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Francia -lavoro a tempo indeterminato costa meno al datore di lavoro.

Ieri ho portato Giada dal veterinario per fare il richiamo del vaccino. Avevo appuntamento al Group Strano, normalmente quando la chiamo, massimo mezz’ora torna a casa. Iniziavo a disperarmi quando, alle 15,05 eccola che entra trionfante dalla porta principale di casa.
Il trasportino era già pronto e l’ho infilata dentro alla veloce.
Odia sia andare in auto che dal veterinario.

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Comunque … è andato tutto bene. A parte un pò di congiuntivite, abbastanza normale in estate, sta bene.
Il veterinario è, indovinate un pò? Italiano. E’ arrivato da poco nella clinica.
E’ un toscano simpatico. Ovviamente ci siamo messi a parlare e mi ha spiegato che in Italia non trovava lavoro a tempo indeterminato, ma solo cliniche veterinarie in cui era assunto con partita Iva e a ”progetto”.
Qui invece lo hanno assunto a tempo indeterminato, ovviamente è più sereno. Quando si ha un lavoro ‘’sicuro’’ si guarda alla vita con più ottimismo e si possono fare appunto ‘’progetti di vita’’.
Ora la domanda è: ‘’Come mai qui in Francia la gente viene normalmente assunta a tempo indeterminato e non al contrario? Semplice! A tempo indeterminato li pagano di meno.

Se un’Azienda, in Francia, assume a tempo ‘’determinato’’ significa che ha un carico di lavoro maggiore in un periodo ‘’determinato’’ appunto. Questa assunzione però gli costa di più dell’altra.
Da noi invece è il contrario. Le persone assunte a tempo determinato, o tutti quei contratti a termine e/o progetto, costano di meno all’azienda. Ergo va da se che, con questo sistema, il ‘’precario’’ sia penalizzato il doppio: sia come salario che come tutele.
Come mai? Copiare da altri paesi le cose buone no eh? In compenso fanno un can can senza senso per ridurre il numero dei parlamentari! Miglioreranno forse le cose se sono di meno? Naaaaa …

Alla prossima

Elena

Referendum riduzione parlamentari – Come voti?

A proposito del Referendum per la riduzione dei parlamentari, vorrei provare ad andare oltre alle becere frasi: ”Sono dei mangiapane a tradimento, non servono a nulla, meno sono meglio è”, etc …
Vorrei invece fare qualche semplice considerazione per provare a far pensare i favorevoli al SI.
Per prima cosa vorrei ricordare sommessamente che sono favorevoli al si Lega e Fratelli d’Italia. Io una domandina me la farei no? Tipo: ”Lega e Fratelli d’Italia amano la ”democrazia” o preferirebbero una ”democrazia addomesticata”?
Se non esiste una legge elettorale che compensi la riduzione del numero dei parlamentari la democrazia ce la giochiamo! ‘Perchè’ vi chiederete voi? Semplice! Per prima cosa noi dobbiamo renderci conto che noi NON votiamo i nostri rappresentanti ma ci subiamo dei nominati dai partiti.
Ergo, facendola semplice, il partito che vince avrà pochi yes-man da controllare e costoro faranno esclusivamente gli interessi di CHI li ha messi su quegli scranni e NON certamente gli interessi dei cittadini, che, bene che vada, votano il partito e non certo un individuo che conoscono e rispettano sul proprio territorio.
Ecco che cosa noialtri dovremmo pretendere. Di eleggere qualcuno che abita nella nostra città e che conosciamo e stimiamo per un sacco di motivi. Non importa il partito a cui appartiene, se è una persona degna ed onesta e capace il ”triage” lo facciamo noi! Con questo sistema il parlamentare scelto da noi andà in parlamento e dovrà rispondere ai suoi elettori, cioè a noialtri!
Invece … non dimentichiamo che il partito che vuol inserire l’obbligo di mandato (manco Mussolini aveva osato tanto) è quello di Grillo/Casaleggio! Come mai? Fatevi una domanda e datevi una risposta.
Una volta su quegli scranni devono fare quel che gli dice il partito”! I cittadini, di cui loro si professano ‘rappresentanti’ non contano una emerita cippa invece!
Ma poi … non se ne esce. Ricordiamoci anche che la legge elettorale la si cambia con una legge ordinaria, quindi la possono cambiare quando e come vogliono! Magari … sarà poi la Corte Costituzionale, dopo insistenze di anni da pare di qualche sfegatato cocciuto, che dirà che non vale una cippa e che è anti-costituzionale, ma ormai …
Comunque, come al solito, è tutta ”aria fritta” ‘sta diatrib. Mò votiamo la riduzione dei parlamentari, loro fanno finta di cambiare la legge elettorale ed il prossimo partito che vince la cambia di nuovo. Quindi? Ma quanto siamo ”polli” da 1 a 10? Mah …
Andrebbe bene anche un collegio uninominale con un sistema maggioritario a doppio turno ma fatelo fare a noi il ”triage” sul territorio no? Saremo mica tutti dei deficienti no? Grrrrr …
Morale della favola: ”Io voto NO”! Voi fate un pò quel che volete.

