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Salvini, la lega e … i fondi russi!

Se vi interessa conoscere la situazione dei fondi ‘’Russia-Lega’’ che imbarazzano tanto il Ministro degli Interni, nonché vice Primo Ministro italiano ecco qui una ‘’sintesi’’ di facile lettura, tratta dal Sole24ore.

Nonostante Salvini continui a dire di non conoscere Savoini, i due sono sempre assieme …

Negli ultimi giorni si parla di un accordo che avrebbe consentito alla Lega, il partito del vicepremier Matteo Salvini, di incassare l’equivalente di 65 milioni di dollari di fondi dalla Russia. 

Il retroscena è emerso da un audio pubblicato il 10 luglio da una testata statunitense, Buzzfed, anche se le dinamiche descritte nella conversazione erano già state svelate da un’inchiesta del settimanale Espresso nel febbraio 2019.

L’intermediario principale dell’operazione è stato identificato in Gianluca Savoini , un esponente delle Lega che viene considerato come un emissario del partito in Russia.

Il caso è esploso prima con scandalo politico, ravvivando l’accusa di legami opachi fra il Carroccio e Mosca, per poi assumere una rilevanza penale. La Procura di Milano ha aperto formalmente un indagine a carico di Savoini per corruzione internazionale e, ora, sta valutando l’avvio di una rogatoria per fare chiarezza sui flussi finanziari che si sarebbero dovuti registrare fra la Russia e il partito che esprime uno dei due vicepremier nel governo italiano.

Ma cosa si è scoperto, esattamente, con l’audio? 

L’audio diffuso da Buzzfeed, in un articolo firmato dal giornalista italiano Alberto Nardelli, è stato registrato al Metropol Hotel di Mosca. I suoi contenuti erano già stati anticipati lo scorso febbraio da un’inchiesta di due reporter dell’Espresso, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, poi autori di un libro-inchiesta sullo stesso argomento. La conversazione coinvolge un totale di sei persone: tre italiani e tre russi.

L’unica voce riconoscibile con sicurezza è quella di Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia e ‘’sherpa’’ della Lega a Mosca. 

Ora è emerso che uno degli altri due connazionali è Gianluca Meranda, un avvocato che ha partecipato all’evento come consulente di una banca d’affari. Meranda ha scritto una lettera a Repubblica, dove conferma la sua partecipazione (in rappresentanza di una società ‘’interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa’’) ma nega qualsiasi affiliazione politica o interesse per il finanziamento ai partiti. Nell’audio, Savoini spiega l’ambizione di stringere ulteriormente i rapporti fra l’Europa e la Russia, chiamando in causa il fronte nazionalista che si è venuto a saldare in occasione del voto delle Europee del 23-26 maggio fra la stessa Lega e altri partiti dell’area come il Freiheitliche Partei Österreichs (Austria) e il Rassemblement national (Francia).

Poi si parla di un accordo, quello che ha scatenato le controversie e le indagini. La trattativa consisteva nel dirottare sulle casse della Lega 65 milioni, a margine di un’operazione che avrebbe condotto una grossa azienda petrolifera russa a vendere alla Eni petrolio per 1,5 miliardi di dollari (Eni ha già negato qualsiasi coinvolgimento). La transazione sarebbe stata poi intermediata da una banca russa, andando a finanziare la campagna elettorale della Lega.

Che cosa ha provocato lo scandalo? 

I riflessi del caso sono soprattutto di ordine giudiziario e politico. 

In termini giudizari, la Procura di Milano ha aperto formalmente un’indagine con l’ipotesi di reato di corruzione internazionale. I magistrati sostengono di aver già avuto accesso da mesi agli audio svelati da Buzzfeed, concentrandosi sui rapporti Lega-Russia dai tempi della prima inchiesta de l’Espresso.

Ora i pubblici ministeri Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, stanno vagliando l’ipotesi di avviare una rogatoria internazionale a Mosca (semplificando, una richiesta di assistenza internazionale) per verificare se il trasferimento di fondi abbia avuto davvero luogo.

È probabile, però, che l’impatto maggiore sia di carattere politico. Il vicepremier Matteo Salvin e diversi esponenti della Lega hanno scaricato Savoini, liquidandolo come un millantatore che ha agito in totale autonomia rispetto agli interessi del Carroccio.

L’incongruenza, rilanciata dallo stesso Buzzfeed, è che esistono diverse testimonianze fotografiche e verbali del rapporto fra Savoini e la Lega, a partire dalla sua presenza durante una visita ufficiale di Salvini a Mosca.

Incalzato dai cronisti sul tema, il vicepremier ha risposto con irritazione che Savoini ‘’non era stato invitato’’.

Al di là degli episodi, i rapporti fra i due coprono un periodo di almeno due decenni e sono puntellati da forme anche strette di collaborazione.

Savoini, elenca ancora Buzzfeed, ha svolto il ruolo di portavoce di Salvini, organizzato viaggi in Russia per delegazioni della Lega e presenziato a diversi incontri fra politici italiani e diplomatici russi, inclusa la recente visita di Putin al premier italiano Giuseppe Conte.

Non c’è nulla di inedito nella fascinazione della destra europea per la Russia di Putin. Ma anche il caso di un flusso di finanziamenti fra il Cremlino e l’Europa conta alcuni precedenti.

Un esempio quasi identico alla vicenda-Savoini è quello che ha affossato la carriera di Heinz-Christian Strache, segretario del Freiheitliche Partei Österreichs, incastrato da un video che lo vedeva intento a promettere favori alla finta nipote di un oligarca russo in cambio di finanziamenti.

Strache si è dovuto dimettere, innescando una crisi del governo di centrodestra di Vienna (che si appoggiava al sostegno del FpÖ) e la convocazione di nuove elezioni a sttembre. 

Marine Le Pen, leader del partito di ultradestra Raggruppamento nazionale, ha ricevuto nel 2014 un totale di 11 milioni di euro in prestiti da banche russe, una delle quali vicina al governo di Mosca.

Il banchiere britannico Arron Banks, grosso sostenitore della Brexit, è finito sotto indagine per l’origine «sospetta» degli 8 milioni di sterline donate alla campagna per il Leave in occasione del referendum. 

In quello stesso periodo Banks contrattava per investimenti in diamanti e oro mediati dall’ambasciata russa a Londra.

E ora che succede? 

