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Peppino Impastato … ucciso il 9 maggio 1978

Stamattina, 7 maggio,  ”spulciavo” tra le mie vecchie note di FB,  sperando di trovare i miei rendiconti delle udienze Thyssen a cui avevo assistito e che, ahimè,  sono ”scomparse” assieme ad un’altra marea di cose che avevo scritto sul vecchio blog. Qualche ”buontempone” (non per sembrare faziosa ma io ho un’idea abbastanza chiara sul ”buontempone”,  ma senza prove, è rimasta una ”mia idea”) mi aveva ”rubato” la mail a cui avevo associato: blog e canale YouTube, quindi … ”ciccia” tutto sparito! Ero talmente arrabbiata che dalla Francia dove abito, ero andata alla polizia postale di Imperia, dove, dopo aver diligentemente accolto la mia denuncia e compilato tutta la modulistica necessaria, il commissario mi aveva poi gentilmente detto: ”Signora, visto che la sua era una ”gmail” (USA)  sarebbe necessaria una rogatoria internazionale per poter indagare. Si figuri che quando le facciamo noi, polizia,  non ci danno nemmeno retta”!

Ergo?  Bisogna rassegnarsi … è la ”rete” bellezza! 🙁

Comunque … sulla Thyssen non ho trovato niente, in compenso ho trovato il rendiconto di un corteo, in memoria di Peppino Impastato a cui avevo partecipato a Cinisi,  nel maggio del 2011 e che avevo pubblicato, allora,  tra le mie note FB. Lo ripropongo qui, visto che tra un paio di giorni ricorderemo anche questo assassinio! Magari a qualcuno potrà interessare.

Guardate la data …in cui lo hanno iscritto all’albo.

Come sempre il corteo è partito da Terrasini davanti alla sede di Radio Aut  (la radio fondata da  Peppino,  il nome non aveva nulla a che vedere con l’inglese, era solo la prima parte di ”Autonomia operaia”).  La radio oggi, dopo varie vicissitudini e varie iniziative non è tuttora in funzione.  
Torniamo al corteo, che come sempre, è composto da ”entusiasti’  persone che fanno anche dei sacrifici economici pur di essere presenti per la commemorazione di Peppino Impastato. Questo ritrovarsi tutti assieme significa condividere qualche cosa di importante, qualche cosa che va ben ”oltre”  il ”fanatico ricordo” (come dice qualcuno)  dell’esaltazione di un mito. In realtà è l’esaltazione di quello che rappresenta il dissenso, il combattimento, il riconoscere i partigiani ”veri”!  Coloro che sono disposti a mettere in gioco la propria vita per le idee che portano avanti, devono essere considerati esempi da imitare! Visto che i partiti politici lo fanno ”pochino” cerchiamo di farlo NOI italiani! 
 
In personaggi come Peppino il loro entusiasmo NON li spinge ad immaginare risultati così nefasti per la propria ”salute”! Il loro credo è cieco… sono convinti di poter lottare e magari ”vincere” il sistema. Invece, purtroppo , il sistema li annienta!  Questo succedo solo in quanto sono lasciati soli! Mai più soli i combattenti, Mai più soli devono essere lasciati i ”PARTIGIANI DELLA DEMOCRAZIA”! 
Noi abbiamo il ”dovere morale” di sostenere coloro che lottano per mantenere l’Italia un paese democratico!  Quindi dobbiamo dare massimo sostegno a chi reagisce! Dobbiamo sostenere i  giornalisti che denunciano!  (merce rara ultimamente …).
Dobbiamo sostenere i nostri Magistrati! Andiamo ai processi … stiamo loro vicini! Combattere con armi spuntate serve a poco! Loro sono le nostre spade, noi dobbiamo essere le loro ‘’braccia’’! 
 
Torniamo ora al corteo che si è svolto con tutto l’entusiasmo possibile, con gli slogan di sempre: ”Peppino è vivo e lotta assieme a noi”!  ”le nostre idee non moriranno mai”! ”Fuori la mafia dallo stato”!  Canzoni come Bella Ciao e via discorrendo …  
Al ritrovo a Terrasini  quest’anno si è unito  un signore con un Mulo, parlando con i giornalisti presenti ho scoperto che questo signore è partito da Terrasini il 25 aprile a dorso di mulo ed è arrivato a Portella della Ginestra il 1° di maggio, per essere poi in corteo con noi oggi.
Il signore che  conduce l’animale, è sulla settantina  ed è la persona che ha ”raccolto”, materialmente,  i pezzi di Peppino dalle rotaie ,quel nefasto 9 Maggio del 1978 – in quanto era allora  il becchino  del Paese. Gli ho stretto la mano e mi è parso si stringere la mano ad un ”pezzo di storia”! 🙁

