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Ieri …panico totale.

Ieri, torno dalla lezione del mattino e, quando arrivo a casa, scopro che il cane non c’è più. E’ scomparso.

Antonio non sa dove sia e non ricorda quand’è l’ultima volta che lo ha visto.
Iniziamo a cercarlo in tutta casa, poi in giardino, poi nei garage. Niente … di Luke non c’è traccia.
Presi da un panico sempre più crescente, saltiamo ognuno nelle rispettive auto ed iniziamo a percorrere le strade che normalmente facciamo con lui.
Vado su tutte le spiagge che conosco e domando a tutti. Antonio da parte sua cerca in Paese.
Dopo un’ora e più di ricerche, torno a casa e vedo l’auto di mio marito, speranzosa lo guardo ma lui scuote la testa.
Non avevo più lacrime da versare. Luke non ha nemmeno sei mesi, è l’ultimo cane che avremo nella nostra vita e lo sappiamo entrambi.
Ma poi … Luke pur se non potrà mai sostituire nel nostro cuore Black, è un amore, è pieno di vita, è buono, è intelligente, gioca con tutti… insomma eravamo proprio depressi.

In classe con tutti noi … 🙂

Mi maledivo per non aver messo l’indirizzo di casa al suo collarino e nel contempo, mi consolavo del fatto che Luke abbia sia il tatuaggio nell’interno dell’orecchio, sia il microchip.
Antonio intanto era andato verso la piscina che è chiusa in questa stagione, la apre e controlla che non ci siano ‘’cadaveri’’ … mi metto a piangere ancora di più.
Poi ad un certo punto apre la porta della cucina d’estate, inutilizzata dall’anno scorso, ed ecco che Luke salta fuori come un grillo felice e contento!
Non so chi di noi tre sia il più ‘’pirla’’ ma non importa, Luke era chiuso lì dentro e adesso è con noi sano e salvo.
Tutto è bene quel che finisce bene!

Alla prossima

Elena

Cronaca del viaggio in Canada …

Quando si è presentata l’occasione di questo viaggio alla Sasel, l’associazione di cui facciamo parte, abbiamo colto, come si suol dire, la palla al balzo e ci siamo iscritti. Ecco qui la, più o meno, cronaca del nostro viaggio.

1° Mercoledì’ 3 ottobre 2018 

Sveglia alle 4 di mattina …  tutto ok. Ritrovo nella piazza di St. Aygulf alle 5.00. Il bus è arrivato all’aeroporto puntuale e alle 8 abbiamo scoperto che un coppia del nostro gruppo non aveva il visto a posto.

Fortunatamente tramite Ipad hanno richiesto il visto che è arrivato alla velocità della luce! Tutto ok.

Ora siamo in sala di imbarco al gate b41 in attesa di salire su un volo Air Canada. 

Arrivati a Montreal dopo un viaggio piacevole abbiamo preso la corrispondenza per Toronto, arrivati a Toronto siano saliti  su di un bus e siamo partiti immediatamente per Le cascate del Niagara. 

Qui si vedono entrambe le cascate, quella a sinistra è il ”velo della sposa” negli USA, l’altra a ferro di cavallo in Canada.

Siamo stanchissimi … a Niagara Falls abbiamo fatto una passeggiata, o per meglio dire, ci siamo ”rabastati”  lungo la costa ed ammirato le cascate.  Cena in un ristorante con vista all’ultimo piano.  Cena triste … un pò per la zuppa di pomodoro che odio, un pò per il fatto che per noi sono le due di notte … e che siamo in piedi e svegli da circa 23 ore. Siamo come degli ”zombie” e,  davanti alla bellezza delle cascate illuminate,  abbiamo sorriso in modo ebete, senza grande entusiasmo.

Ah … tra l’altro, dimenticavo di dire che ad Andrea (che nonostante il nome è una donna) hanno perso la valigia! 

  Giovedì 4 ottobre

Il nostro orologio interno ci ha svegliati alla nostra ‘’solita ora’’ peccato che qui fossero le 3,30 di notte. Non riuscendo a connettere il cellulare con il WIFI dell’hotel sono andata a rompere le scatole al portiere di notte. Che è un indiano (dell’India)  simpaticissimo con parenti un pò dappertutto nel mondo, Italia compresa. Comunque … chiacchierata a parte, non è riuscito a capire come mai non  funzionasse la connessione, anche perché il mio computer è connesso perfettamente!  Mah … misteri della tecnica che non domino, io perché sono idiota e lui perché non sa l’italiano e quindi non ha idea di come regolarsi con il mio cellulare che ‘’parla’’ in italiano. L’idea di cambiare la lingua non ci è passato nemmeno per l’anticamera del cervello.

Tornata in camera sono tornata a dormire.

Colazione … poi in attesa che arrivasse tutto il nostro gruppo per salire sul bus, ho fatto da traduttrice tra l’impiegato del desk che parla solo inglese (qui in Ontario si direbbero tutti loyalisti)  ed un’ospite che parla solo francese  e poi via per la piccola crociera alla Cascate. 

Eravamo i primi a salire sul battello che ci avrebbe portati sotto le cascate, sia quelle americane, il velo della sposa, sia quelle canadesi, a ferro di cavallo. Che dire? Una bellissima esperienza.  Un rumore impossibile e, nonostante l’impermeabile che ci hanno fornito quando siamo saliti, mi sono ridotta un ‘’cencio’’! Ovviamente sono stata nel punto in cui potevo bagnarmi di più, ho scattato foto e fatto riprese di questa montagna d’acqua che ti cade addosso! Adrenalina pura! 

Le sole foto troppo vicine non rendono, ma ho fatto dei video che metterò su YouTube.

Usciti dal battello siamo andati a fare una passeggiata lungo il Queen Victoria Park che costeggia tutta la zona e ho visto la statua di Tesla. Ho chiesto alla nostra guida come mai e la risposta è stata :’ ‘’Non ne ho la minima idea’’!

Eccolo qui il grande Tesla, il geniale inventore tristemente boicottato dai più all’epoca. Chissà, se avessero usato i ”suoi” di sistemi energetici, forse il mondo sarebbe più pulito …

Ok … ecco che cosa ho trovato in rete in proposito. 

‘’In Queen Victoria Park there resides a figure of one of the greatest scientific minds, watching over the waters which were so important to one of his greatest achievements. While electrical achievements are more often attributed to Ben Franklin and Thomas Edison, Tesla was the man behind alternating current, which allowed electricity to actually become a practical tool of humanity. One of his larger projects took place at Niagara, though more on the American side of the border. Said to be inspired by the power of Niagara Falls he saw in a photo, he yearned to harness the power the pounding water represented. Eventually this inspiration led to his invention and cooperation in construction of the first AC hydroelectric power plant. The monument shows Tesla standing with a cane atop on of his AC motors. The sculpture, sponsored by the St. George Serbian Orthodox Church of Niagara, is the winning design of Les Drysdale, from Hamilton, Ontario’’.

Non faccio nemmeno lo sforzo di tradurre, non ne ho voglia.

Pranzo in un self service dove abbiamo mangiato benissimo! I self service permettono di scegliere quel che preferisci a differenza delle cene prestabilite nei vari hotel che ricordano un pò troppo i pasti nelle case di riposo. 

