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FINALMENTE! La UE propone tassa 3% alle multinazionali digitali dove …

… fanno reddito!  FINALMENTE!!!  E questo è solo il primissimo passo.

Era ora che si muovessero in questa direzione! E che cavolo, costoro guadagnano ovunque … ma si scelgono le sedi fiscali dove fa loro più ”comodo” per pagare ovviamente meno tasse. Dato che le Multinazionali sono quelli che chiamo da sempre i ”Novelli Imperatori” e hanno soldi per fare delle guerre, tutti gli stati si prostituiscono loro e le trattano con i guanti. Le multinazionali però  non danno lavoro in proporzione ai soldi che guadagnano, quindi di gente che lavora c’è ne è sempre di meno.  Ma … come potremo vivere noi se non lavoriamo e se non ci sono soldi da redistribuire perché costoro che guadagnano come re Mida non pagano il dovuto?

Global vs local copia

Quello grosso è la Multinazionale che non paga le tasse come dovrebbe fare … svegliamoci cribbio!

Ecco che l’Europa cerca di porre rimedio a questo problema immenso! Davanti alle difficoltà di trovare un accordo a livello internazionale, come ha dimostrato il recente incontro del G-20 a Buenos Aires, la Commissione europea ha presentato a Bruxelles delle nuove soluzioni per affrontare l’annosa questione della tassazione dell’industria (per ora solo quella) digitale.  Le regole attuali non permettono ai paesi membri di tassare correttamente le imprese digitali in Europa quando queste non hanno presenze fisiche . Ma questa situazione rappresenta una sorta di ”buco nero” per le finanze degli stati!  Un buco nero che aumenta sempre di più poiché la base imponibile si riduce. Insomma le persone non lavorano e le multinazionali non pagano le tasse in proporzione a quello che guadagnano! (Chi se ne frega se fanno della beneficienza i proprietari filantropi! A noi non serve la beneficienza, a noi basta che paghino il dovuto!).

L’Europa propone quindi nuove norme giuridiche e una tassa provvisoria applicabile a tutte le attività digitali.
Per decenni, la tassazione è avvenuta sulla base dei profitti generati in un dato paese,  per via della sede fiscale dell’azienda in quello Stato. Ma ‘sta faccenda non funziona più, perchè, per sua natura, l’industria ”digitale” non ha frontiere. Google, Facebook per esempio sono ovunque ma pagano le tasse solo dove a loro fa più comodo!

Per questo motivo la Commissione Europea propone nuovi criteri per giudicare la presenza fisica di una azienda digitale con questi tre parametri:

  • almeno sette milioni di euro di fatturato annuale in un paese membro;
  • almeno 100mila utilizzatori in un paese membro durante un dato esercizio fiscale;
  • almeno 3.000 contratti commerciali sempre in un dato paese membro.

In attesa che questo nuovo”sistema” venga accettato a livello globale, Bruxelles propone fin d’ora di tassare nell’Unione il fatturato nazionale delle singole imprese digitali. Il giro d’affari dovrebbe essere generato dalla vendita pubblicitaria, dalle attività di intermediazione, dalla vendita di informazioni personali. Ad essere tassate sarebbero le imprese con un fatturato di almeno 750 milioni di euro a livello mondiale e di almeno 50 milioni di euro a livello europeo. L’aliquota sarebbe del 3%.

Secondo l’esecutivo della CE la nuova imposta potrebbe generare fino a cinque miliardi di euro di gettito fiscale. Bruxelles spiega anche che la proposta non viola regole sulla doppia tassazione e permette di evitare la segmentazione del mercato unico attraverso l’emergere di iniziative nazionali (come in Italia, in Slovacchia e in Ungheria). Attualmente, le imprese digitali vengono tassate con una aliquota media del 9,5% rispetto al 23,2% di una società tradizionale, ma questa tassazione è applicata SOLO  dove risiedono fiscalmente  e NON dove fanno reddito.
In Europa, il tema fiscale è notoriamente fonte di tensioni. Secondo i Trattati, i progetti legislativi in questo campo vengono approvati solo dal Consiglio (il Parlamento ha un potere consultativo), ma richiedono l’unanimità dei paesi membri. Si prevede un dibattito acceso tra i governi. In assenza di accordo globale, alcuni paesi sono contrari a imporre una particolare forma di tassazione ai danni delle imprese digitali, in particolare l’Irlanda che ha la ‘’coda di paglia’’ visto che ospita non poche aziende del settore.

