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Per la serie: Bisogna essere positivi … ecco il nuovo Governo Italiano!

Dunque,  dato che nella vita è necessario essere sempre ‘’positivi’’,  e soprattutto è inutile piangere sul latte versato e nemmeno quando ormai i buoi sono scappati, vediamo un pò di fare il ‘’punto della situazione’’ e capire da chi  è composta ‘sta squadra di governo, soprannominata anche ‘’giallo-verde’’ per via dei colori che la caratterizzano. Giallo per il M5S verde per la LEGA che, notoriamente, si rifà ai verde della Padania! Quella strana mitica regione che esiste tanto quanto ‘’Topolinia’’!  Ma lasciamo perdere … è già tanto che al logo abbiano tolto la parola Nord per non far sentire i ”sudisti” figli di un Dio Minore. Ma…  state tranquilli che è proprio ”quello” che pensano del Sud, il fatto è che  per prendere voti è necessario far finta di niente ed essere amici di tutti no?

Comunque … ecco la squadra: 

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1. Giuseppe Conte – Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana Sostenuto da un accordo di Governo tra M5S e Lega. Nato a Volturara Appula l’8 agosto 1964 è un giurista italiano. Politicamente vicino al M5S .  

2. Luigi Di Maio – Ministro dello Sviluppo economico e vicepremier. Mai lavorato un giorno in vita sua, mantenuto dai genitori 12 anni a Giurisprudenza senza peraltro lavorare entra nei meet-up di Belle Grillo, il comico che assieme a Gianroberto Casaleggio ha fondato il partito M5S.  Ha il diploma di liceo classico. Ha detto di tutto di più contro l’Euro e l’Europa. Ha detto di voler fare un referendum per l’uscita dell’Italia dalla moneta europea. 

3. Matteo Salvini  – Ministro dell’Interno e vicepremier. (Segretario del Partito Lega Nord, cambiato poi in solo Lega recentemente per accaparrarsi i voti del sud dell’Italia. Ha fatto tutta la sua campagna contro l’immigrazione. Nel suo partito milita l’ex Senatore Borghezio famoso per aver dato fuoco ad un immigrato che dormiva sotto un ponte a Torino. Al processo ha detto piagnucolando: ‘’Non sapevo che ci fosse una persona credevo fossero solo degli stracci. Il fascista tipico insomma quello che  è aggressivo e crudele con i ‘’piccoli’’ ma servile e gentile con i ‘’potenti’’) Ha il diploma di liceo classico. Non ha mai lavorato e ha sempre fatto politica. Ha definito l’euro una moneta farlocca come quella del gioco del Monopoli. 

4. Giancarlo Giorgetti – Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. È stato l’uomo macchina della Lega Nord di Umberto Bossi ed è il braccio destro di Matteo Salvini: è stato uno dei protagonisti della trattativa che ha portato all’esecutivo giallo-verde. Nato a Varese nel 1966, laureato alla Bocconi , è commercialista e revisore contabile. Entra in Parlamento nel 1996 e non ne esce più. Dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2013, è presidente della commissione Bilancio della Camera. Nel 2013 viene nominato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano membro del Gruppo dei Saggi.

5. Giovanni Tria – Ministro delle Finanze e dell’Economia  (fa pure rima dovremmo ricordarcelo).  Preside della facoltà di economia dell’Università romana Tor Vergata. È considerato vicino a Forza Italia. 

6. Enzo Moavero Milanesi – Ministro degli Esteri. Già ministro per gli Affari Europei nel governo Letta e in precedenza in quello di Mario Monti. È stato giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell’Unione europea in Lussemburgo e collaboratore della Commissione europea in qualità di Direttore generale del Bureau of European Policy Advisors.

7. Alfonso Bonafede – Ministro della Giustizia. Avvocato, siciliano di nascita e toscano di adozione, il deputato del M5s Alfonso Bonafede è uno dei parlamentari più fidati e vicini al capo politico del MoVimento, Luigi Di Maio. È soprannominato per questo il ‘mister Wolf’ a 5 stelle. Ha fatto parte del direttorio politico M5s nella scorsa legislatura e, una volta sciolto l’organismo ha seguito le complicate vicende del Campidoglio fungendo da interfaccia sia con i parlamentari sia con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. È nato a Mazara del Vallo il 2 luglio del 1976, ma dal 1995 abita a Firenze dove si è laureato in Giurisprudenza e dove è rimasto collaboratore come cultore di Diritto Privato e dove ha conosciuto Giuseppe Conte, docente di privato nello stesso ateneo. È stato Bonafede ad avvicinare Conte al M5s. Nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. E dallo stesso anno è avvocato presso il Foro di Firenze con uno studio autonomo. L’attività politica la inizia nel 2006 quando entra a far parte del gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” del Meet-up di Firenze. Tre anni dopo si candida alle comunali di Firenze contro Matteo Renzi, racimolando l’1,8%. Alle politiche del 2013 entra in parlamento come deputato. Per tutta la legislatura ricopre il ruolo di vice presidente della commissione Giustizia. Da deputato, si fa promotore di una legge sulla class action che approvata alla Camera è poi sfumata al Senato. Alle elezioni del marzo 2018, nuovamente candidato alla Camera nel collegio uninominale di Firenze-Novoli-Peretola, viene presentato da Di Maio come guardasigilli dell’eventuale governo M5S. 

8. Elisabetta Trenta  – Ministra della Difesa. Esperta analista sui temi della difesa e della sicurezza, esperienze in teatri caldi come l’Iraq, il Libano e la Libia, una laurea in Scienze politiche con indirizzo economico, due master e la passione per il ballo. È il curriculum di Elisabetta Trenta, 51 anni tra una settimana, nuovo ministro della Difesa. Capitano della riserva selezionata del corpo di amministrazione e commissario dell’Esercito, parla quattro lingue – italiano, inglese, francese e russo – e conosce bene il mondo della Difesa: tra il 2005 e il 2006 è stata sia consigliere per la missione “Antica Babilonia 9” per il ministero della Difesa, sia “esperto senior” nella Task force Iraq, a Nassirya, per la Farnesina. Ma non solo: nel 2009 è stata richiamata in servizio come capitano della Riserva nella missione Unifil in Libano e nel 2012 ha coordinato un progetto in Libia per la riduzione degli armamenti illegali. È inoltre vicedirettore del master in Intelligence e sicurezza della Link Campus University, e ha collaborato con il Centro militare di studi strategici (Cemiss) per il quale ha curato la ricerca “Le guerre per procura”. Trenta, stando al suo curriculum, è impegnata nel sociale attraverso due associazioni, ama la musica, suona la chitarra e l’organo. 