Salvini e la Lega sono nel mirino dell’opposizione, che chiede maggior chiarezza sull’episodio e invita il vicepremier ad ammettere (o spiegare) la sua vicinanza a Savoini.

L’ex premier Matteo Renzi, oggi senatore del Partito democratico, ha dichiarato che la richiesta di rubli a Mosca offrirerebbe gli estremi per una accusa di ‘’alto tradimento’’ nei confronti di Salvini.

Per ora il partito, come abbiamo visto sopra, si affretta a negare qualsiasi legame decisivo con l’indagato. La Lega potrebbe costituirsi parte civile nell’inchiesta della Procura milanese, ritenendosi danneggiata dall’episodio e dall’identificazione con i comportamenti di Savoini.

Non è detto, però, che il distanziamento improvviso dall’esponente giochi a favore del Carroccio. La Lega ha sempre manifestato la sua affinità con la Russia di Putin, indicata come uno dei modelli di riferimento per il collocamento internazionale della Lega. Il voltafaccia a Savoini, lo sherpa del Carroccio a Mosca, potrebbe essere percepito come un rinnegamento della propria linea politica e dei rapporti con Mosca.

Ma soprattutto la ”cosa evidente” è che alla Lega dell’Europa non importi un ”fico secco” e che cerchi in tutti i modi, alleati anche ”opachi” come Putin,  pur di impedirle di contare nello scacchiere internazionale.  Il ”salvatore della Patria” quello che ”combatte i disgraziati migranti sui barconi ”… svende il Paese ad uno come Putin.

Alla prossima

 

Elena

Voto degli italiani all’estero.

Santo cielo! E’ già sabato, sono le 17,00 e sto cucinando per domani che ho degli amici a pranzo, quando realizzo che non ho ancora preparato nulla per la lezione di martedì prossimo. Certo che si vede che le ‘’vacanze’’ sono vicine eh? Poca voglia di lavorare e tante distrazioni.  Cosa faccio? Ecco! Mi è venuta un’idea! 

Vi racconto le peripezie che abbiamo dovuto fare per poter votare alle elezioni europee.

Allora … la scorsa settimana avremmo dovuto ricevere dal Consolato di Marsiglia la documentazione per poter votare nel seggio preposto per i candidati italiani alle europee. 

Aspetta … aspetta … non arrivava nulla, la cosa mi preoccupava visto che ad altri amici italiani era già arrivata. Sul sito della Farnesina, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, c’è tutta la documentazione e tutte le informazioni/istruzioni necessarie sullo svolgimento delle votazioni da parte dei cittadini italiani residenti all’estero e regolarmente registrati all’ AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) nel sito c’è inoltre scritto che, se entro il 21 maggio, non si avesse ancora ricevuto nulla, di mettersi in contatto con il proprio Consolato.

Per paura di non avere poi abbastanza tempo, già venerdì 17 ho iniziato ad inviare e-mail all’ufficio del Consolato Generale d’Italia di Marsiglia da cui dipendiamo noi italiani residenti del VAR.

La mia ‘’ansia’’ era anche dovuta al fatto che c’era qualche cosa di ‘’strano’’. Infatti avevo ricevuto il materiale informativo per eleggere i candidati francesi, cosa ben lontana dalle mie intenzioni. 

Conosco meglio i ‘’problemi’’ italici di quelli francesi quindi non avevo nessuna intenzione di votare per i candidati francesi. Anche se comunque poi i voti, sia per quelli italiani, sia per quelli francesi, andrebbero tutti nello stesso posto, ed in effetti, noi possiamo scegliere se votare per i candidati francesi o per quelli italiani. 

Ma comunque avevo ricevuto dal Municipio di Frejus solo la documentazione e non la scheda per votare. Quindi una sorta di ‘’mistero’’. Chi ci ha iscritti nel Municipio francese di Frejus? Mah …

Ci è venuto in mente che l’iscrizione fosse ‘’automatica’’ dal momento che qui noi possiamo votare per le Amministrative, in quanto paghiamo le tasse inerenti alla casa, ma ci hanno assicurato che per quanto riguarda il voto per le Elezioni Europee, la prassi non è affatto ‘’automatica’’ e che bisogna andare a farlo di persona.  

Al Consolato stranamente, grazie alle ricerche fatte da un gentilissimo Signore che ho ‘’tormentato’’ per circa una settimana, risultavamo, sia io che mio marito, iscritti nel Municipio di Frejus! 

Strana cosa visto che per iscriverci avremmo dovuto recarci entro il 21 marzo e farlo personalmente. Ora … vero è che sia io che mio marito siamo un ‘’pò ‘’sfasati’’ data l’età, ma completamente ‘’storditi’’ direi ancora di no. Ci saremmo ben ricordati se fossimo andati di persona a registrarci no? Tra l’altro bisognava farlo entro il 21 marzo, o qualche cosa di simile, quindi non stiamo parlando di ”anni fa”.  Vabbè … 

Comunque …  chiarito il fatto che nessuno di noi due fosse andato a registrarsi al Municipio di Frejus, il gentile Signore del Consolato italiano ci ha inviato, via e-mail,  i documenti che abbiamo dovuti compilare per chiarire la faccenda e le schede per votare sono arrivate venerdì mattina.

Per votare dobbiamo fare un centinaio di chilometri in quanto dipendiamo da Tolone che non è proprio ‘’dietro l’angolo’’. 

Inoltre gli stranieri votano il venerdì’ 24 ed il sabato 25.

Stamattina quindi,  sabato 25, siamo partiti di buon’ora per andare a votare! Abbiamo fatto quindi il nostro ‘’diritto/dovere’’!  

Non cambierà nulla ma sono felice di esserci andata. Da quando ho 18 anni voto e non farlo mi mette una strana ‘’ansia’’. 

Vedremo che cosa succederà. Vedremo se questa Europa la riusciremo a fare. Un’Europa più giusta ma comunque unita. E’ ovvio che ognuno ‘’tiri l’acqua per il proprio mulino’’ l’abilità è quella di mandare in Europa persone capaci, preparate e che spingano nella direzione giusta. 

Un’Europa debole e divisa può solo fare gli interessi di gente come Trump o come Putin.

Speriamo in bene. 

Alla prossima

Elena 

Benzina … Francia e Italia ..

In Francia si lamentano del prezzo del carburante. Gli ormai famosi Gilet Gialli, sono ovunque e sono molto arrabbiati!

