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La vita possibile – Ivano De Matteo

Ieri, assieme alla mia amica Therry, sono andata al cinema Vox di Frejus per assistere al film ’’La vita Possibile’’ di Ivano De Matteo.
Dato che mi sono fratturata il 5°metatarso del piede sinistro non posso guidare e, senza Therry,  non avrei potuto vedere un bel niente, quindi la ringrazio ancora.
Il film è inserito nell’ambito della Rassegna cinematografica del CIP, Club Italianiste De Provence, sotto la supervisione di Jerome Reber.

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Il regista,  Ivano De Matteo, in maniera rispettosa, sensibile, non sensazionalistica,  ci ricorda che anche per le donne vittime di maltrattamenti, quelle donne che vivono una vita ‘’impossibile’’ … ci sia la possibilità di riconquistare un’esistenza normale, tranquilla. Insomma … una ‘’vita possibile’’.

La storia è quella di Anna (Margherita Buy) una donna picchiata da un marito violento che scappa, assieme al figlio tredicenne Valerio, (Andrea Pittorino), e che trova rifugio a Torino presso una cara amica, Carla (Valeria Golino).

Anna è un personaggio estremamente attuale e credibile.  E’ una donna ferita che, non trovando aiuto presso associazioni, polizia, tribunali, è costretta a lasciare tutto per mettersi in sicurezza.
Il film inizia con Valerio che, in bicicletta, torna da una partita di calcio assieme ad un amico. E’ un bambino sereno ma … quando entra in casa assiste al ‘’pestaggio’’ violento del padre nei confronti della propria mamma. Il bambino è scioccato … Anna, forse proprio in quel momento, prende la decisione di fuggire.
Salgono su un treno che li porterà a Torino, dove Carla (Valeria Golino) li sta aspettando.
Anna è una donna che prova ‘’anche’’ un devastante senso di colpa. Purtroppo le donne vittime di violenze si convincono di essere loro le responsabili, di essere loro la causa delle violenze che subiscono.
Secoli di ‘’retaggi mentali’’ ci hanno portate a credere che l’uomo diventi violento perchè da noi provocato! Ci vorranno ancora anni per far capire a ‘’certi energumeni’’ che non sono ‘’provocati’’ ma che sono solo degli esseri ignoranti e  incapaci di gestire la propria rabbia ed il proprio stress.  Ma questo è un altro discorso … torniamo al film.
Il senso di colpa di Anna è reso ancora più forte dal fatto che, allontanandosi da casa, ha interrotto il legame che c’era tra suo figlio e il padre, causando una sofferenza profonda nel ragazzino. A quell’età la presenza ‘’paterna’ è fondamentale per una crescita serena.
Valerio, a soli tredici anni, si trova diviso tra la solidarietà e la protezione nei confronti della mamma e la mancanza nella sua vita del padre e di amici coetanei. Gira in bicicletta per una città che non conosce. Nonostante sia stato iscritto ad una scuola locale, il suo stato d’animo non lo porta a socializzare.
Lasciato a se stesso cerca dei surrogati affettivi: una giovane prostituta slava da cui si sente attratto …  dal proprietario di una trattoria sotto l’appartamento di Carla, Mathieu (Bruno Todeschini) che diventerà man mano la sua figura maschile di riferimento.
Anna determinata a ricostruirsi un’esistenza sia psicologica che materiale trova un lavoro che la costringe però anche a turni di notte. Questo lavoro, da un lato non le permette di seguire Valerio come vorrebbe, ma dall’altro è necessario.  Primo per non pesare sull’amica che la ospita, secondo,  il più importante,  per non subire il ricatto della dipendenza materiale ed economica dal marito violento.
La solidarietà femminile tra Anna e Carla, che il film mette molto in evidenza, è fondamentale. Questa solidarietà, esterna al nucleo familiare  è il patrimonio a cui Anna attinge a piene mani. Cosa avrebbe fatto senza Carla? Carla è un’attrice che vive un pò alla ‘’giornata’’ ma che ha un cuore grande come una casa e trasmette il calore e la protezione di cui madre e figlio hanno disperatamente bisogno. Inoltre Carla condanna senza ‘’se’’ e senza ‘’ma’’ il comportamento del marito di Anna, aiutandola, in questo modo a ridimensionare i dubbi che la tormentano di continuo.

Le lunghe sequenze di Valerio che gira solo in bici per Torino, trasmettono il suo disagio, ma è un disagio che non si verbalizza mai.
Anche il confronto che le due amiche nella piazza del mercato, non ci fa sentire che cosa si dicono. C’è un silenzio pesante, pudico … non si riescono a trovare, in nessun personaggio,  le parole esplicite per raccontare tutta quella sofferenza. Lo sfogo di Valerio nei confronti dalla mamma è forse il più genuino di tutti …

Piano piano, comunque, con volontà e fatica, i tasselli di questo strano ‘’puzzle della vita’’ si sistemano. Madre e figlio si amano e si sosterranno a vicenda, Carla compra una televisione per Valerio … Mathieu … il proprietario della trattoria, diventerà un personaggio sempre più importante nella loro esistenza.
La vita, se si vuole, continua.