Questo Signore, ha materialmente raccolto i resti di Peppino Impastato …

Nel corteo si incontrano amici che arrivano da  tutta Italia, ed è sempre un piacere infinito abbracciarli e condividere con loro questa esperienza! Persone conosciute tramite FB,  che mi ostino a considerare uno strumento di una potenza incredibile… se solo riuscissimo ad utilizzarlo seguendo il nostro cervello e non solo la nostra ”pancia”  … aumenterebbe la sua potenza in modo esponenziale! 
Comunque,  l’unico episodio degno di nota particolare è quello che è successo allo spezzone del corteo in cui era presente il sindaco di Gela. Il corteo si snoda su di un percorso che attraversa la ferrovia e mentre camminavamo le sbarre del passaggio a livello segnalavano, abbassandosi, l’arrivo del treno! Una parte di noi è riuscita a passare mentre una parte, quella in cui c’era il sindaco,  è rimasta bloccata tra le due sbarre chiuse! Ovviamente con un certo affanno, una certa urgenza, e abbassandosi poco ”dignitosamente”  per passare sotto le transenne si sono messi tutti in salvo! Sindaco e scorta!  
Ho pensato che la sicurezza non fosse poi garantita al 100% in un contesto simile … ma tant’è…  Per fortuna, non è successo nulla. Lo spezzone in  ”testa” ha aspettato che passasse il treno ed il corteo, riunitosi per intero, ha raggiunto Cinisi!
Concentrati sotto il balcone di Casa Memoria, la casa di famiglia, Giovanni Impastato ha tenuto un commovente discorso, ha ringraziato tutti e ha ricordato che l’unione è fondamentale per risolvere i problemi! L’unione è fondamentale per trovare la soluzione delle cose… Mentre parlava non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra meravigliosa Costituzione! Fatta da persone che appartenevano a diverse opinioni politiche MA che sono riuscite a fare una sintesi ed unirsi,  sono riuscite a fermarsi e ragionare,  a mettersi attorno ad un tavolo, con umiltà  e dar vita alla nostra bellissima e perfetta Costituzione Italiana!  Un documento fatto da uomini con opinioni DIVERSE  che  garantisce però l’uguaglianza di TUTTI  i cittadini. Uguaglianza è sinonimo di DEMOCRAZIA !
 
Da allora… abbiamo iniziato a parlarci sempre di meno … e oggi, nell’era della comunicazione ”globale” litighiamo globalmente! 

Mah …
 

alla prossima

Elena

.-.-.-.-

OGGI 9 MAGGIO RICORDIAMO PEPPINO IMPASTATO

Ma … Di Maio, la Costituzione italiana, l’ha letta?

Di Maio invita Salvini a salire con lui al Colle e proporre a Mattarella il voto a giugno!
I casi sono due:

– Di Maio non sa una ‘’cippa’’ cosa che è molto probabile; 
– Di Maio parla a ‘’slogan’’ ed è in ‘’malafede’’ , cosa altrettanto probabile, e lo fa contando sul fatto che tanto noialtri siamo ‘’scemi’’ e capiamo ancora meno di lui.

Quanto proposto dalla ”marionetta” Di Maio semplicemente NON si può fare.
Secondo la normativa elettorale vigente, il decreto di scioglimento delle Camere è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 45° giorno antecedente quello della votazione.
Di conseguenza, il tempo minimo in cui è possibile fissare le elezioni politiche dallo scioglimento del Parlamento è di un mese e mezzo, con un massimo di 70 giorni stabilito dall’articolo 61 della Costituzione.

Tratto dalla mia costituzione, quella regalatami dal mio papà nel 1988.