9. Paolo Savona – Ministro degli Affari europei. Nato a Cagliari il 6 ottobre del 1936 – Economista e accademico, il professore ha iniziato la sua carriera all’ufficio studi di Bankitalia di cui è diventato direttore. Nel 1976 vince il concorso a cattedra e lascia la Banca d’Italia per insegnare Politica economica prima all’Università di Cagliari e poi all’Università Pro Deo, che contribuì a rifondare come Luiss Guido Carli. È stato anche direttore generale di Confindustria. Ha anche insegnato nelle Università di Perugia, di Roma Tor Vergata, alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e all’Università telematica Guglielmo Marconi, dove ha fondato nel 2010 il dottorato in Geopolitica. A sbloccare l’impasse è stato il cambio di ruolo di Paolo Savona, professore anti-euro cui Sergio Mattarella aveva negato l’Economia: ora avrà la delega alle Politiche europee. Savona è un euroscettico e più volte ha paventato tramite scritti e interviste l’idea che per l’Italia sarebbe meglio uscire dall’euro. Questo il motivo per cui non è stato accettato al Ministero dell’Economia in prima battuta. 

10. Marco Bussetti – Ministro dell’Istruzione. Nato il 28 maggio 1962, ha un passato da insegnante di educazione fisica e da allenatore di basket, e conosce il mondo della “burocrazia” scolastica. Attualmente, dal 2015, è responsabile dell’ambito X (Milano) dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia; in precedenza, fino al 2011, era stato in servizio presso l’istituto comprensivo di Corbetta fino al 2011, per poi passare in vari uffici periferici. Come si evince dal curriculum reperibile on line sul sito del Miur, ha conseguito la laurea specialistica magistrale in scienze motorie presso l’Università “Cattolica” di Milano. Ha un diploma Universitario preso presso l’Isef statale di Milano e detiene un titolo polivalente di specializzazione per soggetti portatori di handicap. Ha inoltre un diploma di specializzazione conseguito al corso “Il Dirigente pubblico a la gestione del personale: gli strumenti giuridici e manageriali” svoltosi a Bologna presso la Ssna nel 2012/2013. Il curriculum riporta poi una lista di pubblicazioni – libri e dvd – che riguardano, tra l’altro, il tema dell’educazione sostenibile, la promozione sportiva e le prospettive in quest’ambito della scuola italiana, la danza e gli sport di squadra nella scuola. Ha ricoperto diversi incarichi di insegnamento presso l’Università degli Studi di Milano, per il Master Universitario “Sport Management, Marketing and Sociology”; all’Università Cattolica “Sacro Cuore” di Milano; presso l’Università dell’Insubria di Varese, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Laurea in Scienze Motorie.

11. Giulia Grillo – Ministra della Salute. Giulia Grillo, 42enne siciliana, medico anatomopatologo, attualmente capogruppo alla Camera del M5s, è la nuova ministra della Salute nel governo M5s-Lega. Nata a Catania il 30 maggio del 1975, laureata in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina legale, è un’attivista della prima ora del MoVimento, arrivata in Parlamento per la prima volta alle elezioni del 2013. Nella precedente legislatura è stata vice capogruppo e capogruppo alla Camera e capogruppo nella commissione Affari Sociali. Grillo di cognome, ma senza alcun rapporto di parentela con il fondatore del MoVimento, nella 17ma legislatura ha fatto approvare 3 mozioni a sua prima firma su governance farmaceutica, sblocco del turn-over del personale sanitario, revisione della disciplina sull’intramoenia e governo delle liste d’attesa. Tra le sue battaglie quella per il giusto prezzo dei farmaci innovativi. La scelta di iscriversi al meetup grillino di Catania risale al 2006, da allora è stata in prima fila nella lotta contro le trivellazioni in Val di Noto, come in quella contro le privatizzazioni dell’acqua pubblica nel ragusano, fino alla nascita del comitato Addio Pizzo di Catania. Candidata alle regionali siciliane del 2008 e a Montecitorio nel 2013, per quanto riguarda le politiche sanitarie, ha «ambiziosi intenti», come dichiarava sulla piattaforma Rousseau: «Ridurre le disuguaglianze di cura e assistenza fra cittadini e lavorare per una sanità pubblica giusta, efficiente e accessibile attraverso un adeguato finanziamento, una seria programmazione, una revisione della governance farmaceutica, un potenziamento dell’assistenza territoriale, un adeguato piano assunzioni e un aggiornamento dei corsi di Laurea e formazione».

12. Giulia Bongiorno  – Ministra della Pubblica amministrazione. Avvocato dei vip, parlamentare da sempre schierata con il centro-destra, ma anche nota per le sue battaglie a favore delle donne con la fondazione Doppia difesa cui ha dato vita con Michelle Hunziker. Ha un curriculum di peso Giulia Bongiorno, 52 anni, palermitana, indicata come ministro della Pubblica Amministrazione nel governo Conte. La sua popolarità è cominciata nel 1995 quando il principe del Foro Franco Coppi, impegnato su troppi fronti, le chiese di occuparsi in prima persona della difesa di Giulio Andreotti, che era accusato di collusione con la mafia e dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Un’esperienza che le ha cambiato la vita come lei stessa ha raccontato in un libro. Da allora è stato un susseguirsi di incarichi difensivi prestigiosi, spesso in vicende giudiziarie dal forte impatto mediatico. Ha assistito società multinazionali, importanti imprese italiane e personaggi pubblici. Qualche nome tra i tanti: Pierfrancesco Pacini Battaglia, il “banchiere un gradino sotto Dio”, il finanziere Sergio Cragnotti, Vittorio Emanuele di Savoia. Innumerevoli gli incarichi nel campo della giustizia sportiva: tra i suoi tanti assistiti, i calciatori Cristiano Doni, Stefano Bettarini, Francesco Totti e Antonio Conte, allora allenatore della Juventus, club del quale Bongiorno è componente del Consiglio di amministrazione. Ha difeso anche Raffaele Sollecito nel processo per l’omicidio di Meredith Kercker. Entrata in Parlamento nel 2006 con Alleanza nazionale, e riconfermata in seguito con il Pdl, è stata per diversi anni presidente della Commissione Giustizia della Camera. È stata eletta senatrice a marzo con la Lega. 

13. Alberto Bonisoli  – Ministro dei Beni culturali. Design, moda e formazione sono le competenze di Alberto Bonisoli, l’uomo indicato dal premier Giuseppe Conte per la guida del ministero di Beni culturali e turismo. Bocconiano, classe 1961, il ministro che succederà a Dario Franceschini nella tutela, la gestione e la promozione del patrimonio culturale italiano, ma a sorpresa – almeno per ora- anche delle politiche per il turismo (il ministero che M5S avrebbe voluto scorporare) è attualmente a capo della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, istituzione privata presente in 80 paesi che dal 1980 si occupa in Italia di moda, grafica e design, e presidente della rete delle Scuole di Moda. Sposato e padre di due figlie, a lungo professore di Innovation Management alla Bocconi, Bonisoli non sembra essersi mai occupato in particolare di patrimonio culturale, interessato piuttosto ai temi della formazione e dell’insegnamento, sua dichiarata “passione”, per i quali vanta collaborazioni nazionali ed internazionali, in particolare con l’Unione Europea e il Miur. Per quanto riguarda il turismo, “Cenerentola nei passati governi”, il neoministro pensa ad una «promozione più forte all’estero e ad un maggiore coordinamento centrale», puntando su turismo di qualità, ma anche sulla accoglienza degli studenti stranieri, «che poi tornando in patria sono i nostri migliori ambasciatori».