Visitato la città di Niagara on the Lake, bella cittadina di impronta prettamente inglese, con case in stile vittoriano e georgiano perfettamente conservate. Le due strade principali sono ovviamente piene di negozi in cui comprare di tutto di più. Noi non abbiamo comprato niente, anche perché o è tutto made in Cina, oppure se sono prodotti ‘’locali’’ costano un occhio della testa. 

Prenzato a Burlington.

Risaliti sul bus, abbiamo sonnecchiato un pò.  Tornati a Toronto abbiamo fatto 12 chilometri a piedi ammirando grattacieli nella zona finanziaria, che, tutto sommato, sono più o meno uguali a quelli americani. La nostra guida si chiama Roland ed è un loialista che adora la Regina Elisabetta II e ama la monarchia. Strano, visto che aveva detto di essere nato in Quebec, ma qui siamo ancora in Ontario dove praticamente tutti parlano solo inglese.  Sul un bus a parte noi due, sono tutti francesi ed i francesi, si sa, non è che amino troppo le monarchie in genere, quindi i battibecchi tra lui ed i passeggeri sono ‘’costanti’’, anche perché la guida osanna i britannici a scapito dei francesi, a questo aggiungete il fatto che in Ontario si parla solo inglese, cosa che i francesi si rifiutano di imparare … 

Cena in Toronto nella parte vecchia della città  e poi finalmente alle nove siamo arrivati in un Best Western nella periferia e siamo letteralmente ‘’svenuti’’!

  Venerdì 5 ottobre

Oggi colazione alle sette e poi partenza per Gananoque,  la regione delle 1000 isole, costeggiando il fiume San Lorenzo. I prati verdi perfettamente tagliati ricordano l’Irlanda. Non ci sono confini tra una casa e l’altra, ognuno taglia la propria erba. La terra è ricchissima e ci sono fiori a profusione ovunque.  Oche selvatiche in quantità industriali, anche perché in questo periodo si radunano per la migrazione invernale.

Pranzo e poi imbarco per una piccola crociera sul San Lorenzo. Migliaia di isole di differenti dimensioni ospitano ognuna una casa. Piccola o grande che sia case simili sono il festival della pace. Ci sono quelle piccolissime per i pescatori oppure delle vere e proprie ville per chi si trasferisce con tutta la famiglia per l’estate. Il fiume fa da confine tra USA e Canada e la popolazione è tutta perfettamente bilingue. 

Su ciascuna delle isole c’è una casa, grande o piccola che sia, ognuna di queste case è, per ovvi motivi, il festival della pace. Secondo me sarebbe il posto ideale per uno scrittore.

Partiti in direzione di Ottawa la capitale, siamo arrivati verso sera, andati in hotel e poi a cena in un ristorante vicino.

Ora nanna …

  Sabato 6 ottobre

Svegliati alle sei! Stiamo migliorando … ci stiamo abituando al jet-leg anche se verso le cinque il nostro sonno diventa più leggero. Oggi giornata ‘’comoda’’ in quanto la colazione è alle otto e la partenza, prevista per il tour di Ottawa, è alle nove! Ci viene il dubbio che questi viaggi organizzati per persone ‘’anziane’’ con orari rigidi e passeggiate chilometriche …  servano ad ‘’eliminare’’ la categoria.  La nostro guida, che ha un senso dell’umorismo un pò strano, ha ribadito più volte che non accetta ritardi. Per corroborare il concetto ci ha raccontato che, in un suo precedente gruppo un signore non si era presentato alla partenza del bus in orario.  Dopo avergli telefonato e bussato sono entrati con un passe-partout direttamente in camera sua, dove … hanno scoperto che era morto! Ecco quella è l’unica scusa che accetta in caso di ritardi. Ci siamo guardati tra noi un pò intimoriti … 

Ore 9,30 entriamo nel Museo di Storia di Ottawa. Già il museo come edificio è interessante di per se.  Hanno lasciato ampia libertà all’architetto che ha creato un museo tutto curve che asseconda le rive ondeggianti del fiume Outaouais (da cui deriva il nome della città).

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L’altro motivo per cui non ci sono angoli ma solo curve è dovuto al fatto che, nella cultura autoctona, negli angoli si nascondono gli spiriti cattivi,  quindi … niente angoli! Avete mai visto un Tipi con gli angoli?

 

Comunque il museo si articola su quattro livelli e illustra la storia del Canada dai primi insediamenti primitivi fino ai giorni nostri.

Una sala immensa ospita la più grande collezione di Totem del mondo. Milioni di manufatti appartenenti alle popolazioni che nelle varie epoche hanno occupato il territorio.  Dagli attrezzi per la caccia e la pesca all’abbigliamento, dai tessuti al vasellame, dalle abitazioni alle cure mediche praticate dagli sciamani. Di che restare incantati. 

Un autoctono ”Inuit” … praticamente estinti. Noi ci disperiamo per l’estinzione, ad esempio,  del lupo artico … della nostra ”estinzione” invece non ce ne importa un fico secco. Avete mai incontrato, per esempio, un Watusso africano? Macché! Non ne esistono più, sono stati tutti uccisi!

Visita al mercato Byward che risale al 1840. Per loro è antico, d’altronde ognuno ha il proprio metro di paragone.

All’epoca i cacciatori di pelli, quello era il lavoro principale, stavano mesi e mesi in mezzo ai boschi,  da soli e la loro vita era scandita dal,  cacciare, uccidere,  scuoiare, essiccare le pelli. Quando il numero di pelli era sufficiente raggiungevano Byward e vendevano e/o scambiavano il loro bottino.  Ovviamente profittavano della ‘’civiltà’’ del paese per potersi fare un bagno caldo, mangiare qualche cosa i decente in una locanda e… passare un’oretta in ‘’dolce compagnia’’ ecco quindi che,  dove c’era inizialmente solo un posto di commercio per le ‘’pelli’’ sono sorte locande, negozi di vario genere,  banche e … bordelli.  Oggi il mercato consiste in negozi in cui vengono venduti prodotti tipici locali, scialli, cappelli, guanti, ponchos, sciroppo d’acero, etc …

Partenza poi per Montreal passando attraverso una splendida campagna verdissima e boscosa. Dato che la temperatura si è abbassata moltissimo i colori iniziano ad essere quelli autunnali di cui tutto il Nord America è famoso. Le foglie degli aceri sono rosso fuoco. 

Arrivati in Hotel … riposino e alle sette di riparte per il centro città dove abbiamo cenato al ‘’Prince e la Dame’’ e mangiato la ‘’smoked meat’’ tipica del luogo. 

  Domenica 7 ottobre

Visitato il mercato Jean Talon, un enorme mercato alimentare e di fiori con bancarelle arrangiate alla ‘’francese’’ un tripudio di colori e di cura. 

Un giro nella città di Montreal dove abbiamo ammirato il Parlamento con la camera dei deputati e del senato che sono in realtà tre edifici impressionanti neo gotici in una collinetta dentro la città. 

Una parte del Parlamento … sono tre edifici su un piazzale verde immenso. Il corpo centrale è il  parlamento vero e proprio, a destra c’è il Senato e a sinistra la Camera dei Deputati. Gli edifici sono di stile francese e inglese. Il corpo centrale è un miscuglio dei due. Sono molto attenti ai ”simboli esterni”, credo che sia un pò derivante dal contatto con la popolazione locale e un pò derivi dai retaggi mentali tramandati tramite le leggende dalle vecchie generazioni.