Per avere il minimo di 45 giorni previsto, per consentire il voto il 24 giugno (insieme con i ballottaggi delle elezioni amministrative convocate per l’11 dello stesso mese)  le Camere andrebbero sciolte al massimo il 9 maggio. In realtà però il periodo minimo di 45 giorni è teorico. Il Viminale infatti,  ha più volte detto che, per ragioni organizzative, ne servono in media almeno sessanta.
A rallentare la faccenda è soprattutto il voto degli italiani all’estero, che è fatto per corrispondenza, Ma credetemi, fino a quando ci sarà permesso, noi residenti all’estero vogliamo votare!
Ammesso che ci sia uno scioglimento velocissimo delle Camere magari subito dopo la direzione Pd del 3 maggio, si arriverebbe, bene che vada, ad inizio luglio. Noialtri, amiamo talmente la politica che già non andiamo a votare nei mesi freddi … figuratevi durante i weekend estivi! Altro che astensionismo, andrebbero a votare in sei!
Alla luce di quanto sopra .. bene che vada si andrebbe a votare alla fine di settembre.
Ma … in autunno c’è la legge di bilancio da approvare e non si avrebbe certo tempo da perdere con il voto anticipato.
Quindi? Luigi Di Maio … si vede che Lei è ‘’oltre’’ … ma proprio tanto ‘’oltre’’ … forse persino ”troppo”!

E comunque, ecco un consiglio spassionato: ”La Costituzione , oltre ad andare in giro sbraitando ai quattro venti di volerla difendere … magari provare a leggerla? Sarebbe un’idea no? Caro Signor Luigi Di Maio … lei è  lì a spese nostre. Ma è lì per imparare o sa  già fare qualche cosa?  Guardi che noialtri non siamo mica come i suoi genitori che l’hanno mantenuta a giurisprudenza per 12 anni a far la ”bella vita” eh …

Grrrr ”

Alla prossima

 

Elena

CNEL – sappiamo tutti di che cosa si tratta?

Lo so che lo sappiamo tutti … ma … tanto per ”rinfrescarci la memoria” …
Secondo quanto cita l’articolo 99 della Costituzione Italiana:

Articolo 99
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
E` organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.
Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge. 

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Quindi il CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – è un organo di ”consulenza” delle Camere e del Governo.
E’ composto da esperti e da rappresentanti delle categorie produttive.
I consiglieri sono 64.
Dieci sono gli esperti della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto nominati dal Presidente della Repubblica e due proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Quarantotto sono i rappresentanti delle categorie produttive, dei quali 22 in rappresentanza del lavoro dipendente, 9 in rappresentanza del lavoro autonomo e 17  in rappresentanza delle imprese.
I restanti 6 siedono lì per il mondo delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato.
I membri del Consiglio, durano in carica 5 anni e possono essere riconfermati.

Quanto costa il CNEL? 
Dai dati ”pescati in rete” ed aggiornati al 2013 risulta che il personale del CNEL è composto da 68 unità e cui vanno aggiunti un segretario generale e sette dirigenti. Il trattamento economico lordo annuo dell’unico dirigente di prima fascia per il 2013 è stato di 155 mila euro.  Per tutti gli altri sei,  nel 2013 sono stati spesi poco più di 500 mila euro. Nelle altre spese di personale si contano ulteriori tre milioni di euro. Ogni consigliere prende 25.633 euro l’anno che per 64 fa un milione e 640 mila. A questi vanno sommati i 213 mila del presidente, gli 83 mila che si dividono i due vicepresidenti e i 31 mila del presidente di commissione.

Cosa fa IL CNEL?
Le funzioni del CNEL sono quelle di:

– esprimere pareri
– promuovere iniziative legislative

I pareri sono forniti solo su richiesta del Governo, delle Camere o delle Regioni (quindi non sono obbligatori), e anche se forniti non risultano vincolanti. (Quindi  il loro parere conta come il ”due di picche”)!
Ha però il potere di promuovere iniziative legislative nel campo della legislazione economica e sociale, con alcune eccezioni, come per le leggi tributarie, di bilancio o di natura costituzionale. L’iniziativa è parimenti esclusa per quelle leggi per le quali sia stato presentato un disegno di legge da parte del governo, o per le quali il governo, il parlamento o una regione abbia già chiesto il parere del CNEL.

Risulta che in quasi 60 anni il Cnel abbia fornito 5 pareri e prodotto 14 disegni di legge, di cui nemmeno uno è stato approvato dal Parlamento!

Alla luce di quanto sopra,  per quello che serve e per quello che costa, sarebbe il caso di eliminarlo … o no?

Alla prossima

Elena

2 GIUGNO 1946 … nascita della Repubblica Italiana

Che cosa si festeggia oggi? Lo so che lo sappiamo tutti quanti … ma forse alcuni giovani non conoscono bene la ”faccenda”, quindi  ecco qui di seguito il motivo per cui oggi viene celebrata la ”nascita” della nostra Repubblica.

