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Il M5S non è ”responsabile” dei nostri guai … ma non sarà nemmeno in grado di …

… risolvere i guai che abbiamo, semplicemente perché è il ”risultato” dei nostri problemi atavici. La loro – quella dei grillini –  è una ”visione fumettistica” del futuro, non sono preparati per affrontare la ”dura” realtà. Sono capacissimi di muoversi nel mondo virtuale della ”comunicazione” ma lì finisce tutto! (Beninteso in quel mondo si muovono benissimo anche Salvini e Renzi)

Ma torniamo al M5S, costoro non conoscono nulla di ”politica industriale” , sono nati e si muovono nel mondo della ”comunicazione”! Che è sì importante, ma … per vivere di ”comunicazione”  ci vuole qualcuno che faccia qualche cosa di reale e di tangibile,  E qui  … casca l’asino!

Il centro siderurgico della ex Ilva è il più importante d’Europa ed ha ha un ruolo fondamentale nella seconda industria manifatturiera d’Europa, cioè noialtri. 

C’era un ‘’patto’’ tra il governo italiano e Arcelor Mittal che metteva nero su bianco uno ‘’scambio’’.

Il gruppo multinazionale s’impegnava al risanamento ambientale e al rilancio del polo dell’acciaio. In cambio, aveva chiesto e ottenuto di non temere conseguenze penali, per reati ambientali provocati dagli interventi di risanamento e dalle gestioni precedenti che, ricordiamolo, erano quelle dei Riva e dell’azionista pubblico a cui ha fatto capo per lungo tempo l’Ilva. (Statalizzare è una gran bella cosa ma bisognerebbe anche saper ”gestire”)

Non era un privilegio illegittimo per Arcelor  … lo ”scudo” era una garanzia prevista dall’ordinamento italiano fin dal 2015, quando era stato dato ai commissari.

Tra persone affidabili per sancire un accordo basta una stretta di mano. Nel caso specifico è stata approvata perfino una norma di legge. Quella norma di legge, circa un mese fa, è stata ANNULLATA dalla maggioranza parlamentare – PD compreso, viceversa sarebbe caduto il Governo appena installato.

Cioè, parlandoci chiaro, il nostro Governo ha ‘’cambiato le carte in tavola’’ durante la partita e non il Signor Mittal. Il nostro Governo però ha fornito,  con questa ‘’stupidissima azione’’, alla Arcelor Mittal una ‘’leva’’ potente per potersene andare senza doverci pagare un centesimo di risarcimento! Quindi,  anche se abbiamo come primo ministro un ”avvocato”, sia pure avulso dalla politica, resteremo, tanto per cambiare,  in braghe di tela! 

Ora le domande che sorgono spontanee sono: 

  • ‘’Come potevano i nostri ‘’geni della lampada’’ non sapere che in Europa c’è una crisi drammatica di sovra-capacità produttiva dell’acciaio? 
  • Come potevano non sapere che ArcelorMittal perde a Taranto la bellezza di 2 milioni al giorno? (Stessa cifra dell’Alitalia, tanto per capirci e che paghiamo noialtri, sempre tanto per capirci)
  • Come potevano non sapere che la magistratura tarantina è costretta, per legge,  a bloccare ed indagare se ci sono delle denunce? 

Macché!  Il ‘’duro-puro-e-pirla Luigi Di Maio” ha tolto lo scudo per ottenere ‘’consenso’’ trai suoi incoscienti compagni e tra i suoi, ancora più incoscienti, elettori. 

Quindi? Quindi ‘’ciccia’’! 

Tanto per cambiare, per questi danni ‘’irreparabili’’, indovinate un pò ‘’chi’’  pagherà le conseguenze?  Fatevi una domanda e datevi una risposta! Se non ci riuscite vi aiuto: ‘’Pagheranno i soliti pirla che pagano le tasse in questo paese’’! 

Avete voluto il ‘’drastico cambiamento in politica’’? Eccovi accontentati! 

Tutti felicemente disoccupati e con 600 cantieri fermi! I grillini continuano a ‘’sbandierare’’ che li vogliono fa ripartire ma … quando esattamente? 

L’Alitalia non si sa che fine farà … la Ex Ilva nemmeno … la Tav non riparte … la Whirlpool smantella … la Fiat se ne è andata … La ‘’malavita organizzata’’ sentitamente ‘’ringrazia’’! Sarà ‘’lei’’ a dar lavoro a questo popolo di disperati!

Ora capite perché in Sicilia il M5S ha fatto ‘’cappotto’’? Mica perché sono disonesti … oh no! Non sono affatto disonesti, sono solo degli ignoranti e i mafiosi se li ”mangiano in insalata”!

Alla prossima

Elena 

Fonte: Sole24ore

Al link sotto indicato c’è la lettera di un ‘’candidato’’ grillino che non sa nemmeno scrivere in italiano, ma che si candida convinto, senza ombra di dubbio,  di aver i numeri per cambiare il Paese:  https://selezione5stelle.com/noi-amiamo-luigi-di-maio-perche-e-uno-di-noi/

 

Le Traitre – il Traditore …

Domenica scorsa al cinema Vox di Frejus hanno trasmesso, nell’ambito della rassegna cinematografica del Club Italianiste de Provance gestita da Jerome Reber, il film: Le Traitre.

Locandina del film proiettato al Cinema Vox di Frejus in anteprima nazionale in Francia.

Ne parlo solo ora perché sono stata in Italia tutta la settimana dai miei figli ed i miei nipotini e sono rientrata ieri sera, tra l’altro con un viaggio abbastanza faticoso visto che era buio, pioveva e il traffico era sostenuto.

Ma torniamo al film …  ho intenzione di riprendere l’argomento in classe con i miei allievi del corso di italiano, quindi voglio raccogliere un pò di notizie sul personaggio principale, interpretato in maniera magistrale da Pierfancesco Favino. 

Stiamo parlando del ‘’Traditore’’ un film di Marco Bellocchio  che parla della vita di Tommaso Buscetta, un boss della Mafia siciliana che, ad un certo punto, decide di collaborare con la giustizia italiana, rivelando finalmente che cos’è la Mafia. Fino al maxi-processo avvenuto a Palermo del 1986 in Italia la ‘’Mafia’’ non esisteva. Quando si dice ‘’ipocrisia’’ eh?  

Tommaso nasce a Palermo nel luglio del 1928, figlio di una casalinga e di un vetraio, una famiglia poverissima di cui è l’ultimo di 17 fratelli! 

Si sposa a soli 17 anni con Melchiorra Cavallaro con cui avrà quattro figli. Due di questi figli verranno uccisi in seguito dalla cosiddetta ‘’lupara bianca’’ nel corso di una ‘’guerra di mafia’’. 

Per guerre di mafia si intendono le guerre che le bande si fanno tra loro per garantirsi il ‘’potere’’, come le tribù arabe tanto per intenderci. 

Tommaso Buscetta – fotografie prese in rete.

Buscetta si occupa fin da giovanissimo di ‘’mercato nero’’, un mercato che durante la guerra forniva cibo e materiali in cambio di grosse somme di danaro. Durante la guerra esistevano le ‘’tessere di razionamento alimentare’’ e Buscetta, pieno di inventiva, si mise a stamparle ‘’false’’. Queste tessere garantivano cibo ai ricchi palermitani che potevano permettersi di comprarle a caro prezzo. Ovviamente la classe alto-borghese gli fu riconoscente ed iniziarono a chiamarlo, in segno di rispetto, nonostante la giovane età:  ‘’Don Masino’’ .