Insomma per farla breve, sono assolutamente d’accordo nella proposta di tassare le multinazionali, digitali e no, dove fanno reddito, dove vendono e non solo dove scelgono di avere la residenza fiscale, troppo comodo! Gli stati non devono prostituirsi a costoro invitandoli sul proprio territorio sperando che portino lavoro e un pò di denaro con quattro soldi di tasse.  Anzi i soldi che finalmente le multinazionali restituirebbero sotto forma di tasse pagate, eviterebbero, prima di tutto di garantire loro il potere degli Imperatori,  secondo,  il denaro  recuperato dalle tasse verrebbe ridistribuito ai paesi che potranno,  a loro volta, ridistribuire questo denaro ai cittadini.  A quel punto sarebbe davvero possibile un reddito di cittadinanza nel vero senso della parola! Ma è alle multinazionali che bisogna andarli a prendere ‘sti soldi!

Cribbio io sono solo una casalinga deficiente ma lo dico da anni che bisogna tassare le multinazionali (tutte non solo quelle digitali) e bisogna tassarle dove fanno profitti e NON solo dove scelgono di avere la sede fiscale! Finalmente Moscovichi chiede al mondo di accettare questo ‘’paradigma’’ … e nel frattempo propone una tassazione per cominciare del 3%!
Tra l’altro, vi rendete conto che è solo l’Europa a rendersi conto che sia necessario tassare le multinazionali dove fanno profitti … e sapete perchè? Perchè,  ci piaccia o no, l’Europa è più ‘’evoluta’’ del resto del mondo mentalmente! La cultura è nata da noi che sia ben chiaro … quindi a tutti quelli che vogliono tornare nei loro giardini uscendo dall’Europa … consiglio vivamente di ripensarci! Perchè, noi europei, tutti assieme,  siamo ‘’il meglio’’ che ci sia in circolazione!

Alla prossima

Elena

 

 

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fonte:sole24ore

Politiche 2018- L’Italia ha scelto …

Dunque l’Italia ha scelto e, sul territorio,  è spaccata in due, l’elettorato del Nord ha scelto il centro-destra guidato dal pluri-pregiudicato e condannato con sentenza definitiva Silvio Berlusconi, da me affettuosamente soprannominato: ”gnomolaccatodibiaccamarroneintesta”! L’elettore di destra, non osando votare sb direttamente si è riversato in massa su Matteo Salvini.  L’uomo che crede che esista la Padania, che come tutti sappiamo esiste tanto quanto Topolinia!  L’altra parte dell’Italia, il centro Sud si è rivolta al M5S che ha promesso loro il ”reddito di cittadinanza”. Cioè, tu stai a casa e io ti pago. Dato che al Sud l’economia italiana è quella in ”nero” … vorrete mica che si perdano un’occasione simile no? E quindi vai con il M5S che ha spopolato, diventando in effetti il primo partito italiano.

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Ovviamente con queste percentuali bulgare Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica, dovrà contattare Lega e M5S, nelle persone rispettivamente di Matteo Salvini e Luigi Di Maio,  per dar loro un mandato esplorativo al fine di formare un Governo.

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Quello a sinistra è Luigi Di Maio, mantenuto 12 anni dai genitori all’università senza laurearsi. Ha lavorato saltuariamente come porta-bibite e addetto alla sicurezza nello Stadio San Paolo di Napoli. Quello a sinistra è Matteo Salvini di Milano, figlio di un dirigente d’azienda e di una casalinga. Ha partecipato alla trasmissione televisiva Doppio Slalom su canale 5, al programma televisivo il pranzo è servito su rete 4. Salvini ha il diploma diliceo classico. Ha frequentato l’Università prima a Scienze Politiche … poi è passato a Scienze storiche senza laurearsi. Non ha mai lavorato.

