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Riforma Giustizia all’italiana …

Riforma Giustizia e M5S …
Costoro stanno usando la Riforma della Giustizia come una ”bandierina” della quale potersi fregiare. Ma si può, onestamente, forse parlare di ”Riforma”?
Al massimo Conte porterà a casa la non applicazione della ‘’improcedibilità’’ sui reati di mafia e terrorismo, cosa della quale si parla ormai da tempo.
Anche perché non sono riusciti a ‘’partorire’’ niente altro ‘sti geni della lampada. E parlo di tutti quanti eh. Ma i tempi stringono e Draghi ne ha le ‘’OO’’ piene di ‘sta gente, che parla … parla … parla … ma non arriva nemmeno ad immaginare una riforma della Giustizia degna da tale nome. Al massimo si impuntano sulla prescrizione! Più facile, non impegna e ci arrivano più o meno tutti a capire come funziona.
Vigliacco se legiferano per accorciare il brodo dei processi! Macché! E pensare che basterebbe poco. Una cosa che si potrebbe fare ad esempio sarebbe fare in modo che, quando un giudice, si deve assentare da un processo per forza di cose, magari perché è caduto dalle scale e si è rotto una gamba ed è in trazione all’ospedale, ebbene sapete che cosa accade al suo processo? Riparte da zero!
Vi sembra normale? No vero?
Beh … succede proprio così. Ci vorrebbe poco a fare una legge che obblighi il nuovo giudice a leggersi tutte la carte, a studiarsi la situazione e ad andare avanti partendo da dove aveva lasciato l’altro giudice. Macché! Non ci arrivano! Poi dicono che i processi sono lunghi …
Ma questo NON è colpa di Draghi! Lui non è un parlamentare, non è lui che legifera!
A furia di eleggere dei deficienti che si occupano solo delle loro poltroncine, facendo finta di lavorare per noi ‘’popollo’’, questi sono i risultati. Quando dico che il suffragio DEVE essere universale ma le candidatue NO! Capite dove voglio andare a parare?
Conte porterà a casa quello che gli lasceranno portare e, molto probabilmente, riuscirà ad essere il ‘’capo’’ dei grillini.
Perché uno vale uno è vero ma … se sei un avvocato di Vulturara Appula e ti sai muovere bene, beh … vali molto più di uno.

Grrrrr …

Alla prossima

Elena

Riforma Giustizia … all’italiana.

Riforma Giustizia …
‘’Improcedibilità’’, significa che, se entro tot giorni non sono riusciti a provare che tu sei colpevole o innocente di un reato, automaticamente scatta la ‘’improcedibilità’’ e quindi te ne torni a casa tua tranquillo e con la fedina penale pulita.
I ‘’colletti bianchi’’ non hanno ancora finito di ‘’brindare’’ dalla gioia.
E’ un pò come se tu andassi in ospedale malato ma, se dopo alcuni giorni, stabiliti per legge, i medici non riuscissero a curarti, tu diventi automaticamente ‘’incurabile’’ e quindi te ne torni a casa e muori sereno senza rompere tanto le ‘’OO’’!
Interessante no?
Il Parlamento, che ci siano o non ci siano i ‘’Draghi’’ e le ‘’Cartabia’’, mantiene i suoi poteri e, nella misura in cui ne è capace, li esercita.
Ora … in che misura ne è ‘’capace’’? Com’è che non è venuto in mente niente di meglio, per riformare la giustizia, che non ridurre i tempi della prescrizione?
Il dramma è che Draghi deve portare a casa ‘sti quattrini, e li può portare solo se si fa la ‘’riforma della giustizia’’ … ma secondo voi, quando in Europa capiranno e digeriranno in che cosa consiste ‘sta riforma … saranno contenti?
Naaaa …