Alla fine della guerra, continuò su questo ‘’stile’’ di vita, facendo parte della ‘’famiglia mafiosa’’ di Angelo La Barbera per poi passare a quella di Salvatore Greco. 

Questi ‘’passaggi’’ da una famiglia all’altra non erano fatti a tavolino ma a colpi di mitra con agguati per le strade. Durante una di queste ‘’guerre’’ tra ‘’famiglie’’, quella di Ciaculli ad esempio,  morirono ben sette poliziotti. 

Per ‘’cambiare aria’’  i ‘’soldati’’ della mafia lasciavano il paese. Buscetta è vissuto sotto falso nome a Catania, Milano, Zurigo, Canada in America, dove, grazie al danaro della ‘’famiglia Gambino’’ aveva aperto una pizzeria. 

Tornò in Italia per organizzare, assieme ad altre famiglie mafiose, il Golpe Borghese – un Colpo di Stato fatto in Italia nel 1970 dal principe Junio Valerio Borghese fondatore del Fronte Nazionale, che non ebbe, per fortuna, nessun successo. 

Nel 1970 Venne arrestato a Brooklin per traffico di droga ma fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione 40.000 dollari . Ovviamente ne approfitta per fuggire e si trasferì in Brasile, da dove iniziò un traffico di eroina e cocaina verso il Nord-America, creando  in pochi anni un sistema di trasporto aereo e costituendo una compagnia di taxi dove poter reinvestire il denaro frutto del traffico di stupefacenti.

Per dieci anni riuscì a eludere la legge, utilizzando false identità (Manuel López Cadena, Adalberto Barbieri e Paulo Roberto Felice), sottoponendosi anche ad operazioni di chirurgia plastica e spostandosi da un paese all’altro, passando per gli Stati Uniti, il Brasile e il Messico.

Arrestato dalla polizia brasiliana per traffico di droga, il 2 novembre del 1972 ed estradato in Italia, venne rinchiuso a Palermo nel carcere dell’Ucciadone e condannato a dieci anni di reclusione, poi ridotti a otto in appello,  Nel suo deposito blindato in Brasile, le autorità trovarono eroina pura per un valore di 25 miliardi di lire dell’epoca.

Venne trasferito poi al carcere ‘’Le Nuove’’ di Torino nel 1980, dove gli venne concessa la semilibertà. Approfittando proprio della ‘’semi-libertà’’ evase e si nascose a casa di Nino Salvo sotto la protezione dei boss della Mafia Stefano Bontade e Salvatore Inzerillo, che volevano uccidere Salvatore Riina per prenderne il posto, ed usare allo scopo proprio Buscetta. 

Salvatore Riina, detto Totò nasce a Corleone il 16 novembre 1930 e muore in carcere a Parma il 17 novembre 2017.  E’ stato un boss di Cosa Nostra e considerato il capo dell’organizzazione dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Fu il boss più potente, pericoloso e sanguinario di tutta Cosa Nostra in quegli anni. Veniva indicato anche con i soprannomi ”û curtu”, per la sua bassa statura e ”La Belva” … indovinate un pò voi il motivo.

Buscetta però preferì fuggire e tornare in Brasile, dove si fece fare un’altra plastica al viso e un intervento alle corde vocali per cambiare la voce.

Salvatore Riina, il boss dello schieramento dei corleonesi decise comunque di uccidere Buscetta ma, non trovandolo,  ammazzò i suoi due primi figli, quatto nipoti e il marito della figlia. Alla fine della ‘’guerra’’ tra Riina e Buscetta i parenti ammazzati di quest’ultimo furono 11. 

Buscetta voleva vendicare queste morti e cercò di tornare a Palermo. Iniziò una corrispondenza con un suo ‘’amico’’ in carcere a Palermo per trovare appunto degli ‘’appoggi’’ per poter tornare e vendicarsi.   Nel frattempo però venne arrestato a San Paolo del Brasile con l’accusa di un paio di omicidi avvenuti per la supremazia nel traffico di droga. 

Il giudice Falcone andò in Brasile per interrogarlo sulla struttura mafiosa. Buscetta si rifiuta di collaborare e l’Italia ne chiese quindi l’estradizione. Buscetta pur di non tornare in Italia cerca di avvelenarsi con la stricnina ma viene salvato e portato in carcere in Italia. 

Questa volta decide di collaborare con Falcone. Grazie alla sue dichiarazioni, furono rivelate al mondo le strutture gerarchiche di Cosa nostra, fino ad allora totalmente ignote a causa dell’omertà degli ambienti siciliani. Tuttavia Buscetta rifiutò di parlare con il giudice Falcone dei ‘’legami politici’’ tra Cosa nostra e lo Stato,  perché a suo parere, lo Stato non era ‘’pronto’’ per dichiarazioni di quella portata, e si dimostrò abbastanza generico sull’ argomento.

Nel 1984 venne estradato negli Stati Uniti dove ricevette dal governo una nuova identità, la cittadinanza statunitense e la libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro Cosa Nostra Americana. 

Nel 1986  testimoniò al Maxi-processo di Palermo e nel processo ‘’pizza Connection’’ che si svolse a New York. 

Solo nell’estate del 1992, in seguito agli attentati in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Buscetta iniziò a parlare con i magistrati dei ‘’Legami politici di Cosa nostra’’, accusando gli onorevoli Salvo Lima, ucciso qualche mese prima, e Giulio Andreotti di essere i principali referenti politici dell’organizzazione.  In particolare disse di aver conosciuto personalmente Lima fin dalla fine degli anni cinquanta e di averlo incontrato l’ultima volta nel 1980 durante la sua latitanza, e riferì inoltre di aver saputo che l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, nel 1979,  sarebbe stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti, più volte Primo Ministro in Italia.  

Per via di queste sue dichiarazioni fu uno dei principali testimoni dei processi a carico di Andreotti per associazione mafiosa e per l’omicidio Pecorelli. Andreotti verrà assolto dall’accusa di aver commissionato l’assassinio di Pecorelli, mentre verrà accertata la sua connivenza con la mafia per i fatti anteriori al 1980, prescritti però al momento dell’emissione della sentenza, e quindi Andreotti tornò tranquillamente a sedersi sui banchi del Parlamento Italiano. 

Buscetta morì di cancro  il 2 aprile 2000, all’età di 71 anni, dopo aver vissuto la maggior parte della sua vita con la sua terza moglie e famiglia in Florida negli Stati Uniti, con nomi falsi. Fu sepolto sotto falso nome a North Miami in Florida.

Buscetta non si è mai considerato un ‘’pentito’’ ma un ‘’uomo d’onore’’ … lui sosteneva fosse la mafia ad esser cambiata, non lui.

Questa la sintesi della vita di un delinquente. Si tende purtroppo a ‘’romanzare’’ questi personaggi, a metterne in risalto i pregi. Ma quali pregi? L’unico pregio di costui è stato quello di aver collaborato con un Magistrato come Falcone. Un magistrato ‘’testardo’’ che ha pagato con la propria vita il proprio impegno nel cercare la verità.

Buscetta è il prodotto miserabile di un sistema malato. Non c’è nessuna differenza tra le lotte intestine nelle varie tribù arabe e quelle della mafia siciliana … nessuna!

I film di Marco Bellocchio descrive l’ambiente in cui Buscetta vive e si muove, e lo fa senza troppa enfasi e senza troppi entusiasmi. Parla di un uomo che, messo alle strette, cerca una soluzione. L’unico vantaggio di Buscetta è che è stato benedetto da un briciolo  di cultura, se non scolastica, assorbita probabilmente tramite ‘’contatti’’ avuti durante i suoi spostamenti in giro per il mondo. Contatti  qualche volta certamente meno miseri di personaggi come Riina – soprannominato la ‘bestia’’ e che non sapeva nemmeno parlare in  italiano.  