Ora Matteo Salvini ha  già chiarito che ‘’governerà col centrodestra’’, ma deve raggiungere i numeri per farlo. Luigi Di Maio festeggia la nascita della «Terza repubblica», aprendosi ad appoggi esterni al movimento. Incluso quello del Pd, il partito che rappresenta, o rappresentava, una delle espressioni di establishment osteggiate in campagna elettorale.

Lega e Movimento cinque stelle sono alle prese con i calcoli elettorali per stabilire chi potrebbe fare da supporto in vista di una maggioranza. Ma quali sono le combinazioni possibili ? Il Movimento cinque stelle, ago della bilancia con il suo 30% abbondante di voti, potrebbe guardare alla Lega o virare a centrosinistra, siglando un’intesa con il Pd del dopo Renzi. Sempre che il segretario decida davvero di ritirarsi, dopo un discorso ”di addio” che in realtà ha posticipato la sua uscita di scena. Vediamo quali sarebbero punti di intesa e di rottura, in entrambi i casi.

Cinque stelle e Lega, affinità e divergenze
Le affinità principali fra Lega e Cinque stelle emergono sull’agenda economica, almeno fino a che si resta sulla questioni macro. Il punto di contatto più evidente è la proposta di abbattere il vincolo europeo del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, in linea con le vecchie posizioni euroscettiche di entrambi. Giudizio in comune anche sulla riforma pensionistica della Fornero (Da abolire) e sul Jobs act. La Lega lo menziona esplicitamente anche nel suo programma, classificandola come la riforma che ha «azzerato i diritti» dei lavoratori. I Cinque stelle si sono espressi in maniera vaga … paventando il ripristino dell’articolo 18. Un’altra vicinanza, meno evidente, è sull’immigrazione. La Lega dedica tre pagine del suo programma al tema, con proposte che vanno dal potenziamento dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) alla ricerca di accordi «con le tribù della Libia» per frenare i flussi.

Il Movimento cinque stelle parla di ‘’business dell’immigrazione’’ e suggerisce una ripartizione equa delle responsabilità con l’Europa, anche se si esprime in parallelo per l’aumento dei fondi alla cooperazione e lo stop alla vendita di armi ai paesi di provenienza. E le divergenze? Oltre all’estrazione dell’elettorato, Lega e Cinque Stelle sono lontani su fisco e welfare. La Lega ha sposato la causa della flat tax, una tassa fissa con aliquota del 15% su tutti i redditi. I Cinque stelle propongono riduzioni e no tax area, ma in un’ottica più vicina ai criteri di progressività. Anche sul welfare, si crea una frattura sulla proposta pentastellata del reddito di cittadinanza, giudicata ‘’una bufala’’ in ambienti leghisti.

Cinque Stelle e PD … dialogo possibile?  Mah …
Cinque stelle e Partito democratico sono sempre apparsi agli antipodi su quasi tutti i tema in agenda. E in effetti è così, se si dà un occhio ai rispettivi programmi elettorali. L’unica affinità percepita è sul fisco, dove il Movimento guidato da Di Maio propone una semplificazione delle aliquote (da portare a tre) e il Pd spinge su una ‘’rivoluzione fiscale’’ a favore delle famiglie. Per il resto, è una voragine su istruzione (i Cinque stelle vogliono abolire la riforma della cosiddetta Buona scuola), occupazione (vedi i propositi sul Jobs act), rispetto dei parametri europei (i Cinque stelle si battono contro il tetto del 3% del rapporto deficit-Pil, il Pd no) e rapporto con la Ue in generale, con un Pd dichiaramente europeista e i Cinque stelle che premono per la revisione di tutti i trattati.