Alla prossima

Elena

Regolarizzazioni: sono arrivati ad un compromesso ‘’strano’’…

… ma sarò io che non capisco.

Leggo sui giornali che l’accordo raggiunto sulla sanatoria riguarderà braccianti, colf e badanti, anche italiani.
I dem dicono che: ‘’Qui non si tratta di bandierine ma di diritti’’ e che l’impianto, resta sostanzialmente invariato con l’obiettivo comune di far emergere il lavoro in nero e che verranno dati ‘’permessi di soggiorno temporaneo’’ ai lavoratori stranieri.
Quindi gli stranieri (neri) potrebbero essere usati per la raccolta, regolarizzati a tempo, ma poi, finita la raccolta, ciccia! Di nuovo tutti per strada? E… che cosa avete concluso se questo è il risultato dei vostri colloqui? Mah …
I 5 stelle non volevano la regolarizzazione dei migranti, misura voluta dal PD, Leu e Italia Viva, perché in questo caso, secondo loro, i caporali non sarebbero stati puniti.
Il M5S, dopo tanto parlare e limare di qui e di là, alla fine pare abbia accettato la ‘’sanatoria’’ ma ha preteso che, sul testo scritto,  ci fosse la precisazione ulteriore delle norme per ‘’escludere dalla sanatoria’’ i datori di lavoro condannati per caporalato o reati come lo sfruttamento della prostituzione e l’immigrazione clandestina’’! Tutti contenti? Belle parole? Come sono bravi loro?
Ora … io sono solo una mamma casalinga scema ma mi viene spontanea la domanda: ‘’Ma veramente quelli del M5S credono che i ‘’caporali’’ e gli sfruttatori della prostituzione avessero in mente di chieder la ‘’sanatoria’’ , alla modica somma di 400/500 euro pro capite, per il loro schiavi’’?
Ma veramente ci credete? Non so nemmeno se lo faranno le famiglie che hanno una badante cilena che guarda la nonna in carrozzella, figuriamoci i ‘’caporali’’ al soldo della mafia. Mah …

Vito Crimi, per prendere ‘sta decisione epocale ha aspettato che Luigi Di Maio gli desse il benestare. Grazie a loro due, i capolari, che non vedevano l’ora di farlo, non potranno regolarizzare schiavi e prostitute.

Comunque … dopo tanto discutere, il compromesso raggiunto all’interno della maggioranza prevede che il datore di lavoro possa far emergere le situazioni non regolari con la garanzia dell’immunità penale. Una possibilità di sanatoria con il pagamento forfettario all’Inps di un contributo di 400/500 euro dalla quale vengono esclusi i datori di lavoro condannati (anche in via non definitiva) negli ultimi cinque anni per reati quali caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione.

Tutti contenti? Mah … non saprei cosa dire.  Dal mio misero punto di vista, regolarizzare i migranti solo per il periodo della raccolta,  mi sembra una schifezza. Perché finita la raccolta torneranno ad esser prede della malavita organizzata. Figli di un Dio minore condannati alla disperazione. Ma costa tanto dare loro un permesso di soggiorno indefinito e lasciarli cercare un lavoro decente? Ma qual’è il problema? Se poi, quando hanno un permesso che permetta loro di star dalla parte della ragione, dovessero sbagliare, allora si che dovreste rispedirli a casa loro. Ma cribbio dategli una possilbità!