Che dire? Mi è piaciuto tantissimo e lo consiglio a tutti.
Tra l’altro, visto che io sono nata e cresciuta a Torino, ho apprezzato la delicatezza con cui la mia città è stata descritta. Poi, come donna, come non condividere il malessere di Anna?
Quanta strada bisognerà ancora fare prima di convincere gli uomini, ‘’che maltrattano’’ le proprie compagne, che l’amore non si può manifestare attraverso  ‘’potere e controllo’’ sull’altro … ma che lo si deve esprimere nel ‘’rispetto dell’altro’’? Che l’autoassoluzione: ‘’E’ lei che mi provoca’’ …  non debba nemmeno essere presa in considerazione? Mah …

Grazie ancora al CIP e a Jerome Reber per le scelte sempre felici!

Alla prossima

Elena

Pensione: donne ed uomini ”uguali” ! Ecco dove …

… la ”parità dei sessi” ci viene riconosciuta volentieri.  Quella per il diritto alla pensione per esempio.
Dal prossimo anno, sia uomini che donne dovranno avere almeno 66 anni e 7 mesi di età per averne diritto. La pensione si “allontanerà” quindi per le lavoratrici autonome, alle quali quest’anno sono richiesti 66 anni e 1 mese, e per le dipendenti del settore privato, a cui bastano ad oggi 65 anni e 7 mesi.

In questo modo si conclude il percorso avviato anni fa a seguito della sentenza della Corte di giustizia Ue del 13 novembre 2008, con cui erano stati ritenuti illegittimi i requisiti differenziati tra donne e uomini (60 e 65 anni) allora previsti per il pensionamento dei dipendenti pubblici, decisione da cui è poi derivata la soluzione del governo italiano di parificare i minimi richiesti ai due sessi. Per le dipendenti della pubblica amministrazione la soglia dei 66 anni e 7 mesi è già stata raggiunta nel 2016 ed è attualmente in vigore, ora si adegueranno anche lavoratrici autonome e quelle del settore privato.

La sottoscritta ha solo 62 anni … hai voglia ad aspettà!

Il fatto che noi donne si sia lavorato praticamente il ”doppio” degli uomini, visto che il cosiddetto ”lavoro di cura”, sia che si lavori fuori casa o meno, spetta sempre a noialtre; fa si che noi di lavori in realtà ne si faccia ”due”.  Uno ”fuori casa” e uno ”dentro casa”. Per questo motivo, è mia forte convinzione, noi dovremmo andare in pensione ”prima” degli uomini … molto prima, NON come loro!

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tanto per dire …

Magari oggi le cose per i giovani sono cambiate, ma la mia generazione faceva proprio due lavori nel vero senso della parola. A noi spettavano carichi di lavoro in ufficio, spesso con orari pesanti … e poi la spesa … e poi la pulizia della casa … e poi la cucina …  e poi i compiti dei bambini … e poi andare a parlare con i professori …  insomma non era inusuale ritrovarci a stirare alle undici e mezza di sera, quando ormai erano tutti a dormire e finalmente si poteva fare qualche cosa con tranquillità, tipo appunto ”stirare” quei mucchi di roba che erano indispensabili per non dover andare in giro nudi .
E mò ci vengono a dire che noialtre dobbiamo andare in pensione come gli uomini? Magari, come ripeto, per le nuove generazioni sarà anche giusto, visto che dividono molti lavori domestici … ma per quelle come me, è proprio una presa per i fondelli! Grrrr …
Che dire? Mah … l’unica cosa ‘’sicura’’ è che la ‘’politica’’ non è certo stata lungimirante …

Alla prossima

 

Elena

I migranti disperati … il nostro vergognoso egoismo …

Decine di migranti sono morti nel naufragio di due barconi sul quale viaggiavano al largo della costa occidentale della Libia verso le coste europee.