Jerome Reber che presenta il film al pubblico.

Complimenti a Jérôme Réber per le sue scelte sempre molto  interessanti.

Alla prossima

Elena

Peppino Impastato … ucciso il 9 maggio 1978

Stamattina, 7 maggio,  ”spulciavo” tra le mie vecchie note di FB,  sperando di trovare i miei rendiconti delle udienze Thyssen a cui avevo assistito e che, ahimè,  sono ”scomparse” assieme ad un’altra marea di cose che avevo scritto sul vecchio blog. Qualche ”buontempone” (non per sembrare faziosa ma io ho un’idea abbastanza chiara sul ”buontempone”,  ma senza prove, è rimasta una ”mia idea”) mi aveva ”rubato” la mail a cui avevo associato: blog e canale YouTube, quindi … ”ciccia” tutto sparito! Ero talmente arrabbiata che dalla Francia dove abito, ero andata alla polizia postale di Imperia, dove, dopo aver diligentemente accolto la mia denuncia e compilato tutta la modulistica necessaria, il commissario mi aveva poi gentilmente detto: ”Signora, visto che la sua era una ”gmail” (USA)  sarebbe necessaria una rogatoria internazionale per poter indagare. Si figuri che quando le facciamo noi, polizia,  non ci danno nemmeno retta”!

Ergo?  Bisogna rassegnarsi … è la ”rete” bellezza! 🙁

Comunque … sulla Thyssen non ho trovato niente, in compenso ho trovato il rendiconto di un corteo, in memoria di Peppino Impastato a cui avevo partecipato a Cinisi,  nel maggio del 2011 e che avevo pubblicato, allora,  tra le mie note FB. Lo ripropongo qui, visto che tra un paio di giorni ricorderemo anche questo assassinio! Magari a qualcuno potrà interessare.

Guardate la data …in cui lo hanno iscritto all’albo.

Come sempre il corteo è partito da Terrasini davanti alla sede di Radio Aut  (la radio fondata da  Peppino,  il nome non aveva nulla a che vedere con l’inglese, era solo la prima parte di ”Autonomia operaia”).  La radio oggi, dopo varie vicissitudini e varie iniziative non è tuttora in funzione.  
Torniamo al corteo, che come sempre, è composto da ”entusiasti’  persone che fanno anche dei sacrifici economici pur di essere presenti per la commemorazione di Peppino Impastato. Questo ritrovarsi tutti assieme significa condividere qualche cosa di importante, qualche cosa che va ben ”oltre”  il ”fanatico ricordo” (come dice qualcuno)  dell’esaltazione di un mito. In realtà è l’esaltazione di quello che rappresenta il dissenso, il combattimento, il riconoscere i partigiani ”veri”!  Coloro che sono disposti a mettere in gioco la propria vita per le idee che portano avanti, devono essere considerati esempi da imitare! Visto che i partiti politici lo fanno ”pochino” cerchiamo di farlo NOI italiani! 
 
In personaggi come Peppino il loro entusiasmo NON li spinge ad immaginare risultati così nefasti per la propria ”salute”! Il loro credo è cieco… sono convinti di poter lottare e magari ”vincere” il sistema. Invece, purtroppo , il sistema li annienta!  Questo succedo solo in quanto sono lasciati soli! Mai più soli i combattenti, Mai più soli devono essere lasciati i ”PARTIGIANI DELLA DEMOCRAZIA”! 
Noi abbiamo il ”dovere morale” di sostenere coloro che lottano per mantenere l’Italia un paese democratico!  Quindi dobbiamo dare massimo sostegno a chi reagisce! Dobbiamo sostenere i  giornalisti che denunciano!  (merce rara ultimamente …).
Dobbiamo sostenere i nostri Magistrati! Andiamo ai processi … stiamo loro vicini! Combattere con armi spuntate serve a poco! Loro sono le nostre spade, noi dobbiamo essere le loro ‘’braccia’’! 
 
Torniamo ora al corteo che si è svolto con tutto l’entusiasmo possibile, con gli slogan di sempre: ”Peppino è vivo e lotta assieme a noi”!  ”le nostre idee non moriranno mai”! ”Fuori la mafia dallo stato”!  Canzoni come Bella Ciao e via discorrendo …  
Al ritrovo a Terrasini  quest’anno si è unito  un signore con un Mulo, parlando con i giornalisti presenti ho scoperto che questo signore è partito da Terrasini il 25 aprile a dorso di mulo ed è arrivato a Portella della Ginestra il 1° di maggio, per essere poi in corteo con noi oggi.
Il signore che  conduce l’animale, è sulla settantina  ed è la persona che ha ”raccolto”, materialmente,  i pezzi di Peppino dalle rotaie ,quel nefasto 9 Maggio del 1978 – in quanto era allora  il becchino  del Paese. Gli ho stretto la mano e mi è parso si stringere la mano ad un ”pezzo di storia”! 🙁

Questo Signore, ha materialmente raccolto i resti di Peppino Impastato …

Nel corteo si incontrano amici che arrivano da  tutta Italia, ed è sempre un piacere infinito abbracciarli e condividere con loro questa esperienza! Persone conosciute tramite FB,  che mi ostino a considerare uno strumento di una potenza incredibile… se solo riuscissimo ad utilizzarlo seguendo il nostro cervello e non solo la nostra ”pancia”  … aumenterebbe la sua potenza in modo esponenziale! 
Comunque,  l’unico episodio degno di nota particolare è quello che è successo allo spezzone del corteo in cui era presente il sindaco di Gela. Il corteo si snoda su di un percorso che attraversa la ferrovia e mentre camminavamo le sbarre del passaggio a livello segnalavano, abbassandosi, l’arrivo del treno! Una parte di noi è riuscita a passare mentre una parte, quella in cui c’era il sindaco,  è rimasta bloccata tra le due sbarre chiuse! Ovviamente con un certo affanno, una certa urgenza, e abbassandosi poco ”dignitosamente”  per passare sotto le transenne si sono messi tutti in salvo! Sindaco e scorta!  
Ho pensato che la sicurezza non fosse poi garantita al 100% in un contesto simile … ma tant’è…  Per fortuna, non è successo nulla. Lo spezzone in  ”testa” ha aspettato che passasse il treno ed il corteo, riunitosi per intero, ha raggiunto Cinisi!
Concentrati sotto il balcone di Casa Memoria, la casa di famiglia, Giovanni Impastato ha tenuto un commovente discorso, ha ringraziato tutti e ha ricordato che l’unione è fondamentale per risolvere i problemi! L’unione è fondamentale per trovare la soluzione delle cose… Mentre parlava non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra meravigliosa Costituzione! Fatta da persone che appartenevano a diverse opinioni politiche MA che sono riuscite a fare una sintesi ed unirsi,  sono riuscite a fermarsi e ragionare,  a mettersi attorno ad un tavolo, con umiltà  e dar vita alla nostra bellissima e perfetta Costituzione Italiana!  Un documento fatto da uomini con opinioni DIVERSE  che  garantisce però l’uguaglianza di TUTTI  i cittadini. Uguaglianza è sinonimo di DEMOCRAZIA !
 
Da allora… abbiamo iniziato a parlarci sempre di meno … e oggi, nell’era della comunicazione ”globale” litighiamo globalmente! 

Mah …
 

alla prossima

Elena

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OGGI 9 MAGGIO RICORDIAMO PEPPINO IMPASTATO

Silvio Berlusconi … rinato in Sicilia!