Noi invece zitti … ed in più paghiamo persino l’Iva sulle tasse … 🙁

Bè … se non altro, il Governo Francese,  ha giustificato l’aumento dicendo che intendono investire, in maniera maggiore, su fonti alternative ed affrancarsi così dai combustibili fossili.
A noi invece costa una fortuna solo a causa delle accise, che, per la cronaca sono queste:

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli auto-ferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,02 euro: terremoto in Emilia (2012)

A parte la ”presa per i fondelli” di roba successa ai tempi dei nostri nonni … vedete forse qualche cosa mirante all’affrancamento dai combustibili fossili? Macché!
A questo elenco di accise non dimentichiamo inoltre che va aggiunta l’Iva al 22%. Eh si … noi paghiamo l’Iva sulle tasse … e nessuno scende in piazza per una cosa simile. Non ci pensano nemmeno.

Il prezzo medio per un litro di carburante in Francia negli ultimi 3 mesi, da agosto a novembre 2018, è stato di 1,55 euro, mentre il prezzo minimo di 1,49 euro.
Il prezzo è certamente più alto della media mondiale, che si attesta a 1,41 euro, nello stesso periodo, ma più basso che in Italia. Il prezzo medio del carburante nel nostro paese è stato di 1,65 euro, con un picco di 1,67 euro registrato il 22 ottobre.
L’Italia, secondo una ricerca di Global Petrol Prices, è uno dei paesi con il prezzo dei carburanti più alto al mondo: dopo Hong Kong, Barbados, Norvegia, Wallis e Futina e Monaco ci siamo noi.

Alla prossima

Elena

Francia – Blocage national dei gilet jaunes …

Oggi in Francia, 17 novembre: ‘’blocage national’’ dei ‘’gilets jaunes ‘’.
Manifestazione spontanea ed apolitica nata in rete contro tutti gli aumenti che piovono sulla testa delle persone che già fanno fatica a ‘’tirare la carretta’’!

Francia – Città di Torcy . I ”Gilet gialli ” si ritrovano nel parcheggio di un supermercato Carrefour.

Elettricità, gas, assicurazioni, affitti … continuano ad aumentare e le divisioni tra classi sono sempre più forti! La classe lavoratrice, la piccola e media borghesia stanno, letteralmente, scomparendo. La situazione peggiora ed il gap tra chi ha tantissimo e chi ha pochissimo diventa sempre più marcato.
Manca denaro all’appello … come mai?
Chiedetevi quante tasse pagano le Multinazionali che, nonostante tolgano lavoro alle persone invece di darglielo, guadagnano cifre da capogiro e non pagano tasse dove fanno reddito ma solo dove decidono di farlo.
Il denaro che le Multinazionali NON paga finisce in un ‘’buco nero’’ che fa comodo solo a quattro gatti mentre, la collettività, non vede una lira!
Gli Stati però, per fare andare avanti tutto l’am ba ra dam: sanità, scuole, welfare, etc. … hanno bisogno di denaro. Ora, dove pensate che li prendano i soldi per far funzionare il Paese? Fatevi una domanda e datevi una risposta!
La politica è riuscita a dare l’impressione all’opinione pubblica, di limitarsi a prendere stipendi da capogiro, ma di non esser in grado di imporre dei ‘’diktat’’ alle Multinazionali, ovvero ai ‘’Novelli Imperatori’’! Come mai la politica non ci riesce? Che ci voglia un ‘’peso fortissimo per farlo’’?  Considerato il fatto che questi ”Highlanders” possiedono denaro per fare delle guerre e che tengano, per questo motivo, la politica al guinzaglio?

Come si farà ad avere un ’’peso fortissimo’’? Dividendoci  forse come i ‘’frattali’’?

Meditate gente … meditate … alla prossima

Elena

Strage di Ustica, dopo 38 anni …

… 38 anni fa,  il 27 giugno 1980 il volo di linea da Bologna Borgo Panigale a Palermo Punta Rasi perse il contatto radio con l’aeroporto di Roma-Ciampino e cadde nel Mar Tirreno. Tutti gli occupanti dell’aeromobile, 81 persone, morirono.

Perché? Mah …

L’aereo era un DC-9 della compagnia Itavia ed era sotto il controllo di Ciampino e sotto la sorveglianza dei radar militari di Licola (Napoli) e di Marsala (Sicilia). Tra queste tracce radar è stata accertata la presenza di numerosi tracciati radar civili e militari, nazionali e internazionali. 

Durante le indagini venne fuori che il registro di controllo del sito radar di Marsala, aveva una pagina strappata nel giorno dell’incidente. Il pubblico ministero giunse quindi alla conclusione che fosse stata fatta sparire la pagina originale del 27 giugno e se ne fosse riscritta poi, nel foglio successivo, una versione diversa. Interrogato a questo proposito, il sergente Muti, del centro controllo in servizio quella sera a Marsala rispose: ‘’Non so cosa dirle’’.

L’’ammiraglio James Flatley al comando della portaerei americana Saratoga, ancorata il 27 giugno 1980 nel golfo di Napoli dopo aver inizialmente dichiarato che dalla Saratoga non fu possibile vedere nulla perché tutti i radar erano in manutenzione, successivamente cambiò versione (ma dai?) e disse che, nonostante fossero in corso lavori di manutenzione dei radar, uno di essi era comunque in funzione ed aveva registrato un traffico aereo molto sostenuto nell’area Sud di Napoli. Purtroppo i registri radar della Saratoga, nonostante l’organizzazione americana,  sono andati ‘’persi’’. 

Secondo Brian Sandlin però,  ex militare della US Navy in forza sulla Saratoga nel 1980, durante una intervista rilasciata al giornalista Andrea Purgatori e trasmessa durante la trasmissione televisiva Atlantide nel 2017 ha detto che quella sera il comandante della Saratoga informava l’equipaggio che aerei F4 della Saratoga avevano dovuto abbattere due Mig libici che apparentemente si apprestavano ad attaccarli smentendo le dichiarazioni ufficiali a suo tempo rilasciate dal governo americano al giudice Rosario Priore che si occupava del caso, stando alle quali la nave Saratoga quella notte era ancorata in rada a Napoli. Sandlin dichiara inoltre che quella sera la portaerei era al largo e che oltre metà dei caccia erano decollati per ‘’una prova di forza’’ con la Libia e che due di questi erano rientrati senza armamenti perché avevano sostenuto uno scontro con ‘’DUE’’  Mig libici e li avevano abbattuti. In zona era presente anche la portaerei francese Clemenceau per lo stesso motivo.