Nonostante punti in comune il dialogo fra Di Maio e Salvini potrebbe rivelarsi difficile. Prima delle urne c’era chi ipotizzava che gli elettori di Lega e M5S fossero sovrapponibili, accomunati dalla rabbia contro l’establishment che ha penalizzato i partiti di governo. Ma i risultati hanno mostrato una fotografia diversa, a partire dalla distribuzione geografica: la Lega spopola al Nord, il Movimento cinque stelle raggiunge percentuali bulgare al centro-sud e si fa portavoce di un blocco elettorale diverso da quello affezionato al partito di Salvini .
Potrebbe esserci tra i due un’alleanza sovranista contro l’Europa. Ma non è il tema principale che sia emerso in campagna, e comunque entrambi avrebbero paura di perdere elettori.
Oltre alla differenza geografica, lo scarto tra Lega e Cinque Stelle si definisce anche negli interessi dei votanti. La Lega è erede di una tradizione territoriale e raccoglie consensi tra sostenitori storici o comunque in arrivo dal centrodestra, interessati a taglio delle tasse e irrigidimento delle misure di sicurezza. I Cinque stelle si sono evoluti in un partito trasversale pigliatutto che dice no a tutto … che cavalca tutti i movimenti di protesta … e che sale nei consensi grazie a promesse come quella del reddito di cittadinanza.

Noi restiamo a guardare … ormai i giochi sono nelle mani di personaggi  del ”calibro” di Salvini e di Di Maio …

La democrazia è sacra!  Il popolo ha scelto e il voto del popolo si deve rispettare! Punto!  Eppure una ”vocina cattiva” mi ricorda che il popolo tra Cristo e Barabba non ha avuto dubbi su chi scegliere …

Alla prossima

 

Elena

Bollette … i debiti dei morosi saranno a carico di chi paga?

Premesso che se non paghiamo non è di certo perchè siamo degli emeriti balordi … ma magari perchè non abbiamo lavoro e quindi il denaro per pagare. E già lì bisognerebbe farsi delle ”domande” …

Comunque si direbbe proprio che le bollette elettriche non pagate saranno, in parte, a carico degli utenti che pagano regolarmente! Contenti? Mi hanno spiegato di che cosa si tratta, mò provo a sintetizzare a mia volta.

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In realtà stiamo parlando di ”imposte” e non di ”consumo” … si tratta di imposte che le imprese elettriche pagavano allo Stato anche per quei loro clienti che non le  versavano ma, con la crisi di molte di queste aziende,  ora toccherà al cittadino farsi carico degli errori altrui. Ciò, ovviamente,  presuppone un ulteriore rincaro per le famiglie. Ricordiamo infatti che se l’utente non paga l’esercente può chiedere il pagamento di interessi di mora pari al tasso di riferimento aumentato del 3,5%.
E’ il solito sistema ”italico” di infilare ‘’tasse’’ in maniera subdola. Nella bolletta dell’elettricità sono comprese le spese relative alla ricerca/innovazione in campo energetico, che vengono pagate da noialtri sotto forma di ‘’tassazione’’ . E queste tasse, che vengano pagate o no, lo Stato le vuole. Le aziende non hanno i soldi per pagarle in quanto la morosità è troppo alta, quindi le spalmano sulla collettività.
Allo Stato il fatto che le bollette non vengano pagate e quindi non vengano pagate nemmeno le tasse che ci sono infilate dentro non gli piace, ‘’LUI’’ il denaro lo vuole, punto!
Ma è così in tutti i campi. Se per esempio un condomino non paga il riscaldamento, gli altri in ”solido” si faranno carico del debito. Oppure … provate ad affittare un alloggio e che non vi paghino per anni. Andate in tribunale, vincete la causa, quelli che avrebbe dovuto pagarvi l’affitto NON lo fanno nonostante la condanna del giudice … ma voi sappiate che dovete comunque allo stato le tasse in base a quello che NON avete MAI percepito. Viceversa … andrete avanti fino alle calende greche con rogne in tribunale.
Perchè? Perchè è così! O il nostro sistema fiscale è sbagliato!  Oppure non sono capaci di legiferare, oppure non sono capaci di gestire in maniera intelligente la burocrazia, oppure noialtri non siamo capaci di fare azioni collettive di massa per le cose importanti perchè non le ”capiamo” …  fatto sta che ”paga” sempre pantalone, che in questo caso  altri non è se non il cittadino inconsapevole.
Ma adesso … noi cittadini ”inconsapevoli” possiamo stare tranquilli … con i geni che stanno per arrivare al Governo andremo di sicuro benissimo! La loro preparazione è tale che risolveranno in quattro e quattr’otto tutte le magagne che ci assillano!

