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M5S e … i ”misteri” della ”Piattaforma Rousseau”…

… ”misteri” o ”presa in giro? Consiglierei di leggere e di meditare …

Questo articolo non è mio, l’ho preso pari pari dalla rete. Ma evidenzia tutte le domande che già mi ero posta a suo tempo. Inoltre a tutto quello riportato qui sotto, sarebbe bene aggiungere che il controllo del voto, viene fatto da un notaio scelto dalla Casaleggio&Associati, che è la stessa a gestire la piattaforma. Quindi non ci vuole molto a capire che la ”trasparenza” sia assicurata per ”modo di dire”. Ma è mai possibile che nel nostro paese si sia così boccaloni? Vero è che la ”rete” serve a prendere ”pesci” ma così … si esagera … o no?

Ecco l’esperienza di una iscritta alla Piattaforma Rousseau alle ultime votazioni:

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L’ISCRITTA: “HO VOTATO 4 VOLTE, ZERO CONTROLLI E NUMERI GONFIATI: ECCO COME FUNZIONA ROUSSEAU”. Ho votato anch’io lunedì. Per ben 4 volte! Tutte accettate, senza alcun controllo, né sms.” A dirlo è un’iscritta alla piattaforma Rousseau ben informata sugli aspetti tecnici di piattaforme complesse. Una dei 52.417 che due giorni fa hanno votato per decidere se concedere o meno l’autorizzazione a procedere per il ministro degli Interni Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona plurimo per il caso dello sbarco negato alla nave Diciotti. E, come diversi altri votanti, conferma tutti i dubbi e i sospetti sull’effettiva regolarità, trasparenza e credibilità dei risultati dichiarati dal Movimento 5 Stelle, che hanno visto la maggioranza (circa il 59%) schierarsi contro il via libera ai giudici. “Non si tratta, peraltro, di un caso isolato – chiarisce la donna – Le anomalie e i bug durante le consultazioni online su Rousseau sono la norma.”

Partiamo dall’inizio. Come si è avvicinata al Movimento 5 Stelle? Mi incuriosisce molto l’impatto delle nuove tecnologie sui processi democratici, li studio da molto tempo. Per cui è naturale che mi sia interessata al M5S e che ne segua le vicende. La democrazia elettronica è apparsa una cosa nuova in Italia, ma in realtà ha almeno trenta anni di letteratura e sperimentazione. Già anni fa ho cercato di analizzare più da vicino il funzionamento di questa macchina, e mi sono resa conto da subito di essere di fronte a un sistema deludente e permeabile.

Si riferisce a Rousseau? Sì certo, da più parti è stata evidenziata la sua inadeguatezza a gestire sistemi di voti ed interazione con numeri rilevanti di persone. Al primo tentativo sbagliato si sarebbe dovuto fare ammenda e impiegare un anno ed una squadra di ingegneri davvero bravi a mettere su una piattaforma a prova di errore e di critiche. Per ogni volta che non funziona, il danno alla credibilità delle procedure di partecipazione diretta mediata dalle tecnologie è enorme. In altre parole, Rousseau diventa la prova certificata che la eDemocracy non funziona, è soggetta a distorsioni pesanti, presenta bias tecnici, non rappresenta una forma di legittimazione dal basso dell’azione politica.

È ancora così? Certo, più che mai. E l’ultimo voto sulla Diciotti, che ha registrato – almeno così ci raccontano – il record di partecipanti, lo ha messo a nudo in modo imbarazzante.

Non è stata, dunque, una sorpresa per lei… Assolutamente no. Le dico solo una cosa che è un po’ passata inosservata, ma che, già di per sé rappresenta un problema democratico: ogni votante ha diritto a 2 preferenze. Nel senso che il sistema, di default, incomprensibilmente ti fa votare due volte. Non stiamo parlando di un errore ma di una modalità strutturale: una testa, due voti. Ciò significa, già solo così, che gli oltre 50mila votanti sbandierati da Di Maio sono potenzialmente la metà. In quale forma di democrazia questa cosa è possibile? Che senso ha esprimere due preferenze ad un quesito SI/NO?

Era già successo in passato? Sempre. Anche quando si è trattato di votare per il contratto di governo, nel maggio scorso, mi è stata data la possibilità di esprimere due preferenze. Un’anomalia evidentemente illogica, che falsa in modo palese il numero finale dei votanti e altera la credibilità stessa della consultazione.