E ci stupiamo perché non si sa nulla sulla morte di Ilaria Alpi o Giulio Regeni? 🙁

Il 18 luglio 1980 in effetti la carcassa di un MiG-23MS dell’Aeronautica militare libica venne ritrovato sui monti della Sila in zona Timpa delle Magare, in Calabria da contadini del luogo.

Il Giudice Istruttore ipotizzò una correlazione del fatto con la caduta del DC-9 Itavia, in quanto furono depositate agli atti delle testimonianze di diversi militari in servizio in quel periodo, che affermavano di aver effettuato servizi di sorveglianza al MiG-23 non a luglio, bensì a fine giugno 1980, periodo che concordava con la caduta del DC-9. Si teorizzò quindi che il caccia libico non fosse caduto il giorno in cui fu dichiarato il ritrovamento dalle forze dell’ordine (il 18 luglio), ma molto prima, probabilmente la stessa sera della strage, e che quindi il velivolo fosse stato coinvolto, attivamente o passivamente, nelle circostanze che condussero alla caduta dell’aereo Itavia.

Molti testimoni dell’epoca sono morti … alcuni anche in maniera sospetta … 

A 38 anni dall’accaduto, noi oggi sappiamo che, al 99% fu un missile ad abbattere l’aereo causando la morte di 81 persone tra i quali numerosi bambini … la domanda che rimane senza risposta è: ‘’Di chi era ‘sto missile’’? 

Mah …

Alla prossima

Elena  

Migranti: il tandem: ”Salvini/DiMaio” ha colpito ancora …

‘’Sequestreremo la nave’’, annuncia su Fb il ministro delle Infrastrutture Toninelli: ‘’Ci assumiamo noi la responsabilità di portarli sulle navi della nostra Guardia costiera, ma la Lifeline (Nave olandese di una ONG)  la porteremo in Italia dove dovrà fermarsi perchè la sequestreremo: è una nave apolide che non può navigare in acque internazionali’’. Come al solito facciamo i ”duri”. Chi abbiamo preso di mira stavolta? Ma le navi delle ONG naturalmente! Imbarcazioni dove giovani o meno giovani, volontariamente,  prestano soccorso ad altri esseri umani.  Il modo migliore per instaurare delle trattative pacate e ragionate vero? Abbiamo al governo gente che,  invece di discutere nelle sedi preposte,  batte le testate contro le saracinesche! Cribbio come stiamo migliorando!

Intanto scoppia la polemica tra il presidente francese Macron e il tandem Di Maio-Salvini. A cui Di Maio, da buon populista qual’è dà dell’ipocrita. Se Macron considera il populismo dei due geni come la ‘’lebbra’’ dovremmo farci delle domande.  A parte il fatto che quel he noi sappiamo son solo le cose che vogliono farci sapere … in Francia, nonostante tutto il  ‘’can can’’ che viene fatto alla frontiera di Ventimiglia e/o Bardonecchia, gli immigrati continuano ad entrare tranquillamente. Ci sono persino i cartelli lungo l’autostrada al confine in cui si dice di fare attenzione ai ‘pedoni lungo la banchina’’ .  Non dimentichiamo che il VAR è ‘’il regno di Marine Le Pen’’ e quindi il braccio di ferro è, per forza di cose, locale e mediatico. Ma entrare entrano eccome. Per 10 fermati, soprattutto sui ‘’media’’ 100 entrano in realtà.  Questo è un esodo che sarà difficile da contenere perchè, come tutti sappiamo,  il problema è a ‘’monte’’. 

Fuggono da guerre? Fuggono dalla carestia? Fuggono dalla povertà? Cambia qualche cosa?

Se questi nostri fratelli provengono da dove ci sono guerre, bisognerebbe farle finire. Più facile a dirsi che a farsi no? Se invece emigrano perché hanno ‘’fame’’? Che si fa? Li si butta a mare? Nel ‘’sentir comune’’ quelli che hanno ‘’fame’’ è perchè hanno governi di ‘’M’’ … già forse è vero … e allora? I nostri governi come sono? Quanto li abbiamo ”cambiati/migliorati”? Pensate per un attimo se noi italiani vivessimo in Africa, con la malavita organizzata che siamo capaci di produrre … quanto riusciremmo a migliorare la situazione? 

Quanto fanno comodo a ‘’noialtri benpensanti occidentali’’ il fatto che questi Paesi abbiano governi di ‘’M’’? Tanto mi verrebbe da pensare,  visto che in questo modo sono molto facili da corrompere per farci i comodi nostri. Quindi? Non crediamoci assolti perché non lo siamo. 

Torniamo al ‘’duo’’ Salvini/Di Maio … costoro hanno fatto campagna elettorale, mirando entrambi ad un’ Europa dalla quale era più che necessario allontanarsi.   Abbiamo forse dimenticato il famoso referendum sull’uscita dall’euro proposto dal M5S? Abbiamo forse dimenticato le ‘’sparate’’ di Salvini, pappa e ciccia di Marine Le Pen,  contro l’Europa che ci attanaglia? Ebbene i due, per essere eletti, hanno dovuto ”tirare un pò i remi in barca” e promettere, ipocritamente pur di arrivare agli agognati scranni,  di non esser affatto contro l’Europa. Hanno persino dovuto cambiare il Ministro dell’Economia, mettendone uno che tranquillizzasse nell’ordine:  Mattarella, i mercati e gli altri Paesi. 

Ma … una volta arrivati al Governo che cosa hanno iniziato a fare? Hanno iniziato a fare i ‘’duri’’, hanno iniziato a mostrare i ‘’muscoli’’ … hanno iniziato ad essere ‘’cafoni’’. Purtroppo con il nostro ‘’metro bacato’’  noi italiani siamo convinti che l’essere ‘’cafoni’’ sia un pregio e quindi l’ammirazione per Salvini sta crescendo in modo esponenziale ma … non sono tutti ‘’primitivi’’ come noialtri. 

