di giornale, custodito tra uno dei volumi di una enciclopedia, il cui titolo è: ”Giovane madre di famiglia si getta dal 5° piano” …
In quel momento il mondo ”finto” che si era costruito per auto-difendersi, crolla! Lui si trova a fare i conti con la realtà che aveva sempre rifiutato.
Riuscirà nel tempo ad accettare il suicidio della madre.

Il film di Bellocchio si articola abilmente tra ”presente” e ”lunghi flashback” relativi ai ricordi di infanzia del protagonista. E’ un film triste, toccante, ma che mette in luce il ”coraggio” e gli ”strumenti” che, comunque, questo bambino ha saputo ”tirar fuori” nella sua vita di uomo.
E’ riuscito a ”diventare qualcuno” nel mondo, nonostante il dramma in cui è stato coinvolto.
Il film mette anche in evidenza il carattere ”torinese” di tutta la situazione. Il suicidio della donna, anche se dettato dalla paura mal gestita della malattia, era comunque da non mettere in evidenza. Il suicidio, nella borghesia cattolica torinese,  è una ”vergogna” che va, il più possibile, nascosta.

Ho avuto occasione di parlare al telefono con Massimo Gramellini un paio di volte,  ed è una persona gentilissima, che dedica la sua piena attenzione a tutti.

Grazie al Club Italianiste de Provence per questa bella occasione.

Alla prossima

 

Elena

 

Ho conosciuto Mariano Perrella! Chi lo avrebbe mai detto? :-)

Mariano Perrella, è partito sabato 15 ottobre da Roma ed è venuto a Frejus, dove ha cantato e suonato gratuitamente presso la ”Salles des Sport de Villeneuve”.
Lo ha fatto per contribuire alla raccolta fondi organizzata dal CIP – Club italianiste de Provence, con la collaborazione del Municipio di Frejus, per le vittime del terremoto di Agosto in Italia.
Ovviamente c’erano anche altri musicisti, ma io voglio parlare di questo Signore, che ho avuto la fortuna di conoscere, andandolo a prendere all’aeroporto di Nizza assieme a Giuseppe Comes, il ”capocoro” di ”Note azzurre”, la corale del CIP.

Dunque per chi non conoscesse il personaggio, ecco qui di seguito qualche cosa a proposito della sua vita.

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”Mariano Perrella è un cantante, musicista (chitarrista, pianista, mandolinista, bassista), compositore, autore di programmi radiofonici e spettacoli teatrali.
 
E’ nato a Napoli, dove ha iniziato la sua lunga attività di “orchestrale”, suonando, per farsi le ”ossa” , in vari locali ed in seguito con famosi cantanti.
E stiamo parlando di cantanti del calibro di Massimo Ranieri,  i Vianella, Wes, Gianni Nazzaro, Mal dei Primitives , Ivan Graziani ed altri ancora. 
 
Nel 1970 Parrella si trasferisce a Roma dove inizia l’attività di “ turnista” di sala d’incisione, con i maestri come:  Piero Pintucci, Renato Serio, Toto Torquati, Toni Mims, Detto Mariano, Lally Stott, Marcello Faneschi, Vito Tommasi, Berto Pisano, e per artisti come: Domenico Modugno, Renato Zero, Mia Martini, Amedeo Minghi, Edoardo de Crescenzo, Ivan Graziani, Anna Oxa, Wilma Goich, Rino Gaetano, Edoardo Vianello, Gabriella Ferri, Renato Rascel, Gigi Proietti.
Nel 1976  entra a far parte del gruppo ”Pandemonium” come musicista e arrangiatore e dal 1980 è coautore di tutte le canzoni del gruppo.
Dal 1986 é autore delle musiche delle produzioni del  teatro “ Delle Muse” di Roma, dove collabora con Gigi Reder, Enzo Garinei, Lando Buzzanca, Vittorio Marsiglia, Giacomo Rizzo e la compagnia stabile Pirol-Santoro.
 
Dal 2000 è il musicista del teatro “ Prati ”  di Roma di Fabio Gravina.
Ha scritto le musiche di spettacoli teatrali per Nino Castelnuovo, Luigi De Filippo, Pippo Franco, Aldo Giuffré, Oreste Lionello, Nino Manfredi, Gigi Proietti, ed altri ancora.
 
Nel cinema, è autore di colonne sonore, fra le quali, insieme a Edoardo Vianello, quella del film “ Sapore di mare” diretto da Carlo Vanzina.
 
Ha lavorato per la televisione italiana dal 1990 al ‘95  ed é stato il responsabile musicale, nonché autore ed esecutore  delle musiche originali, del programma di  Rai 1  “Più sani più belli” condotto da Rosanna Lambertucci ”.
 
Ecco, ora sapete qualche cosa in più sul Signore, amico da anni di Giuseppe Comes, che ha cantato e suonato per contribuire alla raccolta fondi per Amatrice.

Mondi completamente diversi a volte si incontrano per puro caso! Ammiro le persone che, grazie alla loro musica, vivono ”libere come l’aria”! Ebbene si … esistono persone il cui ”lavoro” consiste nel coltivare il proprio hobby!
L’ho visto all’opera e devo dire che è ”impressionante”! Pur non conoscendo le artiste francesi con le quali si è esibito domenica, ha accompagnato le cantanti nei loro ”gorgheggi” in maniera talmente ”naturale” e, diciamolo pure, ”virtuosa” , che pareva quasi avessero provato assieme più volte, mentre invece le aveva appena incontrate!
Per il pubblico presente Mariano Perrella ha suonato e cantato: ”Reginella”, ”Io te vurria vasà”  e  ”Surdato ennamurato”! Un tuffo al cuore per chi ama la canzone napoletana come me.