Alla prossima

Elena

Riforma giustizia …

Una riforma o un compromesso al ribasso tanto per giustificare il Governo Draghi nei confronti dell’Europa e al solo fine di ottenere i quattrini per il New Generation?
Nei paesi cosiddetti ’’civili’’ la prescrizione si ferma nel momento in cui il Procuratore o chi per esso ha individuato un colpevole ed inizia quindi il processo. A questo punto il processo NON si può ‘’estinguere’’ per il solo fatto che dura troppo. Come non si potrebbe quindi estinguere il ‘’reato’’, che vigliaccamente rimane, ma a ‘sto punto si processerebbe ‘’chi’’? Un’obbrobrio giuridico …
Il compromesso che si è trovato con la Cartabia è che si sospendono i termini della prescrizione nel momento in cui c’è una sentenza di 1° grado.
Bene! Ma la cosa che ‘’disturba’’ noialtri giustamente sono le tempistiche dei nostri processi. Quelli che chiamiamo processi ‘’eterni’’ ma … onestamente, vi pare forse che Bonafede o la Cartabia, questo problema lo abbiano affrontato? Naaaa …
La Cartabia ha demandato al Parlamento di legiferare in modo tale da accelerare, snellire, velocizzare tutto l’am ba ra dam che fa si che i nostri processi vadano alle calende greche.
E secondo voi, saran capaci di farlo? Se non lo hanno fatto per anni, mò per miracolo, sapranno farlo? Non ci credo nemmeno se li vedo. I Grillini avevano aggirato il problema bloccando del tutto la prescrizione, visto che vigliacco se c’è qualcuno capace anche solo di immaginare un modo organico per accelerare la nostra giustizia.
E’ un pò come se uno venisse ricoverato in ospedale perché malato, ma che se, entro diciamo 5 giorni, i medici non riuscissero a curarlo, il tapino venisse rispedito a casa e non potesse più esser ricoverato per lo stesso motivo. Sarebbe una follia no? Ecco questa è la riforma della giustizia che hanno appena fatto.
Quindi, per farla breve, il risolvere il problema atavico della nostra lentezza giudiziaria, uccidendo il processo con la prescrizione è uno squallido sistema che, con la giustizia non ha nulla a che vedere.
Ma … fatemi capire, io Procuratore mi faccio un mazzo tanto, indago, trovo un presunto colpevole e tu avvocato, con mille cavilli e porcherie, giustificati dalle leggi di procedura in vigore, allunghi il brodo in modo tale che il processo a costui vada in prescrizione, come d’altronde ha fatto quel genio di Berlusconi, che grazie allo stuolo di avvocati ben pagati è praticamente sempre riuscito a farla franca, vi sembra una riforma corretta? Ma per favore su …

Alla prossima

Elena

Piano di Ripresa e Resilienza presentato ieri da Draghi alla Camera …

Ecco qui di seguito il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che ieri 26 aprile è stato illustrato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi alla Camera, e oggi martedì 27 aprile, alle 15:00, in assemblea al Senato per la replica delle comunicazioni del Presidente del Consiglio e le dichiarazioni di voto finale, in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il testo completo è di circa 400 pagine, e qui ovviamente non l’ho messo, visto che si tratta di cose talmente ‘’tecniche’’ che pochissimi tra noialtri popollo saremmo in grado di capire. Ma ho fatto dei ’’copia e incolla’’ delle parti più ‘’comprensibili’’. Giusto per capire un pò dove stanno andando a ‘’parare’’.

Ah … tra l’altro, la versione definitiva del PNRR dovrà essere trasmessa all’Unione Europea entro il 30 aprile 2021, oggi è il 27. Noi sempre con l’acqua alla gola … 🙁

Comunque … il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del NGEU.

Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile.

Il totale degli investimenti previsti è quindi di 222,1 miliardi di euro. Il Piano include inoltre un corposo pacchetto di riforme, che toccano, tra gli altri, gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza. 

Ecco il discorso introduttivo di Draghi:

‘’La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Le prime chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo Paese dell’UE a dover imporre un lockdown generalizzato. Ad oggi risultano registrati quasi 120.000 decessi dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell’UE.
La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento.
Ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani. L’Italia è il Paese dell’UE con il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET). Il tasso di partecipazione delle donne al lavoro è solo il 53,8 per cento, molto al di sotto del 67,3 per cento della media europea. Questi problemi sono ancora più accentuati nel Mezzogiorno, dove il processo di convergenza con le aree più ricche del Paese è ormai fermo.
L’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’aumento delle ondate di calore e delle siccità. Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali rischiano di subire gli effetti legati all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense. Secondo le stime dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), nel 2017 il 12,6 per cento della popolazione viveva in aree classificate ad elevata pericolosità di frana o soggette ad alluvioni, con un complessivo peggioramento rispetto al 2015. Dopo una forte discesa tra il 2008 e il 2014, le emissioni pro capite di gas clima-alteranti in Italia, espresse in tonnellate di CO2 equivalente, sono rimaste sostanzialmente inalterate fino al 2019.
Dietro la difficoltà dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa. Dal 1999 al 2019, il Pil per ora lavorata in Italia è cresciuto del 4,2 per cento, mentre in Francia e Germania è aumentato rispettivamente del 21,2 e del 21,3 per cento. La produttività totale dei fattori, un indicatore che misura il grado di efficienza complessivo di un’economia, è diminuita del 6,2 per cento tra il 2001 e il 2019, a fronte di un generale aumento a livello europeo.
Tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità legate alla rivoluzione digitale. Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia alla struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che sono state spesso lente nell’adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore aggiunto.
La scarsa familiarità con le tecnologie digitali caratterizza anche il settore pubblico. Prima dello scoppio della pandemia, il 98,9 per cento dei dipendenti dell’amministrazione pubblica in Italia non aveva mai utilizzato il lavoro agile. Anche durante la pandemia, a fronte di un potenziale di tale modalità di lavoro nei servizi pubblici pari a circa il 53 per cento, l’utilizzo effettivo è stato del 30 per cento, con livelli più bassi, di circa 10 punti percentuali, nel Mezzogiorno.
Questi ritardi sono in parte legati al calo degli investimenti pubblici e privati, che ha rallentato i necessari processi di modernizzazione della pubblica amministrazione, delle infrastrutture e delle filiere produttive. Nel ventennio 1999-2019 gli investimenti totali in Italia sono cresciuti del 66 per cento a fronte del 118 per cento nella zona euro. In particolare, mentre la quota di investimenti privati è aumentata, quella degli investimenti pubblici è diminuita, passando dal 14,6 per cento degli investimenti totali nel 1999 al 12,7 per cento nel 2019.
Un altro fattore che limita il potenziale di crescita dell’Italia è la relativa lentezza nella realizzazione di alcune riforme strutturali. Nonostante i progressi degli ultimi anni, permangono ritardi eccessivi nella giustizia civile: in media sono necessari oltre 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo grado. Le barriere di accesso al mercato restano elevate in diversi settori, in particolare le professioni regolamentate. Tutto ciò ha un impatto negativo sugli investimenti e sulla produttività.
Questi problemi rischiano di condannare l’Italia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più difficile uscire. La storia economica recente dimostra, tuttavia, che l’Italia non è necessariamente destinata al declino. Nel secondo dopoguerra, durante il miracolo economico, il nostro Paese ha registrato tassi di crescita del Pil e della produttività tra i più alti d’Europa. Tra il 1950 e il 1973, il Pil per abitante è cresciuto in media del 5,3 per cento l’anno, la produzione industriale dell’8,2 per cento e la produttività del lavoro del 6,2 per cento. In poco meno di un quarto di secolo l’Italia ha portato avanti uno straordinario processo di convergenza verso i paesi più avanzati. Il reddito medio degli italiani è passato dal 38 al 64 per cento di quello degli Stati Uniti e dal 50 all’88 per cento di quello del Regno Unito.
Tassi di crescita così eccezionali sono legati ad aspetti peculiari di quel periodo, in primo luogo la ricostruzione post-bellica e l’industrializzazione di un Paese ancora in larga parte agricolo, ma mostrano anche il ruolo trasformativo che investimenti, innovazione e apertura internazionale possono avere sull’economia di un Paese.
L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). È un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.
Per l’Italia il NGEU rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il NGEU può essere l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.
L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021- 2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi.
Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo Piano, che si articola in sei Missioni e 16 Componenti, beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione Europea, sulla base del Regolamento RRF.
Le sei Missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa largamente i parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote di progetti “verdi” e digitali.
Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani. Inoltre contribuisce a tutti i sette progetti di punta della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’UE (European flagship). Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata in linea col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente (“do no significant harm” – DNSH) che ispira il NGEU.
Il Piano comprende un ambizioso progetto di riforme. Il governo intende attuare quattro importanti riforme di contesto – pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza.
La riforma della pubblica amministrazione migliora la capacità amministrativa a livello centrale e locale; rafforza i processi di selezione, formazione e promozione dei dipendenti pubblici; incentiva la semplificazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative. Si basa su una forte espansione dei servizi digitali, negli ambiti dell’identità, dell’autenticazione, della sanità e della giustizia. L’obiettivo è una marcata sburocratizzazione per ridurre i costi e i tempi che attualmente gravano su imprese e cittadini.
La riforma della giustizia ha l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari. Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico. Il Piano predispone inoltre interventi volti a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione. In materia penale, il Governo intende riformare la fase delle indagini e dell’udienza preliminare; ampliare il ricorso a riti alternativi; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale e l’accesso al dibattimento; definire termini di durata dei processi.
La riforma finalizzata alla razionalizzazione e semplificazione della legislazione abroga o modifica leggi e regolamenti che ostacolano eccessivamente la vita quotidiana dei cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione. La riforma interviene sulle leggi in materia di pubbliche amministrazioni e di contratti pubblici, sulle norme che sono di ostacolo alla concorrenza, e sulle regole che hanno facilitato frodi o episodi corruttivi.
Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza. La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale. La Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella loro indipendenza istituzionale, svolgono un ruolo efficace nell’accertare e nel sanzionare cartelli tra imprese, abusi di posizione dominante e fusioni o acquisizioni di controllo che ostacolano sensibilmente il gioco competitivo. Il Governo s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza e ad approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti. Il Governo si impegna inoltre a mitigare gli effetti negativi prodotti da queste misure e a rafforzare i meccanismi di regolamentazione. Quanto più si incoraggia la concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale.
Il Governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del Piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono strutture di valutazione e di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme e inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale. Il Governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure.
Il Governo stima che gli investimenti previsti nel Piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche. Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto all’andamento tendenziale. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali. Gli investimenti previsti nel Piano porteranno inoltre a miglioramenti marcati negli indicatori che misurano i divari regionali, l’occupazione femminile e l’occupazione giovanile. Il programma di riforme potrà ulteriormente accrescere questi impatti.
Il PNRR è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il Governo intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute.
L’Italia deve combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale.
Mario Draghi

Qui sintetizzata la struttura del Piano:

Il Piano si articola in 6 Missioni, per ognuna delle quali sono indicate le riforme di settore necessarie a una più efficace realizzazione degli interventi, nonché i profili più rilevanti ai fini del perseguimento delle tre priorità trasversali del Piano, individuate nella Parità di genere, nei Giovani e nel Riequilibrio territoriale. Tali priorità trasversali non sono affidate a singoli interventi circoscritti a specifiche Missioni, ma sono perseguite in modo diffuso nell’ambito di tutte le Missioni del Piano:

Missione 1
denominata “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, ha come obiettivo generale l’innovazione del Paese in chiave digitale. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo.
I suoi obiettivi sono promuovere la trasformazione digitale del Paese, sostenere l’innovazione del sistema produttivo, e investire in due settori chiave per l’Italia, turismo e cultura:
dal 2027 le nostre ragazze e ragazzi devono avere accesso alle migliori esperienze educative, ovunque esse siano in Italia.
gli imprenditori, piccoli e grandi, devono poter lanciare e far crescere le loro attività rapidamente e efficientemente.
permettere alle donne imprenditrici di realizzare i loro progetti.
lavoratori e le lavoratrici devono poter continuare ad acquisire le competenze per le professioni di oggi e di domani.
le persone più sole o vulnerabili devono poter esser assistite dagli operatori sanitari, dai volontari e dai loro famigliari nel miglior e più tempestivo modo possibile.
le pubbliche amministrazioni e i loro servizi devono esse accessibili senza ostacoli, senza costi e senza inutile spreco di tempo.
Per il rilancio della cultura e del turismo, due settori chiave per l’Italia anche per il loro significato identitario, una prima linea di azione riguarda interventi di valorizzazione di siti storici e culturali, volti a migliorare la capacità attrattiva, la sicurezza e l’accessibilità dei luoghi.  Gli interventi sono dedicati non solo ai cosiddetti “grandi attrattori”, ma anche alla tutela e alla valorizzazione dei siti minori. Si aggiungono misure per una riqualificazione ambientalmente sostenibile delle strutture e dei servizi turistici, che fanno leva anche sulle nuove tecnologie.

Missione 2
denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia italiane. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 68,6 miliardi – di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo.
I suoi obiettivi sono migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva.
Il Piano prevede investimenti e riforme per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti, per raggiungere target ambiziosi come il 65 per cento di riciclo dei rifiuti plastici e il 100 per cento di recupero nel settore tessile.
 
Missione 3
denominata “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” punta a realizzare un sistema infrastrutturale di mobilità moderno, digitalizzato e sostenibile dal punto di vista ambientale. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 31,4 miliardi – di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo. Il suo obiettivo primario è lo sviluppo razionale di un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile e estesa a tutte le aree del Paese. 

Missione 4
denominata “Istruzione e ricerca”, è focalizzata sulle generazioni future ed affronta le questioni strutturali più importanti per il rilancio della crescita, ossia la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo.

Missione 5
denominata “Inclusione e coesione”, riveste un ruolo rilevante nel perseguimento degli obiettivi, trasversali a tutto il PNRR, di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 22,4 miliardi  – di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo. 

Missione 6
denominata “Salute”, è caratterizzata da linee di azione volte a rafforzare e rendere più sinergica la risposta sanitaria territoriale e ospedaliera, nonché a promuovere e diffondere l’attività di ricerca del Servizio sanitario nazionale. Le risorse complessivamente destinate alla missione ammontano a 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo.
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Ecco qui, tutto quanto per nostra memoria e/o informazione. Vedremo come andrà a finire. Speriamo, ovviamente, in bene.

Alla prossima

Elena

Politica: Destra, Sinistra e … la McKinsey!