Non dimentichiamo che il resto dell’Europa e del mondo ci vede anche come un paese che ha dato i natali ad organizzazioni come: Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita! Ci vede come un Paese che, cito letteralmente ‘’Le Point’’ del 24 maggio 218 n. 2386: ‘’Senza il soccorso dell’Unione Europea l’Italia sarebbe già a terra. L’Europa l’ha salvata dalla bancarotta già nel 2012, quando il Presidente dell’Unione Europea Mario Draghi ha impedito il contagio della crisi greca. Da anni gli acquisti massicci di debito pubblico tengono a bada l’economia della penisola. Gli xenofobi della lega e gli anti-capitalisti del M5S hanno studiato un programma comune che, se attuato, condurrà al disastro! Gli apprendisti stregoni attualmente al governo pensano di far pagare l’incuria dello Stato italiano ai partner europei.  L’incuria italiana è il prodotto di decenni di negligenza e di corruzione, di cui i dirigenti della penisola sono i primi responsabili. L’economia italiana, la cui crescita è anemica paga il prezzo delle insufficienti riforme. In aggiunta, le banche italiane sono fragili, Da sole detengono un quarto di crediti insolvibili. Basterà una scintilla per accendere la miccia’’!

E comunque tornando ai due geni della lampada … quello che riusciranno ad ottenere con la loro aggressione non sarà altro che altra aggressione. Finirà che si coalizzeranno tutti contro questo paese di populisti ignoranti e gli immigrati ce li rimanderanno tutti in Italia, visto che è sulle nostre coste che sbarcano.  Allora si che saranno cavoli amari.  I due volevano uscire dall’Europa? Ci riusciranno benissimo! Nel senso che verremmo sbattuti alla porta!

Abbiamo un debito di 2.300 miliardi di euro … manco riusciamo a pagarne gli interessi. Torniamo alla lira e annulliamo il debito? Bell’idea? Siamo sicuri? Il debito minimo raddoppierebbe … e noialtri senza il ‘’paracadute europeo’’ dove andremmo a finire? Non possediamo ‘’materie prime’’ e se dovessero mai farci un embargo, visto che il debito non potremmo certo pagarlo, torneremmo al Medio Evo! Pensiamo forse di vivere ancora nell’epoca del: ’’Abbiam tre mari … abbiamo tanto pesce che a chi lo vuole lo possiamo regalar’’? 

La politica di Salvini e Di Maio è quella del ‘’ricatto’’? Ma … siamo sicuri di potercelo permettere? Non è che ‘sti due giovani populisti ed incoscienti stanno sopravalutando un pò troppo la realtà?  A chi abbiamo dato le redini del Paese? Mah … 

Poveri noi …

Alla prossima

Elena 

 

”Ginger e Fred” – Cinema Vox Frejus

Lunedì siamo andati al Cinema Vox di Frejus ad assistere al film di Federico Fellini, Ginger e Fred.

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

GINGER AND FRED, Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, 1986, (c)MGM

Amelia Bonetti (Giulietta Masina) e Pippo Botticella (Marcello Mastroianni) sono due ex-ballerini italiani di tip-tap che, ormai da molto tempo, non danzano più. I loro nomi d’arte, Ginger e Fred, sono  la ‘’versione italiana’’ della più celebre coppia di ballerini americani: Ginger Rogers e Fred Astaire.
Ormai vedova, Amelia si occupa di mandare avanti la piccola azienda di famiglia dopo la scomparsa del marito. Fred, si direbbe invece faccia una vita disordinata e non abbia una situazione economicamente serena.
Ginger e Fred vengono coinvolti da una tv privata in una sorta di rudimentale “operazione nostalgia”.
Una volta sul posto realizzano che si tratta di un programma in cui personaggi più disparati cercano notorietà, ma, soprattutto, dove la pubblicità ha un ruolo predominante.
Il Cavaliere Lombardoni, proprietario dell’emittente privata in cui si svolge la trasmissione è, da parte del regista, una voluta ‘’parodia’’ del cavaliere Silvio Berlusconi proprietario, nella realtà di TV private e, come nelle TV di Berlusconi, anche nel film, i personaggi sono al limite della decenza.
Ginger e Fred iniziano ad avere dei seri dubbi, e si domandano se è il caso di proseguire questa ‘’follia’’; ma gli eventi li trascinano e si ritrovano infine sul palcoscenico. Appena iniziato il loro numero si verifica un blackout che li interrompe. Fred, al buio e sottovoce, convince Ginger che la loro presenza nel programma è assurda e che sarebbe meglio andarsene prima che torni la luce.
Mentre i due stanno scendendo dal palco approfittando del buio, Fred fa il ‘’gesto dell’ombrello’’ al publico e Ginger si asciuga le lacrime … proprio in quell’istante torna la luce! I due, imbarazzati, tornano al loro posto e riprendono la danza.
Fred non ricorda nulla, Ginger lo tranquillizza teneramente e i due ballano. Lui, preso dalla paura e dal poco esercizio, cade, si rialza ma è visibilmente provato. Ginger, con affetto, lo tranquillizza nuovamente … lui riacquista fiducia, si rilassa ed entrambi finiscono il loro numero con un discreto successo.
Il pubblico apprezza la padronanza del tip-tap, che richiede una notevole abilità, e alla fine ricevono un sincero applauso.

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

GINGER AND FRED, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, 1986

Durante questi due giorni Amelia scopre che quando si erano lasciati, sciogliendo il loro rapporto di ‘’lavoro’’ ma anche di ‘’affetto’’,  Pippo era stato ricoverato in manicomio in preda ad una forte depressione.  Evidentemente tra i due c’era un qualche cosa di più importante che solo il lavoro.
Onestamente pensavo si sarebbero messi nuovamente insieme, non certo per ballare, ma per condividere in serenità gli anni di vita che restavano loro.
Invece Ginger, dopo aver dato a Fred del denaro, parte in treno da sola per tornare al suo mondo, fatto di azienda, figli, nipoti … mentre lui, ancora più solo, si infila nel bar della stazione ferroviaria per bere.
Un film tenero nonostante le celebri scene ‘’felliniane’’ fatte di donne e uomini volgari che però si sposano perfettamente con lo ‘’spirito’’ delle trasmissioni di berlusconiana memoria, dove apparenza e ’’corpi scoperti esposti’’ non richiedono nessuna capacità se non quelle fornite da ‘’madre natura’’.
Ma … in fondo se lo scopo di queste trasmissione è soprattutto quella di vendere prodotti, è decisamente meglio avere degli spettatori che non pensino molto … ma che si limitino alle cose ‘’basilari’’ e ‘’terra terra’’ della vita.
In queste trasmissioni non siamo alle Folies Bergere, dove c’è dell’arte, qui l’obiettivo è solo quello di distrarre il pubblico per farlo diventare un compratore deficiente!