Montreal sorge su un’isola naturale in mezzo al fiume Sal Lorenzo. Abbiamo poi visto l’isola San’Elena che abbonda di ‘’marmotte’’. Eh si ‘’marmotte’’ che si sono riprodotte un pò troppo.  Per tenere a bada la popolazione di marmotte hanno pensato bene di immettere una coppia di volpi, che, non avendo nemici naturali, si sono riprodotte a loro volta in maniera esagerata. Per di più le volpi trovano più facile catturare e mangiare i salmoni piuttosto che le marmotte;  quindi ora l’isola oltre ad avere un sacco di marmotte ha anche un sacco di volpi! Quando si dice che l’uomo fa solo ‘’disastri’’ ci sarà pure un motivo no?

Siamo poi andati al parco olimpico dove abbiamo visitato le splendide costruzioni erette in occasione delle olimpiadi. Fatto un giro  nel quartiere latino ed in quello cinese.

Stadio olimpionico di Montreal

Pranzo nella vecchia Montreal. Dopo di che partenza per Trois Riviere, dove siamo arrivati sul tardi, un piccolo giro di orientamento sul porto, dove andando alle toelette metà di noi si sono persi. Alcuni sono usciti dalla porta sulla banchina, altri, me compresa, sono usciti dalla porta al piano superiore da dove d’altronde eravamo entrati. Niente di grave … ci siamo ritrovati. 

Siamo poi ripartiti in direzione di Shawingan per andare alla ‘’Capanna dello zucchero’’, dove abbiamo mangiato le specialità locali, ascoltata la musica e scoperto i diversi sistemi di come raccolgono lo sciroppo d’acero e di come lo preparano per la vendita.  Sono rimasta allibita nell’apprendere che una pianta di 100 anni può dare fino a 30 litri di materia prima al giorno.

Incredibile! Ho scoperto anche un nuovo strumento musicale,  una sorta di ‘’tamburello’’ con cui battono il tempo, consistente in una sorta di pinza in legno terminante con due cucchiai.  Insomma una cosa simpaticissima, anche noi battevamo il ‘’tempo’’ assieme ai musicisti.  

Poi … in hotel per la ‘’nanna’’! 

6° Lunedì 8 ottobre 

Partiti da Shawingan la mattina alle 8,00 in direzione dello Zoo St. Felicien che, ovviamente,  ai francesi ricorda molto il formaggio.

I francesi sono abituati a mangiare formaggio ad ogni pasto e qui non ne trovano durante i pasti e la cosa li destabilizza notevolmente.  Non perché non si produca in Canada, ma semplicemente perché non hanno l’abitudine di mangiarlo come i francesi ad ogni pasto. E comunque mangiamo già fin troppo. Quando torneremo bisognerà mettersi a ‘’dieta ferrea’’. 

Abbiamo raggiunto San Felicien che si trova nella Regione Lac Saint Jean. La regione è un enorme pianura fiancheggiata da colline boscose i cui colori sono ormai quelli dell’autunno pieno e sembra di essere immersi nella tavolozza di un pittore. Uno spettacolo per gli occhi. Peccato che il tempo sia grigio e quindi le fotografie non rendono bene. Pazienza gli occhi si ricorderanno …

Durante il percorso ci siamo fermati ad un lago dove alcuni di noi hanno fatto un giro in idrovolante sorvolando la zona circostante. Uno spettacolo vederli decollare ed atterrare. Nel nostro gruppo ci sono due ex piloti dell’Air France e, seduti comodamente sulle tipiche sedie di legno, con davanti lo spettacolo del lago,  ci hanno spiegato in che cosa consiste il volo dell’idrovolante.

Siamo poi ripartiti in direzione dello zoo.

E’ fatto benissimo, gli animali vegetariani ed onnivori sono liberi in spazi immensi. Gli unici chiusi in recinti, che però sono immensi, sono i puma, le linci e gli orsi polari. 

Inutile dire che per me che adoro gli animali è stata un’esperienza fantastica. Avrei voluto stare ore ad ammirare un orso polare bianco che sembrava mi guardasse negli occhi. Quando vedo un animale di quella bellezza, imponenza, forza … chiuso in un recinto … quando penso che grazie all’inquinamento gli stiamo togliendo la possibilità di vivere in maniera decente, o per lo meno nel modo che lui e madre natura avevano concordato … mi viene un nodo in gola e mi sento un mostro. Comunque mi hanno rassicurato che l’orso in questione non è solo, ha una femmina e durante la nostra visita lei era dal ginecologo, visto che pare aspetti un orsetto! 

Ma parliamo d’altro altrimenti mi intristisco troppo. Gli altri animali sembravano perfettamente a loro agio in un habitat che è loro perfettamente congeniale. Gli alci percorrono il territorio insieme ai bisonti e alle capre di montagna e … udite udite agli orsi bruni!

Ebbene si gli orsi bruni sono onnivori e quindi se trovano da mangiare a sufficienza non attaccano erbivori di grossa taglia, e qui per loro il cibo non manca . Ah … dimenticavo c’è anche una famiglia di lupi e anche loro sono in un territorio recintato per precauzione. Sono enormi … li avrei detti più piccoli. 

Finito il giro sono ormai le sei di sera, raggiungiamo l’hotel e, sorpresa, mangiamo anche in Hotel questa sera. Quindi finalmente abbiamo persino il tempo di fare una doccia prima di cenare. 

Nanna … e a domani! 

  Martedì 10 ottobre

Stamattina dopo colazione siamo partiti alla volta di Ste. Rose du Nord fiancheggiando con il bus il fiordo di Saguenay, l’unico fiordo navigabile nell’America del Nord. Un paesaggio splendido. Ci siamo fermati a Saint Rose du Nord dove abbiamo fatto qualche foto al villaggio e al fiordo. Ripartiti poi per Tadoussac un piccolo porto nel fiordo. Pranzato a Tadoussac e poi nel pomeriggio siamo partiti per la crociera nel fiordo per vedere le balene nel parco marino di Saguenay_Saint Laurent. 

Quella ”cosa enorme” in cui sfocia il Saguenay non è mare è solo il fiume San Lorenzo!  E pensare che noi che ce la ”tiriamo” perché abbiamo il Po. Mah …

Onestamente mi ero convinta che, visto che ci avevano detto che la stagione delle balene è a maggio, non le avremmo viste. Invece … 

La barca che ci ha portati era attrezzata da ponti coperti e protetti con grandi vetrate , ma io non me la sono sentita di stare dentro e ho preferito gelare fuori scrutando il mare, o meglio scrutando le acque del Saguenay che sfociano nel fiume San Lorenzo che a sua volta finisce in oceano. Certo che dopo aver visto un fiume come il San Lorenzo chiamare fiume il Po mi fa un pò ridere! Qui i fiumi come il Po li chiamano ruscelli. 

Una volta al largo ho iniziato a vedere delle increspature ed erano … foche grigie! Già il fatto di vedere le foche mi rendeva felice come una Pasqua. Ho continuato a scrutare il mare e ad un certo punto ecco apparire le colonne di vapore tipiche della respirazione delle balene. 

Una meraviglia, ci saranno state almeno una decina di balene nel fiordo. Abbiamo visto delle balenottere azzurre,  grandi e piccole, ed una megattera! Cosa volere di più toccavo il cielo con un dito! Non sono riuscita a fare un gran che di foto, perché erano lontane ed il mio telefono più di tanto non è che fa dei capolavori. Comunque il mio telefono fa sempre meglio di quel che potrei fare io con una macchina professionale.  