Ma questa volta è accaduto anche di peggio… È accaduto che, dopo il secondo voto, mi è stata data la possibilità di votare ancora, e poi ancora, fino a quattro volte. Mi sono resa conto che stava succedendo qualcosa di grosso, quando il sistema è caduto.

Non è la sola ad aver denunciato i voti multipli. C’è chi è arrivato sino a 5 preferenze. Come se lo spiega? Me lo spiego tecnicamente perché, dovendo risolvere velocemente il problema del numero di accessi in contemporanea al sito, evidentemente non predisposto, hanno dovuto disabilitare altrettanto velocemente i controlli tecnici sugli accessi e sul voto stesso, probabilmente per ridurre le risorse server necessarie e quindi rimettere su la piattaforma. Ma questo ovviamente inficia la regolarità del voto. La verità è che i risultati del voto sulla Diciotti non sono verificabili e certificabili. Potenzialmente di quei 50mila partecipanti dichiarati, le persone fisiche effettive possono essere anche tre, quattro volte di meno. Facciamoci un po’ di domande. Perché a questa consultazione dovrebbe aver votato un numero di persone più alto che alla consultazione sul contratto, questione ovviamente di gran lunga più sostanziale per il M5S?

Eppure i 5 Stelle sostengono che sia tutto certificato da un notaio. Sin dal mattino presto il server ha avuto grossi problemi tecnici e si è inceppato a ripetizione per via dei troppi accessi in contemporanea. Il problema è stato risolto in tarda mattinata disabilitando il doppio check attraverso l’sms sul cellulare. Una soluzione che ha sciolto l’imbuto creato nell’accesso, al prezzo però di eliminare l’unica forma di verifica incrociata esistente.

Com’è possibile che una piattaforma come Rousseau non riesca a sopportare l’accesso di qualche migliaio di utenti? Questo è uno degli aspetti più oscuri. Non è la prima volta che accade: ad ogni votazione online si ripete, identico, lo stesso problema tecnico e si moltiplicano i casi di persone che non riescono ad accedere alla piattaforma. Eppure anche un bambino lo capirebbe. Se provo a far entrare dalla porta dieci elefanti, questi rimangono incastrati. A quel punto, o allargo la porta, oppure dico agli elefanti di entrare uno alla volta.

Magari dilatando l’arco di tempo nel quale è possibile votare… Esattamente. Qui non stiamo parlando di elezioni fisiche, con tutti i problemi che comportano. Nulla vieta di spalmare il voto in due giorni, anche – perché no – in orario notturno, permettendo alle persone di votare con maggiore facilità ed evitando ingorghi.

E perché non viene fatto? Questo dovreste chiederlo a loro. Delle due l’una: o non impari dagli errori oppure ti conviene che sia così. Quel che è certo è che Di Maio stesso non sembra minimamente consapevole di come funziona Rousseau e dei meccanismi che lo regolano. È lui stesso che fa coincidere il numero di votanti a una consultazione con il numero totale degli iscritti alla piattaforma. Con percentuali che, di volta in volta, si alzano e si abbassano in ragione delle preferenze espresse. Insomma, una incertezza sul numero degli iscritti e sui numeri in generale è un po’ grave per il capo politico di un movimento.

In conclusione, che idea si è fatta? Siamo di fronte a un sistema assolutamente opaco ed inaffidabile pagato grazie ad una forma indiretta di finanziamento pubblico, cioè da noi, che non ha il reale controllo sul voto online. Questa non è democrazia diretta, anzi non è proprio democrazia…(Articolo di Lorenzo Tosa del 20 febbraio 2019) 

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Consiglierei di leggere e di meditare …

Alla prossima

Elena

De Luca e De Magistris situazioni ”simili” … ma …

De Magistris, condannato in primo grado per abuso d’ufficio (assieme a Gioacchino Genchi nel caso ”Why Not”) viene eletto sindaco di Napoli.  Ma la legge Severino impone la ”sospensione della carica”  in caso di condanne, quindi il prefetto di Napoli – Francesco Antonio Musolino – sospende De Magistris il 1° ottobre 2014.  De Magistris fa ricorso al TAR che lo reintegra nelle sue funzioni il 30 ottobre 2014. Anche in tribunale la prima sezione civile conferma la sentenza del Tar e decide che De Magistri rimarrà in carica sino alla decisione della Corte Costituzionale sulla ”legittimità della legge Severino”, calendarizzata per il 23 ottobre 2015.                                                                                                                                         De Luca, eletto presidente della Regione Campania,  come De Magistris fa ricorso per sospendere la Severino, in attesa che la Corte Costituzionale faccia giurisprudenza!