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noi ”occidentali” stipata così ci mettiamo l’immondizia …

I migranti sono stati individuati, ha spiegato il portavoce guardia costiera libica Ayub Kasem, tra giovedì e venerdì scorso ad una ventina di km da Al Hamza e Bulali, nell’est del Paese. Intercettate al mattino, portavano a bordo migranti provenienti dall’Africa subsahariana”. Tra loro vi erano 63 donne e 61 minori. Tra i 31 cadaveri ripescati ci sono tre bambini e 18 donne.
Il naufragio è avvenuto al largo di Garabulli, a est di Tripoli. Al momento sono 31 i corpi recuperati, mentre gli oltre 200 sopravvissuti sono stati trasportati presso il porto di Tripoli. All’arrivo dei soccorsi uno dei due barconi era già completamente affondato.
La guardia costiera libica ha pubblicato un particolare raccapricciante spiegando che i cadaveri sono stati divorati dagli squali durante le operazioni di salvataggio.  I dispersi però, sono più di quaranta,  il che probabilmente significa che gli squali non hanno mangiato solo cadaveri …

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Nella fotografia che ho messo e che ho pescato in rete è come viaggiano i migranti se sono ‘’fortunati’’. Stipati nello stesso modo in cui noi, ‘’civili occidentali’’, stipiamo l’immondizia che poi smaltiamo ”aumma … aumma …’’ sulle loro coste, e per la quale persone come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati uccisi!

Cosa faranno i 200 sopravvissuti nel porto di Tripoli? Non voglio nemmeno immaginarlo!

A volte mi domando: ‘’Ma come facciamo a continuare serenamente la nostra vita’’?

Questa triste e vergognosa migrazione, gente che affronta la morte in mare cercando di sopravvivere ad una realtà ben peggiore, ed il nostro ambiguo comportamento, mi spiegano il silenzio connivente nei confronti dei campi di concentramento nazisti. Tutti sapevano … ma …
Tra l’altro, spesso è proprio tra i credenti praticanti che sento frasi del tipo: ‘’Ma che stiano a casa loro’’!
Come siamo buoni … ci stiamo preparando per un altro Santo Natale …

Alla prossima
Elena

Ma … a noialtre l’anima quando ce l’hanno data?

Stamattina in classe, parlando del film: ”La ragazza con la valigia” di Valerio Zurlini, e quindi della ”condizione femminile” durante la Storia in generale, ho detto che a noi donne l’anima era stata data, dalla Chiesa,  in un ”secondo tempo”.
Già … non solo il diritto al ”voto” è arrivato ”tardi” … ma pure l’anima!

Edith ha chiesto in che anno fosse successo e non ho saputo rispondere … pensavo ad un periodo a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 D.C. ma non ne ero affatto sicura.
Ho promesso che mi sarei documentata e che ne avremmo parlato la prossima lezione.

Ecco qui che cosa ho trovato:

Nell’edizione del 1978 de: La civiltà del Medioevo europeo. Opera importante a livello internazionale, scritta dal medioevalista Paolo Brezzi, troviamo questa affermazione: Nel concilio di Mâcon del 585 D.C. si discute se la donna abbia o meno l’anima, non è un caso isolato o assurdo, anche se la decisione fu favorevole alle donne, in base alla considerazione che Cristo era il figlio di una donna”.

Quanto afferma il Brezzi è la verità o si tratta di propaganda illuminista anticattolica? Il Brezzi aveva preso per ”buone” fonti precedenti senza prendersi la pena di verificarle meglio?
Personalmente, davo per scontato che la Chiesa avesse discusso sulla necessità o meno di dare a noi donne l’anima, in quanto la mia insegnante di storia, a suo tempo, ne aveva parlato come di un fatto realmente accaduto. Non essendomi mai sognata di approfondire l’argomento ho dato per ”buono” quanto mi era stato detto allora.

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Il libro del Brezzi dove viene citato il fatto inerente all’anima femminile …

Spulciando in rete ho scoperto che secondo alcuni storici cattolici a Mâcon nell’anno 585 non venne tenuto un “concilio” ma un ”sinodo provinciale”.
La frase latina: ”Concilium Matisconense” avrebbe tratto forse in inganno gli storici? Una traduzione sbagliata? mah …
Andiamo avanti, e vediamo che cosa dicono gli storici cattolici secondo gli atti del ”sinodo” in loro possesso.
A quel sinodo partecipò anche il vescovo dì Tours, il futuro San Gregorio che, nella sua Historia Francorum, descrive i lavori del sinodo in questione.  Ed ecco che cosa troviamo: ”Durante una pausa un vescovo pose ai confratelli una domanda: ”Il termine latino ”homo”, può essere usato nel senso allargato di “persona umana”, comprendendo quindi anche la donna … o è da intendersi nel senso ristretto solo al termine ”vir” (uomo in latino) e quindi solo al maschio”?

La domanda che segue, a rigor di logica quindi è: ”Se il termine VIR significa ”uomo” le donne hanno lo stesso valore”?

Alla luce di quanto sopra quindi  risulterebbe che non parlassero specificatamente di ”anima” femminile, ma si domandassero se Dio avesse veramente considerato la donna alla pari dell’uomo, visto che nella genesi,  si parla solo di ”vir”. Partendo da questo concetto, il metter in dubbio che l’anima la possedessero anche le donne, il passo è breve.