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qui si intravede il vapore della respirazione …

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un pezzetto di coda mentre si immerge …

Ritornati a terra a saliti sul bus, ho realizzato che avevo le mani intirizzite e faticavo a muoverle. Ci sono 6 gradi, e in barca il vento ha peggiorato la situazione. 

Adesso siamo in hotel a Saint Simeon, al calduccio per un pò.  Stasera andremo a mangiare in un ristorante poco lontano, il che significa a piedi. Non vale nemmeno la pena di cambiarsi, meglio gli scarponcini caldi di oggi e la giacca a vento. 

8° Mercoledì 11 ottobre

La giornata di oggi prevede:

  • Saint Simeon – Riviere du Loup su traghetto
  • Riviere du Loup – Levis
  • Levis – Quebec di nuovo sul traghetto.

Stamattina in bus abbiamo percorso la regione del Saint Simeon un panorama mozzafiato, con dei colori magnifici. Purtroppo il tempo è uggioso e la pioggerella e la nebbia non aiutano a fare delle foto. Pazienza, è tutto talmente grande, colorato ed immenso che è un piacere accarezzare questo panorama man mano che il viaggio procede.

Andati nel Porto di Persil, ammirata la Baia des Rochers dove non sono rare le foche grigie, che però non abbiamo visto.

Siamo andati nel luogo dove hanno svolto l’ultimo G8. 

Tornati a Saint Simeon abbiamo pranzato e poi preso il traghetto per la costa opposta del San Lorenzo, la costa dei lupi. 

Qui il ‘’ferry-boat’’ lo chiamano ‘’traversier’’ … non usano mai parole inglesi nel Quebec. Sono persino esagerati,  ma ci tengono ad essere una enclave indipendente dall’Inghilterra anche se non so se poi amino veramente i francesi o se l’attaccamento che dimostrano alla Francia sia solo un modo per mantenere la lingua e non usare l’inglese.  Tra l’alto dimenticavo di dire che la nostra guida, non appena siamo entrati in Quebec ha cambiato immediatamente opinione politica rigettando in toto la monarchia e la regina, che da sovrana incontrastata è diventata un palla al piede economica, lei e tutta la sua famiglia! Ma ancora … chi sono io per giudicare? 

Siamo poi andati a Saint Roch des Aulnaies dove abbiamo visitato una casa ‘’Signorile’’ borghese del 1700. La nostra guida, era una giovane ragazza in costume dell’epoca che, interpretando il ruolo della donna di servizio della casa, ci ha illustrato come si svolgeva la vita nella casa. Lo ha fatto con un misto di velata ironia e di grande rispetto. Se ho capito bene lei stessa è una discendente della famiglia fondatrice della città. 

Nella tenuta c’era anche un mulino ad acqua. Il mulino è tuttora in funzione anche se ormai utilizza sistemi più moderni.

Il vecchio mulino è stato restaurato e  i turisti possono ammirare questa immensa ruota di legno che generava la forza necessaria per muovere le pesanti macine. Estremamente interessante. Non avevo idea di come fosse organizzato un mulino ad acqua. 

Siamo poi risaliti sul bus che ci ha portati su un piccolo traghetto che ha attraccato alla città di Quebec, trasferta in Hotel, cena e … nanna.

Tanto per cambiare siamo ‘’cotti’’ … 

9° Giovedì 12 ottobre

Colazione in hotel partiti poi alla volta della città di Quebec, fondata da Samuel de Champlain, che si affaccia sul lago San Lorenzo. 

Tempo orribile, piove a dirotto ed è tutto grigio, purtroppo non vediamo un gran che e le foto non rendono nulla, ma poteva andare peggio e nevicare, quindi non lamentiamoci.

Una guida ci accompagna, sotto un diluvio senza senso e raffiche di vento che rovesciano gli ombrelli,  nella parte vecchia della città. Ci ha parlato della sua fondazione e delle varie battaglie avvenute tra inglesi e francesi per il possesso della stessa.   Come sapete gli inglesi hanno vinto, e il Canada è una monarchia parlamentare con a capo la Regina Elisabetta … ma qui, in Quebec,  tutti parlano francese! 

La città è bellissima, il castello, solo di nome, perché in realtà è sempre stato un Hotel, troneggia sulle alture che costeggiano il Fiume San Lorenzo, ma onestamente, noi bagnati fino al midollo dopo un pò iniziamo a dare segni di sconforto e la guida accorcia il giro previsto. E’ proprio impossibile stare fuori. Ci infiliamo un pò nei negozi, più per stare al caldo che per fare acquisti. 

Partiamo poi per le cascate di Montmorency. Battezzate così dal fondatore Champlain in onore del Vice-re della Nouvelle France, il duca di Montmorency appunto. 

Pranzo al Manoir Montomercy un ristorante che si affaccia sulle cascate omonime. Ma tanto con la foschia e la pioggia fosse anche stato lontano sarebbe stata la stessa cosa, non vediamo niente.

Dopo pranzo abbiamo proseguito sulla passerella in legno che si collega al ponte sospeso sul salto delle cascate.  Ha smesso di piovere ma il vento continua ad essere forte. Facciamo un pò di foto sulla cascata a poi torniamo veloci al caldo al Manoir Montmercy. Avremmo voluto scendere utilizzando una scalinata a zig zag che affianca le cascate ma il brutto tempo lo ha impedito. Siamo quindi scesi utilizzando la teleferica. 

Abbiamo proseguito per l’isola di Orleans che ha ancora abitazioni del XVIII e del  XIX secolo perfettamente conservate.  (Noi ne abbiamo di più ovviamente ma ognuno ha il suo metro di paragone) Abbiamo  visitato uno stabilimento che produce vari tipi di Sidro e prodotti locali tipici, compreso il burro di mela. Non male … 

Tornati a Quebec essendo in anticipo per la cena siamo andati a vedere i due ponti che, nel punto più stretto del fiume uniscono le due rive. La guida ci ha raccontato che durante la costruzione del primo ponte in ferro la parte centrale è crollata. Molti degli amerindi o autoctoni che ci lavoravano sono morti nel crollo. Gli amerindi venivano e vengono tuttora utilizzati nelle costruzioni di ponti o grattacieli, perché non soffrono di vertigini.  

Siamo poi tornati nella parte vecchia della città dove abbiamo cenato nel più vecchio ristorante del porto, anche lui fondato da Champlain … finalmente abbiamo mangiato del salmone! Poi tornati in hotel e … nanna! 

10° Venerdì 13 ottobre

Oggi il tempo è migliore, siamo partiti dall’hotel alle 8,30 ci siamo diretti verso i cosiddetti ‘’grandi spazi’’, come se fino ad ora non ne avessimo visti. Siamo andati alla Pourvoierie una rinomata regione di villeggiatura tra laghi e boschi.  

Arrivati al lago bianco siamo scesi dal bus e ci siamo incamminati verso il lago dove siamo saliti in quattro ‘’rabaska’’ e remando noi stessi siamo andati a vedere le dighe ed i nidi dei castori! Che meraviglia!

I Rabaska sono le imbarcazioni tipiche utilizzate dagli autoctoni e dai cacciatori di pellicce della zona. Sono canoe da 10/12 posti che scivolano sull’acqua senza troppa fatica. I posti sono tutti doppi tranne il primo a prua che dà il tempo e direzione e l’ultimo a poppa che timona. 

