La vita è tutto – cortometraggio di Matteo Querci

Ieri sera, al Cinema Vox di Frejus, in occasione dell’ottava edizione del ”Ciclo del Cinema Italiano”, abbiamo avuto l’occasione di aver tra noi  il regista Matteo Querci.

Il ”ciclo cinematografico italiano” è stato creato nel 2010 ed è il frutto del lavoro congiunto tra:  il ”Cinema d’Art et d’Essai Vox” ed il Club italianiste de Provence (CIP) e permette di vedere durante tutto l’anno film in lingua italiana, cosa utilissima per chi vuole approfondirne la conoscenza.

Il film in programma ieri era: ”C’era una volta il West” di Sergio Leone nella versione originale del dicembre 1968. Attori principali: Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards e Charles Bronson. Il tutto accompagnato dalle indimenticabili musiche di Ennio Morricone.

Ieri però era una serata ”speciale” … dedicata anche al ”Festival del cortometraggio”.  Per tale occasione Matteo Querci, il regista del corto ”La vita è tutto”, era presente in sala.

Matteo Querci

Ho la fortuna di far parte della Corale ”Note Azzurre” che si è esibita in questa occasione con alcune canzoni italiane DOC! Forse un po’ ”datate” … ma ancora molto amate sia dagli italiani di ”seconda generazione” che dai francesi. I primi hanno ormai dell’Italia un’idea ”sentimental-romantica”, i secondi amano a prescindere la musica italiana.

Più di una volta mi sono stupita di quanto gli ”stereotipi” siano radicati. Sia in Inghilterra che in Francia, dove rispettivamente ho avuto e ho occasione di vivere, mi sono trovata a discutere con ”nativi”,  convinti che tutti gli italiani siano in grado di cantare e ballare e che siano delle persone estremamente allegre! Evidentemente non conoscono molti dei miei amici italiani … se li conoscessero cambierebbero idea in pochi minuti!

Appena entrata nella hall del cinema, Anna Piccini-Mace, la ”vulcanica” segretaria del CIP, mi ha presentato Matteo Querci.
Con la testa tra le nuvole che mi caratterizza,  gli ho detto che ci eravamo ”sentiti” l’anno scorso su FB, al che lui ha risposto stupito di NON esserci proprio su quella piattaforma! Attimo di panico … Anna ha salvato la situazione dicendo che mi confondevo con Massimiliano Vergani, il regista che, l’anno scorso, aveva presentato il cortometraggio: ”il regalo di compleanno”!
Chiarito l’equivoco, ho chiesto al Querci il motivo che lo ha spinto a non esser su FB, piattaforma dove ormai ”comunicano” tutti quanti, presidenti della Repubblica compresi.
La risposta è stata simpaticissima. Dopo avermi detto che considera FB troppo invadente e che richiede un tempo ”dedicato” eccessivo, mi ha fatto questo esempio: ”Due ex compagni di scuola si incontrano ”virtualmente” su FB dopo una ventina d’anni e uno dice all’altro: ”Cribbio! Che strano avere tue notizie dopo venti anni che non ci sentivamo …” Risposta dell’altro: ”E ci sarà pure stato un motivo no”?
Questa risposta la dice lunga sull’opinione che il regista ha di FB. Concordo comunque con il fatto che sia davvero una piattaforma da ”prendere con le molle” e con le dovute ”distanze”.

Dopo una chiacchierata di pochi minuti, con questo giovane simpatico, diretto, intelligente, non aggressivo e dalla piacevole parlata toscana, siamo entrati in sala dove si è tenuta la presentazione del Ciclo del Cinema in Italiano per il 2017 fatta da Jerome Reber, dottorando in Storia del Cinema, e dall’attuale presidente del CIP, Luigi Resetta.

Sono stati ricordati, con grande affetto e simpatia: Learco Calitri – fondatore/presidente del CIP e Paul-Louis Martin – regista /sceneggiatore,  i promotori ed ideatori di questa bella manifestazione.  Purtroppo entrambi sono scomparsi l’anno scorso a breve distanza uno dall’altro, ma sempre vivi nel cuore di tutti noi.

La corale Note Azzurre, diretta da Giuseppe Comes, e rigorosamente composta da ”dilettanti”, ha cantato tre canzoni. E’ stato piacevole vedere tra il pubblico alcuni cantare assieme a noi e sorridere felici battendo le mani. Piacevoli attimi di condivisione semplice e serena, cosa della quale abbiamo tanto bisogno al giorno d’oggi.

Dopo di che abbiamo assistito alla proiezione di: ”La vita è tutto”.

Il cortometraggio è girato tra le vie di Prato, una città non lontana da Firenze. Protagonista il bravo attore Francesco Ciampi nella parte di un ”barbone”, senza fissa dimora, che si accontenta di soddisfare i bisogni basilari dell’essere umano: mangiare qualche cosa, spostarsi con una bicicletta, avere un amico con cui condividere il poco che possiede.

Il ”barbone”, dopo aver trascorso le sue giornate, seduto su qualche panchina o angolo di strada, chiedendo l’elemosina, si ritrova la sera con l’amico, che vive nelle sue stesse condizioni. Dopo aver mangiato una più che frugale cena a base di un singolo pezzo di focaccia, si apprestano entrambi a dormire in un angolo riparato. Questa è la loro routine.

Una sera prima di addormentarsi, il protagonista trova la ricevuta di una schedina del totocalcio e sogna di aver vinto il primo premio! Nel sogno si vede ricco, proprietario di ville, circondato da belle donne, con piscine, auto di lusso, elicotteri. Si vede discutere con dipendenti ossequiosi e con ”personaggi in odor di mafia” a cui deve a suo volta ”rispetto” . Insomma una vita ”dorata” ma, molto probabilmente, ”vuota e stressante”.
Nel sogno è vittima di un incidente mortale su una lussuosa vettura sportiva. (°) Quando si sveglia e realizza di aver solo ”sognato” è felicissimo di esser vivo e vegeto! Straccia quindi la ricevuta della schedina, senza nemmeno pensare di controllare se effettivamente avesse vinto oppure no.

Dopo la proiezione il pubblico presente ha avuto l’occasione di porre al regista alcune domande. Splendido modo questo per avvicinare due ”mondi” che difficilmente hanno occasione di dialogare tra loro.