E che c’è vò …

Alla prossima

 

Elena

AFRICA … IL PAESE DOVE LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO E’ TRA I PIU’ INUMANI …

Auto di grossa cilindrata nuove fiammanti, scorrono su viali a tre corsie … lussuosi yacht ondeggiano nel porto, mentre eleganti personaggi, seduti nei ristoranti in riva al mare, fanno tintinnare le coppe di champagne brindando alla ‘vita” e godendosi la brezza dell’oceano! Ma … questa NON è la Florida,  bensì Luanda, la capitale dell’Angola!

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Ma come? Diranno in molti … ma gli africani non sono poveri? Non emigrano, lasciando spesso la vita nel Mediterraneo, cercando una speranza di vita? Ebbene non proprio tutti sono poveri, o meglio,  la maggioranza della popolazione è poverissima, mentre una piccolissima parte,  grazie al boom economico che alcune nazioni Africane godono sin dai primi anni 2000, è diventata ”straricca”!

Luanda non è l’unico paradiso … se si considerano le case da milioni di dollari che punteggiano la costa del Mozambico, per non parlare poi degli eleganti centri commerciali della Nigeria. L’Africa possiede 7 delle 10 economie che stanno crescendo maggiormente in questi anni. Il numero dei multimilionari in Africa sta crescendo a ritmo vertiginoso.

La Nigeria, e chi lo avrebbe mai detto,  è uno dei più grandi importatori di champagne, e mentre l’economia ristagna in Europa e rallenta in Cina, gli esportatori di beni di lusso guardano all’Africa come loro migliore mercato.

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Ma dopo queste rutilanti informazioni, si scopre che l’esagerato benessere è per pochissimi, mentre la maggior parte degli africani vive con meno di 1,25$ al giorno. Il continente possiede 6 dei 10 più ineguali stati al mondo.  Nonostante la ricchezza e l’espansione della Nigeria la maggioranza della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno.

Le ragioni per queste così eclatanti differenze sono evidentemente complesse e difficili da analizzare. Quello che si sa e che la loro crescita è dovuta alle industrie minerarie, al  petrolio, al gas e al turismo. Queste attività non impiegano un gran numero di persone e, anche se costoro crescono del 7 o 8% annui, non sono sufficienti per garantire lavoro e salario su larga scala,  quindi sono pochissimi a beneficiare di questa crescita. Inoltre le attività estrattive, anche quando legali cosa che non avviene spesso, sono esenti da tassazione, per cui il paese che le possiede non ottiene vantaggi economici dal loro sfruttamento.

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Un rendiconto fatto dal ”Tax Justice Network-Africa and Action Aid International stima che Kenya, Uganda, Tanzania e Rwanda perdano qualche cosa come 2,8 bilioni di dollari all’anno per mancati introiti derivanti dalle tasse. Uno studio del ”Charity Christian Aid” mette in evidenza che la perdita per la Sierra Leone, derivante da mancati introiti dalle tasse, equivale a 8 volte il budget sulla salute e sette volte il budget sull’educazione!

Immaginiamoci ora se costoro avessero dei governi stabili e decenti che pretendessero le tasse dovute e che poi le utilizzassero  per la collettività.  Ma … di ”governi stabili” … da quelle parti non ce ne sono molti purtroppo.

E’ evidente che gli strascichi lasciati dal colonialismo continuano a mantenere pesanti ombre su tutto il continente. La mentalità forgiata dai colonizzatori permea ormai gli africani alla radice. Un sistema educazionale forzato su ”legge ed ordine” (non certo sulla democrazia) messo in piedi per soddisfare il regime coloniale, oggi si applica perfettamente al ”dittatore” locale.  L’Africa deve reinventarsi di punto in bianco un sistema educativo da paese ”moderno”. Purtroppo per fare questo ci vuole tempo … un tempo che gli africani affamati e disperati  non possono più permettersi. A proposito del colonialismo mi viene in mente la canzone di De Andrè: ”Anche se voi vi credete assolti … Siete lo stesso coinvolti”.