Naturalmente mi sono organizzata per essere la prima a prua.  Mi sembrava di essere un pellerossa e non avrei voluto più tornare indietro. Scivolare su uno specchio d’acqua liscio come l’olio,  in silenzio con tutto attorno una vegetazione dalla fiammeggiante livrea autunnale. 

Arrivati alla diga stando comodamente seduti dentro le nostre ‘’rabaska’’ abbiamo apprezzato il lavoro senza tregua dei castori che effettivamente modificano l’habitat circostante. 

Tornati di malavoglia all’accampamento abbiamo mangiato sotto una tenda nel bosco, circondati da scoiattoli curiosi. 

Il pranzo consisteva in insalata condita con sciroppo di lamponi e di uno spezzatino di cacciagione composto da vari tipi di carne: castoro, daino, lepre … buono, ma un tantino ‘’impegnativo’’. 

Dopo aver assistito ad una spiegazione sul funzionamento delle trappole odierne, che pare non torturino più gli animali co n trappole crudeli, ma le trappole oggi un uso uccidono le prede immediatamente.  

Ci hanno resi edotti di che cosa significa la vita del cacciatore di pelli oggi. Un lavoro infame, duro e difficile per guadagnare, alla fine, dopo una fatica immane,  6 dollari a capo. Il calo dell’uso delle pellicce come indumento ha ridimensionato notevolmente il mondo dei cacciatori di pelle. Chi fa questo mestiere oggi lo fa solo per hobby e  non certo per raggranellare del denaro che gli permetta poi di fare una vita ‘’borghese’’. All’interno della capanna qualcuno aveva chiesto del wifi … la guida impassibile ci ha mostrato un paio di scacciaspiriti indiani appesi al soffitto ed ha risposto che l’unico wifi disponibile era quello! 

Dopo aver chiacchierato ancora un pò attorno al grande fuoco acceso fuori dalla capanna abbiamo poi proseguito a piedi fino ai nostri ‘’Lodge’’ in mezzo al bosco.

Durante il percorso la nostra guida ci ha fatto vedere come accendere un fuoco con la corteccia delle betulle e la pietra focaia. Lo guardavo con interesse, curiosità e poca fiducia, eppure al primo colpo di coltello sulla pietra focaia la corteccia ha subito preso fuoco. Incredibile!  Ci ha poi mostrato come raccogliere la linfa degli alberi per produrre lo sciroppo.  Mentre parlava ho visto con la coda dell’occhio una pernice di un albero poco lontano. Non credevo ai miei occhi. Naturalmente non mi ricordavo il nome in francese per cui ho cercato di attirare l’attenzione della guida. Per paura di far volare l’animale mi sono spostata nel gruppo in velocità pestando il piede di un Signore vicino a me. Povero! Mi spiace. Ma alla fine la pernice l’hanno vista tutti e ho anche scoperto che il nome in francese è ‘’perdrix’’.  

Ora siamo nei nostri Lodge che sono dei piccoli chalet in pietra e legno con una grande sala comune equipaggiata con un grande camino al pian terreno e quattro camere da letto al primo piano, tutte le camere affacciano sul lago!  Una meraviglia …

Alle 18,00 ci troviamo tutti e 38 al Lodge nr. 109 per l’aperitivo … adesso passo e chiudo. 

11° Sabato 14 ottobre

Lasciato il lago bianco la mattina. Ho ancora visto le ‘’rabaska’’ e ci sarei tornata proprio volentieri.  Arrivati a Montreal, giro in bus sulla montagna, che in effetti è poi solo una collinetta, ma che quando nevica, e qui di neve ne scende in quantità industriali, la usano per fare dello slittino. Nel parco migliaia di scoiattoli vengono a cercare cibo avvicinandosi senza paura. 

Pranzato a Montreal e poi aeroporto, arrivati la mattina a Nizza. Siamo tutti raffreddati e stanchissimi per il fuso orario ma contenti della bella esperienza. A St. Aygulf Barthè e Janine, i nostri due cari amici e angeli custodi,  ci stavano aspettando e ci hanno accompagnati a casa.

Ecco finita la cronaca del nostro viaggio. 

Non dimenticherò mai la simpatia della nostra guida, Roland, un sergente di polizia in pensione che arrotonda la propria pensione accompagnando gruppi turistici, anche se sostiene di farlo solo per persone di lingua francese, nonostante sia perfettamente bilingue. Ma si sa il Quebec adora i francesi … o forse li ha idealizzati … chissà!

Non dimenticherò mai la gentilezza di Rodrigue, il nostro autista, che quando arrivavamo scendeva veloce per aiutare chi aveva qualche difficoltà a scendere dagli alti scalini. 

Il Canada è un bellissimo Paese, una natura mozzafiato, spazi immensi, acqua in quantità industriale, la loro energia è quasi tutta ormai legata all’idroelettrico. La centrale nucleare è stata chiusa e cercano di affrancarsi dai combustibili fossili, compreso il pericolosissimo fracking. 

Sono, in genere, molto attenti alla natura, anche se poi si lamentano di Brigitte Bardot, che, secondo loro, ha fatto un battage mediatico affinché la caccia ai cuccioli delle foche venisse abolita, causando danni irreparabili all’ecosistema ittico.

Abolendo questo tipo di caccia,  sempre secondo loro,  le foche si sono moltiplicate a dismisura e mangiano tutto il pesce disponibile. Sarà. Ma non ne sono affatto convinta. La caccia alla foca, come d’altronde la caccia a tutti gli altri animali da pelliccia è finita per il semplice fatto he non c’è più ‘’domanda’’! Chi metterebbe oggi una pelliccia senza sentirsi un mostro? Dare la colpa a Brigitte Bardot per una cosa simile mi pare un pò azzardato … ma comunque … ognuno ha le proprie idee.

Il Canada è un paese multietnico e, passetto per passetto, la popolazione si fonde, si mescola, amerindi compresi.

Gli ‘’autoctoni’’ o ‘’amerindi’’ o ‘’pellerossa’’ come li chiamavamo noi (sono chiamati pellerossa in quanto la prima tribù che è entrata in contatto con gli esploratori europei usava dipingersi il corpo di ocra rossa)  sono ormai pochissimi e confinati nelle riserve. 

Ora le ‘’versioni’’ in mio possesso sono completamente agli antipodi, ma non posso certo giudicare con così poche informazioni. 

Ho incontrato, seduta sulla panchina di in un centro commerciale, una signora con caratteristiche somatiche ‘’Inuit’’. Abbiamo chiacchierato un pò. Mi ha raccontato che, per vedere un pò di gente,  lei prende il bus, fa tanti chilometri, e viene a sedersi sulle panchine del centro commerciale, in questo modo, vede passare tanti turisti e le sembra di allargare la propria visione del mondo. Mi ha anche fatto capire che farli vivere nelle ‘’riserve’’ è un pò come se li si volesse tenere nascosti. D’altronde … il loro ‘’modo di vivere’’ è talmente diverso dal nostro che … è meglio tenerli nascosti! 

Nelle riserve hanno una sorta di ‘’reddito’’ che permette loro di mangiare, vivono in casette con servizi e riscaldamento ma, devono stare tra loro. Nel momento in cui escono dalla riserva ed entrano in contatto stabile con la vita degli altri cittadini e quindi si cercano un lavoro fuori dalla riserva, queste agevolazioni finiscono. 