Alla prossima

Elena

Fonte: sole24ore

Dicotomia tra il ”Governo Giallo-verde” e la realtà del mondo.

Milena Gabanelli/Fabio Savelli: Si fa presto a dire ”fermiamo tutto e rifacciamo i conti”, ma anche i ripensamenti hanno un costo: il tira e molla sulle opere in corso ha dato il colpo di grazia ad un intero settore. Nel giugno 2018, s’insedia il nuovo governo e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, decide di stoppare i finanziamenti a tutte le grandi opere già in corso o programmate: dal tunnel del Brennero (appalti per un valore di 5,9 miliardi), alla pedemontana veneta (2,3 miliardi), dall’alta velocità Brescia-Padova (7,7miliardi), al Terzo Valico tra Genova e Milano (6,6 miliardi), oltre alla Torino-Lione. Il ministro vuole rivedere il rapporto costo-benefici. Dopo sei mesi di conti, il 17 dicembre, ha scoperto che con il Terzo Valico (opera urgente, con cantieri aperti da anni) è meglio andare avanti. Le altre opere, a parte la discussa Torino-Lione, dove in ballo ci sono i finanziamenti europei, ad oggi sono ancora bloccate. Nel frattempo le imprese di costruzioni, che stavano già sul lastrico, sono a rischio fallimento.

Le imprese in pre-fallimento – Da luglio a dicembre hanno fatto richiesta di concordato Astaldi, Grandi Lavori Fincosit di Roma, la Tecnis di Catania e, da ultimo, la più grande cooperativa italiana, la Cmc di Ravenna. Per Condotte è andata peggio: è finita in amministrazione straordinaria per evitare la liquidazione degli asset. Operai, manovali, carpentieri, ingegneri, geometri: zero. Al lavoro non c’è più nessuno, perché nessuno viene più pagato. Quindici delle prime 20 imprese sono in stato pre-fallimentare o in forte stress finanziario perché le entrate previste sono bloccate, mentre le uscite nei confronti dei fornitori che continuano ad accumularsi stanno costringendo molti piccoli imprenditori a chiudere.

Anas con l’acqua alla gola- Parliamo di aziende il cui destino dipende da quanto «strette» sono le relazioni politiche, quasi tutte con guai giudiziari, indebolite dai tempi ingiustificabili della burocrazia e dalle modalità delle gare, dove spesso vince chi fa il prezzo più basso, obbligando poi le imprese in sub-appalto a tirarsi il collo. L’esito complessivo è che nessuno rispetta le scadenze, i rimpalli di responsabilità finiscono nei tribunali in contenziosi senza fine con enormi richieste di risarcimento alle stazioni appaltanti pubbliche. La più grande, Anas, che proprio a causa dei ritardi ha cancellato solo nel 2018 circa 600 milioni di euro di lavori, deve ora affrontare le rivalse economiche delle imprese, che a loro volta sono esposte con banche e fornitori. Alla fine le richieste vengono soddisfatte al 10-15% con ritardi mostruosi che uccidono le aziende dell’indotto. Mentre il fondo rischi da contenzioso di Anas di circa 9 miliardi serve a gestire i contraccolpi giudiziari, i costi di ri-cantierizzazione da parte di altri contractor sono quantificabili in un 20% secco in più del prezzo pattuito. Il corollario è quello del crollo dei bandi di gara pubblici (meno 67% nell’ultimo anno e mezzo), per cui oggi Anas si trova priva di autonomia finanziaria e rischia di uscire dal perimetro di Ferrovie dello Stato. La sua sopravvivenza è appesa agli iter lunghissimi dei finanziamenti pubblici che partono dai consigli dei ministri e transitano mesi nelle commissioni parlamentari