14. Gian Marco Centinaio  – Ministro dell’Agricoltura. Capogruppo della Lega al Senato, Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura del governo Conte, è nato a Pavia il 31 ottobre 1971. Lombardo doc, si è laureato nel 1999 in Scienze politiche con indirizzo economico-territoriale all’Università di Pavia. Leghista fin dal primo vagito e con la passione per la politica nel sangue, già tesserato a 19 anni diventando militante nel 1994’. La sua carriera istituzionale inizia nel 1993 come presidente del Comitato di quartiere Città Giardino, poi come consigliere comunale di Pavia fino al 2009, quando viene eletto vicesindaco e assessore alla Cultura. Dal 1999 al 2005 è segretario cittadino della Lega di Pavia e poi componente del direttivo cittadino. Approda a Palazzo Madama dopo le Politiche del 2013 diventando senatore della Lega. Da luglio 2014 è capogruppo al Senato e mantiene lo stesso incarico dopo il voto del 4 marzo.

15. Danilo Toninelli  – Ministro delle Infrastrutture e trasporti. Nato a Soresina nel ’74 è entrato in politica nel 2010 fondando il meet-up del gruppo Cremasco. Laureato in giurisprudenza. Capogruppo per il Movimento 5 Stelle al Senato. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato. Alle politiche 2018 è stato eletto nella quota proporzionale Lombardia 1.

16. Sergio Costa  – Ministro dell’Ambiente. Nato a Napoli nel 1959, si è laureato in Scienze Agrarie, con un master in Diritto dell’ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato comandante regionale in Campania. Ed è in questo ruolo che all’inizio del Duemila ha guidato la sua indagine più famosa: quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei Fuochi, la piana agricola del Casertano al confine con Napoli. Sposato, due figli, Costa si è occupato anche delle discariche abusive nel Parco del Vesuvio e ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia. Nel 2017, quando la Forestale è stata accorpata ai Carabinieri, è diventato generale di brigata dell’Arma. Oggi vive a Napoli. Sul suo tavolo il neo-ministro troverà due dossier particolarmente scottanti, per i quali l’Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia: i continui sforamenti dei limiti per l’inquinamento atmosferico, in particolare per le polveri sottili Pm10, e il deposito unico nazionale delle scorie nucleari. L’Italia è tenuta a farlo dalle norme europee, ma i vari governi non hanno mai osato affrontare l’argomento, a causa delle prevedibili proteste popolari. Il ministero dell’Ambiente ha poi voce in capitolo su tutte le grandi opere, con le Valutazioni di impatto ambientale (Via), senza le quali i cantieri non vanno avanti. Si pensi a Tav, Tap, Terzo Valico, Mose e tante altre.

17. Lorenzo Fontana – Ministro di Famiglia e disabilità. Dalla Fiera di Verona al governo, passando per il Parlamento Europeo. La carriera politica di Lorenzo Fontana, neo-ministro alla Famiglia e alle disabilità, si è sviluppata tutta nella Lega. Nato a Verona il 10 aprile 1980, dipendente dell’Ente Fiera, laureato in Scienze politiche e in Storia della civiltà cristiana, dopo essere stato consigliere comunale di Verona, nel 2009 Fontana è stato eletto per la prima volta al Parlamento Europeo, diventando capo-delegazione del gruppo della Lega. Nel 2014 è stato confermato, ottenendo il seggio grazie alla rinuncia dell’allora sindaco di Verona, Flavio Tosi all’epoca leghista, primo degli eletti nel Carroccio. Nel corso del secondo mandato ha fatto parte della Commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni, e della delegazione per le relazioni con l’Iraq. Da sempre a stretto contatto con Matteo Salvini, che lo ritiene il suo “stratega” politico, nel febbraio 2016 Fontana è stato nominato vicesegretario della Lega. Nel giugno dello scorso anno, con l’elezione di Federico Sboarina a primo cittadino di Verona, è stato nominato vicesindaco, con le deleghe alle politiche per la casa, relazioni internazionali, fondi Ue, veronesi nel mondo, smart city, mantenendo l’incarico al Parlamento Europeo. Incarico che ha invece lasciato dopo il voto del 4 marzo, quando è stato eletto deputato alla Circoscrizione Veneto. Il 29 marzo Lorenzo Fontana è stato eletto vicepresidente della Camera ed ha poi rinunciato all’incarico di vicesindaco di Verona, dimettendosi. Nel 2018 ha pubblicato anche il suo primo libro, “La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi” scritto a quattro mani con il banchiere Ettore Gotti Tedeschi e con la prefazione di Matteo Salvini. È sposato con Emilia Caputo, napoletana, assistente al Parlamento Europeo, dalla quale ha avuto una figlia, Angelica. È tifoso dell’Hellas Verona.

18. Riccardo Fraccaro – Ministro dei Rapporti col Parlamento e democrazia diretta. Tutto cominciò nel 2010 a Trento. È lì che Riccardo Fraccaro ha fondato il primo meet-up del capoluogo trentino, sua città di adozione, sposando soprattutto la battaglia contro l’inceneritore. Per l’attuale questore della Camera, 37 anni , arriva il ministero dei Rapporti con il Parlamento e della Democrazia diretta, come ha annunciato il premier Conte leggendo la lista dei ministri al Quirinale. Arriva così, soprattutto, anche la battaglia più sentita dal Movimento, il taglio ai vitalizi dei parlamentari anche se gli stessi sono stati aboliti nel 2013.  Nato a Montebelluna, in provincia di Treviso, Fraccaro si sposta in Trentino dove si è laureato in giurisprudenza. Cinque anni fa l’avventura a Montecitorio, unico deputato M5s eletto in Trentino. Per il Movimento diventa anche portavoce del gruppo e segretario dell’ufficio di presidenza. Dopo il voto del 4 marzo, finita la prima riunione dei questori di Camera e Senato, annuncia: ‘’Il M5S abolirà i vitalizi nel giro di due settimane con una delibera. Sono un istituto anacronistico e inaccettabile’’. (Sta parlando ovviamente dei vitalizi acquisiti ante 2013)

19. Barbara Lezzi – Ministra per il Sud. Ministra per il Sud in quota M5S in un dicastero che nel programma di governo iniziale del M5S non doveva neanche esistere. Pugliese, classe 1972, la senatrice si è diplomata nel 1991 all’istituto tecnico Deledda per periti aziendali di Lecce, la città in cui è nata. Assunta dal gennaio 1992 in un’azienda del settore commercio come impiegata di III livello, viene eletta senatrice già la scorsa legislatura dove diventa vicepresidente della Commissione bilancio e membro della Politiche europee. Subito si ritaglia un ruolo di spicco tra la truppa pentastellata sbarcata in Parlamento: dopo la caduta del divieto di partecipare alle trasmissioni tv viene scelta dalla comunicazione tra i parlamentari prescelti a partecipare ai dibattiti in tv e poi inviata come prima pentastellata a partecipare al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Conosciuta come la “pasionaria grillina” Lezzi, con un bottino di 107 mila voti, nelle ultime elezioni ha messo al tappeto due big come l’ex premier Massimo D’Alema e la sottosegretaria uscente allo Sviluppo economico Teresa Bellanova. Lezzi è stata sfiorata dal ciclone dei mancati rimborsi M5s per un bonifico di poche migliaia di euro che mancava all’appello.