Dopo una prima istintiva e positiva reazione per il condiviso ”scampato pericolo” … ho pensato alla crisi economica che ci attanaglia e a quanto questo cortometraggio, più ci penso, più mi lascia perplessa.
Pur essendo perfettamente d’accordo che la cosa più importante sia semplicemente la ”vita”, mi chiedo quale messaggio questo film possa avere per i giovani.
Ho come l’impressione che sia un inno al ”buttare la spugna”. Il fatto poi che il regista sia un ”giovane” mi mette ancor più in imbarazzo.
Hanno forse i giovani smesso di aver fiducia nel futuro?
Hanno forse deciso che non vale più la pena di combattere per ottenere qualche cosa?
L’imprenditoria che ci circonda … è vista dai giovani come talmente ”marcia” e compromessa, che non vale più nemmeno la pena di attivarsi per ”fare qualche cosa”?
La superficialità dorata di cui trasudano i ”ricchi” … serve solo a coprire una mancanza di valori veri?
E’ meglio chiudersi nel proprio minuscolo recinto, cercando di sopravvivere, smettendo di lottare contro i ”mulini a vento”?
Dove andremo a finire con questo tipo di ”visione del mondo”?

Ma … soprattutto che razza di ”futuro” abbiamo lasciato loro?

Tutte queste domande continuano a frullarmi nella testa e non alimentano certo la mia recondita e vigliacca necessità di sentirmi in ”buone mani”. Stranamente ho bisogno di pensare che i giovani siano in grado di gestire al meglio questo mondo difficile e sempre più complicato, che agli occhi della mia generazione appare sempre più ”alieno”!

Non mi sono fermata per assistere alla proiezione del film di Sergio Leone, che già avevo visto un paio di volte nel passato, ma sono certa che chi lo ha fatto non ne sia rimasto deluso.

Grazie ancora al CIP ed al VOX per la piacevolissima serata.

Alla prossima
Elena
(°) La vettura dell’incidente nel cortometraggio era la splendida Aston Martin usata in un film di James Bond

Alcuni nomi della lista nera di MPS …

Ecco qui alcuni nomi della lista nera dei grandi debitori morosi, che hanno affossato Mps portandola a cumulare 47 miliardi di prestiti malati, ci sono nomi eccellenti dell’Italia che conta. Dai grandi imprenditori, agli immobiliaristi, al sistema delle coop rosse fino alla giungla delle partecipate pubbliche della Toscana. Il parterre è ecumenico sul piano politico. Centro-sinistra, Centro-destra pari sono. Del resto per una banca guidata per decenni da una Fondazione espressione della politica era quasi naturale l’arma del credito come strumento di consenso e di scambio.

banca dal 1972 ...

banca dal 1972 …

Tra i protagonisti di spicco più emblematici, come ha ricostruito Il Sole24Ore, figura sicuramente la famiglia De Benedetti e la sua Sorgenia. Emblematica per dimensioni e per quel ruolo innaturale che ha svolto Mps. La Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario. La sola Mps, chissà come, si è caricata di ben un terzo di quel fardello. Seicento milioni erano appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita a gambe all’aria. I De Benedetti capita l’antifona della crisi irreversibile non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come da richiesta delle banche. Alla fine il «pacco» Sorgenia è finito tutto in mano alle banche che hanno convertito l’esposizione creditizia in azioni. E Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale. Per rientrare dal credito prima o poi, occorrerà risanare la società e venderla. (Il che significa tanto per cambiare perdita di posti di lavoro) Oggi Sorgenia è tra gli incagli di Mps. Non solo, nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.
Ma Mps da anni si porta dietro (insieme ad altre banche) anche la fiducia accordata a Luigi Zunino. L’ex immobiliarista rampante cumulò debito con il sistema bancario per 3 miliardi. Tuttora la sua ex Risanamento è inadempiente con Mps che ha, sempre nel 2015, svalutato titoli in portafoglio per 11,6 milioni. Tra i grandi incagli di Siena ecco spuntare anche un altro nome di spicco.
È Gianni Punzo azionista di peso di Ntv e patron e ideatore dell’interporto di Nola, la grande infrastruttura logistica del meridione. Da tempo la Cisfi, la finanziaria che sta in cima al complesso reticolo societario è in affanno per l’ingente peso debitorio. Anche qui le banche Mps in testa hanno convertito parte dei prestiti in azioni. Mps è oggi il primo socio della Cisfi sopra il 7% (con Punzo al 6,1%).
Anche la Cisfi Spa che recepisce la crisi dell’interporto di Nola è un incaglio per Mps che ha titoli in pegno svalutati anch’essi per 11 milioni a fine del 2015. Ed ancora la ex banca di Mussari deve tuttora metabolizzare il disastro della BTp, il general contractor della ditta Bartolomei-Fusi, che aveva in Verdini un grande sponsor, protagonista più delle cronache giudiziarie recenti che di quelle economiche.
Dal dissesto del contractor delle grandi opere toscano è rinata la Fenice Holding. Anche qui Mps se la ritrova in portafoglio in virtù dei prestiti non ripagati. Tra gli immobiliaristi come non citare Statuto che ha visto pignorato il suo Danieli di Venezia su cui Mps (con altri) aveva ingenti finanziamenti.

E c’è il capitolo amaro della Impreme della famiglia di costruttori romani Mezzaroma che hanno portato i loro guai in casa Mps. E poi residua a bilancio dal 2007 il disastroso progetto immobiliare abortito di Casalboccone a Roma eredità dei Ligresti che vede Mps azionista (in cambio dei crediti non pagati) con il 22% del capitale. Il capitolo Coop vede Mps protagonista della ristrutturazione del debito di Unieco.

Tra i dossier immobiliari c’è il finanziamento di alcuni fondi andati in default: come un veicolo gestito da Cordea Savills, finanziato con eccessiva leva da Mps, che aveva in portafoglio gli ex-immobili del fondo dei pensionati Comit. Ma Mps ha finanziato anche alcuni dei fondi di Est Capital, società finita in liquidazione che gestiva il progetto del Lido di Venezia.
E infine c’è il capitolo della partecipate pubbliche. Mps è inguaiata con pegni o titoli in Scarlino Energia; Fidi Toscana; Bonifiche di Arezzo; l’Aeroporto di Siena e persino le Terme di Chianciano. La banca si ritrova a fare l’imprenditore di società in crisi quando avrebbe dovuto solo fare la banca.
Art. Sole24ore

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Ora … possiamo dare la colpa di tutto ciò solo all’economia che ”vacilla” oppure la nostra ”imprenditoria” è un tantino ”troppo allegra”? Fare denaro senza ”rompersi la schiena” …. facendosi prestar denaro nella speranza che poi tanto: ”Dio vede Dio provvede”? Fatto sta che ora, tutte queste ”aziende” in crisi dovranno esser prima ”risanate”, il che significa automaticamente perdita di posti di lavoro, e poi vendute! Che dire?
Tanto ”pantalone” paga!