Il peso della burocrazia – Alla difficoltà di realizzare progetti approvati (300 sono le opere incompiute), si aggiungono i 21 miliardi bloccati sulle grandi opere in corso, e il fatto che negli ultimi 3 anni oltre 10 miliardi di investimenti in infrastrutture, messi nero su bianco, non sono partiti. Tutto questo trascina inquantificabili costi occulti e il risultato è che le grosse imprese del settore stanno andando fuori mercato, 418mila potenziali posti di lavoro sono saltati, mentre 120 mila aziende sono fallite. L’agenzia di rating Standard&Poor’s l’ha appena definito «l’anno nero delle costruzioni». La causa principale è nel mostro a cinque teste della burocrazia, e qualcuno punta il dito sul nuovo codice degli appalti che ha introdotto ulteriori controlli sulle imprese sottoponendole al visto preventivo dell’autorità anti-corruzione. La patente di legalità però è inevitabile perché le infiltrazioni malavitose sono talmente ramificate da toccare decine di sub-fornitori. Sarebbe invece il caso di accendere un faro sul ruolo del Cipe. Il comitato interministeriale per la programmazione economica alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi, che dovrebbe fungere da distributore delle risorse, viene interpellato per ogni modifica progettuale anche quando il costo dell’opera resta immutato. Ogni passaggio «costa» 6-8 mesi.

Mancano i soldi? – Il governo ha trovato in cassa 150 miliardi disponibili già stanziati, di cui è stato speso meno del 4%. Soldi immediatamente utilizzabili grazie ad un accordo con la Banca europea degli investimenti. Ci sono 60 miliardi destinati al Fondo Investimenti e sviluppo infrastrutturale; 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione; 15 miliardi di fondi strutturali europei; 9,3 miliardi di investimenti a carico di Ferrovie dello Stato che controlla l’altra grande stazione appaltante del Paese, Rfi, Rete ferroviaria italiana; 8 miliardi di misure per il rilancio degli enti territoriali; 8 miliardi per il terremoto; 6,6 miliardi nel contratto di programma dell’Anas. Ma il governo ha preferito fermare tutto, e attingere da lì i fondi per la riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax per le partite Iva.

Sacrificati gli investimenti – Nel negoziato con la Commissione Ue sono stati proprio gli investimenti ad essere sacrificati. L’impostazione complessiva prevede ancora 15 miliardi nei prossimi tre anni per le grandi opere, ma al 2019 è stato sottratto un miliardo per destinarlo come copertura di altre misure, togliendo solo a Ferrovie dello Stato circa 600 milioni. I costruttori per stare a galla hanno iniziato la corsa disperata a vincere maxi commesse all’estero, per arricchire i portafogli-lavori e godere di maggiore credibilità verso le banche, il mercato, le agenzie di rating.

Spesso propositi di lungo termine che finiscono per appesantire i conti (già in rosso) quando c’è da anticipare il costo di alcune opere. Alla fine il rischio è quello di spianare la strada all’ingresso in Italia dei grandi general contractor europei e cinesi che hanno le spalle finanziarie più larghe per assorbire cambi di programma e ripensamenti, con la conseguenza però di creare minore occupazione. Dalla francese Vinci (40 miliardi di fatturato) al colosso China State Construction Engineering. Basti pensare che la nostra più grande impresa di costruzioni, la Salini Impregilo ha un fatturato di SOLI 6,3 miliardi (dato 2016).

Personalmente ho l’impressione che a furia di eleggere gente che sa pochissimo, che non possiede esperienze di sorta ma che si ”vende” bene promettendo mari e monti noialtri si concluda sempre di meno.   Ripeto, mentre il suffragio deve rimanere universale le candidature politiche NON devono essere ”universali” ma chi raggiunge quegli scranni deve essere in grado, senza SE e senza MA di portare ”valore aggiunto” per la collettività. Avere insomma una cultura sufficiente per possedere una visione a tutto tondo e a lungo termine …  Tutto il resto è ”aria fritta” !

Alla luce di quanto sopra, pensate che il  Governo Giallo-verde si stia muovendo nella giusta direzione?  O stia semplicemente gettandoci fumo negli occhi, ad esempio, gonfiando l’inesistente problema immigrati, per distogliere l’attenzione dal vero problema del paese? E cioè l’assenza di LAVORO?  A voi l’ardua sentenza …

Alla prossima

Elena

 

Fonte: Dataroom di Milena Gabanelli e Fabio Savelli su Corriere della Sera: 

Ma … Di Maio, la Costituzione italiana, l’ha letta?

Di Maio invita Salvini a salire con lui al Colle e proporre a Mattarella il voto a giugno!
I casi sono due:

– Di Maio non sa una ‘’cippa’’ cosa che è molto probabile; 
– Di Maio parla a ‘’slogan’’ ed è in ‘’malafede’’ , cosa altrettanto probabile, e lo fa contando sul fatto che tanto noialtri siamo ‘’scemi’’ e capiamo ancora meno di lui.