Sempre secondo San Gregorio i vescovi presenti, riferendosi alla Genesi, ribadirono il fatto che Dio creò prima l’essere umano maschio e poi, da una sua costola, la femmina. Cit: Nella seconda parte della Genesi Dio, forma il primo uomo dalla polvere, lo mette nel Giardino dell’Eden e ”alita il suo soffio divino” nell’uomo che quindi diventa un essere vivente. ‘L’uomo ‘condivide’ con tutte le creature, ma solo per l’uomo si descrive questo atto vivificante (il soffio) da parte di Dio. L’uomo dà i nomi agli animali, affermando così la sua autorità nell’ambito della creazione divina, solo dopo Dio crea la prima donna, Eva,  plasmandola dal corpo dell’uomo”!  (Ma … non ”soffia” niente in lei!)

Quindi? Quindi che cosa decisero ‘sti vescovi nei confronti delle donne? C’era ‘sta anima, si o no? Mah …

Eppure dobbiamo ricordare che il battesimo e la comunione erano anche per le donne … se non avessero avuto l’anima, che senso avrebbe avuto farle partecipare ai santi sacramenti? Forse le donne erano ritenute importanti, e quindi ”degne” dei sacramenti, grazie al fatto che erano in grado di generare la ”vita”, indipendentemente dal fatto che avessero l’animo oppure no?
Ricordiamo tra l’altro che nella Genesi Gesù è definito “figlio dell’uomo” (filius hominis), figlio dell’uomo! Noialtre non siamo nemmeno citate, eppure era ben uscito dal ventre di Maria come tutti gli altri no?
Come se non bastasse per aumentare la ”confusione” ma nobilitare ”Maria” rispetto ad una visione ”gregaria” della donna,  la Santa Chiesa ha deciso che, nonostante concepimento e parto, Maria fosse comunque una ”vergine”!

D’altronde … la religione si chiama anche ”fede” … il che significa che i ”fedeli” devono accettare quello che viene detto dalla Chiesa, punto e basta.

La faccenda che nessuno può negare è che noi povere donne, siamo state viste attraverso i secoli, specie durante l’oscurantismo medioevale e la ”Santa Inquisizione”, come creature ”tentatrici” e diaboliche. Tant’è che venivamo spesso e volentieri incarcerate, torturate e messe al rogo, accusate di stregoneria o peggio ancora, possedute dal diavolo in persona.

Ma … perché eravamo così tentatrici e diaboliche? Forse la risposta risiede nel fatto che se la Chiesa non avesse imposto la ”castità” ai suoi sacerdoti, uomini come tutti gli altri,  una castità imposta al fine di evitare scomodi discendenti che avrebbero ereditato possedimenti temporali, e che quindi avrebbero impoverito la stessa Santa Romana Chiesa, forse ci avrebbero viste, nell’arco della Storia”,  con un occhio meno cattivo.

Alla prossima

Elena

Giornata mondiale del Pianeta Terra …

A proposito della ”Giornata mondiale del Pianeta Terra” …

Se hai la disgrazia di essere una donna che vive nel sub-Sahara africano, alle sette di mattina hai già camminato al buio circa 8 chilometri. Hai camminato con una tanica di plastica attaccata con delle corde che ti segano le spalle, alla ricerca di acqua per la giornata.

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facile dire: ”stiano a casa loro” vero?

Nel continente africano solo il 63% della popolazione ha la possibilità di accedere all’acqua grazie ad un sistema idrico canalizzato. Negli ultimi 10 anni l’accesso è cresciuto solo del 14% , nonostante sia ovviamente una necessità prioritaria.

Alle donne e ai bambini è richiesto il lavoro di trovare l’acqua, quindi spendono metà della loro esistenza per percorrere chilometri a piedi e procurarla alla famiglia, spesso lo fanno presso pozzi in cui l’acqua non è nemmeno potabile, oppure sono costretti ad andare sempre più lontani, perché le falde acquifere si stanno rapidamente riducendo a causa del riscaldamento climatico.

Ovviamente il fatto di passare ore ed ore alla ricerca dell’ acqua fa si che i bambini non abbiano il tempo di andare a scuola,  né le donne il tempo di potersi  dedicare a piccole attività economiche che permetterebbero loro un minimo di ”libertà”, come ad esempio, grazie ad una semplice macchina per cucire,  confezionare abiti e venderli.

L’inquinamento aumenta il riscaldamento globale … ma siamo onesti … l’inquinamento non è certo quello di questa povera gente, diciamo piuttosto che ”loro” pagano ”molto caro”  il ”nostro disprezzo” per il pianeta.

Alla prossima

Elena