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Pima di tutto è bene ricordare che questa ”nostra” ricorrenza trova in Francia la sua ‘gemella” nel 14 di luglio, giorno in cui la Francia ricorda la ”presa della Bastiglia” .  I francesi, come al solito,  ci hanno anticipato di parecchio!  Infatti la rivoluzione per eliminare una monarchia assolutista e creare la Repubblica hanno iniziato a farla nel 1789.

Anche gli americani hanno una festa simile, è  il 4 di luglio, giorno in cui festeggiano l’indipendenza dalla Gran Bretagna avvenuta nel 1776, tra l’altro con l’aiuto dei francesi.

La Repubblica Italiana è nata invece solo nel giugno del 1946, in seguito ai risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno.

Un referendum indetto alla fine della seconda guerra mondiale, affinché il popolo scegliesse quale forma di governo dare al Paese, dopo la caduta del fascismo. Regime che aveva di fatto ridotto enormemente il potere del re.  Dopo 85 anni di regno sabaudo, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 l’Italia diventava una repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.

Il due e tre giugno, il referendum fu a suffragio universale, quindi le donne italiane votarono per la prima volta!

Una grande conquista per noi donne. Ma sarebbe stato impossibile non concederci questa possibilità. Durante la guerra le donne avevano sostituito gli uomini, occupati a combattere nell’esercito regolare o sulle montagne, a seconda delle loro idee politiche. E le donne avevano lavorato sia nelle fabbriche che nelle campagne, dimostrando di essere più che all’altezza della situazione.

Erano inoltre state ”partigiane” anche loro sulle montagne, oppure staffette, portando messaggi e viveri.

Quindi se le donne erano ”buone” per lavorare nelle fabbriche … nei campi …  tenere un fucile tra le mani …portare di nascosto messaggi importanti rischiando di esser prese dai tedeschi … perché mai non avrebbero dovuto esser in grado anche di ”votare”?

Una pagina della Domenica del Corriere dell’estate del 1946, riporta i visi di 21 donne, elette all’Assemblea Costituente. Erano 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 del partito dell’Uomo qualunque.

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Erano una minoranza rispetto ai 535 uomini, ma comunque un grande risultato se si considera che fino ad allora alle donne italiane era persino vietato votare, figurarsi entrare in Parlamento!

Cinque di queste Signore: Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin, Maria Federici, Ottavia Penna Buscemi, faranno anche parte della ristretta commissione, composta da 75 persone,  incaricata di elaborare il progetto di Costituzione. Una delle più belle del mondo! Anche perché è stata una delle ”ultime” ad essere stilate.

Queste Signore, nonostante sedessero in un Parlamento ”maschilista” per tradizione e vocazione culturale,  erano decise e poco malleabili ai ”desiderata” e agli ”ordini di scuderia” dei rispettivi partiti. (Nessuno parlava all’epoca di ”obbligo di mandato”)  Quindi le 5 neo deputate,  con competenza e decisione, nel corso delle lunghe sedute, diedero battaglia per difendere i diritti che le donne volevano finalmente vedersi riconosciuti.

la Signora Merlin (conosciuta più per esser la ”madre” di una legge che abolì le ”case chiuse”)  riuscì a fare inserire all’articolo 3 della Costituzione una frase fondamentale:  “senza distinzione di sesso” – che è stata, e lo è ancora oggi, alla base di ogni rivendicazione etica e giuridica per il rispetto e l’osservanza delle pari opportunità tra uomo e donna!

Eppure, quando si parla di nascita della Repubblica Italiana si parla sempre di ”Padri fondatori” , addirittura molti ignorano che ci furono donne che nell’antifascismo prima e nella Resistenza poi hanno lottato in prima persona e non solo per la libertà del Paese, ma anche per accelerare il processo di emancipazione femminile e affermare un’identità di genere. Un po’ come stanno facendo oggigiorno le coraggiose combattenti curde in Siria.

Qui sotto, per intero,  l’articolo 3 della nostra Costituzione:
Art. 3 della Costituzione italiana
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
.-.-.-.
Questa frase è talmente bella che vengono le lacrime agli occhi nel leggerla!