La nostra guida invece sostiene che gli amerindi sono ben felici di vivere mantenuti dalla collettività e che non vogliono mescolarsi con i caucasici.

Due campane differenti … ma chi sono io per giudicare? 

Un’altra cosa che ho trovato interessante è stato il racconto che la nostra guida ci ha fatto sulle trattative tra bianchi e amerindi per lo scambio delle merci.

Dunque agli indiani servivano oggetti in ferro e fucili che ovviamente costavano parecchio. Le collane con le perline e gli specchi non sono durati poi tanto tempo,  ingenui va bene, ma stupidi no!  E comunque … si sa che è la domanda che fa il prezzo, quindi le trattative andavano per le lunghe.

I bianchi per ‘’annebbiare’’ un pò le idee degli amerindi accompagnavano queste trattative con grandi bevute di alcool. Gli amerindi non erano abituati a questa bevanda e si ubriacavano immediatamente.

D’altro canto gli ‘’amerindi’’ accompagnavano le stesse trattative fumando il ‘’calumet della pace’’ che altro non era se non mariuana. 

Immaginatevi in che condizioni venivano fatte quelle trattative! 

Per avere un fucile era necessarie una pila di pelli della stessa altezza del fucile, quindi proprio tante, troppe …  ecco che gli indiani avevano trovato il modo di aumentarne l’altezza aggiungendo tra uno strato e l’altro dei rami di pino.  D’altronde … i bianchi spesso davano loro dei ‘’calderoni’’  per cucinare bucati … oppure dei fucili che non funzionavano un gran che.

L’ultima cosa che vorrei menzionare è la profonda antipatia che gli abitanti del Quebec hanno nei confronti degli inglesi. Li detestano, ma proprio tanto. Sulle targhe delle auto circolanti nel Quebec c’è scritto: ‘’Je me souviens’’ …  ci tengono a precisare che ‘’loro’’ non sono di origine ‘’inglese’’ bensì ‘’francese’’. Tra l’altro, ogni volta che si entrava in un ristorante o un negozio di souvenir, sapendo che eravamo una comitiva di turisti francesi, venivamo accolti con: ‘’bienvenue cousine/cousen’’! Non avevo il coraggio di dir loro che ero italiana, sembrava brutto…  

Alla prossima

Elena 

 

p.s.:  questo testo è un ”work in progress” quando avrò tempo, metterò delle foto.

 

SEDOTTA E ABBANDONATA …

Ieri sera, domenica,  sono andata al Vox di Frejus per assistere alla proiezione di ”Sedotta ed abbandonata”.
Della ”classe di italiano” della Sasel ho incontrato Monique G. e Jean Paul B.

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Sedotta ed Abbandonata è un film di Pietro Germi del 1964, girato a Sciacca (°) in Sicilia, una produzione italo-francese distribuita dalla Paramount.

Trama:

Tutto ha inizio in un torrido pomeriggio d’estate durante la ”siesta” … e la faccenda è complicata , perché il seduttore in questione è niente-di-meno che il fidanzato della sorella maggiore di Agnese, Matilde.
Il ”fattaccio” avviene in un pomeriggio estivo siciliano durante la ”siesta” che in Sicilia è un ”dovere”! Fa caldo …  il cibo è pesante e … dopo aver pranzato tutti vanno a dormire. Nelle fresche camere da letto trovano un po’ di refrigerio durante la difficile digestione ed il caldo africano!
Matilde, il suo fidanzato Peppino ed Agnese sono in salotto.  Matilde dorme sul divano mentre Agnese fa i compiti.  Peppino fa delle ”avances” alla inesperta Agnese … la porta sul terrazzino  e … ”approfitta” di lei!
Quando il ”fattaccio” viene scoperto il padre, Don Vincenzo,  obbliga Peppino a sposare Agnese.
Matilde, non sa nulla dell’accaduto, crede semplicemente che il fidanzato l’abbia lasciata, ma pur di non rimanere zitella, accetta il nuovo ”fidanzato” impostole dal padre, e ripiega quindi su un brutto barone squattrinato.
La ”dura legge” dell’onore siciliano, viene messa in evidenza, in maniera sconcertante,  quando il Peppino seduttore si rifiuta di sposare la sedotta Agnese!
”Ma come”? diremmo noialtri oggi, il seduttore impazziva per lei e lei era, segretamente, innamorata di lui come possono esserlo solo le ragazzine di quell’età che ”sognano l’amore …
Ebbene lui non la voleva perché NON più illibata!
Forzando il concetto in maniera grottesca sosteneva convinto: ”Se ha ceduto a me, avrebbe potuto cedere a chiunque”, quindi … è una puttana”!
Incredibile no? Mica tanto per quegli anni in Italia e assolutamente NON tanto per la Sicilia!

A proposito del film, ecco cosa dice il critico cinematografico Enrico Giacovelli (°°) :

”Questa è probabilmente la commedia più violenta e congestionata, ai limiti dell’isterismo, della trilogia barocca di P. Germi, aperta da Divorzio all’italiana (1961) e chiusa da Signore e signori (1965). E’ una farsa tragica con qualche vertigine grottesca, una tarantella macabra che accompagna con forzata allegria i funerali della ragione.
Non esiste, forse, un film più anti meridionale e anti siciliano nel suo tiro al bersaglio contro la concezione insulare dell’onore. Galleria di personaggi brutti sporchi e cattivi su cui il regista s’accanisce con zoom e obiettivi deformanti, con le armi della natura incattivita e della farsa acida.

Questo film potrebbe sembrare anacronistico per i giovani di oggi, ma per le generazioni precedenti, soprattutto nel sud Italia è percepito come qualche cosa di molto vicino e reale.

In Italia le leggi contro il cosiddetto ”omicidio d’onore” sono state, fino al 1981, troppo lievi rispetto ad altri tipi di omicidio che prevedono da 24 anni in su, fino all’ergastolo.

Ma … che cos’è esattamente ‘sto ”omicidio d’onore”? Ecco la definizione giuridica:

Codice Penale, art. 587 – ”Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Quindi l’art. 587 del codice penale consentiva che la pena fosse ridotta per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”.

Per ottenere la riduzione della pena era necessario che ci fosse uno stato d’ ira … (di rabbia), che veniva in pratica sempre presunto. La ragione della riduzione della pena veniva giustificata dalla “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto precedentemente, che costituisse offesa all’onore.
Anche l’altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione.

Esisteva comunque quello che era chiamato il ”matrimonio riparatore” che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale, nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando così l’onore della famiglia.
Ecco perché i giovani ricorrevano, per delle unioni contrastate dalle loro famiglie, alla cosiddetta: ”fuitina”. O ”piccola fuga”. I giovani scappavano assieme, facendo in modo che tutti sapessero e tutti li vedessero fuggire, rimanevano soli,  nascosti da qualche parte per una notte,  e poi tornavano dicendo di aver avuto ”rapporti sessuali” e che quindi erano obbligati a sposarsi. L’onore era comunque salvo!

Tornando all’ordinamento penale italiano si è dovuti arrivare alle sentenze della Corte Costituzionale del 1968 e 1969, per vedere puniti finalmente l’adulterio e il concubinato del marito e NON solo quello della moglie. Prima del 1969 infatti l’art. 559 prevedeva la punizione del solo adulterio e concubinato della moglie, mentre in marito, in quanto ”uomo” poteva fare tutto quello che voleva!  Sigh … 🙁

Solo dopo il referendum sul divorzio nel 1974, dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975 (legge 151/1975) e dopo il referendum sull’aborto del 17 maggio 1981, le disposizioni ”riduttive” sulle pene nel delitto d’onore furono abrogate (eliminate) con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.