Silvio Berlusconi è rinato politicamente in Sicilia! I siciliani sono andati a votare in pochi, pare solo il 46,76% degli aventi diritto, ma quei pochi hanno dato la vittoria ad una coalizione in cui Berlusconi la fa da padrone!
Ma possibile che ci siamo dimenticati di chi è costui?

Tanto per rinfrescarci la memoria ecco qui l’elenco di alcuni dei Processi dello gnomolaccatodibiaccamarroneintesta! Non so nemmeno se la lista è aggiornata!

  • Bugie sulla loggia P2: falsa testimonianza La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall’amnistia del 1989.
  • Tangenti alla Guardia di Finanza: corruzione In primo grado condanna a due anni e nove mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche). In appello prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa per la quarta.
  • All Iberian 1: finanziamento illecito ai partiti In primo grado condanna a due anni e quattro mesi per i 21 miliardi versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi. In appello il reato cade in prescrizione, ma la sentenza recita: «Per nessuno degli imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza».
  • All Iberian 2: falso in bilancio Processo caduto in prescrizione grazie alle norme sui reati societari approvate dal governo Berlusconi.
  • Medusa Cinema: falso in bilancio In primo grado condanna a un anno e quattro mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di Silvio Berlusconi). In appello assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero.
  • Terreni di Macherio: appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio Assoluzione in primo grado dall’accusa di appropriazione indebita e frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali, dicono i giudici, «indubbiamente ha concorso Berlusconi».
  • Caso Lentini: falso in bilancio Il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione dell’acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla legge sul falso in bilancio approvata dal governo Berlusconi
  • Consolidato gruppo Fininvest: falso in bilancio Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, in base alla legge sul falso in bilancio voluta da Berlusconi, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati 12 dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian.
  • Lodo Mondadori: corruzione giudiziaria Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato – che in primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti – è stato dichiarato prescritto dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione.
  • Mafia: concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco Indagini archiviate, per scadenza dei termini, su richiesta della procura di Palermo.
  • Compravendita Sme: corruzione giudiziaria e falso in bilancio

Senza contare quel processo durato una vita sul fatto che andava a letto con minorenni, ve la ricordate la Ruby no? Ve le ricordate le ‘’olgettine’’ no? Quello stuolo di prostitute mantenute in appartamenti a Milano ed il cui lavoro era quello di ”allietare” le ”cene eleganti” a casa dello gnomo!
Processi vergognosi in cui il parlamento italiano in toto ha accettato il fatto che la minorenne Ruby fosse la nipote di Mubarak! E pure qui … tra prescrizioni e denunce siamo andati avanti per una vita come in una telenovela, solo perché a ‘sto deficiente piacevano le ragazzine. Peccato che dentro la ‘’telenovela’’ fosse coinvolto anche il popolo italiano!

berlusconi pascale-7

Berlusconi con la ”fidanzata” … Quella che cantava: ”se mi abbasso la mutande si alza l’auditelle”!

Pure in Spagna ha avuto ‘’rogne’’ … i giudici spagnoli che vorrebbero processare Berlusconi ma non possono. L’accusa? Aver posseduto, grazie a una serie di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario dell’emittente Telecinco, aggirando i limiti dell’antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote azionarie. Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell’immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta.
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Eppure … gli italiani, evidentemente,  lo amano! Che dire? No comment!

 

Alla prossima

 

Elena

Perchè ci sono le regioni a Statuto Speciale?

Dunque vediamo un po’ di ricapitolare come sono andate le cose …
Prima di tutto bisogna ricordare che le Regioni Italiane, così come le conosciamo noi,  sono nate solo nel 1948.  Fino alla fine della seconda guerra mondiale l’Italia era una monarchia. Il nostro ”ultimo” re è stato Umberto II di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, che, visti gli esiti della guerra, aveva abdicato in suo favore e, con la consorte, era emigrato in zone più calde e tranquille, per l’esattezza in Egitto!
Nel giugno del 1946 il popolo italiano fu chiamato al voto, donne comprese,  per un referendum il cui quesito era quello di scegliere tra: Monarchia e Repubblica.  Noi popolo, abbiamo scelto la Repubblica!
Nel 1948,  i Padri Costituenti misero ”mano” alla regolamentazione della nuova Repubblica , e diedero luce alla nostra bella Costituzione Italiana. In quell’occasione  divisero l’Italia in 20 regioni, che dipendevano per l’organizzazione, dallo Stato Centrale.
Non è che le abbiano inventate di ”sana pianta ‘ste regioni, durante la Monarchia infatti questi territori erano già suddivisi e venivano chiamati “circoscrizioni di decentramento statistico-amministrativo”.

L’intenzione dei padri costituenti era che questi territori avrebbero dovuto avere ”voce in capitolo” sulla gestione dei loro territorio.  Ecco quindi la decisione di far eleggere agli abitanti della regione un organismo chiamato ”Consiglio Regionale”. Non si poteva far tutto subito e quindi si decise di organizzare le elezioni dei consigli regionali l’anno dopo la nascita della Costituzione, e cioè nel 1949.
Invece, chissà come mai, ci hanno messo ”solo” 22 anni per prendere ‘sta decisione! La questione del decentramento del potere fu sollevata in modo ”pesante” dal Governo Moro.
Quindi nel 1970 i cittadini,  per la prima volta, andarono alle urne per eleggere i consigli regionali.  Con il senno di poi … magari sarebbe stato meglio non farlo … ma questo è un’altro discorso.
Non tutte le 20 regioni italiane sono uguali, non tutte hanno uno ”Statuto Ordinario”, alcune, cinque per l’esattezza,  hanno invece uno ”Statuto speciale”!
Perché? Ci sarà pure un motivo no?  Vediamo di capirci qualche cosa …
Dunque,  le regioni a Statuto Speciale sono: Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia.

Autonomous_Regions_of_Italy.svgItalia

La prima in assoluto ad avere uno ”statuto speciale” fu la Sicilia. Il consiglio della Sicilia istituito nel 1947 non si chiama nemmeno Consiglio Regionale ma si chiama Assemblea Regionale Siciliana o meglio ancora: ”Parlamento Siciliano”, i suoi componenti hanno lo stesso rango dei deputati, e stipendi anche più alti.  La Sicilia aveva già ottenuto dallo stesso Re Umberto II un’autonomia speciale nel 1946. Come mai? Semplice! I Siciliani non amavano assolutamente il ”giogo” dei Savoia. Un ”movimento separatista” piuttosto aggressivo,  cercava di ottenere, anche con le armi,  l’indipendenza dell’isola.

Il problema siciliano divenne  una questione d’ordine pubblico talmente grande che fu ”risolta drasticamente” con l’invio dei carabinieri!  Il ricordo del quel brutto periodo nel Sud dell’Italia è ancora molto ”vivo”!  Calmate le acque con il ”pugno di ferro,  e considerata  la ”turbolenza” innata dei siciliani  a Roma fu presa la decisione di dar loro maggiore l’autonomia. Quindi  pur di tener la Sicilia sul territorio italiano si allentano le ”maglie del controllo statale” e si dette loro lo Statuto Speciale. Si trattò di un ricatto: ”O vi facciamo la guerra creando problemi all’infinito … oppure ci lasciate autonomi”.

Per quanto riguarda la Regione denominata ”Trentino Alto Adige”, gli abitanti parlavano in prevalenza il tedesco, una gran parte il ladino e una minoranza l’italiano. l’Austria rivendicava con insistenza la provincia di Bolzano. La popolazione era veramente più tedesca che italiana,  quindi, l’unico modo per tenerli  in Italia fu quella di dar loro maggiore autonomia nel 1948.