20. Erika Stefani – Ministra degli Affari regionali e autonomie. Nata a Valdagno, nel Vicentino, il 18 luglio 1971, avvocato, esponente della Lega, è entrata in politica alle amministrative del 1999 come consigliere del comune di Trissino. Prima di approdare in Parlamento, ha fatto una lunga carriera a livello amministrativo e territoriale. Alle elezioni comunali del 2009 si è presentata come candidata del Carroccio a Trissino, è stata eletta e ha ricoperto le cariche di vicesindaca e assessore all’Urbanistica. La svolta politica vera e propria è arrivata però solo nel 2013, quando è stata eletta senatrice con la coalizione di centrodestra alle politiche. Durante la legislatura, è stata vicepresidente del gruppo Ln-Aut dal 15 luglio 2014, membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, componente della commissione Giustizia. Inoltre ha fatto parte della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere; del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa; della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Era anche membro della commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. Alle elezioni del 4 marzo ha ripetuto il successo ottenuto alle precedenti politiche ed è stata rieletta nel collegio uninominale di Vicenza.

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Secondo il sole24ore pare che il neo presidente del consiglio Giuseppe Conte abbia già un braccio destro a Palazzo Chigi.  Si tratta di Pietro Dettori, che ha un ruolo di primo piano ma sempre dietro le quinte, come del resto è stato fin qui nel lavoro svolto per Casaleggio, Grillo e M5S. Dettori entra alla Casaleggio grazie a doti riconosciute sulle strategie social. Era il marzo del 2011 quando il giovane di origini cagliaritane trapiantato a Milano, con in tasca una laurea in Scienze della comunicazione a Bologna, mise piede per la prima volta alla Casaleggio, dove si è poi insediato definitamente nel luglio del 2012. Era lui a scrivere molti dei post che finivano sul blog di Beppe Grillo. E del comico è stato per lungo tempo una sorta di ghostwriter.  Alla morte di Gianroberto, il figlio lo volle con sé nell’Associazione Rousseau, vera cabina di regia del M5S, ma sarà l’addio dell’europarlamentare David Borrelli a permettergli l’ingresso come socio nella stessa Associazione, accanto a Davide e a Enrica Sabatini. La Casaleggio si occupa della comunicazione del M5S. Rousseau è una piattaforma che gestisce le votazioni più importanti (candidature e decisioni politiche), i dati degli iscritti, le leggi condivise con i cittadini. È un fortino di informazioni che dà un grande potere a chi lo controlla. E Dettori ne diventa prima responsabile editoriale, poi appunto socio. A marzo di quest’anno Dettori si è trasferito nella Capitale per dirigere da qui il Blog di Grillo. Ma anche per “supervisionare” la comunicazione parlamentare dei pentastellati al Governo. Ufficialmente il suo ruolo è quello di gestire “Il Blog delle Stelle”, di fatto Dettori è diventato il punto di riferimento di molti parlamentari per la comunicazione ed è sempre ben visibile dietro a Luigi Di Maio.   E indovinate un pò …  con chi è andato a cena il primo ministro Conte dopo aver lasciato il Quirinale? I bene informati suggeriscono che il suo commensale fosse proprio Pietro Dettori!

Comunque ormai lì sono e dobbiamo lasciarli lavorare. Tutto sommato di gente con la ‘’testa su collo’’ ce n’è parecchia e le intenzioni sono senz’altro buone.  Speriamo anche che ci sia l’entusiamo, la voglia, la stamina e le capacità per fare piccoli passi sempre nella giusta direzione. I cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani e forse finalmente, sbattendo il naso contro i problemi ‘’reali’’ se ne renderanno conto non solo loro ma soprattutto quell’elettorato il cui pensiero può essere sintetizzato in un: ‘’… e che c’è vò’’? 

Alla prossima

Elena 

Questo governo non mi rappresenta …

Se mi rappresentava già poco il Governo di prima … adesso proprio non ci siamo del tutto!

Trovo offensivo il fatto di avere un Ministro del Lavoro che non abbia mai lavorato! Trovo offensivo che un individuo mantenuto dalla famiglia per 12 anni a giurisprudenza non si sia impegnato per dare esami e laurearsi, eppure Luigi Di Maio è il nuovo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico,  nonché Vice Primo Ministro della Repubblica Italiana, assieme a quell’altro genio di Salvini.  Di Maio per conto mio è semplicemente un ”furbetto” che è salito sul carro giusto al momento giusto. Punto!  L’unico motivo per cui è stato scelto  è che si ‘’presenta bene’’ , ha la faccina del ‘’bravo ragazzo’’ che piace tanto all’italiano medio, si veste da gentleman napoletano e persino Ombretta Colli se ne è innamorata.  Inoltre Di Maio ha il vantaggio di ripetere a memoria quello che gli dicono di dire, condizionali a parte. 

Vabbè che a noi piacciono le favole ma questo è peggio di Cenerentola, che se non altro,  qualche cosa la sapeva fare, ad esempio sapeva lavare i pavimenti! 

Non dimentichiamo che La Casaleggio&Associati prima di fondare il proprio partito (M5S) assieme al comico Grillo gestiva le PR dell’IDV ma, sicuramente Antonio Di Pietro era molto meno malleabile di Giggino di Maio, che in cambio di quello che ha ricevuto, per non saper fare nulla, sarà fedele al fondatore del M5S fino alla morte. 

Non dimentichiamo inoltre che Casaleggio il pallino della politica lo ha sempre avuto si era infatti candidato a suo tempo per una lista civetta di Forza Italia, senza peraltro essere eletto. 

Quello che mi risulta ostico è che mentre gli italiani, ad un certo punto,  abbiano iniziato a soffrire il fatto che Silvio Berlusconi, grazie alle sue tv private, potesse lavare le meningi all’elettorato italiano … gli stessi italiani non battano ciglio oggi sulla potenza contraerea di un’azienda di strategie digitali in rete che abbia addirittura un suo partito personale! 

Costoro a furia di slogan e di propaganda hanno lavato le meningi a tutti. Uno dei loro slogan preferiti era: ‘’Sia di sinistra che di destra vanno buttati tutti dalla finestra’’! Ma vi rendete conto? Si sono venduti come i salvatori del Paese! Altro slogan era: ‘’L’onestà andrà di moda’’!  Sotto intendendo ovviamente che tutti gli altri fossero dei ladri, il che è veramente squallido. 

Tutte le azioni mediatiche del m5s sono studiate ad hoc come se fossero strategia di vendita … insomma noi italiani abbiamo comprato il prodotto/partito M5S. 

Di gente che sale su ‘sto carro ce n’è e ce ne sarà una valanga. Personaggi in fase di ‘’astinenza’’ dal palcoscenico politico … personaggi interessati a salirci su quel palcoscenico per ego personale … disoccupati/sotto-occupati senza grandi qualità ma che ambiscono a diventare ministri … insomma personaggi in cerca d’autore. 