Alla prossima

Elena

Il ”lavoro” è il punto fondamentale …

Ma dai?

Dal discorso del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:
”Il problema numero uno del Paese è il lavoro! Sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini”!
Bè … siamo onesti … è da una ”vita” che noialtri cittadini lo diciamo! Dovremmo forse esser felici nel constatare che lo abbia capito anche il nostro presidente? Che finalmente abbiano ”intuito” che se non ”mettono mani” in modo ”determinante” alla questione ”lavoro” la ”tenuta dell’intera società” andrà a farsi benedire?
L’occupazione, giustamente retribuita, è la base principale per costruire una società degna di tale nome. Una società dove a tutti quanti venga concessa la possibilità di fare ”piani” per un ”futuro” .
Qualcuno, non so chi, aveva detto che: ”il lavoro ”nobilita l’uomo”! Sono assolutamente d’accordo … perché  l’avere un lavoro, giustamente retribuito e sicuro, permette all’individuo di esser ”libero” e non schiavo,  di accedere alla cultura e quindi comprendere ed applicare concetti come: onestà, gentilezza, educazione, rispetto, solidarietà nei confronti del prossimo.
Solo in questo modo la società potrebbe ”migliorare” … ed il perno principale è proprio il lavoro.

Stressed man sitting in waiting room

esser senza lavoro provoca depressione …

Se il lavoro è un diritto … bisognerebbe che qualcuno ce lo fornisse … ora, a chi spetta ‘sto compito? Il ”lavoro” è giustificato se esiste una ”domanda”. Se uno fa l’industriale e costruisce pentole, bisognerà che qualcuno le compri ‘ste pentole… altrimenti è inutile farle … o no?
L’incontrollata globalizzazione fa in modo che le pentole necessarie a coprire la domanda, diciamo ”europea” delle stesse, arrivino chissà da dove … molto probabilmente dalla Cina! Quindi i costruttori ”nostrani” di pentole non riescono a piazzare le proprie. Magari le ”nostre” sono migliori, ma quanti sono quelli che rifiutano di comprare un set di pentole a 10 euro e preferiscono acquistarne invece una sola che ne costa 30?
Purtroppo l’utente tende ad acquistare l’oggetto al prezzo più economico. Stessa cosa fa al supermercato … con il risultato che mangiamo sempre peggio.
Che senso ha mangiare pomodori tutto l’anno se poi il sapore di ‘sti pomodori è lo stesso delle zucchine crude? Che senso ha mangiare polli che costano nulla, se poi il ”menarca” alle bimbe arriva a 9 anni e i maschietti hanno ”conte spermatiche” vicine allo zero, visto che ‘sti polli sono pieni di ”ormoni”?
Inizio a pensare che la soluzione sia tornare alla ”piccola distribuzione”, il famoso chilometro ”zero” in campo ”alimentare” significherebbe cibo sano e buono … mentre ”grande distribuzione” si traduce in prodotti che fan male alla salute e che sono pure cattivi!
Inoltre pensiamo allo spreco! le grandi catene alimentari producono tonnellate di sprechi … cosa ”assurda” dal momento che c’è gente a ‘sto mondo che muore di fame!
Le multinazionali più che ”sfamare” la popolazione hanno creato gente ”obesa” nelle cosiddette ”ricche” società, mentre hanno aumentato la ”fame” dove c’è povertà! Siamo sicuri che costoro si ”muovano” per il bene dell’umanità? Mah …

Pensate alle nostre belle città, che potrebbero ripopolarsi pian piano di negozi di prodotti alimentari … negozi che darebbero lavoro ad un sacco di persone … da ”lavoro” nasce lavoro … o no?
Ormai i piccoli negozi di alimentari, e non solo quelli,  sono completamente scomparsi. Prima di Natale ero a Torino e, viaggiando sul bus ho avuto l’occasione di guardare fuori dal finestrino, cosa che in auto, per ovvi motivi non faccio più di tanto, ebbene ho realizzato che le uniche ”attività” che ancora ci sono, riguardano: banche, bar, parrucchieri, tuatuatori … ??? Che fine hanno fatto gli altri? Non solo non esistono più i piccoli negozi ”alimentari” … oggigiorno trovare qualcuno che ti ripara un paio di scarpe è una impresa! D’altronde, se le scarpe costano 10 euro … ha forse un senso ripararle? Ma che razza di scarpe sono quelle che costano 10 euro? Non sarebbe meglio spendere un po’ di più ed avere delle ”belle scarpe”? Mah …

Stamattina divagavo in queste considerazioni … approfittando del fatto che i miei due nipotini dormono ancora sogni felici …

Alla prossima

Elena

M5S – l’apoteosi della ”politica in rete”