Nel 1949 sia la Sardegna che la Valle d’Aosta ottennero lo statuto speciale. In Val d’Aosta la popolazione parlava francese ed in francesi cercavano di metterle le mani sopra.  La popolazione, nonostante la lingua,  preferiva stare con l’Italia, inoltre gli americani non vedevano di buon occhio le mire espansionistiche francesi.  Quindi ecco che, per tenerli buoni e tranquilli pure ai valdostani fu data maggior autonomia.

In Sardegna il discorso dell’autonomia era stato più volte ripreso dai politici sardi verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, quindi, per evitare una ”guerra” come quella con la Sicilia venne data loro maggiore autonomia.

Il Friuli Venezia Giulia, territorio al confine con l’allora Jugoslavia, era considerato un boccone interessante da parte del maresciallo Tito.  Per evitare di far entrare la Regione nel ”blocco comunista’  venne data loro l’autonomia nel 1963.

Oggi la situazione politica è molto cambiata, e molti recriminano che le Regioni a Statuto speciale abbiano vantaggi sproporzionati, rispetto alle altre.
Dobbiamo però ammettere che non tutte le Regioni usano nello stesso modo questo ”vantaggio”.
Guardiamo ad esempio il trentino Alto Adige. Negli anni ’60 erano poverissimi, i contadini andavano nelle caserme a chiedere gli avanzi delle mense per sfamare le loro famiglie, oggi sono una delle regioni più ricche d’Italia. Come mai?

Con le risorse che lo Statuto di Autonomia mette a disposizione del Trentino – e cioè circa i  9/10 del gettito fiscale prodotto dal territorio – la Provincia autonoma di Trento gestisce praticamente tutte le competenze e tutti i servizi che altrove vengono gestiti dallo Stato italiano. Guardate che cosa riescono a gestire da soli e in piena efficienza:

COMPETENZE ISTITUZIONALI
▪ affari finanziari, affari istituzionali;
▪ organizzazione, personale, sistemi informativi e di telecomunicazione;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di sistemi di comunicazione;
▪ informazione e comunicazione;
▪ affari generali;
▪ espropriazioni per pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale;
▪ riforma istituzionale;
▪ finanza locale;
▪ vigilanza e tutela sulle amministrazioni comunali, sui consorzi e sugli enti e istituti locali, ad eccezione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, delle aziende di promozione turistica;
▪ comprensori, compresa la vigilanza e la tutela;
▪ usi civici;
CULTURA
▪ tutela e promozione delle minoranze linguistiche;
▪ tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare;
▪ usi e costumi locali e istituzioni culturali, accademie, istituti e musei aventi carattere provinciale, biblioteche, ivi comprese le biblioteche scolastiche;
▪ manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali;
▪ toponomastica;
ISTRUZIONE, UNIVERSITA’, RICERCA
▪ Università ricerca scientifica, edilizia universitaria e assistenza universitaria nonchè le funzioni di cui alla legge 14 agosto 1982, n. 590;
▪ addestramento e formazione professionale, ad esclusione di quanto riservato all’Assessore all’istruzione e sport;
▪ asili nido;
▪ scuola materna;
▪ edilizia scolastica, ad esclusione di quanto attribuito all’Assessore ai lavori pubblici, ambiente e trasporti;
▪ istruzione elementare e secondaria (media, classica; scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica);
▪ assistenza scolastica;
▪ formazione professionale di base;
SOCIETA’
▪ polizia locale e sicurezza urbana;
▪ emigrazione;
▪ coordinamento delle politiche a favore dei giovani;
▪ attività sportive e ricreative con relativi impianti e attrezzature;
▪ tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo.
▪ vigilanza e sorveglianza sugli uffici del giudice di pace;
▪ iniziative per la promozione della pace;
▪ interventi per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna.
ECONOMIA, LAVORO, PRODUZIONE
▪ patrimonio e demanio;
▪ società controllate e partecipate;
▪ funzioni delegate in materia di Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato;
▪ politiche del lavoro;
▪ apprendistato, libretti di lavoro, categorie e qualifiche dei lavoratori;
▪ costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali per l’assistenza e l’orientamento dei lavoratori nel collocamento;
▪ costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali di controllo sul collocamento;
▪ competenza in materia di collocamento e avviamento al lavoro di cui al primo comma dell’art. 10 dello Statuto speciale, nonchè le funzioni delegate dallo Stato;
▪ competenze in materia di energia, anche relativamente agli articoli 12 e 13 dello Statuto speciale e al d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, come modificato e integrato dal decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (comprese tutte le attività relative alla produzione, trasporto, distribuzione, importazione, esportazione, trasformazione, acquisto e vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta, quindi anche mediante l’utilizzo delle acque pubbliche a mezzo di concessioni sia di grandi che di piccole derivazioni);
▪ coordinamento interventi Interporto e Autostrada del Brennero;
▪ programmazione;
▪ indirizzi di politica economica e coordinamento delle relative azioni, compresi i rapporti con Trentino sviluppo;
▪ coordinamento degli interventi e dei progetti attuativi delle politiche comunitarie e interventi per lo sviluppo locale;
▪ incremento della produzione industriale, ivi comprese le aree per il potenziamento industriale;
▪ miniere, cave e torbiere;
▪ artigianato;
▪ commercio (esclusi gli interventi per la promozione e la commercializzazione dei prodotti trentini a favore delle imprese singole e associate).
▪ agricoltura, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi antigrandine, bonifica;
▪ ordinamento delle minime proprietà colturali;
▪ alpicoltura;
▪ agriturismo;
▪ fiere e mercati;
▪ turismo e industria alberghiera, comprese le guide, i portatori alpini, i maestri di sci e le scuole di sci;
▪ acque minerali e termali;
▪ linee funiviarie e impianti a fune;
▪ vigilanza sulle aziende di promozione turistica;
▪ interventi per la promozione e la commercializzazione dei prodotti trentini a favore delle imprese singole e associate.
▪ edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente da finanziamenti a carattere pubblico, comprese le agevolazioni per la costruzione di case popolari in località colpite da calamità e le attività che enti a carattere extraprovinciale esercitano nella provincia con finanziamenti pubblici.
▪ interventi provinciali per lo sviluppo dell’economia cooperativa e funzioni delegate in materia di cooperazione e vigilanza sulle cooperative.
AMBIENTE, TERRITORIO, TRASPORTI, OPERE PUBBLICHE
▪ corpo forestale;
▪ caccia e pesca;
▪ funzioni delegate in materia di servizi antincendi;
▪ prevenzione rischi e protezione civile;
▪ interventi provinciali per il ripristino e valorizzazione ambientale;
▪ edilizia pubblica di competenza della Provincia;
▪ viabilità e relativo demanio;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di viabilità;
▪ opere igienico-sanitarie e politiche per la gestione dei rifiuti;
▪ demanio idrico e polizia idraulica relativamente ai corsi d’acqua di tutte le categorie;
▪ opere idrauliche di tutte le categorie;
▪ opere di prevenzione e di pronto intervento per calamità pubbliche, relative ai bacini montani;
▪ utilizzazione delle acque pubbliche, ad esclusione dell’utilizzazione delle acque pubbliche a scopo idroelettrico;
▪ porti lacuali;
▪ tutela dell’ambiente;
▪ parchi per la protezione della flora e della fauna;
▪ gestione dei parchi naturali, compreso il Parco dello Stelvio
▪ urbanistica e piani regolatori;
▪ tutela del paesaggio;
▪ centri storici;
▪ libro fondiario e catasto;
▪ coordinamento progetto “Dolomiti patrimonio UNESCO”.
▪ foreste, ivi comprese le foreste demaniali;
▪ opere di prevenzione e di pronto intervento per calamità pubbliche di competenza dei servizi forestali;
TRASPORTI, VIABILITA’, GRANDI OPERE
▪ interventi di cui alla legge regionale 5 novembre 1968, n. 40
▪ trasporti di interesse provinciale, escluse le linee funiviarie e gli impianti a fune e compreso il piano della mobilità;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di trasporti
SANITA’, ASSISTENZA
▪ igiene e sanità, ivi compresa l’assistenza sanitaria e ospedaliera;
▪ case di riposo, ivi comprese le residenze sanitarie assistenziali (RSA);
▪ assistenza e beneficenza pubblica;
▪ vigilanza e tutela sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza;
▪ funzioni delegate in materia di previdenza e assistenza integrativa;
▪ valorizzazione e riconoscimento del volontariato sociale;
▪ disciplina degli interventi volti a prevenire e rimuovere gli stati di emarginazione;
RAPPORTI EUROPEI, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
▪ rapporti con l’Unione europea, cooperazione transfrontaliera e cooperazione interregionale;
▪ rapporti internazionali;
▪ attuazione della legislazione provinciale in materia di cooperazione allo sviluppo;
▪ interventi nel settore dell’immigrazione straniera extracomunitaria;