Pure io la penso come lui ma con la differenza che io immagino il libero cittadino che utilizza la rete in modo autonomo, lui invece ha imbrigliato il pensiero del libero cittadino nel suo partito … e poi decide lui, con la Piattaforma Rousseau, chi ha votato cosa. 🙁

Ma a parte costoro la trovata più geniale di Casaleggio è la fidelizzazione del sostenitore.

Con il discorso del: ‘’non più di due mandati’’ si sono assicurati migliaia di sostenitori disoccupati/sotto-occupati disposti a fare da manovalanza gratuita in rete,  con la speranza di acquisire visibilità, ammorbando il prossimo che la pensa diversamente da loro,  e poter essere infilati nelle prossime liste di candidati. 

Non importa essere preparati e/o capaci basta avere visibilità,  spammare quello che la piattaforma Rousseau mette a disposizione e dimostrare fede assoluta nel Movimento.

Molti simpatizzanti/elettori  di questo Governo mi dicono di aspettare a criticare quando inizieranno a fare qualche cosa di non condiviso. In fondo hanno ragione … abbiamo ben aspettato un pò di anni prima di criticare Silvio Berlusconi no? Ci è costato un casino ma … evidentemente va bene così. 

Come faccio ad essere tranquilla e serena con dei partiti come la Lega e il M5S al Governo?  Io non ho mai votato per la destra e, nonostante sia di Torino,  facevo manifestazioni gridando: ‘’Immigrati non andatevene! Non lasciateci soli con i Padani’’!  Come cavolo faccio ad accontentarmi e ad aspettare di veder costoro al lavoro? Cribbio c’è Salvini agli Interni! Se con Fini ci siamo relegati la Diaz … con ‘sto qui che cosa dovremmo aspettarci? Questo signore è dello stesso partito di Borghezio! Quello che dava fuoco agli immigrati che dormivano a Torino sotto i ponti! Per poi in tribunale fare la vittima e dire: ”non sapevo ci fossero delle persone che dormivano li” … atteggiamento tipico fascista! Aggressivo con i poveri sottomesso con il potere!

Io sono favorevole al dare il più presto possibile documenti agli immigrati in modo da non renderli preda/vittime del Caporalato e/o della malavita organizzata! Io odio il fatto che a ‘sto mondo possano circolare, merci e denaro mentre gli esseri umani non lo possano fare!  Quelli oggi al Governo non mi rappresentano affatto e non me ne faccio una ragione.  

Alla prossima

Elena 

Il M5S è un prodotto in vendita … il PD è alle prese con un ”tiranno” … e noi ?

Sfogliando i giornali di stamattina leggo che Grillo, dopo mesi di silenzio, riappare ora, nel momento in cui il tanto agognato governo M5S ’’vacilla’’. Come mai?
La prima cosa che mi è venuta in mente e che noialtri non dobbiamo dimenticare che ogni attività pubblicitaria è destinata ad attirare l’attenzione. Quindi, qual’è la prima cosa da fare per attirare attirare l’attenzione di potenziali clienti? Ma semplice! Fare leva sulle loro emozioni!
Ecco quindi che Grillo rilancia il referendum sull’euro! Solleticando nuovamente la ‘’pancia del popolo elettore’’ e creando consenso/simpatie nella parte ‘’sfascista e legaiola’’ dello stesso.

D’altronde è sempre stato il loro cavallo di battaglia, insieme all’utopico ”reddito di cittadinanza”. Lo hanno semplicemente messo nel cassetto per tranquillizzare la parte ”moderata” del loro elettorato.

Di Maio, elegante ed impassibile, nel medesimo tempo dice: ‘’Sull’Unione Europea la linea resta uguale’’ ! Tranquillizzando, in questo modo, l’altra ‘’anima’’ dell’elettorato grillino, quella ‘’moderata’’!
Bisogna dire che costoro sono ‘’fantastici veramente’’! Un ‘’colpo al cerchio e uno alla botte’’, tanto per tenere l’elettorato focalizzato su di loro, e creando fantasiose aspettative.
Il Marketing, supportato dalla tecnologia digitale, ha un margine di ‘’cattura’’ ancora più alto delle piattaforme tradizionali. Siamo come dei ”pesci” nella tonnara della ”rete”!
Il dramma, secondo me, è che siano pochissimi a chiedersi se il M5S sia un ‘’partito’’, con una visione a lungo termine del futuro ed una comprensione in toto della complessità del mondo odierno … oppure sia solamente un ‘pericoloso prodotto’ , pseudo-totalitario per ora, che ci vogliono vendere?
Le alternative per me elettrice sono proprio poche al momento. Il Il M5S non lo prendo in considerazione perchè costoro sono, più o meno a loro insaputa, fascisti. La destra non mi è mai interessata, mai voterei per Berlusconi, Meloni e Salvini. Liberi&Uguali, sono quattro gatti … Potere al Popolo sono ancora di meno, I verdi pure loro non è che sono in tanti … rimane il PD.

Ma … nel PD c’è Renzi, che per carità,  non credo proprio sia il mostro che venga descritto, ma in compenso, pur da elettrice distratta, penso che  il suo incaponirsi sull’art.18, non è che gli abbia attirato tante simpatie! Che poi anche lì si debbano e si possano fare dei distinguo, è un discorso troppo lungo, che ci allontanerebbe troppo da quello di cui volevo parlare.

Quindi, tornando al PD, quello che percepisco come elettore distratto,  è che dentro al PD Renzi sia amato come un cane in chiesa. Ora facciamoci una domanda e diamoci una risposta. Uno tanto detestato è utile all’interno del partito? Direi sia ovvio che uno simile non aiuti affatto né il partito né l’elettorato. Dovrebbe fare un bel passo indietro,  invece di incaponirsi a voler controllare tutto. Lo so che è chiedere tanto … ma nella vita bisogna anche saper perdere, quando si vuole fare lo statista.

La politica NON ha bisogno di leader/padroni/dittatori  … la politica avrebbe bisogno di gente intelligente, preparata, in grado di avere visioni globali.

Capirai …

Alla prossima

Elena

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Ma veramente pensate di dialogare con il M5S?

Il M5S partito trasversale che, per aver voti, si adatta a tutte le esigenze del popolo … è un  partito camaleonte.

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I seguito alle recenti elezioni,  costoro sono risultati essere il primo partito in Italia,  ma non hanno abbastanza seggi per governare da soli. Il che secondo me è un bene, ma ovviamente è una questione personale. Oltre a riempirsi la bocca del fatto che loro sono Onesti mentre tutti gli alti sono ladri …  questi sono i messaggi contraddittori  che hanno dato al Paese.