Un bel film, con due interpreti fantastici, che vale assolutamente la pena di vedere.

Grazie come al solito a Jerome Rober per le scelte felici e al Club Italianiste de Provence. E’ importante per gli italiani che abitano qui aver la possibilità di vedere dei capolavori in lingua italiana. Ci serve sia per ”esercizio linguistico” sia  per tenerci vicini alle ”cose belle” del nostro Paese.

Alla prossima
Elena

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– In America il film fu ben accolto dal pubblico ma la vera Ginger Rogers fece causa al distributore americano del film, lamentandosi del fatto che lei veniva dipinta sotto una falsa luce e che comunque si sentiva ‘’lesa’’ nella sua privacy. La causa si risolse con una completa assoluzione per il regista Federico Fellini che, secondo il giudice, aveva il diritto di esercitare la propria espressione artistica.
– Giulietta Masina era la moglie di Federico Fellini si erano sposati nel 1943 e rimasero assieme tutta la vita. Ebbero un solo figlio nel 1945 ma morì dopo undici giorni di vita.

La Francia senza burro?

Si direbbe quasi un ”ossimoro” eppure …

Venerdì ho invitato degli amici a pranzo per domenica. La mia amica, conoscendo la mia cucina si è subito offerta di fare le lasagne al forno!
Io adoro le lasagne al forno, quindi le ho risposto: ‘’Perfetto, io preparo ‘’il secondo’’!
In serata ci siamo risentite al telefono e lei mi ha confessato di aver delle difficoltà a trovare del burro!
Sei senza burro? – le dico – e mi offro di procurarglielo, visto che noi usandone pochissimo, ne abbiamo sempre in frigo.
Ne usiamo poco perché ho un marito romano che continua a menarcela a tutti che le civiltà sono nate ad ‘’olio’’ e non a burro. Essendo io di Torino non ne sono poi molto convinta, ma, da quando è in pensione mi ha soppiantata in cucina, quindi a noi il burro dura una ‘’vita’’; in compenso l’olio extra vergine di oliva va via come, appunto, l’olio!

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Baguette calda e burro … la colazione tipica francese! 🙂

Terry deve aver risolto il problema perché non l’ho più sentita.
Ma la faccenda mi ha incuriosita e sono andata su ‘’santa rete’’ per informarmi su ‘sta penuria di burro ed ho scoperto che:

La Francia, che il più grande consumatore di burro del mondo (otto chili a testa), non ne ha a più a sufficienza per coprire la domanda interna. Come mai? Semplice … un problema, come al solito, economico.

Thierry Roquefeuil, presidente della federazione dei produttori di latte francese, spiega trattarsi di una ‘’guerra di prezzi. I supermercati si rifiutano di aumentare i prezzi  e quindi i produttori vendono all’estero.
Nel 2016 per comprare una tonnellata di burro si spendevano 2.500 euro, mentre ora i produttori ne vogliono 7.000.
Nei nuovi paesi che stanno diventando ricchi, come ad esempio: Cina, Egitto e Messico il burro sta diventando un alimento sempre più utilizzato.
Tra l’altro la Cina ha avuto non troppo tempo fa una truffa enorme sul latte per i neonati. Latte in polvere tagliato con la ‘’melamina’’ che ha causato intossicazioni e morti,  ecco che quindi si è rivolta a fornitori più affidabili, come ad esempio i produttori di latte francesi.
Ovviamente questi paesi sono disposti a pagare il burro molto più di quanto faccia la grande distribuzione francese e quindi i produttori privilegiano l’esportazione.

In Italia il consumo pro capite di burro resta molto inferiore alla media europea, visto che noialtri ‘’andiamo ad olio d’oliva’’ , quindi il problema non esiste, ma per i francesi che usano burro in qualità industriali – visto che lo mettono ovunque – la faccenda si sta facendo complicata.

Alla prossima
Elena

Guerra in Siria … ”Chi” combatte ”chi” e perché?

Ogni giorno i media ci informano dell’esodo del popolo Siriano, molti di noi inorridiscono, alcuni, tra cui la sottoscritta, piangono, molti scrollano le spalle. Stamattina pensavo con orrore al fatto di quanto in effetti si sia ”impotenti” davanti ad un massacro simile.

Mi viene in mente di quante volte da ragazzina, leggendo o parlando con amici dell’olocausto subito dagli ebrei, la mia rabbia crescesse.

Tutti abbiamo letto Anna Frank, non so quanti invece abbiano letto ”Tu passerai per il camino” di Vincenzo Pappalettera.

Io, ero ragazzina quando ebbi occasione di leggerlo, la mia indignazione alla fine del libro,  fu talmente tanta che feci una discussione accesissima con mio padre. Sostenendo la teoria che fossero stati tutti, in qualche modo,  consenzienti nei confronti di questo massacro! In quanto, dal mio punto di vista, non ritenevo possibile che la popolazione intera fosse rimasta inerte davanti ad un orrore simile.

Mio padre ricordo cercava di farmi ragionare, spiegando e dando delle giustificazioni … dicendo che la gente allora ”non sapeva” … non era sicura.  Al che rispondevo che i rastrellamenti degli ebrei c’erano in tutte le città e che a qualcuno un ”dubbio” avrebbe pur dovuto venire o no?

Come mi sbagliavo! Come il mio entusiasmo giovanile mi portava a veder ”distorta la realtà”!

Oggi sta accadendo una cosa altrettanto orribile in Siria! Un Paese che si ritrova con una popolazione in gravi condizioni di precarietà e a rischio vita. Vediamo tutti i giorni sui telegiornali questo esodo drammatico,  queste famiglie che devono abbandonare le loro case distrutte dai bombardamenti per mettersi in salvo, e che cosa facciamo?

Guerra in Siria © Infophoto (2)

Bene che vada … ci disperiamo! Ma il ”nostro tran tran …” deve continuare, quindi? Quindi ”chiudiamo un occhio” quando non li chiudiamo tutti e due!  Senza contare che ci sono addirittura dei ”mostri ignoranti” che sostengono: ”ma che stiano a casa loro”!

Chiudiamo un occhio e deleghiamo la politica per risolvere il problema. Che cosa sta facendo la politica? Vediamo un po’ …

Fino ad oggi i negoziati per ‘sto conflitto che dilania il Paese e che ha causato circa 250.000 vittime e un immenso fiume di rifugiati nei paesi vicini – non hanno avuto esiti. Sono ormai più di 13 milioni i siriani bisognosi di assistenza.