Mica briscole!

Ricapitolando,  le cinque Regioni a statuto speciale hanno da sempre goduto di notevole autonomia finanziaria. Tale autonomia deriva dal fatto che le Regioni e Province hanno la possibilità di istituire con leggi proprie dei tributi propri,  cosa che le Regioni ordinarie hanno ottenuto solo nel 2001, dopo la riforma del Titolo V.
Tutti sappiamo, che questa ”riforma”, fatta per rendere meno grande la differenza tra regioni ”Autonome” e quelle ”ordinarie”, e spinte dal ”federalismo leghista” ,  invece di ”risolvere” ha creato contenziosi infiniti tra Stato e Regioni.
Vedremo che cosa combineranno con la riforma attuale del Titolo V …

Quello che però ”salta all’occhio” è che le leggi, anche se uguali, come nel caso delle Regioni Autonome, abbiano risultati diversi a seconda di ”chi” le applica.
Non possiamo certo dire che il Trentino Alto Adige abbia oggi la stessa situazione economico-finanziaria della Sicilia no?

Alla prossima

Elena

http://www.regioni.it/dalleregioni/2014/11/05/approvati-dalla-giunta-regionale-finanziaria-e-bilancio-di-previsione-2015-373453/

L’economia non cresce … ma va?

Ma che cavolo di ”crescita” vogliono che si abbia noialtri?

In Europa ”limano i dati sulla crescita italiana”! Ma per forza! Non capisco nulla di economia ma mi verrebbe spontaneo pensare che possa esserci ”crescita” solo se riparte il consumo.

Cioè che quelli come noialtri tornino a comprarsi le scarpe nuove, magari più belle e robuste di quelle ”cinesi” … il cappotto, magari non di plastica ma di un tessuto degno di tale nome … cambino la macchina … mandino i figli all’università … vadano a mangiare in pizzeria con la famiglia o al ristorante con gli amici … vadano a teatro … al cinema … che si comprino l’appartamento o la ”casetta” in periferia.

Per far questo serve che noialtri ”comuni mortali” si abbia un lavoro sicuro e uno stipendio degno di tale nome. Quindi? Quindi fino a quando non ci daranno lavoro e stipendio non si farà una cippa!

Ora, il problema è: ”CHI” deve darci un lavoro?  Gente come i ”Riva”? Ma per favore …

Facciamo un piccolo esempio di trogloditismo italico: In alcune zone della Sicilia, e non solo, non ci sono ”depuratori” per le acque nere … quindi scaricano ancora le fogne in mare aperto …

ecco qui un video che la dice lunga sull’argomento:

https://www.youtube.com/watch?v=trfg3RzWsdU

Vi pare normale? Per una regione che vive di turismo direi che è come darsi delle ”martellate sulle dita”! Eppure organizzare un sistema fognario degno di tale nome creerebbe lavoro! Piuttosto di farlo preferiscono investire su quella ”tela di Penelope” che è il  ”Ponte sullo stretto”! E’  ovvio che alla gente ”normale” dia fastidio no? E poi … quanti saranno i turisti che volontariamente attraverseranno ‘sto ponte per poter fare il bagno in mezzo ai ”vibrioni del colera”?

Di esempi simili se ne potrebbero fare a milioni nel nostro paese. Il lavoro ci sarebbe … solo mettendo in sesto l’Italia … migliorando le sue periferie ed i suoi preziosissimi centri storici!

Eppure quando le cose andavano benino abbiamo preferito fare come le ”cicale” … con un’economia del ”mordi e fuggi”, un’economia priva di qualsiasi visione a lungo termine.

Che noi si sia ”miopi” si desume anche dal fatto che oggi come oggi, con il consumo da parte dell’essere umano del pianeta … noi cosa facciamo? Vogliamo trivellare il Mar Adriatico per cercare petrolio! Ma come? Tutti cercano di affrancarsi dai combustibili fossili che stanno ammazzando il pianeta, tra l’altro l’unico che abbiamo, e noialtri vogliamo trivellare l’Adriatico?  Ma siamo impazziti?

Siamo un dito nel Mediterraneo ed invece di essere la ”Florida” d’Europa ci siamo fatti fregare dalla Costa Azzurra!  Facciamoci una domanda … diamoci una risposta!

Alla prossima

 

Elena

 

 

 

 

altra disgrazia, una delle tante …

http://www.canalesicilia.it/sicilia-a-gela-acque-reflue-in-mare-senza-nessun-trattamento/

Sicilia, Crocetta, Borsellino e … le bacchette magiche!

La Sicilia ha un sacco di guai … e modificare realmente l’andazzo non è un’impresa facile. Abbiamo tutti presenti la frase del Principe di Salina nel Gattopardo: ”Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”!

In base a questa affermazione ogni volta in Sicilia si cerca l’uomo della provvidenza che, con una bacchetta magica, possa risolvere i problemi atavici di questa bellissima regione.

Lucia Borsellino, Il medico Tutino,  Crocetta

Lucia Borsellino, Il medico Tutino, Crocetta

Ma da quando Crocetta è presidente della regione non molto è stato fatto per ridurre ad esempio l’enorme numero di addetti alla Regione.  I dipendenti a tempo indeterminato della Regione sono 14.950! Sommandoli a quelli a tempo determinato sono  17.325 unità.  Poi ci sono anche i cosiddetti esternalizzati … con questi si arriva a circa 20 mila persone.

Tutti costoro pesano sulle casse della Regione e quindi dei contribuenti per quasi un miliardo di euro!   A questi vanno aggiunti i dipendenti pubblici-pensionati, un esercito vero e proprio che percepisce – secondo il sole24ore –   pensioni per 608 milioni.  Insomma tra dipendenti ed ex dipendenti in pensione la spesa annua supera il miliardo e mezzo. Un fardello non da poco su un’economia traballante.

Nessuna Regione italiana, anche più grande o a maggiore densità di popolazione ha così tanti dipendenti pubblici. È un record assoluto quello della Sicilia!