1) Uscire dall’euro.
2 ) Restare nell’euro.
3) Fare un referendum sull’euro.
4) Non fare un referendum sull’euro che sarebbe incostituzionale.
5) No ai vaccini che ingrassano le multinazionali, causano l’autismo e la morte.
6) Si ai vaccini che sono indispensabili.
7) No ai vaccini obbligatori.
8) Sì ai vaccini obbligatori in caso di epidemie.
9) Subito sì al reddito di cittadinanza.
10 ) Reddito di cittadinanza tra alcuni anni

Che dire? No comment!  … anche sulla legge elettorale hanno fatto melina! La devono smettere  con ‘sta manfrina della legge elettorale! Il loro modello di legge elettorale era  il “democratellum’’. Un sistema elettorale approvato dal ”popolo del web” in rete  nel 2014. In occasione dell’Italicum lo avevano ricicciato e trasformato in una mozione parlamentare, che avevano presentato a Montecitorio,  anche per non stare con le mani in mano, visto ”sinistra italiana” aveva presentato la sua mozione contro l’Italicum.

Il  testo presentato dal M5S  in effetti spiazzava un pò tutti … li faceva sembrare dei Don Chisciotte, visto che parlava di un sistema proporzionale … con collegi medio-piccoli … senza premio di maggioranza … ma con le preferenze.
L’Italicum invece li avrebbe favoriti alla grande grazie al premio di lista e divieto di formare coalizioni. L’ideale per loro che corrono da soli e vogliono la maggioranza per governare da soli!  Ma il tutto era solo un bluff … costoro passano la vita a fare melina e a marcare il territorio per far vedere all’elettorato che sono contro le brutte leggi elettorali, e che sono gli unici depositari della verità! Sanno benissimo che nessuno si sognerebbe di tornare ad una legge proporzionale e che il maggioritario è destinato a prevalere. Cosa che fa loro comodissimo! Dopo aver boicottato l’Italicum hanno boicottato sistematicamente il ‘’Rosatellum’’. Perchè? Perchè come dice il loro Toninelli: l’introduzione di collegi uninominali e coalizioni è un binomio devastante per loro! E già … chi vota M5S votava inizialmente Grillo e adesso, a furia di verderlo in TV anche Di Maio. Ma … chi li conosce ‘sti qui nei collegi uninominali? I loro elettori, come ormai gli elettori di tutti gli schieramenti,  votano il partito. Ma poi … loro corrono da soli … loro non si sporcano le mani con gli altri! Loro sono ”Oltre” … insomma per  farla breve, secondo me loro sono dei dittatori! Anche se, per fare vedere che sono ”democratici”,  hanno persino presentando un ricorso alla Corte di Cassazione contro il Rosatellum, cosa che fa tanto effetto e attira le simpatie dell’elettorato, che capisce poco ma che reagisce alle cose eclatanti, Tra l’altro,  gentili ed educati come sono,  hanno anche detto a Rosato, che, se la Consulta dovesse cassare la legge lo ”Bruceranno Vivo”! Carini come sempre!

Questi cari signori non vogliono fare coalizioni con nessuno … questi vogliono che il popolo voti solo voi e vogliono governare da soli! A casa mia ‘sta roba si chiama dittatura!  Mò però … che il popolo non li ha votati abbastanza per poter mettere in moto il loro fascismo … stanno a chiedere aiuto a destra e a manca! … Cara Italia … stiamo andando incontro alla nostra Primavera Araba …

Alla prossima

 

Elena

La Repubblica delle Banane ( o dei Datteri o dei Fichi D’India) Tutto è iniziato con …

Tutto è iniziato con il Porcellum nel 2005 introdotto da Berlusconi e dalla Lega, con il plauso della Destra di Fini, poi Renzi ha introdotto l’Italicum poi, solo dopo l’intervento della Corte, propongono il Tedeschellum che di Tedesco non aveva nulla, ora il Rosatellum, in attesa di un nuovo intervento della Corte, chi arriverà in Parlamento se non di nuovo i nominati ?

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“Ma non sarebbe più facile dire che questo pastrocchio è un ritorno alla Prima Repubblica, con un elemento peggiorativo. Allora c’erano i grandi partiti di massa e il voto di preferenze. Qui ci sono i partiti del “Capo” e i nominati. E quando parlo di Capo mi riferisco alla concezione personalista della politica che accomuna Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini.”
Se questa è Democrazia Rappresentativa !!
Siamo tornati a Masaniello o a Peron. Roba da repubblica delle banane.

I partiti del Capo non fanno più politica, si occupano soltanto di inventare e diffondere messaggi mediatici, studiati a tavolino, e di sparare, in pasto ai media ed alla rete, un personaggio fotogenico e ad impatto decisionale, il Capo.
Avete presente Mussolini che si affacciava al balcone di piazza Venezia con le mani sui fianchi ed il mascellone in fuori ? Era,per gli italiani di allora, l’immagine dell’uomo duro, dell’immancabile destino, dell’Impero da conquistare. Tutti lo seguivano sbavando convinti dell’immancabile destino. Oggi è cambiato l’atteggiamento, il messaggio mediatico ma, alla fine siamo sempre li, a sbavare in attesa dell’immancabile destino. Non c’è più la perfida Albione, c’è l’Europa, non c’è più l’Impero da conquistare, c’è il reddito di cittadinanza.
Dov’è la politica?
Siamo in campagna elettorale permanente,l’ unico atto politico in cui i partiti si sono cimentati veramente è stata la Legge Elettorale, dal 2005 non hanno fatto altro, quattro tentativi : il porcellum, l’Italicus, il tedeschellum, il rosatellum.
Tutti e quattro uguali, tutti e quattro hanno tentato di trasformare, insieme a due tentativi di riforma costituzionale, la Repubblica “Rappresentativa” in Repubblica “Referendaria”.
Da Repubblica Democratica a Repubblica delle Banane (o dei Datteri).
Qualcuno disse “la Repubblica dei fichi d’India” non scordandosi la mafia.
Gli atti dei Governi, che si sono succeduti dal 2007 in poi, sono stati atti di propaganda, cioè di distribuzione di contentini, o, quando la situazione è implosa, atti di necessità, ad attuare i quali è stato chiamato un governo di tecnici che, fatto il lavoro sporco , è stato rimandato subito a casa.
I partiti non si sono sporcate le mani, anzi hanno introdotto un nuovo argomento di propaganda : la critica al Governo tecnico, loro puri come agnellini .
I tentativi del Governo Renzi di fare le cosiddette riforme sono naufragati nell’inconsistenza.
I problemi da risolvere sono , almeno da venti anni: l’occupazione, in particolare quella giovanile, l’inefficienza dell’apparato politico/amministrativo ( cioè di chi amministra e spende il 50% del PIL del Paese), la lentezza della Giustizia, la corruzione, la criminalità degli affari(Mafia e sistemi mafiosi), i diritti civili, la gestione dei rapporti internazionali ecc..
Certo per fare politica ed attuarla ci vuole una maggioranza, come si dice, “coesa”,che bella parola!
Visto che non sono capaci di formarla hanno speso gli ultimi dieci anni ad inventare un bel Referendum su dei nomi, o Berlusconi o Grillo o Renzi, che poi ci pensano loro a nominare i parlamentari.
Tutto qui, insistono, nonostante due Riforme Costituzionali bocciate per referendum popolare,nonostante due sentenze della Corte Costituzionale che hanno cercato di bloccare questa deriva contro il principio della Rappresentanza Democratica !
Grillo, addirittura non fa accordi con nessuno, o “IO”da solo, o il caos. “La democrazia del click sul suo Blog da lui gestito in gran segreto”.
E poi ci si domanda perché alle elezioni va a votare solo il 30% degli aventi diritto, ma fatevi una domanda e datevi una risposta.
Su di una cosa grillini, renzini, e, berluschini sono d’accordo, nel dare addosso a Bersani, il nemico numero uno.
Forse perché è l’unico che parla di Lavoro, Investimenti, di Diritti, di sistema elettorale che garantisca la Rappresentanza, cioè di Politica. (Antonio Carlucci)

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Meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

Elena

L’Europa … ”vira” a destra? Oppure sta proprio morendo?