Mah … si direbbe che ormai noi si abbia dei ‘’partiti papocchi’’ in cui regna la confusione più grande.
Militano in un partito, magari anche mossi da furor sacro e per uno specifico motivo. Il Partito li accoglie ma poi, passato l’entusiasmo iniziale, iniziano i ‘’distinguo’’ ed i litigi che portano a penose scissioni, mal digerite, soprattutto dal loro elettorato.
La capacità di dialogo e di sintesi si è ormai ridotta al lumicino. Al primo screzio, si molla tutto e si va per i fatti propri. Come succede nei matrimoni d’altronde e lasciando i figli a smazzarsela con problemi provocati dai genitori.
La ‘’sinistra’’, in aggiunta, ha ‘’perso’’ la cosiddetta ‘’classe operaia’’ , per il semplice motivo che gli ‘’operai’’ sono sempre di meno. L’operaio del futuro sarà un ‘’robot’’ che lavorerà 365 giorni l’anno, senza ferie, senza contratto sindacale e senza tutele. Il ‘’novello operaio’’, per ovvi motivi, non voterà. Addio quindi al partito che cercava di fare i suoi interessi.
Ovvio che, in questo periodo storico, la manovalanza non specializzata, ha delle grandi difficoltà nel trovare un lavoro degno di tale nome. Per questo c’è il Reddito di cittadinanza o Welfare, che serve ad ammortizzare i problemi di coloro che sono disoccupati. Che ne approfittino anche i soliti furbetti … è, purtroppo, patologicamente italico.
In un certo senso siamo ‘’fortunati’’ perché in un momento di grande crisi e di passaggio da una rivoluzione industriale all’altra, in Europa perlomeno, i cittadini giovani sono pochi, considerato il tasso negativo delle nascite. Questa mancanza di natalità, alla fin dei fini è un bene, perché riduce lo ‘’scontro’’ generazionale a numeri più o meno gestibili. Ovviamente è un ‘’bene’’ fino ad un certo punto.
Detto questo bisognerà però che le attuali ‘’destre’’ e ‘’sinistre’’ si confrontino su temi come affrontare la ‘’Rivoluzione Verde’’ oppure quella ‘’Digitale’’, sul come rapportarsi con il monopolio delle Multinazionali, sul come gestire il welfare e quali poteri delegare o meno all’Europa.
Su questi punti la nostra politica ‘’dovrebbe’’ lavorare.
Invece si direbbero, tutti, allo ‘’sbando’’ totale. O perlomeno questa è l’impressione che noi ‘’popolo’’ riceviamo.
Quindi ecco che siamo costretti a rivolgerci ai cosiddetti ‘’tecnici’’ sperando che ci facciano uscire dal ‘’guano’’.
Conte, osannato da tutti, grazie anche allo splendido lavoro fatto da Rocco Casalino, che è riuscito benissimo a ‘’vendere’’ il personaggio e a farcelo amare. D’altronde … proprio quello è il mestiere di Casalino. Vendere ‘’personaggi e/o prodotti’’. Immaginatevi se Conte fosse stato loquace come Draghi? Non esisterebbe! Infatti, oggi, i giornalisti, viziati dal Casalino, che li chiamava in continuazione, per dire loro quello che ‘’voleva’’ che sapessero e che diramassero, e chiamandoli ‘’Ammoreeee’’, sono scocciati dai ‘’silenzi’’ di Draghi. Che caspita scrivono sui giornali se Draghi non comunica? In questo ”Strano Mondo” non è tanto importante quello che fai ma quello che racconti.
Comunque, il tanto venerato Conte voleva affidare la gestione dei 209 MLD del Recovery Plan ad un gruppo di manager ‘’pescati’’ dalle Società controllate dal Tesoro, pieni di conflitti di interessi.
Draghi invece arruola, per tale compito, la McKinsey per aiutare il Ministero dell’Economia a stendere ‘sto piano in maniera decente. Costoro, nonostante quel che si possa raccontare, non hanno confitti di interesse, visto che collaborano solo in fase preliminare.
Una volta steso il piano, questo passerà al Parlamento che deciderà in autonomia.
Solo a questo punto entrerà in gioco la ‘’politica’’ e vedremo come si rapporteranno ‘’destra’’ e ‘’sinistra’’ su quello che c’è scritto in quel Piano.
Saranno all’altezza? Ma … soprattutto ci saranno due schieramenti distinti che si contrapporranno uno all’altro, oppure, come al solito, si perderanno in mille rivoli/partitini inconcludenti?
Non so perché, ma qualche cosa mi dice di NON saranno affatto pronti.
Vogliamo la ‘’tanto decantata’’ sovranità per fare cosa esattamente?
Perdere tempo a ‘’pettinar le bambole’’?
Ripeto … sono un cittadino ‘’europeo’’ e voglio gli Stati Uniti d’Europa!

Alla prossima

Elena

Governo Draghi – Ministri …

Mario Draghi scioglie la riserva e svela i nomi del suo esecutivo. Ieri l’ex presidente della Bce è salito al Quirinale per presentare la sua squadra.
La lista di Draghi riserva alcune sorprese, anche se l’impianto resta quello di un misto fra figure tecniche e (diversi) rappresentanti di estrazione più politica, con un bilanciamento fra i vari partiti della nuova maggioranza.

Sono 8 i ministri tecnici del nuovo governo Draghi: Daniele Franco (Economia), Luciana Lamorgese (Interno), Marta Cartabia (Giustizia), Roberto Cingolani (Ambiente e Transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Patrizio Bianchi (Istruzione), Cristina Messa (Università), Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale).
Quattro i ministri M5s: Luigi Di Maio (Esteri – riconfermato perché aveva già pagato il corso di inglese. (°)), Stefano Patuanelli (Politiche Agricole), Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento), Fabiana Dadone (Politiche giovanili).

Tre i ministri Pd: Lorenzo Guerini (Difesa), Dario Franceschini (Cultura), Andrea Orlando (Lavoro).
Tre di Forza Italia: Mara Carfagna (Sud e coesione), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), Maria Stella Gelmini (Autonomie).
Tre quelli della Lega: Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), Erika Stefani (Disabilità), Massimo Garavaglia (Turismo).
Uno di Leu: Roberto Speranza (Salute).
Uno di Italia Viva: Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia)
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Mò agli irriducibili grillini che si lamentano delle ministre/i di Forza Italia e della lega, mi verrebbe da ricordar loro che hanno risposto SI sulla piattaforma Rousseau! Il che significava che andava loro bene questa ammucchiata! Quindi? Di che cosa vi lamentate adesso? Avevate avuto l’opportunità di rispondere NO in massa … invece? Invece, tutto sommato vi va bene così.
Dopo i nani e le ballerine … gli onesti incapaci!