E’ inevitabile chiedersi come mai ci sia stata per De Magistris un’opinione pubblica e una rete a ”favore” … mentre per De Luca avviene esattamente il contrario? Forse che De Magistris è visto come il ”nuovo” e De Luca il ”vecchio”? Basta questo per interpretare la giustizia a livello di ”pancia”? Mah … PicMonkey-Collage1

Per chi volesse ”trastullarsi” ecco la situazione giudiziaria di De Luca:

Nel dicembre 2008 Vincenzo De Luca, con altri 46 imputati, viene rinviato a giudizio per truffa ai danni dello stato e falso in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle  Manifatture Cotoniere Meridionali. Nell’aprile 2009 il rinvio a giudizio viene confermato per De Luca ad altri 13 imputati (tra cui il già sindaco di Salerno, Mario De Biase, ed il presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Gianni Lettieri). A marzo 2013 è stata dichiarata la prescrizione, RIFIUTATA da De Luca e dagli imputati, in attesa di una pronuncia nel merito prevista per il successivo 19 giugno. Il 19 giugno il pm  Montemurro chiede l’assoluzione per tutti gli imputati. L’11 dicembre 2013 De Luca viene assolto dalla magistratura perché “il fatto non sussiste”.  Per la maxi inchiesta Sea Park per i reati di  corruzione, truffa aggravata e falso nei confronti De Biase, Grieco e Fortunato, proprietari dei suoli, e Santopietro e Benetti, imprenditori locali. Per il sindaco De Luca e gli altri dirigenti e funzionari comunali implicati nell’inchiesta, la prescrizione sarà richiesta dall’accusa lasciando, dunque, in piedi le sole due accuse di associazione a delinquere e concussione. De Luca, però, insieme all’ex-sindaco De Biase, al dirigente comunale Di Lorenzo e il segretario generale Marotta, RINUNCIANO alla prescrizione chiedendo di farsi giudicare nel merito per ottenere un’assoluzione piena.

Nel luglio 2010  De Luca viene condannato in PRIMO GRADO dalla Corte dei conti (sezione giurisdizionale di Napoli), insieme all’ex-sindaco De Biase ad alcuni dirigenti comunali, per questioni inerenti agli stipendi dei dirigenti del Comune di Salerno. De Luca viene condannato a pagare 23.000 euro di multa, mentre De Biase 46.000 euro.

Il 6 luglio 2010 la Corte d’Appello di Salerno dichiara la prescrizione nei confronti di De Luca e degli altri imputati del processo per lo sversamento di rifiuti, nel 2001, nel sito di Ostaglio, non ancora completato. L’inchiesta sullo sversamento illecito di rifiuti nella discarica scatta nell’agosto 2001, all’indomani di un incendio che sollevò delle forti proteste dei residenti della zona, stanchi di convivere con odori nauseabondi. Il sindaco di Salerno afferma di non essere stato lui a richiedere la prescrizione ma di essere stata una scelta del tribunale giudicante, dopo dieci anni di processo, tuttavia il codice di procedura penale consente in ogni caso all’imputato di rinunciare alla prescrizione. Il 17 novembre 2010, De Luca, con gli altri indagati tra cui l’ex-sindaco Mario De Biase e l’ex-presidente dell’ ASLFelice Marotta, è stato PROSCIOLTO dalle accuse di associazione a delinquere e truffa relative alla costruzione di una centrale elettrica da 800 megawatt, a cui il sindaco si era OPPOSTO, sui suoli dell’ex-Ideal Standard. Il filone dell’inchiesta riguardante il possibile danno erariale è stato invece trasmesso dalla  Procura Generale alla Corte dei Conti ed al Ministero delle Attività Produttive.