Ma torniamo alla nostra festa … La città di Roma nel giugno del 1948 per la prima volta ospitò la parata militare in onore della Repubblica.  L’anno seguente, con l’ingresso dell’Italia nella NATO, se ne svolsero dieci in contemporanea in tutto il Paese mentre nel 1950 la parata fu inserita per la prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali! Alla parata militare e durante la deposizione della corona d’alloro presso il Milite Ignoto, prendono parte tutte le Forze Armate, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana e alcune delegazioni militari dell’ONU, della NATO, dell’Unione Europea e rappresentanze di reparti multinazionali che presentano una componente italiana.

Attualmente il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria a Roma e una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato. La cerimonia prosegue nel pomeriggio con l’apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana, con esecuzioni musicali da parte dei complessi bandistici dell’Esercito Italiano, della Marina Militare Italiana, dell’Aeronautica Militare Italiana, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, del Corpo di Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato.

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Insomma un gran bel giorno di festa! E noi del ”CIP” … (Club Italianiste de Provence) non rinunciamo certo a festeggiarla questa giornata! Quest’anno ci ritroveremo presso il ristorante italiano di Frejus ”La Bella Trattoria” a mangiare, cantare e brindare tutti assieme.

Anche se viviamo in Francia,  a molti di noi … batte ancora il cuore per il nostro Paese!

Alla prossima

Elena

 

Riforme alla ”cavolo” e … ”paladini” della Costituzione Italiana? mah …

Trovo un po’ triste tutta quella gente che grida contro le modifiche costituzionali senza spiegare … senza ”vedere” i problemi reali, ma ripetendo a pappagallo: ”Salviamo la costituzione dei Padri Fondatori”!

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Mi chiedo, a volte,  se tutti conoscono i nostri iter parlamentari.  Proviamo a fare l’esempio del ”bicameralismo perfetto”. Ci saremo accorti, dopo tanti anni, che questo è un sistema che porta a ”rallentare”, o no?

E’ un bene? E’ un male? Non voglio rispondere … ma faccio un esempio.

Deve passare una legge, quale che sia, quindi la si redige e, una volta pronta,  viene sottoposta diciamo alla Camera! La Camera l’approva … passa quindi al Senato, che non l’apprezza e che la cambia.

Attenzione, per cambiarla, bastano anche solo un paio di ”virgole” . Quindi, dopo esser stata modificata dal Senato,  ritorna alla Camera a cui non va più bene con le modifiche apportate,  e toglie le ”virgole”.  Ritorna al Senato che, rimette le virgole.

E così, di questo passo, si va avanti volendo,  per anni. Quindi, se non si vuol far passare una legge, come vedete il sistema è semplicissimo!  Era stato fatto apposta, visto che uscivamo dal fascismo! Era una sorta di ”protezione blindata” per far si che non si facessero delle ”schifezze”! Questo ”sistema” comunque somiglia ad un coltello con due lame. Siamo sicuri che eviti solo ”schifezze”?

In un mondo che viaggia alla ”velocità della luce” … possiamo permetterci il bicameralismo perfetto? Vedete un po’ voi.

La cosa importante sarebbe la ”legge elettorale”! Una legge elettorale ”decente” dovrebbe dare la possibilità ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti e non solo il partito. L’Italicum lo fa? Fatevi una domanda e datevi una risposta!

La cosa che mi fa più innervosire è la palese dicotomia che c’è tra le ”finte battaglie” del M5S, che si vende come il ”paladino” della ”salvaguardia della Costituzione”,  mentre in realtà è quello che la vuole stravolgere più di tutti!

Vi renderete ben conto che i grillini  vogliono la ”democrazia diretta in rete””! Ma diretta da chi? Costoro vogliono referendum propositivi senza quorum. Facciamo finta che uno abbia 20 ”avatar” e che voti in rete con 20 nomi diversi … secondo voi ”chi” potrebbe controllare?

Secondo voi,  la Costituzione dei Padri Fondatori, prevedeva questa ”variazione” legata ad Internet? Vi pare quindi che costoro abbiano veramente a cuore la costituzione dei Padri Fondatori o che stiano cavalcando semplicemente a ”pancia” la disattenzione del ”vessato” popolo italico?

E’ facile gridare ”salviamo la Costituzione”? Ma salvarla per  sostituirla con la ”democrazia diretta in rete”? mah …

Sarebbe bene che, prima di riempirsi la bocca di frasi fatte e di slogan preparati dal centro studi dell’ortottero, si provasse a ragionare da soli.  Magari le cose potrebbero migliorare!