Noi ”popollo” percossi, attoniti al nunzio stiamo.

Alla prossima

Elena

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(°) ovviamente è una battuta ma è comunque meglio specificare.

Draghi … l’ultimo treno …

Diceva Draghi nel lontano 2007 …
E’ necessario un ‘’PATTO DI FERRO’’ – Una scuola più efficiente, in grado di fornire agli italiani di domani una più agevole collocazione sul mercato internazionale del lavoro; una giustizia civile trasparente con tempi certi; servizi pubblici competitivi e meno onerosi. Ecco le ‘’mete raggiungibili’’ che possiamo e dobbiamo raggiungere.
Raggiungibili a patto di stringere un patto di ferro tra tutte le componenti della società civile.
Per la scuola serve un ‘’forte cambiamento’’, che coinvolga docenti, il cui reclutamento, la distribuzione geografica e i percorsi di carriera sono governati da meccanismi che mescolano precarietà e inamovibilità.
Eppure la scuola è fondamentale in quanto: la ‘’povertà di conoscenze è l’anticamera della povertà economica.
Ma anche la lentezza della giustizia civile è un grave problema. Le manchevolezze della nostra giustizia civile sono segnalate da studi internazionali, testimoniate dal disagio dei cittadini e delle imprese. Nella durata dei processi il confronto internazionale è impietoso.
Un esempio fra tutti: i procedimenti di lavoro nel primo grado di giudizio durano da noi in media oltre 2 anni, 1 anno in Francia, meno di 6 mesi in Germania.
Tempi lunghi dunque che non dipendono tanto da una carenza relativa di risorse, quanto da difetti nell’organizzazione e nel sistema degli incentivi. Un problema che al Sud appare ancora più grave, poiché nel Mezzogiorno la durata media di un processo civile ordinario di primo grado si triplica, passando dai 500 giorni necessari a Torino ai 1.500 di Messina.
Quanto sopra era stato riportato da l’Unita nel giugno del 2007.

Onestamente a uno così si potrebbe dare la fiducia si o no? Che cos’è che avrebbe ”meno” di Conte Draghi?

Noi italiani abbiamo avuto 67 governi in 75 anni. Evidentemente a ”noi” piacciono i cambiamenti, viceversa non si spiegherebbe.
Comunque, visto che i nostri ultimi ‘’eletti” non ‘’combinavano nulla’’ e litigavano in continuazione, Mattarella, dopo aver tentato un ConteIII con l’esploratore Fico, ci ha proposto Draghi, che, ‘’attenzione’’ … è la nostra ultima spiaggia! Se perdiamo anche questa saran cavoli amari.

Noi dobbiamo presentare, entro il 30 aprile, se non vogliamo perdere i quattrini che abbiamo ottenuto grazie a Gualtieri, il Piano nazionale di Ripresa, che però, nella versione più recente, quella di gennaio pare sia ancora incompleto.
Malelingue dicono che, più che un ”piano organico”, si direbbe un elenco di ‘’pii desideri’’ di ben 167 pagine! Ma … non si capisce bene come, quando e, soprattutto, con ‘’chi’’ , sti pii desideri li si potrebbe far diventare realtà costruttiva.
Il Piano in oggetto deve essere rivisto/perfezionato dal ‘’nuovo Governo che sta, speriamo, formandosi.

Eppure non sarà facile per Draghi avere una maggioranza che gli permetta di lavorare serenamente.
C’è un bell’articolo di Mattia Feltri che è illuminante su quanto i grillini ‘’amino’’ Draghi. E tutti sappiamo che con il M5S bisogna fare i conti perchè, nonostante abbiano perso per strada 30 deputati e 20 senatori, dalle elezioni del 2018, il loro numero è sempre determinante per garantire una maggioranza.

Nel 2014 Grillo chiedeva che Draghi fosse processato per aver portato soldi alle banche europee.
L’anno dopo lo accusava di togliere quattrini al welfare per la stessa cosa.
Nel 2017, Elio Lannutti, quello che crede che il mondo sia governato dagli ebrei, dai rettiliani e da Lucifero, diceva che Draghi è uno che taglieggia le imprese per foraggiare i banchieri.
Nel 2015 lo ‘’statista’’ Luigi Di Maio aveva invitato Draghi a: ‘’facce Tarzan’’! Poi, dall’alto della ‘’sua’’ preparazione economica, aveva sostenuto che Draghi usasse il suo bazooka per dopare un sistema finito. (Di Maio sa tutto!)
Nel 2014 il M5S definiva Draghi: ‘’una Mary Poppins suonata che tira fuori solo ‘’vecchie ricette’’, facendo supporre di averne loro di decisamente migliori.
Sostenevano anche che Draghi desse risposte: ‘’surreali e da maestrina e che la sua gestione della BCE fosse da cieco incapace’’.
Secondo voi adesso ”cosa faranno”? Amarlo non lo amano, anche perchè forse manco capiscono quello che dice.