Il 21 aprile 2011 è firmata dal procuratore capo di Salerno Franco Roberti la richiesta di rinvio a giudizio per peculato per il sindaco De Luca, Alberto Di Lorenzo e Domenico Barletta. Resa pubblica la notizia, in quanto momentaneamente secretata dallo stesso Roberti per non influenzare l’imminente votazione, solo a seguito delle elezioni comunali, l’udienza preliminare è fissata all’ 8 novembre. La vicenda risale al tempo in cui il sindaco era stato nominato commissario straordinario per la costruzione del termovalorizzatore di Salernon relazione alla grave emergenza rifiuti di Napoli del 2008.  Il pm Roberto Penna contesta, dunque, la nomina a project manager dell’ingegnere del comune Alberto Di Lorenzo, carica non prevista dall’ordinamento legislativo italiano. Nel novembre 2011 il gup  Franco Orio, su richiesta dei legali dei tre imputati, dispone il giudizio immediato.  Il sindaco De Luca si difende da tale accusa affermando che la figura di project manager, a cui sono dedicati numerosi congressi internazionali, è ampiamente utilizzata sia a livello locale che nazionale. Il 21 gennaio 2015 nella requisitoria finale il pm conferma la richiesta di condanna tre anni per peculato, ma il collegio giudicante assolve gli imputati dall’accusa, condannandoli contestualmente in primo grado ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio e alla pena accessoria di un anno di interdizione dai pubblici uffici.

 Il 15 maggio  2013 è stato condannato in primo grado, dal  Tribunale di Napoli per diffamazione aggravata nei confronti di Marco TRAVAGLIO, a seguito di alcune dichiarazioni fatte il 4 marzo 2010 nel corso di una pubblica manifestazione organizzata dal Partito Democratico per le imminenti elezioni regionali. In quell’occasione, De Luca affermò: “Quel grandissimo sfessato di Travaglio, che aspetto di incontrare per strada al buio qualche volta a  Roma … questo pipì… è scorretto… parla in televisione dieci volte di cose che non capisce e su cui io non c’entro niente… Imbecille!… Aspetto di incontrarlo al buio”!

Il 19 novembre del 2013 Vincenzo De Luca, risulta iscritto nel registro degli indagati insieme a sette consiglieri comunali per la variante al Piano Urbanistico Attuativo (Pua), del 16 marzo 2009, che consentiva l’acquisizione di aree demaniali sulle quali è sorto il cantiere (attualmente sottoposto a sequestro giudiziario) del “Crescent”, edificio in costruzione a ridosso del lungomare di Salerno, al centro di molte polemiche. La procura di Salerno ha emesso i provvedimenti a carico di trenta persone, accusate a vario titolo di abuso di ufficio, falso in atto pubblico e altre ipotesi di reato. Il 7 novembre 2014 il gup Sergio De Luca rinvia a giudizio il sindaco di Salerno e gli altri 22 imputati; l’inchiesta è iniziata nel 2008 in seguito agli esposti di Italia Nostra e del comitato “No Crescent” (costituitesi parti civili) contrarie al progetto Crescent secondo il loro parere “ecomostro di Salerno”.

Dopo aver letto quanto sopra, De Luca, considerata la zona in cui opera e cioè ”terra di Camorra”, ne esce, alla fin dei fini, ancora bene. Quello che invece è ”triste” è che il PD non avesse altri ”nomi da giocarsi’.

Come ”comune mortale”,  se io dovessi avere tutte le ”rogne”  che ha De Luca,  mi sarei già buttata dal balcone, ma pare che ”certa gente” viva tranquillamente tra le aule dei tribunali.  Detto questo, quel che è certo è che farsi un nemico come Travaglio sia assolutamente ”controproducente”! Tra FQ,  blog di Grillo e M5S,  è partito un  ”lavaggio del cervello” a 360° per buttar fango sia su De Luca che sul ”nemico naturale” del M5S …  il PD!

Quel che si evince è che, mentre per De Magistris l’informazione della ”rete” ha scatenato la ‘contraerea’ mirando a far pendere la bilancia a favore dell’ex PM,  per De Luca la battaglia ”contro” è ”implacabile”.

Sorgono spontanee domande come: ”Ma … che l’informazione in ‘rete’ sia ‘manipolata’ esattamente come quella vecchia e ”di parte”? Oppure: ”i fatti vengono esposti in modo tale fa farci ragionare con la ”nostra di testa” o con la ”loro”? Le nostre reazioni … sono ”spontanee” e fonte di ragionamento personale o … sono ”indotte”?

Mah …  L’unico consiglio spassionato è quello di leggere ”fonti diverse” e poi cercare la verità nel ”mezzo”.

Alla prossima

 

Elena