Come possiamo aiutarli? Mah … forse una buona cosa sarebbe quella da parte del cosiddetto mondo ”civile” di insistere, affinché ci sia più trasparenza sia sulle decisioni dei Governi sia sulle compagnie investitrici, obbligandole a pubblicare contratti online in modo che almeno i giornalisti stranieri possano analizzarli, ed eventualmente fare delle pressioni.

Se l’Africa come previsto dagli studi sulla popolazione, presto rappresenterà il 40% della popolazione mondiale è inevitabile che la pressione per la ricerca di lavoro e sussistenza sarà sempre più alta … e dove andranno queste persone per cercare un modo per sopravvivere?

Facciamoci una domanda e diamoci una risposta … 

Bisogna aiutarli a trovare delle soluzioni … potrebbero diventare un mercato importante per tutti e potrebbero vivere bene a casa loro … oppure, se non si trovano delle soluzioni adeguate, l’Africa diventerà la casa di folli come Boko Haram … con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.

Alla prossima

 

Elena

 

 

http://edition.cnn.com/2015/05/12/africa/africa-inequality/index.html

 

INTANTO VARUFAKIS VIENE MESSO GENTILMENTE ”DA PARTE” …

Il comportamento dei greci piace proprio pochino ai ministri dell’Unione  …

Varufakis, gran bell’uomo, ma forse non basta questa di dote all’Eurogruppo, si è beccato una serie di insulti dai flemmatici ministri :  perditempo … dilettante … giocatore d’azzardo.

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Addirittura il ministro maltese ha detto di considerare definitivamente ”rotti i rapporti con la Grecia”.

Tsipras poi ha tentato di aggirare i ministri dell’Eurogruppo, cercando un accordo ”aumma aumma” – alla Mediterranea tanto per intenderci – con la Merkel a margine del consiglio di Bruxelles.  I ministri si sono proprio ”arrabbiati”!  Sono i ministri delle finanze dell’Eurogruppo che devono decidere sui finanziamenti ai Paesi e NON i capi di Stato.

Comunque … alla luce di questi fatti … Tsipras si è messo a lavorare alla veloce per delle ”bozze” di riforme economiche che Atene dovrà presentare ai creditori istituzionali (Ue, Bce e Fmi) per poter ottenere lo sblocco dei prestiti, quindi ”ossigeno” per la disastrata Grecia.

Le riforme riguardano: fisco, pubblica amministrazione, questioni di natura fiscale, licenze televisive, tasse sulla pubblicità fatte alla tv.

Tsipras inoltre, visto l’amore che corre tra Varufakis e gli altri ministri, ha cambiato il gruppo dei negoziatori con i creditori internazionali. Il nuovo team (sempre con Varufakis a capo … per la serie: ”salviamo la faccia”)  sarà guidato e avrà come portavoce in Europa  il viceministro delle Relazioni Internazionali Euclid Tsakalotos.

ll vice ministro Tsakalotos, pare abbia il profilo adatto per trattare con i rappresentanti dei creditori. Questo signore ha caratteristiche esattamente opposte di quelle dell’irruento e dissacrante Varufakis, i cui rapporti personali con diversi colleghi dell’Eurogruppo, a cominciare dal tedesco Wolfgang Schaeuble, sono ormai compromessi definitivamente!

Varufakis è riuscito persino a litigare con Padoan … che insomma … proprio uno ”aggressivo” non si direbbe  …

Vedremo … noi intanto stiamo a ”guardare” sperando che trovino una ”quadra” decente!

Quel che è certo è che i ”deboli” non riscuotono le simpatie di nessuno … e come al solito pagheranno gli innocenti … e NON quelli che la Grecia l’hanno spremuta come un limone!

 

Alla prossima

 

Elena