Capisco che la ”comunicazione mediatica” vada per la maggiore … ma proviamo a guardare la realtà direttamente, senza i filtri imposti dalle campagne elettorali dei partiti. Viceversa non ne ”usciremo mai”!

Ora per ”vedere e cercar di capire” la realtà in cui viviamo, abbiamo bisogno della ”conoscenza” dei problemi. Quanti di noi sono in grado di parlare con cognizione di causa delle riforme costituzionali? Pochi, direi pochissimi, me compresa, che sono il ”festival dei carciofi”!  Quindi che cosa ci offre la rete? Ci offre la possibilità di sentire ”campane diverse” e poi di trarre le nostre conclusioni.

Ecco qui una ”campana” che mi pare spieghi bene, e il titolo già la ”dice lunga”!

La “deforma” della Costituzione proprio non piace!

Qui sotto i nomi dei 56 costituzionalisti che hanno lanciato pochi giorni fa questo importante appello.

  • Francesco Amirante, magistrato;
  • Vittorio Angiolini, Università di Milano Statale;
  • Luca Antonini, Università di Padova;
  • Antonio Baldassarre, Università LUISS di Roma;
  • Sergio Bartole, Università di Trieste
  • Ernesto Bettinelli, Università di Pavia
  • Franco Bile, Magistrato
  • Paolo Caretti, Università di Firenze
  • Lorenza Carlassare, Università di Padova
  • Francesco Paolo Casavola, Università di Napoli Federico II
  • Enzo Cheli, Università di Firenze
  • Riccardo Chieppa, Magistrato
  • Cecilia Corsi, Università di Firenze
  • Antonio D’Andrea, Università di Brescia
  • Ugo De Siervo, Università di Firenze
  • Mario Dogliani, Università di Torino
  • Gianmaria Flick, Università LUISS di Roma
  • Franco Gallo, Università LUISS di Roma
  • Silvio Gambino, Università della Calabria
  • Mario Gorlani, Università di Brescia
  • Stefano Grassi, Università di Firenze
  • Enrico Grosso, Università di Torino
  • Riccardo Guastini, Università di Genova
  • Giovanni Guiglia, Università di Verona
  • Fulco Lanchester, Università di Roma La Sapienza
  • Sergio Lariccia, Università di Roma La Sapienza
  • Donatella Loprieno, Università della Calabria
  • Joerg Luther, Università Piemonte orientale
  • Paolo Maddalena, Magistrato
  • Maurizio Malo, Università di Padova
  • Andrea Manzella, Università LUISS di Roma
  • Luigi Mazzella, Avvocato dello Stato
  • Alessandro Mazzitelli, Università della Calabria
  • Stefano Merlini, Università di Firenze
  • Costantino Murgia, Università di Cagliari
  • Guido Neppi Modona, Università di Torino
  • Walter Nocito, Università della Calabria
  • Valerio Onida, Università di Milano Statale
  • Saulle Panizza, Università di Pisa
  • Maurizio Pedrazza Gorlero, Università di Verona
  • Barbara Pezzini, Università di Bergamo
  • Alfonso Quaranta, Magistrato
  • Saverio Regasto, Università di Brescia
  • Giancarlo Rolla, Università di Genova
  • Roberto Romboli, Università di Pisa
  • Claudio Rossano, Università di Roma La Sapienza
  • Fernando Santosuosso, Magistrato
  • Giovanni Tarli Barbieri, Università di Firenze
  • Roberto Toniatti, Università di Trento
  • Romano Vaccarella, Università di Roma La Sapienza
  • Filippo Vari, Università Europea di Roma
  • Luigi Ventura, Università di Catanzaro
  • Maria Paola Viviani Schlein, Università dell’Insubria
  • Roberto Zaccaria, Università di Firenze
  • Gustavo Zagrebelsky, Università di Torino

Ecco il loro Appello! 

Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, i sopracitati, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale, ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche. Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo. Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione.

1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare («abbiamo i numeri») anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di Governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica. È indubbiamente un prodotto “politico”, ma non della politica contingente, basata sullo scontro senza quartiere fra maggioranza e opposizioni del momento. Ecco perché anche il modo in cui si giunge ad una riforma investe la stessa “credibilità” della Carta costituzionale e quindi la sua efficacia. Già nel 2001 la riforma del titolo V, approvata in Parlamento con una ristretta maggioranza, e pur avallata dal successivo referendum, è stato un errore da molte parti riconosciuto, e si è dimostrata più fonte di conflitti che di reale miglioramento delle istituzioni.