Che dire? Grazieeeeeeee

Alla prossima

 

Elena

p.s.: qui Mariano Perrella suona per il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella – https://www.youtube.com/watchv=U61LkUOOemo&feature=youtu.be&app=desktop

AMATRICE – famosa per uno dei sughi più buoni al mondo!

Il sisma del 24 agosto l’ha distrutta … i morti nella città e nelle frazioni circostanti ammontano a 250  … gli edifici più antichi nel centro storico (ricordo al ”giornale satirico Charlie Hebdo” che all’epoca la mafia non costruiva case) sono crollati praticamente tutti, fra le macerie è rimasto in piedi ancora l’antico campanile della Torre Civica, risalente al XIII secolo, il simbolo stesso della città. Tutti si augurano che questo sia un ”buon segno” e che magari la città possa rinascere.

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Onestamente, quando sento parlare di ”rinascita” mi chiedo: ”Ma come potranno ricostruire, considerata la crisi economica che ci attanaglia, edifici medioevali” ?Ho paura queste siano solo ”speranze” ma che la realtà sia molto più ”dura”.
Ma torniamo ad Amatrice … e parliamone in modo più ”leggero” facendo nel contempo i più sentiti auguri affinché possa rimettersi presto ”in piedi”!

Questa cittadina del Lazio conta durante l’inverno circa 2.600 abitanti, in estate, però,  la popolazione raddoppia. Amatrice è infatti  una delle mete turistiche della regione preferita dai romani, molti di loro originari della zona, hanno qui la loro seconda casa.
La città si trova al centro di una conca verdeggiante, incastonata in un’area al confine di ben 4 regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, in una zona strategica di passaggio tra versante adriatico e quello tirrenico, nell’alto bacino idrografico del fiume Tronto.

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Non voglio parlare del terremoto, lo hanno già fatto in troppi, voglio ricordare invece che Amatrice è famosa nel mondo intero per aver dato i natali al ”sugo all’amatriciana”.
Fin dal Settecento i Pastori dell’Agro Romano e dell’Agro Pontino portavano in estate le greggi sui Monti della Laga, che circondano la Conca Amatriciana.
Durante il periodo degli ”alpeggi” i pastori erano soliti preparare la “gricia”, ritenuta da molti l’originale sugo da cui derivò in seguito la variante  con il pomodoro, conosciuta come: ”Amatriciana”
Le vere origini della ricetta non prevedevano il pomodoro, per il semplice fatto che il pomodoro era troppo delicato per esser trasportato sui monti.
Gli ingredienti più facili da portare e da conservare per i pastori erano il ”guanciale” e la pasta secca,  il formaggio pecorino lo producevano loro stessi grazie alle pecore. Con questi semplici ingredienti potevano mangiare a sazietà. Ricordiamoci che i pastori agli alpeggi non avevano certo i frigoriferi per conservare i cibi, ma vivevano in maniera ”spartana” …  si alzavano all’alba, lavoravano tutto il giorno e andavano a dormire quando calava il sole.

Tra gli ingredienti tipici  del sugo dei pastori c’era quindi il guanciale stagionato (la guancia del maiale) da sempre prodotto ad Amatrice perché saporito e, soprattutto,  duraturo, l’ideale insomma per i pastori del luogo che dovevano trascorrere quattro o cinque mesi all’anno sulle montagne durante il periodo della transumanza.

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Molti ”amatriciani” nell’ottocento furono costretti ad abbandonare il paese a causa della mancanza di lavoro e della crisi della pastorizia. L’emigrazione come ben sappiamo, non è un fenomeno del momento, ma è antica come il ”mondo”. L’essere umano va dove può vivere in pace … molti amatriciani quindi emigrarono a Roma dove trovarono lavoro nel settore della ”ristorazione” facendo conoscere la  ricetta. Essendo Roma una città turistica per eccellenza, in pochissimo tempo, la specialità  divenne famosa ovunque.

Per chi volesse cimentarsi, ecco la ricetta originaria:

Ingredienti per 4 persone:
– 500 gr. di pasta “Mezze Maniche Rigate”
– 500 gr. di Guanciale Amatriciano Stagionato già pulito (che corrisponde ad un Guanciale intero che in origine pesa circa 700 – 800 gr.)
– 100 gr. di Pecorino Romano
– sale grosso
– pepe (dose: mezzo cucchiaio di caffé)

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Preparazione:

Pulire bene il Guanciale, asportando la cotenna e tagliandolo in piccoli pezzi (3 x 1 cm. circa), avendo anche cura di eliminare il pepe.
Mettere il Guanciale in una grande padella (preferibilmente in ferro) e rosolare senza olio, a fuoco lento, per circa 20 minuti, girandolo continuamente finché non appare ben rosolato.
A questo punto scolare con la schiumarola  – mestolo forato –  e appoggiare su “Carta” dove il Guanciale, asciugando, diventerà croccante.
Cuocere le “Mezze Maniche” in acqua bollente già salata e scolarle al dente.
Condire la pasta nella sua pentola, aggiungendo il Guanciale ed il fondo di cottura, nella misura desiderata.
Aggiungere al tutto un’abbondante grattugiata di “Pecorino Romano” , del pepe macinato e … Buon appetito!

Alla prossima

Elena

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Ricordo a chi legge che il CIP (Club Italianiste da Provence) assieme al Comune di Frejus  organizza il 16 ottobre  alle ore 15.00 un concerto i cui introiti saranno interamente devoluti ai comuni terremotati.
Siete pregati di venire numerosi …

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