Alla luce di quanto sopra, possiamo davvero dire che il film di Pietro Germi, Sedotta ed Abbandonata, sia una commedia che rientra nell’ambito della sensibilizzazione della popolazione italica in termini di libertà ed emancipazione della donna. Così come lo era stato il suo precedente film: ”Divorzio all’italiana”.

In un mondo, privo di Internet, dove le notizie viaggiavano lentamente, dove la RAI, in quanto tv di Stato, era assoggettata ai poteri conservatori, film di questa ”portata” servivano a denunciare comportamenti arcaici e penalizzanti nei confronti di noi povere donne, considerate come oggetti di uso e consumo e non come persone autonome e ragionanti.

Non dimentichiamo che i film vengono proiettati in tutte le sale cinematografiche del Paese,  dal Nord al Sud, ed ovviamente, la ”retrograda mentalità siciliana”  erano, all’epoca,  oggetto di scherno,  per quanto … anche nel cosiddetto ”evoluto Nord Italia” non è che le cose fossero poi tanto diverse, visto che le leggi erano uguali su tutto il territorio nazionale.

Non bisogna sottovalutare mai l’influenza culturale che il Cinema ha sugli individui. In un mondo come quello odierno, in cui la ”superficialità” dell’informazione fornita da Internet, va per la maggiore …  il cinema può tornare ad avere un ”ruolo importantissimo” per l’evoluzione dei cittadini.

Grazie mille a Jerome Reber per le scelte sempre felici, grazie al CIP, grazie al Cinema d’essai Vox di Frejus, per la bellissima serata, tra l’altro in lingua italiana!
Alla prossima
Elena

.-.-.-.-.-

Attori principali: Stefania Sandrelli = Agnese Ascalone
Saro Urzi = Don Vincenzo Ascalone
Aldo Puglisi = Peppino Califano
Lando Buzzanca = Antonio Ascalone figlio di Don Vincenzo
Leopoldo Trieste = Barone Rizieri
(°) Sciacca è una città sul mare che si trova a circa 40 chilometri da Mazara del Vallo. E’ una stazione termale, furono i greci a scoprire le virtù terapeutiche delle acque della zona.

(°°) Enrico Giacovelli nato a Torino il 25 maggio del 1958, è un critico cinematografico e giornalista italiano. Laureato in Storia e Critica del cinema presso l’Università degli Studi di Torino.

NUOVO CINEMA PARADISO

Ieri, per la rassegna del cinema italiano, organizzata dal CIP (Club Italianiste de Provence)  siamo andati al Vox di Frejus a vedere ”Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore – un film italiano del 1988.

Della classe di italiano della Sasel (Societè Aygulfoise Sports et Loisirs) oltre alla sottoscritta c’era Bartholomè, Gerard, Syra, Leonor, Jaqueline e Josiane.

Per quanto riguarda Josiane, devo dire che ho avuto i miei soliti problemi di ”fisionomia”! Appena l’ho vista ho dato per scontato fosse lei e l’ho salutata … poi osservandola ancora, ero seduta dietro di lei e quindi la vedevo di  nuca o di profilo, ho sospettato di essermi sbagliata.  Solo all’uscita Jaqueline mi ha confermato che era proprio Josiane.

Che vergogna! Non riconosco le persone …  cosa posso farci? Sarei un testimone inutile anche nel caso assistessi ad un reato! Cosa potrei dire alla polizia? Nulla!

Ma torniamo al film … L’inizio della proiezione è stato in francese! Naturalmente ci siamo lamentati  tutti … il  tecnico è venuto in sala a scusarsi  ed ha ripreso la versione in italiano. Il bello del Vox è anche questo … ambiente più che ”familiare”!

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Salvatore Di Vita, detto ”Totò”,  da quando ha lasciato il paesino di cui è originario (°) non vi è mai più tornato e da trent’anni vive a  Roma, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico.

Una sera, al suo rientro a casa, la ”compagna” con cui vive al momento gli dice di aver risposto ad una telefonata di sua madre che, dalla Sicilia, lo avvisava della morte di un certo Alfredo …

Salvatore resta sveglio per tutta la notte e ricorda la sua infanzia nel Paesino di Giancaldo, dove il cinema è l’unico divertimento e l’unica possibilità di sognare un mondo diverso.

Siamo alla fine degli anni quaranta … Totò è un bambino povero che vive con la sorella e la madre e tutti e tre attendono il ritorno del padre soldato, che risulta disperso in Russia e che non tornerà mai più.

Fa il chierichetto in Chiesa per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film che ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante la contrarietà  di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo.

In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo come ”esterno” Totò riesce ad accordarsi  con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova di matematica, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere!

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Mentre Alfredo sorride guardando i suoi concittadini godersi la pellicola,  una scintilla provoca un incendio che si propaga all’interno della cabina di proiezione.

Totò che era sceso  in piazza a guardare il film corre in cabina e riesce a salvare l’amico, che purtroppo però,  perde la vista.

Grazie all’intervento di un concittadino diventato milionario in seguito ad una vincita al ”lotto”,  la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate.

Salvatore,  ormai adolescente, conosce Elena, una studentessa figlia di una ricca famiglia, e se ne innamora, ma i genitori di lei non gradiscono la relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato per il servizio militare a Roma e perde completamente le tracce di Elena.  Tornato in Sicilia si rivede con Alfredo il quale gli consiglia di abbandonare per sempre la Sicilia e di cercare fortuna altrove.

Con quest’ultimo ricordo Salvatore torna alla realtà rendendosi conto che, nonostante il successo , nella sua vita manca ”qualche cosa” e decide di tornare.

Il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Il  tanto amato ”Nuovo Cinema Paradiso” è inutilizzato da anni ed è destinato alla demolizione. Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena, ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Il più stupido della classe che, guarda caso, si è dato alla ”politica”!

Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze, e anche per l’intervento dello stesso Alfredo, vivono una notte di passione. Notte destinata però a rimanere l’ unica.

Totò non può fare altro che tornare a Roma … con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo.

Questa si rivela essere un  eccellente montaggio dei baci censurati da don Adelfio. La sua proiezione commuove Salvatore che, grazie a quelle immagini …  fa pace con se stesso e con il suo destino.

Mi era piaciuto allora a mi è piaciuto altrettanto adesso nella versione integrale, quella di circa 3 ore.

Un film delicato e commovente, che non ha paura di evidenziare la ”durezza” della realtà, l’importanza dei sentimenti, il fondamento dei valori reali …  e che sopratutto,  lascia aperta una porta alla ”speranza”.

Alla prossima

Elena

 

(°)(Il Paese di ”Giancaldo”  non esiste realmente ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore.)

MATRIMONIO ALL’ITALIANA – film

Ieri al Vox di Frejus, per la serie ”CICLO FILM IN LINGUA ITALIANA” organizzato dal CIP (Club Italianiste De Provence) siamo andati a vedere il film: Matrimonio all’Italiana, film di Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastronianni. Del corso di italiano della SASEL erano presenti, oltre alla sottoscritta, Eleonor, Simone, Yvette, Jaqueline, Barnard

La trama in breve:

Filumena Marturano (Sophia Loren) ex prostituta e madre di tre figli, da venti anni si ritrova ad esser serva e concubina di Domenico Soriano (Marcello Mastroianni)  ricco e pigro rampollo napoletano, amante del ”gentil sesso”.