Questo è il mio miserissimo blog dove scrivo quel che mi passa per la mente, una specie di diario … qui di seguito quel che penso del M5S.
Il M5S è un movimento  costruito a ”tavolino” dalla società di strategie digitali Casaleggio&associati e dall’amico Beppe Grillo. I due un giorno si incontrarono e fu un ”colpo di fulmine”!
Beppe Grillo viene utilizzato sul terreno reale come ”gran cassa attira voti”. Questo Signore, spara sentenze ad altezza uomo a 360°,  su tutto e tutti  ed ovviamente fa strage di consensi. Anche il mio panettiere fa la stessa cosa, ma nessuno gli dà retta perché lo fa in panetteria e non da un palco insonorizzato come quello di una pop star!
Comunque, da comico,  per Grillo è un divertimento tenere allegro il pubblico.  Anche Crozza sarebbe andato benissimo al medesimo scopo, ma tant’è … Crozza non ha incontrato Casaleggio e non è stato fulminato sulla via di Damasco! Non dimentichiamo che Grillo ”prima” i computer li prendeva a mazzate!
Schermata 2016-12-08 alle 09.14.41Il M5S è  un fenomeno mediatico creato ad hoc … ecco perché si definiscono ”oltre”! Lavorano prettamente in ”rete” e,  grazie all’ausilio e all’organizzazione della società di strategie digitali, sono organizzati in maniera da prendere  più  ”pesci” possibili.
Attenzione però,  gli eletti del M5S non hanno la determinazione che vogliono farci credere, infatti non sarebbero mai potuti entrare in politica in altri partiti, ove sarebbero stati costretti a fare una ”sana gavetta”  e dove avrebbero dovuto in teoria, affermare se stessi per una capacità qualunque e dimostrare di  essere in grado, nell’ambito del partito, di tenere il ”buono esistente”  e gettare il ”cattivo incancrenito”.
Il famoso discorso del ”ripulire i partiti dall’interno” con la partecipazione determinata della forza giovanile! Questo lavoro però è stato giudicato ”troppo difficile” e complicato per la ”stamina” di questi ”eroi”.
Molto meglio entrare in politica, senza fatica,  grazie al nuovo nato m5s,  che ha raccolto, in questa maniera, di tutto di più.
Da disoccupati a deputati senza un minimo di gavetta. Non male vero? A questo punto è anche normale per costoro restituire ”parte dello stipendio” , cosa che fa tanta scena e porta voti.
Non è che sono particolarmente ”onesti” è che per quel che sanno fare lo stipendio lo stanno ”rubando”.  Infatti sono i primi ad ammettere candidamente che ”stanno imparando” il mestiere.
Che carini!  Imparano a fare politica a spese ”nostre”, quindi il minimo che possano fare è restituirci almeno una parte del loro stipendio, visto che studiano direttamente in Parlamento! No comment!
Per questo motivo non credo affatto che deputati e senatori del m5s abbiano gli strumenti per portare all’Italia un grande ”valore aggiunto”, questa direi sia una ”pia illusione”.
Per rigore di logica diciamo che molti altri partiti hanno fatto salire sul ”carrozzone” degli orrori impresentabili ed incapaci,  ma costoro entravano in partiti dove, se non altro, l’ossatura in qualche modo esisteva, mentre per il m5s non esiste nemmeno quello.
Resta il fatto che il M5S è l’unico contenitore rimasto in cui gli italiani disperati, e sono tanti,  mettono le proprie speranze.
Non so perché ma ho la convinzione che ”anche con costoro” la delusione sarà altissima!
Il succo del discorso per gran parte dell’elettorato scontento è: ”I vecchi partiti hanno deluso, proviamo con questi … sembrano onesti”!
Non lontano in fondo dal pensiero di quelli che eleggevano Berlusconi: ”Questo è ricco almeno non dovrebbe rubare” …
Con il senno di poi sappiamo che l’inventiva di certi individui è incredibile …
Comunque, per tirare le fila, il problema è che l’economia NON riparte come vorremmo e … quando attaccato all’osso c’è sempre meno ciccia i cani sono destinati a sbranarsi.
Tra un po’ di anni … anche questo farà parte della storia e quindi: ”ai posteri l’ardua sentenza”!

Alla prossima

 

Elena

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Se volte dilettarvi con queste letture:

https://terrasantalibera.wordpress.com/2013/03/21/organigramma-gerarchia-del-movimento-5-stelle-da-beppe-grillo-a-casaleggio-fino-a-sassoon-shoshans/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/28/enrico-sassoon-ecco-perche-casaleggio-scelse-grillo/544913/

Perchè ci sono le regioni a Statuto Speciale?

Dunque vediamo un po’ di ricapitolare come sono andate le cose …
Prima di tutto bisogna ricordare che le Regioni Italiane, così come le conosciamo noi,  sono nate solo nel 1948.  Fino alla fine della seconda guerra mondiale l’Italia era una monarchia. Il nostro ”ultimo” re è stato Umberto II di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, che, visti gli esiti della guerra, aveva abdicato in suo favore e, con la consorte, era emigrato in zone più calde e tranquille, per l’esattezza in Egitto!
Nel giugno del 1946 il popolo italiano fu chiamato al voto, donne comprese,  per un referendum il cui quesito era quello di scegliere tra: Monarchia e Repubblica.  Noi popolo, abbiamo scelto la Repubblica!
Nel 1948,  i Padri Costituenti misero ”mano” alla regolamentazione della nuova Repubblica , e diedero luce alla nostra bella Costituzione Italiana. In quell’occasione  divisero l’Italia in 20 regioni, che dipendevano per l’organizzazione, dallo Stato Centrale.
Non è che le abbiano inventate di ”sana pianta ‘ste regioni, durante la Monarchia infatti questi territori erano già suddivisi e venivano chiamati “circoscrizioni di decentramento statistico-amministrativo”.

L’intenzione dei padri costituenti era che questi territori avrebbero dovuto avere ”voce in capitolo” sulla gestione dei loro territorio.  Ecco quindi la decisione di far eleggere agli abitanti della regione un organismo chiamato ”Consiglio Regionale”. Non si poteva far tutto subito e quindi si decise di organizzare le elezioni dei consigli regionali l’anno dopo la nascita della Costituzione, e cioè nel 1949.
Invece, chissà come mai, ci hanno messo ”solo” 22 anni per prendere ‘sta decisione! La questione del decentramento del potere fu sollevata in modo ”pesante” dal Governo Moro.
Quindi nel 1970 i cittadini,  per la prima volta, andarono alle urne per eleggere i consigli regionali.  Con il senno di poi … magari sarebbe stato meglio non farlo … ma questo è un’altro discorso.
Non tutte le 20 regioni italiane sono uguali, non tutte hanno uno ”Statuto Ordinario”, alcune, cinque per l’esattezza,  hanno invece uno ”Statuto speciale”!
Perché? Ci sarà pure un motivo no?  Vediamo di capirci qualche cosa …
Dunque,  le regioni a Statuto Speciale sono: Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia.

Autonomous_Regions_of_Italy.svgItalia

La prima in assoluto ad avere uno ”statuto speciale” fu la Sicilia. Il consiglio della Sicilia istituito nel 1947 non si chiama nemmeno Consiglio Regionale ma si chiama Assemblea Regionale Siciliana o meglio ancora: ”Parlamento Siciliano”, i suoi componenti hanno lo stesso rango dei deputati, e stipendi anche più alti.  La Sicilia aveva già ottenuto dallo stesso Re Umberto II un’autonomia speciale nel 1946. Come mai? Semplice! I Siciliani non amavano assolutamente il ”giogo” dei Savoia. Un ”movimento separatista” piuttosto aggressivo,  cercava di ottenere, anche con le armi,  l’indipendenza dell’isola.

Il problema siciliano divenne  una questione d’ordine pubblico talmente grande che fu ”risolta drasticamente” con l’invio dei carabinieri!  Il ricordo del quel brutto periodo nel Sud dell’Italia è ancora molto ”vivo”!  Calmate le acque con il ”pugno di ferro,  e considerata  la ”turbolenza” innata dei siciliani  a Roma fu presa la decisione di dar loro maggiore l’autonomia. Quindi  pur di tener la Sicilia sul territorio italiano si allentano le ”maglie del controllo statale” e si dette loro lo Statuto Speciale. Si trattò di un ricatto: ”O vi facciamo la guerra creando problemi all’infinito … oppure ci lasciate autonomi”.