Quanto proposto dalla ”marionetta” Di Maio semplicemente NON si può fare.
Secondo la normativa elettorale vigente, il decreto di scioglimento delle Camere è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 45° giorno antecedente quello della votazione.
Di conseguenza, il tempo minimo in cui è possibile fissare le elezioni politiche dallo scioglimento del Parlamento è di un mese e mezzo, con un massimo di 70 giorni stabilito dall’articolo 61 della Costituzione.

Tratto dalla mia costituzione, quella regalatami dal mio papà nel 1988.

Per avere il minimo di 45 giorni previsto, per consentire il voto il 24 giugno (insieme con i ballottaggi delle elezioni amministrative convocate per l’11 dello stesso mese)  le Camere andrebbero sciolte al massimo il 9 maggio. In realtà però il periodo minimo di 45 giorni è teorico. Il Viminale infatti,  ha più volte detto che, per ragioni organizzative, ne servono in media almeno sessanta.
A rallentare la faccenda è soprattutto il voto degli italiani all’estero, che è fatto per corrispondenza, Ma credetemi, fino a quando ci sarà permesso, noi residenti all’estero vogliamo votare!
Ammesso che ci sia uno scioglimento velocissimo delle Camere magari subito dopo la direzione Pd del 3 maggio, si arriverebbe, bene che vada, ad inizio luglio. Noialtri, amiamo talmente la politica che già non andiamo a votare nei mesi freddi … figuratevi durante i weekend estivi! Altro che astensionismo, andrebbero a votare in sei!
Alla luce di quanto sopra .. bene che vada si andrebbe a votare alla fine di settembre.
Ma … in autunno c’è la legge di bilancio da approvare e non si avrebbe certo tempo da perdere con il voto anticipato.
Quindi? Luigi Di Maio … si vede che Lei è ‘’oltre’’ … ma proprio tanto ‘’oltre’’ … forse persino ”troppo”!

E comunque, ecco un consiglio spassionato: ”La Costituzione , oltre ad andare in giro sbraitando ai quattro venti di volerla difendere … magari provare a leggerla? Sarebbe un’idea no? Caro Signor Luigi Di Maio … lei è  lì a spese nostre. Ma è lì per imparare o sa  già fare qualche cosa?  Guardi che noialtri non siamo mica come i suoi genitori che l’hanno mantenuta a giurisprudenza per 12 anni a far la ”bella vita” eh …

Grrrr ”

Alla prossima

 

Elena

Giornata mondiale del Pianeta Terra …

A proposito della ”Giornata mondiale del Pianeta Terra” …

Se hai la disgrazia di essere una donna che vive nel sub-Sahara africano, alle sette di mattina hai già camminato al buio circa 8 chilometri. Hai camminato con una tanica di plastica attaccata con delle corde che ti segano le spalle, alla ricerca di acqua per la giornata.

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facile dire: ”stiano a casa loro” vero?

Nel continente africano solo il 63% della popolazione ha la possibilità di accedere all’acqua grazie ad un sistema idrico canalizzato. Negli ultimi 10 anni l’accesso è cresciuto solo del 14% , nonostante sia ovviamente una necessità prioritaria.

Alle donne e ai bambini è richiesto il lavoro di trovare l’acqua, quindi spendono metà della loro esistenza per percorrere chilometri a piedi e procurarla alla famiglia, spesso lo fanno presso pozzi in cui l’acqua non è nemmeno potabile, oppure sono costretti ad andare sempre più lontani, perché le falde acquifere si stanno rapidamente riducendo a causa del riscaldamento climatico.

Ovviamente il fatto di passare ore ed ore alla ricerca dell’ acqua fa si che i bambini non abbiano il tempo di andare a scuola,  né le donne il tempo di potersi  dedicare a piccole attività economiche che permetterebbero loro un minimo di ”libertà”, come ad esempio, grazie ad una semplice macchina per cucire,  confezionare abiti e venderli.

L’inquinamento aumenta il riscaldamento globale … ma siamo onesti … l’inquinamento non è certo quello di questa povera gente, diciamo piuttosto che ”loro” pagano ”molto caro”  il ”nostro disprezzo” per il pianeta.

Alla prossima

Elena