Una volta il termine che veniva usato nei confronti di chi era contro l’Unione Europea era ”anti-europeista”, nel tempo costoro sono diventati  ”euroscettici”, e si direbbe che oggi, gli ”euroscettici” vadano per la maggiore.

Ero iscritta al MFE (Movimento Federalista Europeo) già nel lontano 1974 , non ho cambiato idea sui concetti generali e,  anche se avrei qualche cosina da dire in proposito, non vorrei veder ”morire” un ideale.  Eppure,  il clima ”velenoso” di oggi sta mettendo a rischio il sogno di molti.

Facciamo qualche esempio:

  • In Italia ci sono partiti che, se arrivassero al governo, vorrebbero indire referendum per decidere se rimanere oppure no in Europa.
  • In Olanda, la popolazione ha bocciato un accordo di associazione tra l’Unione e l’Ucraina.
  • In Inghilterra si voterà prossimamente per la ”Brexit”.
  • In Germania, le elezioni regionali hanno mostrato il successo del partito nazionalista di destra: Alternative für Deutschland.
  • L’Austria potrebbe,  proprio oggi, avere alla guida del paese un presidente della destra radicale.
  • Gli inglesi a giugno saranno chiamati alle urne per sancire il futuro del paese nell’Unione,
  • Gli spagnoli torneranno alle urne per la seconda volta in sei mesi nel disperato tentativo di darsi un governo.
  • A Parigi, nel 2017, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen tenterà la scalata all’Eliseo.
  • In Grecia si registra tra la popolazione il consenso minore all’Europa, e come dar loro torto? E’ la terza volta che tentano ”programmi di aggiustamento economico” pur di evitare il fallimento!

Sondaggi sostengono che la mancanza di fiducia nell’Europa sia dovuta all’incapacità di quest’ultima nel fronteggiare la crisi economica ed immigratoria che la sta colpendo.   Addirittura alcuni sostengono che siano proprio le ”politiche europee” la causa della crisi.

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Pochi tengono conto che in Paesi come Italia, Grecia e anche Francia si sarebbe dovuto da tempo ”dare un giro di vite” all’assetto politico.  In periodi di ”vacche magre”, piaghe come clientelismo,  protezionismo e familismo (stendiamo un ”velo pietoso” su  Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita) sono da aggiungere ad una  situazione già ”precaria” e peggiorano ulteriormente il ”quadro traballante”.  Mentre alcuni paesi, dimenticando le proprie ”mancanze”  ”piagnucolano” sulla ”durezza” dell’Europa … altri, vedi i  tedeschi, quadrati come sempre, (anche se poi si fanno spesso i fatti loro) sostengono che non si devono mettere in dubbio i principi di Maasticht e impongono quindi a Paesi, già in cattive acque, di ridurre il debito e non rompere!

Come fare per far andare d’accordo ”mentalità” così diverse? Secondo la mia misera opinione di ”casalinga ignorante” … l’unico modo per far andare tutti d’accordo sarebbe quello di tornare ad avere tutti un lavoro decente! Un lavoro che permetta di vivere dignitosamente e di guardare al futuro con serenità. L’avere un lavoro farebbe ripartire tutto l’am ba ra dam e,  ripartito l’am ba ra dam, trovandoci in situazioni economiche migliori, si potrebbero fare tutti quegli ”aggiustamenti” da una parte e dall’altra senza traumi eccessivi. Chiederci oggi di ”tirare ulteriormente la cinghia” non potrà che far altro che  peggiorare e ”precipitare”  la situazione. 

Tutti dicono che bisogna ”creare lavoro” ma, evidentemente, tra globalizzazione e multinazionali,  NESSUNO sa da che parte incominciare per farlo!

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Morale della favola? Quando la gente è disperata, quando non arriva a fine mese ha la tendenza,  e credo sia ”genetica”,  a mettersi nelle mani di quello che sembra il più ”forte” ! Di quello che, spudoratamente,  sostiene di avere la bacchetta magica … di quello che ”pare” avere le idee chiare per risolvere il problema! Di quello che sostiene di essere ”puro e onesto come l’acqua di sorgente” …

Non dovremmo quindi stupirci se la tendenza generale ”viri a destra” .  In fondo corsi e ricorsi storici sono sempre gli stessi,  non c’è niente di nuovo sotto il sole, e, quando si gratta il ”fondo del barile” ,  lo si fa a 360°,  ”classe politica” compresa!

La ”barca Europa” … vira a gonfie vele a ”destra” … e gli USA forse avranno a comando della loro ”barca” … quella ”mina vagante” di nome Trump! Niente di buono all’orizzonte!

Meditiamo gente … meditiamo …

 

Alla prossima

 

Elena

25 aprile 2015 anniversario della Liberazione o della …

disperazione?

Si ricorda oggi, la lotta politica e ”militare” fatta dai ”partigiani”, contro il governo fascista di Mussolini alleato dei tedeschi.

Il rispetto e l’ onore sono quindi dovuti ai ”pochi” che furono contrari al regime … ai pochi che capirono immediatamente il pericolo della deriva dittatoriale …  e che con il loro andare ”controcorrente” pagarono caro il rifiuto di aderire al Fascio.

Ma oggi? Possiamo davvero pensare che i giovani partecipino con entusiasmo a questa celebrazione? Che cosa si ricordano loro del 25 aprile? Che cosa viene loro insegnato a scuola?

Sono in grado i nostri giovani di avvertire le derive fasciste che sono tornate tanto di moda? Tra le leggi elettorali … tra l’odio per gli emigranti …  tra la ”fantomatica” democrazia diretta in rete … tra le informazioni ”addomesticate” … riusciranno a rendersi conto di che cosa sta succedendo?

Inoltre  … con il 43% di disoccupazione giovanile … si sentiranno davvero ”liberi” i nostri figli?