Per quanto riguarda la Regione denominata ”Trentino Alto Adige”, gli abitanti parlavano in prevalenza il tedesco, una gran parte il ladino e una minoranza l’italiano. l’Austria rivendicava con insistenza la provincia di Bolzano. La popolazione era veramente più tedesca che italiana,  quindi, l’unico modo per tenerli  in Italia fu quella di dar loro maggiore autonomia nel 1948.

Nel 1949 sia la Sardegna che la Valle d’Aosta ottennero lo statuto speciale. In Val d’Aosta la popolazione parlava francese ed in francesi cercavano di metterle le mani sopra.  La popolazione, nonostante la lingua,  preferiva stare con l’Italia, inoltre gli americani non vedevano di buon occhio le mire espansionistiche francesi.  Quindi ecco che, per tenerli buoni e tranquilli pure ai valdostani fu data maggior autonomia.

In Sardegna il discorso dell’autonomia era stato più volte ripreso dai politici sardi verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, quindi, per evitare una ”guerra” come quella con la Sicilia venne data loro maggiore autonomia.

Il Friuli Venezia Giulia, territorio al confine con l’allora Jugoslavia, era considerato un boccone interessante da parte del maresciallo Tito.  Per evitare di far entrare la Regione nel ”blocco comunista’  venne data loro l’autonomia nel 1963.

Oggi la situazione politica è molto cambiata, e molti recriminano che le Regioni a Statuto speciale abbiano vantaggi sproporzionati, rispetto alle altre.
Dobbiamo però ammettere che non tutte le Regioni usano nello stesso modo questo ”vantaggio”.
Guardiamo ad esempio il trentino Alto Adige. Negli anni ’60 erano poverissimi, i contadini andavano nelle caserme a chiedere gli avanzi delle mense per sfamare le loro famiglie, oggi sono una delle regioni più ricche d’Italia. Come mai?

Con le risorse che lo Statuto di Autonomia mette a disposizione del Trentino – e cioè circa i  9/10 del gettito fiscale prodotto dal territorio – la Provincia autonoma di Trento gestisce praticamente tutte le competenze e tutti i servizi che altrove vengono gestiti dallo Stato italiano. Guardate che cosa riescono a gestire da soli e in piena efficienza:

COMPETENZE ISTITUZIONALI
▪ affari finanziari, affari istituzionali;
▪ organizzazione, personale, sistemi informativi e di telecomunicazione;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di sistemi di comunicazione;
▪ informazione e comunicazione;
▪ affari generali;
▪ espropriazioni per pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale;
▪ riforma istituzionale;
▪ finanza locale;
▪ vigilanza e tutela sulle amministrazioni comunali, sui consorzi e sugli enti e istituti locali, ad eccezione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, delle aziende di promozione turistica;
▪ comprensori, compresa la vigilanza e la tutela;
▪ usi civici;
CULTURA
▪ tutela e promozione delle minoranze linguistiche;
▪ tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare;
▪ usi e costumi locali e istituzioni culturali, accademie, istituti e musei aventi carattere provinciale, biblioteche, ivi comprese le biblioteche scolastiche;
▪ manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali;
▪ toponomastica;
ISTRUZIONE, UNIVERSITA’, RICERCA
▪ Università ricerca scientifica, edilizia universitaria e assistenza universitaria nonchè le funzioni di cui alla legge 14 agosto 1982, n. 590;
▪ addestramento e formazione professionale, ad esclusione di quanto riservato all’Assessore all’istruzione e sport;
▪ asili nido;
▪ scuola materna;
▪ edilizia scolastica, ad esclusione di quanto attribuito all’Assessore ai lavori pubblici, ambiente e trasporti;
▪ istruzione elementare e secondaria (media, classica; scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica);
▪ assistenza scolastica;
▪ formazione professionale di base;
SOCIETA’
▪ polizia locale e sicurezza urbana;
▪ emigrazione;
▪ coordinamento delle politiche a favore dei giovani;
▪ attività sportive e ricreative con relativi impianti e attrezzature;
▪ tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo.
▪ vigilanza e sorveglianza sugli uffici del giudice di pace;
▪ iniziative per la promozione della pace;
▪ interventi per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna.
ECONOMIA, LAVORO, PRODUZIONE
▪ patrimonio e demanio;
▪ società controllate e partecipate;
▪ funzioni delegate in materia di Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato;
▪ politiche del lavoro;
▪ apprendistato, libretti di lavoro, categorie e qualifiche dei lavoratori;
▪ costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali per l’assistenza e l’orientamento dei lavoratori nel collocamento;
▪ costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali di controllo sul collocamento;
▪ competenza in materia di collocamento e avviamento al lavoro di cui al primo comma dell’art. 10 dello Statuto speciale, nonchè le funzioni delegate dallo Stato;
▪ competenze in materia di energia, anche relativamente agli articoli 12 e 13 dello Statuto speciale e al d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, come modificato e integrato dal decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (comprese tutte le attività relative alla produzione, trasporto, distribuzione, importazione, esportazione, trasformazione, acquisto e vendita dell’energia elettrica da qualsiasi fonte prodotta, quindi anche mediante l’utilizzo delle acque pubbliche a mezzo di concessioni sia di grandi che di piccole derivazioni);
▪ coordinamento interventi Interporto e Autostrada del Brennero;
▪ programmazione;
▪ indirizzi di politica economica e coordinamento delle relative azioni, compresi i rapporti con Trentino sviluppo;
▪ coordinamento degli interventi e dei progetti attuativi delle politiche comunitarie e interventi per lo sviluppo locale;
▪ incremento della produzione industriale, ivi comprese le aree per il potenziamento industriale;
▪ miniere, cave e torbiere;
▪ artigianato;
▪ commercio (esclusi gli interventi per la promozione e la commercializzazione dei prodotti trentini a favore delle imprese singole e associate).
▪ agricoltura, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi antigrandine, bonifica;
▪ ordinamento delle minime proprietà colturali;
▪ alpicoltura;
▪ agriturismo;
▪ fiere e mercati;
▪ turismo e industria alberghiera, comprese le guide, i portatori alpini, i maestri di sci e le scuole di sci;
▪ acque minerali e termali;
▪ linee funiviarie e impianti a fune;
▪ vigilanza sulle aziende di promozione turistica;
▪ interventi per la promozione e la commercializzazione dei prodotti trentini a favore delle imprese singole e associate.
▪ edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente da finanziamenti a carattere pubblico, comprese le agevolazioni per la costruzione di case popolari in località colpite da calamità e le attività che enti a carattere extraprovinciale esercitano nella provincia con finanziamenti pubblici.
▪ interventi provinciali per lo sviluppo dell’economia cooperativa e funzioni delegate in materia di cooperazione e vigilanza sulle cooperative.
AMBIENTE, TERRITORIO, TRASPORTI, OPERE PUBBLICHE
▪ corpo forestale;
▪ caccia e pesca;
▪ funzioni delegate in materia di servizi antincendi;
▪ prevenzione rischi e protezione civile;
▪ interventi provinciali per il ripristino e valorizzazione ambientale;
▪ edilizia pubblica di competenza della Provincia;
▪ viabilità e relativo demanio;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di viabilità;
▪ opere igienico-sanitarie e politiche per la gestione dei rifiuti;
▪ demanio idrico e polizia idraulica relativamente ai corsi d’acqua di tutte le categorie;
▪ opere idrauliche di tutte le categorie;
▪ opere di prevenzione e di pronto intervento per calamità pubbliche, relative ai bacini montani;
▪ utilizzazione delle acque pubbliche, ad esclusione dell’utilizzazione delle acque pubbliche a scopo idroelettrico;
▪ porti lacuali;
▪ tutela dell’ambiente;
▪ parchi per la protezione della flora e della fauna;
▪ gestione dei parchi naturali, compreso il Parco dello Stelvio
▪ urbanistica e piani regolatori;
▪ tutela del paesaggio;
▪ centri storici;
▪ libro fondiario e catasto;
▪ coordinamento progetto “Dolomiti patrimonio UNESCO”.
▪ foreste, ivi comprese le foreste demaniali;
▪ opere di prevenzione e di pronto intervento per calamità pubbliche di competenza dei servizi forestali;
TRASPORTI, VIABILITA’, GRANDI OPERE
▪ interventi di cui alla legge regionale 5 novembre 1968, n. 40
▪ trasporti di interesse provinciale, escluse le linee funiviarie e gli impianti a fune e compreso il piano della mobilità;
▪ funzioni delegate dallo Stato in materia di trasporti
SANITA’, ASSISTENZA
▪ igiene e sanità, ivi compresa l’assistenza sanitaria e ospedaliera;
▪ case di riposo, ivi comprese le residenze sanitarie assistenziali (RSA);
▪ assistenza e beneficenza pubblica;
▪ vigilanza e tutela sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza;
▪ funzioni delegate in materia di previdenza e assistenza integrativa;
▪ valorizzazione e riconoscimento del volontariato sociale;
▪ disciplina degli interventi volti a prevenire e rimuovere gli stati di emarginazione;
RAPPORTI EUROPEI, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
▪ rapporti con l’Unione europea, cooperazione transfrontaliera e cooperazione interregionale;
▪ rapporti internazionali;
▪ attuazione della legislazione provinciale in materia di cooperazione allo sviluppo;
▪ interventi nel settore dell’immigrazione straniera extracomunitaria;