Per capire qualcosa di quello che sta succedendo vale la pena tenere a mente che in Siria stanno combattendo diversi gruppi e i fronti di guerra sono molti: c’è il regime di Assad che combatte contro i ribelli moderati, contro i gruppi jihadisti, tra cui al Qaida, e in misura minore contro l’ISIS. I ribelli moderati combattono contro il regime di Assad e contro l’ISIS, e a seconda dell’opportunità combattono contro o si alleano con i gruppi jihadisti.

Poi bisogna anche cercare di capire, in mezzo a ‘sto casino,  quali stati esterni sono intervenuti in Siria … contro chi combattono e perché.

Vediamo un po’ quali sono questi Stati …

Stati Uniti – Appoggiano i ribelli anti-Assad più moderati, anche se non ne sono rimasti molti. Hanno individuato come loro nemico principale l’ISIS, che bombardano, sia in Siria che in Iraq. Hanno avviato un piano per l’addestramento di alcuni ribelli finalizzato a sconfiggere l’ISIS, spendendo diversi milioni di dollari: finora con risultati deludenti. Gli Stati Uniti si oppongono anche al regime di Bashar al Assad, ma non tanto quanto si oppongono all’ISIS. In passato, oltre all’ISIS, gli aerei da guerra americani hanno colpito in Siria anche il cosiddetto ”Gruppo Khorasan”, una cellula di al Qaida incaricata di pianificare obiettivi terroristici all’estero.

Francia – Appoggia i ribelli più moderati, tra cui i curdi nel nord-est della Siria. Si oppone all’ISIS, ad altri gruppi jihadisti e ad Assad, ma come gli Stati Uniti bombarda solo il primo. Gli attacchi aerei francesi in Siria sono iniziati più tardi: fino ad allora la Francia era stata molto riluttante a intervenire in Siria – mentre in Iraq aveva già cominciato da tempo – anche per paura di rafforzare indirettamente il regime di Assad. Diversi analisti dicono che le ragioni dell’intervento francese sono due: una reazione ai recenti attacchi terroristici compiuti da alcuni simpatizzanti dell’ISIS in territorio francese e il timore di essere messi da parte quando ci sarà da negoziare il futuro della Siria. A differenza di altri paesi europei, la Francia ha continuato a mantenere una certa autonomia dagli Stati Uniti in politica estera e l’interventismo non è una cosa così strana per la politica francese.

Russia – Appoggia il regime di Bashar al Assad, che è l’unico importante alleato del governo russo in Medio Oriente. Giustifica il suo intervento nella guerra in Siria come mossa preventiva contro l’ISIS, ma i suoi primi bombardamenti hanno colpitotre province siria ne – Homs, Hama e Latakia – in cui l’ISIS non è presente. Alcuni analisti pensano che i veri obiettivi di Putin siano gruppi ribelli che stanno contendendo ad Assad il controllo delle zone della Siria ancora sotto il controllo governativo, soprattutto nell’ovest. Già nelle ultime settimane la Russia aveva mandato diversi aerei da guerra e rafforzato la sua presenza in una base militare a Latakia, città costiera siriana saldamente sotto il controllo di Assad.

Iran – È l’unico alleato del regime di Bashar al Assad in Medio Oriente, da alcuni decenni. Dall’inizio della guerra, nel 2011, fornisce soldi, armi e invia consiglieri militari al governo siriano. Nella primavera di quest’anno ha combattuto attivamente l’ISIS in Iraq a fianco dell’esercito iracheno ma senza un reale coordinamento con la coalizione anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti (Iran e Stati Uniti sono nemici): lo ha fatto con alcuni uomini ma soprattutto con diverse milizie sciite irachene sotto il suo controllo. In Siria ha agito soprattutto tramite Hezbollah, gruppo sciita libanese che si oppone tradizionalmente a Israele. I militanti di Hezbollah hanno aiutato Assad a riconquistare alcuni territori vicino al confine libanese, cioè nella Siria occidentale, considerata una roccaforte del regime di Assad.

Turchia – I suoi nemici principali sono due: il regime di Bashar al Assad e i curdi alleati con il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che per anni ha agito contro il governo soprattutto nella Turchia meridionale. Le posizioni della Turchia nella guerra contro l’ISIS sono state molto discusse: per diverso tempo la Turchia – che è membro della NATO – ha appoggiato formalmente l’azione della coalizione anti-ISIS guidata dagli Stati Uniti, ma poco altro. Non ha concesso le sue basi agli aerei da guerra americani e non ha fatto quasi nulla per rendere il suo confine con la Siria meno “poroso”, permettendo per esempio a molti “foreign fighters” di unirsi all’ISIS e ad altri gruppi jihadisti che combattono contro Assad. Dopo l’ attacco terroristico nella città turca di Suruc rivendicato dall’ISIS, lo scorso luglio, la Turchia ha cambiato atteggiamento: ha compiuto qualche attacco contro l’ISIS al confine siriano e ha concesso l’uso delle sue basi agli americani. Ma i suoi obiettivi non sono cambiati: la priorità rimane la caduta di Assad e non la sconfitta dell’ISIS.

Arabia Saudita – Appoggia i ribelli che combattono contro Assad – non fa tanta differenza tra ribelli più e meno moderati – e da circa un anno ha cominciato a bombardare l’ISIS in Siria all’interno della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Secondo alcuni appoggia l’ISIS, secondo altri non appoggia né finanzia l’ISIS.  (Capirci qualche cosa qui in mezzo è complicato) La sua priorità, comunque, è la caduta del regime di Assad! Perché? Perché Assad è il principale alleato dell’Iran in Medio Oriente, e l’Iran è il principale nemico dell’Arabia Saudita! Seplice no?  Il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, ha detto martedì che il suo paese non accetterà alcuna soluzione alla guerra in Siria che preveda Assad ancora al potere, come invece propone la Russia. I sauditi sono anche disposti ad aumentare i finanziamenti e la fornitura di armi ai ribelli che combattono Assad.