Comunque Draghi, come promesso a Mattarella, sta cercandosi una maggioranza e non sarà una cosa semplice.

L'ultimo treno e poi ... ''ciccia''!

L’ultimo treno e poi … ”ciccia”!

Per quanto Draghi goda dell’affetto e della stima di tutti e si è visto che al Quirinale con il Presidente della Repubblica praticamente era tutto un ‘caro Mario’ e un ‘caro Sergio’.
Il problema vero per noi è che lui, Draghi, è davvero l’ultima spiaggia, perché poi, restano solo le elezioni. Tra l’altro dato che noi votiamo sempre alla ”oiseau du chien”, e che la legge elettorale è sempre la stessa, bene che vada non cambierà una cippa, male che vada avremo al governo la destra anti europeista.

Il problema per Draghi è che:

– un conto è avere un governo tecnico, rispetto al quale lui potrà selezionare, individuare e proporre i ministri in base a un preciso mandato del Capo dello Stato, e in questo caso non dovrebbe praticamente rendere conto a nessuno degli attuali leader politici;

– un altro conto è invece un governo politico. In questo caso dovrebbe rispondere a cento situazioni politiche diverse e tutti sappiamo che, discutere con ”alcuni dei nostri Parlamentari”, è come giocare a scacchi con un piccione.

Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.

Alla prossima

Elena

Strumenti di guerra finanziaria e … ‘’capricci liceali’’.

Dai siamo onesti, a noialtri ‘’popollo’’, quando ci parlano di ‘’QE’’ , ‘’PEPP’’, ‘’MES’’, ‘’RECOVERY FOUND’’, nella stragrande maggioranza cadiamo dalle nuvole. Ci perdiamo … la nostra mente vaga nel nulla.

Proviamo a fare uno sforzo, io per prima, e cerchiamo di capirci qualche cosa dai.

Che cos’è il ‘’Qe’’?
Il Quantitative Easing (Draghi) che spesso viene associato all’Eurozona, non è una nostra esclusività, le banche centrali di tutto il mondo possono utilizzarlo in caso di necessità. E’ un sistema che, per far fronte a emergenze economiche/finanziarie, ha creato un maxi programma di acquisti. Si tratta di una politica non convenzionale tramite la quale un istituto centrale acquista titoli, come ad esempio quelli governativi, con lo scopo di calmierarne il costo degli interessi. In questo modo fa risparmiare agli stati interessati e/o alle aziende emettitrici quantità industriali di interessi da pagare, liberando in questa maniera, risorse per investimenti e spesa pubblica, rendendo quindi più facile e meno costoso l’accesso al credito per gli stati e per le aziende.

Che cos’è il PEPP?
Mò cerchiamo di capire che cos’è ’sto ‘’Pepp’’ …
Dunque, Pepp, acronimo inglese di ‘’Pandemic Emergency Purchase Programme’’ il cui significato è quello di un programma di acquisto per l’emergenza pandemica, che continua ed affianca il QE che sta andando, pian piano a termine.
Il Pepp, è uno strumento ‘’temporaneo’’ di acquisto titoli che avrebbe dovuto terminare a fine anno, ma che è stato prorogato sino a giugno 2021, sperando che per quel periodo il CoVid19 sia ormai solo un brutto ricordo.
Si rivolge, anche lui, non solo ai titoli pubblici ma anche alle obbligazioni di aziende private facilitandone il finanziamento.
La Banca centrale europea ha aumentato recentemente di 600 miliardi il suo Pepp, (Lagarde) portando il totale a 1.350 miliardi. Mica ciuffoli!
Con questo nuovo programma di acquisto titoli, la Banca Centrale Europea ha cercato di garantire un flusso di danaro al sistema finanziario e a ogni singolo membro della zona euro.

Che cos’è il MES?
Un altro strumento economico/finanziario è il MES ( Meccanismo Europeo di Stabilità) attivo dal 2012 – che può concedere prestiti ai Paesi in difficoltà. IL MES viene finanziato dai singoli Stati membri con una ripartizione percentuale in base alla loro importanza economica. Il danaro prima veniva prestato in cambio di riforme specifiche, miranti ad eliminare o almeno a mitigare l’effetto dei ‘’punti deboli’’ dell’economia del Paese richiedente.
Prevedeva in particolare interventi in tre aree:
• Consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
• Riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;
• Riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche.
Oggi come oggi, causa CoVid19, il danaro del MES verrebbe dato a tasso zero con restituzione tra 10 anni e SOLO per miglioramenti sulla Sanità, senza chieder nulla in cambio a chi è stato più colpito dalla pandemia. Nel caso Italia, il prestito a noi erogato sarebbe più alto di quello che l’Italia versa al fondo stesso. Quindi … vedete un pò voi, personalmente li prenderei eccome.