Mica briscole!

Ricapitolando,  le cinque Regioni a statuto speciale hanno da sempre goduto di notevole autonomia finanziaria. Tale autonomia deriva dal fatto che le Regioni e Province hanno la possibilità di istituire con leggi proprie dei tributi propri,  cosa che le Regioni ordinarie hanno ottenuto solo nel 2001, dopo la riforma del Titolo V.
Tutti sappiamo, che questa ”riforma”, fatta per rendere meno grande la differenza tra regioni ”Autonome” e quelle ”ordinarie”, e spinte dal ”federalismo leghista” ,  invece di ”risolvere” ha creato contenziosi infiniti tra Stato e Regioni.
Vedremo che cosa combineranno con la riforma attuale del Titolo V …

Quello che però ”salta all’occhio” è che le leggi, anche se uguali, come nel caso delle Regioni Autonome, abbiano risultati diversi a seconda di ”chi” le applica.
Non possiamo certo dire che il Trentino Alto Adige abbia oggi la stessa situazione economico-finanziaria della Sicilia no?

Alla prossima

Elena

http://www.regioni.it/dalleregioni/2014/11/05/approvati-dalla-giunta-regionale-finanziaria-e-bilancio-di-previsione-2015-373453/

Fai Bei Sogni – CIP – Cinema VOX Frejus

Ieri, domenica 27 novembre, al Cinema VOX di Frejus abbiamo assistito al film di Marco Bellocchio: ”Fai bei Sogni” .

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In Francia, la distribuzione è prevista da gennaio 2017, ma, grazie al CIP – Club Italianiste de Provence, abbiamo potuto vederlo in anteprima.
Fai bei sogni è un film di Marco Bellocchio uscito in Italia nel 2016 ed è tratto dal romanzo autobiografico di Massimo Gramellini.

L’autore racconta il proprio percorso interiore per superare il dolore e il senso di abbandono dovuto alla morte della madre quando lui aveva solo nove anni. Il libro ha avuto un grande successo di pubblico, ed è rimasto tra  i primi 10 libri più venduti per più di 50 settimane.

Prima di tutto vediamo chi è Massimo Gramellini

Nato a Torino nel 1960 da genitori originari della Romagna, all’età di nove anni perde tragicamente la madre.
Massimo frequenta il Liceo classico ”San Giuseppe” di Torino e si diploma con il massimo dei voti; dopo gli studi in giurisprudenza presso l’Università di Torino, nel 1985 inizia a collaborare con la redazione torinese del Corriere dello Sport.  Un anno dopo viene assunto come praticante nella redazione sportiva del quotidiano milanese: Il Giorno.
Nel 1988 si trasferisce alla redazione romana de La Stampa dove continua a scrivere di sport fino ai Mondiali del 1990.
L’anno seguente passa dal calcio alla politica diventando corrispondente da Montecitorio.  Nel 1993 è inviato di guerra a Serajevo (Iugoslavia) .
Nel 1998 torna a Torino per dirigere ”Specchio”, il settimanale de La Stampa, dove si occupa tra l’altro di una rubrica di posta sentimentale: ”Cuori allo Specchio”. L’anno successivo è di nuovo a Roma e dal 1999 inizia a scrivere sulla prima pagina de La Stampa, una rubrica intitolata:   il ”Buongiorno” di Massimo Gramellini,  in cui commenta uno dei fatti più significativi della giornata. Questa  rubrica piace molto ed ha ha un successo crescente nel tempo.
Nell’ottobre 2005 lascia Roma e ritorna a  Torino dove diventa vice direttore de La Stampa. Collabora con la trasmissione televisiva ”Che tempo che fa” di Rai3  dove ogni sabato sera commenta con Fabio Fazio i sette fatti più importanti della settimana.
Ha pubblicato alcuni saggi che trattano della società e della politica italiana, un almanacco sui 150 anni della  Storia d’Italia e due serie di racconti sulla sua squadra del cuore:  il Torino.
Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo: ”L’ultima riga delle favole”, una favola sull’amore,  che in Italia ha venduto oltre 250 mila copie ed è stata tradotta in vari Paesi. Nel 2012 è uscito il suo secondo romanzo: ”Fai bei sogni”,  che è stato il libro più venduto del 2012, con oltre un milione di copie.