Stanca della sua condizione, stufa di dover sempre far finta di nulla, compreso chiudere gli occhi di fronte alle sfacciate avventure galanti di Domenico, detto ”Dummì” , decide di fingersi malata, prossima alla morte di farsi sposare!

Domenico impaurito e disorientato accetta … ma lo stratagemma funziona solo a metà perché, accortosi dell’inganno, Domenico fa annullare le nozze.

La donna allora gli rivela di avere tre figli, uno dei quali proprio di Don Domenico … preso dal rimorso a dalla voglia di avere finalmente una famiglia, Domenico sposerà Filomena ed adotterà i tre figli.

Il film è tratto dall’opera teatrale scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo. La prima interprete di Filumena fu Titina De Filippo, sorella dell’autore. Nel 1951 lo stesso Eduardo De Filippo portò l’opera sul grande schermo.

Nel 1964 Carlo Ponti (marito di Sophia Loren) ne fece una ”rivisitazione” cinematografica e produsse grazie alla regia di Vittorio De Sica il film che abbiamo visto ieri.

Un film che rispecchia il clima dell’Italia negli anni dopo la seconda guerra mondiale.

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Perché Sophia Loren era l’attrice perfetta per interpretare Filomena? Vediamo un po’ le sue origini …

Sofia Loren il cui vero nome è Sofia Villani Scicolone,  nacque a Roma il 20 settembre del 1934,  figlia di Romilda Villani, un’insegnante di pianoforte napoletana, e di Riccardo Scicolone, affarista nel settore immobiliare. La madre aveva vinto nel 1932 un concorso per andare ad Hollywood come sosia di  Greta Garbo, ma rimase incinta e rinunciò. Il padre di Sofia, era figlio del marchese di Agrigento Scicolone Murillo, riconobbe la paternità della bambina ma si rifiutò di sposare Romilda, che si trovò ben presto in gravi ristrettezze economiche.

A causa di queste difficoltà economiche Romilda portò la piccola Sofia da Roma a Pozzuoli, un paese in provincia di Napoli, presso la sua famiglia. Qui Sofia trascorse l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza. Un’adolescenza non facile se pensiamo alla guerra … alla povertà … alla fame …

Napoli e la cultura napoletana saranno presenti costantemente nella vita e nella carriera della Loren, che in molti film recita in napoletano.

A 15 anni tornò a Roma in cerca di successo, accompagnata dalla madre, e partecipò a vari concorsi di bellezza, fra cui Miss Italia del 1950.

Ecco il motivo per cui Sofia era ”perfetta” nel ruolo di Filumena … non doveva recitare, era sufficiente che fosse ”se stessa”.

Il film inoltre mette in evidenza lo stereotipo del ”maschio italiano” dell’epoca. Specie se appartenente a famiglia ”agiata” il figlio, ormai avanti negli anni,  continuava ad essere il bambino viziato. E le donne, la madre prima, la moglie poi, dovevano continuare ad occuparsi di lui, mentre continuava a ”giocare”.

Oggi le cose sono cambiate moltissimo, ma agli uomini italiani, il fatto di non poter fare più quel che vogliono a 360° , non pare piacer molto.

Alla prossima

 

Elena

 

 

 

LE PALME … IL PUNTERUOLO ROSSO … COLPA DI CHI?

Nel quartiere di St. Aygulf  a Frejus  esiste un giardino in cui le ”padrone” sono le palme. Ve ne sono di tutti i tipi … e di tutte le misure …  E’ un giardino incantato dove una bella piscina è circondata da palme amorevolmente curate da un signore che si chiama Jacques Brion.

Questo signore sa tutto sulle palme e,  soprattutto, questo signore SA che cosa si deve fare per salvarle dai due flagelli che le stanno decimando in tutto il mediterraneo. Il maledetto punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus)  e la mostruosa farfalla infestante delle palme (Paysandisia Archon) .

Questi due terribili insetti li abbiamo incoscientemente importati assieme a giovani palme. Li abbiamo importati da paesi in cui esistono insetti antagonisti che li tengono sotto controllo.

Come al solito NON abbiamo pensato che ”noi” NON abbiamo gli insetti antagonisti ma solo i due killer! Ovviamente queste due creature, senza nemici naturali che le tengono a bada,  si stanno riproducendo alla velocità della luce e stanno decimando tutte le palme esistenti nel Mediterraneo.

Ma quanto siamo ”pirla” da 1 a 10? Facciamoci la solita domanda e diamoci la solita risposta! Grrrrr …

Possibile che sia tanto difficile capire che la tanto decantata ”globalizzazione biologica”, quella che fa comodo solo a qualcuno … quella che esalta la capacità di dispersione delle specie viventi perché ne moltiplica le occasioni … non crei affatto  ulteriore diversità, ma ne costituisca invece una gravissima minaccia?

Come mai vi chiederete? Ma è semplicissimo!

La risposta sta nei tempi e nelle frequenze con cui la dispersione biologica opera!

Una cosa è la costante ma lenta dispersione “naturale”, spesso casuale o accidentale, dovuta a venti, correnti marine, eventi di piena, movimenti tettonici, vettori animali. In pratica cioè,  quando una specie si divide in più popolazioni che si separano geograficamente per un tempo sufficientemente lungo in modo da evolversi in risposta alle locali condizioni ambientali.

In questo modo, dopo un certo numero di generazioni (quindi un sacco di tempo) le popolazioni “figlie” saranno diventate specie a sé, ormai incapaci di ibridarsi con il genitore di orgine, e questo anche nel caso  dovessero tornare in contatto.

La dispersione a livello individuale e di popolazione, da sempre genera diversità, moltiplica la variabilità genetica perché impedisce il rimescolamento, crea nuove specie a partire da una sola,  ma per farlo ha bisogno di …  SECOLI !

Un’altra cosa è l’ improvvisa … massiccia …  quasi “industriale” contaminazione biologica che da secoli a questa parte interessa ogni angolo della terra, e che anziché arrestarsi non conosce limiti. Quella insomma che provochiamo noialtri spostandoci in continuazione per il pianeta e portandoci dietro tutto quello che ci serve o ci piace.

A questo aggiungiamo la velocità dei mezzi di trasporto odierno … navi … aerei … insomma un disastro.

Il millantato  ”homo sapiens sapiens”, tanto per fare esempi recenti,   ha importato dalla Cina animali come il Cinipide Galligeno quello che uccide i castagni …  poi questi due mostri dal Nord Africa e dal Sud America.

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Torniamo indietro … abbiamo sbagliato TUTTO ! 

Prima che la natura riesca a porre rimedi ai guai da noi combinati …  si vendicherà per forza di cose.

Comunque, se avete delle palme … se sono malate … se le amate … se siete nella zona …. rivolgetevi al Signor Jacques Brion, che è un ”mago in proposito”!

Lo potrete contattare al sito: www.palmeraie-saint-aygulf.com.

Ecco un video con fotografie prese nel suo giardino: http://www.youtube.com/watch?v=NlBHpE_UzBU

Gli ultimi due fotogrammi  sono stati aggiunti per mostrare gli insetti che stanno mettendo in crisi le palme dei nostri giardini.

Alla prossima

Elena