Mah …

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 Alla prossima
Elena

L’UNITA’ CHIUDE … GRILLO ESULTA !

fondata nel 1924 da Antonio Gramsci, era il giornale dei ”lavoratori”, gente che sgobbava sodo e che non aveva la possibilità di ‘studiare”. Le informazioni le prendeva sull’Unità. Ed erano informazioni che permettevano loro di conoscere i propri diritti nei confronti dei ”padroni”’.
E’ stato il giornale letto dai metalmeccanici per eccellenza. Ricordo quando lavoravo in FIAT, entrare in ufficio con l’Unità sottobraccio equivaleva all’esser bollati a fuoco dall’Ufficio Personale, ancora nel 1974.
Il dramma è che i giornali stanno ”morendo” … e con loro altri posti di lavoro.
Fare il giornalista oggi NON garantisce più un salario dignitoso.
Lo sanno molti giovani che, nonostante si siano impegnati parecchio, si ritrovano a prendere 5 euro al ”pezzo”!
L’informazione, per campare, è legata a doppio filo alla ”pubblicità”! Ma … saranno davvero liberi in questo modo?
Stiamo passando dal contributo ”statale” uguale per tutti al cosiddetto ”giornale indipendente”? Il Fatto Quotidiano si vanta di non ricevere finanziamenti pubblici, verissimo ma … come fa ad essere ”indipendente” un giornale che vive di pubblicità?
Un giornale che ”vive di pubblicità” potrà mai attaccare una multinazionale come la Monsanto? Oppure si concentrerà su problemi locali … lasciando stare tranquilli i colossi?
Recentemente il FQ si è quotato in borsa, e questo lo ha fatto spiegando che nonostante la perdita generalizzata del ”cartaceo” loro puntino alla tecnologia. In un mondo in cui la gente legge ormai i quotidiani su su desktop, smartphone e tablet, è necessario fare investimenti per essere all’altezza della situazione.
Mi viene in mente che quello è il ”mondo” di Casaleggio … mi viene in mente che il FQ riporta gli articoli del blog di Grillo … l’impressione che ne ho è che siano ”pappa e ciccia”.
Ma il FQ è davvero un giornale libero come sostiene di essere? Oppure ha degli interessi economici comuni con il duo ”Casaleggiogrillo”? Mah …

Alla prossima

Elena

Ecco come il FQ riporta gli articoli del Blog di Grillo … gli fa da ”gran cassa mediatica” … questa si chiama ”informazione” o ”collaborazione”? Ma … il M5S è un partito si o no? Allora cosa dobbiamo dedurre? Che il FQ sia un organo di partito?

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/18/m5s-grillo-i-giornali-chiudono-e-pure-lunita-ottima-notizia-ci-sara-piu-informazione/1031815/

LEGGE ELETTORALE: Maggioritario o Proporzionale?

Che l’Italia abbia bisogno di una buona legge elettorale è fuori da ogni ragionevole dubbio. Il problema è che noi cittadini vorremmo qualche cosa che permetta, a chi è al Governo di prender decisioni e che, nel contempo, garantisca la rappresentanza. Cosa scegliere?
Sappiamo qual è la differenza tra il sistema elettorale proporzionale e quello maggioritario? Vediamo se riusciamo a schiarirci un po’ le idee …
La differenza tra i due sistemi è fondamentale ed è la contrapposizione tra i due che sta alla base di tutte le diverse leggi elettorali.

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Per farla molto breve, si possono sfruttare le parole di una persona più che affidabile, il politologo Giovanni Sartori. Ecco che cosa ci ricorda questo Signore.
“Un sistema elettorale è maggioritario se il voto si esprime in collegi uninominali. Cosa vuol dire ”uninominale”? Vuol dire che una persona si può presentare SOLO in un collegio e non su tutto il territorio italiano. In questo collegio il vincitore è chi prende il maggior numero di voti. Punto!

Viceversa, ogni sistema elettorale nel quale il voto si esprime in collegi plurinominali (da due in poi) eletti sulla base del più alto numero dei voti, è un sistema proporzionale”.

Facciamo un esempio semplice: se un personaggio molto famoso, per esempio, come Berlusconi o Grillo si presentasse in tutti i collegi … molto probabilmente verrebbe eletto grazie alla sua notorietà! Questo sistema è detto proporzionale! Se invece Grillo o Berlusconi fossero costretti a presentarsi solo un UN collegio prenderrebbero i voti solamente in quel collegio. Questo è ”maggioritario”. Insomma con il sistema maggioritario il voto dovrebbe essere veramente conquistato sul territorio, garantendo in tal modo una buona rappresentatività.

Il sistema maggioritario.
Dunque una legge elettorale è maggioritaria quando all’interno di collegi si presentano diversi candidati, e l’elettore è chiamato a sceglierne uno solo. Chi vince, sarà eletto in Parlamento.
Si può decidere se per vincere è sufficiente una maggioranza relativa, o se invece è necessario un secondo turno tra i primi due affinché l’eletto sia legittimato da una maggioranza assoluta (sempre che non si superi il 50% già al primo turno). Il vantaggio di questo sistema è evidente: l’elettore si esprime direttamente nei confronti di un candidato espressione del suo territorio. Nel momento in cui diventa un parlamentare, gli elettori di quel collegio avranno un loro diretto rappresentante in Camera e Senato a cui fare riferimento. Si punta più sulla persona, insomma, che sul partito. Tra l’altro con questo modo si ha effettivamente un voto di rappresentanza.

Il sistema proporzionale.
In linea teorica, e come sottolinea Sartori, ogni sistema non basato su collegi uninominali è proporzionale. Inoltre, più grande è la circoscrizione maggiore è la proporzionalità. Fino ad arrivare al proporzionale in cui il collegio è uno solo (e cioè l’intera nazione). Tutti i candidati sono presentati in lista dai partiti, che poi redistribuiscono i seggi – conquistati sulla base della percentuale ottenuta – in base alle preferenze (se l’elettore ha la possibilità di indicare il suo candidato preferito) o in base all’ordine in cui il nome appare sulla lista dei candidati di questo o quel partito.
Così come il proporzionale può essere corretto in senso maggioritario, allo stesso tempo il maggioritario può avere una redistribuzione di seggi in senso proporzionale (di norma per tutelare i partiti più piccoli).

Ma … quali sono pregi e difetti dell’uno e dell’altro sistema?

Il maggioritario viene spesso preferito perché elegge una maggioranza di governo certa; riduce la frammentazione dei partiti; crea una relazione diretta tra elettori e rappresentanti; migliora la qualità dei politici (che vengono eletti e non scelti dai segretari di partiti).
La qualità fondamentale del proporzionale è evidente: al di là dei candidati è la legge più equa per quanto riguarda la sopravvivenza dei partiti. Se un partito prende il 30% dei voti avrà il 30% dei seggi (in un modello puro, quindi senza premio di maggioranza e senza soglie di sbarramento) e così via.
Il grosso difetto del proporzionale è che rende necessarie ampie coalizioni e quindi pregiudica la governabilità. Inoltre, a meno che non vengano introdotte le preferenze (che comunque pregiudicano il rapporto diretto tra elettori di un certo territorio e parlamentari da questi eletti), il ruolo dei candidati è di gran lunga secondario rispetto ai partiti.
Nella realtà delle leggi elettorali in giro per il mondo, è difficile trovare sistemi puri. Si cerca spesso un compromesso che riesca a garantire la rappresentanza dei partiti (agevolata dal proporzionale) senza pregiudicare la governabilità (agevolata dal maggioritario). Una non facile ricerca dell’equilibrio, che infatti ha spesso partorito mostri.
Adesso è più chiara la faccenda? Pensiamoci su …
Alla prossima
Elena