Proprio da quest’ultimo libro, Marco Bellocchio,  ha realizzato il film che abbiamo visto ieri sera.

iu-3Massimo Gramellini

Trama

La mattina del 31 dicembre del 1969 Massimo, nove anni, si sveglia di soprassalto sentendo un urlo, esce dalla sua camera e trova in corridoio il padre sconvolto e sorretto da due uomini. Senza nessuna spiegazione viene affidato agli zii che gli dicono che la mamma non sta bene.
Un paio di giorni dopo dopo, il padre lo porta dal sacerdote, capo della sezione ”boy-scout” di Massimo, che si prende la responsabilità di spiegare al piccolo che la mamma non c’è più.
Massimo rifiuta questa verità e preferisce rifugiarsi un una specie di  ”limbo protettivo”.
Il giorno del funerale la bara chiusa viene messa in salotto a casa per l’estremo saluto. Massimo rifiuta di credere che la sua mamma sia lì dentro e grida di aprire la bara, cosa che naturalmente non viene fatta,  questo aumenta la convinzione nel bambino che presto, la sua mamma sarebbe tornata.
A scuola racconta ai compagni che la mamma vive a New York. Cresciuto e divenuto giornalista, passa dal giornalismo sportivo alla politica e nel 1993 viene inviato a Serajevo per seguire gli eventi bellici. Gli orrori a cui assiste lo segnano profondamente. Tornato a casa riceve dalla zia una scatola di fiammiferi appartenuta alla mamma, come si trova l’oggetto tra le mani viene preso da una crisi di panico. Telefona in ospedale dove Elisa, una dottoressa si prende cura di lui. Inizia tra i due una storia d’amore importante.
Mentre svuota l’appartamento di famiglia, in cui ormai non vive più nessuno, preso dallo sconforto alla vista di tanti ”ricordi” , chiama la zia, alla quale chiede la verità!  La donna è dolorosamente stupita, in buona fede, credeva veramente che Massimo avesse capito.
A quel punto gli consegna un vecchio articolo di giornale, custodito tra uno dei volumi di una enciclopedia, il cui titolo è: ”Giovane madre di famiglia si getta dal 5° piano” …
In quel momento il mondo ”finto” che si era costruito per auto-difendersi, crolla! Lui si trova a fare i conti con la realtà che aveva sempre rifiutato.
Riuscirà nel tempo ad accettare il suicidio della madre.

Il film di Bellocchio si articola abilmente tra ”presente” e ”lunghi flashback” relativi ai ricordi di infanzia del protagonista. E’ un film triste, toccante, ma che mette in luce il ”coraggio” e gli ”strumenti” che, comunque, questo bambino ha saputo ”tirar fuori” nella sua vita di uomo.
E’ riuscito a ”diventare qualcuno” nel mondo, nonostante il dramma in cui è stato coinvolto.
Il film mette anche in evidenza il carattere ”torinese” di tutta la situazione. Il suicidio della donna, anche se dettato dalla paura mal gestita della malattia, era comunque da non mettere in evidenza. Il suicidio, nella borghesia cattolica torinese,  è una ”vergogna” che va, il più possibile, nascosta.

Ho avuto occasione di parlare al telefono con Massimo Gramellini un paio di volte,  ed è una persona gentilissima, che dedica la sua piena attenzione a tutti.

Grazie al Club Italianiste de Provence per questa bella occasione.

Alla prossima

 

Elena

 

Donald Trump rinuncia allo stipendio di Presidente …

Un’eroe che si sacrifica per la Patria?  
Si tratta di circa 33.000 dollari al mese, l’equivalente più o meno del salario di un giocatore di Football americano in serie A.
Nell’animo semplice dell’americano medio che lo ha votato,  il messaggio viene percepito come: ”Sono un presidente disinteressato, sono qui per lottare contro la corruzione delle ”elite” e non per arricchirmi sulle vostre spalle”!
Che brav’uomo vero? Ma … siamo proprio sicuri?

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Prima cosa, questo denaro ”risparmiato” cambia veramente poco per gli americani, è un po’ come una ”goccia nel mare”.  Il debito pubblico nel 2016 ha superato i 19.000 miliardi di dollari, il che significa che, per estinguerlo grazie al mancato stipendio del Presidente ci vorranno circa 47 milioni di anni!  Di sicuro Trump, nonostante tutta la sua ”prosopopea , non potrà vivere così a lungo.

La seconda cosa è che il rinunciarvi, è anche un modo per dire che 400.000 dollari l’anno non significano assolutamente nulla per lui. Secondo il settimanale ”Forbes”  la sua fortuna personale è di circa  4 miliardi di dollari.

Ma il terzo punto, più grave,  è che se un salario ricevuto significa evidentemente il riconoscimento di una competenza, un posto nell’organizzazione, un ruolo di responsabilità;  il non riceverlo, automaticamente alleggerisce sia le necessità di competenze che le responsabilità .

Non dimentichiamo che un salario al politico, dal punto di vista ”democratico” ,  significa permettere al maggior numero possibile di candidati di concorrere per tale carica, siano essi ricchi o poveri.
Molti leggono lo stipendio ai politici come se costoro fossero dei ”mangiapane a tradimento”, ed in effetti se pensiamo a gente come Razzi, infastidisce  tutti il dovergli pagare lo stipendio no? Ma questo è un’altro discorso  … e riguarda la ”selezione” della classe politica che sarebbe tutta da rivedere.

Ma torniamo all’argomento e diciamo che una indennità economica, per chi si occupa del paese,  fa anche si che la politica non sia appannaggio esclusivo dei ricchi, ma sia raggiungibile a tutti.

Nell’800  la politica era riservata solo ed esclusivamente alla classe dirigente composta da ”nobili possidenti”, persone che vivevano delle rendite provenienti delle loro ricchezze e che, in un mondo di ignoranti ed analfabeti, possedevano gli ”strumenti” per gestire la ”cosa pubblica”.  Essendo ricchi potevano permettersi di lavorare ”gratis” . Negli anni divenne presto chiaro che costoro facessero maggiormente i propri interessi, a scapito della classe meno abbiente.  Ecco quindi la necessità di dare uno stipendio, per poter allargare il bacino di utenza da cui pescare gli individui ”migliori” a cui affidare la ”cosa pubblica”.