2. Nel merito, riteniamo che l’obiettivo, pur largamente condiviso e condivisibile, di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (al quale peraltro sarebbe improprio addebitare la causa principale delle disfunzioni osservate nel nostro sistema istituzionale), e dell’attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al Governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato. Invece di dare vita ad una seconda Camera che sia reale espressione delle istituzioni regionali, dotata dei poteri necessari per realizzare un vero dialogo e confronto fra rappresentanza nazionale e rappresentanze regionali sui temi che le coinvolgono, si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell’approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche (alcuni consiglieri regionali eletti – con modalità rinviate peraltro in parte alla legge ordinaria – anche come senatori, che sommerebbero i due ruoli, e in Senato voterebbero ciascuno secondo scelte individuali). Ciò peraltro senza nemmeno riequilibrare dal punto di vista numerico le componenti del Parlamento in seduta comune, che è chiamato ad eleggere organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e una parte dell’organo di governo della magistratura: così che queste delicate scelte rischierebbero di ricadere anch’esse nella sfera di influenza dominante del Governo attraverso il controllo della propria maggioranza, specie se il sistema di elezione della Camera fosse improntato (come lo è secondo la legge da poco approvata) a un forte effetto maggioritario.

3. Ulteriore effetto secondario negativo di questa riforma del bicameralismo appare la configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato (leggi bicamerali, leggi monocamerali ma con possibilità di emendamenti da parte del Senato, differenziate a seconda che tali emendamenti possano essere respinti dalla Camera a maggioranza semplice o a maggioranza assoluta), con rischi di incertezze e conflitti.

4. L’assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito attraverso un riparto di competenze che alle Regioni toglierebbe quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia, e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilità anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l’ordinamento delle sole Regioni speciali). Il dichiarato intento di ridurre il contenzioso fra Stato e Regioni viene contraddetto perché non si è preso atto che le radici del contenzioso medesimo non si trovano nei criteri di ripartizione delle competenze per materia – che non possono mai essere separate con un taglio netto – ma piuttosto nella mancanza di una coerente legislazione statale di attuazione: senza dire che il progetto da un lato pretende di eliminare le competenze concorrenti, dall’altro definisce in molte materie una competenza «esclusiva» dello Stato riferita però, ambiguamente, alle sole «disposizioni generali e comuni». Si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. Invece di limitarsi a correggere alcuni specifici errori della riforma del 2001, promuovendone una migliore attuazione, il nuovo progetto tende sostanzialmente, a soli quindici anni di distanza, a rovesciarne l’impostazione, assumendo obiettivi non solo diversi ma opposti a quelli allora perseguiti di rafforzamento del sistema delle autonomie.

5. Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni. Ma il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche (costi sui quali invece è giusto intervenire, come solo in parte si è fatto finora, attraverso la legislazione ordinaria), bensì di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, delle rappresentanze elettive. Limitare il numero di senatori a meno di un sesto di quello dei deputati; sopprimere tutte le Province, anche nelle Regioni più grandi, e costruire le Città metropolitane come enti eletti in secondo grado, anziché rivedere e razionalizzare le dimensioni territoriali di tutti gli enti in cui si articola la Repubblica; non prevedere i modi in cui garantire sedi di necessario confronto fra istituzioni politiche e rappresentanze sociali dopo la soppressione del Cnel: questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese, e sembrano invece un modo per strizzare l’occhio alle posizioni tese a sfiduciare le forme della politica intesa come luogo di partecipazione dei cittadini all’esercizio dei poteri.

6. Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del Governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del Governo che ne caratterizzano l’indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.

7. Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui si è detto. Inoltre, se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede – su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni “politiche” estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (così come se si fosse scomposta la Riforma in più progetti, approvati dal Parlamento separatamente).

Per tutti i motivi esposti, pur essendo noi convinti dell’opportunità di interventi riformatori che investano l’attuale bicameralismo e i rapporti fra Stato e Regioni, l’orientamento che esprimiamo è contrario, nel merito, a questo testo di riforma.

Aprile 2016

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Direi che il nostro Governo non possa esimersi dal tener conto di che cosa dicono questi Signori. Soprattutto, questi Signori,  non possono esser liquidati con un: ”Son solo dei professoroni”! Diciamo piuttosto che questi Signori, hanno gli strumenti per ”vedere un po’ più lontano” di quanto siamo in grado di vedere, noialtri, ”massa italica” … e purtroppo … pare anche i nostri governanti che sono tutti presi dall’entusiasmo di fare delle riforme. Riforme assolutamente necessarie … ma cribbio facciamole come si deve!