Tanto per dare un’idea i dipendenti di ruolo dell’isola sono il 23% di tutti i dipendenti pubblici di tutte le Regioni italiane. I dirigenti sono uno ogni otto dipendenti, il doppio della media delle Regioni italiane a statuto ordinario e contano per il 36% di tutti i dirigenti regionali sparsi nell’intera penisola. Situazione unica in Italia e che, ovviamente, non si attira le simpatie delle altre regioni, peggiorando in questo modo la percezione che si ha nel resto del paese nei confronti dell’isola. Un po’ come la Germania con la Grecia …

L’unica situazione simile, relativa al numero di dipendenti ,  è quella,  udite … udite … del Governo inglese dove ci sono 198 dirigenti, mentre la Sicilia ne ha (solo) 192! Quanto ai dipendenti il Cabinet Office, equivalente della nostra presidenza del Consiglio, ne ha 1.337: quarantotto meno dei 1.385 che la presidenza della Regione siciliana contava alla fine del 2011.

Come mai? Ma semplice, in Sicilia i dipendenti sono ”anche” bacino elettorale,  poi la gente dovrà pur lavorare no? Ecco quindi che si continuano ad assumere persone, e magari non tutte con concorso regolare,  d’altronde,  se non ci sono altre fonti di lavoro, uno stipendio in casa dovrà pur entrare o no? E cosa c’è di meglio per creare posti di lavoro se non duplicando, ingrandendo, affardellando, ingigantendo, appesantendo la struttura regionale? Dando così l’impressione al dipendente, tutto sommato ignaro, di vivere in un contesto normale, contesto che NON deve cambiare, pena la perdita del lavoro?  Le resistenze al cambiamento non sono quindi solo da parte di chi lucra o trae benefici personali su queste assunzioni, ma anche da parte dei poveri cristi che effettivamente ci lavorano. Una sorta di botte di ferro a 360° per far si che il cambiamento sia visto come il ”male assoluto”!

In questo sistema incancrenito si è sperato o creduto che Crocetta, con una bacchetta magica, potesse risolvere il tutto. Ma quanto siamo ingenui … proprio in Sicilia pretendiamo la bacchetta magica?

Morale visto che i risultati non arrivano allora che si fa? Si cerca di eliminare il presidente della regione che non ha risolto i guai per cui è stato eletto! Guai incancreniti dalla ”notte dei tempi”,   ma che si pretende, delegando all’uomo al comando, di risolvere  tutto in quattro e quattr’otto! Inoltre non lo si fa con un atteggiamento ”politicamente corretto” ma bensì inventandosi/strumentalizzando le intercettazioni sull’Espresso, con l’errata convinzione che il ”metodo Boffo” possa toglier le castagne dal fuoco.

Ma … non trovate che a furia di giocare virtualmente sui pc si stia perdendo il senso della realtà? Ma veramente si pensa che le cose in Sicilia possano cambiare dall’oggi al domani? Che siano sufficiente un uomo o una donna con buoni principi inseriti  in un contesto marcio, colluso, drogato e malato per risolvere tutti i problemi? Ammesso e non concesso che entrambi lottino in sintonia totale, e senza screzi,  per risolvere i problemi … questi due ”eroi” non son certo sufficienti a scardinare il sistema.

Sempre citando Tomasi di Lampedusa: ”Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”!

Ho l’impressione che ce ne sia ancora tanta di strada da fare per cambiare davvero le cose …

 

Alla prossima

 

 

Elena

 

 

fonte: http://www.corriere.it/economia/12_luglio_05/sicilia-piu-dipendenti-governo-inglese-rizzo_dfbf11cc-c660-11e1-8ab7-67e552429064.shtml

Siciliani biondi e con gli occhi azzurri … come mai?

Venerdì scorso Madeleine mi ha parlato di un articolo relativo ai ”Normanni in Sicilia” non ho ancora letto l’articolo, cosa che mi riprometto di fare non appena ”metterò le mani” sull’ultima edizione dell’italianiste,  ma intanto … ecco qui una ‘nostra’ piccola parentesi sull’argomento.

Tutti sappiamo che lo stereotipo del siciliano medio è quello di una persona dal fisico asciutto, scura di carnagione, con occhi e capelli scuri. Considerato il fatto che il Sud dell’Italia è stato territorio di conquista arabo, va da se che questo stereotipo non è poi tanto lontano dalla realtà. Ma … come mai in Sicilia le persone bionde,  alte e con gli occhi azzurri non sono affatto una rarità?  Come mai in Sicilia c’ è un Palio che si chiama  il ”Palio dei Normanni”?  La più grande rappresentazione in costume che si svolge nel Sud dell’Italia – con circa 600 figuranti – di un fatto storico accaduto circa mille anni fa.

Il Palio si svolge ogni anno, nel paese di Piazza Armerina in provincia di Enna , nel cuore della Sicilia,  dura tre giorni e finisce il 14 agosto. La manifestazione ha le sue origini tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700  quando, le allora ”dodici confraternite” della città, organizzarono, per la prima volta, un corteo storico in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna ”Maria Santissima delle Vittorie”.

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Nell’anno 1060 la Sicilia era sotto il dominio Arabo e i Normanni sbarcarono a Messina – grazie anche all’appoggio dell’emiro arabo di Siracusa che, essendo in lite con gli altri emiri di Sicilia –  in particolare con il cognato signore di Castrogiovanni – promise ad Altavilla il suo appoggio contro i musulmani in Sicilia.

Ma … cosa ci facevano i normanni in Italia e come ci erano arrivati?

Dunque vediamo di sintetizzare, i Normanni (o uomini del nord) o Vichinghi (uomini della baia, vik) erano popolazioni scandinave formate da diversi gruppi etnici. Tra di loro c’era di tutto,  dai mercanti ai navigatori, dai predoni ai guerrieri. Spinti probabilmente dall’aumento della popolazione e dal bisogno di terre, cominciarono la loro espansione sia per vie marittime che per quelle  terrestri. I primi a uscire dai loro confini diretti in Francia, Scozia, Irlanda, Inghilterra, Islanda e Groenlandia  furono i Norvegesi.  Gli Svedesi, conosciuti col nome di Vareghi o Rus, si spinsero fino al mar Baltico, al mar Caspio e al mar Nero dove occuparono città e fondarono principati tra cui il più noto fu quello di Kiev, o Regno di Rus, da cui prese il nome l’attuale Russia. I Danesi crearono basi in Francia, lungo la Loira e la Senna, da dove partivano per le loro scorrerie. A partire dal nono secolo  molti Danesi diedero vita a insediamenti stabili e si convertirono al Cristianesimo.

Nel Ducato di Normandia, concesso in feudo da Carlo il Semplice al capo normanno Rollone nel 911 si svilupparono, in seguito alla perdita di potere dell’impero Bizantino prima e dei carolingi poi, le istituzioni feudali che si sarebbero poi diffuse in Europa.

Gruppi di guerrieri mercenari normanni si trasferirono nell’ Italia meridionale all’inizio del decimo secolo per mettersi al servizio: dei Bizantini,  delle città loro avversarie, dei duchi longobardi … insomma purché pagassero bene erano disposti, da bravi mercenari, a combattere per tutti.

Nel 1030 un capo normanno appartenente alla famiglia degli Hauteville (Altavilla) ottenne dal duca di Napoli per cui aveva combattuto, la signoria di Aversa, a cui si aggiunse sempre per meriti di guerra,  quella di Gaeta.

Gli Hauteville già signori di Coutances in Normandia e ora anche signori di Aversa e Gaeta,  avevano combattuto e vinto contro le truppe pontificie dell’Italia centrale nel 1053.  Questo fatto aveva messo a serio rischio l’autorità del papa, sia come capo della chiesa cristiana, sia come re dello Stato Pontificio.  Ma … dopo averlo vinto e preso in ostaggio, lo lasciarono libero a patto che egli riconoscesse tutte le conquiste Normanne del Sud Italia, compresa quella futura della Sicilia.