Recovery Found o Fondo di recupero
Inizialmente proposto ed elaborato dai francesi, il Recovery Fund è un fondo con il compito di emettere i ‘’Recovery Bond’’, con garanzia condivisa nel bilancio dell’Unione Europea.
Sugli eurobond e anche sul Recovery Fund i membri settentrionali dell’Unione si sono espressi contro qualsiasi forma di condivisione del debito mentre quelli meridionali si sono mostrati più aperti in tal senso visto anche lo stato dei loro conti pubblici.
Forse adesso hanno trovata una ‘’quadra’’ in una proposta recente che consiste nella ‘’condivisione del rischio comune’’ SOLO guardando al futuro, senza una condivisione del ‘’debito passato’’.
Questa proposta presentata dall’esecutivo comunitario è al momento soltanto una proposta visto che, per entrare in vigore, dovrà ricevere il via libera di tutti i 27 Paesi membri. Speriamo in bene …

Io credo di essermi chiarita un pò le idee …
Purtroppo, quando non si capisce al volo, quasi sempre si rinuncia a capire, trovando più comodo rifugiarsi nei ‘’vecchi cari luoghi comuni’’ e negli ‘’slogan semplificatori’’ forniti belli e pronti da qualche partito che si professa, ovviamente, vicino al ‘’popolo’’ e contro la ‘’crudele Europa’’. (La ‘’perfida Albione’’ se ne è già andata … purtroppo)
Il fatto è che però se noi ‘’popolo’’ non capiamo, non si risolverà mai nulla, non spingeremo mai nella giusta direzione. Se restiamo ancorati paurosamente ai vecchi schemi sorpassati non faremo altro che boicottarne i nuovi, e lo faremo in maniera ‘’bovina’’. (Con tutto il rispetto per la categoria).
Ovvio che, uno sputo sul palmo ed una stretta di mano, erano più facili da capire, ma oggi le cose sono più complicate, quindi sforziamoci di comprendere un pò di più la realtà che ci coinvolge.

In fondo ‘sta pandemia di Covid-19 ha fatto crollare diversi tabù, inclusi i principi ‘’rigoristi’’ della politica economica tedesca. Vogliamo approfittarne si o no? Vogliamo prendere ’sti soldi che ci vengono offerti a tassi irrisori o addirittura negativi o continuiamo a ‘’pettinare le bambole’’?

Vogliamo lasciare che bambini incoscienti ed immaturi facciano i capricci sulle ‘’virgole’’ e sui loro ‘’slogan cavalli di battaglia’’ o vogliamo predisporre un piano decente ed efficace per USARE FINALMENTE E BENE questo danaro di cui abbiamo un bisogno enorme per poter rialzare la testa? Prendere anche solo questo danaro per migliorare la Sanità e creare ‘’economia Green’’ sarebbe già un motivo sufficiente. Creare lavoro affrancandoci nel contempo dai combustibili fossili! Ma … cosa stiamo aspettando?
Alla prossima

Elena

FEDERICA MOGHERINI LADY PESC! MA PER ”NOI” COSA CAMBIA?

Federica Mogherini, attuale ministro degli Esteri italiano, è stata designata come prossima Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza (Lady Pesc), nonché vicepresidente della Commissione europea. La decisione è stata presa dal vertice Ue ed annunciata via Twitter (via twitter vi rendete conto?)  dal presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy!

mogherini

Evviva! Grandioso!

Tutti sono felici ed entusiasti della nomina, ma … per quale motivo esattamente?

Gli Stati che compongono l’Unione Europea hanno forse finalmente ceduto ”sovranità” per quanto riguarda la Politica Estera e la Difesa?  In tal caso,  la Signora Mogherini sarà una presenza carismatica e cruciale nello scacchiere della politica estera mondiale.  Le sue parole avranno un peso determinante?

Ma neanche per sogno! E allora? Di che cosa dovremmo ”gioire” esattamente?

A parte la ”carica” di tutto rispetto per la Signora Mogherini. Della sua soddisfazione personale e di quella dei suoi familiari … alla resa dei conti effettiva … per noialtri ”italici” che cosa cambia?

Alcuni risponderanno stizziti a questa mia provocazione:  ”Ma come? Da quella posizione privilegiata la signora può fare delle ”pressioni” in una direzione oppure in un’altra!

Benissimo, perfettamente d’accordo! Se un ”ministro europeo” non può far altro se non ”pressioni” in una direzione o nell’altra … non sarebbe stato meglio, considerando la crisi economica che ci attanaglia,  cercar di ottenere una nomina ”italiana” in ambito economico?

Non sarebbe stato meglio aver qualcuno ”dei nostri” che, lavorando in tandem assieme a Draghi,  avesse fatto ”pressioni” per portarci in acque tranquille?

L’unica cosa in cui possiamo sperare adesso è che da quella posizione privilegiata,  la Signora Mogherini risolva almeno il problema dei Marò!

Per quanto riguarda invece la crisi economica … bè speriamo e preghiamo!

Mah …

Alla prossima

 

Elena