Ecco il punto a cui volevo arrivare: oggi Trump, come i ricchi possidenti dell’800, rinuncia allo stipendio, non gli serve in quanto è ricco sfondato!

Considerato l’ego dell’individuo,  questo è un modo come tanti per mettersi su di un piedistallo.  Ma soprattutto, visto che appartiene ad una categoria di privilegiati a cui 400.000 mila dollari all’anno non fanno né caldo né freddo, considerando che per il suo staff sceglie personaggi legati al suo ”ambiente”, quindi ricchi, considerato che è dentro, personalmente, o tramite suoi collaboratori stipendiati, nei consigli di amministrazione delle tanto odiate multinazionali … la domanda è: ”siamo proprio sicuri che farà gli interessi del ”popolo”?

Mah … di sicuro, noi popolo,  stiamo tornando indietro scegliendo simili personaggi. Sembriamo i contadini ignoranti ed analfabeti dell’800 …

Meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

 

Elena

 

La ”classe politica” è la nostra ”migliore estensione”?

Più che pensieri … direi ”dubbi mattutini” …

La Democrazia è la più bella forma di governo in assoluto … ma dipende anche dalla ”visione” dei ”cittadini elettori”?
Se a votare ci sono Genoveffa, Anastasia e Cenerentola … non c’è dubbio su chi vince. Ma siamo sicuri che Cenerentola sia quella in errore?
La Costituzione di Bokassa era molto simile a quella degli Usa. Ma la ”resa” fu la stessa?

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Il ”combinato disposto ”riforma costituzionale/legge elettorale” ci allontana dalla democrazia e ci avvicina alla ”democratura”?
Se si parte dal presupposto che la classe politica, per fare una ”buona riforma costituzionale” dovrebbe ”prima” riformare ”se stessa”, abbiamo delle speranze con ”quelli” di adesso?
Tutti sappiamo che il M5S non fa accordi con nessun … quindi un’ eventuale riforma costituzionale ed elettorale nelle ”sole mani” del M5S ci dà maggiore sicurezza?
Una legge elettorale che dia al ”vincitore” la maggioranza per governare senza ulteriori pastoie … è ”buona” solo se vince ”Cenerentola”.

Ma … siamo sicuri che ”vinca” Cenerentola?

Cribbio che incubo!

Con la cultura si può mangiare!

Non solo si ”può” ma forse  è anche l’unico modo per sopravvivere in un mondo complicato.

In un mondo che cambia alla ”velocità della luce” saranno sempre più importanti l’esercizio del pensiero critico, l’attitudine a risolvere i problemi, la creatività, la disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione.
Tutto ciò si traduce in: cultura … conoscenza … competenze …
Significa quindi aumento del senso civico, della comprensione dell’importanza del rispetto delle regole e del nostro prossimo, dell’affermazione del diritto contro l’accettazione passiva di livelli di corruzione inaccettabili e dannosi per non parlare poi di intollerabili abusi e di pericolosi atteggiamenti nei confronti della criminalità organizzata.
Bisogna essere consapevoli che non si tratta solo di chiedere allo Stato di fare la sua parte ma si tratta di maturare noi tutti questa ”consapevolezza a livello collettivo”, individui ed imprese, giovani ed anziani, dipendenti e non.
Investire in ”cultura”, in “conoscenza”, è la risposta migliore che possiamo dare alle difficoltà di oggi e all’incertezza del futuro, consapevoli che finirà per ripagarci, con gli interessi.
Come scriveva Benjamin Franklin: ”il rendimento dell’investimento in conoscenza è più alto di quello di qualunque altro investimento”.

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Ora … noialtri ”italiani” fatichiamo a metter in pratica quanto sopra … pensiamo ora all’Africa! Mamma mia quanta strada abbiamo da fare a ‘sto mondo! Quanta!
.-.-.-.-
fonte: ”Il pregiudizio universale – Un catalogo d’autore di pregiudizi e luoghi comuni.

Ma … gli americani, si sono messi un ”buone mani” con D. Trump?

Questi sono i ”consiglieri economici” scelti da Donald Trump …

  • Harold Hamm, un miliardario del petrolio ex consigliere  per l’energia di Mitt Romey durante la campagna presidenziale del 2012;
  • Dan DiMicco, ex direttore esecutivo di  ”steelmaker Nucor”;
  • Steven Mnuchin, Direttore Generale e capo esecutivo della ” hedge found Dune Capital Management”;
  • Steve Roth,  fondatore e direttore Generale del ”Vornado Realty Trust”;
  • John Paulson,  miliardario che deve la sua ricchezza sugli ”hedge found”
  • Howard Lorber, Direttore Esecutivo della ”Vector Group”;
  • Tom Barrack, miliardario investitore nel campo dell’immobiliare
  • Stephen M. Calk and Andy Beal –  entrambi banchieri
  • Steve Feinberg – finanziere miliardario
  • Peter Navarro l’unico con una laurea in economia e che ha participato, senza successo, al ”public office” in San Diego.
  • Stephen Moore, fondatore del ”Club for Growth” e giornalista  per il  Wall Street Journal.
  • David Malpass che ha lavorato nell’Amministrazione Reagan e in quella di  George H.W. Bush;
  • Il the team è supervisionato da Stephen Miller, ex aiuto del Senatore Jeff Sessions dell’ Alabama.

Premesso che i signori sopra elencati hanno in comune il fatto di esser tutti multi miliardari,  pensiamo ora ai ”toni” della campagna presidenziale fatta da Donald Trump.  Una campagna in cui ha sostenuto di non far parte dall’establishment cattivo … una campagna in cui cui Hillary Clinton è stata dipinta come la ”cattiva candidata di Wall Street” … messaggi questi diretti alla pancia di un elettorato stanco e deluso, che li ha ”digeriti” senza nemmeno mettere in funzione il cervello.

Ora il team economico di Trump è composto da miliardari suddivisi tra:  ”hedge found managers”, speculatori  sia in ambito finanziario che immobiliare.  Insomma, in costoro è concentrata proprio la ”creme de la creme” di tutto l’orrore che imputiamo alla finanza.

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Facciamoci una domanda: ”Siamo sicuri che lo ”scontento” popolo americano abbia davvero votato per la persona fuori dall’establishment”? E … siamo sicuri che questi signori abbiano una visione economico-politica di lungo termine per il ”bene della collettività” o che propendano piuttosto per una molto più ”prosaica”  visione del ”mordi e fuggi”?

Meditiamo gente … meditiamo …

Alla prossima

Elena

 

 

fonte:WP The Washington post