Naturalmente il papa non se lo fece ripetere due volte e in cambio della libertà e del suo Stato Pontificio fu disposto a riconoscere tutto quello che i normanni chiedevano.

In questo modo i Normanni non solo potevano conquistare terre italiane ma si facevano anche paladini della cristianità , prima cosa per aver risparmiato la vita al papa e poi giustificando le loro mire espansionistiche con il pretesto di liberare la Sicilia dagli infedeli saraceni.

Una battaglia famosa contro gli arabi fu quella combattuta sulle colline di Cerami vicine alla Cittadina di Piazza Armerina, dove, secondo la leggenda, i normanni vinsero grazie all’aiuto divino (una specie di prima crociata insomma) e il conte normanno Ruggero d’Altavilla  inviò al Papa in segno di riconoscenza una parte del bottino di guerra e quattro cammelli. Quest’ultimo, per ricambiare la gentilezza concesse  l’ ”indulgenza papale” al Conte e gli donò una bandiera con le insegne papali, che raffigurava la Madonna con Gesù Bambino e che pare accompagnò il Conte durante le sue future battaglie, e vittorie, in Sicilia. Per questo motivo questa raffigurazione della Madonna venne ribattezzata ”Maria Santissima delle Vittorie”.  Oggi è  patrona della città di Piazza Armerina e Il palio si tiene sia in ricordo della battaglia vinta sia in onore della Madonna delle Vittorie.

Durante la conquista dell’Italia Meridionale e della Sicilia, i Normanni ripopolarono e fondarono molti centri della Sicilia centro-orientale con gente proveniente dalla Normandia e dalla Provenza ma anche dal Nord Italia come Piemonte, Liguria ed Emilia grazie ad alleanze e matrimoni con famiglie dei Marchesi di Saluzzo, Monferrato e Savona. Ovviamente questa mescolanza genetica ha prodotto in Sicilia e nel Sud Italia individui dalla carnagione chiara con occhi azzurri e capelli biondi.

L’afflusso di popolazione nordica in Sicilia in paesi come : Piazza Armerina, Aidoni, Nicosia, Sperlinga, San Fratello,  ha fatto sì che si sviluppasse in queste zone della Sicilia una parlata molto diversa da quella del resto dell’isola, con suoni francofoni tanto da formare una vera e propria lingua, il cosiddetto dialetto gallo-italico che sopravvive ancora oggi tra le viuzze medievali di questi meravigliosi paesini appunto detti lombardo-siculi.   Nomi di battesimo come Ruggero, Guglielmo, Tancredi sono di origine Normanna mentre Enrico, Federico, Manfredi sono di origine Sveva.

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Il termine ”lombardo” non ha nulla a che vedere con la regione Lombardia ma  è da considerarsi come pura contrazione linguistica dell’aggettivo longobardo,  derivato dall’antico germanico Langbärte latinizzato in Langobardi. Nel medioevo questo termine era usato per indicare gli abitanti di tutta l’Italia Settentrionale nord-occidentale, un territorio molto più vasto dell’attuale regione Lombardia e che che comprendeva, oltre alla Lombardia anche Piemonte, Liguria, Emilia e Romagna.

 

Alla prossima

 

Elena

 

NUOVO CINEMA PARADISO

Ieri, per la rassegna del cinema italiano, organizzata dal CIP (Club Italianiste de Provence)  siamo andati al Vox di Frejus a vedere ”Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore – un film italiano del 1988.

Della classe di italiano della Sasel (Societè Aygulfoise Sports et Loisirs) oltre alla sottoscritta c’era Bartholomè, Gerard, Syra, Leonor, Jaqueline e Josiane.

Per quanto riguarda Josiane, devo dire che ho avuto i miei soliti problemi di ”fisionomia”! Appena l’ho vista ho dato per scontato fosse lei e l’ho salutata … poi osservandola ancora, ero seduta dietro di lei e quindi la vedevo di  nuca o di profilo, ho sospettato di essermi sbagliata.  Solo all’uscita Jaqueline mi ha confermato che era proprio Josiane.

Che vergogna! Non riconosco le persone …  cosa posso farci? Sarei un testimone inutile anche nel caso assistessi ad un reato! Cosa potrei dire alla polizia? Nulla!

Ma torniamo al film … L’inizio della proiezione è stato in francese! Naturalmente ci siamo lamentati  tutti … il  tecnico è venuto in sala a scusarsi  ed ha ripreso la versione in italiano. Il bello del Vox è anche questo … ambiente più che ”familiare”!

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Salvatore Di Vita, detto ”Totò”,  da quando ha lasciato il paesino di cui è originario (°) non vi è mai più tornato e da trent’anni vive a  Roma, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico.

Una sera, al suo rientro a casa, la ”compagna” con cui vive al momento gli dice di aver risposto ad una telefonata di sua madre che, dalla Sicilia, lo avvisava della morte di un certo Alfredo …

Salvatore resta sveglio per tutta la notte e ricorda la sua infanzia nel Paesino di Giancaldo, dove il cinema è l’unico divertimento e l’unica possibilità di sognare un mondo diverso.

Siamo alla fine degli anni quaranta … Totò è un bambino povero che vive con la sorella e la madre e tutti e tre attendono il ritorno del padre soldato, che risulta disperso in Russia e che non tornerà mai più.

Fa il chierichetto in Chiesa per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film che ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante la contrarietà  di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo.

In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo come ”esterno” Totò riesce ad accordarsi  con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova di matematica, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere!

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Mentre Alfredo sorride guardando i suoi concittadini godersi la pellicola,  una scintilla provoca un incendio che si propaga all’interno della cabina di proiezione.

Totò che era sceso  in piazza a guardare il film corre in cabina e riesce a salvare l’amico, che purtroppo però,  perde la vista.

Grazie all’intervento di un concittadino diventato milionario in seguito ad una vincita al ”lotto”,  la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate.

Salvatore,  ormai adolescente, conosce Elena, una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato per il servizio militare a Roma e perde completamente le tracce di Elena.  Tornato in Sicilia si rivede con Alfredo il quale gli consiglia di abbandonare per sempre la Sicilia e di cercare fortuna altrove.

Con quest’ultimo ricordo Salvatore torna alla realtà rendendosi conto che, nonostante il successo , nella sua vita manca ”qualche cosa” e decide di tornare.

Il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Il  tanto amato ”Nuovo Cinema Paradiso” è inutilizzato da anni ed è destinato alla demolizione. Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena, ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Il più stupido della classe che, guarda caso, si è dato alla ”politica”!

Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze, e anche per l’intervento dello stesso Alfredo, vivono una notte di passione. Notte destinata però a rimanere l’ unica.

Totò non può fare altro che tornare a Roma … con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo.

Questa si rivela essere un  eccellente montaggio dei baci censurati da don Adelfio. La sua proiezione commuove Salvatore che, grazie a quelle immagini …  fa pace con se stesso e con il suo destino.

Mi era piaciuto allora a mi è piaciuto altrettanto adesso nella versione integrale, quella di circa 3 ore.

Un film delicato e commovente, che non ha paura di evidenziare la ”durezza” della realtà, l’importanza dei sentimenti, il fondamento dei valori reali …  e che sopratutto,  lascia aperta una porta alla ”speranza”.

Alla prossima

Elena

 

(°)(Il Paese di ”Giancaldo”  non esiste realmente ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore.)