Alla prossima

 

Elena

 

 

 

 

 

Alla prossima

 

Elena

Pier Camillo Davigo … e le ”malelingue” …

Prima di parlare del ”caso specifico” di questi giorni, vorrei tentare di fare, serenamente,  il punto sulla situazione delle ”correnti” nella Magistratura italiana.  

I magistrati sono persone come tutti gli altri – con una cultura e preparazione giuridica decisamente più alta di noi ”comuni” cittadini – ma hanno delle idee ed opinioni come tutti i cittadini italiani.

Tutti sappiamo che esistono ”correnti” in Magistratura, queste ‘correnti’ non sono certo dei partiti, ma in queste correnti i magistrati si riconoscono.

Per cercare di capire del perché esistono ”le correnti” … bisognerebbe tornare indietro al periodo della Costituente e alla Costituzione, che hanno riorganizzato completamente  nel 1948, la ”magistratura repubblicana” , così come la conosciamo noialtri, nati dopo il fascismo.  Dopo il fascio infatti per la prima volta finalmente la Magistratura era ”autonoma e indipendente”!

Era quasi naturale che una magistratura, che fino a quel momento aveva dovuto dipendere in tutto e per tutto dal Governo,  iniziasse a discutere al proprio interno per capire come comportarsi … dove collocarsi.

Ci hanno messo un sacco di tempo a discutere,  La Corte costituzionale infatti è nata solo nel 1956 mentre il Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) solo nel 1958!  Non erano …  e non sono ancora tutti in ”sintonia”!

Vediamo le due più importanti: Magistratura democratica (progressista) e Magistratura indipendente (conservatrice), sono nate nel 1964, in concomitanza con i primi arrivi in magistratura, di giovani ”cresciuti” con la Costituzione in mano!

Giovani e vecchi, avevano e forse hanno tuttora ”visioni diverse” secondo l’evoluzione della società esterna. Queste visioni diverse non potevano non riflettersi in ”chi” doveva giudicare.

Avevano aderito a Magistratura indipendente, prevalentemente i più anziani, convinti che la legge andasse soprattutto ”applicata”, mentre i più giovani, erano convinti dell’ ”interpretazione della norma” .  I più giovani non potevano certo non tener conto dell’evoluzione dei diritti … per cui si sentirono più vicini  a Magistratura Democratica.

Torniamo ora al caso di questi giorni, sulle affermazioni di Pier Camillo Davigo:  ”Non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”!  Affermazioni che, se non avessero avuto tutto il clamore mediatico che giornalisti e rete si sono affannati a creare,  sarebbero parse del tutto normali, dette ad esempio da un semplice cittadino. Ma,  visto che a dirle è stato un ”magistrato” ecco che sono state ”strumentalizzate” e ”cavalcate” politicamente alla grande.

Comunque noi, tanto per cercar di capire, vediamo un po’ chi è questo Signore:  Davigo si è laureato in giurisprudenza a Genova, ed è entrato in magistratura nel 1978. Ha iniziato la sua carriera come giudice presso il Tribunale di Vigevano, poi dal 1981 è diventato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, dove si è occupato prevalentemente di reati finanziari, societari e contro la Pubblica Amministrazione. In questo contesto ha fatto parte, nei primi anni novanta, del Pool Mani Pulite, insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Ilda Boccassini, Gherardo  Colombo, Francesco Greco, Tiziana Parenti e Armando Spataro. E’ stato eletto nel parlamentino dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), nella corrente di ”Magistratura Indipendente” Successivamente è divenuto Consigliere della Corte d’appello di Milano. Dal 2005 ricopre il ruolo di Consigliere alla Corte Suprema di Cassazione.

iuPier Camillo Davigo

Per conoscenza ecco qui le attuali ”correnti” in Magistratura – prese pedestremente da Wikipedia – ma rendono bene l’idea per noi digiuni sull’argomento:

Magistratura Democratica (sinistra)
Unità per la Costituzione (centro)
Magistratura Indipendente (destra)
Movimento per la giustizia (verdi – Articolo 3 – sinistra)

D’altronde il mondo si ”evolve” e le cose cambiano … bisogna stare al passo con i tempi, solo i posteri sapranno dare delle risposte. Io non sono certo in grado di giudicare.

Alla prossima

 

Elena