Israele – Formalmente Israele non è coinvolto nella guerra in Siria, nonostante condivida con la Siria una parte di confine sulle contese Alture del Golan e quindi sia interessato alla generale instabilità causata dalla guerra. Di fatto da diverso tempo Israele compie bombardamenti occasionali contro alcune postazioni dell’esercito siriano. La situazione è piuttosto complicata: in un recente incontro con Putin, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele non è né a favore né contro Assad. Il problema principale degli israeliani riguarda le attività del gruppo libanese Hezbollah, che oltre a combattere a fianco ad Assad nella guerra in Siria da molti anni lancia dei razzi dal sud del Libano per colpire obiettivi nel nord di Israele. Israele sembra interessato alle attività del governo di Assad nella misura in cui queste stesse attività possano rafforzare Hezbollah in Siria. L’Economist scrive che Netanyahu e Putin hanno trovato una specie di accordo: nonostante il loro intervento in Siria, i russi non metteranno in pericolo gli interessi strategici israeliani in Siria; in cambio gli israeliani hanno assicurato che non interverranno per rimuovere Assad dal potere.

Qatar – Sostiene soprattutto finanziariamente i ribelli che combattono contro Assad, senza farsi troppi problemi di quanto siano moderati. Il New York Times ha scritto che nel 2013 ha fornito ai ribelli dei missili terra-aria, ignorando le preoccupazioni americane che di quelle armi potessero impadronirsi i gruppi jihadisti o terroristi. Anche gli altri paesi del Golfo Persico hanno assunto una posizione simile a quella del Qatar. L’obiettivo principale per tutti loro, come per l’Arabia Saudita, è la caduta del regime di Assad.

Regno Unito – Si oppone all’ISIS, ad altri gruppi jihadisti e ad Assad e sostiene i ribelli più moderati. Finora però i bombardamenti britannici si sono limitati a colpire l’ISIS in Iraq, anche se di recente il Regno Unito ha condotto un’operazione militare in Siria con dei droni uccidendo due cittadini britannici che si erano uniti all’ISIS…

Non è per voler fare ”Ponzio Pilato” … ma che cosa potremmo fare noialtri oltre che firmare una ”petizione su Internet”? Se la volete firmare eccola qui sotto:

https://www.change.org/p/siria-se-vuoi-la-pace-prepara-la-pace-paceinsiria

Alla prossima

Elena

 

 

fonti:

http://www.nytimes.com/2015/10/01/world/middleeast/the-syria-conflicts-overlapping-agendas-and-competing-visions.html

http://www.ilpost.it/2015/09/20/guerra-contro-isis/

http://www.nytimes.com/2013/06/30/world/middleeast/sending-missiles-to-syrian-rebels-qatar-muscles-in.html?_r=0 

http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21669563-though-opposite-sides-syrian-conflict-binyamin-netanyahu-and-vladimir-putin-agree

http://www.ilpost.it/2015/07/24/turchia-bombardamento-isis/

http://www.ilpost.it/2015/07/20/esplosione-suruc-turchia/

http://www.ilpost.it/2013/06/06/a-qusayr-ha-vinto-assad/

 

Attentati estremisti islamici … il venerdì nero …

Francia – Dipartimento dell’Isere zona industriale impianto di gas, viene trovata la testa di un uomo, separata dal resto del corpo con un semplice coltello, e lasciata in bella mostra infilzata sulla recinzione del cortile …  intanto fanno esplodere sparando alcune bombole di gas … per fortuna non sono arrivati ai depositi grandi di gas  … viceversa il danno sarebbe stato inimmaginabile.     Cresce il senso di insicurezza e di paura … senza parlare del malessere per un lavoro di ”macelleria” indegno persino di bestie feroci!

Kuwait – La strage della moschea durante la preghiera, morti in 27. Anche dove il terrorismo raccoglie ”simpatizzanti” e ”donazioni” non ha paura di spargere sangue, tanto … il nemico che deve morire è sempre Sciita!

Tunisia –  Susa, a pochi chilometri da Tunisi, i terroristi sono arrivati sulla spiaggia … hanno tirato alcune granate, tanto per avvisare … e poi sparato con un  kalashnikov decimando turisti ignari che prendevano il sole. Una strage in cui sono morte 37 persone tra inglesi, tedeschi, belgi e irlandesi , altre 36 sono rimaste ferite. Dopo il Bardo ecco che cosa si sono ”inventati”! La Tunisia è terra di Jihad e produce militanti su scala industriale! Andranno avanti così … tanto non hanno nulla da perdere … si sentono importanti e compiendo queste follie, credono di dare un senso alla loro esistenza!

Somalia – un attentatore suicida si è fatto saltare in aria a bordo di un’autobomba all’ingresso del villaggio di Leego a sud di Mogadiscio, sede della forza di peacekeeping dell’Unione africana, nota con l’acronimo Amisom, che è composta principalmente da soldati di Kenya, Uganda e Burundi e la maggior parte delle vittime, 50 soldati,  sarebbero di quest’ultimo paese.  Colpiti, bombardati, a volte divisi, con molti capi eliminati, i terroristi somali hanno comunque conservato la loro capacità distruttiva. Hanno dimostrato di poter organizzare azioni a Nairobi, di portare morte nelle scuole in Kenya o di tenere testa alle forze internazionali schierate in Somalia. Inoltre sono il polo d’attrazione per decine di volontari, spesso d’origine occidentale, come Thomas Evans, detto la bestia, ucciso di recente in uno scontro a fuoco. La missione suicida nella base del contingente dell’Unione Africana è solo l’ultima risposta di un movimento che è comunque rimasto fedele alla casa madre qaedista ma che quanto a orrore non vuole essere meno dell’Isis.

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All’angoscia e all’impotenza che proviamo per questi attentati … aggiungiamo il fatto che siamo nel mese sacro di Ramadan, un periodo di preghiera e digiuno che da sempre è sfruttato dai movimenti radicali.                                                               In rete infatti i capi fanatici dell’ISIS lanciano continui messaggi ”ispiratori” contro il ”nemico” ! Con i tempi che corrono … trovare dei giovani scontenti e vulnerabili non è certo difficile … cosa c’è di più semplice per dare un senso alla propria esistenza  se non facendo ”contenti” i capi religiosi che martellano le loro meningi con messaggi folli sulla rete? 

ISIS-ExecutionI giovani attentatori kamikaze sono semplici strumenti nelle mani di chi ”tira le fila” di questo gioco al massacro … ma che non rischia certo la propria di esistenza … né si vuole ”sporcare”.

La manovalanza a ”bassissimo costo” a questi ”bastardi” non manca!  Questa è una battaglia di potere tra sciiti e sunniti … e ”noialtri” ci lasciamo le ”penne”!

Alla prossima

 

Elena